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I 5 giochi più rivoluzionari degli ultimi vent’anni [secondo Peter Molyneux]


top 5 videogames innovative innovativi innovazione rivoluzionari molyneuxPeter Molyneux ha raccontato a ThatVideogameBlog quali sono, secondo lui, i cinque più innovativi titoli degli ultimi vent’anni. Capita a fagiolo, quindi, questo post per analizzarli insieme e vedere se siamo d’accordo o meno, dopo il mio attacco di ieri alle microtransazioni in Fable 3, il prossimo videogioco del geniale game designer inglese (a cui si devono titoli storici come Popolous, Theme Park e Black & White).

Certo in apertura di articolo posso dire che non sono d’accordo con questa classifica ma è anche davvero difficile tirare fuori una top 5 delle ultime due decadi.

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Casual Gaming: Quando l’abito non fa il monaco [column]


oldwiiL’ultima console Nintendo sta stravincendo l’attuale console war: è un dato di fatto.

I numeri dei pezzi venduti finora parlano chiaro: Wii 34.55 milioni di unità vendute, Playstation 3 16.84 milioni e Xbox 360 25 milioni (fonte Wikipedia, dati aggiornati al 24 Novembre 2008). Chi si veste casual, quindi, sembra aver vinto questa nuova guerra dei bottoni, magari senza sapere neanche di cosa si stia parlando. Tra i sarti dell’industria videoludica, Nintendo è quello che è riuscito a soddisfare il guardaroba di più persone, questo almeno dicono i numeri.

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La risposta dei Gamers [column]


Levelhuman

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]

I videogiochi sono sotto attacco.

Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.

I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.

Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.

L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?

Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e  il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.

Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.

C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.

E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.

Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.

Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Nintendo DSi in Europa il 3 Aprile


Nintendo non riesce a stare troppo tempo senza creare hardware.

E’ tipo una droga: o creano qualcosa di nuovo ogni due anni o si sentono male :) Va bene anche un restyling di una console in corso, come in questo caso. Anche se, all’occhio clinico di Inside The Game non sfugge niente e il nuovo Nintendo DS, che si chiama DSi,  verrà tra poco analizzato in ogni suo piccolo dettaglio per valutare insieme a voi lettori, come al solito, un possibile acquisto.

Innanzitutto un’affermazione importante: il DS è una figata!!! Non è come il Wii, fidatevi: non ha solo giochi hardcore finti e casual “cavolate” come Brain Training (che comunque è divertentissimo, altro che cavolata ;) non è un videogioco, su questo non ci piove, però io mi ci spacco: ecco perchè sono così intelligente… ah ah ah :) ) Ci sono giochi che sfruttano l’innovativo sistema di controllo tattile dello schermo ma che rimangono giocabilissimi e non snaturano il senso del videogioco. Trauma Center è un esempio, Meteos è un altro ma ce ne sono molti altri. Così come è pieno di videogiochi “esperimenti”, molti artistici e molto solo ludicamente rilevanti. Insomma una piattaforma veramente con gli attributi che, se mi permettete, definirei come la più riuscita di questa generazione visto che ha conquistato davvero tutti gli utenti che hanno voglia di videogioco portatile vendendo più di 100 milioni di copie in tutto il mondo.

Fatta questa doverosa premessa, abbastanza inutile perchè credo che tutti voi sappiano di cosa stiamo parlando, ecco arrivare la terza versione di DS, dopo quello normale e il lite, semplicemente più piccolo e meglio illuminato. Il DSi però porta in seno tante novità, tali da renderlo anche paragonabile ad una nuova console, completamente retrocompatibile (nel senso che prende tutti i giochi del DS; giustamente… è un DS!).

Quali novità serba questa nuova iterazione del portatile Nintendo?

Innanzitutto ha una camera (in verità sono due, da 0.3 megapixel) per scattare foto e, udite udite, avrà giochi che supporteranno questa caratteristica. Che ne dite? Secondo me è na cosa seria ;) . Inoltre il DSi sfrutterà a dovere la connettività via wi-fi grazie alla possibilità di utilizzare il canale Dsi Shop. Inoltre potrà sincronizzarsi con il proprio Wii, avrà il firmware upgradabile e sarà più fino, meno pesante e più duraturo a livello di batteria. Qualcosa è stato sacrificato all’altare di Morgoth: lo slot per i giochi del GBA e quindi la compatibilità con tutte le periferiche che lo sfruttano. Eheh… piratelli miei: avete capito bene. Niente più aggeggi (che io non posseggo e quindi non so manco come funzionano) per scaricarsi i giochi dal web ma soprattutto niente più Guitar Hero on Tour, il cui controller si connetteva proprio lì!

Insomma mentre tutti gli italiani si guardano San Remo e si appassionano alle vicende di Bonolis, Povia, Benigni e company, io mi preparo psicologicamente ad altri 170€ da spendere? Mmm chissà, magari potrei rincoglionirmi un po’ con la televisione pure io e smetterla di spendere soldi visto che il prezzo di cui sopra è quanto costa la console in Europa. Anzi quando costerà dal 3 Aprile.

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Il videogioco più venduto di tutti i tempi: Wii Sports


Vabbè il video è vecchissimo e lo conoscerete tutti. E’ una parodia abbastanza divertente di plausibili giochi venuti in mente a qualche pazzo per la console Nintendo e poi bocciati. Ovviamente è tutto uno scherzo ma alcuni titoli secondo me sarebbero stato maggiormente profondi di quanto visto fino a qui su Wii.

Ma la notizia del giorno è un’altra.

Secondo Vgchartz, famoso network di videogames che aggiorna le classifiche di vendita di hardware e software settimanalmente e per regione, WiiSports è diventato il videogioco più venduto della storia, superando l’ormai secondo Super Mario Bros con 40.24 milioni di copie. Tra l’altro, guardando la classifica dei 10 più venduti titoli della storia contenuta al link appena postato, noto che sono tutti e 10 titoli per le console Nintendo! Wow!

Inutile discorrere, nè in questa sede nè in altra, dell’ovvietà di una simile notizia: WiiSports è in bundle con Wii - Wii è la console più venduta al mondo nel 2008, dove i videogiochi sono diventati un mercato di massa – abbastanza normale quindi che ci siano un sacco di WiiSports in giro per il pianeta.

Faccio invece un’altra riflessione. Come ho detto in apertura di articolo il successo degli sport simulati su Wii spodesta un grande classico della “letteratura” videoludica, quel Super Mario Bros da cui tutto è nato o quasi (faccio notare che, per America e Europa, anche in questo caso si trattava di un bundle con la console più venduta dell’epoca, il NES). Questo significa che, i videogiochi tra vent’anni, saranno tutti “discendenti” di Wii Sports? E che i videogiocatori, tra vent’anni, prenderanno ad icona le racchette da tennis finte, le palle da bowling in finto 3D e gli omini senza braccia che popolano questo titolo Nintendo? Significa che mio figlio si sentirà i remix delle musichette di Wii Sports anzichè quelle di Mario che mi sento io?

Se oggi, nel 2008, il videogioco più venduto di tutti i tempi è WiiSports e se, come probabilmente sarà, questo record non verrà superato se non in un prossimo bundle con una console talmente tanto vincente da superare l’impatto del Wii, tutto farebbe pensare ad un vero nuovo trend videoludico da cui tutti, in futuro, bene o male saremo investiti.

Molti obietteranno che i tempi sono cambiati, che il mercato è gigantesco confrontato con quello degli anni ‘80, che i miti ad oggi sono ben altri (Master Chief) o più semplicemente che Wii Sports non ha neanche un protagonista da far diventare icona.

Eppure, in maniera triste e preoccupata, mi chedo? Abbiamo davvero sostituito Super Mario Bros con WiiSports, WiiFit e WiiMusic?

Vi prego, ditemi di no.

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E’ il giorno di Spore


Otto anni di lavoro e domani, finalmente, sarà il giorno di Spore e quindi del suo creatore Will Wright.

Il rivoluzionario “god game” sarà nei negozi europei venerdì 5 Settembre ed è in lavorazione fin dal 2000, quando al geniale inventore di Sim City se ne uscì fuori con l’idea di non ricreare un semplice universo (una città, un formicaio, una casa), bensì di ricreare l’Universo, o quantomeno la storia della vita sulla terra. Le piattaforme sono solamente il PC e il MAC, niente console. Ogni tanto succede ;)

Nato, per stessa ammissione di Will Wright, dall’ispirazione fornita dal Seti Project, Spore è un videogioco di cui si è discusso davvero a lungo e non solo tra appassionati. Nel 2006 il New York Times, ha addirittura reso noto il budget della produzione che aveva superato i 20 milioni di dollari. Grazie alla forza produttiva di Electronic Arts e al genio di uno dei game designer più importanti del mondo, l’umanità potrà godere dell’opera omnia videoludica sull’evoluzione, dal punto di vista di cui godrebbe Giove sull’Olimpo. Dal punto di vista di un dio.

Questi sono alcuni dati su un gioco da cui mi aspetto tantissimo. E anche quelle del mondo intero, se ha ricevuto addirittura 6 milioni di prenotazioni. Sarebbe bello se Spore mantenesse tutte le promesse fatte: sarebbe come avere un piccolo “mondo vivente” nel proprio schermo. Da aggiustarsi a piacimento e da tichettare dall’esterno solo per vedere che succede. Una tabula rasa spalmata sugli LCD di mezzo mondo, su cui ridisegnare l’umanità cancellando gli errori più grossi.

Io quantomeno vorrei creare un mondo verde, civile, senza paura, dove le varie specie possano convivere in pace: vorrei evitare guerre, se possibile, visto che non le ritengo necessarie. Dalla mia spora, sola in quel monitor magico, non vorrei veder nascere un mondo, per carità, ma nemmeno lo voglio somigliante a quello che ho sotto gli occhi ogni mattina.

Sarò in grado di ottenere questi risultati? Io credo di no, poichè per esigenze commerciali un prodotto deve comunque vendere. E un videogioco non vende se non si spara nemmeno un colpicino. Se non si sventra nemmeno un goblin. Se non si schiaccia almeno un funghetto. Probabilmente perchè non è ancora giunto il momento per videogiochi talmente coraggiosi da non contenere conflitti o molto più probabilmente perchè il pubblico non li vuole. Il pubblico ama il conflitto, ama sparare, ama distruggere tutto.

Beh allora mi chiedo, chissà che Spore (e in senso lato tutti i videogiochi) non sia già un piccolo passo nella direzione giusta: almeno questa distruzione non uscirà dai quattro lati del vostro monitor o televisore.

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Grand Theft Auto 4: vivere a Liberty City [recensione]


Ho finito Grand Theft Auto 4. Dopo aver postato innumerevoli volte sul capolavoro Rockstar, prima delle anticipazioni, poi l’agognata data di uscita, poi ancora un video e un racconto e infine una difesa a spada tratta dei suoi contenuti, finalmente posso esprimere cosa ne penso dal punto di vista ludico. Anzi; videoludico.

E si perchè Inside The Game non è il solito sito in cui le recensioni vengono fatte dopo appena poche ore di gioco perchè devono essere pronte subito dopo l’uscita (pratica alla quale anche io devo per forza sottostare, la mia recensione su Virgilio Giochi del titolo è stata scritta dopo poche ore di esperienza). Su questo blog si cerca di parlare con cognizione di causa e dal basso del mio 65% dei progressi di gioco, comunque, potrei anche avere poco da dire, secondo molti, su un gioco che ha già lasciato un segno indelebile sulla storia di questo mezzo.

Come i precedenti post sui giochi, comunque (come l’ultimo di Fucktotum su Ninja Gaiden 2), non si tratta di svolgere il compitino di una recensione, con i vari punti a grafica, sonoro e giocabilità: per quello trovate appunto la mia recensione su Virgilio Giochi, con un bel 10 stampato nel voto, ma ciò di cui voglio parlare adesso sono gli aspetti che più mi hanno colpito in questo titolo. Il primo è assolutamente sconvolgente e mi ha veramente lasciato di sasso. Grand Theft Auto 4 ha circa mezz’ora di titoli di coda! 

Ciò su cui voglio puntare la vostra attenzione, quindi, è l’opera mastodontica che avete in vostro possesso. O quella che vi state perdendo lasciandola al negozio perchè non avete una console (aspettate la versione PC eh… ? bravi bravi :) ). Mezz’ora di titoli di coda: non ho mai visto tanti cognomi tutti insieme allo stesso tempo in vita mia. Prima di citare le persone in carne ed ossa, come i doppiatori o gli attori che hanno partecipato al motion capture, oppure le voci degli speaker delle radio, c’è una sfilza di programmatori, progettisti, designer, grafici, addetti al suono, capi progetto ecc lunga almeno quanto quella che di solito chiude un blockbuster cinematografico. Io mi sono letteralmente spaventato: è vero che GTA 4 è il gioco più costoso di sempre (e quello che ha infranto tutti i record di vendite diventando l’evento entertainment più grande nella storia dell’umanità) ma se penso al lavoro che c’è voluto anche solo per organizzare una marea di professionisti come quella, mi sento male. Sono oltre mille persone, signori, MILLE! Davvero qualcosa di impensabile quando due bastoncini bianchi si lanciavano una pallina da una parte all’altra. Il primo plauso, quindi, è per la produzione di questo titolo, per cui dobbiamo tutti ringraziare tutti Take Two Interactive che ci ha messo i soldi, ma soprattutto Rockstar Games che ha saputo utilizzarli nel migliore dei modi.

Da quest’aspetto, tra l’altro, viene fuori una considerazione davvero interessante: il campo della nuova sperimentazione artistica audio/video, dove i creativi moderni possono finalmente esprimersi senza limiti o quasi, sono proprio i videogiochi. E’ impensabile che in una serie TV come Lost una battuta sia “fuori posto”, quindi ogni rilettura della sceneggiatura sarà scandita da tagli e freni alle menti che l’hanno pensata. Cercate invece di chiudere gli occhi e di immaginarvi nella stanza dove Dan Hauser e i suoi ragazzi si sono inventati tutte le battute degli speaker delle radio di GTA. Ma quanta roba fuori di testa hanno partorito? :) Sono convinto che si siano divertiti da morire a farci ascoltare Iggy Pop (esattamente lui: è uno degli speaker delle radio di GTA) mentre scandisce ai microfoni di Liberty Rock Radio l’ultima notizia strampalata o la pubblicità del sito in cui si possono comprare i bambini al posto di farli. Io credo che questa gente, questi sceneggiatori, magari saranno meno pagati di David Koepp (lo sceneggiatore, ad esempio, dell’ultimo Indiana Jones) e i suoi colleghi di hollywood, ma di talento ne hanno da vendere. Ma soprattutto sono stati cento volte più liberi di scrivere ciò che gli passava per la testa nella facciata e nei bassifondi di Liberty City, una città virtuale dalla quale è difficile separarsi.

Si perchè ad esempio io, che di solito quando finisco un gioco, per mere questioni di tempo, difficilmente lo rigioco, sento che Liberty City già mi manca. Vedere gli amici, uscire per uno spogliarello, guidare all’imbrunire ascoltando 1979 degli Smashing Pumpkins, guardare il panorama sul ponte di Broker, mangiare un panino a cinque dollari dagli ambulanti a middle park o un’aletta di pollo al Clukin Bell sulla via principale, rimorchiare una bella ragazza su internet… sento che tutto questo faceva parte della mia vita, ed ora che non c’è più ne sento la mancanza. La grande cura per i dettagli, maniacale direi, che Rockstar Games ha saputo infondere al suo capolavoro assoluto, mi ha portato a desiderare di non uscire mai da quel mondo: la cura a base di forti emozioni e soddisfazioni celebrali a cui per due mesi sono stato sottoposto è cibo per la mente il cui sapore difficilmente si dimentica. Soprattutto perchè non ho potuto materialmente vedere e ascoltare tutto: mi sarò perso sicuramente qualche bello scorcio di città, qualche esilarante frase alla radio, decine di siti, programmi TV, persone, macchine, moto. E’ questo il cuore dell’esperienza di GTA, creare una città in cui si può davvero vivere per tanto tempo senza lamentarsi che tutto è generato da un computer. Un gioco totale, dove guidi, spari, risolvi enigmi, viaggi, senti musica, vedi film, ecc e non ti stanchi mai!

Anzi, ho quasi paura che Rockstar Games, grazie ai contenuti scaricabili in arrivo, abbia deciso che sulle nostre console deve girare un solo ed unico disco, per sempre: quello di GTA 4.

E noi saremo là, joypad in mano, pronti a raccogliere la sfida.

Io però ora sono “dovuto” andare in altri mondi virtuali, forse non altrettanto belli o vasti, ma altrettanto interessanti (sto giocando a Metal Gear Solid 4, e mi sembra davvero bellissimo). Fortuna che c’è Frantz (grazie!) che mi ha scattato una foto mentre ero a Liberty City, così da ricordarmi per sempre della più bella città virtuale di tutti i tempi.

GTA IV

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World of Warcraft Korn


Mentre si moltiplicano le iniziative video generate dagli utenti per quanto riguarda i videogiochi, ecco una chicca del passato indimenticabile. Ovviamente per quanto riguarda uno dei videogiochi più utilizzati in ambito video, il capolavoro Blizzard World of Warcraft, MMORPG dagli account d’oro (sono diecimilioni quelli attivi)

Certo non è come macignu” (incredibile, abbiamo trovato una web star involontaria) … nel senso che è meno popolare, probabilmente, tra i fan del mondo di Warcraft.

Io lo trovo comunque stupefacente ed un esempio meritevole di pubblicazione su questi lidi. Un bel video musicale pronto anche per MTV.

Arriverà quel momento, vedrete… arriverà! :)

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Perchè Age of Conan può battere World of Warcraft


Da oggi il mondo virtuale non sarà più lo stesso.

Alla fitta schiera dei MMORPG si aggiunge quello che sembra essere il più credibile pretendente a scalzare WoW dal suo trono dorato: Age of Conan.
Per riuscire in questa impresa (perchè di impresa si tratta: i 10 milioni di account attivi del capolavoro Blizzard sono un risultato sensazionale) Funcom ha dovuto fare davvero le cose in grande, cercando di portare innovazioni sostanziali a un gameplay già molto schematizzato, nonostante la vita relativamente breve dei giochi di ruolo online.

Sarebbe stato facile puntare tutto su una resa audio/video superiore: sotto questo aspetto WoW è un titolo superato (è del 2004) e il supporto annunciato delle directX 10 scaverà un fossato che Wrath of the Lich King (la prossima espansione per Wow) non potrà colmare.
In ogni caso non potrà essere sufficiente un motore grafico totalmente rinnovato (il DreamWorld Engine), l’utilizzo delle stesse librerie SpeedTree viste in The Witcher o Oblivion o le decine e decine di effetti scenografici presentate nei vari trailer: servirà il carisma di un eroe eterno e tanta creatività.

Sul primo punto difficilmente si potrebbe trovare qualcuno di più indicato del Cimmero creato da Robert E. Howard: su questo aspetto AOC già vince.
Se Blizzard nella costruzione del mondo di Warcraft ha fatto un mega collage di varie ambientazioni preesistenti, pescando a piene mani da Warhammer, Dungeons & Dragons e quant’altri, Funcom ha gettato da subito la maschera, impegnandosi in una minuziosa ricostruzione dell’Era Hyboriana, un’epoca remota in cui la vita umana ha un valore di poco superiore a quello di una spada affilata.

Niente fatine colorate o uomini panda ma mercenari, pirati e tagliagole, attori principali di un mondo spietato, in cui solo il più forte può ambire al trono e alla gloria.
Ambientazione a parte, AOC può vincere sullo stesso terreno di WoW: le possibilità offerte al giocatore.
Sfruttando alcuni concetti ormai divenuti classici nel genere, come l’albero di sviluppo delle abilità dei personaggi, i norvegesi di Funcom hanno cercato di portare oltre certi limiti tutti gli aspetti trascurati da Blizzard.
Innanzitutto nei combattimenti che, lungi dall’essere semplici pressioni di icone che attivano abilità o poteri speciali, rappresentano una sfida interessante anche per coloro che preferiscono situazioni più attive.
Gli arcieri possono mirare manualmente i loro avversari, mentre nel corpo a corpo si dovrà puntare a colpire le parti lasciate scoperte dalla guardia o dall’armatura del nostro bersaglio.

Il secondo fattore a favore di Conan è la violenza degli scontri, già emersa in molti filmati: decapitazioni e fiotti di sangue non mancano, segno del fatto che ci troviamo davanti a un titolo con un target di età superiore a quello di WoW (da 12+ a 17+ secondo il Pegi).
A una maggiore maturità richiesta per motivi come questo corrisponde una crescita delle tematiche cui ruotano attorno le nostre quest: riferimenti al sesso o a situazioni moralmente discutibili saranno il pepe di determinate avventure.

L’ultimo punto, direi il più rilevante, grazie al quale AOC può battere WoW è rappresentato dalla vita delle gilde.
Se nel titolo Blizzard la parte preponderante della vita di queste organizzazioni era lasciata alla voglia dei giocatori di farne parte per stimolarli a imprese sempre più gloriose, nell’era Hyboriana far parte di una società di questo tipo permette di modificare il mondo vero e proprio.
In alcune zone sarà possibile quindi creare degli insediamenti che, seguendo le classiche regole degli RTS (per ottenere certi bonus costruisci specifici edifici grazie alle risorse raccolte), ci daranno modo di arrivare a città fortificate da difendere rispetto alle invasioni di gilde avversarie o Png (personaggi non giocanti, cioè controllati dal computer).
Il tutto condito da macchine d’assedio come catapulte e balliste (ottima idea: non a caso saranno implementate anche in WoW).

Insomma, le carte in regola ci sono tutte, l’importante per i fans dei MMORPG era che ci fossero tutti o quasi gli elementi del successo di WoW (consiglio a Funcom: il supporto continuo con patch varie e il tentativo di bilanciare sempre le statistiche sono stati fondamentali per arrivare ai 10 milioni di cui sopra), inseriti in un contesto più adulto e profondo, denso di misteri e accattivante: per questo Age of Conan può battere World of Warcraft.

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Olimpiadi in cina: Sky e Moon tra i tedofori!


Wow che notiziona!

Mi astengo da giudizi sulla bellezza di queste olimpiadi di Pechino, la cui diretta in Cina verrà trasmessa con trenta secondi di differita per coprire eventuali immagini “non idonee” al governo, tirannico, del paese ospitante. Mi astengo da dar giudizi sulla protesta dei tibetani. Mi astengo dal criticare la scelta di svolgere le olimpiadi, teoricamente il massimo della fratellanza umana, sul suolo di una nazione in cui vengono condannati a morte migliaia di persone ogni anno.

Voglio solo rendervi noto un fatto: tra i tedofori, cioè coloro che porteranno la mitica torcia olimpica, ci saranno WE.Sky e Spirit.Moon, due famosissimi giocatori di Warcraft III cinesi, beniamini del pubblico e molto famosi in patria (il secondo è coreano). Dei Cyber-Atleti per una manifestazione di sport reale e non virtuale. In Cina devono aver molto a cuore gli Sport Elettronici (un dato di fatto: in 20 milioni hanno seguito la diretta, sempre con 30 secondi di differita, dei World Cyber Games): prima hanno provato ad inserire i videogiochi come disciplina ufficiale, non riuscendoci. Poi si sono accontentati di un torneo in concomitanza col grande evento olimpico. Ora addirittura fanno sfilare le proprie web star con la fiaccola olimpica. Un bel passo avanti per il netgaming che guadagnerà sicuramente una certa visibilità.

Chissà cosa ne pensa il diretto interessato Sky: potreste scoprirlo sul suo blog, peccato sia in cinese. Avrà anche lui 30 secondi di ritardo prima di postare? A questa domanda rispondo subito: no. Tanto internet in Cina non è libero. Si può giusto diventare forti a qualche videogioco. Di esprimersi liberamente non se ne parla proprio.


RadioGifP.S. Purtroppo stasera, la puntata de “Il Bar dell’eSport e Dintorni” annunciata ieri non andrà in onda come previsto. Mi scuso personalmente con i nostri ascoltatori ma ho la febbre. Perdonatemi :)

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WiiFit si avvicina! Ridiamoci su :)


[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=_iYBmAVuBns]

Mentre venerdì, quasi sicuramente, andrò a comprare la mia agognata copia di Mario Kart Wii (questo si che è un gioco serio ;) ) si avvicina la data (25 Aprile) del casual game per eccellenza, quel WiiFit che ha già fatto registrare vendite stratosferiche (circa 2 milioni di copie in quattro mesi) e che da noi verrà probabilmente ribattezzato Wii Fitness per dare un miglior imprinting mentale su quello che questo “gioco” significa.

Cioè nulla, nel mondo dei videogiochi :) semplicemente perchè non si tratta di un videogioco!

Wii Fit non è uno strumento ludico, è uno strumento per perdere peso e per restare in forma. Tramite qualche esercizio fisico mostrato alla TV e la famosa Balance Board, Nintendo ha deciso di acchiappare quel target che stava cercando di sfuggire al videogioco ma che invece rappresenta la metà della popolazione mondiale: le donne.

Ma per ora, visto che non ci ho messo le mani sopra (in questo caso sarebbe meglio dire i piedi), non voglio criticare. Non avrebbe senso. Vi lascio solo con questa video parodia davvero divertentissima, a patto di capire l’inglese!

Se volete approfondire lo strumento invece, vi consiglio quest’articolo sul blog di Wired. A loro alla fine è piaciuto molto e tra l’altro dicono che funziona benissimo.

Chissà che non diventerò un pro di Wii Fit tra meno di un mese! Tutto tonico!!! :)



RadioGifP.S. Nuovo appuntamento come ogni lunedì sera con “Il Bar dell’eSport e Dintorni”. Anche questa volta appuntamento davvero interessante con tre interviste e la solita simpatia che contraddistingue un luogo di ritrovo come un “baretto”. Sedetevi e fatevi una birra. Dalle 21:30 alle 23:00 su Radio 181 Fragtime.

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