Quasi tutti ormai sanno del prossimo avvento di Sonic 4, a ben 16 anni di distanza dal terzo episodio “numerato” della serie, uscito nel 1994 per Sega Megadrive; noi di Inside the Game ne abbiamo già scritto qui e anche qui.
Perciò non mi dilungherò oltre, se non limitandomi a ripetere che il gioco diviso in quattro episodi distinti che andranno scaricati da Wii Shop, Playstation Network, Xbox Live e (forse forse forse) dall’ App Store di IPhone, per quanto voci di corridoio dicano che del gioco sarebbe prevista anche una versione in scatola; il gioco uscirà presumibilmente in estate, e le informazioni in nostro possesso non sono cambiate.
Niente di nuovo quindi, solo un po’ di coloratissimi screenshot e un video, arrivato alla redazione del sito 1Up.com, che dovrebbe essere preso dalla alpha build del gioco vero e proprio; nel video si vedono bendelle zone che dovrebbero finire nel primo episodio: Splash Hill Zone, Lost Labyrinth Zone, Casino Street Zone, Mad Gear Zone nonchè uno stage speciale….
Il semplice nome, Don Ivan Punchatz, non vi dirà molto. Uno dei suoi lavori più celebri e celebrati, l’artwork della scatola di Doom, dovrebbe farvi accendere una lampadina.
Si, perchè il signore in questione, scomparso all’età di 73 anni, ha collaborato attivamente al successo del primo capolavoro id Software, contribuendo all’alone di terrore generato intorno a quel pugno di pixel creato dai due John, Carmack e Romero.
Molto spesso, e io mi metto in prima fila, non diamo molta considerazione a ciò che c’è di “corollario” nell’uscita di un videogioco.
Aspetti come packaging e copertina (soprattutto ai bei tempi in cui il pc la faceva da padrone) vengono messi in secondo piano, se non ignorati del tutto: in fondo che importa? Ciò che conta è il gioco, e questo è innegabile.
Ma anche questi elementi possono essere determinanti ai fini del successo di un lavoro: quando uscì Diablo ero in feroce polemica con le riviste di videogiochi e quindi non ne acquistavo… non potevo quindi sapere poi molto sul nuovo lavoro Blizzard.
I tre screenshot dietro la scatola e la sua copertina però, mi fecero subito capire che aria avrebbe tirato una volta installato il gioco, divenendo un elemento importante per quell’acquisto.
Pensate poi a tutte le volte (vi rivolgo ai giocatori un po’ più “anziani”) che avete ignorato un prodotto perchè la cover era insulsa: Mega Man 2 per NES aveva una copertina orrenda, così come quella del più che discreto Kid Chameleon per Megadrive.
In definitiva quindi, l’occhio vuole la sua parte anche prima di accendere una qualsivoglia macchina da gioco.
Salutiamo quindi con affetto la dipartita di Punchatz e tributiamogli il giusto omaggio, magari dando un’occhiata ai suoi lavori (anche extra videogiochi) grazie al sito della splendida (nonchè costosissima) rivista di illustrazione Spectrum, vera bibbia in materia.
Chiudiamo con un sorriso però, grazie alle copertine pixellose di due titoli recentissimi, “rivisitate” in puro Nes-Style!
Chi aveva un Sega Megadrive o un Super Nintendo potrebbe ricordarlo come uno di quei platform che hanno attraversato il panorama dei videogames anni ‘90 riscuotendo un certo successo; parlo di Rocket Knight, IP di Konami nata su console Sega e poi arrivata su SNES sotto il nome di Sparkster; qual’è la notizia? Che Rocket Knight sta per tornare, questa volta su Live, PSN e Steam in una nuova veste riveduta e corretta.
Il Tokyo Game Show non finisce di stupire. Anche se molti degli annunci erano abbastanza vociferati o conosciuti per gli addetti ai lavori, qualcosa che ha stupito il pubblico c’è stata. L’annuncio di Koei Tecmo, infatti, è di quelli che lasciano con la pelle d’oca.
Io sono stato un grande fan del cartone animato in questione. Sono stato e lo sono ancora. Spesso dico questa frase, che la dice lunga sulla dose di fanatismo della mia persona nei confronti della Sacra Scuola di Hokuto: “A me sono sempre piaciuti tutti i cartoni animati da ragazzino, ma non saprei definire il mio preferito; so solo che Ken il Guerriero non farebbe parte di questa classifica, perchè Ken Il Guerriero non è un cartone animato, è una religione“.
No, incredibile. Non sono un fan del pop, nè del Re del Pop, però riconosco l’importanza e l’innovazione dell’ex componente dei Jackson Five, morto da poche ore per un infarto a 50 anni. Ciò su cui volevo riflettere è su quanto fosse famoso questo cantante, su quanto negli anni ottanta fosse plausibile diventare un icona trasversale.
Sarà la pioggia che non dà tregua alla povera città di Roma da oltre un mese, sarà l’età che avanza, ma come avrete notato ci stiamo buttando un po’ sulla nostalgia in questi giorni.
La storia delle console, il post sulla futura uscita di Starcraft 2 e quello che state per leggere non sono però stimolati solo da questa insolita situazione metereologica o geriatrica, ma anche e soprattutto al fatto che molte software house si stanno lanciando in sequel di titoli mitici, spesso a distanza di molto tempo dai rispettivi predecessori.
E’ quindi naturale che un nuovo episodio si ricolleghi subito, nelle nostre menti, ai ricordi e sensazioni ormai passate, ma di certo non sopite.
Non voglio mentirvi: non mi sembra sia passato solo un giorno da quando nel mio bar preferito vidi un capannello di gente assiepata davanti ad un cabinato tutto nuovo, su cui girava un titolo che avrebbe fatto la storia del videogioco…Di tempo ne è passato tantissimo, ma Street Fighter 2 avrà sempre un posto di rilievo nel mio cuore, soprattutto oggi, quando manca circa un mese all’uscita del quarto capitolo (togliamoci subito il dente: il mio primissimo personaggio fu Guile, semplicemente perchè il computer controllandolo mi batteva sempre: al primo SF2 non si combatteva contro il proprio gemello, da qui la decisione di semplificarmi la vita prendendo l’orribile capellone).
I picchiaduro non andavano ancora per la maggiore, ma sarebbero presto diventati il super trend capace di condizionare l’intero mercato dei videogiochi del tempo: tutti i titoli che si sono succeduti (davvero tantissimi, anche uscendo dai soliti noti: chi ricorda Eternal Champions per Megadrive vince una virile stretta di mano!) avevano come unico referente il titolo Capcom e il suo successo pazzesco.
Ma di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima: i beat ‘em up a incontri sono cambiati profondamente, sono più spettacolari, più tecnici e ( ma qui passo al piano soggettivo) meno divertenti. Che cosa aspettarsi quindi dal quarto capitolo di un gioco che ha fatto la storia, ma rischia di sembrare obsoleto agli occhi del grande mercato?
Innanzitutto il fascino del roster, composto da personaggi entrati di diritto nell’immaginario collettivo: in questo senso l’inclusione dei 12 lottatori (boss compresi) di SF2 è una mossa dedicata ai nostalgici, mentre per i fan più recenti sono previste 4 new entries (già vi ho detto che secondo me sono tutti bruttini, ma se l’estetica contasse Dhalsim non sarebbe giocato affatto) oltre a una mini selezione presa qua e là dai vari capitoli, comprendente la stundetessa Sakura, Fei Long, Akuma e la splendida Cammy (senza contare il boss finale, Seth, un po’ troppo in stile Toriyama per i miei gusti).
Se invece passiamo al gameplay, rigorosamente basato su meccaniche 2d, quello che non deve mancare assolutamente è l’immediatezza, nel senso che vorrei prendere il pad in mano e tornare indietro nel tempo, con tutta la velocità e la facilità di esecuzione che hanno fatto grande la serie. Niente combo complicate, niente smanettamenti furiosi: il gioco non deve premiare il giocatore compulsivo che massacra il controller premendo tutto insieme, ma quello tecnico e capace di gestire le varie situazioni di gioco.
Contrattacchi e super combo sono ovviamente essenziali, ma la rapidità e correttezza nei controlli non dovranno trovare nei pad di PS3 e Xbox360 un ostacolo: sono un pochino preoccupato da questo aspetto, perchè la levetta analogica finora non mi ha soddisfatto quando mi sono trovato alle prese coi vari remake, per non parlare poi della croce direzionale di Microsoft, che definire imprecisa è dire poco…
Per fortuna non ci saranno baracconate tipo Darth Fener o Superman, che vengono lasciate a franchise più in difficoltà, ma la sfida maggiore sarà di certo rappresentata dal lato multiplayer: se quello in locale offrirà senza dubbio un divertimento notevolissimo, quello online non deve minimamente mostrare problemi di lag che danneggerebbero inevitabilmente l’esperienza di gioco. Se non dovesse avere disguidi su questo fronte, SF4 sarà capace di creare una folta schiera di appassionati senza grandi difficoltà.
Insomma, a ciascuno la propria dose di hype ingestibile: ad oggi tra tutti i titoli annunciati per il 2009, io punto fortissimo su Street Fighter 4… Stupiscimi ancora Capcom!
Questo vuole essere un tributo ad una macchina da gioco eccezionale e un po’ sfigata, a suo tempo all’avanguardia rispetto a qualsiasi altra. Oggi infatti è il decennale del lancio (giapponese) del Dreamcast, ovvero il canto del cigno di Sega nel campo dell’hardware.
Schiacciato dalla concorrenza della Playstation e da un prezzo piuttosto considerevole, il gufo nipponico (non vi sembra un gufo? Mettete il pad sotto la console e vi ricrederete…forse ) aveva tutto o quasi quello che ognuno di noi richiede ad una console di oggi, con la piccola differenza che già lo possedeva dieci anni fa.
Innanzitutto un servizio online, garantito dal suo velocissimo (si fa per dire) modem interno, fondamentale per giocare a quel capolavoro che era Phantasy Star Online, antesignano dei MMORPG. E’ stata la prima console a supportare i 60 Hz, altro aspetto che ad oggi si dà per scontato. Tecnicamente era un gioiellino, capace di sfornare giochi di grande pregio, alcuni dei quali girano ancora oggi su PS Network e XBox Live: vi dicono niente Rez (ne abbiamo parlato qui) e Ikaruga? Due piccoli prodigi in forma ludica, due grandissimi giochi nati proprio sotto le ali del suddetto gufetto, con un terzo pronto a tornare: il leggendario Marvel vs Capcom 2, conversione epocale da coin op.
Ma non solo: chi ha avuto la fortuna di scorazzare per i sette mari nei panni di Ecco The Dolphin (riedizione della versione 2D per Megadrive, questa volta con 3 dimensioni) ricorda ancora la difficoltà e il fascino di quell’ambientazione sommersa, dannatamente dettagliata e ipnotica…E ancora Space Channel 5, rhythm game tra i più assurdi mai visti, Soul Calibur e Sonic Adventure, episodi importanti nelle rispettive serie e poi…E poi i due episodi di Shenmue, ovvero come trasferirsi gratis in Giappone e vivere una storia intensissima a base di onore, vendette e arti marziali. Un progetto unico, un titolo mitico, che ancora oggi spinge persone di tutto il mondo a firmare petizioni online per avere il terzo e ultimo capitolo di una saga scolpita nella leggenda dei videogiochi.
Troppo spesso ci si scorda di questa console sfortunata e affascinante, troppo spesso è stata derisa da chi al tempo scelse Sony perchè “i giochi se scaricano a gratise“.
…deriverebbe la responsabilità di sfruttarla a dovere.
Anche perchè oggi la popolarità del personaggio tocca picchi vertiginosi (come testimoniato dal traguardo dei 500 numeri che l’edizione italiana sta per tagliare), potendo vantare tre film discutibili ma di notevole successo di pubblico.
Ampia libertà sul taglio da dare alla vicenda di Web of Shadows dunque: la decisione di sceglierne uno ampiamente fumettistico è legittima, ma si dirige verso una strada sbagliata.
Abbiamo di recente parlato di narrazione nel medium videoludico grazie a Gears of War 2: nel caso di Spidey: WoS purtroppo ritorniamo nella media delle produzioni di questi tempi.
L’attacco dei simbionti alieni a New York rappresenta il mero escamotage narrativo per lanciarci di grattacielo in grattacielo appesi a una bella ragnatela, il tutto in una struttura analoga a quella di GTA, fatta di incontri con personaggi non giocanti che non hanno voglia di pestare criminali e quindi delegano il tutto al buon Peter Parker.
Peccato che per fare di un titolo “aperto” un vero capolavoro sia necessaria estrema varietà di missioni e situazioni, cosa che in questo caso manca del tutto.
Se poi mi si vuole far provare davvero il piacere di volteggiare, saltare e fare evoluzioni a 100 metri dal suolo avrei bisogno di una telecamera che inquadri l’azione senza procurarmi una nausea devastante o un’emicrania lancinante…
Lo stesso dilemma alla base del titolo, cioè la scelta tra costume nero e classico (che corrispondono all’atteggiamento tenuto da Spidey verso le varie minacce e verso le due donne che lo contendono, MJ e la Gatta Nera), non è altro che un modo per far rigiocare il titolo una volta finito per assistere a un diverso finale (4 in tutto).
Mi trovo davvero spiazzato, perchè amo l’Uomo Ragno e vorrei potermi godere un titolo a lui dedicato: non necessariamente un capolavoro, ma un qualcosa simile a quello per Megadrive (pieno di difetti, per carità, ma anche dotato di spunti interessanti: che volete, avrò avuto 12 anni quando svolazzavo da quelle parti!): in questo caso il fan che è in me si è irritato dopo circa 5 minuti di gioco, quando il nostro eroe davanti a dei paramedici che assistono Mary Jane ferita inizia a chiacchierare con la mitica rossa come se non ci fossero astanti, o come se lui non fosse mascherato…
Per un gioco dedicato ai più giovani o ai fan inossidabili del personaggio si rendono necessari piccoli tocchi di classe: come si possono pescare i comprimari (Wolverine a parte) tra quelli meno affascinanti del Marvel Universe (Luke Cage in primis)?
Perchè poi rischiare di andare contro ai pesi massimi videoludici scesi in campo in questo mese di fuoco?
Anzichè fare un titolo all’anno ispirato a uno dei personaggi più amati dal pubblico (rabbrividisco ripensando a Spiderman: Friend or Foe), non sarebbe meglio farne uno strabiliante?
Tante domande senza risposte, perchè è l’insieme complessivo a non essere all’altezza dei palati più fini: salvo volentieri il primo scontro con l’Avvoltoio (che potete vedere nel video in alto), da combattere in aria in una rutilante girandola di spade e ragnatele, ma purtroppo ancora una volta esco deluso prima ancora che da videogiocatore da appassionato lettore…