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Un’invasione di zombie… su Google Maps [video trailer]


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Quante tempo abbiamo passato esplorando in lungo e in largo Google Maps, per vedere la nostra casa, il nostro quartiere, o magari per cercare una via a noi sconosciuta. Ebbene, tra un po’ potremo fare una cosa che ormai va molto di moda nel mondo videoludico, ovvero, fermare l’ennesima massa di zombie assetati di cervello umano!

Il gioco è sviluppato dai ragazzi di Binary Space Games e dubito che lo avremo a disposizione per la fine dell’anno, l’idea comunque di usare Google Maps è molto carina, purtroppo a quanto pare si potrà giocare solo in un pezzo di mappa di Washington DC, ma pensate se fosse possibile usare il mondo intero!!!

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E se Starcraft 2 fallisse? [Column]


Il mondo è cambiato. Quello del multiplayer online, anche. L’erosione di giocatori, costante e inarrestabile, ha ormai ridotto le community a sparuti gruppi di gioco. Molti generi, un tempo punte di diamante del netgaming, stanno letteralmente sparendo. Le console di ultima generazione sono troppo “avanti” e i giocatori l’hanno capito e si stanno spostando in massa: Call of Duty 4, ha molti più giocatori su Xbox Live che su PC, nonostante tornei ed eventi siano quasi esclusivamente giocati sulla storica piattaforma dotata di mouse e tastiera.

Gli RTS, d’altro canto, sono praticamente spariti; questo il quadro desolante, ma realistico, che raffigura una natura morta di giochi multiplayer senza giocatori, soprattutto in Italia. Ma non pensate che all’estero la situazione sia tanto migliore, anzi: se si escludono le due “isole felici”, Germania e Corea del Sud, le vendite di videogiochi per PC sono in costante diminuzione e rappresentano ormai una nicchia nel gigantesco mercato dell’industria videoludica.

E il netgaming ne soffre: i tornei sono sempre più rari anche passate le alpi e addirittura le Championship Gaming Series, una trasmissione televisiva statunitense dedicata alle sfide di videogiochi professionistiche, hanno chiuso i battenti. A parole, i manager delle società che orbitano intorno al business degli Sport Elettronici, hanno dichiarato che il settore esploderà nei prossimi due anni: eppure i fatti sembrerebbero dimostrare il contrario. In fondo un tale settore non esiste senza tornei, ma ovviamente non ci sono tornei senza giocatori e non ci sono giocatori senza il settore. Un cane che si sta distruggendo la coda.

Tuttavia, una luce alla fine del tunnel, c’è: l’accenderà prima o poi la mano di BlizzardEntertainment e il suo nome è Starcraft 2. L’attesissimo seguito dell’RTS, divenuto ufficialmente sport e trasformato in spettacolo mediatico in Corea del Sud, potrebbe sedersi a questo tavolo con un poker d’assi servito: un punto davvero impossibile da battere se ben giocato. Blizzard sta facendo crescere l’hype a dismisura e sta puntando in maniera evidente sugli aspetti multiplayer della produzione: gli stessi che hanno reso il primo Starcraft uno dei videogiochi più importanti del mondo a cui, ancora adesso, milioni di persone stanno giocando. Ad esempio, per testare Starcraft 2 sono stati chiamati i più importanti pro-gamer (giocatori professionisti) mondiali, coreani e non: Blizzard vuole uscire con un prodotto praticamente perfetto già dalla prima release, un gioco che coinvolga da subito gli utenti a giocare in multiplayer grazie al Blizzcast (un servizio di TV, in game, per vedere le partite) o alla nuova Battle.net, dove sarà possibile organizzare tornei con premi in denaro.

Ovviamente la risposta degli appassionati, per ora, è adorante: Starcraft 2 è atteso come la manna dal cielo, come la fine di tutte le sofferenze, come il titolo che può, a ragion veduta, far tornare la passione per il netgaming all’entusiasmo iniziale. Su internet è considerato l’unico modo per riunire e rinforzare tutte le community appassionate di strategia e non solo; se il supporto sarà rilevante, Starcraft 2 ha le carte in regola per rapire giocatori dagli altri campi “competitivi”: FPS, sportivi e, perché no, anche strappare dal “sonno” delle loro vite virtuali molti giocatori di MMORPG in giro per la rete.

Per molti questa non è una speranza, bensì una sicurezza: Starcraft 2, quando uscirà, sarà in grado di fare il miracolo della moltiplicazione dei giocatori. All’estero, dove la scena è molto più sviluppata, molti osservatori pensano addirittura che questo titolo possa portare il “competitive gaming” fino al livello coreano. Le aspettative per un videogioco non sono mai state così alte!

Legittimo a questo punto domandarsi: e se Blizzard avesse in mano un bluff e non un poker? E se il gioco dovesse rivelarsi poco più che buono a livello mondiale? E se le sue mirabolanti caratteristiche fossero comunque insufficienti per riportare migliaia di persone ai Lan party? In definitiva: e se Starcraft 2 dovesse fallire? Ovviamente per chi vi scrive questo scenario è alquanto improbabile: conoscendo Blizzard Entertainment, altrimenti detta, “noi-programmiamo-solo-capolavori-e-cambiamo-il-mondo-dei-videogiochi-ad-ogni-titolo-come-con-WOW”, credo sia lecito attendersi che le aspettative siano soddisfatte.

Ma soprattutto non penso che sia davvero importante un titolo, per far sbocciare gli sport elettronici in occidente: a mio avviso ci penseranno le console di nuova generazione, quando troveranno qualcuno disposto ad incanalare il loro enorme potenziale di pubblico. E se non sarà così, probabilmente il tempo darà una grossa mano al settore, aiutando la sinergia tra sviluppatori, sponsor, investitori e giocatori già in atto da anni.

Allo stesso modo però sono convinto che Starcraft 2 potrebbe essere l’Unico Anello per aiutarli tutti e nella luce farli risplendere. Una magia tecnologica degna di Gandalf che porterà una massa di nuovi giocatori e ricompatterà quelli esistenti, garantendo un ringiovanimento generale al settore. Speriamo  a questo punto che la magia non porti in grembo qualche “maledizione”; in fondo questi anelli magici, si sa, a volte funzionano male nonostante le garanzie.

Da Game Pro 19 di Febbraio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Adotta un Katamari [recensione Beautiful Katamari]!


La vita si sa, procede a botte di culo.

Alcune piccole, altre un pochino più grandi: una delle più recenti mi ha portato all’acquisto (per 30 euro) di due giochi assai diversi. Il primo è l’affare più roboante della storia dei videogiochi, cioè l’Orange Box. Il secondo, preso perchè ne avevo sentito parlare molto bene ai tempi delle varie release per PS2 (e PSP), è un gioiellino che aiuterà il Nintendaro che è in me, ostaggio (volontario) di Microsoft, a lenire un pochino l’ansia da tradimento.

Si chiama Beautiful Katamari ed è un giochino assolutamente folle, a partire dalla trama: il Re di Tutte le Galassie sta giocando a tennis con la moglie e il figlio ma, eccessivamente preso dalla partita, effettua un devastante super-servizio, tanto potente da far schizzare in cielo la pallina e creare un enorme buco nero che inizia a risucchiare tutto il creato!

Una vera emergenza che solo il Principe, munito di sfera Katamari, potrà riparare: ma cosa diavolo è un Katamari? Sostanzialmente è una sfera capace di raccogliere su se stessa tutti gli oggetti più piccoli di lei: esponenzialmente quindi all’aumentare del suo diametro aumenteranno anche le dimensioni degli oggetti che potrà portar via con sè fino…all’infinito ed oltre!

Si, il gameplay è tutto qui: il Re ordina la ricostruzione di un determinato pianeta e il Principe dovrà rotolare per la città cercando di raccogliere quanti più oggetti possibili entro un tempo limite.
Ovviamente la natura del pianeta (ghiacciato, caldo, coperto d’acqua) influenzerà la scelta di che cosa raccogliere: per ricreare Saturno ad esempio, il nostro minuscolo eroe dovrà prodigarsi nella caccia di oggetti rotondi, restituendo al cosmo gli anelli più celebri del creato, così come tutto quanto dà energia (macchine, stazioni petrolifere etc..) contribuirà a dare vigore all’energia del nuovo Sole.
Completata una richiesta, sarà possibile tentare i time attack, con tanto di leaderboard online.

Troppo semplicistico?

Non credo proprio. Gli oggetti da raccogliere sono letteralmente migliaia, la difficoltà vera, oltre che dal tempo che scorre è data anche dalla voglia di riuscire a catturare gli oggetti più grossi: se la prima sfida sarà data dall’includere le case nel vostro Katamari, crescendo ancora vedrete che non c’è (quasi) limite a quanto potete portare con voi.

Negli ultimi stage scoprirete che è possibile diventare talmente grossi da rotolare attorno alla Terra, strappando città e continenti dalla crosta terreste!

Un gioco ipnotico, colorato e al 100% nipponico: tutto l’immaginario culturale giapponese è presente nella grande città in cui si svolgono le avventure del Principe, ad ogni angolo c’è una bizzarra scenetta tutta da gustare (uomini che inseguono salmoni, ballerine che danzano sull’acqua, gli oni, le piovre, Godzilla, i Power Rangers, l’Uomo Tigre…addirittura il pianeta del Piccolo Pricipe!), insomma vi verrà strappato più di un sorriso mentre sarete tutti concentrati nel tentativo di diventare immensi.

La gestione della crescita del Katamari in termini tecnici è stata molto intelligente: per far capire che la scala di riferimento cambia, c’è uno zoom out della telecamera che cambia l’inquadratura, allargandola. Avremo quindi oggetti grandi, che poco prima rappresentavano un ostacolo al nostro cammino, che diventano più piccoli, fino a scomparire quando sarete così tanto enormi da ignorare le case o le montagne.

Certo, al primo impatto tecnicamente non fa gridare al miracolo: qui sta a voi decidere se giocate per divertirvi o per stupire gli amici con una super grafica. Più di una medaglia al merito va data alla colonna sonora, irrimediabilmente j-pop, che vi entrerà in testa con le sue melodie e ritornelli allegri: io non amo il genere, ma ogni volta la mia testa viene crivellata da sonorità tanto leggere da non potermene più liberare.

Ampiamente rigiocabile (anche solo per cercare di raccogliere tutti gli oggetti possibili), persino in multi (cooperativo e competitivo, anche su Xbox Live), divertente e altamente additivo, rappresenta un titolo adatto a qualsiasi tipo di giocatore che abbia abbastanza irriverenza verso il mondo dei videogiochi da far prevalere la gioia di giocare sulle tante seghe mentali tecniche che ci affliggono da quando il medium esiste.

Io vi sfido a provarlo, voi sappiatemi dire!

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La crisi del netgaming e il futuro degli Sport Elettronici


Foto Master

Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.

Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.

Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.

Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.

Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).

Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.

Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.

Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.

Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.

Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.

Un quadro desolante, vero?

C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui  tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”.  Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.

MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.

Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!

Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.

Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.

E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.

Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.

E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.

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Strangers in Paradise, documentario su Second Life


Strangers in Paradise

Non considero Second Life un videogioco e, più grave forse per chi se ne interessa, lo considero una grossa bolla di sapone.

Cioè non lo considero un successo, un mondo virtuale popolato, con milioni di utenti. E’ solo una questione mediatica: Second Life è stato spinto perchè tutti possono capirlo ed è “trasversale”. World of Warcraft, che è una rivoluzione sociale, economica e culturale 10 (probabilmente 100…) volte più grande, è ambientato in un mondo fantasy ed è quindi meno considerato dalla stampa generalista e meno citato.

Sarebbe invece giusto analizzare entrambi sotto la stessa lente di ingrandimento, quella socio culturale appunto, per capire come sta cambiando la società di tutti i giorni grazie ai MMORPG o ai presunti tali. In tal proposito, ovviamente, sempre meglio farsi guidare da chi ne sa di più. Ecco perchè questo “Strangers in Paradise” mi ha colpito molto e l’ho visto in tutta la sua lunghezza (circa 40 minuti) perchè, nonostante io pensi di saperne molto di più sull’argomento grazie alla mia esperienza personale piuttosto che un giornalista della stampa o TV “normale” (cioè non appassionato di videogiochi), di discorsi socio/culturali ne posso affrontare pochi (sono anche laureato in tutt’altro … quindi neanche a dire che l’avessi studiata, Sociologia).

Grazie al documentario di CBC, che potete vedere semplicemente clikkando sull’immagine qui sopra, mi sono fatto quindi un’idea di questa umanità malata e traviata da strumenti simili che ormai somigliano più a semplici tool di marketing piuttosto che a reali divertimenti. In particolare mi ha colpito molto, delle varie storie raccontate, la prima.

C’è una famiglia americana in cui, stranamente, è la madre ad essere “catturata” in una seconda vita virtuale e per questo motivo trascura totalmente la sua casa, le sue figlie, suo marito (che nonostante tutto, la ama). Molto triste. Questo perchè? Perchè “gioca” (virgolette necessarie) a Second Life. Un non-gioco dove puoi essere chi vuoi: costrusci un bell’avatar, diverso da te o somigliante, e inserisci nello stesso una parte della tua personalità o nessuna, un pezzo della tua vita o un bel niente. Come, esattamente, nella vita vera quando si cambia lavoro, città, vita ecc. Puoi ricostrurie, ricominciare a sognare. Se sei povero puoi atteggiarti da ricco se sei brutto puoi essere strafico se sei grasso puoi essere un pin up e se sei su una sedia a rotelle puoi nuovamente camminare.

Un post non basta minimamente a descrivere le implicazioni, i pericoli, i limiti e le soddisfazioni che un simile “strumento” (ripeto, mi rifiuto di chiamarlo videogioco perchè tutti i videogiochi hanno uno scopo, Second Life ha l’unico scopo di vivere una seconda vita, in un mondo tipo The Sims, senza alcun obiettivo specifico) può dare ad un essere umano. Una cosa però è chiara, potrebbe effettivamente sembrare un paradiso, dove conoscere altre persone che non vivono del tutto serenamente la vita di tutti i giorni, per un motivo o per l’altro. Strangers in Paradise però mostra entrambi i lati della medaglia, come faceva Trainspotting con l’eroina. Da una parte ci sono le soddsfazioni online, l’essere qualcuno, il divertimento, lo svago. Dall’altro ci sono i piatti da lavare accatastati da giorni, i figli che si sentono spaesati, il lavoro che non c’è più.

Che ne penso io? Beh, come sapete sono un gran videogiocatore ma… sono anche un gran boicottatore di MMORPG. Io soffro veramente, sto male, a pensare che c’è gente che si è persa totalmente in un MMORPG piuttosto che perdersi “in altro”. So che è una frase di merda e che spesso la dicono dei videogiochi in generale (”ma perchè non vai giocare a pallone piuttosto che stare chiuso in casa?” “Ma perchè non leggi un libro?”), sono al corrente che c’è chi prende i MMORPG con “saggezza” e coscienza e quindi non entra nella spirale dello stare male senza. C’è un modo consapevole e positivo di approcciare i mondi virtuali.

La verità è che nella maggior parte dei casi, non è così e si rimane incollati a WOW a SL perchè si ha bisogno di un certo tipo di socialità che non si riesce ad ottenere nel mondo reale. La necessità di conoscere gente simile, probabilmente, corrompe l’animo e convince che si sta meglio connessi che sconnessi. Niente di male, basta non perdere di vista le cose importanti. La ragazza, il lavoro, la scuola, l’università, lo sport ecc. Perchè dalla trappola non si esce facilmente, quel mondo fatato e fatto di svago è sempre più parte di te, come un virus alieno che prima ti convince che ti fa bene e poi diventa il tuo costume da super eroe.

Volete una seconda vita? Cazzo uscite fuori e procuratevala. Cambiate, partite, mettetevi a suonare a fare cosplay oppure, se proprio volete stare online, venite a sfidarmi a Street Fighter 4. E’ sociale e non vi farà pensare anche a monitor spento alla vostra vita come Blanka, Ryu, Ken ecc ;)

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Nintendo DSi in Europa il 3 Aprile


Nintendo non riesce a stare troppo tempo senza creare hardware.

E’ tipo una droga: o creano qualcosa di nuovo ogni due anni o si sentono male :) Va bene anche un restyling di una console in corso, come in questo caso. Anche se, all’occhio clinico di Inside The Game non sfugge niente e il nuovo Nintendo DS, che si chiama DSi,  verrà tra poco analizzato in ogni suo piccolo dettaglio per valutare insieme a voi lettori, come al solito, un possibile acquisto.

Innanzitutto un’affermazione importante: il DS è una figata!!! Non è come il Wii, fidatevi: non ha solo giochi hardcore finti e casual “cavolate” come Brain Training (che comunque è divertentissimo, altro che cavolata ;) non è un videogioco, su questo non ci piove, però io mi ci spacco: ecco perchè sono così intelligente… ah ah ah :) ) Ci sono giochi che sfruttano l’innovativo sistema di controllo tattile dello schermo ma che rimangono giocabilissimi e non snaturano il senso del videogioco. Trauma Center è un esempio, Meteos è un altro ma ce ne sono molti altri. Così come è pieno di videogiochi “esperimenti”, molti artistici e molto solo ludicamente rilevanti. Insomma una piattaforma veramente con gli attributi che, se mi permettete, definirei come la più riuscita di questa generazione visto che ha conquistato davvero tutti gli utenti che hanno voglia di videogioco portatile vendendo più di 100 milioni di copie in tutto il mondo.

Fatta questa doverosa premessa, abbastanza inutile perchè credo che tutti voi sappiano di cosa stiamo parlando, ecco arrivare la terza versione di DS, dopo quello normale e il lite, semplicemente più piccolo e meglio illuminato. Il DSi però porta in seno tante novità, tali da renderlo anche paragonabile ad una nuova console, completamente retrocompatibile (nel senso che prende tutti i giochi del DS; giustamente… è un DS!).

Quali novità serba questa nuova iterazione del portatile Nintendo?

Innanzitutto ha una camera (in verità sono due, da 0.3 megapixel) per scattare foto e, udite udite, avrà giochi che supporteranno questa caratteristica. Che ne dite? Secondo me è na cosa seria ;) . Inoltre il DSi sfrutterà a dovere la connettività via wi-fi grazie alla possibilità di utilizzare il canale Dsi Shop. Inoltre potrà sincronizzarsi con il proprio Wii, avrà il firmware upgradabile e sarà più fino, meno pesante e più duraturo a livello di batteria. Qualcosa è stato sacrificato all’altare di Morgoth: lo slot per i giochi del GBA e quindi la compatibilità con tutte le periferiche che lo sfruttano. Eheh… piratelli miei: avete capito bene. Niente più aggeggi (che io non posseggo e quindi non so manco come funzionano) per scaricarsi i giochi dal web ma soprattutto niente più Guitar Hero on Tour, il cui controller si connetteva proprio lì!

Insomma mentre tutti gli italiani si guardano San Remo e si appassionano alle vicende di Bonolis, Povia, Benigni e company, io mi preparo psicologicamente ad altri 170€ da spendere? Mmm chissà, magari potrei rincoglionirmi un po’ con la televisione pure io e smetterla di spendere soldi visto che il prezzo di cui sopra è quanto costa la console in Europa. Anzi quando costerà dal 3 Aprile.

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“Giochi a WoW? E allora qui non lavori!”


Il video qui sopra è abbastanza esplicativo (uno dei pochi senza bestemmie che ho trovato) dell’argomento del giorno, molto delicato.

E’ un remix, pure troppo sobrio, di alcune frasi del mitico Macignu. Vi ricordate, ne avevamo già parlato un’altra volta; si tratta di una webstar, involontaria che ormai credo ci marci un pochino nel suo “personaggio”. Si tratta di un tizio che “sbrocca” con i suoi compagni di gilda mentre gioca a World of Warcraft. Ma sbrocca proprio ragazzi ;) Inutile aggiungere altro, tanto sono sicuro che tutti voi sappiate di cosa io stia parlando, altrimenti fatevi un giro sul tubo.

Insomma, giocando a World of Warcraft si arriva a reazioni simili: mamma mia, che paura! Ma sarei veramente scemo, se attaccassi WoW da questo punto di vista, perchè, come dimostra pienamente questo altro mio post, anche Quake sembrerebbe avere effetti devastanti sulla psiche umana e siccome ieri ho professato il mio amore per i giochi simili… meglio non sputare nel piatto dove mangio.

Infatti credo che, quando succedono cose del genere e si da la colpa al mezzo anzichè alla persona, è evidente che si ha la coda di paglia o si è in malafede. Macignu non è colpa di WoW e il pazzo di Quake 3 non è colpa del capolavoro id Software. Il merito di questa “follia” va alle due persone citate che, anche e soprattutto per esibizionismo, sono volute passare alla storia come gente che sbrocca “in game”.

E’ come quando accusarono Marilyn Manson di essere “responsabile” di alcuni omicidi commessi da un suo fan: che colpa ne ha il reverendo se un folle si è sentito i suoi dischi?

Ma l’argomento di oggi è diverso da quanto detto fin’ora e dal titolo l’avrete capito; secondo quanto riportato in questo post da Boing Boing, è giusto discriminare i dipendenti se giocano o meno a World of Warcraft? Un’azienda americana lo fa e, nel colloquio per l’assunzione, chiede ai candidati se hanno un account nel mondo virtuale più famoso del Globo. Se si, non li assume, adducendo la semplice motivazione che “non potranno mai rendere al 100% sul lavoro, poichè con la testa da un’altra parte”.

Ora, chiaramente, voi vi aspettereste che io passi il resto del post a difendere il videogioco Blizzard e a smontare questa tesi, magari dicendo banalità quali “dipende da persona a persona”, oppure criticando l’operato di una simile azienda.

Invece no, sono completamente d’accordo con le parole di cui sopra. World of Warcraft, in maniera dissimile dai videogiochi tradizionali, non si spegne mai. Puoi uscire dal mondo solo quando hai cancellato il tuo account, altrimenti e lo vedo nei miei amici che ci giocano, non ne esci mai. Parli sempre di WoW, pensi a WoW, vivi in WoW!!! E’ un dato di fatto.

Un mio ex collega ha utilizzato una delle due settimane di vacanza estiva per rimanere a casa e comprarsi la mount, piuttosto che andare con moglie e figlio dai parenti. Scelta leggittima oppure forzatura del videogioco perfetto, quello che più ci giochi e più ne vuoi (tipo la droga ;) )?

Personalmente se criticassero me, perchè ho rinunciato ad una settimana per stare a casa a videogiocare, mi incazzerei. Eppure scrivo quanto ho scritto, perchè nel caso lo facessi io, probabilmente lo farei non per necessità ma davvero per divertimento e perchè mi è mancato il tempo durante l’anno di vivere un’avventura come Bioshock oppure Shadow of The Colossus. Mentre per i giocatori di WoW, effettivamente, sembra una necessità. E infatti la persona di cui sopra era assolutamente pentita della sua azione e quando è riuscito a smettere, ad uscire dal tunnel, si sentiva rigenerato.

Questo non significa che WoW sia “IL MALE” attenzione. Significa solo che, come detto sopra, se fossi io quel capo di quell’azienda preferirei un dipendente senza account ;)

Ora mangiatemi vivo, giocatori di WoW. Vi aspetto.

O siete troppo impegnati???

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Beta di Home domani!


Possessori di PS3, domani (11 Dicembre), finalmente, potrete mettere le “mani” sulla beta di Home, il servizio di … ehm… navigazione della vostra Playstation 3 e del mondo dei videogiochi ad esso collegato.

La open beta sarà disponibile come download gratuito direttamente dall’icona del Playstation Home sulla dashboard della console Sony.

Queste le informazioni utili alla segnalazione del titolo. Ora andiamo nello specifico a vedere di cosa si tratta. In pratica è un “mondo virtuale” alla The Sims, credo, dove ci si potrà incontrare con i propri avatar, vestirli, fare “shopping” o scoprire le ultime novità sui videogiochi di prossima uscita.

Cito infatti i partner iniziali di Home: Red Bull, Paramount Pictures, Hexus TV, Eurogamer e Ligne Roset. Non so ancora bene come si interagirà con tutti questi ma evidentemente mi sento subito già contento del fatto che ci sarà Eurogamer.TV all’interno di Home: significa una autorevole TV sui videogiochi che farà capolino nella nostra “casa” (speriamo anche in italiano… ma dubito, almeno per la beta). Poi Paramount credo venderà film, Hexus TV è un’altra TV sui videogiochi che però non conosco e Lighe Roset vende… ehm… oggetti di design come divani tavoli o sedie che serviranno per personalizzare il proprio habitat. Red Bull, sinceramente, non so cosa potrebbe darci: cocaina virtuale? :)

Ora, ovviamente, bisogna provare a dare un giudizio critico su questa nuova creatura di Sony: secondo me è una figata! Cioè, mi sa che sarà davvero un “gioco nel gioco”, tra l’altro dovrebbe essere gratuito, e chissà che non apra una bella finestra sull’online per una console che in rete non sta venendo tanto usata.

Mi chiedo però, e forse qualcuno di voi potrà aiutarmi a rispondere: ma non è un po’ troppo tardi? E’ vero che “tutti” dicono che questa generazione di console sarà più longeva ma, Home è stato annunciato davvero molto tempo fa ed ora esce l’open beta, neanche la versione completa. Servirà a Sony per recuperare terreno o sarà solo un “in più” per gli utenti già acquisiti?

Io intanto me lo scarico e vi do appuntamento online, ai posteri l’ardua sentenza.

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Beyond The Game


I primi tre post di questa settimana parlano di eventi o iniziative politiche, addirittura.

Neanche una “blogcensione” neanche un pensierino sui videogiochi in uscita. Niente di niente.

Chissà come saranno delusi alcuni di voi dal quarto post di oggi, totalmente in target con i precedenti se vogliamo, che vi porta ancor a più a fondo nel mondo degli Sport Elettronici presentandovi un film, olandese, che si chiama Beyond The Game, come il claim del World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi).

Come tutti i film anche questo racconta una storia, la storia dei più grandi giocatori di Warcraft 3: The Frozen Throne, il più in voga tra gli Sport Elettronici del momento, probabilmente, grazie al grande plauso che riceve in Asia e al buon successo che continua ad avere in Europa e America.

C’era una volta… c’era una volta uno svedese, si chiamava Fredrik Johansson (per la cronaca c’è ancora… non è morto, ha solo smesso di giocare, concetto simile). Non era niente di che come giocatore di Starcraft. Pensate che Cafone, un “semplice” italiano, lo battè per due volte al primo World Cyber Games 2001 (con me testimone). Il suo nickname era Madfrog, rana pazza. Fu il primo vero giocatore di Warcraft III universalmente riconosciuto come il più forte non asiatico a giocare al capolavoro Blizzard. E si perchè in Corea, dove l’eSport è ormai entrato nella cultura, sono asiatici.

Madfrog vinse la coppa del mondo degli sport elettronici (cioè l’ESWC: Electronic Sports World Cup) nel 2003 all’età di 17 anni e poi venne chiamato a Seoul per diventare un giocatore professionista. Soldi, donne, celebrità: un sogno che si avvera? Per alcuni si, forse, non per lui. Per Madfrog fu come passare dalle stelle alle stalle: gli undici mesi passati in Asia non furono per lui d’ispirazione e, anzi, perse la voglia di continuare a giocare mentre un nuovo astro si formava, si infuocava, esplodeva e si trasformava in sole.

Manuel Schenkhuizen è di Utrecht, Olanda, doveva ancora diventare 18 enne quando il mondo prese coscienza delle sue imprese mirabolanti. Con la razza più difficile e da sempre considerata meno utilizzabile per i tornei, gli orchi, riuscì a vincere il World Cyber Games 2004. Grubby divenne una star in corea, dove ha “lavorato” per anni: i media hanno usato per lui l’appellativo di “The Orc Emperor”, per richiamare quel famoso Terran Emperor, cioè quel Lim Yo-Hwan meglio noto come SlayerS_`BoxeR`, il più famoso pro-gamer di tutti i tempi. Grubby come Boxer, imbattibile, per anni è riuscito ad essere considerato non solo il più forte giocatore non asiatico bensì il più forte di tutti, fino all’arrivo di un nuovo e agguerritissimo sfidante.

Sky (Xiaofeng Li) in Cina è una celebrità nazionale. Pochi sanno che è stato addirittura tra i tedofori della scorsa olimpiade di Pechino, ma è solo la punta dell’iceberg: ha fatto pubblicità, apparizioni televisive, esce con le modelle e guadagna centinaia di migliaia di dollari l’anno giocando a Warcraft 3: The Frozen Throne. Gioca umani, una razza facile, potente, probabilmente “scorretta” ma che ha sempre sofferto un’unica medicina… i pelleverde. Al World Cyber Games 2005 Sky ha vinto e Grubby ha perso: la loro partita sarà ricordata come una delle più grandi disfatte dell’olandese che difficilmente si piega senza combattere.

Dato l’alto livello di emozioni in queste competizioni e la presenza di questi due titani, il World Cyber Games 2006, in Italia a Monza, sarà ricordato proprio per  l’attesa di sapere chi è veramente il più forte giocatore del mondo. E qui entra in scena il regista olandese Jos de Putter che mette in piedi una macchina filmica da grande occasione per andare a seguire questo nuovo scontro. Chi dei due dovesse vincere per la seconda volta il WCG sarebbe infatti ricordato, per sempre, nella “Hall of fame“.

Il trailer che state vedendo è come la nostra storia si conclude, sul campo e come inizia, nel racconto. Grubby ha perso nuovamente contro Sky, ai quarti di finale (significa che non è neanche arrivato a medaglia) e il film Beyond The Game racconta questa sfida e spiega il fenomeno del progaming da un punto di vista più umano, dal punto di vista della gente comune. Sky quindi è entrato nella hall of fame, Grubby no (ma si rifarà nel 2008, grande!!!)

Al momento il film è stato presentato all’ International Documentary Film Festival Amsterdam. Tra poco dovrebbe uscire nelle sale di tutto il mondo. Direi che per tutti gli appassionati di videogiochi, un salto al cinema ci sta.

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Wrath of the Lich King: viva la fila!


Eh si, drammaticamente è successo di nuovo.

Quell’amico che vedevate tutte le sere e con cui avevate un’uscitina a quattro già pronta si è dato alla macchia… Il vostro fidato collega, quello dal cui lavoro dipende il vostro stipendio, clicca frenticamente col mouse guardando lo schermo come un invasato: sembrerebbe aver preso l’ennesimo compito lavorativo con un’eccesiva frenesia… Parole nuove affollano l’italico idioma (”farmare“, “expare“, “aggrare“): eppure le hai già sentite…Dove? Ma guarda, il tuo vicino di casa ha di nuovo quello strano tic all’indice destro: sembra che clicchi pure per chiamare l’ascensore… Se ne è accorto pure il professore universitario che qualcosa non va: all’appello del suo esame i nomi chiamati riecheggiano nel vuoto dell’aula deserta… Cosa ancor più grave, tutte le ragazze dei tuoi amici guardano il cerchio rosso sul calendario e scuotono la testa mormorando tra loro parole di conforto… Il megacapellone sostiene di essere andato dal barbiere… Difficile credergli, così su due piedi non si direbbe proprio… E poi ancora: “c’ho un albero di abilità nuove da paura, e ce sò pure gli achievements!!!” sostiene il nerdone deforme seduto sull’autobus, e riattacca a dare strani numeretti e statistiche prese da chissà dove al suo altrettanto deforme compagno di viaggio… Pure quella bella figliola laggiù, si quella con la minigonna, proprio lei, parla di “nuove mount” e causa in te una tipica reazione strettamente maschile…

Tutti sembrano parlare di una stessa cosa, pure i due bimbiminkia che portano fuori il cane, di cui percepisci solo un paio di frasi smozzicate: “…eh, adesso è cambiato tutto…” “… si, ma altri 10000 oggetti, io no so se ho il tempo di livellare pure il death knight…”

No, il mondo non è impazzito: sei TU che ti scordato di comprare l’espansione di World of Warcraft!

Nel video, la folle attesa con tanto di fila chilometrica e bizzarri tizi in costume avvenuta a Londra la notte del lancio di The Wrath of The Lich King!

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Kotaku: la potenza del videogame


 

La rubrica Gamingblog non è certo morta! Dopo le “recensioni” di due blog interessantissimi in iltaiano a tema videogiochi, metalmark.wingsofmagic.infodrink.splinder.com, è il momento di inchinarsi ai piedi del gigante in materia, il primo blog videoludico del mondo: Kotaku.com.

Chi non conosce Kotaku? Davvero pochi credo e spero. Per farvi capire però l’entità del blog in questione, mettiamo nero su bianco qualche dato. Avete presente quando sentite al telegiornale o sui giornali che il blog di Beppe Grillo è tipo “il diciottesimo blog del mondo”? Come si fa a valutare una simile classifica? Dal traffico? In realtà non è proprio così: per mettere in riga i circa 8 milioni e passa di blog che esistono al mondo c’è un meccanismo chiamato “authority” e un sito chiamato Technorati.com.

Mentre andavo a vedere quanto fosse salita o scesa la mia di authority (a proposito, è d’obbligo diventare FAN di Inside The Game su Technorati, iscrivetevi e poi clikkate su “favorite it“; mi raccomando!), ho voluto dare un occhiata ai più potenti blog al mondo. Sapere che c’è un italiano tra i primi 30 è un gran motivo di orgoglio, soprattutto perchè il blog di Grillo è consultabile praticamente solo nella lingua di Dante. Certo che però è un blog molto appetibile: è generalista e parla di tutto ciò che non si trova sugli altri siti. Questo significa che tutti lo visitano. Posizione 29 per lui.

Kotaku invece parla solo ad una “nicchia”, così ci chiamano. I videogiocatori secondo i media tradizionali sono pochi, o quantomeno non sono talmente tanti da allarmarsi ;) I blog come Inside The Game si rivolgono solo agli appassionati, quelli veri, di un medium in continua ascesa ma ancora non compreso e digerito dalla stragrande maggioranza del genere umano. Io non faccio certo “numeroni”, anche se sono molto soddisfatto di come stiamo andando (grazie ancora a tutti i lettori); probabilmente se parlassi di sesso, politica, calcio o argomenti simili avrei il quadruplo delle visite, chissà.

Bene signori. Mentre navigavo i blog più influenti del pianeta ho trovato che Kotaku occupa la posizione 18. Wow!!! Non me lo sarei mai aspettato.

Nella blogosfera mondiale, quindi, c’è un blog totalmente dedicato ai videogiochi che è talmente tanto autorevole e seguito da essere molto sopra a blog di personaggi famosi, giornalisti, importanti aziende. Come? Con un pizzico di umorismo, che contraddistingue da sempre gli articoli di Kotaku e la leggerezza classica di chi si approccia con passione ad un argomento.

I ragazzi  di questo blog, ormai diventati veri e propri guru nell’editoria specializzata, hanno saputo essere sempre onesti, fino alle estreme conseguenze ed anche questo li ha aiutati ad ottenere una leadership mondiale inaspettata, sfatando il mito che bisogna per forza vendersi per ottenere qualcosa. Kotaku si è messo addirittura contro Sony, pubblicando un articolo che il colosso nipponico gli aveva espressamente chiesto di non mettere online. Inoltre il blog è soprattutto pieno di curiosità e di rumor, argomenti molto gettonati anche dai non giocatori.

Ecco perchè vi consiglio assolutamente di leggere ogni giorno le “perle di videludicità” che escono da Kotaku. Sia per trarre ispirazione per i vostri blog, sia soprattutto per essere i primi a sapere una determinata notizia, visto che il sito è anche tra i più veloci a pubblicare gli aggiornamenti.

E quando lo leggete, pensate a quel diciottesimo posto al mondo che i videogiocatori, senza neanche sforzarsi troppo, occupano nella blogosfera! Numero 1… stiamo arrivando!

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Youtube farà parte di Spore


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Il mondo e la crescita dello User Generated Content sono in “booming”. Si stima che tra circa cinque anni la metà degli spettacoli televisivi al mondo sarà costruito interamente da utenti. Gli stessi che ora uploadano “alla meno peggio” i propri video su Youtube che ogni giorno vengono visti milioni di volte (ogni ora che passa, ad oggi, all’interno di Youtube genera circa 10 ore di materiale nuovo: impossibile che qualunque televisione possa stare dietro a questo ritmo). Tra l’altro Google sta cominciando a pagare i migliori vlogger anche in Inghilterra, dopo aver sperimentato la formula in America. Ovvio quindi che il talento cresca, così come i mezzi, con i ricavi economici. In fondo era normale, la TV è spazzatura. La vera informazione è su internet, le vere nuove idee ormai vengono pescate nella grande rete, i nuovi volti, i nuovi creativi. Chiaramente a parere di chi vi scrive. Al limite poi questi personaggi vengono “scoutati” e invitati a lavorare a qualche produzione professionale e non sono più utenti ma professionisti: la differenza però è sottile.

La crescita dei videogiochi sta letteralmente conquistando il mondo. L’espansione di Wii e Nintendo DS ha raggiunto anche gli anziani e le mamme. Oltre a chi non era interessato ai videogiochi (Brain Training e WiiFit non sono videogiochi ma si utilizzano tramite una console da gioco). Le donne erano già coinvolte con The Sims. Tutti gli altri, cioè noi, videogiocano da anni. E ne sono fieri! ;) Diciamo che il mondo è già conquistato o quasi.

Inutile dire che ora questi due trend cominciano a confrontarsi e a scambiarsi input. Dopo Little Big Planet, che già per “statement” rappresenterà il primo esperimento di videogioco/community/creativa arriva la notizia, dal sito Eurogamer, che anche Spore, il nuovo attesissimo capolavoro di Will Wright (in uscita per PC/MAC), avrà addirittura l’intergrazione di Youtube al suo interno. Tramite un tasto si potrà registrare il video delle proprie originali creature e condividerlo in seguito sulla più grande raccolta video di internet

Una rivoluzione quindi storica per il mezzo videogioco che accetta una nuova contaminazione, questa volta però interattiva. La condivisione della propria visione ludica (ma in questo caso anche artistica, altrimenti il video avrebbe pochissimo senso) con gli altri giocatori in tutto il mondo. Così da creare un gioco nel gioco, magari: chi farà più visite al suo video?

Il trendo non è nuovo, abbiamo già parlato di Line Rider, utilizzato al fine di condividere (mi piace questa parola, fa molto 2.0) il proprio disegno su internet. E’ solo un esempio che poi sfocia nel fenomeno dei Fragmovie e più in là nei Machinima.

Ora però non è più una “forzatura” del videogioco (una bellissima forzatura a dire la verità), ma un’innesto nelle meccaniche vero e proprio.

Avrà successo?

Inutile dirlo, secondo me si: i numeri parlano chiaro.

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