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…OBIEZIONE! [Recensione Ace Attorney Investigations: Miles Edgeworth]


Ancora una volta è giunto il momento di mettersi il vestito buono, prendere in mano il Nintendo DS e andare alla ricerca della verità; per la quinta volta e nei panni di uno dei personaggi più carismatici della serie Ace Attorney: il Pubblico Ministero Miles Edgeworth.

Ace Attorney Investigations: Miles Edgeworth segue in parte la via di sperimentazione intrapresa dalla saga a partire dal primo episodio espressamente pensato per il portatile di casa Nintendo, quell’ Apollo Justice che aveva fatto storcere il naso ai puristi della serie. In Investigations la rivoluzione si muove a piccoli passi; è vero che è stata abbandonata la visuale in prima persona in virtù di una terza persona che ricorda le avventure grafiche made in Lucas, tuttavia il cambiamento influisce sul gameplay meno di quanto si possa pensare: i luoghi “caldi” vanno esaminati con le stesse modalità di sempre puntando il mirino sui particolari che si vogliono approfondire.

Raccolte le prove ci si troverà a doverle utilizzare nel classico controinterrogatorio, che per forza di cose si svolgerà al di fuori dell’aula di tribunale. Le modalità anche qui sono le solite, con il protagonista che si troverà a dover smontare le teorie dell’avversario trovandone le incongruenze e mettendole in evidenze grazie alle prove ottenute. Niente di nuovo, insomma.

Le vere novità sono più discrete, ma presenti; inedito è il tasto “logic” che permette a Edgeworth di unire due informazioni per ricavarne una conclusione e sfruttare la scoperta per aprire nuove possibilità di dialogo con i personaggi; altra aggiunta interessante è quella che permette di evidenziare le incongruenze non solo mentre si interrogano i testimoni, ma anche quando a non convincere è la scena di un crimine, nel qual caso sarà necessario indicare il punto preciso in cui i conti non tornano e presentare la prova in contrasto con il quadro generale.

Scompaiono gli strumenti di indagine scientifica sfoggiati in Apollo Justice, sostituiti da un sistema di ricostruzione “virtuale” della scena del crimine, in grado di mostrare come si siano svolti gli eventi a seconda delle informazioni di cui si è entrati in possesso; una diversione interessante ma non eccezionale, che non convince appieno come sostituto dei vari mini giochi di rilevazione di impronte alla CSI.

Nonostante le innovazioni a livello di gameplay (o la mancanza di esse), il fulcro dell’esperienza di gioco resta il costrutto narrativo, con cinque nuovi casi pronti a catturare l’attenzione del giocatore. Per la prima volta nella serie viene a mancare il lavoro di Shu Takumi, vero padre di Ace Attorney e creatore dei personaggi e delle situazioni dei giochi precedenti, ma la mancanza non si sente troppo, grazie a una serie di casi ben costruiti che, sebbene non riescano a stupire sempre, risultano comunque freschi e appassionanti. Rispetto a Phoenix Wright è forse meno facile calarsi da subito nel personaggio: Miles Edgeworth è quanto di più lontano esista dall’ “uomo della strada”, sfacciato, pieno di se’ e superbo, è decisamente differente dai canoni di personificazione del videogioco giapponese, fondati spesso e volentieri su un difficile percorso di crescita. Poco a poco però l’identificazione riesce e grazie a un cast di avversari sempre piuttosto spregevoli (come da tradizione) ma senza troppe esagerazioni il giocatore si troverà a gioire delle vittorie dello spocchioso PM come fossero le proprie.

Tanti, tantissimi i ritorni, con molte strizzatine d’occhio ai fan di vecchia data, che riescono discrete e non fanno sentire escluso chi dovesse prendere in mano il gioco per la prima volta; non mancano poi i volti nuovi, in primis la “grande ladra” Kay Faraday, che si contende il ruolo di spalla con il detective Gumshoe (lo ammetto, probabilmente il mio personaggio preferito di sempre), e il detective dell’ Interpol Shi Long Lang, un vero “lupo” della polizia che preferisce la dura legge della strada alle finezze ridondanti dell’aula di tribunale.

Nel complesso Ace Attorney Investigations è assolutamente godibile, i casi sono lunghi e soddisfacenti, per quanto a volte sembri che il gioco si muova a passi troppo piccoli, “imboccando” il giocatore pezzettino dopo pezzettino, e accompagnandolo un po’ troppo per paura di perderlo per strada; tutto ciò porta alla creazione di situazioni paradossali in cui una prova o un ragionamento logico che era stato scartato perchè troppo scontato si rivela invece proprio quello necessario per far progredire la trama, con frustrazione del giocatore.

Cambio di guardia anche per quanto riguarda la colonna sonora: esce Naoto Tanaka, compositore delle musiche delle versioni DS degli episodi precedenti, e (ri)entra Noriyuki Iwadare, autore dell’ OST del terzo titolo per Game Boy Advance; una scelta che porta una ventata d’aria fresca, dal momento che quasi tutti i brani sono completamente nuovi contro i vari riarrangiamenti che hanno spesso accompagnato la serie finora. Questo non significa che i temi a cui i giocatori sono affezionati siano del tutto scomparsi, ma ciò che ne rimane è appena una eco nel marasma di nuovi motivetti.

Il lavoro dal lato grafico è adatto e funzionale, ma decisamente non eccelso, per quanto riguarda le sezioni in terza persona, con sfondi gradevoli e interessanti, ma modelli dei personaggi eccessivamente statici e legnosi, nonchè assolutamente privi del carisma che contraddistingue le controparti a “distanza ravvicinata”, sulle quali è stato invece svolto un gran bel lavoro; il character design è affascinante e realizzato splendidamente, e Ace Attorney Investigations riesce a proporre alcuni tra i personaggi esteticamente più belli e pieni di personalità dell’ intera saga, tra cui lo stesso Shi Long Lang: un personaggione, cafone e antipatico al punto giusto, con movenze e atteggiamenti che riescono a ricordare perfettamente il capo di un branco di lupi.

Sicuramente un acquisto obbligato per chi segue la serie da sempre, ovviamente, e in grado di dare molte più soddisfazioni del predecessore in termini di personaggi e situazioni, pur con il neo di un sistema che punisce i voli pindarici e predilige l’utilizzo di una logica a volte fin troppo ferrea e consequenziale. Peccato anche per la grafica che in alcune fasi sembra veramente poco curata e non convince del tutto. Detto ciò, questi sono gli unici punti negativi, tutto il resto piace e convince, e sicuramente convincerà tanto chi la serie la segue da tempo, quanto chi ci si avvicina per la prima volta, alla ricerca di quello che forse è l’unico gioco che allo stato attuale riesce a imporsi come valido e moderno erede delle avventure grafiche che hanno impazzato tra la fine degli anni ‘80 e la metà dei ‘90.

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Il Nintendo Ds al salvataggio di WiiWare [I porting di Phoenix Wright arrivano su Wii]


Si tratta del gioco investigativo più importante degli ultimi anni, nonchè una delle deviazioni più interessanti del genere delle avventure grafiche:  la serie Ace Attorney ha rappresentato per Capcom la più inattesa delle galline dalle uova d’oro, passando da una difficoltosa uscita dai confini nipponici al successo internazionale.

E ora arriva su WiiWare!

Per chi non conoscesse le indagini dell’avvocato Phoenix Wright, del suo capo Mia Fey e dell’acerrimo nemico Miles Edgeworth, si tratta di una serie di avventure investigative a schermate fisse costruite attorno a due fasi principali di gioco: l’indagine, in cui si cercano indizi su dettagliate schermate fisse e si interrogano testimoni ed indiziati, e il processo, durante il quale dovremo riuscire a cogliere contraddizioni e bugie nei racconti degli indiziati, urlando loro contro il famoso “Objection!” con tanto di indice puntato ogni volta che incontreremo incongruenze nelle loro versioni, a cui dovremo opporci presentando le prove raccolte.

Lunghe schermate di dialogo e ben poche animazioni, ma casi ben studiati ed un intreccio che spesso supera i confini di un titolo per finire in quelli successivi, creando una trama globale che ha irretito centinaia di migliaia di giocatori.

Quello che però ci interessa particolarmente oggi è l’annuncio che Capcom dal prossimo Gennaio ne proporrà, sia in Giappone che in USA (ancora nessun annuncio ufficiale per l’Europa) e pare con cadenza più o meno trimestrale, dei porting diretti da Nintendo DS su WiiWare, dando il via ad un trend che potrebbe rivoluzionare l’esistenza, finora tutt’altro che eccitante, del canale “alternativo” di digital delivery Nintendo.

All’annuncio della casa di MegaMan sono infatti seguite inaspettate manifestazioni di gioia su un po’ tutti i siti specializzati, in quanto prospetta un futuro possibile in cui Nintendo e le terze parti potrebbero proporre dei porting da DS, il cui catalogo presenta una serie sconfinata di titoli dal successo planetario e nativamente pensati per sfruttare un sistema di controllo che nella grandissima parte dei casi ben si adatterebbe ad essere trasposto sul Wiimote.

Un’operazione a costo praticamente zero per le software house, che però potenzierebbe a dismisura il redditizio, ma finora assai poco sfruttato, negozio online del Wii.

Certo, i giochi in questione presenterebbero un’estetica tutt’altro che esaltante, viste le differenti capacità tecniche delle due console (peraltro già ben evidenziate dal semi-porting di Final Fantasy: Crystal Chronicles), ma in generale credo che a nessuno dispiacerebbe poter giocare sullo schermo del proprio salotto gioielli come i vari Prof. Layton o Scribblenauts, uno dei nuovi episodi di Castlevania oppure di Advance Wars spendendo soltanto 10€ a titolo; per non parlare poi di chi semplicemente il DS non ce l’ha, e pur non essendo attratto dal concetto di gioco portatile non disdegnerebbe affatto di provare i suoi capolavori.

Una piccola rivoluzione che non possiamo che attendere con ansia quindi, pur sperando che non si tratti dell’unica via pianificata da Nintendo per ampliare il catalogo software della sua console casalinga..

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Ace Attorney Investigation: Miles Edgeworth, la demo giocabile…qui!


In attesa dell’uscita europea del quinto capitolo della serie Ace Attorney per Nintendo DS, prevista per il 19 febbraio 2010, Capcom regala ai fan una bella demo in flash che potrete giocare qui e ora in fondo alla pagina su Inside the Game. Read the full story

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In Giappone il musical di Phoenix Wright


Phoenix Wright ace attorney coverChe a livello tecnologico (ma direi ormai anche sociale, economico e politico e ad altri 100 livelli), il Giappone sia anni luce avanti all’Italia. Questo si sa. Lì il videogioco è cultura e crea altra cultura. Le contaminazioni tra i media ormai non si contano più e l’addattamento a film, fumetto o anime di un “giochetto elettronico” non fa nemmeno più notizia.

In fondo stiamo parlando di uno degli stati in cui il governo finanzia l’industria del videogioco (beh, questo succede anche in Europa in verità, come feci notare nel mio articolo Italia Politica e Videogiochi), mica di uno dove è ancora in vigore la caccia alle streghe come il nostro.

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Chi ha paura dei fantasmi? [preview Ghost Trick su Nintendo DS]


ghost trick nintendo ds consoleChi mi conosce lo sa: ho una spiccato interesse per i giochidi nicchia“, specialmente se provengono dal Giappone; se poi il gioco in questione è di Capcom ed è opera del team di Phoenix Wright, il livello di interesse sale alle stelle.

Il titolo in questione si chiama “Ghost Trick“, è in sviluppo su Nintendo DS, e si presenta come un incrocio tra avventura a tinte noir e puzzle game. Protagonista della vicenda è un fantasma che si troverà a dover impedire al serial killer che lo ha ucciso di compiere ulteriori omicidi.

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La risposta dei Gamers [column]


Levelhuman

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]

I videogiochi sono sotto attacco.

Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.

I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.

Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.

L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?

Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e  il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.

Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.

C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.

E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.

Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.

Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Funzine #2


Funzine!

Immagine di Enrico Canovai

Eccoci tornati all’appuntamento del martedì con Funzine, l’unica trasmissione radiofonica che parla di videogiochi ai videogiocatori. News, anteprime, recensioni, ospiti. Magazine condotto, ideato e scritto da me (Simone “AKirA” Trimarchi) e Massimo “Fucktotum” Mallia puntata dopo puntata. Siamo orgogliosi quindi di essere arrivati alla puntata 2 e gli ascolti sembrano premiarci. Peccato che ci arrivino pochissime mail al nostro indirizzo funzine@fragtime.it. Potete comunque scriverci su questo blog o sui nostri msn per comunicazioni di alcun tipo. Ad esempio volete fare una richiesta di amarcord, la nostra rubrica sui vecchi videogiochi? Fatelo. Volete dire la vostra su una recensione e su un voto che abbiamo dato. Eccovi accontentanti. Volete essere insomma parte di Funzine? Bene, noi vi aspettiamo. Ah, se voleste anche fare qualche critica, non vediamo l’ora di migliorarci!

Ma andiamo ad analizzare la puntata che sentirete questa sera, dalle 21:30 alle 23:00 circa su Radio 181 Fragtime.

Solite news “flash” di apertura, che daranno spazio alle sei macchine da gioco più diffuse al mondo. PC, Xbox360, PS3, Wii, PSP e Nintendo DS. Chiunque quindi può trovare qualcosa di interessante nelle migliori notizie della settimana selezionate dalla vostra Funzine di fiducia.
Preview di eccezione, anteprima da seguire tutta d’un fiato: Street Fighter IV in uscita su Xbox360/PS3!!!
Questa sera poi spazio alle nostre solite tre radio-recensioni. Avremo Bioshock per PC/Xbox360, Motorstorm per PS3 e Phoenix Wright: Justice for All per Nintendo DS. Sappiamo che non sono proprio “appena usciti” ma siccome ancora nessuno ci manda i giochi per provarli (appello a tutti i PR delle grandi società di videogiochi in ascolto ;) ) per ora utilizziamo titoli un pò vecchiotti, ma che almeno abbiamo provato bene.
Amarcord che, come al solito, non vi sveliamo. Sappiate solo che parleremo di un picchiaduro. Molto ma molto famoso.
Probabilmente avremo anche un’ospite in questa puntata, ospite di cui siamo orgogliosi. Cioè un professore, Paolo Freschi, che è così a favore dei videogiochi da stimolare i suoi alunni alla produzione degli stessi. Questi lavori hanno anche un sito, li trovate su: progettogioco.altervista.org. Con lui parleremo, prendendo spunto dal libro “Mamma non rompere sto imparando“, di videogiochi ed educazione, ma soprattutto di videogiochi non da demonizzare ma forse da preferire a TV e ad altri svaghi privi di stimoli. Se avete domande per “il professore dei sogni” non esitate a mandarecele, ricordo la mail funzine@fragtime.it.

Ragazzi inutile dirlo, non mancate. Stasera dalle 21:30 alle 23:00 su Radio 181 Fragtime. Con Funzine ne sentirete delle belle.


P.S. Alice giochi ha pubblicato un mio simpatico articolo sui gamerpoint del sistema Live. Sono convinto che fi divertirà leggerlo.

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