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Star Wars The Clone Wars: Gli Eroi della Repubblica fanno fiasco [recensione]


Cosa ci si può aspettare dall’adattamento ludico di un film mediocre, seguito da una serie tv altrettanto fiacca e bambinesca?
Non molto, che poi in effetti è esattamente quanto Star Wars The Clone Wars: Gli Eroi della Repubblica offre ai suoi acquirenti.
Se pensate di fare un regalo a un figlio/nipotino, ripensateci: dopo dieci minuti di prova lo vedreste abbastanza irritato!

Come ho avuto modo di dire in un’altra occasione, sono un fan di Star Wars: pensate che escludendo Jar Jar sarei persino in grado di difendere La Minaccia Fantasma e L’Attacco dei Cloni (perchè La Vendetta dei Sith non credo abbia bisogno del mio supporto).
Sul versante animazione invece non faccio neanche il tentativo, data l’immane opera di svilimento di un mito messa in atto da Lucas e soci.
Questo videogame quindi non esercita il minimo fascino su di me proprio perchè cerca di ricreare in modo fedele proprio l’atmosfera che non apprezzo, la massa di sciocchezze animate che costituisce il nucleo di The Clone Wars.

Il giocatore è chiamato all’immane compito di interpretare i più importanti eroi della Repubblica, da Anakin Skywalker a Obi Wan Kenobi, senza scordare alcuni membri dell’esercito dei cloni, che si affannano a rovinare i piani dei Separatisti in giro per la galassia.
A seconda del personaggio sfruttato, Jedi o soldato, cambierà il tipo di stage da affrontare: nel primo caso più action, nel secondo più sparatutto.
Il tutto con una disarmante pochezza sia di mosse che di possibilità: per abbattere le legioni di droidi è possibile usare la Forza, le armi più convenzionali e anche qualche veicolo.
Nel caso dei cavalieri Jedi poi è sempre possibile saltare sui droidi e prenderne il controllo, usandoli contro i loro fratelli meccanici.
Il tutto da ripetere fino alla nausea nel corso di una cinquantina di stage dalla singola durata di 5/6 minuti (sognatevi l’esplorazione, sarete ben saldi in un binario predefinito).

Nella pochezza delle scelte di gameplay si innesta una colonna sonora appena decente, comunque senza i picchi del sommo John Williams, e un sistema di controllo pessimamente impostato.
Posso tranquillamente dire che su 300 morti subite nel corso di tutto il gioco, 301 sono imputabili all’immonda gestione della telecamera  e dei salti.
Tutto ciò assume contorni preoccupanti se si prende in considerazione il livello di difficoltà: al più basso, Padawuan, può finirlo tranquillamente un cane con tre zampe mentre al maggiore, Maestro, il vostro piccolo amico peloso avrebbe bisogno di tutte e quattro le appendici per portare a termine il tutto (sfide di distruzione droidi comprese), in meno di 6 ore.

Non può valere neanche a parziale giustificazione il target del gioco, i ragazzi più giovani: per fare un esempio recentissimo, Marvel Ultimate Alliance 2 è imperfetto e complessivamente poco entusiasmante, ma di certo molto migliore di questa inquietante commercialata, che meriterebbe di restare sugli scaffali del vostro negozio di fiducia.

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7 giorni con l’ assassino otaku [No More Heroes 2 Desperate Struggle]


no, more heroes 2 desperate struggle wallpaperGoichi Suda o si ama o si odia: pochi personaggi nel mondo dei videogiochi sono stati in grado di spaccare in due il pubblico come ha fatto questo signore dai tempi di Killer7Game designer geniale o imbonitore da baraccone la cosa certa è che quando si tratta di ribaltare le regole e i luoghi comuni della cultura pop e videoludica Suda51 sa quello che fa.

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Dead Space color Argento


Che bella notizia. Dario Argento, uno dei registi italiani in attività più conosciuto all’estero, presterà la sua tenebrosa voce ad un personaggio del prossimo sci-fi horror di Electronic Arts, Dead Space. Il titolo promette non bene, benissimo. Non vedo l’ora di metterci le mani sopra anche se in quei giorni usciranno talmente tanti giochi spettacolari che non saprò davvero da che parte cominciare. Mi darò malato una settimana va ;)

Detto questo parliamo della notizia di oggi. Nonostante telegiornali, giornali o radio continuino a dare notizie false e tendenziose sui videogiochi, la potenza dell’industria mostra i denti anche in Italia. Per una voce di un personaggio secondario è stato contattato addirittura Argento che ha rilasciato dichiarazioni davvero interessanti sul videogioco, anche se sembrano un po’ echi dei comunicati stampa.

Dead Space è in grado di riproporre lo spirito dell’horror come pochi altri prodotti di entertainment: non solo è il videogioco più terrificante che abbia mai giocato, ma è anche un titolo che tutti i fan dell’horror sapranno apprezzare“. Io spero proprio che il “maestro” abbia davvero giocato a Dead Space e non voglia solo spingerlo, anche se purtroppo ne dubito. Nonostante questo sono convinto che abbia ragione sull’ultima frase: questo titolo fa paura, tanta paura, e credo che chi non è abituato alle emozioni forti avrà dei problemi seri nel proseguire i vari livelli dell’astronave “Ishimura“.

Certo che,  come dicevo in apertura, questa è un’altra prova di forza dei pixel rispetto agli altri media: nel mio lavoro, la televisione, che tutti vedono come potentissima, spesso i soldi per fare le cose “fatte bene” non ci sono. E se si può si rinuncia al prestigio che potrebbe portare una persona come Dario Argento se il lavoro da lui svolto lo potrebbe fare qualcun’altro a meno soldi. Invece i videogiochi ormai puntano in alto, sempre di più.

E noi con loro, non vediamo l’ora di arrivare in cima.

Il video è un vecchio trailer del gioco, bellissimo, soprattutto per la musica.


P.S. Come potete vedere come al solito a destra, è uscito in edicola il nuovo numero di Game Pro, il 15. Troverete come al solito la mia column questa volta basata su fatti realmenti accaduti… su internet e sulla risposta da fornire alla “disinformazione videoludica”. Lo trovate nelle migliori edicole (speriamo anche nelle peggiori).

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The Force Unleashed: la Forza di sbizzarrirsi [recensione]


Ci sono cose nella vita di ognuno di noi che saremmo pronti a difendere con supremo sprezzo del pericolo, incoscenza e abnegazione: se ci pensate sapete quali sono per ognuno di voi.

Una di queste, per me, è la saga di Guerre Stellari: senza ombra di dubbio sono un fanboy, peraltro dannatamente fiero di esserlo. Mettere le mani in anteprima sul nuovissimo titolo ambientato in quell’universo narrativo è stato quindi un meraviglioso piacere, condito da quel pizzico di pepe dato dal non sapere bene cosa aspettarmi: sarà ben curato? Sfrutterà solo la licenza per vendere qualche copia? Ma soprattutto: sarà forte di una trama strutturata, eroica e intensa, pur avendo come protagonista un Sith?

Tante domande e tanti temi, per un titolo affascinante e coinvolgente, anche se non perfetto.

Si, perchè sin dal prologo, in cui il personaggio visto nella demo (Galen Marek Starkiller) NON sarà sotto il nostro controllo, rimpiazzato da un ben più noto (e oscuro) personaggio, emerge l’amore profuso nella ricerca della costruzione di una trama che funga da raccordo tra gli episodi III e IV visti al cinema.

Ogni  ambientazione è curata nei minimi dettagli, dalla pianura colma di rottami di Raxus Prime al pianeta vegetale di Felucia, brulicante di funghi e piante velenose che reagiscono in modo credibile all’uso dei vari poteri della Forza (provate a caricare la Repulsione quando siete in mezzo alla natura selvaggia del luogo e vi farete un’idea). Credo che sotto questo aspetto sia stato immane e lodevole il lavoro dei ragazzi di LucasArts, perchè partire dall’idea di narrare una nuova parte della trama può essere una pericolosa lama a doppio taglio.

Ho sempre ritenuto altamente irritante la nuova tendenza di Lucas (stavolta George, non Arts!) di concedere a destra e a manca la possibilità di svelare retroscena o momenti chiave in un medium che non fosse il cinema: è vero che il suo controllo è sempre ficcante e totale, ma non si può pretendere che un appassionato veda film, cartoni, giochi a un videogame o a un gioco di ruolo solo per essere sempre aggiornato sul suo universo preferito: si rischia di saturare l’interesse (o di infastidire: in questo senso nel gioco ci sono TROPPE SPADE LASER, anche in mano ad indegni: non era l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore… è elegante invece, per tempi più civilizzati “?).

Questo non accade con Force Unleashed (bellissimo titolo rovinato, al solito, in “Il potere della Forza“): tutti i richiami a vicende già note, gli incontri di Starkiller con alcuni personaggi chiave (dalla Principessa Leila all’Imperatore Palpatine passando per il Senatore Organa), gli echi di eroi leggendari (come durante gli scontri con gli Jedi, che spesso invocano il nome del Maestro Yoda) non infastidiscono minimamente il fan che è in me, costruendo una trama di buon spessore narrativo (solo buono, perchè i colpi di scena sono tutti abbastanza prevedibili). Anche il cast di comprimari segue questa tendenza, con il droide Proxy (capace di “ricoprirsi” di ologrammi e quindi di assumere qualsiasi aspetto) sugli scudi perchè è fondamentale a spezzare certe fasi che rischierebbero di risultare troppo tetre.

Il piano che più mi terrorizzava è quindi più o meno a posto, mentre sulla realizzazione di poteri e relativi utilizzi qualche problema c’è: a fronte di un una fisica ben realizzata e di una buona varietà di abilità (tra l’altro personalizzabili raccogliendo sfere di potere nascoste per i quadri), alcuni aspetti sembrano tirati via con troppa fretta.

E’ assurdo che basti poggiare delicatamente un barile su un Trooper per ucciderlo, così come è assurdo che in un gioco tanto atteso e pubblicizzato siano presenti bug di varia natura, alcuni dei quali leggermente irritanti: niente di scandaloso, perchè è tollerabile che davanti a tanto sfarzo qualche texture vacilli, ma non è ammissibile che la barra dell’energia di un avversario (a me è capitato con un Rankor su Felucia) svanisca rendendolo immortale e costringendomi a riavviare la partita!

Se poi i Poteri e loro utilizzi sono davvero eccezionali, il sistema di puntamento degli stessi andava limato, perchè non è possibile che con un avversario davanti venga mirato uno lontano e momentaneamente inoffensivo: anche qui non me la sento di infierire perchè sollevare e sbattere qua e là Jawa, Troopers o Guardie del Senato per poi dargli una scossettina è davvero esaltante, così come le varie combo a disposizione del nostro Sith, varie e spettacolari.

Certamente non è un titolo infinito (per arrivare al finale bastano circa 10 ore, ma senza dubbio VORRETE vedere entrambi i finali), ma tiene impegnati anche al livello intermedio perchè richiede precisione nell’uso dei Poteri (a volte fin troppa) e abilità nel variare spesso mosse e abilità speciali.

Come Ninja Gaiden 2 qualche mese fa, anche Force Unleashed è un prodotto curato, intenso e frenetico, non esente da difetti di varia natura (niente smembramenti o sangue, non fatevi illusioni): resta il fatto che il vecchio e caro padre di entrambi i giochi, il Dio della Guerra Kratos, è ancora di molto superiore, se non altro perchè quick time events, potenziamento del personaggio e enigmi che rompono l’azione scriteriata sono tra gli elementi che lo hanno reso un capostipite nel suo genere.

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