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Sony: like suicide #3 [Evidentemente è l'E3 che li manda nel pallone..]


Era ormai da un po’ che mi chiedevo se ci fosse effettivamente del buon materiale per dare corpo alla terza puntata della serie (in realtà quinta, considerando i due episodi pre-ITG che peraltro mi hanno permesso di conoscere AKirA e di scrivere per voi) Like Suicide, nella quale oltre a citare i Soundgarden – o Nude Dragons, che dir si voglia.. :) – facciamo un po’ un sunto dei comportamenti assurdi che la Sony ha tenuto dall’inizio di questa settima generazione di console.

Fortunatamente, benchè l’immagine e le vendite della casa giapponese siano in costante -e meritata, per quanto tardiva- ascesa, i vertici devono essersi messi una mano sulla coscienza, e pur di non lasciare questo povero blogger un po’ polemico senza niente  da scrivere, proprio in quest’ultimo periodo pre-E3 hanno ripreso a dire e fare cose discutibili. Certo, non siamo tornati ai fasti dell’ultimo Kutaragi (“[Il prezzo al lancio della PS3] probabilmente è troppo basso“), ma tutto considerato direi che ci possiamo accontentare..

Tutto è (ri-)cominciato lo scorso Aprile, quando con un colpo di mano hanno rimosso la possibilità d’installare sistemi operativi alternativi anche dalle PS3 “fat”, con particolare riferimento a Linux.

La funzione, concretamente poco sfruttata dagli utenti, era però servita per dare un’idea della PS3 come sistema aperto e multimediale, e benchè fosse stata la porta d’ingresso attraverso la quale il giovane George Hotz (in arte GeoHot) era riuscito a crackare il sistema, non c’è mai stato seriamente il rischio che la pirateria giungesse su PS3.

Considerando che la PS3 si è già rivelata sufficientemente a prova di pirateria anche in virtù del suo supporto proprietario, appare ancor più incomprensibile la scelta di un colpo di mano che ha infierito principalmente sugli utenti più vecchi e affezionati, privando chi aveva reso la PS3 il fulcro del proprio multimedia center delle possibilità offerte da un SO aperto come Linux.

Oltretutto, l’azione di forza ha causato rappresaglie da parte di alcuni utenti e dello stesso GeoHot, che per tutta risposta ha dichiarato guerra alla casa giapponese pubblicando un firmware alternativo. Una guerra da cui, ancora una volta, Sony ha solo da perdere.

Più di recente, Andrew House (Presidente di SCEE) si è prodotto in un curioso quanto spontaneo esercizio di autolesionismo pre-E3, rilasciando interessanti dichiarazioni che riducono la PSP Go! ad un costoso test sui gusti dei giocatori:

“[la PSP Go!] è stata introdotta a ciclo vitale ormai maturo per capire meglio che cosa vogliono gli utenti ed in effetti abbiamo imparato molto. Tutto questo è misurabile in termini di successo di vendite? Non penso.

Una delle ragioni per le quali abbiamo lanciato la PSP Go! era capire in che direzione andassero le preferenze dei consumatori. Avevamo ricevuto segnali dai giocatori che questo fosse quello che volevano. Ma dobbiamo riconoscere che i giocatori amano le loro collezioni di giochi inscatolati.

Una scoperta eccezionale, non c’è che dire, non fosse che Inside The Game aveva già visto e previsto l’insuccesso del restyle in questione (Sony: Like Suicide#1 e #2) semplicemente partendo dalle premesse con cui la Go! arrivava sul mercato.

Un esperimento fatto sulla pelle dei giocatori, che poteva peraltro essere tranquillamente evitato e che, visti i risultati e vista la pressochè totale assenza della PSP Go! all’E3 2010, probabilmente non avrà seguito, lasciando con un palmo di naso chi ha voluto fidarsi di Sony e seguirla nella sua delirante scelta.

E proprio all’E3, pur nell’ambito di una conferenza tutto sommato buona e ricca, sono arrivati gli ultimi due colpi di genio inanellati da JackSe rivolete la retrocompatibilità compratevi una PS2, una PS3 e mettetele una sopra l’altraTretton e soci.

Il primo riguarda sicuramente il Playstation Move: al di là del fatto che si tratta forse del plagio più spudorato della storia (ma anche Natal/Kinect non è da sottovalutare in questo senso..), il motion controller Sony sembra proprio funzionare a dovere, e ha regalato forti scosse d’adrenalina durante la press conference, soprattutto grazie a Sorcery, il tipico gioco a cui tutti pensavano ma che nessuno ha mai fatto.

Quello che è poco ragionevole è che per poter giocare tutti i giochi che supporteranno la periferica e poterne quindi trarre il massimo, sarà necessario comprare:

- nr.1 PS3Eye, casomai già non l’aveste (e viste le vendite finora, probabilmente non l’avete)

- nr.2 Playstation Move, visto che diversi dei giochi già mostrati pretendono 2 telecomandi anche per il single player (ad es. The Fight: Lights Out)

- nr.2 Nunchu…ehm…Navigation Controllers, visto che, già che avete dovuto prendere 2 Move, almeno potrete giocarci in multiplayer, che è poi lo scopo secondario di tutte le periferiche di motion control.

Pur approfittando dell’annunciato bundle PS3Eye+Move+Starter Disc a 59,90€, la spesa finale per tutto questo ben di Dio si aggirerà attorno ai 160€ annullando completamente il vantaggio rispetto a Kinect.

Oltre a questo si rende molto più difficile la vita agli sviluppatori: ogni volta che qualcuno vorrà implementare il Move dovrà per forza chiedersi se e quanti telecomandi avrà in casa la maggior parte degli utenti, e se questi avranno acquistato o meno anche il Navigation Controller, aumentando in conclusione il rischio che ci sia uno scarso supporto della periferica (come di tutte quelle che l’hanno preceduta in questa generazione e nelle precedenti) da parte degli sviluppatori esterni, incapaci o semplicemente non interessati a prevedere diverse modalità di controllo per le diverse configurazioni che ognuno potrebbe avere a casa.

Il bello è che tutto questo sarebbe stato tranquillamente evitabile includendo un Navigation Controller con ogni Move, visto che il costo di produzione dovrebbe essere veramente irrisorio, non includendo nè sensori di movimento nè (a quanto se ne sa finora) la vibrazione.

E così per 30€ in più rischiano di mandare all’aria tutta la faccenda del motion control, quando per capire che stavano facendo una stupidaggine sarebbe bastato far caso al fatto che il Wii viene venduto con inclusi Wiimote E NUNCHUCK, e che anche quest’ultimo è dotato di sensori di movimento, proprio per evitare di dover usare 2 Wiimote per giocatore.

Rimaniamo in ambito E3 per concludere infine la nostra rassegna citando, non senza una risatina sarcastica, il Playstation Network Plus.

Sin dalla scorsa estate giravano voci che Sony stesse pensando ad un abbonamento “premium” per il suo servizio online, ma era ovvio che per non inimicarsi di colpo tutti i suoi utenti e non mettere a rischio le vite delle proprie madri, mai e poi mai avrebbero potuto pensare di mettere il multiplayer online a pagamento.

E così, per non lasciare comunque intentata una via per mettere le mani nelle tasche degli utenti, ecco il Playstation Network Plus, 50€ l’anno per avere palate e palate di fuffa:

- avatar e temi dinamici (Ohh!),

- demo in anteprima (Ahhh!!),

- possibilità di scaricare giochi completi e provarli per un’ora intera (Wow!!!)

- sconti esclusivi sul PSN (Evvai!!!!) e…

- contenuti esclusivi!! (Applausi, standing ovation e qualcuno che non potendo attendere si butta in platea dalla galleria cercando di dare i soldi direttamente a Tretton…)

Ora, parliamoci chiaro, non è che Microsoft con il suo Xbox Live a pagamento sia particolarmente simpatica a nessuno, però c’è sicuramente da dire che, al di là della qualità superiore del servizio offerto nel multiplayer, il suo negozio online surclassa clamorosamente per quantità e qualità media dell’offerta quello Sony, e il PSN finora aveva tra le sue carte migliori proprio il fatto che di roba ce n’era poca, ma quella che arrivava era per tutti.

Tralasciando per decenza commenti su avatar e sfondi animati, chi mai spenderebbe 50€ l’anno per avere le poche demo che escono sul PSN, peraltro spesso dopo il gioco che annunciano, o per giocare soltanto un’ora con un gioco completo che ci vogliono minimo 2 ore per scaricare?

E infine, i famigerati contenuti esclusivi: credete davvero che un The Lost and The Damned o un Point Lookout verranno venduti solo ai Plus? Più probabilmente si tratterà solo di abitini alternativi e robetta ben poco concreta, visto che un DLC fatto bene costa soldi, e a chi li produce  difficilmente potrà bastare piazzarli solo a quei pochi che pagheranno l’abbonamento per recuperare le spese. Sony compresa.

Aprire da subito il proprio servizio online a tutti è stata forse una delle idee migliori di Sony e uno dei migliori pregi della PS3, e questo mezzo passo indietro ormai viene fatto in una situazione troppo vincolante per poter offrire qualcosa di valido ai paganti senza indispettire chi la PS3 l’ha comprata proprio in funzione della gratuità del PSN.

Staremo a vedere cosa offriranno nella pratica, ma così ad occhio temo che gli abbonati premium saranno per lo più una masnada di ragazzini con troppe carte da 50€ nel portafogli…

E siamo così giunti alla fine di questa 3a/5a puntata della nostra rubrica; è vero che -fortunatamente- gli eventi riportati sono forse di entità minore rispetto al passato, ma è innegabile che Sony ci metta sempre del suo per farci parlare di sè, tanto nel bene quanto nel male.

Ma ormai le vogliamo bene anche per questo, no? :)

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La Playstation non farà il caffè…ma i tatuaggi quelli sì! [Notizia Bizzarra]


Chi di voi non è mai stato in un penitenziario? Ecco, lo immaginavo.

Quindi saprete benissimo che potete possedere tranquillamente una Playstation o al massimo una Playstation 2, ma non una Ps3 (detenuti e online non vanno decisamente a braccetto)! Ok, quello che non sapete però è che un detenuto del Brook House Immigration Removal Centre in Inghilterra ha deciso di trasformare la sua PsOne in una macchina artigianale (e, aggiungiamo noi, anche poco igienica) per tatuaggi.

E il bello è che i suoi compari carcerati erano ben felici di farsi inchiostrare dal tatuatore fai-da-te! Comunque, la gloria dell’uomo è durata poco, perchè le autorità hanno sequestrato immediatamente lo strumento in questione in quanto potenzialmente nocivo e assolutamente non a norma… A quanto pare non è la prima volta che una console viene utilizzata per creare macchine da tattoo, dato che in passato l’oggetto scelto per l’occasione era stato il Rumble Pak del Nintendo 64.

La Sony “Painstation” (come il quotidiano Sun l’ha ribattezzata) non è che un caso di una lunga serie!

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Kratorize yourself: trasformati nel “God of War” [widget GoW III]


God of War 3 è inserito nel mio lettore Blu Ray della PS3. Ovviamente sto provando molto giovamento dalla sua presenza in casa mia e tra poco potrete leggere la mia recensione a riguardo.

Fondamentalmente, quindi, mi sono già “trasformato” nel Dio della guerra… videoludicamente parlando. Ho preso il joypad ed ho cominciato ad immergermi nell’antica Grecia rivisitata dai creativi Sony e piano piano, piano piano, i risultati di questa trasformazione sono stati pienamente visibili anche sulla mia pelle, come potete vedere dalla foto a corredo!

Ebbene si: tanto è stata l’immedesimazione che mi sono trasformato in Kratos, nuovo God of War! Grazie, Playstation!

Ma la cosa migliore di questa trasformazione è che… potete trasformarvi anche voi, anche senza avere il gioco! Come? Semplice, grazie al Widget che vi propongo in questo post chiamato proprio Kratorize Yourself.

All’indirizzo http://gow.playstationplanet.it/ è infatti presente un simpatico programmino che vi permetterà di trasformare la vostra faccia, o quella dei vostri amici (basta avere una loro fotografia) in quella di Kratos: orpelli compresi. Potrete decidere di inserire quante cicatrici volete, bracciali, armi, spade ecc. Potete fare usare un primo piano o una foto di voi in piedi, pronti a combattere contro Zeus.

Insomma, divertitevi e condividete con noi di Inside The Game i vostri risultati sul forum: ho aperto un topic chiamato proprio Kratorize Yourself.

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Il VHS perduto dello spot di Megaman 10 [video divertente]


Perchè mai fare le cose a metà? E’ esattamente questo quel che devono aver pensato gli addetti al marketing di Capcom, mentre decidevano come promuovere il nuovo episodio del robottino blu più famoso del mondo: Megaman 10. Giocando con l’estetica 8 bit del titolo, ormai in dirittura d’arrivo per Playstation Network, Wiiware e XBox Live, questi geniacci hanno deciso  di compiere un ulteriore passo avanti (o indietro?) e creare una pubblicità in tutto e per tutto simile a quelle dei videogiochi degli anni ‘80.  Lo spot è anche accompagnato dalla scritta “play” e dai titoli delle due agenzie che lo hanno realizzato, in un perfetto stile VHS. Che altro dire? Son cose che fanno bene al cuore….

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Playstation Move [nome ufficiale per il motion controller di Sony]


Finalmente il motion controller Sony ha un nome ufficiale. E’ stato comunicato alla GDC, Game Developers Conference.

Dopo il seminale “wand” e il quasi ufficiale “arc” abbiamo la scelta definitiva del colosso giapponese.

Il motion controller per PS3 si chiamerà Playstation Move!

Ovviamente le più grandi software house e publisher, dopo l’annuncio, si sono subito affrettate a dichiarare il loro supporto al nuovo hardware per Playstation. Square Enix, Activision, Konami, Namco Bandai stanno già sviluppando titoli creati appositamente per Playstation Move.

Little Big Planet, Sports Challenge e Move Party saranno i primi titoli, probabilmente, a supportare la nuova tecnologia.

[fonte: VG247 - Playstation Move is finally real everything in one place]

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Video e immagini “rubate” per Sonic 4 !


Quasi tutti ormai sanno del prossimo avvento di Sonic 4, a ben 16 anni di distanza dal terzo episodio “numerato” della serie, uscito nel 1994 per Sega Megadrive; noi di Inside the Game ne abbiamo già scritto qui e anche qui.

Perciò non mi dilungherò oltre, se non limitandomi a ripetere che il gioco diviso in quattro episodi distinti che andranno scaricati da Wii Shop, Playstation Network, Xbox Live e (forse forse forse) dall’ App Store di IPhone, per quanto voci di corridoio dicano che del gioco sarebbe prevista anche una versione in scatola; il gioco uscirà presumibilmente in estate, e le informazioni in nostro possesso non sono cambiate.

Niente di nuovo quindi, solo un po’ di coloratissimi screenshot e un video, arrivato alla redazione del sito 1Up.com, che dovrebbe essere preso dalla alpha build del gioco vero e proprio; nel video si vedono bendelle zone che dovrebbero finire nel primo episodio: Splash Hill Zone, Lost Labyrinth Zone, Casino Street Zone, Mad Gear Zone nonchè uno stage speciale….

Io ho già l’acquolina, e voi?

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Curiosità sotto rete [Rafa Nadal e la PlayStation]


Fin da quando nel mondo dei videogiochi hanno iniziato a farsi strada le iper realistiche simulazioni sportive, con tanto di repliche perfette dei giocatori, mi sono chiesto che cosa si provasse a interpretare se stessi in un videogame.
Una mezza risposta la ebbi da un amico che ebbe il piacere di riparare il pc a Daniele De Rossi, scoprendo che questo era un accanito videogiocatore e si agitava tutto quando la sua controparte poligonale faceva qualche magia gridando cose come “hai visto che ho fatto!”

Purtroppo, la maggior parte di noi non saprà mai cosa si provi: sicuramente fa piacere, ma magari ci si arrabbia un po’ per una qualche discrepanza sulle proprie abilità e qualità, proprio come ha ammesso Rafael Nadal, intervistato da La Gazzetta dello Sport.
Il noto campione di tennis infatti, ha dichiarato che quando gioca con la PlayStation non può prendere se stesso, perchè “nei videogiochi sono un giocatore troppo difensivo, resto due metri dietro la riga di fondo e non ho i movimenti giusti per vincere, non corro. Meglio optare per qualcun altro!”.
Volete sapere chi è questo altro? Roger Federer, il più accanito rivale dello spagnolo, lo svizzero frantuma record che sta caratterizzando coi suoi trionfi in serie il tennis degli ultimi anni!

Il povero Nadal, che di recente ha subìto un brutto infortunio, ha combattuto ad armi pari su tutti i campi del mondo, tranne che su quello targato Sony :D

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Violenza e videogiochi, ci risiamo [figlio accoltella padre]


Certe volte si rimane stupiti di fronte davanti a esempi di cattiveria umana e ci si chiede il perché tutto questo accada, tutt´oggi non c´é una spiegazione soddisfacente, ma siamo sicuri che la societá dara la colpa ai videogiochi.

Il caso non é chiaro ed esistono due versioni: nel torinese un padre spegne la Playstation ( non sappiamo quale) al figlio perché ha passato troppe ore a giocare, il figlio allora ha uno scatto d´ira, prende un coltello dalla cucina e ferisce il padre al collo. Fortunatamente il padre si é salvato. Questa é la versione data dal Corriere della sera, altre versioni, riportate da Tgcom o La Repubblica, riferiscono che i due avevano giocato a lungo a Fifa 09, avevano litigato, il figlio aveva cominciato a giocare in singolo ma il padre continuava a criticarlo, fino a quando non gli ha spento la console ed é successo il fattaccio.

Quello che ci auguriamo adesso é che non siano i videogiochi a essere, come sempre, criticati, ma che si investighi sul passato della famiglia. Mi rifiuto di credere che un gioco di calcio possa causare reazioni del genere. Ovvio, anche io mi litigavo con mio fratello dopo le partite a Pes, ma arrivare ad accoltellare il padre per una banalitá, questo non deve accadere mai! La rete stessa ci ha insegnato come reagiamo mentre giochiamo e noi di ITG abbiamo in passato riportato i casi umani come Macignu e Kid freak out, le reazioni cambiano da persona a persona, non sono mica i videogiochi (figuriamoci poi uno di calcio) a insegnarci la violenza.

Come sempre ci appelliamo agli organi di stampa affinché, quando riportano notizie del genere, scavino di piú nel contesto sociale e familiare in cui versano le persone che arrivano a commettere atti del genere. Inutile iniziare l´ennesima caccia alle streghe quando le streghe, almeno questa volta, sono un banale gioco di calcio.

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Old 2D vs. Old 3D [Sarà vero che il 2D invecchia meglio del 3D?]


Il 2D invecchia meglio del 3D.

Chiedetelo a chiunque vanti una certa esperienza con i videogiochi e affermerà la succitata verità con assoluta, incrollabile certezza.

Ma sarà vero?

E soprattutto, ha senso una distinzione del genere?

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un vero e proprio ritorno di fiamma per sprite, pixel e tutto quello che concerne i primi, fulgidi anni del videogame, quelli che hanno dato inizio a tutto: non mi capita di rado di vedere su muri o t-shirt riferimenti ai videogiochi della mia infanzia, con gli sprite degli alieni di Space Invaders o Super Mario ormai assurti al rango di vere e proprie icone pop.

Questo perchè gli attuali 30-40enni, come è nel naturale corso delle cose, stanno pian piano “aggiornando” la cultura generale in funzione delle proprie esperienze. Come sempre succede, ogni volta che una generazione arriva ad assumere un ruolo preponderante nella società, porta con sè icone e ricordi facendoli tornare in auge attraverso rievocazioni che si manifestano nelle forme più disparate: le sette arti per prime ne rimangono letteralmente contagiate, e pian piano gli oggetti della rievocazione contaminano la cultura comune, quella che passeremo ai nostri figli e che deriva dal mescolarsi dei ricordi della nostra generazione e di tutte quelle che ci hanno preceduto.

Inutile dire che questa rievocazione è anche una rivalutazione, in quanto caratterizzata da fortissimi connotati nostalgici che spesso mitizzano e sopravvalutano il valore reale dell’oggetto del ricordo.

I buoni vecchi giochi di una volta.

Quello che è innegabile è che la grafica bidimensionale degli esordi aveva un’incisività che al primo 3D manca: con pochi pixel era possibile creare alieni, astronavi o figure umanoidi che fossero immediatamente riconoscibili e addirittura stilisticamente interessanti. Basta guardare lo sprite di Super Mario, i cui baffi servivano a mascherare la mancanza di una bocca che i limiti tecnici dell’epoca impedivano di disegnare con sufficiente efficacia, e che in men che non si dica si sono tramutati in una delle caratteristiche peculiari di un personaggio altrimenti anonimo; paragonarlo con l’agente senza personalità di Hunter (Amiga), pur dotato del suo stiloso cappellino, offre un’impietoso esempio di quanto andiamo affermando.

Allo stesso modo i giochi bidimensionali possono vantare un’immediatezza, per quel che riguarda il gameplay, che i primi titoli tridimensionali si sognavano: basta aprire un gioco 2D a caso con il MAME per sapere immediatamente cosa fare, quali sono i tasti da premere e le capacità del nostro avatar.

Caricando il vecchio Alone in the Dark, pur con i suoi movimenti basilari, riuscire a far fare ciò che vogliamo al povero Edward Carnaby è tutt’altro che facile.

Eppure.

Eppure i giochi 3D, con la scarsa personalità che in passato ne ha funestato l’estetica e con la loro poca accoglienza verso il giocatore, si sono però riusciti a distinguere sin dagli esordi per una ricerca di libertà sconosciuta ai giochi bidimensionali, così incasellati nei rispettivi generi di appartenenza.

Una caratteristica che li ha spesso resi unici, poco diffusi ai loro tempi e di conseguenza anche poco ricordati ai giorni nostri, ma che col senno di poi denota una lungimiranza assolutamente impressionante: a partire dal mitico Elite, passando per il succitato Hunter, i due Midwinter, la serie Mercenaries di Paul Woakes, fino ad arrivare a The Terminator e tanti altri.

Anno Domini 1995.

Mentre la grafica 2D arrivava all’apice del suo barocchismo con titoli come Super Mario World 2: Yoshi’s Island, già da qualche anno i giochi 3D, partiti come dicevamo in sordina anche a causa di una maggiore complessità e di limiti tecnici che li rendevano esteticamente meno gradevoli e attraenti, si stavano preparando per il cambio della guardia.

Il passaggio dal bidimensionale al tridimensionale avvenuto a metà degli anni ‘90 è stato un’evoluzione naturale, ma anche una sorta di anno zero del videogame: l’introduzione della terza dimensione nella maggior parte dei giochi, con tutti i cambiamenti a livello di design e giocabilità che ne sono conseguiti, ha creato un nuovo punto di partenza per una seconda generazione di videogiocatori, con la prima Playstation a svolgere quel ruolo che un tempo era stato del NES.

Sono moltissimi quelli che sono nati o rinati, videoludicamente parlando, con la prima console Sony, che fra i suoi tanti meriti ha anche quelli di aver sdoganato il videogame come fenomeno di massa e fatto uscire il videogiocatore dallo stereotipo di “nerd” tanto in voga in precedenza.

Una delle conseguenze di quel clamoroso successo è che oggi ci ritroviamo con una grossa fetta di utenza che ha proprio nei giochi tridimensionali ricordi affettuosi e nostalgici, utenza che presto attaccherà l’assunto iniziale affermando la dignità del 3D sgranato e impreciso di un Battle Arena Toshinden o di un Silent Hill, cercando di elevare ad icone personaggi nativamente tridimensionali.

Oggi.

Attualmente la tridimensionalità è divenuta una costante del videogame, relegando le due dimensioni ad una nicchia di giochi piccoli, a volte sperimentali e i cui sviluppatori spesso non fanno mistero di usare la leva della nostalgia per entrare nelle case dei giocatori (vedi Capcom con Megaman 9).

E’ anche vero però che dopo tanti anni in cui c’è stata una prevalenza prima dell’uno e poi dell’altro, i due “universi” in questione stanno ormai confluendo, con giochi 3D che sfruttano alla bisogna meccaniche bidimensionali (es. Super Mario Galaxy) e, viceversa, giochi 2D che impiegano grafica tridimensionale (Trials HD o Shadow Complex, per fare due esempi recenti e di successo).

Quindi mentre il vecchio 3D sta ormai acquisendo una sua dignità personale, con una lenta ma inesorabile rivalutazione e riscoperta dei vecchi classici, nel contempo la distinzione fra due e tre dimensioni sta perdendo il suo significato, divenendo solamente una divisione “di genere” del videogame.

In conclusione, forse l’assunto iniziale è stato vero per un po’, ma presto semplicemente non avrà più ragione di esistere.

Il videogame nel suo complesso invecchia come il vino: alcuni giochi andranno in aceto mentre altri verranno ricordati per sempre per la loro personalità e per il loro gameplay, a prescindere da quante dimensioni abbiano.

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Le console e i giochi più venduti in Nord America [NPD - OTTOBRE 2009]


NPD LogoUncharted 2 si impadronisce meritatamente del primo posto con più di mezzo milione di copie vendute. Wii Fit Plus, in versione stand alone e in bundle con la balance board racimola la bellezza di 441.000 copie. Segue Borderlands, ovvero il paradiso del loot (nemmeno gli sviluppatori avrebbero sperato in tanto, brava Gearbox) e Wii Sports Resort. Delusione Forza Motorsport ma il gioco è arrivato nei negozi a fine mese, potrebbe fare molto meglio a Novembre. Incredibile FIFA, forse il gioco di calci o più amato negli Stati Uniti dai tempi di… Alexi Lalas International Soccer per PlayStation? Brutal Legend, di cui siamo grandi sostenitori, ha venduto circa 250.000 copie tra Ps3 e 360 (non male per un gioco del genere ma forse EA non è contenta quanto noi) mentre segnaliamo la scarsa performance di Dj Hero, solo 122.000 copie divise tra Ps2, Ps3, 360 e Wii.

Read the full story

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La seconda profezia di inskindamus: la Playstation 4 [altre ipotesi più o meno fondate sulla next-Next Generation]


Con la prossima generazione Sony affronterà la sua battaglia più dura dai tempi del lancio della prima, mitica Playstation in barba allo storico duopolio SEGA/Nintendo.

Forte della proprietà del Bluray, che con tutta probabilità sarà il supporto su cui usciranno i giochi della next generation, ma con il digital delivery che incombe e con un brand fortemente indebolito da una serie di mosse che è un eufemismo definire poco azzeccate, la casa del Walkman si appresta infatti ad iniziare la prossima console war partendo da una posizione di  svantaggio che non le è congeniale.

L’estromissione di una personalità carismatica come quella di Ken Kutaragi (già ribadita dal nostro Jabaskunda) oltre alla perdita di un volto riconoscibile e visceralmente legato al nome Playstation, ha portato con sè lo smarrimento della via, l’allontanamento da un percorso che col senno di poi solo lo stesso Kutaragi sembra riuscisse a intravedere attraverso le nebbie del futuro.

E proprio così Sony sembra presentarsi alle porte della nuova generazione: senza un sentiero di mattoni gialli da seguire e senza una guida. Ma oggi, e solo per oggi, il vostro inskindamus vuole essere benevolo e ottimista riguardo il futuro della casa che ha reso il videogame un fenomeno di massa.

Partiamo dalle cose certe: quello che non manca a Hirai e soci, oltre ad un supporto capiente e proprietario, è la capacità di creare una macchina potente e prepotentemente multimediale, perfettamente in grado d’interfacciarsi con quanto già presente nelle nostre case.

Partendo da questi punti fermi, c’è però sicuramente da lavorare su una architettura interna che garantisca una maggiore flessibilità, così da permettere agli sviluppatori di spremere a fondo e da subito le potenzialità del Cell (sul quale probabilmente verterà anche il prossimo sistema) senza richiedere tempi e costi eccessivi. Niente più titoli multipiattaforma inferiori rispetto alla concorrenza quindi, nella speranza di tornare ad essere l’hardware di riferimento e non doversi più porre il problema.

C’è poi un gran bisogno di idee forti, che siano ben visibili anche al di fuori della scocca di una prossima PS4. La battaglia oggi si combatte in primis sul campo dei controller, e ci vuole qualcosa di realmente nuovo e concreto, che sia coraggiosamente supportato sin dal principio; considerata però una certa carenza di originalità mostrata in questi anni, si tratterà probabilmente anche di un’invenzione derivativa rispetto a quanto sta emergendo in quest’ultimo periodo.

Lavorando con la fantasia direi un controller che, supportato da una cam stavolta venduta assieme all’hardware principale, unisca la mappatura nello spazio propria della PS3 Wand con i sottosfruttati giroscopi del Sixaxis e i più comuni controlli analogici del Dual Shock, per creare qualcosa di rapidamente “scalabile”, che consenta di giocare efficacemente tanto in modo tradizionale quanto in modalità “motion” senza dover aggiungere o togliere ulteriori periferiche.

Plausibile anche l’aggiunta di qualcos’altro che lo renda irresistibile per i geek: la presenza di un piccolo schermo, magari, anche se potrebbero preferire una riproposizione, stavolta più efficace e meglio reclamizzata, del remote play tramite una eventuale PSP2. Un mini-display touch direttamente sulla console allora? Vedremo.

Masturbazioni mentali a parte, quello di cui Sony ha bisogno quindi è un progetto, un’idea, magari non rivoluzionaria ma che dimostri che sin dal principio la casa di Tokyo sa dove vuole andare.

Enormi sono stati infatti i danni d’immagine derivanti dalle clamorose retromarce su controller, vibrazione e retrocompatibilità che hanno preceduto e seguito il lancio della PS3, e che reso palese a tutti una deleteria navigazione a vista, che ha portato a rinnegare persino features che si erano dimostrate fondamentali per il successo della PS2. Ora invece è necessario partire da un progetto chiaro, che oltre alle novità di cui parlavamo sopra, non rinneghi quanto di buono acquisito finora.

Retrocompatibilità innanzi tutto quindi, completa verso la PS3 (e vista l’architettura di base comune stavolta non dovrebbe essere un problema) e possibilmente estesa anche alla PS2, per garantire il più ampio e valido parco titoli mai visto su una console a memoria d’uomo; avremo poi il ritorno dell’online gaming gratuito, uno dei maggiori punti di forza nella generazione attuale, stavolta accompagnato da uno shop online finalmente concorrenziale con quello Microsoft e da un sistema di update e download che non ci impedisca di utilizzare la macchina nel frattempo.

L’ultimo punto di questa “previsione” infine riguarda il lancio della prossima macchina. Kutaragi conosceva bene l’importanza di questa fase: la sua detronizzazione è conseguenza proprio della strenua opposizione fatta al Bluray, nel quale Ken non credeva e a cui sono attribuibili il ritardo e lo spropositato prezzo con cui la PS3 si è presentata sugli scaffali.

La PS3 è stata sacrificata sull’altare di un nuovo supporto, ma con la prossima console non potranno permettersi un comportamento altrettanto spregiudicato, o potremmo non avere una Playstation 5 nel nostro futuro. Allo stesso tempo però l’ammortizzazione degli enormi costi sostenuti per la PS3 richiede di allungarne il più possibile la vita; Sony dovrà quindi fare attentamente i suoi calcoli per azzeccare la macchina giusta al momento giusto.

E al prezzo giusto.

La seconda profezia di inskindamus: Sony si concentrerà soprattutto sull’ottimizzazione del costoso investimento in perdita fatto con la PS3: il Bluray quindi la farà da padrone e l’architettura sarà basata sul Cell, il che quantomeno garantirà una retrocompatibilità completa, di cui è ormai evidente che nessuno dei competitor può fare a meno. Le vere novità quindi riguarderanno la mèra potenza grezza di una macchina che però stavolta sarà più accessibile per gli sviluppatori, mentre per quel che riguarda il sistema di controllo avremo una sorta d’incrocio “adattabile” fra un Dual Shock e una Wand, speriamo senza ridicole sfere colorate appiccicate sopra e con qualche aggiunta che sottolinei l’aspetto hi-tech. Ma la cosa veramente importante è che la Playstation 4 avrà di nuovo un “cuore” (…ok, ok, la smetto con le metafore dal Mago di Oz…), un progetto a lungo termine alle spalle che l’accompagni per tutto il suo corso vitale e che riporti il videogioco a primum movens dell’esistenza stessa della console.

La prima profezia di inskindamus: il Wii 2

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Demo di God of War 3: il ritorno di Kratos in due minuti di violenza inaudita


Alcuni fortunati possessori di PS3 inglesi, americani e polacchi (e chissà di quanti altri luoghi) hanno avuto qualche giorno fa una lieta sorpresa: il codice per scaricare la demo dell’E3 per il prossimo capitolo di God of War.
Il video che vedrete è un montaggio di alcune delle fasi salienti, caratterizzate dalla solita spropositata violenza e da un Kratos davvero fuori controllo. Voi gustatevelo, io inizio a mettere i soldi da parte: la Playstation mi aspetta.

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