Buone notizie per tutti i maniaci degli Achievement; entro breve sarà infatti possibile rimpinguare la propria gamercard non solo giocando su Xbox 360, ma anche su cellulare. A svelare il segreto è stata la stessa Microsoft, nel corso della Games Developer Conference. Nel corso dell’intervento della casa di Redmond è stato presentato il nuovo sistema operativo Windows Phone 7, in arrivo il prossimo autunno insieme alla versione 4.0 di XNA Studio.
La mossa è ovviamente mirata a insidiare il floridissimo mercato di titoli per Iphone, ed è solo la punta dell’iceberg. La politica di Microsoft infatti si sta muovendo tutta verso una piena interazione delle varie piattaforme; da quanto mostrato sarà infatti possibile iniziare una partita su PC o XBox 360 per poi riprendere il gioco dal cellulare in qualunque momento dal punto in cui ci si era interrotti e viceversa. Lo sviluppo cross platform sarà pienamente supportato dalla versione 4.0 di XNA Studio.
Il codice che definisce il formato infatti costituirà solo il 10% del totale, rendendo il restante 90% uniforme tra le varie versioni di un gioco, il tutto collegato tramite XBox Live. Per quanto riguarda lo status sul Live degli utenti Windows Phone, sarà equiparato a una membership Silver, gratuita e con la possibilità di interagire con i propri contatti esattamente come già avviene via XBox 360.
Per quanto riguarda Achievement, avatar e gamertag si sa già che tutto sarà pienamente importabile sul proprio cellulare, con un avatar in due dimensioni e la possibilità di ricevere punti anche dai giochi presenti su cellulare, per quanto ancora non è definito il quantitativo massimo di punti che saranno presenti in un singolo gioco.
Una mossa sicuramente furba e in grado di cavalcare l’onda del successo riscosso da Achievement e punteggi, oltre che dal desiderio di crossmedialità totale aperto in questi anni tanto dai vari social network quanto dall’utilizzo di uno strumento come l’Iphone, in grado di svolgere il ruolo di “centro nevralgico” delle applicazioni più utilizzate dagli utenti.
Una mossa che a un occhio più attento rischia però di sembrare un po’ una grossa trovata pubblicitario, almeno secondo il mio parere personale: pensateci, che bisogno c’è in effetti di spostare la propria partita da PC a XBox 360 (presumibilmente entrambi utilizzabili e presenti a casa), o da ognuno dei due al cellulare? Non basta una sola delle tre piattaforme per godersi un gioco e portarlo a termine?
Il Dio del Videogame™ sa che c’ho provato. Magari senza tanta convinzione, ma conta lo stesso.
Io faccio parte di quella (neanche tanto) sparuta schiera di videogiocatori che non gioca online, e non perchè non possa: chi mi conosce sa che a casa ho una connessione ADSL decente, tutt’e tre le console di questa generazione, un Nintendo DS e il PC su cui sto scrivendo che, pur non essendo nuovissimo, mi ha permesso di aggirarmi per il Cyrodiil senza troppi problemi, quindi diciamo che l’hardware ci sarebbe anche.
E’ proprio lo stimolo che manca.
La mia concezione di videogame è riassumibile con due parole: “esperienza personale”; per me ogni gioco, dallo shoot ‘em up al RPG, è un’avventura da vivere, e nel 99% dei casi preferisco farlo da solo.
Chiariamoci, io amo il multiplayer, ho bellissimi ricordi legati a furiose sessioni multigiocatore (rigorosamente in locale) su tantissimi giochi per quasi tutti i sistemi dal C64 in poi, ma non c’è paragone: prendersi il proprio tempo (sempre meno, purtroppo), scegliere con cura cosa giocare, stravaccarsi sulla propria poltrona preferita e guardare il gioco scelto caricarsi, per il sottoscritto ha lo stesso effetto benefico di una doccia calda quando fuori nevica.
A questo punto si potrebbe pensare che il multiplayer online sia l’unione perfetta di questi due modi di giocare tanto diversi eppure entrambi a me graditi e familiari; d’altra parte sei tu, il tuo joypad e il tuo gioco, il più vicino degli altri giocatori se va bene è a un centinaio di chilometri, ma nel contempo è come se fossi in compagnia, con tutti i vantaggi ed il divertimento di giocare con altri esseri umani. E invece per il sottoscritto il risultato è inferiore alla somma delle parti.
Poichè però sono un tipo curioso e ormai il multiplayer online te lo mettono anche nel pacchetto di affettati che prendi al supermercato, tempo fa ho deciso infine di riprovare. Riprovare, sì, perchè diversi anni fa tentai un timido approccio su Ultima Online che è durato il tempo di un tutorial: uscito nel mondo aperto ho girato senza meta per un po’, per essere poi placcato da un altro novizio che ha iniziato a bombardarmi di domande e che mi ha seguito continuando a chiedere finchè non sono uscito dal gioco. Per essere sicuro di non reincontrare il mio nuovo, petulante amico, una volta fuori ho disinstallato il tutto.
Ad ogni modo dicevo, circa un anno fa, trascinato dall’entusiasmo di altri giocatori di mia conoscenza, ho deciso di riprovare; non avevo ancora la PS3, quindi approfittando di un mese di abbonamento gratuito allegato a GTA IV sono diventato un utente Gold del Live senza spendere una lira. La scelta del primo gioco, nonostante per 360 avessi anche il succitato gioco Rockstar, Halo 3 e Gears of War, è caduta su Burnout Paradise, probabilmente perchè mi è sembrato il titolo ideale per poter fare i primi passi senza essere crivellato di headshots da un qualunque ragazzino cresciuto a pane e Modern Warfare.
La scelta del gioco è stata oculata e, pur non essendo dotato di cuffia e microfono (o forse grazie a questo..), la prima prova è stata positiva: qualche trofeo sbloccato, qualche sfida vinta, qualcuna persa e divertimento più che sufficiente tanto che, nonostante detesti l’idea di dover sborsare soldi ulteriori rispetto a quelli spesi per l’acquisto dei giochi, il mese successivo ho persino rinnovato l’abbonamento, spendendo ben 6€ (!!!).
Qualche altra partita, poi semplicemente la passione si è spenta.
Halo 3 e Gears non li ho neanche provati, dovendoli ancora affrontare seriamente in single player e non essendo sicuramente un asso nei rispettivi generi.
Fast Forward. Qualche mese fa, complice l’arrivo della PS3 ed la gratuità del Playstation Network, decido di riprovarci; i titoli prescelti sono ben due, Little BIG Planet e Metal Gear Online, il primo più vicino ai miei gusti, il secondo a quelli della massa: nella mia distorta (?) visione del gioco online ci vogliono almeno un paio di fucili per poter dire di giocare online “seriamente”…
Per indorarmi un po’ la pillola provo LBP con due amici, residenti dall’altra parte d’Italia ma fidati; anche stavolta la cosa dura poco: terminati un paio di livelli “ufficiali” per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili e provati un paio di stage creati dagli utenti, saluto e mi disconnetto. Nonostante il piacere di giocare con persone conosciute, mi mancava la possibilità di proseguire i livelli con i miei tempi, di guardarmi intorno, di apprezzare i particolari.
Di lì a poco tempo faccio infine un ultimo tentativo con Metal Gear Online. Non è il mio genere, non c’è nessuno che conosco che ci giochi e il rischio di trovare adolescenti con un ormonale desiderio di prevaricazione è altissimo, ma dovevo provarci.
Il risultato è stato per me inaspettato (ah, beata ingenuità!) e abbastanza deprimente: ho aspettato quasi un quarto d’ora del mio risicatissimo tempo per trovare qualcuno, entriamo in due nello stage, incredibilmente lo becco un paio di volte dopo ricerche estenuanti e lui per tutta risposta si disconnette a metà partita lasciandomi lì a prendere la neve con il mio avatar minuziosamente customizzato.
Da nuova arrivata a regina dell’intrattenimento elettronico, da leader del mercato ad azienda in stato confusionale, la Sony ha vissuto molte stagioni diverse e proprio in questi mesi sembra aver nuovamente cambiato rotta.
La vecchia strategia d’altronde non premiava ed era necessario un cambio netto di intenti e strategie, per meglio accompagnare il turn over dei vertici iniziato con l’addio di Ken Kutaragi (sbagliato se vi interessa il nostro parere) e da poco terminato con la nuova nomina di Kaz Hirai (forse si poteva fare meglio ma il vecchio Kaz non è certamente uno stupido).
E’ appena terminata la fase a gironi e la rosa dei partecipanti, dai 28 iniziali, si è ridotta a 16 (ottavi di finale con winner e loser bracket). Ovviamente siamo qui al locale 1Up di Garbatella (circuito ESC), in versione “live” coverage (aggiorneremo questo post con tutti i risultati e i video in pseudo tempo reale, youtube permettendo) per la Ranbt di Arcade Extreme.
Sappiamo tutti quel che sta succedendo in Iran: rivolte, morti, dopo le elezioni del 12 giugno e i brogli elettorali da parte di Ahmadinejad. Da quel giorno, molte vie di comunicazione interattiva e non, sono state bloccate, la libertà di comunicazione letteralmente spazzata via. Eppure il firewall iraniano non ha bloccato i videogiochi.
Ho intervistato SFChampion, il campione nazionale di Street Fighter 4. Colui che ha appena vinto il torneo ufficiale italiano, di cui avevamo parlato nel post Di Street Fighter 4, come giocare a tornei online e Daigo Umehara. Sarà lui a volare a Londra il 27 giugno per il torneo ufficiale europeo, il Capcom Official SFIV Tournament e a difendere i nostri colori.
Ovviamente io spero che la vittoria nel vecchio contenente vada a Nicola, spero che a trionfare sia proprio un nostro connazionale. O almeno spero che dia pesante filo da torcere a tutti i suoi avversari. E’ davvero tanto che il tricolore non svetta su un podio di qualche torneo europeo; ancora di più se si pensa alle sole discipline individuali.
Ma ora meglio lasciarvi alle parole rilasciatemi da Champiuon, campione di nome e di fatto. Altra speranza che Capcom di questi tornei ne tenga almeno 2 l’anno, sono essenziali per far crescere una community come quella di Street Fighter 4 che mi sembra molto promettente. Colgo infatti l’occasione per fare il mio più sincero in bocca al lupo a tutti i ragazzi che stanno provando a giocare, in maniera competitiva, a questo splendido gioco (anche io ho un Blanka niente male… ). Sono sempre di più e possono rappresentare un motore per il netgaming nostrano.
Keep on playing!
AKirA@InsideTheGame: Ciao SFChampion, sei appena stato incoronato “champion” di SF4 in italia. Sei il primo vincitore dei tornei ufficiali Capcom. Ti sei qualificato tramite i GP su Xbox Live. In classifica eri primo. Quanti altri “lottatori virtuali” erano presenti? Presentati anche ai lettori di Inside The Game.
SFChampion: Eravamo in 30 presi tra i migliori di Xbox Live +2 player aggiuntivi che per entrare avevano disputato la settimana precedente un torneo a Milano organizzato da Arcade Extreme e ufficializzato da Halifax e Capcom. A questo evento, ovviamente, nessuno della top 30 si poteva iscrivere. Se ne è parlato anche su www.streetfighter4.it. Riguardo alla presentazione: mi chiamo Nicola Matteuzzi, sono di Bologna ed ho 31 anni.
AKirA@InsideTheGame: Mi ha colpito la tua età, hai 31 anni, come il sottoscritto. Sai che nel “netgaming” classico l’età media, soprattutto dei giocatori davvero forti, è molto più bassa? Parlo di giochi come Starcraft o Call of Duty 4, su PC. Tu dimostri invece che il giocatore più invecchia e più acquisisce esperienza. Da quanto è che giochi competitivamente ai picchiaduro 2D. Avevi già vinto altre competizioni? E soprattutto, pensi che l’età influenzi i tuoi risultati?
SFChampion: Sono almeno 16 anni che gioco ai picchiaduro, ho sempre avuto la fortuna di trovare tantissime persone estremamente brave e con la mia medesima passione che mi hanno fatto praticamente da insegnanti. Ogni volta che combatto, e faccio al mio avversario qualcosa che facevano loro a me, mi sembra che giochino al mio fianco in quel momento… non sto scherzando è davvero una strana sensazione…
Comunque si, l’esperienza conta eccome. Di tornei ne ho vinti svariati: circa 3/4 tornei a Street Fighter Zero 2 e zero 3, altri 3 tornei a 3rd strike 2 Street Fighter Ex,uno di Soul Calibur 1, uno online di SC4, molti online di SF4. Riguardo all’età, di sicuro i piu’ “giovani” a mio avviso hanno riflessi da paura Per fortuna l’esperienza gioca un fattore estremamente importante in questo campo e si puo’ utilizzare il mind gaming la’ dove la manualita’ è inferiore. Senza contare che Blanka ha bisogno di un mind gaming estremo per vincere contro certi personaggi.
AKirA@InsideTheGame: Sei arrivato come uomo da battere al torneo, come primo della classifica ufficiale su Xbox Live. Sei decimo nel mondo in questa classifica, l’ultima volta che ho controllato. Voglio chiederti una cosa, il livello degli italiani, come lo giudichi, da lassù, anche dopo questo torneo?
SFChampion: Sicuramente tutti, io compreso, abbiamo ancora molto da imparare. Fortunatamente grazie anche ad una buona pubblicita’ sempre piu’ gente si sta interessando a SF4 e questo porta ad avere sempre piu’ persone competitive. Putroppo penso che non siamo ancora a livelli davvero alti come negli altri paesi, ma per quello che ci è offerto qui’ in Italia, credo di poter dire che non c’è davvero niente male. Conosco molti italiani fortissimi che possono tranquillamente giocarsela alle pari con me, se non meglio, in quanto molto piu’ tecnici
AKirA@InsideTheGame: Ora andrai a giocartela agli europei di Londra, ufficiali Capcom. Hai vinto viaggio, vitto e alloggio, più una giacca molto coatta (eheh… a SFChampion verrà consegnata una giacca da moto con su scritto “Italian Street Fighter Champion” o qualcosa del genere). Ti stai preparabndo all’evento? Pensi di avere buone possibilità di piazzarti? Cosa si vincerà a Londra?
SFChampion: Il premio per gli europei sarà un motorino Yamaha. Guardando un po i ragazzi che sono passati negli altri paesi posso affermare che sono molto motlo forti. Due di loro li “conosco” gia’ perchè abbiamo giocato spesso in live,e spesso ho preso delle belle batoste. Temo soprattutto quello che mi usera’ contro Balrog……creato veramente contro Blanka. Sto riflettendo in questi giorni su quale tecnica sia migliore per affrontarlo almeno ad armi pari. Quello che è sicuro è che non sara’ una passeggiata. Sarà una sfida davvero tosta.
AKirA@InsideTheGame: Beh ovviamente io ti auguro un in bocca al lupo grosso così e farò il tifo per te. A proposito quando sarai a londra? Tornando a noi, potresti parlarmi dell’organizzazione del torneo italiano? Come è andata? Sia online (come siete stati contattati, vi hanno pagato la trasferta ecc) sia nella location…?
SFChampion: a Londra andro’ il 27 giugno ed il torneo si terra’ il giorno stesso.Riguardo all’evento italiano… bisognava iscriversi online al sito creato apposta da Capcom. Vi era un tempo di circa 1 mese per accumulare piu’ punti grado possibili; alla fine del mese Halifax, tramite segnalazione di Capcom, contattava i 30 migliori giocatori. Se qualcuno avesse rinunciato, sarebbe passato al 31° e cosi’ via. Purtroppo no. La trasferta non era pagata, ed alcuni ragazzi hanno fatto anche più di 100 KM per essere li. La location era un un hotel di lusso a Milano.Ci è stato offerto un buffet, abbiamo firmato di persona il regolamento che gia’ avevamo letto online, abbiamo estratto i biglietti per i gironi poi ci hanno diviso in 8 gironi da 4 persone. Passava solamente il 1° di girone. I finalisti facevano quarti, semifinali e finale al meglio delle tre partite mentre nei gironi gli incontri erano a partita secca: il primo che perdeva due round perdeva la partita. La cosa è dispiaciuta a molti, in quanto in circa un oretta 3/4 dei ragazzi erano gia’ eliminati. Nelle fasi finali, grazie al BO3, la cosa era un po piu’ rilassante e si poteva studiare molto meglio il proprio avversario. Il posto era molto bello, una sala riunioni dell albergo attrezzata molto bene con 3 postazioni in contemporanea. I comandi si potevano portare da casa, altrimenti ti fornivano un gamepad classico.Una cosa che ho apprezzato davvero tanto sono stati i tavoli su cui poter appoggiare gli stick; negli altri tornei ci toccava sempre appoggiarlo sulle gambe ed era davvero ostico fare certe cose. Una parentesi negativa è stata che ad un certo momento l’organizzazione ha cercato di spostare 4 ragazzi da un girone all altro con la scusa che secondo loro erano treste di serie, perchè 3 erano arrivati ai primi posti nel torneo di videogamesparty, mentre il 4° era uno che sapevano bravo quindi pure lui doveva essere spostato O_O Ovviamente alcune persone non ci sono state e tutto è tornato com’era.Tranne questo piccolo intoppo direi che è andato davvero tutto ok!
AKirA@InsideTheGame: Ti voglio fare una domanda tecnica su Street Fighter 4, visto che mi sembri una delle persone più titolate, per rispondere. Hai vinto con Blanka, in finale contro un Chun Li. Due personaggi che non spopolano online ma che possono sicuramente rendere al meglio se usati dai giusti giocatori. Com’è la situazione globale? Trovi che il gioco sia bilanciato? Io personalmente adoro questo titolo e credo che tutti o quasi i perosnaggi siano giocabili a livelli competitivi (forse Dan no…). Tu che dici? C’è qualche imba?
SFChampion: Putroppo col cuore in mano devo dire che il gioco non è perfettamente bilanciato
in quanto Sagat risulta essere davvero spropositato come potenza, danno, energia, Stun, combo ecc…. Posso addirittura affermare che dia un vantaggio di un buon 20% a chi lo usa a prescindere dal match up. Tralasciando questo omino davvero sgravato direi che gli altri se la giocano molto bene. Come dicevi tu anche personaggi low tier come Cammy e Sakura ne ho visti davvero di fortissimi online.Di Dan effettivametne un po’ meno ^_^
A mio avviso sarebbe da fare una bella patch per rendere piu’ onesto il buon guercio….ne gioverebbe sicuramente. Pure l’introduzione del focus attack mi piace molto, anche se devo dire che apprezzo molto di piu’ il parry system del 3rd strike, lo SF che considero ancora al TOP tra tutti quelli competitivi.
AKirA@InsideTheGame: Bene Nicola, io ti ringrazio del tuo tempo e ti lascio questo spazio per i tuoi “shoot outs”, i tuoi saluti. Ancora in bocca al lupo per Londra!
SFChampion: Beh sicuramente i ringraziamenti piu’ sentiti vanno al mio amico Alessandro del forum diretrogaminghistory.com il quale ha sempre, comunque e contro ogni aspettativa, creduto in mè! Mi ha anche accompagnato di persona al torneo ufficiale solo per fare da spettatore e vedere le mie partite……amici come lui sono rari! Inoltre un rigraziamento particolare a tutti coloro che anche non essendo personalmente li’ al torneo, hanno comunque tifato per me! Grazie di cuore a tutti! Spero di non deludervi al campionato europeo! A proposito, crepi il lupo… mangiato da un uomo-scimmia verde!
Nel video di apertura, una sorpresa per Champion: una sua partita con la mia telecronaca Una partita in cui il nostro vince uno dei tornei online di Street Fighter 4Championship Mode contro un Ken, Vegita30, che spero non si offenda se non gli ho chiesto un parere
Comunque sia Enjoy Blanka vs Ken da paura!
Per i video delle finali italiane invece, c’è questo post sul forum di Arcade Extreme.it. I video sono stati girati dagli stessi giocatori e poi uploadati su Youtube. Se non ci fossero gli utenti, come faremmo Grazie!
Visto che sono un nerd mi sono seguito in diretta anche l’attesissimo keynote di Apple appena tenutasi a SanFrancisco, Moscone Center.
Sembrava la notte degli Oscar anche se, dopo le conferenze Microsoft, Sony e Nintendo dell’E32009, dove si sono viste celebrità di tutti i tipi, questa è robetta.
L’attesa era tutta per lui, Steve Jobs… a no scusate, cosa sto dicendo. A me non frega niente del patron di Apple
La mia attesa era tutta per il nuovo iPhone: cosa si saranno inventati questa volta quei mattacchioni della mela morsicata per vendere un nuovo futile strumento da 600€? Ovviamente futile per l’umanità… ma non per me che lo adoro
Il punto è proprio questo, un gamer o un appassionato di videogiochi, dovrebbe solamente amare l’iPhone, una piattaforma da gioco portatile dalle enormi possibilità (enormi forse è riduttivo…). Ha un microfono e quindi può farci giocare con la voce come il Nintendo DS, ha il touch screen sempre come il portatile appena citato, ha il wireless e il bluetooth, per organizzare partitelle in LAN locale o su internet ed in più è telefono, volendo potrebbe farci giocare con gli SMS o gli MMS (visto che ora sarà in grado di mandarli, con l’aggiornamento 3.0).
Il Keynote lo comincia Phil Schiller e la prima parte è dedicata ai dati di vendita dei sistemi operativi Mac OS, sempre più popolari e ai nuovi Mac Book sempre più “verdi” (ma sarà vero?). L’inevitabile confronto con Microsoft e il suo Windows 7, definito dal “simpatico” Phil come una nuova versione di Vista che non ha assolutamente paragoni con il nuovo sistema operativo dei Mac: snow Leopard.
Mi stavo annoiando: quando arriva qualcosa di videoludico? Quando arrivano questi benedetti annunci sul nuovo chip grafico installato su iPhone inserito apposta per migliorare i videogiochi? Questi erano i rumor, possibile che non ci sia niente di simile e che io stia solo perdendo tempo a vedere tutte queste notizie inutili?
Finalmente si comincia a parlare di iPhone, dai che ora annunciano qualcosa… uff niente di rilevante, hanno giusto mostrato qualche demo del nuovo firmware3.0. Bello, per carità, tutto molto bello… ma niente giochi.
Possibile che Apple sia l’unica azienda di un certo livello che non abbia a cuore il mercato entertainment più potente del mondo, cioè quello dei videogiochi? Va detto che durante la presentazione sono stati mostrati un po’ di giochi. Ad esempio StarDefense, una specie di Fieldrunners, però spaziale. Poco, troppo poco, per chi come me si aspettava un attacco alle sicurezze di Nintendo e Sony in campo di mobile gaming. Nonostante il gingillo, infatti, sia davvero una piattaforma azzeccata e potente, il supporto first party non sembra destinato ai videogiochi ma a tutto il resto.
Vabbè, smetto di seguire questo Keynote. Niente di ludico = no AKirA Ci aggiorniamo se le cose cambiano Apple
Postilla: hanno presentato comunque il nuovo modello di iPhone, si chiamerà iPhone 3GS. Nuova fotocamera da 3 mega pixel, possibilità di fare i video, più veloce, in grado di leggere gli attachment e voice control. Sempre nulla per quanto riguarda i videogiochi!
Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homoludens non sono più gli stessi.
E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.
Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili. Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.
Da questa consapevolezza nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.
I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.
Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.
Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.
L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.
Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.
Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.
Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Dovevo fare questo articolo molto tempo fa ma ho preferito aspettare. Grazie all’amica Videl, infatti, sono riuscito a provare Quake Live nella sua beta privata ormai molti mesi fa. Era meglio però non parlarne fino ad oggi, giorno dell’uscita pubblica del titolo in beta che quindi può essere provato da ognuno di voi.
Cosa è Quake Live? Quake live è Quake 3, non un pixel è diverso o quasi. E allora perchè dovremmo tanto stupirci, griderà qualcuno?
Semplice perchè Quake Live è si un gioco vecchio di 10 anni, ma è anche uno dei più grandi miracoli tecnologici dei nostri tempi. Un gioco che nel 1999, anno della sua uscita, occupava circa un CD (700MB) di informazioni, grazie al genio di JohnCarmack, ora gira su un browser!
Avete capito bene. Basta installare 5 mb di file, un .msi che rappresenta una semplice libreria, per giocare a Quake 3 da qualunque PC tramite un qualunque browser (aspettiamo ancora la versione per Mac OS e per Linux, che arriverà a breve). Senza rallentamenti, senza installare un exe, senza niente. Incredibile è la parola giusta, ma Carmack ci ha abituati a dire che l’incredibile non esiste, soprattutto a livello tecnico, per lui che fa della programmazione un’arte.
Recensire il gioco mi sembra anche ridondante. Chi non conosce Quake 3 Arena? Sappiate solo che stiamo parlando di uno dei più importanti sparatutto di tutti i tempi per PC: l’apripista dei giochi pensati solo per il multiplayer, una scommessa vinta da id Software già tanti anni fa. Tra l’altro che cosa serve una recensione se andando sul sito di Quake Live potete giocarci voi e valutare da soli e con mano quanto sto dicendo.
Ciò che invece è importante sottolineare è come nel mondo del multiplayer online le dinamiche dei giochi elettronici tradizionali abbiano davvero poco senso. Al giorno d’oggi se un gioco non è al passo con i tempi nessuno lo nota o quasi (anche se, in verità, questo è proprio il momento storico più ghiotto per i videogiochi indipendenti che hanno trovato con la digital delivery la loro fortuna). Nel netgaming invece, rimaniamo appassionati dei videogiochi vecchi perchè sono quelli con le meccaniche più grezze e quindi i più belli a livello di sfida. Se un gioco è facile da giocare, avrà più giocatori forti ed emergeranno tante eccellenze. Questo è nocivo per lo spettacolo e non da possibilità a chi si vuole impegnare veramente di essere, giustamente, un gradino sopra gli altri.
Ciò che serve al netgaming, oltre che i classici e banali sponsor, sono invece giochi che, nei secoli dei secoli, siano sempre riconoscibili e magari abbiano possibilità di evolversi senza essere stravolti. Starcraft è perfetto in questo senso: si è evoluto con le patch e con le mappe aggiuntive ma sono dieci anni che è giocato a livello professionistico in Corea del Sud. Quake 3 anche ma ha sofferto del lack di investimenti ed ora si spera che rifiorisca con Quake Live.
Perchè? Perchè ora TUTTI avranno la possibilità di giocarci con un click. Ci rendiamo conto di cosa significa? Che ovunque voi siate, qualunque PC abbiate tra le mani e soprattutto SENZA SPENDER UN EURO nell’acquisto del gioco (non c’è alcun abbonamento da pagare: è totalmente gratis), tutti avranno accesso alla sfida online e alla visione delle partite di altri. Questo vuol dire che, finalmente, realmente gli sport elettronici possono essere accostati al poker online, basta un browser per entrare nell’arena.
Per il netgaming e per gli sport elettronici significa moltissimo anche se ho una gran paura. Che, senza avanzamento tecnologico gli sponsor classici si tirino indietro: Intel non venderà certo dei processori nuovi e potenti grazie a Quake Live, sarà quindi interessata a mettere in palio premi per i tornei?
Questa domanda mi attanaglia la testa mentre, tra un razzo e l’altro, mi aggiro per Q3DM6 come dieci anni fa.
Essere faziosi a volte complica la vita, proprio come sta succedendo a me in queste ore.
Inutile ribadirvi il mio amore per la saga di Fallout e il grande lavoro di prosecuzione di essa operato da Bethesda: il premio come gioco dell’anno che gli abbiamo tributato senza dover neanche dibattere in proposito credo che lo testimoni efficacemente.
Ma oggi è un altro giorno, un giorno in cui parleremo un po’ del primo DLC rilasciato per l’Rpg del momento, Operation Anchorage.
Probabilmente già sapete molto in proposito, ma una rinfrescatina farà bene a tutti. L’espansione è ambientata all’interno di un simulatore militare, in cui sarà possibile vedere con i propri occhi uno degli eventi salienti della guerra tra USA e Cina ma soprattutto fare la propria parte al fronte, in modo analogo a quanto visto durante la quest (eccezionale) “TranquillityLane“.
Tutto finto dunque, ma tutto letale: morire all’interno del bizzarro marchigegno manderà in pappa il cervello del povero utilizzatore, come in fondo è giusto che sia per dare un po’ di suspance all’azione.
Per accedere alla prima quest che ci porterà tra le nevi dell’Alaska basta seguire un segnale d’emergenza che verrà captato automaticamente se avete acquistato il pacchetto in oggetto: ad attendervi troverete i Rinnegati della Confraternita dell’Acciaio (piuttosto marginali nel gioco originale) che non hanno modo di accedere a un’armeria militare perchè privi di un’interfaccia esterna. Guarda caso, il nostro Pip Boy è proprio quello che serve per risolvere i loro problemi, insieme al completamento della simulazione.
In pochi istanti quindi si passa dalla desolazione della Zona Contaminata alle fresche nevi nordamericane, con un effetto d’insieme leggermente spiazzante dato che ormai il giocatore di Fallout è abituato a certi colori e ambienti, del tutto assenti, come è giusto, all’interno di programma ambientato prima della guerra nucleare.
Il personaggio che avete pazientemente creato in ore e ore di gioco mantiene tutti i suoi perk ma perde del tutto l’equipaggiamento che aveva (niente paura: lo riavrete una volta usciti dal simulatore insieme ai nuovi oggetti), sostituito da uno più consono al tipo di missioni cui andrà incontro: pistola silenziata, baionetta e armatura invernale saranno i nostri primi amici in quest’avventura, ma qualche nuovo gingillo (fucile gauss per es.) arriverà presto a farci compagnia.
Superato lo sbandamento per la nuova ambientazione si parte subito con una lunga serie di scontri, da cui emerge la vera natura del DLC. Poco, pochissimo gioco di ruolo e tanta azione sono il fulcro principale di Operation Anchorage e questo mi ha deluso non poco. Se il nucleo principale di Fallout 3 erano le scelte morali e le relative conseguenze, in questa espansione tali elementi sono ridotti all’osso, soppiantati da una struttura da fps classico, in cui affrontare un percorso abbastanza lineare eliminando le varie minacce che si frappongono tra noi e i vari obiettivi.
Basti pensare che non esistono stimpack o munizioni, ma due erogatori diversi che ripristinano salute e colpi per capire che siamo davanti a qualcosa di completamente diverso da quello cui eravamo abituati.
Non può certo essere l’aggiunta di 10 valigette da trovare (una volta fatto potremo scegliere un nuovo perk) ad elevare il prodotto ai picchi ruolistici che hanno fatto amare il titolo Bethesda a tantissimi giocatori, così come non può essere l’unica vera aggiunta alle meccaniche, la possibilità di selezionare e gestire una squadra di compagni, a giustificare un’espansione che dura al massimo 6 ore e costa circa 10 euro.
Insomma, il primo DLC non è propriamente un capolavoro imperdibile, più che altro è una scusa per tornare nei panni del vagabondo solitario del Vault 101 e per inserire alcuni elementi interessanti: aspettiamo i successivi con fiducia, sperando in qualcosa di più rilevante senza problemi.
Ammetto subito un particolare molto importante. Io non ho giocato a F.E.A.R. , FPS horror di Monolith rilasciato per qualunque piattaforma nel 2005. Ne ho sentito parlare, sempre abbastanza bene. L’ho visto giocare in multiplayer alle finali del CPL World Tour. Mi ero fatto un’idea abbastanza nitida della produzione ma, comunque, non avevo mai toccato con joypad la paura fatta FPS e le gesta della mitica “Alma“.
Ho approcciato quindi questo Project Origin, poi rinominato F.E.A.R. 2, con molto scetticismo e lo stavo seguendo più che altro per le notizie di corridoio. Ad esempio il fatto che Monolith, staccatasi da Sierra per il secondo episodio, non avrebbe più potuto usare questo altisonante nome per il suo gioco mentre poi è riuscita, col nuovo publisher Warner Bros, a riavere la proprietà intellettuale di quelle quattro lettere che significano paura. A parte questo, insomma, F.E.A.R. 2 non mi interessava; recentemente ho invece provato la demo, pubblicata su Xbox Live, Playstation Network e su internet, per gli utenti Windows (la trovate a questo indirizzo). Ovviamente, mi sono ricreduto!
Ebbene si signori. Entrare nel mondo dello sparatutto Monolith, software house di cui tra l’altro ero un grande fan (giocai con piacere ad uno dei loro primi titoli: Blood, ve lo ricordate?), è stato una bomba. Grafica davvero super spinta, atmosfera rarefatta e convincente ma soprattutto sangue, a fiumi. Pensavo di trovare il solito FPS, condito dalla mitologia su questa paurosa bambina, Alma: invece F.E.A.R. 2 ha le sue chicche. Salire sul robot, ad esempio, mi ha stupito… così come più volte sono sobbalzato sulla sedia ai vari “flash” che il nostro personaggio ha durante i combattimenti contro i normali soldati. C’è veramente tanto sangue e il gioco sembra programmato apposta per disturbare l’utente: questo mi attira molto anche se, immagino, non potrò praticarlo a cuor leggero.
Insomma questo è un esempio di demo davvero ben riuscita e che può, senz’altro, convincere più di un giocatore ad abbracciare la via della paura. Non ho notato novità di sorta e la possibilità di rallentare il tempo ormai è diventato un clichè. Anche l’ambientazione, molto ben curata graficamente, non mi ha stupito in positivo.
Calcolando però che il gioco sarà senz’altro dotato di un buon multiplayer e aggiungendo quanto di buono fin’ora detto… segnatevi la data d’uscita sul calendario. Il 13 febbraio sarà ora di affrontare i vostri demoni e una bambina di nome Alma. Su Xbox360, PS3 e PC.
Il video, ovviamente, è un trailer.
Ultima postilla, volete fare un test per vedere quanta paura avrete? Volete testare la vostra fear? Bene. Seguite questo link.
Alla fine ti hanno trovato, piccolo, immenso capolavoro.
Hanno cercato in tutti i luoghi più malsani e oscuri, hanno raschiato i fondi di innumerevoli barili e portato sui nostri schermi prodotti di infima qualità, attratti dai guadagni facili che ne avrebbero ricavato.
Nel frattempo, tu eri nella tua nicchia e li guardavi tutti dall’alto, sapevi che mai nessuno avrebbe osato riservarti lo stesso trattamento: la scelta, la raccolta di informazioni, la micidiale fase di adattamento a un mezzo diverso e infine la mercificazione a tutti i costi di marchi, immagini, concetti.
Tu hai cambiato tutto dal giorno della tua uscita: nessuno avrebbe mai pensato che 12 piccoli albetti disegnati che parlano di supereroi potessero avere un simile impatto, potessero stravolgere tutti i canoni sulla base dei quali da decine di anni si scrivevano storie con buffoni in calzamaglia che aiutavano gli innocenti a portare avanti le loro vite.
Hai insegnato al mondo che la narrazione è più importante della continuity, che gli eroi non hanno bisogno di super poteri ma di una determinazione fuori dal comune. Che sotto le maschere, le tutine aderenti o tra le piaghe di un mantello c’è sempre un essere umano, con le sue contraddizioni, le sue bassezze, i vizi e le virtù.
Hai elevato il tuo mezzo espressivo oltre il concetto di “giornaletto”: del resto sei l’unica graphic novel ad aver vinto il Premio Hugo (non Victor, Gernsback) e il Time Magazine ti ha inserito tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923, segno che il tuo valore travalica tutti i limiti ed è capace di toccare chiunque ti legga.
Quante storie nella storia contieni tra le tue pagine? Di sicuro una trama principale architettata dalla mente di un genio, in cui si incastonano tanti temi diversi, tutti trattati con eguale perizia, tanto da richiedere una lettura attenta (da qui la regola base del tuo lettore, tramandata sin dalla tua uscita: si legge un capitolo al giorno, non di più).
Ma alla fine ti hanno trovato.
Sono pronti a banchettare coi proventi del tuo successo, a sminuirti, a scegliere i temi di cui parlare e il modo in cui farlo: catastrofismo e determinismo torneranno ad essere solo parole da usare per fare gli intellettuali, soppiantate da qualche testa rotta e qualche battuta ad effetto.
Ma tu sarai ancora lì Watchmen (link a wikipedia), nell’Olimpo delle opere d’arte, guarderai i tuoi figli spuri (il film di prossima uscita e il videogioco, addirittura un prequel in due parti venduto in digital delivery su PsNetwork, XboxLive Arcade e Steam), e forse, come lo smile che è il tuo marchio più famoso, sorriderai beffardo…
Nel video il trailer del gioco di prossima uscita Watchmen The End is Nigh, che non è nemmeno tratto dalla trama del fumetto cui si è parlato in questo post: è solo una postilla commerciale al film, un modo abbastanza conosciuto per svendere un capolavoro. Nessuno di questi due “esperimenti” potrà, minimamente, rispecchiare l’opera a fumetti di Alan Moore ormai entrata nella storia.