Difficilmente noi dello staff di Inside the Game ci lasciamo sfuggire l’occasione di presentarvi l’ennesima, ottima produzione musicale che strizza l’occhio all’epoca d’oro dei videogiochi. In più, questa volta si parla di uno dei più famosi e storici eventi di musica 8 bit del pianeta: il Blip festival, ormai giunto alla quinta edizione.
Il festival, nato nel 2006 a New York, ha ospitato nel corso del tempo alcuni tra i più famosi esponenti del genere, tra cui gli Anamanaguchi (dei quali il sottoscritto è un grande fan), gli YMCK, Nullsleep e MinusBaby. Dopo una tappa in Danimarca nel 2009 per quest’anno gli organizzatori hanno pensato di rendere lo show ancora più itinerante, arrivando addirittura a Tokyo.
I fortunati che si dovessero trovare nella capitale giapponese il 4 e il 5 settembre potranno godersi così una veriegata due giorni di musica e arte visiva, gli altri dovranno accontentarsi del video della ROM per Nintendo NES realizzata dagli organizzatori No Carrier eBatsly Adams con musiche di Chibi-Tech e immagini del talentuoso video artist Enso. Buona visione!
Questa volta i due si cimentano in un vero e proprio video musicale. Il brano è “The Link” di YTcracker, mentre video e animazione sono opera di Doctoroc., che ci accompagna in un viaggio di citazioni nel mondo dei videogiochianni ‘80. Buon ascolto!
Da circa una settimana, curiosando sul Playstation Network tramite PSP potreste esservi imbattuti in un gioco, inserito tra le novità, chiamato “DJ Max Fever“, magari snobbandolo e passando oltre. Ecco, avreste fatto malissimo, perchè si tratta di quello che è con tutta probabilità il miglior gioco musicale disponibile su PSP e uno dei migliori in assoluto; uno di quei titoli da avere assolutamente.
DJ Max Fever è l’unica uscita disponibile su suolo europeo della serie DJ Max della software house Pentavision, famosissima in Corea e arrivata con quest’ultima versione alla sua decima uscita in sei anni. Il gioco nasce nel 2004 in versione online per PC, e riprende in parte le meccaniche di Beat Mania di Konami, nel quale i giocatori sono chiamati a svolgere il ruolo di abili dj.
Grazie a una tracklist variegata, alla elevata difficoltà che non manca mai di elargire frustrazione e soddisfazioni in egual misura e alla possibilità di confrontare i propri migliori punteggi in rete, DJ Max va incontro a un successo incredibile, e per il secondo episodio trova una casa ideale nel portatile di casa Sony.
In effetti il gioco si presta benissimo all’utilizzo mordi e fuggi tipico della console, con brevi brani da giocare in cuffia premendo a tempo 4,5 o 6 pulsanti a seconda del livello di difficoltà, che contribuiscono a formare la canzone più che accompagnarla semplicemente. Gli strumenti e gli effetti in mano al giocatore, infatti cambiano di continuo, lasciandolo a suonare un po’ di tutto, in un’alternanza da studiare, che passa da un sintetizzatore a una doppia traccia in cui è necessario seguire basso e batteria contemporaneamente. L’idea può sembrare confusa all’inizio, ma rende il gioco un ottimo terreno per chi ama le sfide e il vedersi migliorare continuamente, riuscendo ad azzeccare perfettamente questa o quell’altra sequenza in una corsa al punteggio.
Il “campo da gioco” si presenta come una sorta di pozzo alla tetris dove le note cadono dall’alto in corrispondenza del pulsante da premere; quando la nota arriva alla riga in fondo al campo, si preme il pulsante, e ovviamente se il tempismo è giusto si viene ricompensati. In sottofondo scorre il video musicale della canzone scelta, ognuno creato da un diverso visualizer coreano, con risultati che, pur attingendo sempre al mondo dei manga e degli anime, riescono a volte a stupire per le incursioni nel mondo del design urbano. Se premere i pulsanti a tempo non basta, DJ Max propone una serie di varianti che sembrano mutuate un po’ dagli RPG: completando canzoni si guadagnano punti esperienza, i quali permettono di sbloccare e acquistare differenti tipi di equipaggiamento in grado di allungare la barra degli errori come di far guadagnare bonus in soldi o exp, o ancora aumentano il margine di possibilità di ottenere un tempismo perfetto.
Per quanto riguarda la varietà di canzoni disponibili DJ Max Fever non è certo avaro, con una compilation di successi ripresi dai primi due episodi portatili della saga per una tracklist di una cinquantina di brani per (quasi) tutti i gusti. Molta, moltissima musica elettronica (in linea con la natura del gioco) che spazia dalla techno al drum’n'bass passando per house, r’n'b e pop, pur senza disdegnare occasionali incursioni nel rock leggero, l’hip hop e le canzonette anni ‘80. Nessun nome famoso, perlomeno non famoso qui, dal momento che la suderia di artisti proviene tutta da Corea e Giappone, ma con motivetti e canzoni di qualità e orecchiabilissime non sarà difficile dopo un paio di partite trovare una manciata di preferiti da giocare e rigiocare fino ad arrivare alla perfezione.
Anche l’audio, come ci si aspetterebbe da un prodotto del genere, è curatissimo e possiede una definizione forse unica nel panorama PSP. I volumi sono alti e il missaggio perfetto, tale da rendere il giocatore in grado di distinguere sempre e comunque cosa sta suonando e come, anche con un paio di auricolari in un autobus affollato. Un traguardo non da poco se si fa il paragone con un’altra pietra miliare del genere su PSP: Rock Band, colpevole di avere volumi troppo bassi e uno strumento principale non sempre messo abbastanza in evidenza.
Infine, a fare da succo dell’esperienza, il livello di difficoltà, assolutamente personalizzabile e che permette a chiunque di trovare pane per i propri denti, senza risultare troppo semplice o troppo difficoltoso. Non fraintendiamoci, ai livelli più alti giocare a DJ Max è un compito da professionisti, ma esistono tali e tanti settaggi intermedi da rendere possibile a chiunque fare una partita e sentirsi appagato e bravo, come è giusto che sia.
A completare il tutto c’è un ricchissimo apparato di bonus e chicchette collaterali, come la possibilità di vedere tutti i video musicali del gioco e quella di ascoltare la colonna sonora in versione integrale senza doversi sudare ogni nota. A questo va ad aggiungersi l’immancabile servizio di ranking online, grazie a cui chi è interessato può portare la sfida a livello agonistico portandosi nell’empireo dei grandi giocatori.
Un gran bel gioco insomma, purtroppo poco conosciuto e pubblicizzato, ma che, ripeto, potrebbe essere una bella scoperta e il migliore nel suo genere. Il tutto disponibile qui e ora tramite download su PSN, al prezzo di “soli” 19,90 euro…cosa aspettate a provarlo?
In Giappone i fan sembrano non stancarsi mai di remix, riarrangiamenti e riedizioni delle colonne sonore di videogiochi noti e meno noti. Proprio dalla terra del sol levante arriva la nuova produzione musicale di Diverse System, circolo amatoriale dedicato principalmente alle rivisitazioni musicali, ma che non disdegna incursioni nel territorio della grafica.
L’album si chiama Diverse vs 8 bit 3, e come suggerito dal nome consiste in una serie di cover di brani più o meno famosi tratti da giochi della belle epoque del videogioco, tutti dal vecchio NES (o Famicom, che dir si voglia). 12 canzoni dal sapore quasi esclusivamente elettronico per un’infornata di vecchie glorie più o meno conosciute in occidente. Ogni brano è interpretato da un diverso membro del collettivo giapponese, e non manca qualche bella sorpresa.
A fare la parte del leone l’eccezionale cover del tema principale dei Goonies: “Goonies are good enough“, indimenticabile pezzone di Cindy Lauper, prodotto per il film e trasportato poi nel tie in di Konami, per arrivare grazie ai Diverse System in una versione super soft con tanto di archi, contrabbasso e chitarra acustica, una perla.
Gli estratti dei brani possono essere ascoltati, naturalmente, sul sito ufficiale del circolo, mentre la cover in apertura è presa dal primo cd della serie Diverse vs 8 Bit. Buon divertimento!
Gli One Ups sono una delle realtà più importanti legate al riarrangiamento di musica da videogame: un collettivo musicale, nato a Fayetteville in Arkansas, che in otto anni ha girato buona parte del mondo proponendo una visione decisamente particolare delle OST dei videogames più famosi della storia. Arrivati al terzo album i ragazzi hanno deciso di restringere il campo delle incursioni musicali dopo due compilation e concentrarsi su un gioco la cui colonna sonora variegata e interessante è di solito colpevolmente lasciata in disparte quando si parla di riarrangiamenti: Super Mario Kart.
L’idea si rivela ottima, sia per i risultati, sia semplicemente per la proposta, che sa di novità e di passo avanti in un panorama nell’ambito del quale spesso si finisce per realizzare cover sempre degli stessi pezzi (tra Super Mario Bros, Final Fantasy vari e Chrono Trigger).
Con questo “Super Mario Kart Album” la band fa una scelta quasi obbligata, visti sia i propri trascorsi, sia la colonna sonora del gioco, che si presta particolarmente al riadattamento in chiave cocktail-lounge, con un jazz leggero e vagamente sporcato di ritmi in levare che ricordano le atmosfere caraibiche dell’originale. C’è da dire tuttavia che per chi è invece più a proprio agio con chitarre elettriche e distorsioni rockeggianti è presente una cover cupa e tirata del tema del percorso ambientato nel castello di Bowser che non potrà non soddisfare i palati più pesanti.
Un album quindi assolutamente estivo, che riesce a ricordare in alcuni arrangiamenti i temi classici del cinema italiano anni ‘70 (quelli spessissimo riportati in auge dai Montefiori Cocktail) e che si sposa ottimamente con le prime giornate veramente calde e soleggiate dell’anno, e assolutamente il disco da avere in macchina mentre si va al mare; sempre badando di non lanciare gusci, bucce di banana e altre amenità all’indirizzo di chi abbiamo davanti o dietro!
L’album è scaricabile da ITunes e i maggiori servizi di download musicale, ci si arriva facilmente dal sito ufficiale degli One Ups
Se invece i ritmi rilassanti e solari proprio non vi vanno giù, su Inside the Game Music abbiamo comunque quello che fa per voi, un bello speciale dedicato ai riarrangiamenti delle atmosfere cupe e morbose di Silent Hill: “Silent hill e i suoni dell’inquietudine”….mica male, eh?
A sorpresa, questo fine settimana non ci è stato possibile deliziarvi con il consueto appuntamento della rubrica/mash up tra musica e videogiochi: Inside the Game Music, e sicuramente vi sarete domandati tutti il motivo. Un motivo c’era, cioè l’attesa che uscisse fuori un progettino in procinto di nascere e che ora è finalmente tra noi; un remake completo di uno degli album più conosciuti e amati della storia della musica: “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, completamente reinterpretato sulla scheda sonora di un Nintendo NES, con una copertina pixellosa a completare il tutto.
Responsabile di tale opera è Bradley Smith, in arte Rainwarrior, programmatore, musicista e “smanettone” a tutto tondo, che sulla sua pagina web ha pubblicato l’intero album, che ha intitolato “Moon8” (scaricabile gratuitamente, ovvio). Arendere possibile tutto ciò è stato Famitracker, strumento gratuito che permette di creare musica con gli stessi esatti limiti della console 8 bit originale; il risultato è stato poi importato su Audacity, dove il programmatore ha provveduto a ripulirlo per bene prima di consegnarlo alle avide mani (e orecchie) del popolo della rete.
Il risultato, va detto, è pienamente opinabile, più che per il lavoro dell’autore, oggettivamente ottimo, per l’indubbia difficoltà dell’impresa: credo proprio non sia facile riportare un pezzo importante di storia del rock su uno strumento con tutti i limiti di una cartuccia NES made in USA (come afferma l’autore, orgoglioso di non aver fatto uso di alcun programma o chip di espansione di memoria). Impresa ancora più eccezionale visto il materiale originale: l’opera di una band che ha fatto del lavoro sul suono la propria bandiera e la propria ragione.
Insomma, io la palla l’ho lanciata, ora a voi prenderla come un ulteriore passo avanti nell’interscambio musica/videogame o come l’ennesima stramberia crossmediale partorita dalla rete; nel dubbio io l’album me lo sono messo su Ipod, e mi riservo il diritto di trarre conclusioni dopo almeno un paio di attenti ascolti.
Inside the Game Musicc vi da’ nuovamente il suo benvenuto per scoprire cosa succede nella musica quando si frammiscuglia (potrebbe non essere una vera parola!) con il nostro passatempo preferito! La settimana scorsa siamo andati a scavare nelle radici della musica da videogioco, con uno dei pezzi più amati di sempre, il famoso “moon theme” di Duck Tales per NES. Questa volta vediamo un po’ dove queste radici sono arrivate, per alcuni, una quindicina di anni più tardi: si parla di “nerdcore“, derivazione dell’ hip hop ad altissimo tasso di ispirazione videoludica, e ne parliamo con quello che forse è stato l’album più importante del genere: “Nerd Rap Entertainment System” di YTCracker.
Partiamo da una domanda: perchè parlare ora di un album uscito ormai nel lontano 2005? Questione giustissima e la risposta è semplice: “Nerd Rap Entertainment System” è stato, a mani basse il disco che ha portato alla ribalta questo nuovo genere, splendido miscuglio di rime e suoni 8-bit.
Come nella migliore tradizione hip hop moderna, l’album nasce da una cameretta e da un’idea: basi prese dai grandi classici del periodo Nintendo e rime che tocchino tutto quello che sta a cuore alla cultura geek, ormai sdoganata e pronta a diventare cool come non mai. Ed è esattamente quello che succede, l’album di YTCracker (da leggersi “whiteycracker”) viene menzionato da Newsweek come un “classico dello stile”.
Bel colpo per Bryce Case Jr. classe ‘82, appena ventiduenne ai tempi, già aduso ai titoli dei giornali, per motivi non propriamente musicali ma altrettanto geek; il ragazzo infatti già nel 1999 si era guadagnato la sua fetta di notorietà per il defacing della home page del sito del Goddard’s Space Flight Center della NASA. Non che fosse nuovo a opere di questo genere: nella sua onorata carriera Case è riuscito a entrare in circa 40 siti di rilevanza governativa ed economica, tra cui quello della banca Altamira, dei colossi delle automobili Nissan e Honda, e quello del Texas Department of Public Safety. Il ragazzo si difenderà dicendo di aver fatto tutto a fin di bene, senza creare veri danni e rivolgendosi a compagnie e istituzioni comunque dalla parte del torto; nel Maggio del 2000 però, le accuse si inaspriscono e Case viene accusato di aver provocato danni per 25.000 dollari al sito web della città di Colorado Springs.
Gli atti di defacing danno comunque credibilità e notorietà a YTCracker, che negli anni seguenti verrà spesso chiamato in causa per commentare sui media questioni legate alla sicurezza informatica.
La sua carriera musicale prende il via quattro anni dopo le accuse per Colorado Springs, quando partecipa all’album “STC is the greatest” della crew hip hop Spamtec. Un anno dopo, nel 2005 pubblica da solo il disco che aprirà la strada alla scena nerdcore.
Dopo “NerdRap” la carriera musicale di YTCracker continua con numerose collaborazioni, compilation e altri due album solisti, “Nerd Life” del 2006 e “Chrono Nurga vol. 1” del 2009, dedicato, ovviamente al sempre presente Chrono Trigger (e se vi interessa il connubio Chrono Trigger/musica, questa volta in chiave rock, vi ricordo che Inside the Game Music ne aveva già parlato).
Inutile specificare che anche questa volta siamo ai massimi livelli, e nel rispetto di quella che è l’etica della rete, basata sulla condivisione, quasi tutte le opere di questo artista sono scaricabili gratuitamente dal sito ufficiale di YTCracker. Anche per questa volta, signori, non c’è altro, o meglio, ci sarebbe parecchio, decisamente parecchio da dire riguardo alla scena nerdcore, protagonista tralaltro di un bel documentario intitolato (con poca fantasia, in effetti) “Nerdcore for life“. Ma avremo modo di discutere la faccenda nei dettagli in un altro momento, ve lo assicuro.
Torniamo a parlare dello squisito connubio musica/videogame per rispettare la promessa della settimana scorsa, quando abbiamo parlato dei music remix di street fighter 2 . Qual’era la promessa? Quella di parlarvi di uno dei pezzi di musica per NES più amati, coverizzati e rappresentativi dell’era 8 bit; non è il tema di Super Mario Bros e non è quello di Final Fantasy, bensì (rullo di tamburi) il tema del livello della luna del gioco di Duck Tales! Uno dei primi “tie in” con senso di esistere: anzi, addirittura uno dei migliori giochi per NES da riscoprire.
Facciamo un tuffo nel passato: l’anno è il 1990, in Italia i cartoni animati di Duck Tales venivano mandati in onda già da due anni su Raiuno, e il 14 dicembre arrivava nei negozi il videogioco tratto dalla serie. Erano tempi in cui la ben conosciuta equazione videoludica “tie-in = schifezza” stava venendo smentita grazie alla gestione Capcom delle licenze Disney, una proficua collaborazione che nello spazio di circa 5 anni (dal 1989 al 1994, senza fare troppo i fiscali) aveva prodotto, tra gli altri, piccole perle come Disney’s Magical Quest, Goof Troop e Aladdin.
Duck Tales per NES fu proprio il primo passo di questo glorioso sodalizio: affidato alle abili mani di Keiji Inafune (Megaman, Resident Evil 4, Street Fighter 4) e Tokuro Fujiwara (Strider, Breathe of Fire, Mad World), il gioco era un platform con una scelta dei livelli non lineare; lo scopo del gioco era guidare Zio Paperone alla ricerca di sei tesori attraverso altrettanti livelli, da superare affidandosi al bastone del papero più ricco del mondo, che poteva essere usato per colpire nemici e ambienti e per saltare più in alto a mo’ di pogo.
Il punto però è un altro, o perlomeno è un altro il particolare di cui vogliamo parlare; il livello ambientato sulla luna è rimasto impresso nelle menti di molti videogiocatori d’annata per un motivo preciso: la musica, uno dei pezzi più commoventi e ben riusciti dell’era 8 bit, veramente da Oscar.
La responsabilità di aver creato una simile pietra miliare della musica videoludica va a Yoshihiro Sakaguchi, compositore al soldo di Capcom e autore delle musiche anche per Final Fight e Street Fighter 2 Hyper Fighting insieme a Yoko Shimomura. Il pezzo è stato coverizzato e remixato un po’ dappertutto in diversi stili, che spaziano dall’elettronica al metal, come nei casi del lavoro di Star Salzman per OCRemix o dei Year 200x, cover band metal dei più famosi successi videoludici.
Naturalmente un simile successo non sarebbe mai stato possibile senza un appoggio più che sfegatato da parte dei fan di tutto il mondo; appoggio che ha fatto persino sì che, a dodici anni esatti di distanza dalla pubblicazione del gioco, un fan, il cui nickname sulla rete è Skrybe, riuscisse a rintracciare grazie ai potenti mezzi del web la produttrice americana di Duck Tales, Darlene Waddington, che si prestò gentilmente a una mini intervista via email .
D’altro canto si parla di un tema musicale entrato nel cuore di ben 1.670.000 giocatori, tanto ha venduto il tie-in. Sul gioco non mancano ovviamente le curiosità, prima tra tutti l’immancabile censura imposta dalla Nintendo of America, che nelle versioni USA ed Europea ha provveduto, come da manuale, a rimuovere le croci da tutte le tombe nel livello ambientato in Transilvania. La versione beta del gioco tralaltro proponeva una variazione proprio del celeberrimo “moon theme“: una versione più lenta e dal diverso arrangiamento.
A dire l’ultima parola sull’argomento, e forse a stendere un velo dissacrante su uno dei più bei ricordi videoludici di parecchi giocatori attempati (me compreso, confesso, mi ricordo ancora quando mia madre si presentò a casa dal lavoro stringendo tra le mani la confezione della cartuccia^_^), vorrei che fosse BrentalFloss, uno dei maestri dell’umorismo videoludico-musicale made in YouTube; con la sua cover, che getta una luce particolare sulla canzone e sulla serie dei Duck Tales.
Ancora una volta è arrivato (e ormai praticamente passato) il week end, quale momento migliore per tornare a parlare di musica, con Inside the Game Music? La settimana scorsa vi abbiamo stupito con effetti speciali, con l’intervista ai ragazzi di CouCou, netlabel tutta italiana che si occupa di micromusic (ve lo siete perso? Rimediate). Questa volta parliamo ancora di un album di riarrangiamenti dedicato a un classico dei giochi di lotta: Super Street Fighter 2!
Tutto inizia nel 2003 da Overclocked Remix, la community di remix di soundtrack videoludiche più antica e attiva di tutta la rete. Quello è infatti l’anno in cui esce la prima compilation di remix tutti dedicati a un singolo gioco: Relics of the Chozo, un album di 19 canzoni del gioco rimaneggiate da alcuni tra i migliori artisti della community.
L’esperimento riesce e ha successo, e alla prima compilation ne seguono altre otto, dedicate ai grandi classici del genere (tra gli altri Donkey Kong, Kirby, Sonic e anche un intero album di remix di Duck Hunt!); “Blood on the asphalt“, dedicata a Super Street Fighter 2, è la settima della serie, pubblicata nel 2006.
25 tracce, un’elettronica eclettica e tiratissima che rimette a nuovo i temi di ogni singolo personaggio del gioco, oltre all’opening ed ending track del gioco, il tutto sotto la supervisione di Shael Riley, e con i nomi più importanti della comunità. L’album è ovviamente un successo, tanto che in soli sei mesi (dal 26 Maggio 2006 all’ 11 Novembre 2006) viene scaricato più di 5.500 volte; ma non finisce qui.
La compilation arriva a Ray Jimenez, produttore associato di Capcom Entertainment, che decide di contattare proprio i ragazzi di Overclocked per la colonna sonora di Super Street Fighter 2 Turbo HD Remix, riedizione del picchiaduro uscita nel 2008 su Xbox Live e PlayStation Network.
“Lavorare con la ciurma di OC ReMix è stato uno degli aspetti più soddisfacenti del lavoro su SF HD Remix – ha dichiarato Jimenez- e ha reso il gioco un vero lavoro di gruppo. Questi tipi sono ciò che rende i fan di Street Fighter una delle costanti dell’industria videoludica. Da quando li abbiamo contattati sono stati in grado di produrre risultati eccellenti in poco tempo, recependo positivamente qualunque richiesta avessimo. Hanno superato qualunque aspettativa e spero che in futuro ci sarà nuovamente modo di lavorare insieme.”
Una mossa, quella di Jimenez, non solo decisamente astuta e che probabilmente ha contribuito ad abbassare i costi del progetto, ma che riconferma la politica varata da Capcom USA di interscambio costante con i fan dei propri prodotti.
In armonia con le linee guida della community, naturalmente, l’intera colonna sonora del gioco del 2008 è anch’essa gratuitamente scaricabile sulla rete, in una interessante quadratura del cerchio. E vissero tutti felici e contenti.
Anche questa volta Inside the Game Music finisce qui, lasciandovi con un totale di ben 91 tracce musicali da ascoltare (25 da “Blood on the Asphalt” e 66 dalla colonna sonora di Super Street Fighter 2 Turbo HD Remix), per una settimana all’insegna di intensissimi scontri one on one; ma torneremo la settimana prossima per parlarvi di quella che è forse una delle canzoni più belle, ascoltate e riarrangiate dell’era 8 bit……chi indovina di cosa parlo, stretta di mano e bacio accademico!
Ancora una volta ci si vede per la rubrica di Inside the Game in cui si parla di musica e videogiochi. Come promesso la volta scorsa (ve lo ricordate? No? Qui potrete rinfrescarvi la memoria) questa tarda uscita di lunedì si distaccherà un po’ dal solito stile per presentarvi una bella novità: Inside the Game ha passato per voi una serata con i ragazzi di Cou Cou, netlabel che si occupa, virtuosamente, di proporre i lavori di una serie di artisti italiani e non in ambito micromusic e chiptune: musica elettronica suonata con tutto quanto è legato al gaming, modificando e utilizzando le librerie sonore delle più svariate retro console. Abbiamo sentito cosa hanno da proporre e cosa hanno da dire, e siamo assolutamente entusiasti di presentarveli, come sono convinto che sarete entusiasti voi dopo averli conosciuti. And now for something completely different…
L’occasione per fare una bella chiacchierata è stata la serata 8 bit Party, organizzata da Lights on Carpet al Rising Love di Roma: un evento dedicato interamente alla musica 8 bit, con i musicisti legati all’etichetta romana. Un evento decisamente atipico nel panorama della vita notturna di Roma che ha portato alla console strumenti come Game Boy e Nintendo DS e un bel manipolo di artisti: innanzitutto i due fondatori dell’ etichetta J8B!t e Buskerdroid, un decano del circuit bending come Flavio (attivo anche in ambito elettropop con Le Rose), e infine Microman, geniale cane sciolto il cui retroterra musicale abbraccia tanto l’elettronica quanto la musica classica. La sorpresa? Lo scoprire che fondamentalmente nessuno di loro si è avvicinato a questo ambito passando dai videogiochi.
Ad aprire la serata è stato il set congiunto di Buskerdroid e Microman, mezz’ora di elettronica ballereccia creata servendosi di tre diversi Game Boy, al termine della quale sono riuscito a parlare con Marco, alias Microman. Dopo i saluti di rito il discorso si è spostato sulle esperienze passate: Marco ha alle spalle dieci anni di studio del pianoforte, e una predilezione per i compositori contemporanei italiani, come Einaudi. “Mi piace chi, con la musica riesce a creare un’atmosfera, facendo in modo che ogni suono sia una parte di una scena che può essere immaginata da chi ascolta – ha spiegato Microman - Suonando con un Game Boy i mezzi sono ovviamente limitati, ed è un limite che per forza di cose spinge a utilizzare ancora di più l’immaginazione”. Strumento di elezione Little Sound Dj, la cartuccia creata da Johan Kotlinski che permette di trasformare un Game Boy in un vero e proprio sintetizzatore.
“Se dovessi riassumertela in tre parole, ti direi che suonare con un Game Boy è il “tanto con poco”: ci puoi suonare e comporre di tutto” continua Marco, con una dichiarazione programmatica che riassume il miglior pensiero minimalistico, ma non solo. La versatilità del mezzo lo renderebbe un vero e proprio strumento di composizione portatile, mi spiega: “Io potrei andare in giro e buttare giù un’idea sull’autobus per poi riprenderla a casa con il pianoforte o qualunque altro strumento; l’idea per il futuro sarebbe riuscire a orchestrare i brani da Game Boy e viceversa, anche unendo insieme orchestra e suoni 8 Bit“. Inutile dire che in seguito, nel corso del suo set solista Microman mi avrebbe fatto sentire in pratica tutto ciò di cui mi aveva parlato, grazie a uno stile che unisce battiti elettronici a un tappeto compositivo di tutto rispetto.
Mentre mi perdevo in chiacchiere interessantissime fuori dal locale, dentro era già cominciato il set di J8B!t e Flavio: due Nintendo Ds equipaggiati con Korg DS-10, emulatore di uno dei più grandi sintetizzatori mai prodotti.
J8B!t nella vita di tutti i giorni si chiama Giorgia, e ha ideato e creato CouCou insieme a Buskerdroid, proprio da lì abbiamo iniziato: “CouCou l’abbiamo creata un anno fa cercando di riunire musicisti italiani ed europei che si muovono nell’ambito della micromusic“. Un progetto che in un anno ha portato alla pubblicazione di otto produzioni tra EP e compilation. A inaugurare l’etichetta sono stati i Chrono Triggers, micromusicisti francesi, paese per cui Giorgia ammette di avere un debole. Alla prima uscita ne sono seguite altre, con una selezione di artisti italiani, svedesi e da poco anche canadesi, nell’ambito del progetto di pubblicare una serie di compilation che raccolgano act provenienti dalla stessa zona geografica. Il primo passo è stato ovviamente casa nostra, con 8BITES of Pizza, che raccoglie alcuni dei migliori musicisti sulla piazza.
Curioso come una scimmia ho chiesto cosa significa avere una netlabel e che lavoro c’è dietro “Si tratta perlopiù di promozione delle uscite e degli artisti, su Facebook come su altri canali di buzz, a cui si aggiunge il definire un artwork per il disco e ospitarne il download sul sito di CouCou – dice Giorgia - Il tutto viene ovviamente fatto esclusivamente per amore; tutti i download sono gratuiti e le opere sono in Creative Commons, le rare volte che entra qualche soldo viene tutto reinvestito per il sito o per gli spostamenti in giro per serate degli artisti italiani o europei”. Mi viene anche raccontato dei tentativi di dare spazio a musicisti anche al di fuori del bel paese; tentativi che si sono spinti fino in Indonesia, in cui la scena micromusicale ha un seguito maggiore di qua.
Parlando di musica, Giorgia, o J8B!t che dir si voglia è arrivata all’elettronica prima e al Korg su Nintendo DS poi cominciando come chitarrista in un gruppo hard rock romano; e in parte è proprio dalle radici che nasce il suo atteggiamento nella musica elettronica: “Potrebbe essere simile al punk, in casa attacco la console al computer, vado in modalità live e poi sento cosa succede”. L’emulatore di sintetizzatore per DS ha un totale di 64 tracce, il che porta ancora una volta al discorso sui limiti “Il fatto di avere poche tracce disponibili e scegliere di utilizzare una gamma di suoni 8 bit è un limite, ma anche uno stimolo: è lì che ti trovi a dover inventare tutti i modi possibili per aggirare le regole e sfruttare ogni possibilità per ottenere quello che vuoi, diventa una sfida di intelligenza”.
Flavio è l’ultimo degli artisti con cui riesco a parlare, un “decano” si direbbe, della scena micromusic, al lavoro da dieci anni nella creazione di musica elettronica con oggetti originariamente creati per giocare. “E’ dal 2000 che faccio musica in questo modo – dice Flavio - Più o meno si è iniziato a parlare di chiptune e micromusic allora, quando è nato il sito www.micromusic.net. Io ho cominciato dal circuit bending, modificando tastiere giocattolo fino al vecchio grillo parlante, poi ho giocato con Little Sound Dj e Nanoloop, adesso se c’è l’occasione non mi dispiace anche provare con altro”. Anche qui il ferro del mestiere è un Nintendo DS “Oltre al Korg ci sono una serie di altri programmi homebrew per la musica, ma ovviamente non essendo supportati da Nintendo il colpo si ripercuote su tutta la scena, tecnicamente stiamo facendo qualcosa che è illegale.” Come detto, Flavio l’ha vista nascere la “scena” italiana: “eravamo una decina di persone, io, Cobol Pongide, Micropupazzo tra gli altri, e nel tempo ci hanno etichettato in un sacco di modi: siamo stati avanguardia, noise, poi musica sperimentale, adesso si parla di micromusic. Testimonianza su cd dei primi vagiti del genere è stata la compilation Bit Beat pubblicata da To Lose La Track nel 2007, in seguito alla quale i vari artisti si sono mossi parecchio per festival. Comunque – prosegue Flavio – questo genere di musica in Italia non uscirà mai dalla nicchia probabilmente; a Londra, a Berlino si sono tenuti eventi che hanno raccolto parecchie persone, ma qua finora non c’è stato modo.” Oltre alla micromusic Flavio suona elettropop con il duo Le Rose, con loro ha suonato la sera successiva al Circolo degli Artisti a Roma.
Come spiegavo in apertura, una delle cose forse più interessanti è che nessuno di questi artisti si è avvicinato al genere partendo dal videogioco: “Esiste come ispirazione culturale e non mi dispiacerebbe fare musica per videogiochi – mi dice Microman - ma non gioco” ed è più o meno la stessa risposta di J8B!t, che il DS lo usa solo per la musica “qualche gestionale a turni non mi dispiace ogni tanto” ma tutto finisce lì; e per quanto mi riguarda è una conferma interessante, quella che questo genere di sonorità ormai iniziano a slegarsi da un punto di vista prettamente ludico proprio perchè sono penetrate nel profondo dell’immaginario collettivo pop; e credo che le possibilità e i punti di sbocco del genere, musicalmente, abbiano appena iniziato a concretizzarsi: in un momento in cui sempre più persone prendono in mano una console per videogiochi, è solo questione di tempo prima che si sviluppi l’interesse a voltarsi indietro per scoprire il passato e interpretare il presente; ora che il videogioco è sdoganato, forse si può iniziare a parlare di tutto quanto fa arte e si muove intorno al videogioco, e queste persone potrebbero essere dei precursori.
Così come potrebbero esserlo i Lights on Carpet, organizzatori della serata, che si sono proposti di portare nella scena notturna romana qualcosa che possa essere diverso dal solito “Non ha senso continuare a portare le stesse serate fino alla morte, potremmo fare così, come fanno molti altri qui, però poi non si muove nulla – mi dice Sara - Il problema è che Roma è chiusa, se c’è qualcosa che tira fa un sacco di ingressi, ma poi la gente non guarda al di fuori dell’ordinario e di quello che conosce”. E proprio per questo loro cercano di portare una ventata d’aria fresca che chi sta in zona dovrebbe guardare con interesse “Arte, musica, mostre, tutto insieme – ribadisce Francesco, che, per inciso, aveva una delle magliette più belle che io abbia mai visto – Sono serate che all’estero magari farebbero parecchi ingressi, ma qui c’è bisogno che le persone siano prima abituate ed educate a guardare un po’ al di là dell’ovvio e dell’abitudine”.
Non sono parole semplici da metabolizzare, ma parlano di una realtà su cui varrebbe la pena di soffermarsi, quella che ha a che fare con quel lamento che spesso si sente riguardo al fatto che “non si sente mai nulla di nuovo” o che “in Italia non si muove nulla”: eccolo qua il nuovo; un discorso musicale fresco, intelligente e di valore musicalmente ancora prima che a livello di curiosità videoludica; un passo indispensabile per chi si interessa di nuove sonorità e di elettronica in particolare che, per inciso, nasce, vive e si muove dietro casa propria, allungano poi tentacoli e collegamenti in tutta Europa grazie agli strumenti offerti dalla rete. Diciamo spesso che le cose non si muovono, e allora forse è il caso di farle muovere: scaricate, ascoltate, diffondete e andate alle serate, se l’idea vi piace, provare non costa niente e sono convinto che sia un bell’arricchimento per chi bazzica musica e videogiochi. Io la mia parte la voglio fare:)
Qui trovate il sito ufficiale della CouCou, dove scaricare tutto quello di cui abbiamo parlato
Naturalmente sono d’obbligo i ringraziamenti, tanti e tante persone che nonostante la serata movimentata hanno trovato il tempo e la voglia di scambiare quattro chiacchiere e farlo con apertura, disponibilità e una cortesia immensa: in puro ordine di intervista, così da non offendere nessuno: Marco Microman, Sara, Giulia e Francesco di Lights on Carpet, Giorgia J8B!t (grazie infinite anche per il cd!) e Flavio. Il ringraziamento naturalmente è da estendersi a tutte le facce sorridenti e gentili che hanno accolto me e la mia “fotografa ufficiale” nel corso della serata. Siete stati, tutti, eccezionali, grandi musicisti e persone ancora migliori. Grazie.
Una menzione d’onore va a Marzia D’Amico, fotografa e amica che è stata sequestrata da me a un paio d’ore dalla serata e che ha avuto l’ardire di mollare tutto e seguirmi nell’impresa. Il suo contributo è stato determinante per portarvi una documentazione visiva della serata, visto che la signorina, solo per la gloria, si è smazzata foto sotto, sopra e dietro palco per tutta la serata. Quindi grazie, veramente di cuore per lo sforzo e l’aiuto preziosissimo, ripagato in null’altro che nuove incredibili avventure e avvertimenti all’ultimo quando si ripresenterà l’occasione. Praticamente un’eroina.
Ancora weekend e ancora un appuntamentino con la musica che, si spera, potrà accompagnarvi nella settimana. Siamo di nuovo nell’ambito della rubrica di Inside the Game che si occupa di tutti quei progetti musicali che fanno proprie le colonne sonore dei videogiochi e ce le restituiscono arricchite; questa volta si parla di jazz, con le cover dei Runaway Five.
Tutto nasce da un workshop musicale al Banff Center e da due persone: Brendan McElroy e Brendan Swanson. Il primo è bassista e compositore, e l’idea di riarrangiare in chiave jazz colonne sonore di videogiochi gli frullava per la testa da un bel po’; il secondo è un pianista della Calgary’s Youth Orchestra, e dell’idea è assolutamente entusiasta. Un unico problema: i McElroy vive e studia a Toronto, mentre Swanson è di Calgary; la soluzione arriva al ritorno di McElroy nella propria città: due gruppi, due differenti versioni dei Runaway Five, in due città, con il bassista e compositore a unire le due realtà, a Toronto si unisce Alex Goodman e i due ensemble iniziano a fare il pienone in entrambi i luoghi.
Il successo, quello vero, arriva nel 2008, anno in cui il gruppo parte in tour con l’evento Video Games Live, un mega concerto che mette in classica i pezzi musicali più famosi della storia del gaming. I Runaway Five portano un repertorio che spazia da Sonic the Hedgeog a The Legend of Zelda, passando per Final Fantasy, Mega man, F-Zero e Super Mario in tutte le salse. E poi, naturalmente c’è Earthbound.
Perchè “naturalmente”? Proprio da Earthbound, storico e folle RPG per Super Nintendo, la band prende il nome; i Runaway Five sono infatti un gruppetto musicale, simili in tutto e per tutto ai Blues Brothers, in cui gli eroi del gioco si imbattono in più di un’occasione; è più chiaro?
Anche per questa volta, è tutto; il sito web ufficiale dei Runaway Five lo trovate qui. Vi lascio con una succosa anticipazione musicale per la settimana prossima: Inside the Game ha infatti in serbo per voi un piccolo reportage con interviste ai protagonisti italiani di una scena musicale interessantissima, legata a doppio filo tanto alla sperimentazione artistica quanto ai videogiochi…curiosi? Dovreste, si parla di roba grossa e interessante…ma…bisognerà aspettare (poco, promesso)!:D
E’ sabato, e come sabato scorso e come sabato prossimo, continua la rubrica di Inside the Game dedicata alla musica, anzi alla musica dei videogiochi; in particolar modo quella che dai videogiochi nasce e poi si declina in mille altre forme. Oggi parleremo di Chrono Trigger
Sabato scorso vi ho proposto un EP di riarrangiamenti belli tosti di alcuni brani presenti nella colonna sonora del primo episodio di Megaman, qualora colpevolissimevolmente ve lo siate perso, potete rimediare qui .
Questa volta non ci allontaneremo troppo, dal momento che sempre di riarrangiamenti si tratta. Come già accennato il gioco in questione è nientemeno che Chrono Trigger, un vero pezzo di storia degli RPG giapponesi, ancora ricordato come uno dei migliori esponenti del genere, originalmente uscito su Super NES e recente protagonista di un’adattamento per Nintendo DS. Naturalmente quando si parla di Chrono Trigger non si può non menzionare la sua colonna sonora, composta da Yasunori Mitsuda e protagonista di oltre trecento versioni remixate.
Del gruppo che ha ripreso in mano i brani del gioco purtroppo sono riuscito a trovare poche informazioni (questo però è il loro sito ufficiale); si chiamano PHOENIX Project, sono giapponesi e questo non è il loro unico album, dal momento che so per certo che hanno lavorato anche su cover di altri nomi sacri del JRPG, tra cui Final Fantasy V e VI e Ragnarok Online.
Il disco in questione, dal titolo “Resolution Trigger“ (2007) è un vero e proprio full length di 17 tracce, in cui la soundtrack di Chrono Trigger viene rimaneggiata senza regole fisse, con pezzi che spaziano dalle corpose chitarre spruzzate di assoli metal del tema di Frog (o Kaeru, che dir si voglia) all’elettronichetta furba di Corridor of Time, passando per i ritmi tribali di Interlude – “Rhytm” per arrivare al synth-rock di Motorcycle Chase; ce n’è insomma per tutti i gusti, a unire il tutto un’esecuzione ottima che non sbava una nota.
Il cd è uscito solo in Giappone, ma digitandone il titolo su Google le occasioni per ascoltarlo non mancheranno; per quanto mi riguarda l’ ho già eletto ad album della settimana, e risiede allegramente nel mio Ipod….qui vi lascio, vi auguro un buon ascolto e vi invito ancora una volta a farmi sapere i vostri colpi di genio nel trovare un titolo adatto a questa rubrica.