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E se tutti i giochi avessero la modalità super facile? [video divertente]


Il livello di difficoltà medio dei videogiochi, rispetto agli esordi, si è decisamente abbassato. Il che sicuramente è un buon segno, parliamoci chiaro, perchè indica che il videogioco ha allargato esponenzialmente il proprio bacino d’utenza, e facendolo si è sentita naturalmente la necessità di creare un prodotto che, indipendentemente dall’opinione dello zoccolo duro degli appassionati, potesse essere in grado di andare incontro alle esigenze e capacità più o meno di chiunque. E se più o meno chiunque è in grado di giocare a un videogioco, allora l’industria cresce, guadagna soldi e può pubblicare più giochi, anche per gli hardcore gamers.

Che succede però quando il livello di difficoltà si abbassa troppo? Nintendo ha posto prepotentemente questa domanda con New Super Mario Bros. Wii prima e Mario Galaxy 2 ora, rendendo possibile affidare il controllo del personaggio a un pilota automatico durante i momenti più difficoltosi, così da “democratizzare” il gioco e permettendo a chiunque di vederne la fine.

L’altro lato della medaglia è, ovviamente, il temuto abbattimento del livello di difficoltà, che eliminerebbe il gusto di giocare.

I ragazzi di College Humor, autori di alcuni dei migliori video parodici sul gaming, questa volta parlano proprio di questo, cioè: che cosa sarebbe successo se nei vecchi videogiochi fosse stato possibile selezionare il “super easy mode“?

Buon divertimento!:D

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New Super Mario Bros Wii, un gioco praticamente infinito! [le meraviglie dell'homebrew]


Sarò sincero, io il gioco ancora non l’ho finito, per i seguenti semplici motivi: voglio finirlo in multi e da allora sono usciti altri titoli che stanno tenendo occupato. Il gioco in singolo è carino e i livelli sono abbastanza semplici, ma cosa succederebbe se durante l’esplorazione dei suddetti livelli mi ritrovassi di fronte allo stage 1-1 del mitico Super Mario Bros per NES?

Vi ricordate di Riivolution? Quell’applicazione homebrew che permetteva di giocare a Fatal Frame con la traduzione in inglese? Bene, perche Riivolution è proprio quel che ci serve per far girare i nostri livelli custom realizzati attraverso Reggie!

Reggie! è un programma per Mac, Linux o Windows che ci permette infatti di creare facilmente i nostri livelli personalizzati per New Super Mario bros Wii, che poi possono essere giocati sulla nostra console attraverso il gioco originale, niente pirateria dunque ma sano homebrew che ci farà rivivere i livelli del mitico Super Mario Bros, Super Mario World eccetera, grazie al canale homebrew e ad una scheda sd.

Ecco il link per scaricare Reggie!, postateci le vostre creazioni!

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New Super Mario Bros Wii, eccellente furbata Nintendo [recensione]


New Super Mario Bros Wii è anzitutto il titolo che farà riaccendere (o togliere dalla scatola) il Wii a moltissimi giocatori. Ogni nuova uscita dell’idraulico va infatti giocata a dovere, approfondita e spulciata in ogni anfratto alla ricerca di segreti. La notizia è che finalmente, dopo anni di attesa, è possibile fare tutto questo in compagnia degli amici, fino a un massimo di quattro giocatori.

Soprattutto dopo averlo provato a fondo, viene spontaneo chiedersi come mai abbiamo dovuto aspettare tanto tempo per un “multi-Mario”: le sue meccaniche di gioco, rigorosamente in 2D, sono cesellate alla perfezione per garantire il divertimento di chiunque abbia voglia di impugnare il Wiimote; i suoi colori, musiche e personaggi sono l’ideale per unire davanti allo schermo le più disparate categorie di persone.
Questo però non significa che sia un titolo facile: come ogni gioco della serie infatti, sa essere adorabilmente punitivo, e non lascerà tregua al giocatore distratto nel suo approccio ai salti o all’eliminazione delle varie minacce. A questo proposito, la famosa Super Guide che avevo bistrattato qui , non è così drammatica. Più che un pilota automatico liberamente utilizzabile è una specie di stampella per i più maldestri: morendo 8 volte nello stesso punto sarà possibile attivarla e far partire un video che illustra i passaggi essenziali per trarvi d’impaccio. Durante questa “soluzione” è possibile premere un tasto e riprendere a giocare direttamente in modo da sentirvi un po’ meno in colpa con gli dèi del videogioco.

Chi abbia provato l’episodio per DS sa bene a cosa si troverà di fronte: 9 mondi (uno è da sbloccare ottenendo tutte le monete speciali) per un totale di più di 80 livelli che vanno dalle classiche pianure del Regno dei Funghi agli abissi marini, passando per le case dei fantasmi, i vari castelli abitati dai boss, il deserto… insomma, tutto l’immaginario che l’idraulico paffutello porta con sè da più di 25 anni.

Fin qui la parte facile: Mario è Mario è non si discute… ma ci sono dei però.
Nonostante mi abbia decisamente rapito, tanto da sostituire molti giochi più in voga al momento nella mia personale hit parade, non è possibile non notare come  gli sforzi di Nintendo siano davvero ridotti al minimo. Va bene immaginario riconosciuto/riconoscibile, ma se da tanti anni ci divertiamo a zompettare qua e là è pur vero che inizia a essere fastidioso il riciclo continuo e perenne di mondi e ambientazioni. Neanche metti il dvd nella console e sai già che ci sarà il mondo del ghiaccio, del fuoco etc… tutti fissi sulle stesse meccaniche ormai stra-consolidate.
Anche la scelta dei personaggi da gestire è disturbante: ok Mario, ok Luigi, ok un funghetto ma… perchè due identici? Perchè non si possono sbloccare altri comprimari? Persino l’immondo e spurio Mario 2 (1988) permetteva di controllare 4 personaggi diversi!

Dalla versione “maggiore” di quello che è ormai un classico per DS sarebbe stato lecito aspettarsi introduzioni piacevoli, qualche variazione sul tema: se togliete il Mega Fungo e aggiungete il fiore del ghiaccio, il costume da pinguino e l’elichetta sulla testa, i power up di questo episodio sono stra-abusati, così come le circostanze in cui utilizzarli.
Mi si potrebbe replicare: “beh, ma questo è Mario“… In parte è vero, ma la freschezza e le trovate di Galaxy stavano nel mettere l’idraulico nelle stesse situazioni, ma in contesti estremamente variegati.
Sia chiaro: le meccaniche 2D sono PERFETTE, irraggiungibili per chiunque altro (chi fa platform di questo tipo ad oggi?), il gioco è DIVERTENTISSIMO, a patto però di giocarlo seguendo due vie alternative.

Se si cazzeggia e si vogliono passare un paio d’ore, la modalità a 4 giocatori è il top: farsi scaletta, ostacolarsi, rubare Yoshi (bentornato!) al compagno, magari anche causare volontariamente una morte, tutto può essere spassoso. Ma non ci raccontassero che è lo stesso gioco che si pratica in due. Diventa limitato, l’esplorazione ridotta a zero, le incazzature molto più probabili perchè si muore per le cause più disparate.
Scordatevi un “party” di 4 amici che si vedono tutti i giorni per ottimizzare le giocate: in 4 è Mario per casual gamers che vogliono ridere senza pensare, legittimo ma limitante.

L’alternativa, e qui il gioco diviene un imperdibile capolavoro, è giocarlo in due, aiutandosi a vicenda e magari facendosi qualche scherzetto. Inutile dire quale preferisca: con un compagno affiatato è Mario all’ennesima potenza, gameplay puro, divertimento da sballo in barba a una grafica colorata ma discutibile, alla mancanza di multi online, ai milioni di poligoni. In barba a tutto ciò che oggi è considerato videogioco, ma che in fondo non lo è.

Questa è la furbata Nintendo: contemporaneamente regalare una piccola perla ai suoi fan e dare in pasto agli scanzonati giocatori saltuari un assaggio di quello che questa grande serie è sempre stata e sarà sempre. Divertimento puro e gioia di videogiocare.

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Top 10 dei giochi più sottovalutati del 2009


Nonostante i seguiti (e i seguiti dei seguiti, e i seguiti dei seguiti dei seguiti…) dei blockbuster di questa generazione siano stati relativamente vacanti in questo anno che sta per finire, il 2009 è stato comunque ricco di uscite a dir poco interessanti per i videogiocatori, grazie a ritorni importanti (Fallout 3, Street Fighter IV, Punch-Out, Killzone 2, New Super Mario Bros. Wii..), diverse nuove PI (inFAMOUS, Prototype, Demon’s Souls, Dragon Age..), qualche spin-off di rilievo (GTA: Chinatown Wars, Halo Wars, Halo 3: ODST..) e tanti DLC (The Ballad of Gay Tony, Shadow Complex, Trials HD..).

Come ogni anno però ci sono anche tanti titoli che, pur essendo validi, sono passati un po’ in sordina nei negozi facendo soltanto apparizioni fugaci sugli scaffali e ricomparendo altrettanto rapidamente fra i giochi usati, rivenduti finchè valgono qualcosa per acquistare i gioconi che tutti vogliono.

Spesso si tratta di vittime dell’hype, o dell’inarrestabile corsa al progresso tecnologico, o di errori di marketing che li hanno fatti uscire a ridosso di capolavori annunciati; giochi che rischiano quindi di finire in un limbo, per poi magari divenire oggetto di culto di chi fra qualche anno li ripescherà, chiedendosi come mai non gli avesse prestato la giusta attenzione a tempo debito.

Giochi a cui Inside The Game dedica questa Top 10, magari con un pelino di buonismo (..è Natale!) ma invitandovi comunque ad ignorare per una volta anteprime, voti, recensioni e pareri altrui per scoprire quanto oro ci possa essere sotto la superficie.

10- X-Men Origins: Wolverine

L’action di Raven Software, recensito dal buon AKirA su 3MoG, è massiccio, incazzato e non sfigura di fronte all’agguerritissima concorrenza del genere, pur dovendo sottostare ad un film trascurabile che ne ha giocoforza influenzato trama e grafica (Liev Schreiber come Sabretooth è veramente inguardabile!).

Viene il dubbio che la licenza abbia più danneggiato che spinto il titolo in questione, che con una personalità propria ed uno screenplay più libero avrebbe forse potuto emergere un po’ di più.

9- The Chronicles of Riddick: Assault on Dark Athena

Un’occasione imperdibile quella proposta dagli Starbreeze Studios e dallo stesso Vin Diesel (i Tigon Studios appartengono infatti al nerboruto baritono): due giochi al prezzo di uno, e uno dei due è nientemeno che una versione riveduta e corretta di Escape from Butcher Bay, strano ma azzeccatissimo miscuglio di FPS e stealth da molti considerato il miglior gioco mai uscito su Xbox.

L’altro, Assault on Dark Athena, pur non avendo l’arguzia del predecessore e riallacciandosi a meccaniche più smaccatamente FPS, non manca dello stile concreto e acido tipico del talentuoso studio svedese, che molti hanno già potuto assaggiare sulle console di questa generazione grazie a The Darkness.

Il tutto condito da un’ambientazione sci-fi acre e violenta fra le più interessanti fra quelle post-Matrix, e da un protagonista con carisma da vendere e un cinico senso dell’umorismo, affilato come le sue amate lame.

8- WET

Altro giro, altro action; stavolta si tratta di uno shooter a cui la personalità non manca, con un raffinato connubio di oriente e Far West che strizza più di un occhio a Tarantino, peraltro citato esplicitamente da tantissimi particolari.

Non c’è niente di veramente nuovo fra bullet time, quick time events, capriole, scivolate e corse sui muri, ma tutto quello che fa WET lo fa con stile, raggiungendo l’acme nei momenti in cui la protagonista Rubi, degna della miglior Black Mamba, accecata dal sangue entra in una sorta di berserk: la nostra diviene un’autentica macchina per uccidere mentre tutto appare in un marcatissimo cell-shading rosso nero e bianco che ricorda un po’ il lisergico Killer 7.

Sangue, katana, pistole ed una sexy-vendicatrice infuriata. Che volere di più?

7- Red Faction: Guerrilla

Il terzo capitolo della serie di Volition è finalmente ciò che tutti si aspettavano: un’autentica orgia di distruzione, che grazie al nuovo engine Geomod 2.0 diventa la vera protagonista del gioco, consentendo una varietà di approccio alle varie missioni che nei due precedenti capitoli era soltanto accennata.

Vedere ponti o interi palazzi che collassano dopo un’accurata demolizione delle strutture portanti è un’autentica soddisfazione, specie considerando che al di là del Geomod il gioco c’è ed è bello (..ehm..) solido, sia per giocabilità che per aspetto audiovisivo.

6- Scribblenauts

Geniale” è l’aggettivo meno entusiastico che potreste esprimere riguardo il gioco 5th Cell: un centinaio di puzzle da risolvere evocando, da un database ben più ampio di quanto sarebbe lecito aspettarsi, miriadi di oggetti in grado di interagire fra loro in modo semplice ma razionalmente credibile e spesso assolutamente comico.

Purtroppo però ci tocca annoverare anche questo piccolo capolavoro di game design fra i giochi più sottovalutati: scorrendo recensioni, discussioni e pareri su stampa e web appare infatti palese un’incomprensione di fondo legata alla natura user-generated del gioco.

Scribblenauts infatti è divertente e impegnativo nella misura in cui il giocatore decide di divertirsi e impegnarsi, cercando soluzioni sempre nuove e sforzandosi di non riutilizzare all’infinito la stessa combinazione jetpack-pala-pistola laser.

Un problema non da poco quindi, vista la scarsa voglia mostrata da gran parte dei videogiocatori di azionare aree del cervello ben poco utilizzate dai comuni videogames, peraltro aggravato da un sistema di controllo eccezionalmente sgraziato, anche se in fin dei conti sopportabile considerato che si tratta pur sempre di un puzzle-game.

5- Prototype/inFAMOUS

Citiamo nuovamente insieme i due titoli super-free-roaming di quest’anno non tanto per le somiglianze vere o presunte fra due giochi, a cui comunque la personalità non manca, quanto perchè l’impressione è che entrambi abbiano venduto meno del loro effettivo potenziale e in particolar modo su PS3, a discapito delle speranze di Sucker Punch (nonchè delle divertenti scaramucce con il team di Radical Entertainment), si siano vicendevolmente danneggiati.

Oltre a questo, dopo un periodo di esaltazione subito dopo le rispettive uscite, in entrambi i casi sono in breve fioccate critiche più o meno giustificate verso due giochi che comunque partono dal comune intento di voler offrire innanzi tutto divertimento puro, senza troppi fronzoli.

Contare quanti interni si vedono in inFAMOUS, quanti passanti hanno lo stesso aspetto su Prototype o lamentare l’inconsistenza della trama o del sistema della “coscienza” significa non comprendere i reali obiettivi dei titoli in questione: la spettacolarità delle scene di massa o il colpo d’occhio dall’alto di un palazzo valgono bene un pop-up di troppo o  una palette un po’ monotona.

Si tratta quindi di due giochi da rivalutare per tutti coloro che sono in cerca di un divertimento sghembo, fracassone e poco educato ma estremamente liberatorio e catartico; poi che siano tutti e due ampiamente migliorabili è ovvio, ma d’altra parte è anche scontato che entrambi avranno almeno un seguito…

4- Little King’s Story

Nonostante non sfrutti per niente le peculiarità del Wii, questo piccolo capolavoro nato dall’unione di alcune delle menti dietro Final Fantasy XII, Harvest Moon, Dragon Quest e Kingdom Hearts ha raccolto un numero di pareri positivi inversamente proporzionale alle sue vendite.

Il gioco pubblicato da Marvelous è un incrocio fra gestionale e RTS con i controfiocchi, che si apre al giocatore con una progressione calcolata e perfetta, rivelandosi man mano e infine stupendo per dimensioni e complessità.

Aggiungiamo una caratterizzazione dei personaggi teneroide ma curatissima ed ecco che abbiamo uno dei più bei tesori da riscoprire di quest’anno.

3- The Conduit

Tipico esempio di gioco che ha sofferto di un eccesso di hype, peraltro sollevata dai suoi stessi creatori.

Il FPS di High Voltage infatti, pur rispettando sufficientemente quanto promesso in termini tecnici e soprattutto per quel che riguarda il multiplayer online, è caduto sotto un fuoco di fila di critiche riguardanti linearità, ripetitività degli ambienti e scarsa IA degli avversari, per essere poi definitivamente affossato da un design grafico che definire banale è dire poco.

Tutte lamentele azzeccate, che però hanno poco senso quando rivolte ad un gioco che non si è mai proposto come una rivoluzione nè come l’ultima novità in fatto di intelligenza artificiale, quanto piuttosto come una dimostrazione di come anche su Wii si possa fare ciò che per le altre console è la norma.

E in quest’ottica The Conduit diventa semplicemente uno dei migliori titoli del suo genere per grafica, configurabilità dei controlli e per quello che probabilmente è il multiplayer online più completo e meglio riuscito sulla console Nintendo.

2- Risen

Figlio naturale di Gothic, la serie di RPG fantasy creata dagli stessi Piranha Bytes ma ora in mano ad altri, Risen è tutto quello che Gothic 3 sarebbe dovuto essere e parecchio di più.

Un’ambientazione finalmente un po’ differente dal solito, con un’isola contesa fra due fazioni che sono qualcosa più del solito buoni vs. cattivi , fa da sfondo ad un gioco tanto intransigente da non dividere neanche le quest fra principale e secondarie, presentandole tutte allo stesso modo e invitando il giocatore a decidere quali ritenere importanti per lo svolgimento della trama principale.

Un RPG poco accogliente ed estremamente impegnativo, ruvido ma molto appagante per chi saprà soprassedere sui suoi difetti, che riguardano in particolar modo una grafica solida ma non sempre convincente e una certa rigidità nella gestione dei menù.

1- Brutal Legend

Concludiamo questa classifica degli incompresi con l’ultimo lavoro di Tim Schafer, che ha venduto l’anima ai possenti Dei del metal per poter creare un gioco incredibile senza però tradire lo spirito unico di tutti i titoli che portano il suo nome, ma che nonostante questo non è riuscito ancora a piazzare tante copie quante merita.

Brutal Legend trasuda amore: l’ amore del suo creatore, che ha creduto nell’astruso progetto di un slasher che diventa  RTS ambientato in un mondo fatto di mostri d’acciaio e palazzi di ossa e pistoni, e l’amore di chi ha partecipato alla sua creazione con un’entusiasmo sconosciuto ad altre produzioni (basti pensare che Jack Black si è presentato agli MTV Awards vestito da Eddie Riggs senza che nessuno glielo chiedesse…).

Basta provare la demo per capire che ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso dal solito affett’em up, grazie a battute e tempi comici talmente perfetti da sembrare una sit-com e una grafica semplice ma efficacissima, con alcuni dei personaggi più espressivi che si siano visti in questa generazione: Kratos e Dante (quello Capcom come quello EA..) a confronto di Eddie hanno le capacità espressive di un pastore bergamasco.

Aggiungete che, come abbiamo detto, da circa metà il gioco cambia aggiungendo un’inattesa componente RTS, forse un po’ rigida ma tutto sommato efficace specie considerando il quadro complessivo.

Aggiungete anche che quest’ultima è addirittura giocabile in multiplayer online.

Sommate il fatto che stanno per uscire i primi DLC.

Infine ricordate che tutto questo ben di Dio è stato creato da uno studio piccolo ma capace e  capitanato da uno degli autori più geniali della storia del videogame, uno che pur cercando -giustamente- di vendere i propri giochi non è disposto a scendere a compromessi, uno che ama il videogioco e che si sforza perchè giochi “diversi” come Psychonauts e Brutal Legend siano sempre presenti sugli scaffali accanto ai soliti blockbuster.

Ecco perchè Brutal Legend è il gioco più sottovalutato del 2009. Ora andate a comprarlo e che il metal sia con voi.

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La sindrome Nintendo [Iwata sorpreso dal primo calo di profitti in sei anni]


Satoru Iwata parla, ammettendo di essere rimasto sorpreso dal calo di vendite che sta interessando il Wii e, in misura minore il Nintendo DS:

The Wii stalled.

The mood of the market got colder than expected, and there was a miscalculation.

Solo un grossolano errore di calcolo, o c’è qualcosa di più?

Il primo commento che viene in mente è che l’uomo che ha il merito merito di aver portato Nintendo, in un’ascesa vertiginosa, dalle stalle del Gamecube e del GBA Micro alle stelle di Wii e DS sia incontentabile, e semplicemente non si sia reso conto di aver saturato il mercato con le proprie macchine stampa-soldi.

Più razionalmente però bisogna considerare che probabilmente nessuno più di Iwata ha una percezione completa e organica del mercato attuale, composto in grandissima parte da quella fetta di utenza che prima della touch generation, di Brain Training e Wii Sports semplicemente non “esisteva”, e vedendo sotto questa luce i commenti rilasciati dal quarto presidente Nintendo e considerando come almeno in apparenza l’idea di “saturazione” non lo sfiori minimamente, potrebbe essere il caso di pensare ad altre possibili cause per la flessione di vendite in atto.

La mia impressione è che Iwata stia suo malgrado manifestando quella tipica “sindrome Nintendo” che ha sempre portato la casa di Super Mario ad essere innovatrice per tanti aspetti quanto stolidamente conservatrice per altri.

Nintendo quindi potrebbe stare pagando non tanto l’eccesso di vendite di questi anni quanto una politica di mercato vecchia, poco aggressiva sui prezzi e soprattutto legata a reissues di uno stesso hardware che dal DS Lite in poi sembrano non essere più così tanto attese e gradite dal pubblico.

Il tardivo ribasso di prezzo della propria console da salotto, a cui con tutta probabilità presto seguirà una pletora di rimaneggiamenti poco più che estetici simile a quella che ha già colpito il DS, il rifiuto categorico e incomprensibile di fornire il Wii di un hard disk, l’altrettanto immotivata impossibilità di leggere i DVD video e il mancato supporto del gioco online nei suoi titoli di punta (vedi alla voce New Super Mario Bros. Wii..) sono tutti segni di una scarsa di lungimiranza che sembra paradossale per una casa che negli ultimi sei anni ha rivoluzionato il concetto stesso di videogame, ma che in realtà è perfettamente in linea con la rigidità di pensiero che ha privato il Super Nintendo del suo lettore CD (spingendo poi Sony a creare la Playstation), che ha affossato il Nintendo 64 e le sue anacronistiche cartucce o che ha reso perdente sin dalla nascita il Gamecube per il suo target d’utenza poco più che adolescenziale.

Quello in cui, fortunatamente, Iwata pare distaccarsi almeno in parte dal suo storico predecessore Hiroshi Yamauchi è la capacità di imparare, pur tardivamente, dai propri errori.

E la sfida quindi pare spostarsi -finalmente- sul software:

Not being able to continuously release strong software has made a good mood grow cold.

I tentativi di coinvolgere terze parti “di spessore” su Wii hanno avuto il loro culmine con il Motion Plus e con l’uscita ritardata (per non infastidire i primi due titoli EA che sfruttavano la nuova periferica) di Wii Sports Resort, tentativi di cui speriamo di vedere frutti concreti nei prossimi mesi; dal canto suo Nintendo, con titoli come Metroid Prime: Other M e Sin & Punishment 2 sembra volersi riappropriare almeno in parte di quell’anima “hardcore” che tanti la accusano di essersi venduta alla divinità del casual gaming.

In questo senso però sembrano ancora più strani l’insistenza di Iwata-san sulle fantastiche possibilità offerte dal Wii Vitality Sensor e il brevetto di un cuscino gonfiabile in cui inserire il Wiimote, che potrebbero apparire come la definitiva conferma di un disturbo di personalità schizoide…

Ad ogni modo, staremo a vedere cosa succederà durante quello che si prospetta come il periodo natalizio più duro per Nintendo da diversi anni a questa parte, nonchè probabilmente quello decisivo per capire come l’azienda si muoverà sia in relazione alle console che attualmente ha sul mercato, sia in vista di un nuovo cambio generazionale che sotto un’apparente calma piatta sta già iniziando a sobbollire pian piano.

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Edge e New Super Mario Bros Wii


new_super_mario_bros_wii-thumb2-gif.jpgEdge accoglie  New   Super Mario Bros Wii con un tiepido 7. Che sia per la mancanza di quel “fattore originalità” che viene tenuto in ampia considerazione dagli editor della rivista inglese, piuttosto che per reali lacune al livello di gameplay, il fatto che il nuovo episodio di Mario abbia preso un punto in meno del suo illustre predecessore per Nintendo DS ha lasciato sbigottiti un po’ tutti.

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Guarda mamma! Gioco con una sola mano! [Bayonetta e il Very Easy Mode]


Cosa vengo a sapere! Platinum Games ha inserito tra le modalità di gioco della nuova eroina sexy della Sega, Bayonetta, il Very Easy Mode, ovvero la possibilità di giocare (giocare?!?) solo premendo un tasto. Domanda: cosa faranno i videogiocatori di tutto il mondo con l’altra mano? Read the full story

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Nintendo e il dilemma della difficoltà dei videogiochi [Kind Code]


Quando un giovane videogiocatore incontra un semi pensionato del pad come me, deve per forza sorbirsi una serie di noiose dissertazioni sulla bellezza di un antico e pixellosissimo titolo per Atari 2600, su quanto la fantasia supportasse l’immaginazione del giocatore per fargli vedere qualcosa in più di due ignobili sprite in movimento e, dulcis in fundo, su quanto fossero più complessi e “punitivi” i videogiochi dei bei tempi andati.

Come con tutti gli anziani, il consiglio è di avere pazienza, anche perchè una buona metà del discorso è assolutamente reale.

I videogame di una ventina d’anni fa erano davvero letali, forzando i riflessi dei giovani dell’epoca fino a limiti estremi (pensate a Gradius per Nes: conoscete qualcuno che al tempo fosse in grado di superare il livello dell’Isola di Pasqua senza cheat? Per anni sono arrivato sempre là…), oppure sfidando la loro pazienza fino all’intollerabilità (come si trovava il quinto castello nel primo Zelda? Salendo dalla stessa scala 4 volte di seguito? Dannato Miyamoto! Per avere testimonianza di ciò, guardate a 3:39 di questo video.

Insomma, alla pochezza di mezzi tecnici per rappresentare belle varianti di gioco, si aggiungeva anche il fatto che si trattasse di un’epoca di pionieri, in cui c’erano da capire troppe cose: in fondo bastava cambiare colore a un nemico per averne 3-4 diversi…

Evidentemente anche il pubblico era di bocca buona, al punto da considerare questi come elementi fondanti del videogioco come intrattenimento: la critica era estremamente immatura e in fondo a noi bastava davvero poco per divertirci.

I crediti (o continue) spesso erano limitati se non assenti: provate a finire Castlevania per Nes con una sola partita e capirete quanto fosse tosto: a ogni tentativo si arrivava un filino più lontano, ma ogni volta toccava ripartire dal primo livello cercando di non perdere vite stupidamente (non so quante volte ho rifatto il penultimo boss del gioco, la Morte…).

Oggi non è più così, se è vero come vero che titoli come Zelda: The Wind Waker o Super Mario Sunshine sono stati criticati per un’accessibilità e una semplicità eccessiva, capace di scadere ben presto in uno scarso grado di sfida.

Addirittura abbiamo visto Alone in the Dark, che dà la possibilità di saltare capitoli di gioco ostici per tuffarsi direttamente sugli stage più avanzati, in quella che è stata considerata una divisione “da dvd” dell’esperienza.

Se questo porta indubbi vantaggi per chi, preso dal vortice della vita, ha poco tempo da perdere incastrandosi sempre negli stessi punti, è anche vero che svilisce il mezzo ludico: il segreto sia nel dare sempre la possibilità di scegliere se si preferisce restare “old style” o meno.

Questa sembra essere la direzione presa da Nintendo, che introdurrà (per il momento di sicuro c’è solo in New Super Mario Bros Wii) il Kind Code, un vero e proprio aiuto che è possibile selezionare in ogni momento, che prenderà il controllo dell’azione su schermo facendovi superare quella parte che vi stava frustrando da ore.

Una specie di pilota automatico quindi, che cozza con tutto quello che ho sempre pensato riguardo ai finali dei videogiochi come premio per chi si sia imbarcato nel delirio, uscendone alla fine vincitore: mi sembra sempre più netto il divario tra il giocatore estremo, magari solo multiplayer, e quello rilassato, magari poco esperto di salti e palle di fuoco, che ora ha il perfetto strumento per sentirsi bravo e appagato.

Ma il videogame non è nato solo per essere intrattenimento casalingo: per anni è stato sfida all’ultimo punto nei coin op di tutto il mondo, o scontro all’ultimo sangue con un amico per chi fosse capace di arrivare più lontano…

Erano altri tempi, ma il vecchietto ludico che è in me prova una certa nostalgia

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Nintendo E3 2009 Press Conference: flebili bagliori di speranza


Dopo lo sfoggio muscolare del culturista targato Microsoft di ieri, nel pomeriggio è scesa in campo la corazzata campionessa di incassi degli anni recenti, Nintendo. Francamente dal giorno in cui ho riposto stizzito nella scatola il Wii ho cercato in ogni modo di infangarne il nome, perchè le chiacchiere stanno a zero: ci hanno preso per il culo.

Gran parte del materiale proposto quest’oggi mi ha lasciato perplesso: due terzi dei prodotti mostrati sanno di già visto e (almeno da me) già scartato. Sembrava di osservare uno dei tanti pippotti elettorali di questi giorni, fatti di mezze promesse, tanti numeri fini a se stessi (x milioni di questo, x milioni di quello senza mai un contraddittorio o la spiegazione di chi effettua queste ricerche…secondo me alla fine ognuno spara numeri più grossi basandosi su quelli altrui) e qualche bugia “a fin di bene”.

Grande sfarzo di dichirazioni e lustrini per parlare del Wii Motion Plus, ovvero l’aggeggio che attaccato al Wiimote lo renderà preciso e puntuale. Domanda: allora all’inizio cosa ci avete venduto? Facile, un affare impreciso e approssimativo. Collegando l’accrocchetto e sperando che il gioco lo supporti (perchè non è detto) sarà possibile sprecare ancora più batterie giocando alle favolose discipline contenute nel seguito del gioco top seller al momento: Wii Sport Resort.

Spegnendo per un attimo la modalità polemica, alcuni dei giochini potrebbero anche essere piacevoli, partendo già dal simpatico menù iniziale in cui saremo…paracadutati col nostro Mii e pronti a fare evoluzioni e coreografie prima ancora di premere start. Oltre a questo c’è il canottaggio, il freesbee, il basket (in realtà direi i tiri a canestro), il tiro con l’arco, il ping pong, le moto d’acqua e qualche altra inutile trovata.

Si era parlato di un nuovo Mario, si chiamerà New Super Mario Bros Wii e metterà alla prova più di un’amicizia in un furioso platform per quattro giocatori (ma dico io, fai un gioco a 4 giocatori e puoi scegliere Mario, Luigi e due, dico due, anonimi funghetti diversi per colore? Ma siamo negli anni 80?) cooperativo e competitivo. In questi ultimi due termini il senso di quest’esperienza che, personaggi a parte, mi sembra assai stimolante: potendo decidere continuamente se aiutarsi o complicarsi la vita, magari scagliando uno dei compagni contro un mostro, sembra mixare bene Smash Bros e il classico Mario.

Ok, detto questo sprofondiamo nell’abominio della parte centrale del keynote Nintendo.Come sia possibile che un’idea come Wii Fit abbia funzionato, per me è un mistero: l’unica cosa che so è che sta fruttando soldi a palate, quindi perchè non fare il Wii Fit Plus? Sorvolerò su ciò che ne penso, anzi no: è una cagata colossale esattamente come l’altro (anche se non nego che ha un grande appeal su un certo tipo di mercato).

Poi c’è Red Steel 2, cioè il seguito di uno dei peggiori fps di questa generazione: supporterà il Wii Motion Plus quindi forse sarà giocabile. Forse.

Un piccolo barlume di speranza si apre parlando di giochi di ruolo: ai blocchi di partenza progetti davvero rilevanti, come Final Fantasy Crystal Bearers per Wii o Kingdom Hearts per DS. Ancora una volta poi torna la versione GdR di Mario e Luigi, per una nuova avventura tra i tubi…gastrici di Bowser: questa sarà la curiosità di M&L Bowser’s Inside Story, per il resto sembra tutto come al solito, con i combattimenti dinamici a turni che da sempre caratterizzano la serie.

Interamente in piacevole 3D, sempre per DS, il grande ritorno di Golden Sun: saga storica di grande successo un po’ dimenticata. Dopo un paio di annunci relativi a titoli con poco appeal, come Cop The Recruit (una specie di GTA) e Women’s Murder Club: Games of Passion, scatta l’ora di un titolo annunciato con una certa enfasi, tale da sollevare qualche brusio: Style Savvy. Un semplice mini simulatore di negiozio di vestiti, evidentemente riservato a delle povere giovani di tutto il mondo ancora lontane dalla pubertà. Terrificante.

Ma non tanto quanto il discorso di Satoru Iwata immediatamente successivo, dedicato come al solito e per la decima volta in due ore ai dati di vendita, l’espansione dei mercati e un’unica cosa interessante, cioè l’ammissione della difficoltà di costruire videogame che siano accessibili a chi non ha mai giocato e profondi per i più esperti. Peccato sia stato solo un accenno, perchè difficilmente ad oggi su Wii questo equilibrio è stato raggiunto. Ancora chiacchiere inutili e poi l’annuncio che è il momento di pensare ai giochi in modo totalmente differente.

E che cosa tira fuori?

Il Wii Vitality Sensor, in pratica un sensore per i battiti cardiaci. Ci pensate? Una sterminata platea che vuole vedere dei videogames e tu gli tiri fuori ‘sto coso? Inconcepibile. A questo punto, come il tono ha fatto intendere finora, la mia stima per Nintendo era crollata sotto il livello di guardia.

Poi, all’improvviso, quella che sembrava una puntata di Scherzi a Parte architettata contro di me, ecco la luce magica delle galassie. Ecco l’eroe più improbabile che ci sia, con la sua tutina rossa, che vola di pianeta in pianeta, ecco il draghetto più famoso del mondo ancora al suo fianco. Eccoli i colori, i mostriciattoli e le architetture assurde. La speranza si chiama Super Mario Galaxy 2: sa un po’ di già visto perchè il perfetto predecessore è l’unico motivo di mettersi in casa un Wii, ha in aggiunta tutta la carica dei nuovi poteri di Yoshi e di chissà quante belle trovate.

E’ come se la gran parte di spazzatura precedentemente mostrata stesse lì per esaltare l’ultima tranche della conferenza: The Conduit per Wii sembra un solido fps con armi molto particolari, Resident Evil Darkside Chronicles ricorda House of The Dead ma ha tutto il fascino di ambientazione e di Leon, persino Dead Space Extraction all’improvviso si merita un’occhiata incuriosita. E poi il botto finale, su cui già da oggi punto tantissimo: Team Ninja a lavoro su Metroid per Metroid : Other M!!! Avventura action in 3D con tanto di combo e esecuzioni alla God Of War, sembra già solidissimo, intrigante e bello da vedere, con la promessa di svelare i segreti celati nel passato di Samus.

E’ ufficiale quindi, c’è un minimo di speranza anche per chi si diverte coi vecchi e cari giochi di una volta. E’ stata una conferenza piena di contenuti, alcuni semplicemente per un target diverso dal mio, altri francamente inammissibili, salvata ancora una volta dai pilastri su cui Nintendo si fonda da sempre: per tornare nel cuore dei giocatori le basterebbe solo dare sempre e comunque, come oggi, una bottarella al cerchio e una alla botte.

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