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God of War III e Heavy Rain: il passato ed il futuro del videogioco, in esclusiva su PS3.


Come dicevo altrove, aspettavo Heavy Rain con infinita fiducia sin dalle prime dichiarazioni di David Cage, ed è di conseguenza rientrato nella ristretta cerchia dei titoli che ho dovuto assolutamente accaparrarmi al day one.

Le due settimane successive hanno visto me e la mia ragazza (che a forza di sentirmene parlare lo attendeva quasi quanto me) avvicendarci fra la PS3 con il titolo Quantic Dream ed il PC con i dvd delle puntate di Lost, in un teatrino di commenti stupiti ed impropèri alternati provenienti dalle due postazioni che si è concluso col raggiungimento per entrambi dei titoli di coda del gioco, ai quali sono seguiti commenti entusiastici e pensieri assortiti.

Passa qualche giorno, e mentre lei si prepara per uscire io mi guardo una video-recensione di God of War III, quando quasi senza farci caso se ne esce un commento granitico: “Un altro gioco così?

Lì per lì cerco di difendere il titolo Sony, ma mentre le parlo del carisma di Kratos e della bella ambientazione creata dallo Studio Santa Monica non posso fare a meno di pensare che in effetti negli ultimi due mesi sono usciti anche Darksiders, Bayonetta e Dante’s Inferno. Tutti giochi con una certa personalità, non lo metto in dubbio, ma che possono senza troppe remore essere considerati alla stregua di variazioni di uno stesso tema.

Tema del quale peraltro esistevano già molti, forse troppi, esponenti. E in breve, come già per Dante’s Inferno, mi ritrovo a pensare a quanto sarebbe stato bello poter vivere all’interno di quelle ambientazioni un’avventura diversa e che, a parte qualche scontato puzzle ambientale, non comportasse necessariamente il dover fare a fettine o impallinare qualunque cosa mi si ponga davanti.

A questo punto arriva da un remoto cassetto del mio cervello il ricordo di un’intervista rilasciata da David Cage nella quale, parlando di Heavy Rain, esprimeva un concetto piuttosto fondamentale, e che suonava più o meno così: “Se avessimo voluto implementare un motore per le sparatorie, avremmo dovuto inserire uno scontro a fuoco ogni 10-15 minuti, e avremmo dovuto giustificare a livello narrativo la caneficina che ne sarebbe derivata. Allo stesso modo, se avessimo inserito un motore per combattimenti alla Tekken, questi si sarebbero dovuti moltiplicare a dismisura, diventando il fulcro dell’esperienza e andando a ledere la coerenza narrativa.

Che i videogiochi degli ultimi anni siano tutti più o meno ascrivibili ad una decina di macro-generi è cosa nota, ma Heavy Rain per la prima volta sbatte il problema in faccia non solo a noi ma a chiunque, giocatore o meno, e con una veemenza mai vista.

Il gioco Quantic Dream infatti sovverte ed inverte il sopradescritto schema “engine -> tipo di gioco” tramite un proprio, unico motore in grado di posporre il gameplay alla narrazione adattandosi a tutte le situazioni proposte dalla sceneggiatura. Questo comporta che da un lato per la prima volta lo sviluppatore sia svincolato dall’obbligo di restare all’interno di uno specifico genere di gioco, dall’altro che non è più necessario imparare nuovi comandi per ogni differente fase di gioco (come accade invece in titoli come GTAIV), rendendo quindi il titolo giocabile da chiunque, giocatore abituale o meno.

La rivoluzione giunta sugli schermi dei (mai tanto come in questo periodo) fortunati possessori di PS3 quindi è enorme, e consente di fatto di traspondere in videogame in modo efficace e coinvolgente qualunque sceneggiatura, per complessa o varia che sia, aprendo il medium a trame di ogni tipo e genere e a tutti i tipi di pubblico, gettando nel contempo un’ombra di arretratezza sui giochi mono-genere che usciranno dopo Heavy Rain, in primis lo stupendo, mastodontico ma estremamente derivativo God of War III.

Il ritorno del possente spartano infatti è tanto esaltante audiovisivamente quanto stantìo nel gameplay, risultando sì un capolavoro, ma di un genere che come tanti altri ha moltissimi epigoni, e che negli anni non ha subito nessuna vera evoluzione.

Ci troviamo quindi in un momento chiave della storia del videogioco, e grazie a Sony possiamo rendercene pienamente conto grazie a due capolavori che si trovano agli antipodi dell’universo videoludico, ma che sono curiosamente usciti in esclusiva sulla stessa console e nello stesso periodo: uno rappresenta una delle massime espressioni del video-gioco nella sua accezione più classica, quella secondo cui un VG deve prima di tutto divertire, andando a far leva sulle emozioni e le funzioni più basilari e primitive dell’essere umano; l’altro è un titolo completamente rivolto al futuro, un futuro fatto di storie prima che di coordinazione occhio-mano e di emozioni “superiori”, che vanno cioè oltre il dittico amore-odio.

Sempre nella stessa intervista David Cage affermava la necessità per il videogioco di trovare il suo Citizen Kane/Quarto Potere, e la speranza che Heavy Rain potesse essere quel gioco.

Lascio stabilire a voi se effettivamente Heavy Rain rappresenti il passo più lungo, deciso ed importante verso l’assegnazione al videogame dell’agognato titolo di ottava arte, ma per concludere vorrei sottoporvi un commento del noto critico Andrè Bazin al seminale film di Orson Welles:

Non è soltanto un altro modo di far regia, essa rimette in gioco la natura stessa della storia del cinema. Con essa il cinema si allontana un po’ di più dal teatro, diventa meno uno spettacolo e più un racconto.

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Shinji Mikami parla di Vanquish [AGGIORNATO CON LE PRIME IMMAGINI DEL GIOCO]


L’ action shooter futuristico di Platinum Games sta crescendo bene, e a dirlo è niente meno che il maestro Shinji Mikami. Si parla di Vanquish, naturalmente, l’ultimo dei quattro giochi promessi a Sega al momento della firma di una partnership tra le due compagnie.

Mikami, direttore del progetto e ormai fuori dalle scene dai tempi di God Hand (si parla del 2006), ha rivelato a Famitsu parecchie notizie interessanti sul gioco, finora avvolto nel mistero.

“L’ 80 per cento del gioco è pronto – ha detto Mikami - Le basi ci sono, ma dobbiamo rifinire i dettagli sull’ IA dei nemici, del giocatore e così via. Da adesso in poi ci sarà da sgobbare!”

Ma cosa può offrire di nuovo uno sparatutto? Anche per questa legittima domanda il designer ha una risposta: “Uno dei motivi principali per cui abbiamo pensato a uno shooter è il mercato occidentale. In più, abbiamo ideato uno sparatutto che mantenga il ritmo veloce di un buon action game, così che possa spiccare sul resto del branco. Adesso -continua Mikami - gli sparatutto sono costruiti come una sorta di simulazione, dal punto di vista logico: hai i nemici sulla mappa, e il giocatore si mette in posizione per attaccarli; sconfiggi un nemico e avanzi fino al prossimo. Abbiamo voluto fare tabula rasa e creare uno shooter con un impatto action, ed è stata dura!”

Per quanto riguarda la scelta di un ambientazione futuristica, il game designer ha dichiarato: “Ci sono un sacco di giochi in cui si spara alla gente, così stavolta volevamo vedere quanto potesse essere divertente sparare a dei robot”. Un’innovazione, quella di Platinum Games, che sicuramente non mancherà di stupire…

Onestamente l’idea di uno sparatutto veloce, con meccaniche action e che presenti una gamma di nemici robotici non è esattamente di quelle che gridano innovazione, anche perchè a occhio e croce questa esposizione ricorda vagamente lo stilosissimo e fallimentare P.N.03 per Gamecube; ma tant’è.

Uno degli elementi che il team ha cercato di implementare per aumentare la sensazione di adrenalina è stato una sorta di “scatto” che aumenta la velocità del personaggio. “Il “boost”  ha praticamente distrutto il fulcro delle regole quando lo abbiamo inserito. Gli sparatutto girano intorno all’ uccisione dei nemici e al raggiungimento di un punto definito, ma così diventava possibile arrivare direttamente alla fine. D’altro canto, se avessimo inserito la possibilità di trovare ripari e nascondersi, avremmo perso il senso di frenesia. Per un po’ cercare di capirne il ruolo è stato un dilemma.” La soluzione? Più nemici; molti più nemici.

“Non si striscia in questo gioco – conclude Mikami - Non volevo fare un gioco in cui si passasse troppo tempo nascosti. Velocità e ritmo sono le parole d’ordine.”

Vanquish sarà pubblicato in inverno, per Xbox 360 e Playstation 3. Che facciamo, vogliamo crederci?

UN AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMO MOMENTO E’ DOVUTO, VISTO CHE PLATINUM GAMES HA RILASCIATO IN NOTTATA LE PRIME IMMAGINI DEL GIOCO

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Arc Vs. Natal: ancora in sviluppo ma è già guerra.


Nel nostro speciale sulle esclusive per il 2010 abbiamo già accennato al fatto che, dopo essersi equamente spartite Giappone e USA, Sony e Microsoft siano ai ferri corti soprattutto in territorio europeo. E’ però da tenere ben presente che dall’E3 di giugno in poi si aggiungerà al già ampio scenario di guerra il fronte delle nuove periferiche e, come era prevedibile, entrambe le parti stanno scaldando le macchine a suon di dichiarazioni più o meno esplicite sulla presunta superiorità del proprio sistema di motion control.

In particolare mentre Microsoft sembra ancora intenta a convincere tutti della bontà del proprio hardware, Sony sembra aver scelto la strada dell’attacco preventivo, facendo arrivare a mezzo stampa una serie di commenti che fanno leva sulla facilità con cui è possibile sviluppare per Arc per cercare di convincere innanzi tutto gli sviluppatori della qualità del proprio prodotto.
E’ di pochi giorni fa l’intervista di Industry Gamers a Rob Dyer (SCEA Senior Vice President of Publisher Relations): “Dalla prospettiva delle terze parti, volendo creare un gioco basato su motion control, è più facile sviluppare per Arc: puoi utilizzare lo stesso codice di partenza che attualmente usi per PS3 o 360, o anche per Wii. Non puoi farlo con Natal. Devi avere un codice completamente separato, e la mia sensazione è che avremo tanti giochi e tanta innovazione, in particolare  grazie alla PS3Eye e alla precisione che è in grado di garantire, specie rispetto a quello che vedrete con Natal o su Wii.”
Dyer infatti è convinto che proprio la bistrattata cam della PS3 sarà la chiave del successo di Arc: “L’impiego della PS3Eye cambia tutto. Credo che la stampa abbia dimenticato che Sony è dotata di questa periferica da molto tempo. Questa è la nostra seconda cam; sappiamo cosa vuole il consumatore, in particolare riguardo l’impiego della camera, e sappiamo anche se vuole o meno avere qualcosa da tenere in mano mentre gioca.
E ancora: “Penso che Natal avrà alcuni grandi giochi che funzioneranno bene senza controller, ma noi riteniamo che i nostri saranno migliori perchè abbiamo molta più confidenza con l’impiego di una telecamera. Ci lavoriamo sopra da molto tempo, non è il nostro primo tentativo in questo campo.
I punti di forza vantati da Sony quindi sono chiari: facilità di programmazione e maggior precisione dovuta al funzionamento tramite PS3Eye.
Solo che questa visione lascia spazio ad almeno due dubbi concreti.

motionwar2Il primo riguarda proprio la telecamera e il fatto che sia assolutamente necessaria, perchè si deduce che giocoforza saranno costretti a mettere in vendita Arc sia da solo che assieme alla PS3Eye, e questo potrebbe far lievitare il prezzo (per ora si parla di 100$ all’uscita, non si sa se con o senza la camera) oltre l’accettabile.
Il secondo, forse meno concreto ma più importante, riguarda l’approccio complessivo al videogame: così come Microsoft, anche Sony sembra infatti puntare ad inserire il motion control nell’ambito di giochi “classici” (oltre ovviamente a titoli più casual appositamente creati) il che riporta alle grandi difficoltà che la stessa Nintendo sta incontrando nell’implementare in modo efficace le peculiarità del Wiimote all’interno dei più comuni generi videoludici.
Finora la cosa si è risolta con un nulla di fatto, e anche a dispetto della sicumera di Sony, la soluzione non sembra proprio dietro l’angolo.

Molto più basso invece il profilo tenuto da Microsoft in quest’ultimo periodo, probabilmente anche a causa delle ultime notizie, che parlano di un Natal più economico (voci di un prezzo tra i 50 e gli 80$ all’uscita) ma anche nettamente meno performante per l’eliminazione di un chip, con conseguente superlavoro per l’ormai anzianotto hardware della console.
Un depotenziamento che a fronte di un prezzo più attraente rischia però di affossare anzitempo la camera 3D che tanto colpì il pubblico lo scorso giugno.
Sarà forse per questo che latitano dichiarazioni ufficiali, lasciando a voci e rumor il compito di tenere accesa la luce dei riflettori sulla periferica.

Voci che da un lato danno per interessate case importanti come Valve a creare qualcosa di “serio”, e per certa l’implementazione nell’atteso Fable III, mentre dall’altro confermano le non eccezionali performance viste finora.
Tralasciando poi le solite, tragicomiche previsioni di Michael Pachter, secondo cui Natal venderà cinque volte più di Arc.

A prescindere dai deliri dell’analista-Otelma c’è però da tenere presente che, pur avendo innegabili problemi la cui risoluzione non pare proprio dietro l’angolo, Natal è ancora la più concreta delle contendenti, essendo stata vista e provata da stampa e pubblico in più di un’occasione anche in giochi non dedicati (Burnout Paradise), mentre di Arc si parla molto ma ad oggi nessuno è ancora riuscito a metterci le mani sopra e l’unico video in cui il telecomando veniva impiegato in un gioco normale (Resident Evil 5) “riconvertito” al motion control era tutt’altro che eccitante.

Lo scontro aperto viene quindi rinviato all’ E3 del prossimo 15 giugno, quando per forza di cose entrambe le case saranno costrette a mettere in tavola le proprie carte. Lì vedremo cosa Arc e Natal sono davvero capaci di fare, e i contendenti inizieranno a disporre le truppe per lo scontro finale, già confermato per il prossimo autunno (Natal uscirà ad ottobre e Arc di lì a poco); nel frattempo Inside The Game terrà dritte le antenne per captare qualunque tentativo di giocare d’anticipo con nuove dichiarazioni, dimostrazioni o filmati.

Stay tuned!

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Il valzer delle esclusive [Sony e Microsoft affilano le armi per il 2010]


Il primo round è andato Microsoft, c’è poco da fare.

La Playstation 3 infatti è stata tanto colpevolmente affossata dal lancio tardivo e dal prezzo troppo alto, quanto colpita dalla sfortuna (Haze), dallo scarso effetto delle killer application (Metal Gear Solid 4, Uncharted) e da una soprendentemente bassa presa sul pubblico di titoli dall’alto potenziale di vendita (Resistance 2, Killzone 2) o dallo spessore elevatissimo (LittleBIGPlanet).

A onor del vero bisogna ricordare che l’Xbox 360, al di là del migliore tempismo, ha potuto vantare un enorme capitale investito e di conseguenza giocare sulla legge dei grandi numeri accaparrandosi, temporaneamente o definitivamente, un numero altissimo di titoli e “coprendo” di conseguenza delusioni plateali (Too Human) o fallimenti immeritati (Banjo-Kazooie: Nuts & Bolts) con diversi blockbuster che hanno frantumato i record di vendite al day one (Halo 3, Gear of War, GTAIV).

Quello che comunque si evince da uno sguardo più generale è che, almeno fino ad oggi, il mercato console è ancora indissolubilmente legato al concetto di esclusiva; ma come sarà la situazione da qui in avanti?

Nonostante le recenti affermazioni di Michael Pacher, la situazione non sembra prossima ad un cambiamento in tempi brevi, e infatti basta dare un’occhiata alle rispettive release list per capire che anche questo 2010 sarà invariabilmente all’insegna delle esclusive.

Limitandoci al nostro mercato, vediamo quali sono finora le truppe schierate dai contendenti:

-Xbox 360-

Mass Effect 2 (uscito) (anche PC)

Splinter Cell: Conviction (13 aprile) (anche PC)

Alan Wake (13 aprile, o più probabilmente quando Dio vorrà) (anche PC)

Crackdown 2 (1 maggio)

Halo: Reach (ultimo quarto 2010)

Fable III (1 novembre)

Metro 2033 (19 marzo) (anche PC)

Supreme Commander 2 (19 marzo) (anche PC)

The Swarm (maggio)

Al di là di Mass Effect 2,  la cui qualità ormai potete saggiare da soli, abbiamo parecchi titoli sui quali pesano aspettative altissime: Halo Reach e Fable III sono seguiti di due delle serie più importanti e rappresentative per il marchio Xbox, e se Peter Molyneux con Fable II ha convinto tutti della bontà della propria visione, che ora si appresta ad espandere esponenzialmente, Bungie col suo ultimo (in teoria) gioco legato ad Halo deve invece porre nuove basi di partenza dopo il successo prevedibile ma controverso dello spin-off/espansione ODST.

Di Alan Wake si parla da anni, ma pare che finalmente questo sia l’anno giusto per trasformare il vaporware di Remedy in qualcosa di (speriamo) molto concreto. E per chi intravedesse lo spettro di Too Human aleggiare nell’aria ricordiamo che anche Max Payne si fece attendere un lustro, ma il gioco finale fu tutt’altro che deludente..

Alan Wake

Splinter Cell: Conviction ha molte domande a cui rispondere: dovrà infatti rilanciare la serie introducendo moltissimi nuovi aspetti, prima fra tutti la non linearità delle missioni, che inserita in un contesto sandbox presenta tante potenzialità quanti rischi. Ad ogni modo c’è da dire che, dopo Assassin’s Creed 2, Ubisoft ha dimostrato di saper gestire sorprendentemente bene i propri assi nella manica, quindi anche qui massima fiducia.

Anche Crackdown 2 raccoglie un’eredità abbastanza pesante, che i nuovi sviluppatori Ruffian Games sembrano aver affrontato con piglio sicuro, ma forse ispirandosi un po’ troppo ai due giochi super-free roaming dello scorso anno, inFAMOUS e soprattutto Prototype. Le buone idee ci sono, l’originalità è tutta da dimostrare; personalmente avrei preferito che la serie rimanesse nelle mani di Realtime Worlds, attualmente al lavoro sul suo MMO APB (All Points Bulletin) la cui uscita su Xbox è stata rimandata a data da destinarsi.

Crackdown 2

Concludiamo la breve rassegna con Supreme Commander 2, che sarà un ottimo gioco ma difficilmente rivoluzionerà il genere (Gas Powered Games comunque ringrazia sentitamente Blizzard di aver ulteriormente posticipato StarCraft 2!), il poco conosciuto The Swarm, action in terza persona a base di alieni e mutazioni ambientato in Russia come il promettente Metro 2033, FPS a base di stealth e sopravvivenza che è un po’ l’erede spirituale (e non solo, visto che i fondatori di 4A Games sono due esuli di GSC) di S.T.A.L.K.E.R.: Clear Sky.

Metro 2033

Una lista potente quindi, quella Microsoft, da cui però possiamo dedurre un paio di cose interessanti.

In primo luogo la rinuncia pressochè totale alle velleità di successo in Giappone, che associata ad una certa crisi del videogioco made in Japan ci consegna una lista dallo spiccato sapore occidentale .

In secondo luogo l’uscita contemporanea o semi-contemporanea della gran parte di questi titoli su PC lascia trasparire lo scarso interesse di Microsoft per la concorrenza proveniente da quel mercato, sul quale comunque grazie ai suoi sistemi operativi mantiene un certo controllo, come evidenziato dalla ormai immancabile certificazione “Games for Windows“. Un ambito, quello del videogioco su computer, che comunque appare sempre più in crisi al di fuori di quei generi che sono ancora (per poco) preclusi alle console come i MMORPG, e di nicchie promettenti ma ancora poco redditizie come quelle dei giochi indie e dei browser games.

Oggi per l’Xbox360 è la Playstation 3 l’unica vera concorrente.

-Playstation 3-

MAG (uscito)

God of War 3 (19 marzo)

Heavy Rain (24 febbraio)

Gran Turismo 5 (autunno)

ModNation Racers (primavera)

3D Dot Heroes (maggio)

Yakuza 3 (6 marzo)

MAG, l’esclusiva post-natalizia della casa giapponese è già nei negozi, e pur non stupendo per qualità audiovisive sembra mantenere la promessa di un multiplayer massivo come mai prima d’ora (ben 256 giocatori), anche se rischia di passare un po’ inosservato considerata l’uscita a fine febbraio dell’attesissimo Heavy Rain.

Gioco, quello di Quantic Dream, su cui pesano aspettative pesantissime, per il carico di novità che propone, per il tentativo di spostare un po’ più avanti l’ormai stantìo concetto di film interattivo, e per le ottime premesse rappresentate del predecessore Fahrenheit. Tutto da vedere, come sempre per giochi che si sforzano di uscire dagli schemi, se le vendite rispecchieranno l’hype ormai altissima.

Heavy Rain

Vendite che appaiono invece una certezza per God of War 3, che seguendo la filosofia del bigger & better porterà sui nostri schermi più sangue, più armi, più definizione, più poligoni, pur rimanendo la terza iterazione di una serie che ormai ha fin troppa concorrenza nel suo genere.

Anche la PS3 non si fa mancare un titolo che per i numerosi rinvii rientra di prepotenza fra i vaporware: si tratta nientemeno che di Gran Turismo 5, ulteriormente posticipato soltanto qualche giorno fa. Le novità proposte sono consistenti, sempre che Polyphony sia riuscita a tirare fuori il suo gioco da quella struttura troppo rigida che stava iniziando a soffocare il franchise. Anche qui comunque i dubbi riguardo i risultati “al botteghino” sono ben pochi. Sempre che esca..

Gran Turismo 5

ModNation Racers è un “kart-game 2.0″ che, anche se diretto principalmente ai casual, potrebbe però attirare l’attenzione di più di un hardcore gamer in virtù di un editor e di una modalità di competizione e condivisione online che, a detta di chi ha provato la beta chiusa uscita a gennaio, sembrano più che ben fatti. Il largo anticipo inoltre dovrebbe permettergli di acquisire la giusta visibilità rispetto al suo pseudo-equivalente Microsoft, quel Joy Ride annunciato durante lo scorso E3 e di cui per ora si sono perse le tracce.

ModNation Racers

Presente, a differenza della controparte, anche una discreta proposta di titoli nipponici. 3D Dot Heroes è un cubettoso emulo di Zelda con più di un ammiccamento al retrogaming, mentre Yakuza 3 è il terzo capitolo della validissima serie SEGA che unisce con estrema personalità GTA e Shen Mue. Certo, non è che ci sia da iniziare a mangiarsi le unghie per sopportare l’attesa, ma almeno i palati più nippofili avranno qualcosa con cui giocare, sempre ricordando che comunque il regional lockout su PS3 ha delle maglie molto larghe.

Per il resto, escludendo scaramanticamente la possibilità di avere Killzone 3, Resistance 3 e soprattutto The Last Guardian sui nostri schermi entro quest’anno, sarebbe bello però vedere maggiori sforzi da parte di Sony, per portare subito anche da noi Yakuza 4 (in uscita il 18 marzo in terra del sol levante) e soprattutto quel capolavoro hardcore di Demon’s Souls, una delle migliori esclusive in assoluto per la PS3 uscito negli USA lo scorso ottobre e sugli scaffali giapponesi addirittura dal febbraio 2009, e la cui assenza a tutt’oggi nei negozi europei è semplicemente scandalosa.

Polemiche a parte, il pensiero finale non può che riguardare la Sony che, nonostante abbia ancora qualche freccia in meno al suo arco, nel complesso pare finalmente in grado di combattere pressochè alla pari con la concorrenza americana. Il che, unito al lento ma costante aumento di vendite della PS3, lascia intendere il 2010 come un anno chiave per capire chi occuperà il secondo gradino sul podio finale di questa console war. Un secondo posto che ha due pretendenti non alla pari, ma che comunque è evidentemente ancora in ballo, specie tenendo presente che a 5 anni dal suo esordio la vita di questa generazione non accenna minimamente a terminare.

Considerato poi che, delle due console in questione, in America ormai la 360 è saldamente al comando, mentre in Giappone la situazione è esattamente l’opposto con la PS3 che ha venduto tre volte la console Microsoft, appare scontato che proprio l’Europa sarà il vero campo di battaglia da qui in avanti.

E noi europei, dall’essere l’ago della bilancia, abbiamo solo da guadagnarci!

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Aperta l’open beta di Rock Band Network


A partire da questa sera Harmonix aprirà le porte dell’ open beta di Rock Band Network (qui il link), la community dedicata a chi vuole portare la propria musica a milioni di utenti con Rock Band.

Il servizio si presenta, nelle parole di Caleb Epps (Audio Lead di Harmonix), come una sorta di User Generated Content d’autore. Partendo da una base MIDI delle proprie canzoni, gli iscritti dovranno costruire una traccia giocabile esattamente come farebbero gli sviluppatori del gioco; anche Reaper,  il programma da utilizzare sarà similissimo alla versione in uso al team Harmonix.

Ogni cosa sarà in mano all’utente: una volta caricata la versione MIDI della canzone, l’ autore dovrà stendere una “tempo map” che dia il ritmo del brano e aggiungervi a mano le “gemme” che indicheranno i tasti da suonare sul controller, creando diverse “mappe” per i diversi livelli di difficoltà. In seguito sarà il momento di inserire e mappare la parte vocale tramite un altro programma, Magma. Una volta creata la canzone l’autore potrà occuparsi della regia del video, personalizzandola sotto ogni aspetto.

Decisamente un compito non per tutti, dal momento che oltre alla difficoltà tecnica requisito fondamentale per accedere alla programmazione in Rock Band Network è il possedere un account Creator’s Club di XNA; quindi, sebbene sarà possibile acquistare e utilizzare le tracce anche su Playstation 3, per crearle è invece indispensabile un XBox 360.

Una volta creato un brano giocabile, questo sarà sottoposto al vaglio della community per la fase di perfezionamento, in seguito alla quale il brano sarà prima giudicato da un gruppo di sviluppatori XNA e infine arriverà a ingrossare le fila dei pezzi scaricabili tramite Rock Band Network, con un prezzo tra 1$ e 3$, il 30% del ricavato di ogni brano andrà in tasca all’autore. Come ulteriore garanzia sulla qualità, ogni canzone potrà essere provata per circa un minuto prima di essere acquistata.

Alcuni grossi nomi sono già pronti a fare il salto verso quella che potrebbe diventare una piccola grande rivoluzione per l’industria musicale, con album il cui annuncio di uscita potrebbe diventare “disponibile su cd, vinile e RockBand Network“; al “day one” saranno sicuramente presenti Jonathan Coulton e Billy Idol, e presto sembra che anche i Creed e gli Evanescence li raggiungeranno; anche Sub Pop, la storica etichetta di Seattle sarebbe pronta a fare il grande passo, con pezzi dei The Shins, Flight of the Conchords, Mudhoney, Sleater-Kinney e The Postal Service.

La nuova rivoluzione musicale, o una furbata qualunque? Questo sarà deciso solo dal sostegno della community.

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NPD 2009: i giochi più venduti del mese e dell’anno


L’autorevole NPD, gruppo americano che si occupa di ricerche di mercato, ha da poco pubblicato i risultati delle indagini relativi alla vendita di videogiochi negli States nel corso del 2009.

Le entrate del mercato videoludico nel corso dell’anno si attestano intorno ai 19,66 miliardi di dollari (comprendendo console, videogiochi e accessori), con un calo dell’ 8% rispetto ai 21,4 miliardi del 2008.

Il gioco più venduto del 2009 nel mercato console è Call of Duty Modern Warfare 2 per Xbox 360, seguito da Wii Sports Resort per Nintendo Wii, il primo di una serie di titoli Nintendo che hanno scalato le classifiche di vendita.

Classifica titoli console/portatili per il 2009

  1. Call of Duty: Modern Warfare 2 (360)
  2. Wii Sports Resort (Wii)
  3. New Super Mario Bros. Wii (Wii)
  4. Wii Fit (Wii)
  5. Wii Fit Plus (Wii)
  6. Mario Kart Wii (Wii)
  7. Wii Play (Wii)
  8. Call of Duty: Modern Warfare 2 (PS3)
  9. Halo 3: ODST (360)
  10. Pokemon Platinum (DS)

Risultati un po’ peggiori per il mercato software PC, che con vendite per 538 milioni di dollari perde un 23% rispetto l’anno scorso

Classifica titoli PC 2009

  1. The Sims 3
  2. WoW: Wrath of the Lich King
  3. The Sims 2 Double Deluxe
  4. WoW: Battlechest
  5. Call of Duty: Modern Warfare 2
  6. World of Warcraft
  7. The Sims 3: World Adventures
  8. Spore
  9. Dragon Age: Origins
  10. Empire: Total War

Dicembre si riconferma come il mese caldo per eccellenza per quanto riguarda il mercato videoludico: “L’industria videoludica ha avuto il mese con più vendite in assoluto – dice Anita Frazier dell’ NPD – superando le vendite del dicembre scorso del 4%”.

Dal lato hardware, anche a dicembre Nintendo fa la parte del leone, con 3.81 milioni di Wii venduti; a seguire Nintendo DS (3.31 milioni), Playstation 3 (1.36 milioni), Xbox 360 (1.31 milioni) e infine PSP (654.700).

“Nella classifica di questo mese ci sono molti record per quanto riguarda l’hardware. Playstation 3 ha infranto il proprio record di vendite in un mese e ha superato per la prima volta il milione di unità vendute.” Dichiara sempre Anita Frazier, NPD “Stessa cosa per Wii e DS“.

Vittoria per Nintendo a dicembre anche per quanto riguarda le vendite software, con dati che non possono che confermare l’area di mercato composta dai cosiddetti casual gamer come una vera e propria forza trainante dell’industria con cui sarà necessario fare i conti:

Classifica vendite software dicembre 2009 (per unità)

  1. New Super Mario Bros Wii: 2.82M
  2. Wii Fit Plus: 2.41M
  3. WII Sports Resport w/WMP: 1.79M
  4. Modern Warfare 2 (360): 1.63M
  5. Modern Warfare 2 (PS3): 1.12M
  6. WII Play w/remote: 1.01M
  7. Mario Kart w/wheel: 936.100
  8. Assassin’s Creed II (PS3): 783.100
  9. Left 4 Dead 2 (360): 728.500
  10. Mario & Luigi Bowser’s Inside Story (DS):656.700

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Il primo vero film interattivo? [Recensione Uncharted 2 Il Covo dei Ladri


E’ possibile fare una domanda simile, secondo voi? Negli ultimi anni il mondo dei videogiochi è progredito immensamente ed ha assorbito, nel suo organico come industria, professionalità molto distinte da quella del semplice programmatore. Grazie ad una forza economica che nel mondo dell’entertainment, al momento, non ha eguali, sceneggiatori, montatori e scrittori ora lavorano per l’industria videoludica. Da Bioshock in poi, forse, i titoli tripla A che ci vengono presentati possono essere quasi sempre definiti film interattivi: penso a Gears of War 2, Call of Duty 4: Modern Warfare, Metal Gear Solid 4, Grand Theft Auto 4, ecc.

Eppure credo che il primo titolo a cui si può davvero guardare come un film interattivo, un film “giocato”, è Uncharted 2, il Covo dei Ladri, esclusiva PS3.

Questo proprio perchè il gioco si avvale innanzitutto della professionalità di artisti che non provengono dall’industria dei videogiochi: il compositore dietro alla colonna sonora, per esempio, scrive musica per la TV (la serie FireFly). Ma ciò è già successo in passato, Naughty Dog non sono certo i primi: se hai budget, fai ciò che vuoi.

Il punto chiave della mia affermazione precedente scaturisce invece da una riflessione su qualcosa che Uncharted 2 ha e gli altri titoli, fino ad ora, non mi hanno dimostrato di avere: ritmo. Il ritmo tipico dei film d’azione, non quello dei videogiochi; in questi ultimi, anche quando sono fatti molto bene, si passa la maggior parte del tempo a compiere le azioni per i quali sono stati studiati.

Mi spiego meglio: in Gears of War 2 il 90% del tempo si spara in terza persona. In Metal Gear Solid si guardano filmati (non mi saltate al collo fan di Kojima, è una battuta; ci saranno filmati “solo” per il 50% delle ore di gioco ;) ). In Call of Duty 4 si spara in prima persona e così via. Ovviamente Grand Theft Auto 4 è un’eccezione che però si ricongiunge al discorso estremizzando il suo concetto di “azioni per le quali è studiato”: GTA è semplicemente più vario dei titoli citati poco sopra ma per il 90% del tempo comunque corri sulle macchine + spari + divaghi (riconosco comunque che essendo un sandbox le mere “possibilità” date al giocatore nel titolo Rockstar sono molto superiori ai concorrenti, ma il punto del discorso non è la varietà, ma il “ritmo”).

Uncharted 2 comincia come se ci trovassimo di fronte ad un Tomb Raider con un protagonista senza tette, ma in una maniera così spettacolare da lasciare il segno. Nathan Drake sta cadendo in un precipizio mentre si trova attaccato con una mano ad un vagone del treno, sospeso in picchiata, in una regione innevata delle montagne della Mongolia. Il vento fischia (l’audio in 5.1 Dolby Surround è qualcosa di clamoroso), la neve continua a cadere: il nostro protagonista è ferito e per ogni appiglio su cui riesce ad aggrapparsi il treno fa un metro nella direzione sbagliata: il basso. Mentre cadono anche già macigni e altri pezzi del treno, con una semplicità di controllo studiata nei minimi dettagli, il giocatore riesce ad arrivare fino in superficie, dove le sorprese non saranno ancora finite ma Drake avrà un attimo per riposarsi e svenire, a causa delle numerose ferite.

Come è arrivato lì? Chi o cosa sta cercando? Perchè è a pezzi? Chi gli ha fatto questo? Queste le domande che frullano nella testa di un qualunque giocatore: la sceneggiatura ha colpito nel segno.

Le risposte le darà l’intera avventura, circa 10 ore in totale, facendo giocare parti di flashback della storia inizialmente inframezzate con il “reprise” della scena del treno. Ad un certo punto presente e passato si ricongiungono e contrariamente a quanto succede nei film girati in questo modo, siamo solo a metà delle imprese che porteranno Nathan Drake e le due belle co-protagoniste femminili a scoprire che fine hanno fatto le navi scomparse di Marco Polo e il loro equipaggio scomparso. Sono forse un indizio per scoprire la mitica città di Shambhala, un el dorado mitologico secondo la mitologia buddista, dove si nasconde un tesoro che potrebbe cambiare il corso della storia.

L’inizio del gioco ricorda le prime scene dell’ultimo Alone in The Dark recensito da me (AKirA), ma mentre il titolo Atari perde subito tensione a causa di un intreccio deludente e ad una pessima gestione della giocabilità, Uncharted 2 è una vera e propria cavalcata a cui mi sento di criticare solamente la parte finale, forse non troppo ispirata (come level desing e come trama, assolutamente fantastica a livello di “scenografia”) ma dalla quale difficilmente ci si riesce a staccare.

La continua, perfetta, alternanza tra fasi da shooter in terza persona con i ripari , filmati, parti di esplorazione ed enigmi e siparietti platform (fondamentalmente Marcus è un “Marcus Phoenix” con meno muscoli e quindi capace anche di saltare, dondolarsi dalle funi ecc) garantiscono un divertimento davvero bilanciato: bello da vedere, da ascoltare (dialoghi e doppiaggio compresi) e da giocare. Per questo mi sento di parlare del primo vero film interattivo, nonostante la strada sia sempre quella e non esista alcun tipo di scelta: il ritmo è quello di una pellicola, sorretto anche da una grande “regia”.

Si perchè un altro dettaglio che ho particolarmente apprezzato è la gestione della telecamera; spesso l’inquadratura cambia da “libera” (cioè gestita dal secondo stick analogico) ad “accompagnata”, come nelle vecchie avventure con telecamere fisse (es: Alone in The Dark, questa volta il primo episodio del 93, o Resident Evil), permettendo a chi ha diretto, è il caso di dirlo, il gioco una rappresentazione molto più cinematografica dell’azione. I momenti in cui succedono eventi scriptati, come il crollo totale del ponte su cui il protagonista si trova, sono così molto più nascosti e risultano sui sensi come un impatto notevole. Ripeto: proprio come nei film.

Per condire e concludere il mio personale punto di vista, qualche osservazione oggettiva: la grafica è clamorosa (il filmato qui sopra dovrebbe aiutarvi a valutare da voi), il sonoro altrettanto, la difficoltà è ben calibrata, la durata non è eccessivamente corta e nel “pacchetto” è compraso anche un multiplayer divetente.

Che altro dire? Che Sony ha veramente fatto un ottimo affare acquistando Naughty Dog e che finalmente la Playstation 3 mostra gli artigli con delle esclusive degne di convincere qualcuno all’acquisto della console.

Il voto è scontato, questo gioco è un capolavoro.

L’unica cosa da valutare è se, addirittura, questo sia secondo noi di Inside The Game il gioco dell’anno. Ancora io stesso non sono arrivato ad una conclusione ma, con la nostra classifica annuale (perchè devo giocare AC2 e Dragon Age Origins), ma vi prometto sveleremo come la pensiamo molto presto.

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Brad Pitt compra i diritti per un film su Dark Void


Ieri un comunicato stampa ha annunciato che la casa di produzione di Brad Pitt, Plan B Entertainment, si è aggiudicata i diritti per un film su Dark Void di Capcom. Che negli ultimi tempi il cinema stia corteggiando sempre più i videogiochi è cosa nota; che una casa cinematografica decida di acquistare i diritti di una IP videoludica prima ancora dell’uscita nei negozi, è un po’ più raro (a me sembra non sia mai successo prima, correggetemi se sbaglio).

Plan B Entertainment ha prodotto, tra gli altri, il film da oscar The Departed e La Fabbrica del Cioccolato di Tim Burton.

Le informazioni al riguardo sono ancora poche, certa è la partnership tra Plan B e Reliance BIG Entertainment per la produzione del film, mentre molto probabile è il ruolo da protagonista di Brad Pitt.

Dark Void si configura quindi come una proprietà intellettuale di primo piano per Capcom, che conta di far uscire il gioco su XBox 360 e Playstation 3 il 22 gennaio 2010, naturalmente con gli occhi di tutti puntati addosso.

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A volte ritornano: Vagrant Story per PSP e Playstation 3


Nel videogioco, come in tutti i media, esistono titoli che fanno la storia, e Vagrant Story fa sicuramente parte di questa categoria.  Ora finalmente, dopo nove anni dalla sua pubblicazione su Playstation, il gioco fa il suo ritorno, questa volta su PSN. Read the full story

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Sony Computer Entertainment: Tra passato e presente


ken kutaragi scea scee scei giappone sonyDa nuova arrivata a regina dell’intrattenimento elettronico, da leader del mercato ad azienda in stato confusionale, la Sony ha vissuto molte stagioni diverse e proprio in questi mesi sembra aver nuovamente cambiato rotta.

La vecchia strategia d’altronde non premiava ed era necessario un cambio netto di intenti e strategie, per meglio accompagnare il turn over dei vertici iniziato con l’addio di Ken Kutaragi (sbagliato se vi interessa il nostro parere) e da poco terminato con la nuova nomina di Kaz Hirai (forse si poteva fare meglio ma il vecchio Kaz non è certamente uno stupido).

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Zen Games


Il satori è il momento dell’illuminazione nella pratica del Buddismo Zen, momento in cui l’intera esperienza personale e cosmica è proiettata in un unico istante, che porta ad un annullarsi cosciente del soggetto, non derivante da una rinuncia al mondo esterno ma dalla partecipazione ad esso tramite l’atto puro.” [Da Wikipedia.org]

Pur non esistendo un vero e proprio genere con questo nome, è un fatto che da qualche anno a questa parte stia crescendo il numero di videogiochi classificabili come “zen games“, che in contro tendenza rispetto al mercato di massa propongono un aspetto audiovisivo ricercato applicato a schemi di gioco semplicissimi e soprattutto senza uno scopo dichiarato, riuscendo così ad indurre uno stato simil-meditativo.

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Demon’s Souls non arriverà in Europa? [piccola invettiva contro Atlus ed la distribuzione dei videogiochi]


L’importanza del mercato europeo è cresciuta enormemente negli ultimi 10 anni, costringendo produttori e distributori di software a rivedere le proprie strategie; a riprova di questo si sono ridotte moltissimo le differenze fra le date di lancio nei tre mercati, e addirittura sono sempre più numerosi i giochi che esordiscono prima sul vecchio continente per poi arrivare in America e Giappone.

Nonostante questo certe usanze sono dure a morire, ed a volte purtroppo noi europei ci ritroviamo ancora ad essere trattati come l’ultima ruota del carro.

Spero di venire smentito nei prossimi giorni, ma per ora pare proprio che Demon’s Souls, titolo di From Software esclusivo per Playstation 3, non arriverà in Europa.

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