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Ritorno a Palazzo [Prince of Persia: Le Sabbie Dimenticate - Recensione]


Archiviate le oniriche atmosfere a tinte cel-shaded che avevano segnato il suo controverso debutto in ambito next gen, Prince of Persia ritorna a calcare i circuiti delle nostre console preferite con Le Sabbie Dimenticate: ennesimo reboot di un canovaccio che Ubisoft continua ormai a reinventare di anno in anno, ostentando una nonchalance quasi irritante.

Tacciato più volte di essere soltanto una mera operazione commerciale volta a supportare il lancio della prima trasposizione cinematografica del brand, il titolo firmato dalla major francese non presenta in realtà grandi analogie col suo collega in celluloide. Piuttosto che riferirci ad esso come ad una sorta di Tie-In dell’ultim’ora, preferiamo pertanto inquadrarlo come discendente morale del piacevole Prince of Persia: Spirito Guerriero (2004, PS2 / XBox), meglio noto ai più in qualità di secondo esponente della trilogia che favorì allo scattante nobiluomo persiano un posto di prim’ordine tra i migliori Action Hero della 128Bit Generation.

Versione anabolica di quest’ultimo, Le Sabbie Dimenticate sconfessa gran parte delle soluzioni concettuali proposte dal suo più recente predecessore, rinunciando ad ogni velleità free roaming in virtù di un sobrio “ritorno a palazzo“, per poi rimpazzare il romantico zingarello di cui sopra con un ben più virile guerriero dal fisico scultoreo: ne scaturisce un Prince of Persia molto più tradizionale e “riconoscibile”, che non teme certo di palesare sin da subito la sua marcata vena platform, né tantomeno di “isolare” le consuete sequenze hack ‘n slash nell’ambito di ciclici siparietti da godersi tra un’evoluzione e l’altra.

Tanto lineare nella trama, quanto curato nell’ambientazione, il lavoro dei nostri cari cugini d’oltralpe si presenta alla prova del pad sfoggiando un sistema di controllo agile ed intuitivo che, strizzando forse anche più di un occhio alla platea casual, non mancherà di rendere alquanto accessibili  manovre la cui esecusione avrebbe un tempo richiesto sforzi di tutt’altro spessore. Manco a dirlo, anche le sezioni di combattimento paiono risentire di questo particolare approccio user friendly. Di conseguenza, non sorprendetevi più di tanto quando vi ritroverete a falciare orde di nemici come fossero esili steli di grano: questo principe non è di fatti  uno che la manda a dire, e la sua abilità con la lama è così formidabile da rendere quasi superfluo l’impiego dei soliti poteri elementali volti a recar supplementare danno agli ostili.

Giusto in proposito, vale senz’altro la pena di segnalare un ultieriore cambio di rotta rispetto alla formula sperimentata con il Prince of Persia del 2008: in piena linea con l’epurazione voluta dagli sviluppatori, il nostro guizzante alter ego non dovrà ora vedersela soltanto con i ciclopici guardiani di fine livello, ma sarà invece chiamato a far strage di battaglioni così folti da riempire in più di un’occasione l’intero schermo.

Nel segnalare l’efficacia di un level design piuttosto ispirato che, traendo diversi benefici dalla complessità delle architetture di scena e giocando con acqua, dispositivi a tempo ed altre diavolerie analoghe, spingerà spesso  i giocatori a tenere un ritmo di gioco alquanto sincopato, non possiamo che elargire un piccolo plauso anche al commento sonoro di sottofondo. Pur non brillando per l’originalità delle musiche o per la qualità del doppiaggio, esso rispecchia in effetti adeguatamente le atmosfere suggerite dalle varie sequenze narrative, senza tra l’altro risultare mai troppo invasivo o magari ripetitivo.

Dovendo, a questo punto,  individuare delle lacune nell’econonomia di un progetto che, almeno dal punto di vista della forma, parrebbe sostanzialmente inattaccabile,  si potrebbe senz’altro far riferimento all’assenza di una modalità multiplayer oppure ad un coefficiente di longevità non proprio esaltante. A conti fatti, l’unico difetto reale rintracciabile ne Le Sabbie Dimenticate risiede tuttavia nelle sue stesse fondamenta, ovvero in  concept praticamente privo di alcuna innovazione di sorta, il cui unico, reale scopo è quello di rivisitare soluzioni e schemi di gioco che i cultori della saga conoscono ormai a menadito…

In tal senso, l’impressione è che il team Ubi abbia stavolta preferito giocare sul sicuro, limitandosi ad offrire ai fan più integralisti – ergo quelli che avevano storto il naso di fronte all’ultimo episodio della serie  -  l’esperienza che questi ritengono “ci si debba aspettare” da Prince of Persia. Il che, visti i risultati, non è comunque un male…

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Una (deliziosa) serie di sfortunati eventi [Le Disavventure di P.B. Winterbottom - Focus on]


Parlando di titoli underground che varrebbe davvero la pena di provare, saremmo più che tentati di consigliarvi Le Disavventure di P.B. Winterbottom: un vero e proprio piece d’art à la Braid che, tirando a lucido la cara, vecchia formula Puzzle Platform non mancherà di incantare grandi e piccini col suo irresistibile goth-look di impronta vittoriana.

Neanche l’avesse disegnato Tim Burton in persona, il comparto grafico elaborato dai ragazzi della Odd Gentlemen strizza di fatti l’occhio a tutti gli elementi che più si addicono a questa visionaria corrente stilistica: un meltin pot tanto infantile quanto oscuro, in cui morbidi tratti naif, seducenti architetture art nouveau ed insoliti personaggi hyper-stilizzati si ritrovano amabilmente a convivere, sotto una logora patina di bianco e nero che ricorda molto da vicino le pellicole cinematografiche degli anni ’20.

Fiore all’occhiello della produzione, lo stesso individuo citato nel titolo: un misterioso omino di altri tempi, armato di ombrello, frak e bombetta, la cui golosità è tanto proverbiale da spingerlo a setacciare ogni angolo del mondo in cui vive pur di agguantare le sue torte preferite. Capricciose e sfuggenti, queste ultime spingeranno spesso il signor Winterbottom ad architettare brillanti sotterfugi pur di perseguire i suoi scopi, e non sarà affatto raro vederlo tirar fuori dal cilindro trucchetti magici a dir poco stupefacenti, volti ora a generare arditi paradossi temporali, ora a creare operosi cloni ausiliari.

this is it

Sufficientemente longevo, piuttosto spigoloso quanto a grado di sfida e per giunta dotato di un comparto sonoro particolarmente adatto alle atmosfere suggerite dalla cosmesi visiva di cui sopra, Le Disavventure di P.B. Winterbottom è dunque un titolo per palati fini e sognatori ad occhi aperti: persone che baratterebbero volentieri la bigia realtà quotidiana con la bizzarra esistenza di un Lemony Snicket qualunque, nel tempo di un agile download.

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Un Ghost ‘n Goblins tutto da toccare [GnG: Gold Knights su iPhone e iPod]


Ghost ‘n Goblins e Ghouls ‘n Ghost sono custoditi tra i miei ricordi più cari.
Entrambi titoli fantastici, immediati ma difficilissimi da completare, erano figli di un tempo in cui, pur non esistendo ancora la categoria, eravamo tutti un po’ hardcore gamer.
Dopo l’episodio per Snes (Super Ghouls ’n Ghost)  e quello per PSP (Ultimate GnG), è finalmente giunto il momento dell’approdo di questa saga leggendaria sui “toccanti” schermi dei vosti IPhone e Ipod Touch.
Capcom torna alla carica con uno dei suoi titoli più riusciti e meno sfruttati, ma stavolta cerca di stravolgere un po’ la formula base per svecchiare il prode cavaliere Arthur.
La prima buona notizia è che verrà seguito il trend dell’episodio per PSP, quindi una bella grafica a “due dimensioni e mezzo” farà sfoggio di sè sugli schermi dei gingilli tecnologici più in voga al momento.
Non solo: per la prima volta nella storia della serie, sarà possibile controllare un altro eroe oltre ad Arthur, il banale Lancelot, che sarà fortunatamente completamento diverso da giocare.
Questa nuova possibilità, unita a sei armi e nuove magie, formeranno il nucleo pulsante di un gameplay basato sul combattimento ma anche sulle solite, ardue, sezioni platform.

Chiudo con un dubbio e una certezza: dando un’occhio agli screenshot, mi preoccupa non poco l’interfaccia di gioco, in quanto anche il classico attacco con la lancia va azionato premendo una piccola porzione di schermo, così come le magie e il salto, col rischio di impallare con le vostre ditone una buona porzione di livello; la certezza viene invece proprio da Capcom, che garantisce che per Halloween questo piccolo gioiellino sarà nelle vostre mani.

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Il remake che non ti aspetti [Rocket Knight Adventures]


rocket knight adventure remakeChi aveva un Sega Megadrive o un Super Nintendo potrebbe ricordarlo come uno di quei platform che hanno attraversato il panorama dei videogames anni ‘90 riscuotendo un certo successo; parlo di Rocket Knight, IP di Konami nata su console Sega e poi arrivata su SNES sotto il nome di Sparkster; qual’è la notizia? Che Rocket Knight sta per tornare, questa volta su Live, PSN e Steam in una nuova veste riveduta e corretta.

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Un agosto esplosivo con ‘Splosion Man [preview]


‘Splosion ManA tutti i fanatici del platform, che hanno adorato piccoli capolavori come Braid e N+, oggi mi sento di consigliare un nuovo gioco che uscirà ad agosto sul marketplace di Xbox Live: ‘Splosion Man.

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Quando le idee vengono premiate [Scribblenauts]


scribblenauts_cover.jpgC’è una casa di sviluppo e un gioco in particolare che il sottoscritto sta seguendo da parecchio tempo: Scribblenauts.

Creato da 5th Cell, già autori di Drawn to life e Lock’s Quest, Scribblenauts, in uscita su Nintendo DS, tenta di essere una ventata d’aria fresca nel panorama videoludico.

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Mirror’s Edge, sul bordo di un’emozione [recensione]




Mirror’s Edge è uno di quei titoli che dividono il pubblico.

C’è a chi non piace perchè non somiglia a niente di già visto, e quindi senza sparatorie, palloni che rotolano in porta o macchine che rompono il muro del suono non c’è videogioco. E c’è chi lo ritiene una pietra miliare perchè propone uno schema di gioco inedito rischiando moltissimo.

Io faccio parte di questa seconda schiera di persone, ma non è solo l’aspetto “novità” che mi fa gridare al miracolo: sul bordo dello specchio c’è molto di più e non mi riferisco a droghe varie!

Mirror’s Edge è un esperimento riuscitissimo e io stesso stento a crederci. Non avevo molta fiducia dai trailer e dalle recensioni: poi l’ho trovato a 45€ ed ho deciso di comprarlo. Mai mossa fu più azzeccata, l’ho finito ieri notte e ho ancora i brividi lungo la schiena.

Cosa ha di tanto speciale? Io ho notato due aspetti per i quali il nuovo lavoro di DICE (quelli della serie Battlefield, quindi i netgamers li conoscono bene) merita di essere elevato nell’olimpo dei migliori giochi usciti in questo fantastico 2008 (fantastico, videloudicamente parlando ;) ).

Il primo è il suo genere: contrariamente alla sua visuale in prima persona, che farebbe pensare ad uno sparatutto o al limite ad un RPG, Mirror’s Edge è un Platform, con tutti i pregi e i difetti di un simile calderone.  Lo scopo del gioco è correre e saltare per le varie architetture urbane, esterne o interne, create dai programmatori: ogni balzo eseguito in maniera non corretta comporterà il più delle volte una caduta e un’irrimediabile morte. Bisogna quindi calcolare ogni centimetro di salto ed ogni corsa con il goniometro, come si faceva con Mario e Sonic ai tempi del 2D, per riuscire a superare i vari livelli e giungere a conclusione della storia ripetendo decine di volte le parti più ostiche. Ovviamente ci sono anche varie sequenze in cui bisognerà combattere, che equivalgono allo schiacciare funghetti: ogni nemico ha il suo modo per essere sconfitto ma il più delle volte si potrà, anzi si dovrà, scappare nel minor tempo possibile.

E’ curioso notare come, pensando al genere degli FPS, si nota un’antitesi nella costruzione del mondo virtuale e nel raggiungimento della soddisfazione ludica. Pensateci un attimo: anche in Quake e in moltissimi altri titoli simili, si poteva scappare senza uccidere neanche un mostro. E’ quello che fanno gli amanti degli speedrun: trovare tecniche di risoluzione dei livelli degli FPS mettendoci meno tempo possibile… questo comporta non fermarsi a sparare ad uno zombi in più o uno in meno.

Eppure il divertimento, in titoli come questi, è proprio nello sparare a tutto ciò che si muove. Mirror’s Edge devasta questa credenza e propone un FPS (perchè in fondo la visuale spesso fa il genere, per alcuni) dove il divertimento sta nel fuggire, provando salti impossibili sulle teste dei propri nemici. Questa ha richiesto un level design davvero solido ai ragazzi svedesi che hanno vinto la sfida a punteggio pieno anche soprattutto perchè hanno costruito i livelli con una doppia valenza. Quella della trama e quella propria degli Speed Run, modalità presente nel gioco una volta terminata l’avventura.

In pratica si tratta di rigiocare tutti i quadri cercando di arrivare alla fine in pochissimo tempo, ma potendo scegliere il proprio itinerario. Questo significa che se nella trama c’era una certa trave su cui dondolarsi, magari nello speedrun sarà necessario correre sul muro ed evitarla, perchè non c’è più necessità di prendere quella determinata strada ma bisogna solo arrivare al traguardo. In Mirror’s Edge, quindi, come suggeritomi dall’amico Kunda, ci sono 2 giochi completamente diversi in una sola scatola: l’avventura in single player e un simulatore di parkour alla Sonic.

Già quanto scritto fino ad ora basterebbe per farvi scattare dalla sedia per andare ad acquistare la vostra copia.

Ma a mio avviso c’è addirittura di più.

Il secondo aspetto che ho particolarmente gradito di questo videogioco, è la “confezione”, davvero da capolavoro. Anzi per un gioco come questo ha davvero poco senso parlare di confezione in senso stretto: ogni pixel, dialogo o nota è una alchimia perfetta che contribuisce all’esperienza ludica. Senza questi aspetti probabilmente il gioco sarebbe molto meno bello di come è, negando una volta ancora che non è solo l’interazione a farci credere in un prodotto, ma anche gli aspetti “collaterali”.

Le musiche sono fantastiche e riescono a tagliare ogni momento con la giusta dose di beat, drum ‘n’ bass ed elettronica per amplificare le già alte sensazioni. Si corre con il ritmo quando si deve scappare da i nemici, si trattiene il respiro con tempi lenti quando si origlia un dialogo importante e così via, fino al coronamento iniziale dove Faith (la protagonista), guidata dal computer, da spettacolo sulle note di “Still Alive“, della famosissima Lisa Miskovsky.

La trama è raccontata tramite un anime che, sebbene si veda essere “posticcio” (voglio dire che ha lo stile dei giapponesi nei disegni ma in ben poco altro)  riesce a raccontare una storia molto adulta, futuristica ma anche molto attuale. Ho trovato davvero convincente l’utilizzo di questo mezzo in tutte le sue potenzialità: i filmati non sono semplici raccordi bensì flashback, introspezioni o addirittura scene mute. Un esempio su tutti, i ricordi di Faith sulla morte di sua madre che hanno tutte le caratteristiche fino ad ora elencate. Attenzione però, raccontare per bene un intrecio non significa scrivere una bella storia: quella di Mirror’s Edge ad esempio non è granchè e il doppiaggio di Asia Argento (nei panni di Faith) è ancora peggio.

L’ambientazione è la ciliegina sulla torta. La città virtuale, assume, per l’ennesima volta, un nuovo significato. Questa volta è sinonimo di libertà, di spiccare  il volo. Tra i suoi tetti, grondaie, discese, tubi, scale, metropolitane ecc. Non si era mai vista una città così chiara, con colori tanto accesi, in un videogioco. A mio avviso è anche grazie a queste scelte cromatiche che si è riuscito a trasmettere così tanto, in termini emozionali, ai giocatori.

Chiudo ricordando a tutti che questo gioco è una produzione di Electronic Arts e non lo faccio perchè EA mi sta simpatica (anzi… se dovessi dire la mia sull’argomento avrei ben altro da dire: esattamente l’opposto) ma perchè mi sembra doveroso menzionare chi ha messo i soldi in un progetto simile, rischiando davvero tantissimo (e io credo che le vendite del gioco, purtroppo non potranno mai significare: “scommessa vinta”). Finalmente il colosso dei videogiochi, dopo anni di cloni e giochi su licenza, ha cominciato a investire e a rischiare dando un reale significato a quel “Arti Elettroniche”, che EA richiama.

Ora a voi scegliere: videogiocatori intenditori che hanno voglia di sperimentare, o soliti smanettoni? Se troverò questo videogioco nella vostra ludoteca vorrà dire che avete scelto la via della Forza! :)

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In autunno non cadono le foglie, ma videogiochi


Un mese: 30 giorni che, in presenza di impegni fastidiosi come esami o scadenze, scorrono in un lampo mettendoci di fronte alle nostre responsabilità; quando ci riservano super gioconi non si muove di un minuto più veloce, lasciandoci basiti a fissare il calendario.

I 30 giorni che da oggi ci porteranno al 17 Novembre saranno probabilmente l’ultimo florido periodo di uscite per quest’anno: arriveremo in un lampo al Natale sommersi sotto super giochi attesi da tanto, troppo tempo. Ho selezionato 12 titoli che non si possono ignorare e che finiranno con molta probabilità nella nostra super classifica di fine anno: vediamo quali e prepariamoci a suonare, creare nuovi mondi e a sparare a tutto ciò che troveremo dall’altro capo del fucile.

Little Big Planet (PS3): il 22 Ottobre faremo finalmente conoscenza del nuovo piccole eroe di Media Molecule, Sackboy, ma soprattutto con le dinamiche di costruzione dei livelli del suo mondo: platform si, ma con un editor spaventoso che metterà a dura prova la creatività di ogni giocatore.

Far Cry 2 (PC/PS3/XBOX360): livelli vastissimi, tante munizioni da sprecare e una grafica sensazionale: a mio parere sarà schiacciato dalle altre produzioni, ma un suo spazio questo fps se lo ricaverà di certo tra i fan del genere: dal 24 Ottobre nei negozi.

Fable 2 (XBOX360): action/rpg di Lionhead che promette tantissimo: un mondo vasto e pieno di possibilità, un sistema di controllo intuitivo e di facile utilizzo, la possibilità di fare quest con un amico online. Se mantenesse fede anche solo a metà delle promesse di Moulyneux sapete dove trovarmi il 24 Ottobre: ad Albion!

Dead Space (PS3/PC/XBOX360): vedremo quanti siti, blog e riviste useranno come titolo “nello spazio nessuno può sentirti urlare“… Spaventoso, bellissimo graficamente e violento il giusto (cioè tanto!): sopravvivere a bordo della USG Ishimura sarà un’esperienza definitiva. Terzo gioco a uscire il 24 Ottobre: come diavolo faremo?

Fallout 3 (PS3/PC/XBOX360): è dall’uscita del secondo episodio che lo attendo. Perchè? Perchè i primi due erano semplicemente i migliori Rpg occidetali mai visti. Questo aggiunge i muscoli della next gen alle meccaniche classiche della serie: se l’ambientazione post atomica sarà sporca e pericolosa come sempre, Oblivion sarà finalmente superato. Giorno da segnare sul calendario? 31 Ottobre.

Guitar Hero World Tour (PS2/PS3/WII/XBOX360): approdiamo a Novembre, al 7 per l’esattezza, e il rock tornerà a infiammare i nostri salotti. Microfono, batteria,editor per i brani e una tracklist eterogenea per una delle mode recenti che ha avuto più impatto sui non giocatori: successo annunciato.

Gears of War 2 (XBOX360): Marcus, Dom e gli altri gears tornano, motosega in pugno, per mettere fine alla guerra contro le locuste. Azione continua e sparatorie portate all’eccesso, battaglie di massa e tutto il fascino nel sentirsi duri, sporchi, cattivi e dalla parte giusta della barricata: dall’11 novembre nei negozi per inondare di piombo le schiere nemiche.

Mirror’s Edge (PS3/PC/XBOX360): un altro action, ma stavolta si spara assai meno e si corre molto di più simulando la “disciplina” del parkour in un mondo in cui le comunicazioni sono tutte sotto controllo del governo: colori accesi e altezze incredibili da cui lanciarsi fanno da contorno a un titolo che potrebbe rappresentare una bella sorpresa e che certamente il 13 Novembre andrà provato.

Wrath of the Lich King (PC/MAC): chi è interessato al più importante MMORPG vive nell’attesa del 13 Novembre, quando finalmente potrà sbarcare sul continente di Northrend e provare il Death knight, la nuova classe di questa espansione per World of Warcraft: qualche dubbio su quale sarà il MMORPG dell’anno?

Call of Duty: World at War (DS/WII/PC/PS2/PS3/XBOX360): dopo la parentesi “contemporanea” del 4, si torna alla Seconda Guerra Mondiale, stavolta però sul fronte del Pacifico: multiplayer solido come il granito e story mode sfizioso quanto basta condizioneranno di certo il 14 Novembre di molti videogiocatori. Piccola provocazione: attenti che non lo sviluppa Infinity Ward…

Wii Music (WII): suonatori di piffero e zampogna siete avvisati: il 14 Novembre esce il gioco musicale di Nintendo, col suo mare di strumenti e la sua playlist fatta di grandi classici della musica classica o delle colonne sonore made in Kyoto. Semplice e per tutti, varrà la pena di cercarsi un amico casual gamer per scroccargli qualche partita.

Left 4 Dead (XBOX360/PS3/PC): arriviamo alla fine del nostro iper mese, quindi al 17 Novembre, per massacrare un po’ dei nostri bersagli preferiti, i poveri zombi. Occhio però, perchè ci verrà data la chance di vendicare anni anni di cervelli spappolati interpretando anche un bel cadavere ambulante: sopravvivenza non vuol dire solo sparare, ma anche…mangiare!

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Nintendo DSi: scacco matto alla concorrenza?


Ancora pochi giorni e aprirà i battenti l’ennesima fiera sull’intrattenimento digitale, il Tokyo Game Show.

Saremo nuovamente sommersi da notizie, immagini, filmati e tutto quanto fa notizia in occasioni di eventi come questo. Nel frattempo però Nintendo, nel corso della sua consueta conferenza invernale, scende in campo pesantemente con una serie di preziosi annunci.

Possiamo dirlo subito: esiste un nuovo DS e sarà lanciato a breve sul suolo nipponico (si parla di inizio Novembre) , mentre noi poveri europei dovremo attendere la primavera del 2009.Si chiama Nintendo DSi e, come sostenevano le voci diffuse in rete giorni fa, ha una serie di caratteristiche interessanti e del tutto nuove per una console portatile. Vediamole un po’ in dettaglio: innanzitutto a fronte di una leggera diminuzione del volume della console (si parla di 12% di “ingombro” in meno), i due schermi sono stati ampliati, arrivando ad avere una diagonale di 3,25 pollici. Confermata anche la notizia relativa alla fotocamera: 3 megapixel e la possibilità di salvare e apportare piccole modifiche ai nostri scatti. Entra in scena poi la possibilità di leggere card SD, a discapito della porta per giochi del glorioso Game Boy Advance e di tutti gli accessori che in quella sede si ancoravano. Compare un browser interno (Opera?), grazie al quale si potranno scaricare nuovi titoli tramite il servizio DSiWare (analogo a quello per Wii con titoli gratuiti e a pagamento, nei tagli di 200,500 e 800 “punti”). Insomma, una piccola rivoluzione che porterà ancora tanti soldi alla casa di Kyoto: anche se è la seconda trasformazione del portatile, queste nuove caratteristiche lo premieranno di certo sul mercato mondiale.

Passando ai giochi, anche qui conferme e novità di grande valore. Ci erano stati promessi nuovi episodi di classici storici, la risposta è arrivata e ha le fattezze di titoli molto diversi tra loro ma di sicuro appeal.

Iniziamo con Punch-Out!!! Wii, sul quale non sono stati dati molti dettagli ma per il quale basta il titolo: giocherei ancora oggi all’episodio per Nes, sono passati tanti anni ma a livello di divertimento resta insuperato, speriamo bene!

Seguono a ruota Sin and Punishment 2, sparatutto di quei geniacci di Treasure (cui dobbiamo l’arduo Ikaruga e il leggendario Gunstar Heroes) e Dynasty Warriors Wii, mega classico in Giappone creato da Koei. Sbarca sull’ammiraglia Nintendo anche Another Code, avventura grafica vecchio stile che almeno su DS aveva mostrato degli enigmi davvero geniali, insieme a un ennesimo Wii Ware che presenta le solite caratteristiche: costa poco da sviluppare e vende a pacchi perchè divertente e  giocabile anche da un animale domestico privo di particolare addestramento. Torniamo al DS grazie al nuovo Mario & Luigi (il terzo): chi lo ha provato sa quanto possa essere avvincente il suo gameplay, fatto da una spruzzatina (minuscola!) di platform e di una solidissima struttura da GdR.

Chiudo la panoramica con l’annuncio relativo a una nuova iniziativa, Wii de Asobu (“Gioca su Wii”), una selezione di titoli classici per GameCube che proveranno a rivenderci riadattandoli per l’occasione. Il primo della serie? Pikmin!

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