Posted on 03 febbraio 2010. Tags: articolo 50 bis, censura, Governo, mediaset, Pacchetto Sicurezza, Senatore D'Alia, web, youtube
George Orwell ci sarebbe andato a nozze, e magari ci avrebbe anche montato su il Sequel di 1984: a noi italiani, toccherà invece mandar giù il boccone, così come abbiamo dovuto fare con tante altre splendide riforme partorite dall’attuale classe dirigente. Di cosa stiamo parlando? Ma ovviamente della notizia del giorno: quella che vede il concetto di Censura di Stato debuttare ufficialmente sulla nostra beneamata Rete.
Che le cose sarebbero andate a finire così ne avevamo in effetti già avuto sentore quando l’emendamento oscura-web proposto dal Senatore Gianpiero D’Alia (UDC) introdusse l’articolo 50Bis nel famoso Pacchetto Sicurezza allestito dal Governo. Ma, illusi ancora di vivere in un paese democratico, avevamo preferito minimizzare, ipotizzando che alla fine qualcuno avrebbe posto un freno a questa mozione.
Come risultato, eccoci a commentare – forse per l’ultima volta in termini critici, visti i recenti sviluppi – l’approvazione di un decreto che presto sarà legge… Una legge che in sintesi concede al Ministro degli Interni e alla rispettiva commissione di salvaguardia, la possibilità di oscurare interi siti qualora al loro interno fossero rilevati “contenuti immorali, dichiarazioni legate all’apologia di reato o, più in generale, concetti inneggianti a reati di varia natura“.
Manco fossero in Birmania, o in Cina o in chissà quale altro paese del mondo in cui la libertà di espressione venga limitata da iniziative proto-dittatoriali, i providers saranno pertanto tenuti a bloccare tutti i siti “disobbedienti“, mentre i responsabili di eventuali trasgressioni rischieranno una pena che potrà estendersi fino a 5 anni di reclusione.
A conferma di ogni ulteriore, superfluo sospetto che questa manovra malceli in realtà lo spettro del solito “conflitto di interessi“, Mediaset ha subito colto l’occasione al balzo, chiedendo a Youtube un risarcimento di 500 milioni di Euro per la diffusione di “materiale o stralci di materiale” tutelato da copyright.
Inutile ovviamente aggiungere che ben presto, gli estremi di questa manovra andranno a lambire anche social network, portali e blog con tutte le conseguenze che potete immaginare. Se volete dire la vostra sulla faccenda, potete ovviamente sfruttare il nostro novello forum… Ma non vi meravigliate se la pisco-polizia autorizzata ci spingerà subito a cancellare le vostre “pericolose opinioni”.
Al seguente link è possibile prendere visione dell’intero testo dell’articolo 50 bis e constatarne l’avvenuta approvazione: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&id=392701&idoggetto=413875
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Posted on 15 aprile 2008. Tags: 2008, alitalia, beppe, berlusconi, bossi, christine albanel, destra, election day, elezioni, gaming, gaming politics, grillo, incentivi economici, industria, Italia, italia disastrata, lega, mediaset, mercato, ministro, panorama, parigi, politica, produttori locali, progresso, quanto vale, rule of rose, sinistra, soldi, telecom, ubisoft, videogaming, videogiochi, videoludico

Oggi è un giorno speciale. Tristi o felici che siate, un nuovo governo cambierà inevitabilmente la vostra vita. Anche se non lo sapete e non ne afferate il senso ora (o non volete pensarci…), i danni o le innovazioni di chi avrà il potere per i prossimi cinque anni saranno cruciali per la vostra esistenza. Per l’esistenza di questa intera nazione.
Ma Inside The Game non fa certo testo nella politica. Non vuole “spostare” opinioni o nemmeno crearne di nuove. Tradotto: non dirò se io sono felice o triste, non mi metterò assolutamente a criticare o ad elogiare.
Voglio però aprire una riflessione, bipartisan, sul nostro paese in materia di politica e videogiochi per capire se dalla brace siamo tornati alla padella o se invece il peggio deve ancora venire.
L’Italia è l’unico paese europeo a non avere minimamente pensato a formare degli abili professionisti all’interno di un’industria, quella del divertimento elettronico, che vale globalmente circa 40 miliardi di dollari. Siamo, come si dice in gergo accademico, un’economia d’importazione: tutto ciò che muove soldi parlando di videogiochi in Italia è opera di società straniere. Ubisoft Italia, Nintendo Italia, Electronic Arts Italia ecc sono solo filiali italiane di grandi multinazionali francesi, giapponesi, americane. Avete letto bene: FRANCESI (lo sottolineo). E la Francia si da il caso che sia in Europa!
Spesso e volentieri, ma a sproposito, chi parla di questo argomento dice: “L’Italia tecnologicamente è arretrata come fa a produrre videogiochi?”. E come hanno fatto i francesi, che trent’anni fa non avevano certo l’Olivetti (un’azienda italiana ex leader mondiale nei computer)? Come hanno fatto in Polonia? Dove hanno programmato uno dei più bei giochi del 2007, cioè The Witcher? Sono meglio di noi sui PC? Vogliamo usare la solita scusa dell’italiano che al limite è bravo a giocare a calcio e ad andare a donne?
No signori e signore, non è così. La verità è che l’Italia, grazie alla sua classe politica di destra e di sinistra, si sta giocando tutto. Tutti i treni che stanno passando, li vediamo passare per non prenderli: stiamo a guardare perchè da noi la parola progresso è sinonimo di paura. E’ così che nessuna azienda italiana o quasi investe su internet, mentre Google è diventata l’azienda con la crescita più rapida della storia dell’umanità. Ed è così che nessuno ha pensato di investire nei videogiochi.
In Francia non sono più furbi di noi, hanno solo un governo che fa veramente l’interesse della nazione. Mentre da noi Prodi cadeva, il ministro della cultura francese, Christine Albanel (una donna, esseri misteriosi dieci volte più utili degli uomini, a parer mio, nel vedere che direzione prenderà il mondo, visto che sono loro a generare gli “io” del domani) faceva visita agli studi di Ubisoft a Parigi (per approfondire vi consiglio questo articolo di Matteo Bittanti). Mentre da noi il settimanale Panorama (che, ricordo per i meno attenti, fa capo all’uomo che ora è diventato per la terza volta presidente del consiglio) demonizzava Rule of Rose con una campagna denigratoria verso i videogiochi, i transalpini, che prendiamo tanto in giro perchè “volevano vince ma… se so attaccati ar *****” agli ultimi mondiali, premiavano con incentivi economici i produttori locali di software video ludici.
Ora io non sono nessuno, non conto niente, probabilmente non sono manco granchè come blogger, eppure so fare 2 + 2. Mi chiedo questo: ma Telecom, Mediaset qualche Banca italiana con tutti i miliardi che si sono accaparrati con show televisivi, telefonini e prestiti, al posto di salvare Alitalia ma non potrebbero comprarsi una bella società di videogiochi? Non potrebbero ascoltare questo mio consiglio? Io non lo farei mica per nazionalismo videoludico, ci mancherebbe. Dico solo che in futuro far parte di un mercato che non conosce battute d’arresto da 25 anni sarà importante o no? E che cazzo (e si, la parolaccia ci sta questa volta), non ci vuole mica uno scienziato!!!
Insomma ormai avete votato, quindi c’è ben poco da cambiare. Però nel futuro del mio paese (o nel paese del mio futuro) io mi auguro seriamente maggiore attenzione anche da parte di chi governa verso i videogiochi.
Non è uno scherzo da “fissato” è un augurio da italiano!!!
P.S. Stasera, come ogni martedì, è tempo di xboxxari! Ascoltatevi la Zona x su Radio 181 Fragtime! Il sommario l’ha scritto Fucktotum nel post precedente!
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