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Non gioco online (e non sono il solo) – parte 1: "are you experienced?"


C’ho provato.

Il Dio del Videogame™ sa che c’ho provato. Magari senza tanta convinzione, ma conta lo stesso.

Io faccio parte di quella (neanche tanto) sparuta schiera di videogiocatori che non gioca online, e non perchè non possa: chi mi conosce sa che a casa ho una connessione ADSL decente, tutt’e tre le console di questa generazione, un Nintendo DS e il PC su cui sto scrivendo che, pur non essendo nuovissimo, mi ha permesso di aggirarmi per il Cyrodiil senza troppi problemi, quindi diciamo che l’hardware ci sarebbe anche.

E’ proprio lo stimolo che manca.

La mia concezione di videogame è riassumibile con due parole: “esperienza personale”; per me ogni gioco, dallo shoot ‘em up al RPG, è un’avventura da vivere, e nel 99% dei casi preferisco farlo da solo.

Chiariamoci, io amo il multiplayer, ho bellissimi ricordi legati a furiose sessioni multigiocatore (rigorosamente in locale) su tantissimi giochi per quasi tutti i sistemi dal C64 in poi, ma non c’è paragone: prendersi il proprio tempo (sempre meno, purtroppo), scegliere con cura cosa giocare, stravaccarsi sulla propria poltrona preferita e guardare il gioco scelto caricarsi, per il sottoscritto ha lo stesso effetto benefico di una doccia calda quando fuori nevica.

A questo punto si potrebbe pensare che il multiplayer online sia l’unione perfetta di questi due modi di giocare tanto diversi eppure entrambi a me graditi e familiari; d’altra parte sei tu, il tuo joypad e il tuo gioco, il più vicino degli altri giocatori se va bene è a un centinaio di chilometri, ma nel contempo è come se fossi in compagnia, con tutti i vantaggi ed il divertimento di giocare con altri esseri umani. E invece per il sottoscritto il risultato è inferiore alla somma delle parti.

Poichè però sono un tipo curioso e ormai il multiplayer online te lo mettono anche nel pacchetto di affettati che prendi al supermercato, tempo fa ho deciso infine di riprovare. Riprovare, sì, perchè diversi anni fa tentai un timido approccio su Ultima Online che è durato il tempo di un tutorial: uscito nel mondo aperto ho girato senza meta per un po’, per essere poi placcato da un altro novizio che ha iniziato a bombardarmi di domande e che mi ha seguito continuando a chiedere finchè non sono uscito dal gioco. Per essere sicuro di non reincontrare il mio nuovo, petulante amico, una volta fuori ho disinstallato il tutto.

Ad ogni modo dicevo, circa un anno fa, trascinato dall’entusiasmo di altri giocatori di mia conoscenza, ho deciso di riprovare;  non avevo ancora la PS3, quindi approfittando di un mese di abbonamento gratuito allegato a GTA IV sono diventato un utente Gold del Live senza spendere una lira. La scelta del primo gioco, nonostante per 360 avessi anche il succitato gioco Rockstar, Halo 3 e Gears of War, è caduta su Burnout Paradise, probabilmente perchè mi è sembrato il titolo ideale per poter fare i primi passi senza essere crivellato di headshots da un qualunque ragazzino cresciuto a pane e Modern Warfare.

La scelta del gioco è stata oculata e, pur non essendo dotato di cuffia e microfono (o forse grazie a questo..), la prima prova è stata positiva: qualche trofeo sbloccato, qualche sfida vinta, qualcuna persa e divertimento più che sufficiente tanto che, nonostante detesti l’idea di dover sborsare soldi ulteriori rispetto a quelli spesi per l’acquisto dei giochi, il mese successivo ho persino rinnovato l’abbonamento, spendendo ben 6€ (!!!).

Qualche altra partita, poi semplicemente la passione si è spenta.

Halo 3 e Gears non li ho neanche provati, dovendoli ancora affrontare seriamente in single player e non essendo sicuramente un asso nei rispettivi generi.

Fast Forward. Qualche mese fa, complice l’arrivo della PS3 ed la gratuità del Playstation Network, decido di riprovarci; i titoli prescelti sono ben due, Little BIG Planet e Metal Gear Online, il primo più vicino ai miei gusti, il secondo a quelli della massa: nella mia distorta (?) visione del gioco online ci vogliono almeno un paio di fucili per poter dire di giocare online “seriamente”…

Per indorarmi un po’ la pillola provo LBP con due amici, residenti dall’altra parte d’Italia ma fidati; anche stavolta la cosa dura poco: terminati un paio di livelli “ufficiali” per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili e provati un paio di stage creati dagli utenti, saluto e mi disconnetto. Nonostante il piacere di giocare con persone conosciute, mi mancava la possibilità di proseguire i livelli con i miei tempi, di guardarmi intorno, di apprezzare i particolari.

Di lì a poco tempo faccio infine un ultimo tentativo con Metal Gear Online. Non è il mio genere, non c’è nessuno che conosco che ci giochi e il rischio di trovare adolescenti con un ormonale desiderio di prevaricazione è altissimo, ma dovevo provarci.

Il risultato è stato per me inaspettato (ah, beata ingenuità!) e abbastanza deprimente: ho aspettato quasi un quarto d’ora del mio risicatissimo tempo per trovare qualcuno, entriamo in due nello stage, incredibilmente lo becco un paio di volte dopo ricerche estenuanti e lui per tutta risposta si disconnette a metà partita lasciandomi lì a prendere la neve con il mio avatar minuziosamente customizzato.

- continua -

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L’avventura continua o si trascina? [recensione Lego Indiana Jones 2]


C’era una volta un duo di registi/produttori eccezionali, capaci di far vivere sogni a persone da tutto il mondo. C’era un volta un eroe puro, forte ed esilarante, onesto e sciupafemmine. C’era una volta l’Avventura (si, con la “a” maiuscola), nemici crudeli e corse rocambolesche. Poi, complice un Teschio di Cristallo, una trilogia intoccabile ha perso troppi colpi.
Ora quel maledetto teschio irrompe sulla scena dei videogiochi e turba persino i sonni degli appassionati di giochi Lego.
Se avete buona memoria, o voglia di cliccare qui, sapete che il primo Lego Indiana Jones mi aveva sollazzato durante la torbida estate del 2008.
La divertente possibilità di ripercorrere la trilogia di film di Indy insieme alla mia ragazza era stata colta appieno, col divertimento compiaciuto di chi sa come tutto si svolgerà, ma vuole vederlo e rivederlo.
In più le meccaniche di gioco, basate sulla continua distruzione degli scenari per ricercare oggetti segreti, aveva solleticato il mio vecchio spirito Nintendo, regalandomi un buon numero di ore di gioco. Una grafica più che carina, la splendida colonna sonora e il cast completo dei personaggi dei film avevano fatto il resto.
Ben diverso è il caso di questo seguito, nato per “completare” il predecessore aggiungendo Il regno del teschio di cristallo e sfruttare commercialmente una miniera d’oro come si sta rivelando quella dei giochi sul binomio film-Lego.

Per sgombrare il campo da inquietanti equivoci, vi mostro in video una puntata di South Park, che racchiude perfettamente il mio pensiero sull’ultimo film del Dott. Jones:

Passando all’adattamento ludico, le maggiori novità riguardano proprio la gestione delle varie avventure, dalla più recente a momenti non sfruttati (o inventati di sana pianta) dei tre capitoli precedenti. Anzichè un unico hub da cui partire per rivivere il mito, ogni “film” ne ha uno dedicato, pieno zeppo di segreti e location speciali da scoprire utilizzando le varie abilità dei personaggi.
Una scelta che ho apprezzato, ma che comunque potrebbe spiazzare proprio a causa della vastità degli scenari di raccordo, in cui non è semplice trovare l’accesso ai nuovi capitolo sbloccati.
Inoltre viene dato un maggiore spazio all’utilizzo dei veicoli, acquistabili grazie alle monetine che si ottengono con la distruzione dei vari oggetti che affollano gli stage: non solo macchine e moto, ma anche dromedari e aerei per rendere l’azione un po’ più varia con percorsi a tempo e destruction derby.
Peccato solo che tali mezzi siano mal gestibili, al punto da rendere frustrante persino il loro posizionamento su un interruttore: figuriamoci quando dovrete centellinare i secondi per sbloccare una ricompensa.

Per quanto ancora una volta la longevità sia dalla parte del titolo, che tra artefatti da raccogliere, nuovi personaggi da sbloccare e veicoli da controllare vi farà penare non poco,  gli inglesi di Traveller’s Tales hanno tentato di strafare, inserendo un editor per creare i vostri livelli e giocarli a piacimento.
Questa possibilità, ovviamente lontana anni luce da quella vista in Little Big Planet, era da tempo richiesta dai fan dei mattoncini colorati: la sua realizzazione è però trascurabile, perchè come al solito bisognerà non solo pensare a edificare un mondo di gioco che sia piacevole da vedere e divertente da giocare, ma anche prendere in considerazione elementi come la lunghezza dei salti o l’utilizzo delle abilità speciali. E’ vero che dopo ogni modifica è possibile controllarne direttamente la riuscita, ma i tempi di realizzazione si dilatano e il tutto potrebbe smettere di essere piacevole in poco tempo.
Aggiungete l’impossibilità di condividere le vostre opere online e vedrete questa novità cessa di essere interessante in un baleno.

In ogni caso è il fattore novità a penalizzare ampiamente nuovo titolo Lego, ottimo per giocare con un nipotino o per una serata poco impegnativa: nè l’editor nè i nuovi utilizzi della frusta del Dott. Jones riescono a risollevarlo dalla sensazione che se in Traveller’s Tales non si daranno una svegliata, la formula avviata con Star Wars ( e di cui si prevedono un futuro Harry Potter e un più che probabile Signore degli Anelli) è destinata a infrangersi in mille pezzi, proprio come avrebbe dovuto fare l’ignobile teschio di cristallo.

Pur restando divertente, molto longevo e con qualche graziosa feature aggiuntiva, lo posso consigliare solo a chi non avesse affrontato il primo capitolo, o fosse un fan talmente appassionato di giochi sui Lego o Indy da non poterlo proprio perdere: questo mi dispiace più di tutto, perchè la formula e le idee viste tante volte in piacevolissimi titoli precedenti inizia a stancare anche me che le ho tanto apprezzate in passato.

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Obama porta Little Big Planet a scuola


La Casa Bianca apre ancora una volta le porte ai videogiochi, inserendoli nell’insegnamento di scienze e matematica con il progetto STEM, volto a conciliare l’apprendimento delle materie scientifiche e tecnologiche con metodi che possano divertire e stimolare gli studenti.

Si tratta, insomma di “edutainment“, ma prima di rabbrividire per una parola che da sempre è sinonimo di porcate inenarrabili, fermiamoci a vedere i metodi scelti. In primo luogo è stato deciso di destinare un migliaio di Playstation 3 con copie di Little Big Planet ad alcune biblioteche americane.

Il fatto che si sia scelto un videogioco propriamente detto, invece di un qualche software appositamente sviluppato per l’apprendimento la dice lunga, e il fatto che il titolo in questione sia fondamentalmente una sorta di corso introduttivo al game design la dice lunga su come ci sia comunque l’intenzione di creare nuove leve educate per un settore florido e in sviluppo. Lodevole è anche l’idea di educare i fruitori del domani a non essere completamente passivi nei confronti del mercato, dandogli una base per comprendere le meccaniche dietro lo sviluppo e la creazione di un videogioco.

Little Big Planet è però solo la bandiera di un programma con un budget di 2 milioni di dollari nel solo 2010 e che tra le altre cose prevede un concorso di game design con un primo premio di $300.000 .

Obiettivo della competizione sarà la creazione di un software in grado di insegnare le materie coinvolte dal progetto STEM a tre fasce d’età differenti: dai 4 agli 8 anni, dagli 8 ai 12 e dai 12 ai 16. Tra le linee guida del concorso spicca il fatto che il gioco sviluppato dovrà essere in grado di raggiungere anche i fruitori tradizionalmente “difficili”: ragazze e minoranze di ogni tipo.

Non un compito facile, ma sicuramente incoraggiato oltre che dal premio in palio, dall’esposizione che ne deriverà: i vincitori saranno infatti presentati durante il prossimo E3.

In Italia tutto questo sarebbe fantascienza, assurdo ma vero, qui da noi, nel paese che ha eletto presidente un uomo d’affari, ancora quasi nessuno si è reso conto di un giro di affari da milioni di euro, in continua crescita…..speriamo.

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Microsoft potrebbe inserire la registrazione video su tutti i giochi [youtube incontra i videogiochi]


youtube logo xboxChe bella notizia, nonostante sia un rumor. Veramente una di quelle su cui riflettere, spendere mare e mare di commenti e gioire, in caso si tramuti in realtà. Da un’intervista con un non definito sviluppatore al blog Kotaku, si evince che Microsoft potrebbe star lavorando alla registrazione video in TUTTI i giochi presenti per Xbox 360. Registrazione però è una parola vecchia, nell’epoca del 2.0. Parliamo meglio di condivisione no? Perchè se io potessi semplicemente registrare il video delle mie partite e tenermelo sul mio hard disk la cosa avrebbe un valore minimo (comunque sarebbe già una gran figata). Ma avere un sito di riferimento, stile youtube, dove vedere tutti i video prodotti da tutti i giocatori sarebbe una rivoluzione.

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Sony e la censura [il nuovo spot di PS3 slim 299$ fermato dalla Nigeria]


Playstation 3 SlimInside The Game non capisce Sony, questo l’ha espresso Renato “inskin” Rossi nel suo post omonimo: “Io Sony non la capisco” relativo alla Demo di Little Big Planet.

Ci consola un fatto: neanche gli istituti di censura o chiunque venga citato negli spot del colosso nipponico tende a capire fino in fondo il messaggio, a volte scanzonato a volte semplicemente provocatorio, delle pubblicità di Playstation e affini.

Proprio pochi giorni fa il nuovo “TV commercial” destinato alle televisioni degli Stati Uniti è stato rinviato al mittente che ha dovuto modificarlo, immagino spendendo soldi, per una lamentela arrivata nientepocodimenochè dal governo nigeriano.

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Io la Sony non la capisco. [demo in arrivo per Little Big Planet su PSN]


Little Big Planet è sicuramente uno dei titoli più sottovalutati dello scorso anno.

Una perla tanto fulgida da convincere la stampa tutta (media di 95 su Metacritic), da costringere al mea culpa anche Reggietakin’ names & kickin’ assFils-Aime per essersela lasciata sfuggire, da far parlare per la prima volta di videogame 2.0, da portare Media Molecule fra i grandi prima ancora dell’uscita. Una killer application, in sostanza.

E invece no.

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Little Daft Punk [Little Big Planet]


Dal momento che ho deciso di comprare una PS3, Little Big Planet sarà uno dei primi giochi che voglio assolutamente provare, più che altro per testare la mia creatività. Read the full story

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Videogioco 2.0


Partiamo dal principio: Web 2.0 è una locuzione un po’ abusata per definire la nuova “forma evolutiva” che internet ha assunto in questi ultimi anni; fra i tanti aspetti del cambiamento in atto quello di più semplice percezione e che ha interessato il maggior numero di persone ha visto l’utente medio passare da un ruolo di mèro fruitore delle informazioni ad uno attivo, in cui tramite blog, forum, social network e siti come Youtube o Flickr può contribuire lui stesso a creare la rete.

Pur senza voler esprimere giudizi o previsioni in merito, la dimensione di questa metamorfosi la possiamo vedere nei cambiamenti che questa ci ha spinto ad apportare alle nostre abitudini: basta solo pensare a quanto tempo ogni giorno passiamo su siti di cui fino a 2-3 anni fa avremmo faticato anche solo a comprendere il senso (Facebook anyone?); una sorta di marea dilagante quindi, che come sempre avrà prima o poi la sua risacca ma che come tutte quelle che l’hanno preceduta lascerà il suo segno indelebile su tutto ciò che investe, videogioco compreso.

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Halo Wars multiplayer online ha un problema, l’Arbiter!


Arbiter

Certi post li devo scrivere di botto, così come vengono. Di solito, mi conoscete, per valuare un gioco mi prendo il tempo necessario almeno a finirlo. Non vorrei fare come i soliti siti di videogiochi che per pubblicare la recensione al più presto neanche testano i titoli finendo per provocare in me un fastidioso senso di disgusto verso tutta quella schiera di cialtroni che pensano che basta essere esperti per valutare un videogioco dai primi minuti. Io non sono così e ancora, ad esempio, non ho scritto nulla di Little Big Planet (ovviamente il discorso è diverso per 3MoG e per un testo televisivo, dove le informazioni che devo mettere in campo sono molto diverse) o di altri titoli perchè aspetto di finirli per dire la mia sul blog.

In questo post invece mi sbilancerò e non poco nei riguardi del “povero” Halo Wars, opera ultima del compianto Ensemble Studios (ora chiuso… chissà come mai… ) perchè purtroppo certe volte bisogna essere impulsivi, anche e soprattutto per trasmettere le sensazioni che si provano in un preciso istante.

Prima però facciamo una premessa, senza la quale il discorso non avrebbe quasi senso. E’ importante il multiplayer di Halo Wars per Microsoft e per Ensemble? Secondo me non ci sono dubbi in proposito e la risposta a questa domanda è un sonoro si. Halo è una serie storica che deve il suo successo sopratutto al multiplayer; è impossibile che le consegne del colosso di Redmond per questo primo capitolo strategico della serie avessero altre mire. Se il multiplayer di Halo Wars dovesse essere solo un accessorio per Ensemble e Microsoft, un’altra modalità di accesso al gioco inserita “tanto per”, ciò che sto per dirvi non avrebbe senso. Ma dai menù, dalle classifiche online, dal sito, dalla professionalità, dal fatto che nel single si giochi una razza sola e che invece si possano usare i covenant in multiplayer, da questo e tanti altri elementi penso che il multiplayer di Halo Wars sia stato programmato per spaccare, per essere un gran multiplayer come al solito nella serie Halo.

Ora per favore concedetemi un po’ di libertà espressiva.

Ma allora come cazzo si fa a programmare l’Arbiter così come è???? Ma chi ha beta testato sto gioco in multi? Un Covenant? Anche un bambino si sarebbe accorto che quest’unità è completamente SENZA SENSO. SENZA SENSOOOOOOO!!!!

State a sentire. Mi rivolgo soprattutto a chi, un minimo, di strategici qualcosa sa, altrimenti dovrei fare un preambolo davvero bello lungo.

Innanzitutto partiamo dalle basi. Ci sono 2 razze nel gioco (non commento questo scarso numero, lo farò in sede di recensione “reale”: basta solo dire che Starcraft, 1998, ne aveva 3). Una ha gli eroi (i Covenant) e l’altra no (i CST, cioè gli umani). Che ne dite? Bah, una mezza assurdità. C’è da dire che i CST rimpiazzano la mancanza dell’eroe con un trittico di poteri upgradabili però ecco, sarà sicuramente difficilissimo bilanciare il tutto. E si vede.

Soprattutto se come eroe dei Covenant si sceglie l’Arbiter!

Trattasi di un’unità con un potere speciale che si chiama Furia che può essere utilizzato solo a pagamento, quindi consumando risorse (ingenti quantità di risorse, va detto). Questa abilità, distrugge praticamente tutto: 2 colpi di furia a parte un unità di marine, una decina e si distrugge un carro armato pesante, 4-5 e si spacca una torretta e così via. Praticamente infermabile a patto di avere risorse.

Ma infermabile significa davvero che nessun tipo di truppa e neanche moltissimi tipi di truppe diverse, possono vincere contro l’Arbiter.

Giustamente voi penserete: “Si vabbè, ma gli faranno del danno, magari muoiono loro ma anche lui alla fine lascia questo mondo”. E qui sta il bello. Quei geni di Ensemble, hanno pensato bene che non era abbastaza potente così, quindi c’è un upgrade che costa pochissimo (300 di risorse), che permette al nostro eroe di rigenerare una piccola quantità di vita ogni volta che uccide una truppa con furia. Non solo super forte, ma anche rigenerante… bene.

Ma non finisce qui. Ad Ensemble, davvero, avevano le idee chiare su come si crea, sviluppa e bilancia un multi intelligente per un RTS.

L’arbiter te lo REGALANO appena fai il primo tempio. Avete capito, essendo un eroe, basta fare il tempio e la prima volta neanche va pagato.
Ma se è così potente, almeno quando muore, costerà tanto no? Assolutamente no!!! Costa solo 400.
Ma almeno avrà un punto debole e subirà più danni dalla fanteria o dai veicoli o dai veivoli. Zero, essendo un eroe è più o meno resistente a tutto.
Ma allora, almeno, non dovrebbe attaccare gli aerei, visto che il suo attacco è corpo a corpo. Sbagliato, attacca anche gli aerei e li sfonda proprio.
Ma almeno sarà scarso contro gli edifici e non ti permetterà di vincere le partite. No, sbagliato anche questo, distrugge anche gli edifici, le torrette se le magna.
E vabbè, ma allora non si può curare. No no no! Oltre a curarsi da solo mentre mena, c’è un’unità che costa pure poco, che lo cura, volendo. Altrimenti ’sti cavoli, muore e con 400 puff, eccolo che torna.
Vabbè dai, impossibile, allora è lento a muoversi! Questo è vero… è lento a muoversi. C’è però un trascurabile particolare. I covenant possono richiamare con il teletrasporto (100 di risorse) il proprio eroe a casa all’istante. Quindi se vi attaccano, voi lo riportate a case e gg.
Insomma lo avrà un cazzo di punto debole? Assolutamente no, pensate, all’ultimo upgrade della tecnologia del Tempio, diventa pure INVISIBILE.

Io voglio avere qui, davanti a me, i programmatori che hanno dato vita ad una simile unità. Gli voglio parlare. Voglio diventare il loro psicologo ed ascoltarli. Voglio conoscere perchè, sapere come mai, quali traumi hanno avuto da bambini. Perchè, cazzo, non è possibile.

Piano piano tutti si accorgeranno che l’Arbiter è un bug e cominceranno ad usarlo (personalmente me l’hanno usato contro e la partita dopo ho preso i Covenant, sbagliando eroe e prendendo il Profeta ;) da quella dopo in poi sempre Arbiter, sempre vittoria). Cioè se non arriva una patch presto, ma presto presto presto, questo gioco rischia di diventare lo zimbello degli RTS della storia. Vi prego credetemi perchè è così.

La cosa angosciante è che non c’è neanche bisogno di saperlo usare o di micrarlo dato che, quando si usa la furia, il gioco si trasforma in un mini God of War, dove l’arbiter è il Kratos di turno. Infatti l’unico neo è che mentre si usa l’arbiter si è impossibilitati a gestire la propria base o il proprio restante esercito. Ma come avrete capito, non serve a molto ;)

Chiudo (sicuramente avrò annoiato tutti coloro che di questo discorso non si interessano) dicendo che in Warcraft III, un gioco del 2003, Blizzard aveva già capito che gli eroi sono davvero molto potenti e innanzitutto occupavano cinque di popolazione l’uno (l’equivalente di cinque truppe scarse o di due potenti, più o meno) mentre l’Arbiter, secondo voi, quanto occupa??? Ve lo dico io… ZERO! Inoltre in WC3 quando un’eroe di alto livello muore è doveroso e giusto che ci impieghi più soldi e più tempo a rinascere perchè in fondo rinasce con tutta la vita e più potente.

Se l’Arbiter muore ed ha tutti gli upgrade, invece, costa sempre 400 e ci impiega sempre poco ad uscire.

Un vero e proprio scherzo.

Ensemble, ma che ve siete fumati?

Andate tutti sul forum di Halo Wars ufficiale e chiedete a gran voce una patch!!!!!!

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L’arte è un piccolo grande gioco.


Esce oggi nei negozi europei un videogioco molto importante, fondamentale direi: Little Big Planet.Da oggi il mondo dei videogiochi potrebbe essere cambiato.

Dopo mesi di anticipazioni, filmati e fantastiche coreografie conferenziali, il primo titolo basato completamente sull’UGC, lo User Generatad Content (contenuto creato dagli utenti) è realtà.

Esclusiva Sony PS3 il gioco è un editor di livelli “divertente” da usare con delle potenzialità davvero infinite. Il video che vi ho postato, scovato da Fucktotum, dimostra questo enorme potere: la creazione di Media Molecule è stata data all’istituto Parsons New School of Design di New York. In un giorno di lavoro questi studenti d’arte hanno ripreso l’idea di Shadow of The Colossus e l’hanno messa all’interno di Little Big Planet. Risultato: Sackzilla!

Già premiato con numerosi 10 dalla stampa specializzata LBP è stato fortemente voluto da  Sony in persona che ha il merito di aver creduto nel piccolo studio inglese e nella loro pazza idea, finanziandola. Un gioco, non gioco, in cui sono la creatività e la voglia di fare i veri motori del successo. Un titolo ambizioso come non mai che potrebbe fallire perchè magari non verrà compreso. Nononstante ci sia infatti  una modalità classica con quadri predefiniti, non sono sicuro che a tutti gli acquirenti basterà come pacchetto e soprattutto i più pigri potrebbero fermarsi all’apparenza. In questa “story mode” (chiamiamola così), Media Molecule ha fabbricati alcuni livelli forse anche per spiegare le possibilità di Little Big Planet: l’ispirazione dgrafica e sonora per le ambientazioni di questa parte del gioco è presa da luoghi reali del mondo.

Proprio questa ispirazione cosmopolita ha però quasi compromesso l’uscita del gioco sugli scaffali. Un membro della Playstation Community si era infatti lamentato del testo di una della canzoni dello scenario arabo, secondo lui offensivo nei confronti della religione Islamica. Nonostante l’autore della canzone fosse anch’egli musulmano, Sony ha ritenuto doveroso ritardare la data di uscita di qualche settimana per correggere la versione del gioco incisa nei Blu Ray. Praticamente assurdo :(

Chiusa questa parentesi torniamo al gioco vero e proprio: finita la fase a livelli (denominata Play) ci sarà il vero divertimento per i game designer in erba, cioè “Create“, quella di creazione. In questa modalità ci si potrà letteralmente sbizzarrire con facilità: è riduttivo pensare solamente a Little Big Planet come ad un editori di livelli. Forse è più uno strumento di creazione di videogiochi vero e proprio, viste le virtualmente infinite possibilità d’azione.

Una volta creato qualcosa sarà il momento della condivisione e quindi della parte “Share“.  Un click e la propria creatura sarà a disposizione di tutti gli altri utenti che la potranno scaricare, giocare e votare. In un meccanismo che ricorda molto quello di youtube e della viralità di molte idee lanciate sul famoso portale di videosharing, i miei livelli potrebbero essere di ispirazione per migliaia di persone nel proseguimento di un certo tema o gameplay. Se Little Big Planet funzionerà l’effetto a catena potrebbe davvero farsi sentire per anni trasformando il titolo di Media Molecule in una vera e propria piattaforma.

Dipenderà da me, da voi, da tutti, cambiare il videogioco e renderlo più simile alle nostre volontà: come youtube sta facendo per la televisione. Pronti per l’ennesima sfida?

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In autunno non cadono le foglie, ma videogiochi


Un mese: 30 giorni che, in presenza di impegni fastidiosi come esami o scadenze, scorrono in un lampo mettendoci di fronte alle nostre responsabilità; quando ci riservano super gioconi non si muove di un minuto più veloce, lasciandoci basiti a fissare il calendario.

I 30 giorni che da oggi ci porteranno al 17 Novembre saranno probabilmente l’ultimo florido periodo di uscite per quest’anno: arriveremo in un lampo al Natale sommersi sotto super giochi attesi da tanto, troppo tempo. Ho selezionato 12 titoli che non si possono ignorare e che finiranno con molta probabilità nella nostra super classifica di fine anno: vediamo quali e prepariamoci a suonare, creare nuovi mondi e a sparare a tutto ciò che troveremo dall’altro capo del fucile.

Little Big Planet (PS3): il 22 Ottobre faremo finalmente conoscenza del nuovo piccole eroe di Media Molecule, Sackboy, ma soprattutto con le dinamiche di costruzione dei livelli del suo mondo: platform si, ma con un editor spaventoso che metterà a dura prova la creatività di ogni giocatore.

Far Cry 2 (PC/PS3/XBOX360): livelli vastissimi, tante munizioni da sprecare e una grafica sensazionale: a mio parere sarà schiacciato dalle altre produzioni, ma un suo spazio questo fps se lo ricaverà di certo tra i fan del genere: dal 24 Ottobre nei negozi.

Fable 2 (XBOX360): action/rpg di Lionhead che promette tantissimo: un mondo vasto e pieno di possibilità, un sistema di controllo intuitivo e di facile utilizzo, la possibilità di fare quest con un amico online. Se mantenesse fede anche solo a metà delle promesse di Moulyneux sapete dove trovarmi il 24 Ottobre: ad Albion!

Dead Space (PS3/PC/XBOX360): vedremo quanti siti, blog e riviste useranno come titolo “nello spazio nessuno può sentirti urlare“… Spaventoso, bellissimo graficamente e violento il giusto (cioè tanto!): sopravvivere a bordo della USG Ishimura sarà un’esperienza definitiva. Terzo gioco a uscire il 24 Ottobre: come diavolo faremo?

Fallout 3 (PS3/PC/XBOX360): è dall’uscita del secondo episodio che lo attendo. Perchè? Perchè i primi due erano semplicemente i migliori Rpg occidetali mai visti. Questo aggiunge i muscoli della next gen alle meccaniche classiche della serie: se l’ambientazione post atomica sarà sporca e pericolosa come sempre, Oblivion sarà finalmente superato. Giorno da segnare sul calendario? 31 Ottobre.

Guitar Hero World Tour (PS2/PS3/WII/XBOX360): approdiamo a Novembre, al 7 per l’esattezza, e il rock tornerà a infiammare i nostri salotti. Microfono, batteria,editor per i brani e una tracklist eterogenea per una delle mode recenti che ha avuto più impatto sui non giocatori: successo annunciato.

Gears of War 2 (XBOX360): Marcus, Dom e gli altri gears tornano, motosega in pugno, per mettere fine alla guerra contro le locuste. Azione continua e sparatorie portate all’eccesso, battaglie di massa e tutto il fascino nel sentirsi duri, sporchi, cattivi e dalla parte giusta della barricata: dall’11 novembre nei negozi per inondare di piombo le schiere nemiche.

Mirror’s Edge (PS3/PC/XBOX360): un altro action, ma stavolta si spara assai meno e si corre molto di più simulando la “disciplina” del parkour in un mondo in cui le comunicazioni sono tutte sotto controllo del governo: colori accesi e altezze incredibili da cui lanciarsi fanno da contorno a un titolo che potrebbe rappresentare una bella sorpresa e che certamente il 13 Novembre andrà provato.

Wrath of the Lich King (PC/MAC): chi è interessato al più importante MMORPG vive nell’attesa del 13 Novembre, quando finalmente potrà sbarcare sul continente di Northrend e provare il Death knight, la nuova classe di questa espansione per World of Warcraft: qualche dubbio su quale sarà il MMORPG dell’anno?

Call of Duty: World at War (DS/WII/PC/PS2/PS3/XBOX360): dopo la parentesi “contemporanea” del 4, si torna alla Seconda Guerra Mondiale, stavolta però sul fronte del Pacifico: multiplayer solido come il granito e story mode sfizioso quanto basta condizioneranno di certo il 14 Novembre di molti videogiocatori. Piccola provocazione: attenti che non lo sviluppa Infinity Ward…

Wii Music (WII): suonatori di piffero e zampogna siete avvisati: il 14 Novembre esce il gioco musicale di Nintendo, col suo mare di strumenti e la sua playlist fatta di grandi classici della musica classica o delle colonne sonore made in Kyoto. Semplice e per tutti, varrà la pena di cercarsi un amico casual gamer per scroccargli qualche partita.

Left 4 Dead (XBOX360/PS3/PC): arriviamo alla fine del nostro iper mese, quindi al 17 Novembre, per massacrare un po’ dei nostri bersagli preferiti, i poveri zombi. Occhio però, perchè ci verrà data la chance di vendicare anni anni di cervelli spappolati interpretando anche un bel cadavere ambulante: sopravvivenza non vuol dire solo sparare, ma anche…mangiare!

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Sony: un leone ferito?


Brutto periodo per i fanboy Sony, almeno a una prima occhiata.

Già all’E3 aveva mostrato una line up deludente, che si reggeva sul solo Little Big Planet (imminente…evviva!) e sui vari multipiattaforma (Fallout3Resident Evil 5 in primis), e in quell’occasione aveva dovuto subire gli annunci targati Microsoft sulle esclusive strappate a suon di dollaroni.

Purtroppo l’emorragia è continuata senza soste: da ieri sappiamo che anche Tekken 6 sarà spartito con gli acerrimi rivali americani.

Ma non è tutto perduto, amici “sonari”: soprattutto se, come noi, amate anche i giochi meno chiassosi e pompati.

In apertura quindi, spazio ai seguiti di due esclusive PSP che sembrano poter superare i genitori e diventare imperdibili: Locoroco 2Patapon 2 portano avanti i concetti già visti e si mostrano più belli e complessi di quanto osassimo sperare.

Poi c’è il gioco che più d’ogni altro ha trascinato in alto le vendite del portatile Sony: Monster Hunter Portable 2nd G sbarcherà infatti in Occidente, dove senza dubbio continuerà a fare proseliti perchè dotato di un gameplay intrigante e soprattutto additivo, dimostrando come Capcom sia la software house che più d’ogni altra sforna  franchise di straordinario successo, a prescindere dal genere.

Sempre sul fronte portatile, doppia razione di Final Fantasy grazie a Final Fantasy XIIIDissidia: Final Fantasy: quest’ultimo che mi incuriosisce non poco, essendo un picchiaduro 1 vs 1 con un cast preso a piene mani dall’intera saga (si, Cloud e Sephiroth sono già annunciati!).

Restiamo ancorati a Square Enix grazie a Kingdom Hearts: Birth by Sleep, nuovo capitolo di una serie che si è ritagliata ormai stabilmente uno suo spazio tra i GdR.

Per PS3 abbiamo il solito mare di multipiattaforma o titoli di cui abbiamo già parlato (come Resistance 2 o Killzone 2): occhio però anche a Lumines Supernova e Puzzle Quest, entrambi puzzle game profondi e complessi, come anche a BayonettaDemon’s Soul, perchè tra un anno potremmo pentirci di averli sottovalutati.

Qualche annuncio infine sulle nuove diavolerie da sfruttare (speriamo presto) sulle nostre console: PlayStation Home lotterà con la nuova dashboard di Microsoft sia in termini di features utili che inutili, ma farà parlare molto di sè perchè intelligente e innovativa: ormai la console war è arrivata alla guerriglia casa per casa!

Annunciata infine la tanto agognata connettività di PSP al PlayStation Store: in Giappone si parte dal 15 Ottobre (E noi? Mistero!), ma decisamente a tutta forza, perchè tutti i titoli sviluppati internamente per l’handheld saranno disponibili in digital delivery (compresi i suddetti Locoroco 2 e Patapon 2).

Attenzione dunque a Sony, perchè si sa che un leone ferito è molto più pericoloso…

Nel video, tutta l’insana pazzia della musichina di Patapon 2!

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