Nonostante si sia ormai giunti al traguardo dei quattro anni dall’esordio della “Next-Gen” (ormai “Actual-Gen”, e tra un po’ “Old-Gen”..), non si è ancora visto nè sentito nulla di concreto riguardo la prossima generazione di hardware che invaderà i nostri salotti e le meraviglie che verranno.
Dove andremo a finire?
Ve lo dico io, o almeno ci provo: non conoscendo Michael Patcher e non essendo un analista del settore ho molta più probabilità di azzeccare una previsione…
Partiamo dalla situazione attuale, e dalla variabile fuori controllo che ha alterato un’evoluzione che stava diventando più invecchiamento che crescita, ovvero Nintendo con la sua macchina fabbrica-soldi, il Wii.
Iwata e soci sanno bene che la maggior parte dei possessori del Wii è composta di fruitori occasionali, che probabilmente proprio con la piccola console bianca per la prima volta si sono avvicinati ad una console, che non hanno ancora la concezione di “generazioni hardware” e che non sentiranno l’esigenza di acquistare una nuova macchina a meno che questa non riesca nuovamente a proporsi come la next big thing, il nuovo feticcio hardware da possedere a prescindere.Nonostante abbiano dimostrato di sapersi muovere in spazi sconosciuti meglio degli altri, Nintendo non è Apple, e non è così scontato che il successore del Wii riesca a guadagnarsi l’attenzione del mondo e a diventare nuovamente un fenomeno di massa, quindi le soluzioni sono due: proporre (ancora) qualcosa di completamente nuovo e dirompente, assumendosi i rischi che questo comporta, o seguire il nuovo solco tracciato finora, approfittando di quanto imparato e guadagnato per aggiustare il tiro.
Una classica sindrome da secondo album, quindi.
Le recenti dichiarazioni di Miyamoto riguardo l’alta definizione lasciano intravedere uno scenario nel quale la casa di Kyoto si muove controcorrente, recuperando il gap tecnologico che ha accumulato rispetto alla concorrenza e al tempo stesso capitalizzando l’ormai avvenuta penetrazione dell’idea di motion control e l’enorme base installata.
In questo senso è chiaro ormai quanto sia divenuta irrinunciabile la retrocompatibilità per garantire un passaggio “morbido” fra le generazioni hardware: poter continuare ad utilizzare i giochi della vecchia macchina induce alla fidelizzazione, e convincere un utente che può riporre senza ripensamenti la propria console in cantina è il primo passo per indurlo ad acquistare la successiva.
Resta comunque la necessità di stuzzicare il pubblico con qualcosa di nuovo, che crei di nuovo quel desiderio compulsivo di possesso che ha fatto la fortuna del Wii. Considerato che è ormai diventata maestra di design e periferiche, è probabile che Nintendo cerchi ancora di partire da questi punti di forza piuttosto che dalla mèra potenza audiovisiva per far presa sulla gente, quindi c’è da aspettarsi un nuovo Wiimote che mantenga, stavolta da subito, eventuali ulteriori promesse di accuratezza e affidabilità, e che elimini i (pochi) difetti stilistici della prima versione, a partire dallo scomodissimo cavo di collegamento col Nunchuck.
Volendo spingersi oltre il confine con le illazioni, escluderei qualunque nuovo accessorio che comporti caschi, visori e quant’altro (il Virtual Boy ancora brucia..), ma si potrebbe pensare all’aggiunta sul telecomando di uno stick analogico o di qualcosa di equivalente ma più avanzato, come un sistema “touch” che senza complicare troppo l’accesso alla periferica (e quindi senza rinnegarne la filosofia) ne ampli nettamente le potenzialità e nel contempo risulti comprensibile e affascinante quanto basta per rendere irrinunciabile l’acquisto da parte di chiunque.
Infine le due facce dell’online.
La fragorosa esplosione del digital delivery sarà il vero motivo per il quale questa settima generazione verrà ricordata (altro che HD..). La vendita tramite i rispettivi negozi online si è rivelata una gallina dalle uova d’oro per Microsoft, Sony e Nintendo forse oltre le più rosee previsioni, ma quest’ultima rispetto alle altre ha pagato la scarsa lungimiranza e l’eccessiva paura verso i dispositivi di memoria di massa: Iwata & co. si sono ottusamente ostinati a vendere giochi su Virtual Console/WiiWare senza fornire il Wii di un hard disk, un’incongruenza che non ha portato vantaggi in termini di lotta alla pirateria (tutt’altro: il Wii è la console più facilmente piratabile dai tempi della Playstation) e ha frustrato ulteriormente l’utenza. Un errore che difficilmente verrà commesso nuovamente, specie viste le taglie sempre più abbondanti dei giochi venduti online.
Anche l’online game è stato definitivamente consacrato da questa generazione divenendo una feature irrinunciabile, e anche sotto questo punto di vista la grande N si è fatta cogliere impreparata, esageratamente titubante nel permettere di giocare in rete liberamente, complice anche un pesante retaggio del passato che la porta ad iper-proteggere i suoi utenti dagli abusi che potrebbero subire giocando con sconosciuti.
Le proteste montanti, il superamento dei limiti imposti dal sistema dei Codici Amico da parte degli sviluppatori esterni e un certo cambio del target d’utenza hanno però ammorbidito la posizione della casa di Kyoto, che nonostante non si dimostri ancora di mentalità del tutto aperta sull’argomento, sta cercando un buon compromesso per garantire connettività e sicurezza al tempo stesso, e la concezione di totale configurabilità che si sta facendo strada anche nel videogame potrebbe essere d’aiuto in questo senso.
La prima profezia di inskindamus:La prossima console Nintendo non sarà una rivoluzione, ma un “Wii 2″ (Wiii? WWii lo escluderei…). Supporterà l’HD e sarà nettamente più potente del primo in termini di grafica e sonoro, pur non mirando a vincere la corsa al poligono e alla texture più definita. Sarà dotata di hard disk per non porre finalmente limiti alle possibilità di dilapidare tutti i nostri risparmi senza alzarci dal divano, e l’online game sarà finalmente libero e disponibile per tutti, ma chi vuole potrà inserire limitazioni per proteggere i propri pargoli o sè stesso da maniaci e maleducati. Il controller sarà ancora un Wiimote, ma perfezionato e potenziato, con la tecnologia del Wii Motion Plus evoluta e inclusa al suo interno e il Nunchuck totalmente wireless, il tutto per far sì che la nuova console sia totalmente retrocompatibile. Infine, il “Wiimote 2″ avrà una nuova, importante feature che ne amplierà le capacità e che fungerà da principale attrattiva, evitando oltretutto che la nuova console venga scambiata per un restyle della Xbox360 con Wiimote al seguito..
Ok, me ne rendo conto, a volte sono troppo fazioso e duro con la grande N.
Però dannazione, è come essere traditi nei sentimenti più intimi. Perchè, vedete, io Nintendo la bistratto perchè la amo, e non mi rassegno a essere escluso dal suo target. Miyamoto non è un game designer, ma IL game designer (ma preferirei tornasse a occuparsi in tutto e per tutto di sviluppo piuttosto che fare l’ambasciatore): con i suoi capolavori sono cresciuto e mi sono fatto un ometto: proprio per questo oggi è per me un grande giorno.
E’ un gran giorno perchè finalmente, dopo tante chiacchiere in proposito, il buon Shigeru apre all’HD e dichiara: “Non penso ci sia nulla di male in una bella grafica, e se fossi un consumatore che ha un HDTV vorrei essere in condizioni di giocare con una bella grafica, anche. E credo che come abbiamo visto aumentare l’indice di diffusione delle HDTV, vedremo i videogiochi ed i giochi Nintendo muoversi di pari passo con l’avanzamento della tecnologia.”
Di certo una dichiarazione del genere, presa così com’è, potrebbe significare ben poco o suonare irridente per chi si aspettava già tempo un avvicinamento a questa direzione.
Pur non essendoci date, scadenze o annunci concreti però, sembra prendere sempre più corpo l’ipotesi di un successore per il Wii un po’ più in linea con le tendenze tecniche del mercato.
Non credo sia necessario ribadire che il comparto tecnico per me (e noi di ITG) viene sempre e comunque dopo le idee e il gameplay, ma è proprio su questo che si è perso il mio atavico allineamento con la casa di Kyoto.
Sono convinto che possa esistere una macchina in grado di soddisfare le esigenze di un pubblico ormai enorme che richiede titoli immediati e coinvolgenti, ma anche di coloro che hanno amato marchi leggendari come Zelda, Mario, Metroid o StarFox e non chiedono altro che di tornare a sognare i mondi meravigliosi creati da Miyamoto o Yokoi.
Meglio ancora se su una mega tv ad alta definizione, s’intende
Project Natal. All’E3 è stato probabilmente la rivelazione dell’anno ma, come ovvio passata l’emozione del primo contatto, sono iniziati a fioccare i dubbi.
Dubbi riguardanti principalmente le reali capacità di una periferica che promette di essere quello che la PS3Eye non è stata, nonchè quel concreto passo avanti che il Wiimote non è ancora riuscito a incarnare, ma ci sono anche domande inerenti questioni annose: può davvero esistere un’alternativa completa e definitiva al controllo via joypad? Qual’è l’effettiva praticità di un “full body motion sensing controller“?
Con questi interrogativi in testa, due giorni dopo la press conference Microsoft, molti addetti stampa e professionisti del settore hanno avuto modo di provare la periferica. Inoltre, molti di più hanno avuto accesso ad una versione sensibilmente migliorata durante il Tokio Game Show concluso pochi giorni fa. In entrambe i casi, la maggior parte dei commenti è stata entusiastica ma anche critica, anche grazie/a causa del Wii.
Sembra paradossale, ma proprio la console che ha stra-vinto la console war basando il proprio appeal su un controller motion sensitive, avendo già mostrato parte dei limiti e dei problemi che possono derivare da un metodo di controllo diverso e attivo, oggi funge da ritardante di fiamma per l’hype di una periferica concettualmente simile.
Da qui le critiche contenute nei succitati hands-on e riferite principalmente ad una delle demo presentate, un hack di Burnout Paradise che consentiva, un po’ come visto nel video mostrato durante la press conference, di guidare tenendo le braccia tese in avanti verso un volante immaginario e spostando avanti e indietro il piede destro.
A prescindere dalle capacità del Natal messe in evidenza da questo dimostrativo (focalizzazione su mani e piedi, precisione del rilevamento, etc.), non c’è stato un solo giornalista che non abbia sottolineato quanto, superato il divertito stupore iniziale, possa essere scomodo controllare un gioco del genere in quel modo.
Ed eccoci al punto: per Microsoft non è importante quanto un sistema di comando senza joypad e tasti possa essere stancante, impreciso o scomodo sul lungo periodo, l’importante è che ci sia. In più giochi possibile.
Nella loro utopica (?) idea originaria probabilmente tutti dovrebbero poter provare un qualunque titolo per Xbox360 senza prendere un joypad in mano ed impararne i controlli: devono potersi sedere e guidare, nel caso di Burnout, per abbattere quella barriera che finora solo Nintendo si è dimostrata in grado di aggirare, ovvero la complessità dell’interfaccia.
La casa di Kyoto ha infatti preferito girare attorno all’ostacolo, mantenendo uno strumento di controllo, ma riportandolo a qualcosa che tutti conoscono (un telecomando), mentre Microsoft, in linea con la sua filosofia tipicamente americana del “bigger & better”, vuole abbatterlo completamente eliminando del tutto il controller e cercando nel contempo di rendere possibile un approccio istantaneo a tutti i titoli del suo catalogo.
Ecco la differenza reale fra le tre esche per casual gamers Natal, Wiimote e PS3Eye (con o senza la PS3Wand..): a prescindere dalle recenti dichiarazioni sull’infattibilità della cosa (ma sappiamo bene che volere è potere, specie a Redmond), nei progetti di Microsoft c’era e probabilmente c’è tutt’ora la volontà di rendere accessibilea chiunque il maggior numero possibile di titoli, vecchi o nuovi che siano.
Il che supera, per ambizione e portata dell’obiettivo, persino il Kind CodeNintendo che, pur se in maniera del tutto differente, mira al medesimo risultato.
Il Project Natal quindi non sembra fatto per “noi”: avendo la possibilità di scegliere, ogni videogiocatore con un minimo di esperienza dopo una breve prova via Natal tornerà inesorabilmente a giocare con il joypad, rispolverando la telecamerona nelle serate con gli amici o qualora ci fosse un gioco (Milomaybe?) che veramente la renda indispensabile.
O forse si tratta invece del più classico uovo di Colombo: qualora mantenesse i suoi propositi di universalità, ci troveremmo infatti di fronte alla piena e definitiva libertà per ognuno di decidere, in funzione di età, esperienza, abilità o persino disabilità (finalmente!), il livello di sforzo, complessità, precisione ed immersione in ognigioco.
E’ proprio questa la vera sfida per il Project Natal: fare in modo che tutti i videogames siano giocabili da tutti, ricongiungendo lo scisma fra casual e hardcore gamers che Nintendo ha creato ma che solo a sprazzi (Mario Kart Wii) si è dimostrata in grado di ricomporre, e che dal canto suo spera di superare definitivamente con il già citato Kind Code.
Riuscirà Microsoft a rubare il sogno di Iwata e Miyamoto?
Finalmente il sogno di tutti i moderni graffitari e di quelli mancati come il sottoscritto si avvera! In Germania è in lavorazione un software per consoleWii che permette di realizzare dei graffiti, tag, disegni, sul proprio televisore come se fosse sul muro di una metropolitana o sulla porta del vostro odiato vicino!
Quando un giovane videogiocatore incontra un semi pensionato del pad come me, deve per forza sorbirsi una serie di noiose dissertazioni sulla bellezza di un antico e pixellosissimo titolo per Atari 2600, su quanto la fantasia supportasse l’immaginazione del giocatore per fargli vedere qualcosa in più di due ignobili sprite in movimento e, dulcis in fundo, su quanto fossero più complessi e “punitivi” i videogiochi dei bei tempi andati.
Come con tutti gli anziani, il consiglio è di avere pazienza, anche perchè una buona metà del discorso è assolutamente reale.
I videogame di una ventina d’anni fa erano davvero letali, forzando i riflessi dei giovani dell’epoca fino a limiti estremi (pensate a Gradius per Nes: conoscete qualcuno che al tempo fosse in grado di superare il livello dell’Isola di Pasqua senza cheat? Per anni sono arrivato sempre là…), oppure sfidando la loro pazienza fino all’intollerabilità (come si trovava il quinto castello nel primo Zelda? Salendo dalla stessa scala 4 volte di seguito? Dannato Miyamoto! Per avere testimonianza di ciò, guardate a 3:39 di questo video.
Insomma, alla pochezza di mezzi tecnici per rappresentare belle varianti di gioco, si aggiungeva anche il fatto che si trattasse di un’epoca di pionieri, in cui c’erano da capire troppe cose: in fondo bastava cambiare colore a un nemico per averne 3-4 diversi…
Evidentemente anche il pubblico era di bocca buona, al punto da considerare questi come elementi fondanti del videogioco come intrattenimento: la critica era estremamente immatura e in fondo a noi bastava davvero poco per divertirci.
I crediti (o continue) spesso erano limitati se non assenti: provate a finire Castlevania per Nes con una sola partita e capirete quanto fosse tosto: a ogni tentativo si arrivava un filino più lontano, ma ogni volta toccava ripartire dal primo livello cercando di non perdere vite stupidamente (non so quante volte ho rifatto il penultimo boss del gioco, la Morte…).
Oggi non è più così, se è vero come vero che titoli come Zelda: The Wind Waker o Super Mario Sunshine sono stati criticati per un’accessibilità e una semplicità eccessiva, capace di scadere ben presto in uno scarso grado di sfida.
Addirittura abbiamo visto Alone in the Dark, che dà la possibilità di saltare capitoli di gioco ostici per tuffarsi direttamente sugli stage più avanzati, in quella che è stata considerata una divisione “da dvd” dell’esperienza.
Se questo porta indubbi vantaggi per chi, preso dal vortice della vita, ha poco tempo da perdere incastrandosi sempre negli stessi punti, è anche vero che svilisce il mezzo ludico: il segreto sia nel dare sempre la possibilità di scegliere se si preferisce restare “old style” o meno.
Questa sembra essere la direzione presa da Nintendo, che introdurrà (per il momento di sicuro c’è solo in New Super Mario Bros Wii) il Kind Code, un vero e proprio aiuto che è possibile selezionare in ogni momento, che prenderà il controllo dell’azione su schermo facendovi superare quella parte che vi stava frustrando da ore.
Una specie di pilota automatico quindi, che cozza con tutto quello che ho sempre pensato riguardo ai finali dei videogiochi come premio per chi si sia imbarcato nel delirio, uscendone alla fine vincitore: mi sembra sempre più netto il divario tra il giocatore estremo, magari solo multiplayer, e quello rilassato, magari poco esperto di salti e palle di fuoco, che ora ha il perfetto strumento per sentirsi bravo e appagato.
Ma il videogame non è nato solo per essere intrattenimento casalingo: per anni è stato sfida all’ultimo punto nei coin op di tutto il mondo, o scontro all’ultimo sangue con un amico per chi fosse capace di arrivare più lontano…
Erano altri tempi, ma il vecchietto ludico che è in me prova una certa nostalgia…
Sbalorditivo. E’ un rumor ma pare abbastanza accreditato.
La console casalinga sarebbe una nuova versione con Hard Disk e alta definizione (HDMI). Permetterà di scaricare i giochi o altro e di leggere contenuti video da DVD (non è specificato se in alta definizione, significherebbe in Blu Ray). Tutte cose che la concorrenza fa già e Wii no.
Ma ora che la concorrenza imita l’azienda di Kyoto nel sensore di movimento… Nintendo deve correre ai ripari?
Il portatile invece sarebbe tre volte più potente e molto più multimediale (come il DSi).
Non ho parole, come commento un fatto simile? Siamo già arrivati nella nuova generazione? Oppure saranno semplicemente evoluzioni dei vecchi modelli (più probabile per la Wii, meno per DS)? Stravolgeranno il parco giochi incredibile delle macchine Nintendo (cioè, usciranno giochi che richiederanno Wii 2 o DS 2.0 per girare)?
Miyamoto per ora nega tutto, per lui l’importante sono i giochi e su quelli si sta concentrando Nintendo.
E al grido di “Questa generazione di console durerà dieci anni“, noi tutti ridiamo
E’ fantastico vedere i loro visi felici, anzi addirittura impazziti di gioia, per il ricevimento del regalo con la R maiuscola. L’oggetto più desiderato dell’universo, videoludico e non, una console Nintendo Wii.
Vedere questo video mi mette tenerezza, mi fa ricordare quando ero bambino io e quanta era la meraviglia ad ogni nuovo pacchetto ad ogni nuovo gioco ad ogni nuova esperienza.
In verità, grazie ai videogiochi, mi sento sempre un po’ bambino e nonostante io sia catturato nel consumismo più totale e al momento abbia tutto quanto io possa desiderare, a livello di oggetti, ogni volta che scarto un nuovo gioco sono contento come un infante. La sensazione dura pochi secondi, lo ammetto, e poi vengo preso dall’hype per il prossimo pacco da scartare piuttosto che godermi quello attuale (lo so, faccio schifo ). Certo quanto affermato non può funzionare con una nuova console, perchè non è che ce ne siano poi molte da comprare… o no?
Il 7 Dicembre 2006, ormai più di due anni fa, io stavo tornando a casa da un negozio della grande distribuzione con in mano proprio la mia Nintendo Wii, comprata al Day One italiano insieme a Fucktotum. Mentre tornavo, sul grande raccordo anulare, ho fatto un incidente che ha coinvolto 4 macchine, tra l’altro per colpa mia. Ho tamponato la macchina davanti. Quel giorno ho dovuto dire addio alla mia macchina, una punto verde, a cui ero sinceramente affezionato… ma avevo a casa una Nintendo Wii appena uscita. Sapete cosa poteva significare per uno come me?
Per chi non mi conoscesse io non sono mai stato attratto, o quantomeno poco attratto, dal mondo console negli ultimi tempi. La mia carriera da netgamer mi ha impedito totalmente di seguire le console. Avevo un NES, da piccolo. Ma da quando ho scoperto il gaming su PC (anzi, da quando ho scoperto che i videogiochi PC erano più adatti a me), ho ritenuto che una console in casa fosse “di troppo”. Non ho mai avuto una PS1, per esempio ed ho saltato quella generazione, recuperando con l’acquisto di un GameCube (comprato, tra l’altro, col primo stipendio della mia vita, guadagnato con gli articoli per Giochi per il Mio Computer).
I più furbi di voi avranno notatao che ho citato solo console Nintendo… ed è proprio così che è andata. Io sono da sempre stato un “nintendaro”: ho sempre ritenuto le loro console le migliori per i videogiochi ed ho sempre ritenuto i loro giochi i più belli per i videgiocatori! Sempre e comunque, per me, Nintendo vorrà dire videogioco.
E allora perchè ora mi ritrovo con la Wii che prende polvere e l’Xbox 360 che sta fondendo per quanto ci gioco?
Volete sapere cosa è successo da quel fatidico 7 Dicembre? Semplice. Sono tornato a casa, abbastanza incazzato direi, e ho cominciato a giocare a Zelda Twilight Princess, Wii Play e WiiSports. Il primo l’ho finito in una mesata, il secondo e il terzo, signori cari, mi hanno stancato dopo pochissime partite. Con pochissime intendo dire davvero che le partite che io ho fatto al tennis del Wii si possono contare sulle dita di due mani o quasi. Ho giocato con mio padre, mia madre, mia sorella. Bello per carità. Divertente ed emozionante come non mai, forse… ma loro non è che hanno detto: “ammazza bello da adesso in poi sessioni di multi ogni giorno”. E’ stata una parentesi, che posso riaprire quando mi va grazie a Wii, ma che ora è chiusa. Per il resto cosa rimane? Rimane che io non mi sono divertito con Wii e continuo a scoprirmi fanatico dei giochi che escono su altre console mentre quelli per la macchina Nintendo mi sembrano, al limite, bambinate.
E come abbiamo iniziato finiamo: bambinate. Era tanto che volevo scrivere questo post ma ad oggi, 12 Febbraio 2009, penso che la console Nintendo non sia assolutamente adatto ad un adulto, quasi trentunenne, come me, amante del divertimento elettronico. Soprattutto se si è magri e WiiFit non è indispensabile No, scherzo, indipendetemente da questo, il Wii non è la mia console, così come la TV non è il mio media.
Mi spiace dirlo, ma c’era qualcosa di sinistro in quell’incidente, in quella delusione nel giorno più splendente. C’era qualcosa che non quadrava ed ora, questo puzzle, purtroppo mi sembra proprio mancante di un pezzo. Il mio cuore, pulsante per Mario, Yoshi, Pikmin e tutti gli altri eroi di Miyamoto, si incastra perfettamente nell’intrattenimento offerto da altri.
Nintendi, il nostro matrimonio è davvero finito?
Forse dentro di me ti amo ancora… ma dammi un segno altrimenti chiedo il divorzio!
Oggi arte ispirata ai videogiochi. Un bel video musicale “one man show”.
Direttamente dal blog di Super Toad, nostro affezionato lettore, una versione “unplugged” dell’opening, per Game Cube, del suggestivo Zelda: The Wind Waker, uno dei capitoli più originali dell’infinita saga di Miyamoto sulla principessa più amata dai videogiocatori.
Almeno i fan delle console Nintendo.
O preferite quella che si fa rapire in Ghost’n'Goblins? Sempre che sia di sangue blu…
L’industria dei videogiochi, si sa, è molto più creativa di quella del cinema o dell’editoria dove per trovare un’idea nuova bisogna veramente cercarla col lumicino.
Da noi, già Little Big Planet (nonostante il suo insuccesso di pubblico) è la punta di un gigantesco iceberg di un mondo di videogiochi nuovi, innovativi e completamente fuori di testa. So che non mi credete… perchè voi non li giocate questi titoli. Molti non raggiungono infatti gli scaffali ma vengono distribuiti come digital delivery (Braid, The Pit, Geometry Wars… e la lista può continuare). Sono videogiochi non per tutti, non “mainstream“, ma esistono, fidatevi.
Oppure sono giochi non giochi per Nintendo DS, come nel caso di oggi. Treasure Troves, letteralmente significa caccia al tesoro. In sviluppo presso gli studi di Aspyr, una software house creatrice di qualche titolo educativo e specializzata in porting (soprattutto per la conversione di Cod 4 per Mac, questo titolo è una totale pazzia: vediamo se la pensate anche voi come me.
Si tratta di una specie di caccia al tesoro “umana” e reale, dove il portatile della casa di Kyoto funziona solo per mantenere traccia degli oggetti accumulati, scambiarli e soprattutto per trovare i tesori. In pratica l’input del gioco sono i sistemi di rete wireless che si trovano nei pressi del proprio Nintendo DS. A seconda delle varie reti incontrate (reti di grandezza cittadina o private), il DS genera degli oggetti da trovare nei dintorni, reali e crea una mappa con la quale collezionare i vari trofei. A seconda del tipo di oggetto riscontrato, che cambia da rete a rete, emette un certo tipo di suoni. Quindi si può “giocare” anche con la console in tasca, senza guardarla o interagirci.
In pratica quando dovete andare in giro a piedi o avete voglia di fare una passeggiata, potrebbe essere un ottimo diversivo per ingannare noie e attese, se funzionerà a dovere. Oppure per metterci palesemente di più. Ovviamente i programmatori promettono rete online, scambio di oggetti e “multiplayer”, anche se questa parola in questo caso mi sembra davvero riduttiva. In fondo se si giocasse da soli ad una caccia al tesoro… che caccia al tesoro sarebbe?
Non si sa ancora data di uscita e neanche se il progetto sarà portato a termine. Così come non si sa minimamente se questo gioco sarà fico o la classica grande idea senza gran divertimento.
Una cosa è certa: se i giochi si valutassero solo per l’innovazione, Treasure Troves sarebbe un capolavoro.
Eccomi qua, con un post tanto atteso (almeno da me che non vedevo l’ora di condividere alcune foto del mio viaggio negli States con voi) che parla di vacanze.
Sigh, vacanze? Wow non potevo scegliere un argomento più fastidioso: siamo tutti tornati e al lavoro in un modo o nell’altro. Chi all’università, chi in una redazione, chi in un call center. Io ho lasciato un paese davvero traboccante di paradossi e ambiguità, eppure davvero affascinante. Un paese comunque che non tratta più i videogiochi come un passatempo da ragazzini. Alcuni di questi scatti spero che lo dimostrino; clikkate sul thumbnail per ingrandire le immagini.
Buona visione.
A sinitra cominciamo con il Nintendo Store, con una vista da fuori. Ovviamente siamo a New York, e anche se so benissimo che questo punto vendita della più grande casa di videogiochi al mondo (almeno per storia) sarà nulla in confronto a quelli giapponesi, io sono comunque tornato bambino al suo interno.
A destra vedete il suo interno. Sfarzoso e colorato. La leggenda vuole che AKirA, noto spendaccione da secoli attratto dalla possibilità di comprare gadget e magliette Nintendo in un posto simile, non sia riuscito a spendere NEMMENO UN DOLLARO all’interno del negozio. I saggi narrano che pur di portarsi a casa qualcosa ha provato a indossare una maglietta, fichissima, ma per sole donne. Dopo essersi reso conto dell’errore ha chiesto al commesso “e se prendo una Large da donna?”.
Alla vostra sinistra e destra in questo paragrafo una serie di immagini rappresentative della Nintendo, questa volta puramente videoludiche. Si tratta di reperti storici, come i Famicom, oppure di qualcosa di mai visto prima: un Game Boy autografato da Shigeru Miyamoto, che tra un po’ diventerà il nuovo Walt Disney nei negozi di questo tipo.
Fantastico il robottino che fungeva da joypad così come storici ci sono tutte le console Nintendo o quasi nelle apposite teche. Ovviamente nulla di tutto ciò era in vendita e anche questo ha contribuito ad accrescere la leggenda di AKirA, il Nintendo Store e il suo portafoglio.
Insomma una baracconata statunitense, se vogliamo, ma con quel pizzico di sensibilità tutta nipponica. C’erano apposite aree per famiglie dove bimbi e genitori potevano divertirsi con gli ultimi titoli Nintendo e uno spettacolare “interfono” col mondo dei funghi. Un monitor, dove c’erano i personaggi Nintendo che interagivano con chi voleva rivolgergli la parola tra i giovani presenti. Nel suo piccolo una Disneyland dei videogiochi.
Piccola interruzione pubblicitaria, cioè non videoludica: ho avvistato Micth di Bay Watch, nonchè il fantastico possessore di Super Car (sinistra)!!! So che non è videoludico ma dovevo farvi vedere la foto con una star planetaria no? Ecco David Hasselhoff! Inoltre ho messo le mani su Windows Surface, letteralmente. Vedere per credere (destra)! Le location sono San Francisco e Los Angeles, rispettivamente. Torniamo a noi, dopo una nuova occhiata all’immagine di apertura, che raffigura il grattacielo della Metlife a new york, passiamo a GTA, Grand Theft Auto 4. Ovvio il rimando alla grande mela riprodotta in Liberty City, che ha un grattacielo simile con scritto GetaLife, fatti una vita. La foto voleva solo dimostrare che beh… esiste davvero ed è identico, così come tutta la città. Ho fatto una scarrozzata virtuale appena tornato dal mio viaggio ed è stata un’esperienza mistica! Ma di GTA ho altro da mostrarvi: a sinistra avete Times Square, quale è la pubblicità più grande? A destra invece avete Williamsburg, quartiere alternativo di New York. C’è un murales a tema GTA! Bellissimo! Una manovra commerciale di guerrilla marketing, probabilmente, fatto sta che a Roma non l’ho visto mai. Certo il modello sul murales ha però una maglietta ancora più fica del disegno però…
Ultimo ma non meno importante, un omaggio ad un amico. Un campione e un grande esperto di videogiochi d’oltre oceano. Ora telecronista delle Championship Gaming Series. Mi ha detto che da quando lo show è cominciato i ragazzi cominciano a riconoscerlo per strada. Vivendo a Los Angeles non è certo il solo, ma deve essere una bella sensazione iniziare a fare telecronache di Quake per passione ed arrivare a farlo per mestiere, diventando famosi. Mestiere che riesce a mantenerlo una persona fantastica: umile buona e rispettosa. Ma soprattutto mestiere che gli permette di crescere un figlio da tre anni avendone 31. Ve l’ho detto che era il paese delle opportunità videoludiche.
Se c’è un aspetto indiscutibile riguardo all’E3 è che, nonostante mantenga sempre un fascino notevole, non è più la più importante sede in cui vengono presentati i nuovi giochi.
Non più tardi di oggi Miyamoto ha confidato che non ritiene (e quindi Nintendo con lui) che la fiera di Los Angeles sia la sede più adatta per mostrare i core games, cioè i giochi fondamentali per il suo pubblico più fedele.
Ciò non toglie che in questa settimana ne abbiamo viste delle belle: oggi anzichè disquisire di vittorie e sconfitte, console war o dati di vendita, cercheremo di dare uno sguardo d’insieme ai titoli più interessanti che vedremo di qui a breve.
Innanzitutto abbiamo quei giochi che occorre definire “per molti ma non per tutti“, nel senso che pur essendo multipiattaforma non approderanno sui lidi di una o più delle macchine principali.
Menzione d’onore dunque per Final Fantasy XIII, perchè è ovvio che si tratti di un titolo pesante per sua gloriosa storia, ma che è anche chiamato ad ogni uscita a far gridare al miracolo. Square Enix sembra assolutamente in grado di raccogliere questa sfida, sfornando di sicuro un prodotto eccellente.
Come dubito che fallirà Capcom, che ha mostrato al mondo in versione giocabile Resident Evil 5. Graficamente spaventoso e con la straordinaria novità del cooperativo: per il resto sembra di trovarsi di fronte a una versione super potenziata del quarto episodio. Restando su questi lidi, cresce bene il progetto Street Figher IV: abbiamo ormai visto quasi tutto, manca solo l’occasione di provarlo perchè sembra super giocabile e particolarmente gradevole dal punto di vista estetico.
Di Fallout 3 ho quasi paura di parlare, per paura che il minimo sussurro me lo mandi in frantumi: lo sogno da anni, l’ho visto in forma smagliante, non vedo l’ora di giocarlo e rigiocarlo.
Arriviamo così al gioco con la data d’uscita più vicina, cioè Dead Space: lo abbiamo visto crescere nei mesi e quanto mostrato in settimana fa ben sperare per Halloween (la data d’uscita ufficiale). Una grande ambientazione e un’innovativa tecnica di affrontare le creature che ci si pareranno davanti sembrano i suoi punti di forza mentre gli unici rischi derivano dagli enigmi, croce e delizia dei survival horror.
Rise of the Argonauts è un action Rpg “alla moda”, tutto sta nel capire quanto sarà approfondito il sistema di combattimento, dato che il fascino della sua ambientazione mitologica è innegabile. In ultimo mi aspetto tantissimo da Dragon Age:Origins, innanzitutto perchè Bioware non fallisce mai un colpo, secondo poi perchè è inevitabile paragonare quanto visto a uno dei più grandi successi della software house, cioè Baldur’s Gate. Sembra proprio che il sistema di combattimento sia un avanzamento sulla retta tracciata da quel mitico titolo, con la possibilità di mettere in pausa per valutare le strategie da adottare. Il tutto in un ricco mondo fantasy come copione impone.
Passando alla sponda Pc, buone notizie per i fan di Dawn Of War: il seguito è stato mostrato e sembra davvero migliore rispetto al predecessore, con l’unico limite della spada di Damocle di Starcraft 2 a incombere sul suo futuro (soprattutto pensando al multiplayer): qualche limatura al gameplay e un’impostazione leggermente modificata, basata più su piccole squadre che su una guerra totale.
Per il resto è ovvio che anche in quest’anno spopoleranno l’espansione di World of Warcraft e, almeno secondo il mio punto di vista, anche Spore, titolo destinato probabilmente a scatenare una mania collettiva simile a quella per i Sims.
I possessori di XBox 360 hanno di che stare tranquilli grazie a Peter Molyneux e al suo Fable 2: gioco molto ambizioso ma che ormai è pronto all’uscita. Se i difetti del primo capitolo (che erano stati tutti creati dalle eccessive aspettative e dai proclami di Lionhead) saranno limitati, questo è un Rpg davvero interessante.
Nota a margine per il piccolo Geometry Wars 2 che, dopo il vero e proprio miracolo del primo, torna a stupirci col suo cooperativo a 4 giocatori contemporanei: uno stillicidio per gli occhi ma assolutamente imperdibile.
Tutto l’hype per Sony era concentrato sulle sorprese, invece la nota migliore arriva da Little Big Planet. Ancora le sue dinamiche sono poco chiare, ma anche qui vale quanto detto per Spore: dare agli utenti finali l’occasione di creare i propri livelli di gioco e condividerli col mondo potrebbe essere una mossa davvero vincente perchè il titolo è bellissimo , il protagonista è già un classico e promette un’eternità di modifiche. Uno dei migliori titoli visti all’E3.
Strano a dirsi, ma entrambi gli altri titoli attesi erano fps: Killzone 2 è graficamente spaventoso, ma l’aver mostrato il ricco multiplayer può essere indice di ritardi nello sviluppo per un gioco mostrato la prima volta a Los Angeles nel 2005. L’altro è Resistance 2, che deve andare assolutamente al di là di quanto fatto vedere dal diretto predecessore. E’ comunque zeppo di potenzialità, sperando che non si finisca per poi buttarlo subito in un angolo.
Chiudiamo con Nintendo che, come detto sopra, rinuncia a mostrare titoli complessi in favore di una line up molto particolare. Wii Music non può essere ritenuto un rivale per Guitar Hero o Rock Band, prechè non ne ha le pretese: vuole semplicemente essere un gioco immediato e divertente per piccoli gruppi di persone, ma se non dovesse avere una set list accuratamente scelta rischia di fallire. Wii Sport Resort si impone il fine di superare i clamorosi limiti di Wii Sport, soprattutto grazie al multi online che dovrebbe supportarne la longevità: tutto sta nello scegliere accuratamente le discipline, perchè il lancio del freesbee al cane non è proprio il massimo (ed è già previsto!).
In ultimo un titolo che ho amato molto, cioè Animal Crossing per Wii: qualche anno fa poteva anche essere innovativo, purtroppo ora la maggior parte delle attività possibili è stato introdotto in svariati MMORPG, il rischio quindi è di essere un po’ schiacciato da un’agguerrita concorrenza, soprattutto perchè ormai siamo al terzo episodio e sembra sempre di trovarsi di fronte a un mero upgrade.
Interrompiamo qui il discorso, già sapendo che di progetti e giochi di cui parlare ne avremmo ancora a decine: non scordatevi però che tra un mesetto scatta la Games Convention e anche in quella sede avremo di che rifarci gli occhi!
La conferenza stampa di Nintendo (riferitami da Peppe, che ringrazio, e poi vista sui video del sito ufficiale www.e3expo.com), contrariamente a quella Microsoft di ieri e a quella Sony, tenutasi poco dopo (ne parliamo domani) ha inequivocabilmente dimostrato un fatto: Nintendo ha vinto.
Tutto il tono del discorso, attenzione sto parlando quindi della forma non della sostanza, faceva trasparire un’evidente “superiorità” territoriale e quindi ho notato poca voglia di far scrivere fiumi di inchiostro a blogger come me o alle riviste specializzate. In fondo, parliamoci chiaro, la casa di Kyoto prima del Nintendo DSera data per spacciata. Vendeva solo il GameBoy, mentre il suo Gamecube era semisconosciuto (non scherzo quanta gente conoscete che l’abbia posseduto anzichè avere una PS2?). Eppure in questa generazione ha speso meno dei suoi diretti concorrenti ed ha venduto il doppio, guadagnando molto di più. Wii e DS sono due prodotti che hanno totalmente fatto breccia in un mercato inseguito costantemente da Sony, ma mai raggiunto a forza di Eye Toy: sto parlando di coloro che non hanno mai videogiocato.
Prodotti come Brain Training o Wii Sports, hanno messo insieme giovani e anziani; Super Mario Galaxy ha dimostrato che la voglia di tenersi i fan ci sarebbe ancora. I risultati in comunicazione, comunque emblematici, dovuti ad un prezzo davvero competitivo dato a Wii, hanno creato un corto circuito in un mercato casalingo letteralmente dominato da PS2 dando ragione, per una volta nella storia, a chi ha avuto il coraggio di innovare. E questi risultati si vedono ad occhio nudo: quanti spot in televisione di giochi per Wii avete visto?
Adesso Nintendo non può permettersi di aspettare le mosse degli avversari, quindi continua a proporre a modo suo novità eclatanti. Animal Crossing per Wii promette già faville sul settore dell’online (qui potete vederlo), mentre ciò che state osservando, cioè Wii Music, arriva in un momento importantissimo per i giochi musicali e può raccogliere seneramente un’eredità difficile perchè è fatto bene.
L’annuncio del nuovo “sensorino”, come mi piace chiamarlo (il Wii Motion Plus), è comunque una ciliegina sulla torta e forse chiuderà la bocca a chi ha criticato Wii per i suoi controlli spacciati come rivoluzionari ma comunque non precisi (vedere per credere).
Ora però voglio tornare all’inizio del mio discorso: tutto quanto mostrato in questo attesissimo palconscenico dell’E3 2008, mi sembra comunque un “compitino” per chi ha rivoluzionato il mercato dei videogiochi. Non c’è stata la voglia di mostrare neanche un titolone per noi hardcore gamer; mi sarei aspettato almeno un nuovo uso della pedana Wii Fit unito ai normali Wii Mote e Nunchuck o qualche periferica davvero mai vista, invece nulla. Io in questo vedo l’aria di chi ha vinto e la dimostrazione viene dalla lunga disanima dei dati mondiali di vendite che vedono il Wii superare tutta la concorrenza, per non parlare delle copie di Nintendo DS sparse per il globo.
Insomma Nintendo; i tuoi fan vogliono che ti ricordi di loro. Vogliono giocare le innovazioni formali ma anche quelle stilistiche che vengono dalla “penna” di Miyamoto & co. I tuoi fan vogliono che tu sappia osare non solo nel casual, ma anche nel santuario dell’hardcore. Non ci bastano 3 giochi in un anno. Noi ti abbiamo sostenuto per anni, ora tu ricordati di noi!
Forse siamo troppo esigenti? Da chi ha creato Mario, chiedere di meno, sarebbe un delitto.