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Here comes a new tournament [Inferno Cyber League - ICL]


inferno cyber league icl torneo street fighter 4 sf4Sembra che la stagione dei tornei, per chi è appassionato di Street Fighter IV, abbia il suo culmine in questo freddo autunno, che domenica verrà riscaldato dalle fiamme dell’Inferno, addirittura. Dell’Inferno Cyber League (con 2350€ di montepremi), il primo torneo organizzato dai ragazzi degli Inferno eSports (uno dei maggiori clan italiani insieme ai Cubesports). I più attenti di voi si ricorderanno di loro per il mio post CPL World Tour, l’Italia c’è.

Per i meno attenti, consiglio di continuare a leggere perchè questa domenica, 25 Ottobre, a Monza si vinceranno proprio dei bei premi.

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Coverage Ranbat 2.4 [Torneo di Street Fighter IV live from Garbatella, Roma]


street fighter 4 torneo garbatella roma coverage ranbatE’ appena terminata la fase a gironi e la rosa dei partecipanti, dai 28 iniziali, si è ridotta a 16 (ottavi di finale con winner e loser bracket). Ovviamente siamo qui al locale 1Up di Garbatella (circuito ESC), in versione “live” coverage (aggiorneremo questo post con tutti i risultati e i video in pseudo tempo reale, youtube permettendo) per la Ranbt di Arcade Extreme.

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Zune HD, per Microsoft i gamers sono importanti [video promozionale]


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Questo pazzo pazzo Mad World


Di questi tempi basta accendere la tv il lunedì in prima serata per sentirsi presi da un’ira devastante.

In un noto programma tv, il Grande Fratello, va in scena l’imbecillità fatta essere umano. Dalla fanciulla che ragiona con le tette a quella che sostiene che le persone che “stanno avanti” entrano in discoteca con i nani al guinzaglio, passando per quello che chiede al cieco se paga la bolletta della luce e finendo col tizio con la maglietta “bevo e me ne frego“, il campionario della stupidità è più o meno presente in toto.

Di fronte a tanto scempio, l’unica vera voglia che emerge dopo la visione è quella di imbracciare una bella motosega e massacrare nei modi più bizzarri tutti i componenti del cast, un po’ come capita a Jack, protagonista di Mad World e concorrente del reality Death Watch, architettato da Platinum Games e pubblicato da Sega.

Sostanzialmente siamo davanti a un action game in cui è possibile eliminare tutti gli avversari nei modi più violenti e allucinanti possibili, per esempio impalandoli con un segnale stradale o lanciandoli contro spuntoni di metallo fino a gettarli sotto presse gigantesche: anche i minigiochi presenti seguono quest’interessante linea, come succede in Man Darts, in cui i nostri poveri compagni di gioco saranno scagliati da possenti colpi di mazza da baseball contro un enorme bersaglio.
Ma la violenza senza stile resta fine a se stessa: è proprio qui che la faccenda si fa interessante.

Tutto il mondo di gioco è infatti rappresentato in alto contrasto (bianco/nero) e solo gli schizzi di sangue cremisi arricchiscono di colore la folle città di Varrigan City. Sebbene sia una scelta di grande spessore artistico (chiaramente ispirata a Sin City di Frank Miller), la violenza grottesca rappresentata nel titolo ha già iniziato a fare scalpore in alcuni paesi, primo fra tutti il Giappone, dove non si sa se il gioco sarà pubblicato.

E’ come al solito evidente che il medium videoludico, con i suoi eccessi, ancora dia fastidio a coloro che si arrogano il diritto di scegliere al posto del consumatore cosa sia o meno adatto ad essere rappresentato sulla propria tv: l’ ESRB (l’associazione che nel Nord America svolge le funzioni del PEGI qui da noi) ha classificato (giustamente) Mad World come M (pubblico maturo) e indicato tra i contenuti presenti elementi come: sangue, violenza, droga, linguaggio volgare e humor adulto.
Assurdo come questo ancora non basti: meglio impedire direttamente che un prodotto raggiunga gli scaffali piuttosto che rischiare che alcune povere menti ne risultino traviate…

Polemiche a parte, Mad World rappresenta per i possessori di Wii una sorta di ultima chance perchè adulto, frenetico, violento e insensatamente divertente: sfrutta molte peculiarità del fermaporte di Kyoto (ma non tutte: il puntamento col Wiimote è stato considerato inutile ai fini del gioco, per cui basta muoversi col nunchuk e distruggere tutto muovendo il telecomando) e sembra capace di tappare il buco colossale aperto dalla pubblicazione di decine di inutili titoli con omini senza braccia.

Una speranza per il futuro anche per me, che potrò finalmente spolverare gli eoni di schifezze accumulati sulla mia console, abbandonata ormai da tempo immemore al suo destino: il 10 Marzo, data di uscita europea, si avvicina!

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Primo DLC di Fallout 3: Operation Anchorage


Essere faziosi a volte complica la vita, proprio come sta succedendo a me in queste ore.

Inutile ribadirvi il mio amore per la saga di Fallout e il grande lavoro di prosecuzione di essa operato da Bethesda: il premio come gioco dell’anno che gli abbiamo tributato senza dover neanche dibattere in proposito credo che lo testimoni efficacemente.

Ma oggi è un altro giorno, un giorno in cui parleremo un po’ del primo DLC rilasciato per l’Rpg del momento, Operation Anchorage.

Probabilmente già sapete molto in proposito, ma una rinfrescatina farà bene a tutti. L’espansione è ambientata all’interno di un simulatore militare, in cui sarà possibile vedere con i propri occhi uno degli eventi salienti della guerra tra USA e Cina ma soprattutto fare la propria parte al fronte, in modo analogo a quanto visto durante la quest (eccezionale) “Tranquillity Lane“.

Tutto finto dunque, ma tutto letale: morire all’interno del bizzarro marchigegno manderà in pappa il cervello del povero utilizzatore, come in fondo è giusto che sia per dare un po’ di suspance all’azione.

Per accedere alla prima quest che ci porterà tra le nevi dell’Alaska basta seguire un segnale d’emergenza che verrà captato automaticamente se avete acquistato il pacchetto in oggetto: ad attendervi troverete i Rinnegati della Confraternita dell’Acciaio (piuttosto marginali nel gioco originale) che non hanno modo di accedere a un’armeria militare perchè privi di un’interfaccia esterna. Guarda caso, il nostro Pip Boy è proprio quello che serve  per risolvere i loro problemi, insieme al completamento della simulazione.

In pochi istanti quindi si passa dalla desolazione della Zona Contaminata alle fresche nevi nordamericane, con un effetto d’insieme leggermente spiazzante dato che ormai il giocatore di Fallout è abituato a certi colori e ambienti, del tutto assenti, come è giusto, all’interno di programma ambientato prima della guerra nucleare.

Il personaggio che avete pazientemente creato in ore e ore di gioco mantiene tutti i suoi perk ma perde del tutto l’equipaggiamento che aveva (niente paura: lo riavrete una volta usciti dal simulatore insieme ai nuovi oggetti), sostituito da uno più consono al tipo di missioni cui andrà incontro: pistola silenziata, baionetta e armatura invernale saranno i nostri primi amici in quest’avventura, ma qualche nuovo gingillo (fucile gauss per es.) arriverà presto a farci compagnia.

Superato lo sbandamento per la nuova ambientazione si parte subito con una lunga serie di scontri, da cui emerge la vera natura del DLC. Poco, pochissimo gioco di ruolo e tanta azione sono il fulcro principale di Operation Anchorage e questo mi ha deluso non poco. Se il nucleo principale di Fallout 3 erano le scelte morali e le relative conseguenze, in questa espansione tali elementi sono ridotti all’osso, soppiantati da una struttura da fps classico, in cui affrontare un percorso abbastanza lineare eliminando le varie minacce che si frappongono tra noi e i vari obiettivi.

Basti pensare che non esistono stimpack o munizioni, ma due erogatori diversi che ripristinano salute e colpi per capire che siamo davanti a qualcosa di completamente diverso da quello cui eravamo abituati.

Non può certo essere l’aggiunta di 10 valigette da trovare (una volta fatto potremo scegliere un nuovo perk) ad elevare il prodotto ai picchi ruolistici che hanno fatto amare il titolo Bethesda a tantissimi giocatori, così come non può essere l’unica vera aggiunta alle meccaniche, la possibilità di selezionare e gestire una squadra di compagni, a giustificare un’espansione che dura al massimo 6 ore e costa circa 10 euro.

Insomma, il primo DLC non è propriamente un capolavoro imperdibile, più che altro è una scusa per tornare nei panni del vagabondo solitario del Vault 101 e per inserire alcuni elementi interessanti: aspettiamo i successivi con fiducia, sperando in qualcosa di più rilevante senza problemi.

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La paura è un videogioco: F.E.A.R. 2 Project Origin


Ammetto subito un particolare molto importante. Io non ho giocato a F.E.A.R. , FPS horror di Monolith rilasciato per qualunque piattaforma nel 2005. Ne ho sentito parlare, sempre abbastanza bene. L’ho visto giocare in multiplayer alle finali del CPL World Tour. Mi ero fatto un’idea abbastanza nitida della produzione ma, comunque, non avevo mai toccato con joypad la paura fatta FPS e le gesta della mitica “Alma“.

Ho approcciato quindi questo Project Origin, poi rinominato F.E.A.R. 2, con molto scetticismo e lo stavo seguendo più che altro per le notizie di corridoio. Ad esempio il fatto che Monolith, staccatasi da Sierra per il secondo episodio, non avrebbe più potuto usare questo altisonante nome per il suo gioco mentre poi è riuscita, col nuovo publisher Warner Bros, a riavere la proprietà intellettuale di quelle quattro lettere che significano paura. A parte questo, insomma, F.E.A.R. 2 non mi interessava; recentemente ho invece provato la demo, pubblicata su Xbox Live, Playstation Network e su internet, per gli utenti Windows (la trovate a questo indirizzo). Ovviamente, mi sono ricreduto!

Ebbene si signori. Entrare nel mondo dello sparatutto Monolith, software house di cui tra l’altro ero un grande fan (giocai con piacere ad uno dei loro primi titoli: Blood, ve lo ricordate?), è stato una bomba. Grafica davvero super spinta, atmosfera rarefatta e convincente ma soprattutto sangue, a fiumi. Pensavo di trovare il solito FPS, condito dalla mitologia su questa paurosa bambina, Alma: invece F.E.A.R. 2 ha le sue chicche. Salire sul robot, ad esempio, mi ha stupito… così come più volte sono sobbalzato sulla sedia ai vari “flash” che il nostro personaggio ha durante i combattimenti contro i normali soldati. C’è veramente tanto sangue e il gioco sembra programmato apposta per disturbare l’utente: questo mi attira molto anche se, immagino, non potrò praticarlo a cuor leggero.

Insomma questo è un esempio di demo davvero ben riuscita e che può, senz’altro, convincere più di un giocatore ad abbracciare la via della paura. Non ho notato novità di sorta e la possibilità di rallentare il tempo ormai è diventato un clichè. Anche l’ambientazione, molto ben curata graficamente, non mi ha stupito in positivo.

Calcolando però che il gioco sarà senz’altro dotato di un buon multiplayer e aggiungendo quanto di buono fin’ora detto… segnatevi la data d’uscita sul calendario. Il 13 febbraio sarà ora di affrontare i vostri demoni e una bambina di nome Alma. Su Xbox360, PS3 e PC.

Il video, ovviamente, è un trailer.

Ultima postilla, volete fare un test per vedere quanta paura avrete? Volete testare la vostra fear? Bene. Seguite questo link.

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