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La Strana Coppia [recensione Lara Croft and The Guardian of Light]


Questa volta l’omonima commedia scritta da Niel Simon non c’entra nulla. La strana coppia del titolo è tutta videoludica: Lara Croft, la sexy archeologa inglese che dal 1996 è entrata nell’immaginario collettivo di noi videogiocatori, e Totec, un antico guerriero Maya, sono i protagonisti di The Guardian of Light , titolo in esclusiva temporale per Xbox Live e in arrivo il prossimo 28 Settembre anche su PlayStation Network e Steam.

Assieme a Limbo (la recensione, Dove l’anime son sospese…, porta la firma del filosofeggiante “@NtonIo” Maria Abate), l’action adventure di casa Crystal Dynamics è forse il titolo più interessante dell’appena conclusasi 360’s Summer of Arcade. E le ragioni di tanto interesse sono lampanti fin dalle prime ore di gioco. Lara Croft e il Guardiano della Luce è destinato a stravolgere la tradizionale impostazione della saga di Tomb Raider, presentando una visuale dall’alto in stile Baldur’s Gate, un gameplay marcatamente arcade e la possibilità di giocare l’intera avventura in cooperativa.

L’atmosfera che si respira nel titolo Square Enix (la casa Giapponese ha di fatto acquisito Eidos ed i suoi franchise) è la solita a cui l’affascinante avventuriera ci ha abituati in questi anni, fatta di luoghi esotici e misteriosi, tombe nascoste, mausolei preziosi e pericolanti e di enormi ed aggressive creature. Ciò che ne marca l’assoluto profumo di nuovo, un profumo decisamente buono, è, come prima accennavo, l’impostazione data dagli sviluppatori al gameplay: il gioco non si concentra più esclusivamente sull’esplorazione, ma suggerisce una forte sfumatura arcade, a partire dall’inquadratura isometrica e finendo nel proporre dei comandi estremamente intuitivi ed un alto tasso di rigiocabilità, invogliando il giocatore a ritornare più volte su uno dei 14 Capitoli disponibili, per sbloccarne ogni più piccolo segreto e collezionabile.

Tornare sui propri passi non è mai noioso o frustrante, ma anzi l’ottima progettazione dei livelli permette di godersi appieno il delicato bilanciamento tra fasi platform, esplorazione e l‘azione più dura. La risoluzione degli enigmi riveste poi un ruolo fondamentale ai fini del gioco: non brilleranno per originalità (interruttori da colpire in lontananza, massi da spostare, giochi di pesi e leve.. insomma BASTA! :-D ), ma sanno essere davvero impegnativi in alcuni frangenti. Anche le armi (oltre alle fidate doppie pistole avremo a disposizione una lancia e altre 15 bocche di fuoco secondarie) verranno coinvolte nella risoluzione dei puzzle, regalando agli appassionati della serie un’interazione del tutto nuova con l’ambiente circostante.

Un’altra grande novità, forse la più importante, introdotta dall’incarnazione in digital delivering di Lara è il sistema di punteggio, capace di diventare una vera e propria droga.. O almeno con me ci è riuscito! Oltre all’obiettivo principale, infatti, ogni livello proporrà tutta una serie di obiettivi secondari, il più delle volte legati al punteggio o al compimento di determinate azioni, al fine di sbloccare artefatti ed equipaggiamento esclusivo. L’alta rigiocabilità del titolo è proprio dovuta alle sfide di difficoltà crescente presenti nei diversi capitoli, non tutte risolvibili durante la prima partita: per raggiungere i punteggi più alti è necessario attivare uno speciale moltiplicatore, legato al riempimento della barra combo, attraverso il rinvenimeto di oggetti nascosti e l’uccisione dei numerosi nemici che ostacoleranno i due protagonisti. Riempire la barra avrà due conseguenze: aumenterà il bonus punteggio per ogni uccisione successiva (occhio a non essere colpiti! ;-) ) e attiverà  i bonus legati ad uno degli artefatti trovati nel corso dell’avventura. Posso assicurarvi che il tutto funziona alla perfezione, mai un momento di noia e frustrazione, soprattutto dopo aver incrementato le capacità dei due personaggi e averli equipaggiati con nuove e più potenti armi.

L’unica grande delusione di questo The Guardian of Light, peraltro tecnicamente superbo nonostante la telecamera a volo d’uccello, è la temporanea mancanza della coop Online, mancanza che verrà colmata con un aggiornamento gratuito quando il gioco arriverà su PSN e Steam, quindi il 28 Settembre. Di conseguenza allo stato attuale non posso esprimermi su questa modalità, nonostante dai video disponibili in rete sembri che il tutto funzioni egregiamente, apportando inoltre sostanziali modifiche all’approccio ad enigmi e livelli. Con l’introduzione di Totec la sperimentazione la fa da padrona: Lara potrebbe utilizzare il suo rampino per far attraversare un dirupo al suo compagno, oppure saltare sul suo stesso scudo per raggiungere altezze prima inaccessibili, o ancora attivare pulsanti senza l’ausilio di altri oggetti di sorta.

Lo Specchio di Fumo, Xolotl e il Guardiano (imparerete a conoscerli) non aspettano che essere installati sul vostro disco rigido. Il prezzo? 1200 Microsoft Points e il rischio che scalare le classifiche mondiali disponibili in rete diventi la vostra unica ragione di vita! :-D

Lara Croft and The Guardian of Light – Obiettivi

Lara Croft and The Guardian of Light – Soluzione Video

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Sony annuncia Motorstorm 3D Rift [25 agosto su PSN]


Una bella notizia per tutti i possessori di una televisione che supporta il 3D… e anche per chi ancora non ce l’ha, Sony ha oggi annunciato, tramite Simon Benson (no, nessuna parentela con il caro Richard), Senior Development Manager del team SCEE 3D, che dal 25 agosto sarà disponibile su PSN Motorstorm 3D Rift.

Attenzione, non sarà un DLC del glorioso Pacific Rift, ma neanche un titolone su disco. Sarà possibile acquistarlo solo su PSN per una cifra che si aggira sui 10 euro (9,99 dollari americani) e avrà 10 piste di Pacifict Rift con relativi veicoli e sfide diverse per ogni tracciato.

Sicuramente un must per chi già possiede un televisore 3D e un pensierino da fare per chi vuole provare Motorstorm Pacific Rift, il titolo infatti potrà essere giocato tranquillamente su televisori normali e per 10 euro penso proprio che si possa fare. Se qualcuno di voi lo prova in 3D, ci faccia sapere la sua esperienza!

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Castle Crashers su PSN! [31 agosto in America]


Ce l’avevano promesso, e dopo un anno e mezzo circa di sviluppo abbiamo finalmente una data!! Segnate il 31 agosto, possessori di una PS3 americana, perchè Castle Crashers, uno dei giochi più belli per XBOX Live, farà la sua comparsa su PSN! Ancora nessuna notizia sulla data europea, ma verosimilmente non dovremo aspettare parecchio.

A detta dei mitici sviluppatori, The Behemot, questa versione del gioco avrà delle novità rispetto la sua controparte su X360, come ad esempio un minigioco della pallavolo, che poteva essere giocato solo alla fine di uno degli stage del deserto, mentre nella versione per PSN sarà propio un minigioco a parte.

Il gioco inoltre sarà mostrato a settembre al PAX (Penny Arcade Expo) in un cabinet da quattro giocatori che verrà costruito apposta per l’evento, inutile dire che invidio moltissimo chi avrà il piacere di provarlo!

Le principesse dovranno essere salvate nuovamente dunque, e noi di ITG abbiamo pronte le nostre PS3 per codesto nobile scopo. Vi informeremo non appena avremo una data di uscita europea!

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Top 10 dei giochi Amiga dimenticati (o quasi) che rivorremmo su Xbox Live Arcade/Playstation Network/Virtual Console


Al di là del giudizio positivo o negativo che ognuno può avere sui rispettivi negozi online di Xbox360, Playstation 3 e Wii, Xbox Live Arcade, Playstation Network e Virtual Console/WiiWare hanno un merito indubbio: tengono viva la memoria del videogioco.

A differenza della musica o del cinema, media sempre attuali che vengono continuamente ripescati, riadattati, rimasterizzati, il videogame ha infatti il problema di essere strettamente legato alla piattaforma su cui è uscito a suo tempo e, con il succedersi delle macchine e la scarsa tendenza alla retrocompatibilità, questo porta tanti giochi a perdersi fra le maglie del tempo, lasciando vuoti spesso incolmabili e rendendo difficile ripercorrere compiutamente la storia a meno di non dedicarsi a emulazione e retrogaming, attività che comunque richiedono un certo impegno e spesso obbligano ad agire ai confini della legalità.

Oltre a questo, l’uscita sempre più massiccia e frequente di titoli, sommata ad un vorticoso turn-over delle software house e dei rispettivi copyright, porta alla perdita -in alcuni casi irrimediabile- di perle che gran parte dei videogiocatori rischia di non conoscere mai.

Proprio per questo da diversi anni a questa parte sono fioccati in rete siti come mobygames.com, i cui utenti si dedicano con abnegazione a mantenere viva la memoria storica del videogioco, e numerosissime comunità virtuali dedite alla rivitalizzazione, al rinverdimento e alla traduzione di vecchi capolavori, come ad esempio Ultima Babylon.

La restrizione all’ambito PC di questi progetti però, sommata con la crisi del computer come macchina da gioco, rischia di essere insufficiente, e così eccoci a parlare di 10 titoli per l’Amiga di cui ci piacerebbe tanto poter vedere un riadattamento (ma ci accontenteremmo anche di una riproposizione dura e pura, come d’altra parte avviene sulla Virtual Console) sugli online store delle console attuali.

Ovviamente ci aspettiamo ulteriori suggerimenti nei commenti!

10-Projectyle

A vent’anni di distanza ricordo ancora le furiose partite a questo strano, velocissimo incrocio fra Speedball e l’air hockey in cui fino a 3 giocatori in contemporanea (e 8 alternati!), con visuale dall’alto, cercano di spingere il disco/palla in una delle porte del campo, evitando nel contempo che gli avversari facciano altrettanto nella propria.

8 “squadre” fra cui scegliere ben caratterizzate anche se concretamente poco differenziate, bonus, power-up ed una geniale ed anomala composizione del campo, con la sua strana conformazione a croce che vede una stanza centrale connessa a 3 “defense zone”, contenenti ognuna la porta di un giocatore, più una quarta contenente le porte di tutti e tre i partecipanti. Il risultato è un delirio totale e forsennato, in cui abilità, strategia, rabbia, e conoscenza dell’avversario si fondono.

Perfetto per un eventuale multiplayer online, da una riconversione in 3D avrebbe forse più da perdere che da guadagnare, ma in ogni caso l’ostacolo più grande resta comunque convincere EA a ricordare e riprendere questa vecchia PI in animazione sospesa fra i dischetti da 3½.

9-Weird Dreams

Ancora più vecchio (22 anni!) il gioco della Best Ever Games Company, un puzzle/action/adventure decisamente lisergico, che ci vede nei panni di un paziente sotto i ferri in sala operatoria che viene rinchiuso nel proprio subconscio da un demone, e che si ritrova così a fare i conti con un ambiente malato e assurdo, in cui anche un’innocente bambina può nascondere brutte sorprese, e in cui un statua di pietra va abbattuta a colpi di…pesce.

Una trama di fondo “diversa” quindi, per un gioco che è un’imperdibile, autentica discesa nella follia ma che per rigidità ed una certa incoerenza nel gameplay difficilmente sarebbe giocabile oggi as is.

Un remake quindi dovrebbe ammorbidirne gli spigoli senza però compromettere la cripticità insita nel gioco e quell’aria insana che permea ogni singolo quadro. E magari prolungare un po’ l’esperienza visto che, tolte le difficoltà derivanti dai controlli allucinanti e dalle sopracitate incoerenze di gameplay (tipo “eviti un pericolo per tutto un quadro, e poi alla fine scopri che l’unico modo per finirlo è lasciarsi prendere“), la durata del viaggio si ridurrebbe drasticamente.

8-Moonstone: a hard days knight

Un titolo geniale -in tutti i sensi- quello Mindscape, che presenta caratteristiche invitanti ancora oggi.

La ricerca della moonstone infatti vedeva fino a 4 giocatori (che giocavano a turno, tranne in alcune occasioni) muoversi su una variegata mappa strategica costellata tanto di città e luoghi speciali, quanto di arene in cui combattere, grazie ad un sistema di controlli complesso e sicuramente da smussare ma ancora valido e divertente, e affrontare scontri all’ultimo sangue che potevano finire subito come durare interminabili minuti, ponendoci di fronte a creature di tutte le taglie e fogge (i draghi!), nonchè agli altri giocatori, in un PvP ante litteram.

Strategico, slasher, picchiaduro ad incontri, gioco di ruolo, Moonstone mescolava con sapienza tutti questi ingredienti aggiungendo litri e litri di sangue e, come si percepisce già dal sottotitolo, una abbondante dose di humor sfrontato e nerissimo.

Con un contenuto restyle grafico (ma anche senza, per quanto mi riguarda), il multiplayer online ed un sistema di controllo più gestibile grazie ai tanti tasti degli odierni joypad, potrebbe tornare sui nostri schermi anche domani, e sarebbe un must have ora come allora.

7-Neuromancer

Nel 1989 la Interplay pubblicò sulle maggiori piattaforme dell’epoca un gioco che era avanti, sia per la sua struttura — sia per il tema cyberpunk, almeno quanto era  indietro per quel che riguarda l’aspetto estetico, con una grafica dai colori sgargianti che ben poco si adattava ai mondi decadenti e fumosi descritti da William Gibson.

Si tratta di un gioco che meriterebbe il rispescaggio e l’aggiornamento in virtù delle proprie unicità, come ad esempio la dicotomia di fra il gameplay nel mondo reale, a metà fra un’avventura grafica ed un RPG, e quello nel cyberspace, che propone scontri con le IA a colpi di psicoanalisi o filosofia,  ambientati in una realtà virtuale per molti versi simile a quella vista ne “Il Tagliaerbe” e “Johnny Mnemonic“.

Una riproposizione odierna dovrebbe svecchiare pesantemente la grafica (a patto ovviamente di proporre anche la versione originale!) e rendere l’interfaccia di gioco più agile e accessibile.

6-Rocket Ranger

Ah, la Cinemaware!

Una software house unica che, nel breve pur periodo in cui fu sul mercato (dall’86 al ‘91) riuscì a lasciare un segno indelebile nella storia del videogioco: sin dal primo, indimenticabile Defender of the Crown, tutti i titoli della casa erano assolutamente fuori scala per qualità e carattere, con le uscite migliori tipicamente rappresentate da giochi multi-evento veramente unici e, con un po’ di elasticità, godibili a tutt’oggi.

Rocket Ranger, a parimerito con It came from the desert e Wings, rappresenta forse l’apice della produzione, differenziandosi però dagli altri due per un gameplay più vario, complesso e nonostante tutto coeso: gestire i nostri infiltrati sparsi per il mondo, decidere dove e quando intervenire personalmente, controbattere colpo su colpo il dilagare dei nazisti e nel contempo riuscire a raccogliere sufficiente lunarium da poter portare avanti la nostra guerra raccogliendo le parti del razzo che ci consentirà di distruggere le miniere lunari dei tedeschi rappresenta ancora una sfida non indifferente, che lascia poco spazio a compiaciuti sorrisi nostalgici.

Al di là della struttura multi-evento, che per funzionare oggi andrebbe forse meglio amalgamata, la varietà, la tensione e l’altissimo livello artistico restano ancora perfettamente intatti.

5-Hired Guns

Altro titolo “ibrido” quello di una DMA Design d’annata: da 1 a 4 giocatori infatti controllano 4 mercenari selezionati da un team di 12, ognuno dotato di caratteristiche peculiari e soprattutto di una propria finestra di visualizzazione alla Dungeon Master, in uno split-screen comunque necessario per gestire le meccaniche collaborative e consentire il controllo in tempo reale di ogni personaggio.

Un action-rpg sui generis quindi, che mescolando sapientemente ingredienti diversi riesce a risultare frenetico, impegnativo e coinvolgente; a suo tempo graziato da un lato tecnico eccellente, Hired Guns forse è carente solo sotto il profilo strettamente artistico, presentando ambienti dall’aspetto poco fantasioso ed in generale uno stile abbastanza anonimo.

Riportato in vita, il multiplayer di Hired Guns potrebbe essere veramente micidiale online, dove nonostante tutto continuano a mancare giochi collaborativi che richiedano qualcosa di più della semplice coordinazione occhio-mano. Per il resto, dal passaggio ad un 3D reale e fluido il gioco DMA avrebbe solo da guadagnare.

4-Battlechess

C’è davvero bisogno di descrivere quello che forse è il più famoso videogioco di scacchi da 22 anni a questa parte?

Non metto in dubbio che gli algoritmi d’intelligenza artificiale si siano evoluti da allora, ma la soddisfazione di vedere la regina ingoiata intera dalla torre resta ancora insuperata, e le tante, buffe e cruente scene ad ogni pezzo mangiato rendono ogni partita un grandguignolesco teatro di guerra, intriso dello humor pixeloso che ancora oggi solo i giochi migliori sono in grado di trasmettere.

I giochi di scacchi ogni tanto tornano sui nostri monitor e TV, emergendo dal sottobosco di un genere che è nato con i computer e che non morirà mai. si capisce veramente cosa aspettino a riproporlo!

3-Cadaver

Benchè non fosse particolarmente originale per impostazione e gameplay (nello stesso anno -1990- uscì anche l’ottimo Solstice per NES, e l’anno prima era già uscito lo storico Head over heels), e pur risultando un cerbero non indifferente, il gioco dei Bitmap Brothers trasudava personalità e profondità da tutti i pori.

Personalità derivante dallo stile inconfondibile dei BB, con il loro amore per la pseudo-monocromia pennellata ad arte,  gli ambienti stracolmi di particolari ed i personaggi tozzi ma incredibilmente solidi, a cui si sommavano scelte peculiari come quella di rendere protagonista un avido nano tozzo e ben poco atletico, che si ritrova prigioniero di un’avventura ben più grande di lui.

Profondità donata da un gameplay che superava i limiti del genere, ad esempio concedendo un ampio inventario all’interno del quale il giocatore poteva sondare tutte le proprie possibilità prima di gettarsi fra le grinfie del drago di turno, proteggendosi con pergamene magiche e quant’altro fosse stato fino a quel momento faticosamente recuperato nel dungeon.

Se a questo sommiamo il fatto che, nonostante tutto questo ben di Dio, si tratta comunque di uno dei titoli meno famosi e conosciuti della software house inglese, ecco che un ripescaggio odierno diventa davvero imprescindibile, per rendere giustizia a questo giocone ormai misconosciuto.

2-Ambermoon

Triste storia quella di Ambermoon: secondo titolo di quella che doveva essere una trilogia, in realtà si è trovato nello scomodo ruolo non soltanto di ultimo titolo della serie, ma anche di canto del cigno della Thalion, casa autrice di titoli particolari e spesso pregevoli, di cui non è riuscito comunque a risollevare le sorti nonostante si trattasse anche in questo caso un titolo valido e dall’altissimo livello qualitativo.

A tutt’oggi annoverato fra i migliori RPG mai usciti su Amiga e dotato di una ristretta ma coriacea schiera di fans, Ambermoon si presentava come complesso, profondo ed artisticamente ispiratissimo. L’impianto di gioco infatti sfruttava compiutamente molteplici punti di vista, presentando il mondo esterno e gran parte delle costruzioni con visuale dall’alto chiara ma ricca di particolari, l’esplorazione dei dungeons e delle strutture “speciali” con un 3D alla Wolfenstein ben realizzato anche per l’epoca (Ultima Underworld era già uscito) e infine gli scontri e i dialoghi in bellissime schermate fisse.

Un gioco estremamente versatile quindi, supportato da un’infrastruttura RPG più che soddisfacente, che mischiava eccezionalmente bene esplorazione, dialoghi e combattimenti a turni, il tutto adornato da funzioni di automap e teletrasporto per evitare l’eccesso di backtracking.

Triste storia, dicevamo, perchè oltre ad essere l’ultimo della sua stirpe, Ambermoon è rimasto pressochè misconosciuto, pur sopravvivendo nella memoria degli oldgamers proprio in virtù delle sue tante qualità, che lo fanno entrare a pieno titolo, e tanto in alto, in questa classifica.

1-Future Wars: Adventures in Time

Il recente ripescaggio e riaggiornamento dei primi due Monkey Island ha fatto sognare -e non poco- quella folta ma poco evidente schiera di appassionati delle avventure grafiche che ha permesso al genere di sopravvivere fino ad oggi e di rifiorire in tempi recenti.

E il sogno comune a questi inguaribili nostalgici e di veder riapparire pian piano sui propri schermi versioni rivedute e corrette, ma pur sempre rispettose, dei tanti e tanti titoli appartenenti al genere che a loro tempo hanno impegnato e fatto viaggiare con la fantasia quei videogiocatori che cercavano nei loro giochi storie interessanti ed appassionanti.

In questo scenario, Future Wars rappresenta è un gioco tanto importante quanto perso nelle nebbie del tempo, principalmente a causa della sua contemporaneità con un mostro sacro come Maniac Mansion, che rivoluzionò il genere sotto più di un aspetto.

Anche il titolo Delphine rappresentava infatti un tentativo, alternativo a quello di Gilbert e soci, di superare i limiti del genere, derivanti dal retaggio delle avventure testuali; purtroppo, rispetto al gioco Lucasfilm/Lucasarts il risultato ottenuto dalla casa francese è stato molto meno brillante ed immediato, pur ponendo le basi per una serie -la Delphine Cinematique- che raggiunse poi il suo apice con Cruise for a Corpse.

Inoltre, Future Wars ha il merito di aver portato sotto gli occhi di tutti l’incredibile talento grafico di Éric Chahi, autore poi di Another World/Out of This World, Heart of Alien, di Heart of Darkness e del prossimo Project Dust, la cui mano è percepibile sin dalla primissima, geniale inquadratura, in cui sulla vetrata del palazzo del quale il protagonista sta lavando i vetri possiamo vedere tutta la bellissima skyline cittadina.

Purtroppo, come dicevamo, Future Wars, senza un adeguata rinfrescata, oggi risulterebbe fondamentalmente ingiocabile per il giocatore medio, per tante piccole mancanze che sono ormai entrate nell’uso comune del genere: dall’assenza del pathfinding (quella funzione grazie alla quale, quando clicco su un oggetto, il personaggio si avvicina e poi interagisce automaticamente), l’eccesso di pixel hunting, le frequenti morti del protagonista e soprattutto l’imperdonabile possibilità di perdersi oggetti per strada, rimanendo poi irrimediabilmente bloccati più avanti nel gioco.

Corretti questi “acciacchi”, Future Wars tornerebbe a risplendere grazie alla sua sceneggiatura validissima e alla sua ottima impostazione grafica, che opportunamente smussata (e con qualche frame d’animazione in più..) potrebbe oltretutto fungere da fionda per il prossimo titolo di Chahi, attesissimo dai puristi ma di cui il resto della popolazione che videogioca sa poco o nulla.

Eccosi arrivati alla fine; ci sarebbero ancora tanti e tanti titoli da citare (e nulla vi vieta di farlo qui sotto, e di porre le basi per una top 20…o top 100  :) ) ma per ora ci fermiamo qui, sperando di aver piacevolmente titillato i vostri ricordi o stimolato a riscoprire qualche gioiello del passato.

Nel frattempo speriamo che qualche publisher colga il nostro appello o che Nintendo si decida (come si vociferava tempo addietro) ad aprire una sezione della Virtual Console tutta dedicata alla storica piattaforma 16bit di mamma Commodore, così come d’altronde ha già fatto con il C64.

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DLC per Lara Croft and The Guardian of Light [contenuti aggiuntivi]


I più attenti di voi sapranno che la nuova incarnazione dell’archeologa più famosa (e formosa) di sempre è pronta ad infuocare l’estate sulla piattaforma Microsoft, con una release fissata il 18 Agosto in esclusiva temporale su Xbox Live Arcade.

Quello che sicuramente non saprete è che il 28 Settembre Lara Croft and The Guardian of LIght è pronto ad approdare anche  su PlayStation 3 e PC, rispettivamente tramite PSN e Steam, e che durante l’anno Crystal Dynamics ha intenzione di rilasciare 5 pacchetti di contenuti aggiuntivi.

I DLC, previsti tra Ottobre e Dicembre, saranno così distribuiti: i primi tre apporteranno aggiunte sostanziali agli enigmi, ai combattimenti e e alle aree esplorabili nel gioco, mentre gli ultimi due offriranno personaggi giocabili provenienti da altri giochi ben conosciuti, che potranno rimpiazzare Lara e Totec nell’avventura.

Se l’ultimo trailer rilasciato dagli sviluppatori vi convince, iniziate a mettere da parte i 1200 Microsoft Points necessari all’acquisto (14.99 € su Steam e PSN). ;-)

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Legend of Mana su PSN! Grazie Square Enix! [Legend of Mana, da PSX a PSN]


Solo a sentire il nome mi arriva un brivido, finalmente uno dei giochi più belli che siano usciti per PSX un decennio fa, arriverà su Playstation Network, aggiungendosi ad altre pietre miliari come Final Fantasy IX e Threads of Fate. Unica nota negativa? Per adesso si parla soltanto di PSN giapponese.

Legend of Mana, è il quarto episodio della serie Mana (vi ricordate il fantastico Secret of Mana per SNES?) Un gioco che per quei tempi dava uno spazio di scelta al giocatore unico e non lineare, basti pensare che a seconda della storia che decidevamo di percorrere, non avremmo mai incontrato alcuni personaggi. Le quest erano una settantina e molte diverse una dall’altra, non c’era infatti una vera e propria storia principale e questo fu causa di recensioni non molto entusiaste. I luoghi da esplorare poi erano particolari, praticamente li creavamo noi ogni volta che trovavamo un artefatto magico che raccoglieva al suo interno un mini mondo. Il combattimento era attivo, niente comandi o attese snervanti, lì si ci picchiava che era una meraviglia!

La notizia arriva tramite il solito twitter di Shinji Hashimoto, uscirà su PSN giapponese il 28 luglio, costerà 600 yen e vorrà 365 MB di spazio libero. La Square Enix si sta certamente dando da fare, ma quando Chrono Cross??? Beh, c’è un bel rumor che gira in rete: nel 2000 la Squaresoft pubblicò sul mercato americano Vagrant Story, Legend of Mana, Threads of Fate, Chrono Cross, Parasite Eve e Final Fantasy IX ognuno a distanza di un mese dall’altro, da maggio a ottobre, se luglio è il mese di Legend of Mana, agosto sarà il decimo anniversario dell’uscita di Chrono Cross….

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Si avvicina il 3D e Sony cambia i termini di utilizzo [Sony si cautela su PSN]


Prima di assumere il prodotto, consultare un medico! Neanche fosse una medicina, ma eppure è proprio così, non siamo ancora certi degli effetti a lungo termine del 3D e Sony, giustamente, cerca di cautelarsi inserendo una nuova postilla nei termini di servizio del PSN americano, con il titolo “Nota di utilizzo del dispositivo 3D“, la trovate alla fine della pagina. Vediamo insieme cosa c’è scritto:

“Qualcuno potrebbe sperimentare dei disagi (come fatica degli occhi o nausea) guardando video in 3D o giocando giochi 3D su televisori 3D. Se ti capita di avere questi disagi, spegni subito il televisore fino a quando il dolore non sarà passato” Col cavolo, mica potrò abbandonare una sessione multi di Killzone 3!

SCEA raccomanda di prendere delle pause regolari quando si guardano video in 3D o si giocano giochi 3D su televisori 3D. La durata e la frequenza di queste pause può variare da persona in persona. Prendete delle pause che durino fino a quando il dolore sarà andato via. Se il sintomo persiste, consultare un medico” Mi sembra di sentire una pubblicità in televisione su un nuovo prodotto contro il mal di testa!

Ultima cosa, forse la migliore quando il vostro cuginetto rompiballe vi visiterà solo ed esclusivamente per giocare con la PS3: “La visione per i bambini piccoli (soprattutto sotto i sei anni) è ancora sotto sviluppo. SCEA raccomanda di consultare un pediatra o un’oculista prima di permettere ai vostri bambini di guardare video in 3D o giocare giochi 3D su televisori 3D. Gli adulti dovranno controllare i bambini piccoli per essere sicuri che seguano le raccomandazioni fatte sopra.” Ma in un mondo dove la televisione è ormai una babysitter, la vedo davvero brutta per gli occhi dei bambini.

Sicuramente la Sony fa benissimo a cautelarsi dinanzi l’utilizzo della tecnologia 3D, ma quello che mi chiedo è, se fa davvero così male, se bisogna prendere delle pause regolari, cosa impossibile per noi abituati a stare per molto tempo a videogiocare, siamo davvero pronti a fare questo salto?

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LittleBIGPlanet gratis per i primi abbonati al Playstation Network Plus. Ma..


Oggi sul Playstation Blog europeo è apparsa una notizia che farà piacere a tutti quelli che avevano fatto un pensierino al nuovo abbonamento Playstation Network Plus: chiunque si abbonerà acquistando un’iscrizione annuale fra il 29 giugno -data d’inaugurazione del servizio- ed il 3 luglio, avrà in regalo la versione scaricabile e completa di LittleBIGPlanet.

Un’ottima notizia senza dubbio; anche se il gioco non è nuovissimo e da tempo si trova a prezzo stracciato, non può che far piacere sapere che uno dei titoli migliori della PS3 ha un’ulteriore possibilità di farsi valere anche nelle case di chi non ha mai pensato di acquistarlo.

Questo lieto annuncio però ha evidenziato collateralmente quella che è probabilmente una delle caratteristiche più assurde del nuovo servizio proposto da Sony, che va a rafforzare quanto già espresso da ITG nel recente Sony: Like Suicide #3..

Nell’annuncio infatti viene specificato che LBP “Rimarrà in vostro possesso per sempre, quindi non limitatamente al periodo di iscrizione“, il che ci riporta ai 4 giochi mensili a cui ogni iscritto avrà diritto durante il periodo di abbonamento: 1 gioco PSN, 2 Minis ed un gioco PSOne che potrebbero infatti essere un ottimo motivo per giustificare una sottoscrizione, non fosse che una volta scaduta quest’ultima, i giochi non saranno più utilizzabili se non rinnovandola.

Una grossa limitazione per un servizio che attualmente a nostro parere offre ancora poco (i succitati giochi gratis, solo un’ora di prova per i giochi completi, sconti ancora misteriosi, contenuti esclusivi ancora tutti da definire, avatar, sfondi animati ed una funzione di download automatico che a rigor di logica dovrebbe spettare a tutti..) e che rischia di falciarne il già scarso appeal sugli utenti più smaliziati.

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Journey: prime immagini e dettagli per il nuovo titolo dei creatori di flOw e Flower [PSN]


Qui su Inside The Game lo abbiamo ripetuto più volte, servizi come il PSN, XBL o l’emergente AppStore della Apple hanno permesso a piccoli sviluppatori indipendenti di esprimere un potenziale inimmaginato, popolando le nostre console di piccole gemme di intrattenimento. Ho usato la parola intrattenimento non a caso, ma perchè è molto riduttivo relegare questi titoli al semplice videogioco, essendo spesso un connubio di colori, sensazioni e gameplay.

Tra queste proposte in digital delivery, una fra tutte abbraccia l’idea che l’intrattenimento digitale possa avvicinarsi anche all’arte, mescolando in intricate sinestesie suono e colore, immagine e rumore. Parliamo di Flower (per chi non lo conoscesse ho pensato di proporvi un ispiratissimo video di gameplay), seconda creazione, dopo flOw, dei ThatGameCompany: i livelli diventano quadri in movimento e sarà compito del giocatore sfruttare i sensori del Dualshock 3 per guidare i petali di un fiore tra le invisibili correnti d’aria e andare a toccare e così far sbocciare una nuova corolla, accompagnata nella sua danza da poetiche melodie. Un “gioco” dalla meraviglia sottile e delicata, sicuramente non per tutti, ma che va provato almeno una volta nella vita.

Questi talentuosi ragazzi sono tornati con un nuovo progetto e hanno deciso, a ragione, di fare maledettamente sul serio, ancora una volta su PSN. Journey, questo il nome da segnare sui nostri radar, sarà un’avventura online atipica nella quale il giocatore dovrà esplorare vaste e desolate terre alla scoperta di una misteriosa civiltà. Durante il nostro viaggio tra splendidi paesaggi, percorribili a piedi o in volo, potremo incontrare altri giocatori per vivere in compagnia un’esperienza di gioco che si prospetta ancora una volta unica nel suo genere. Già dalla prime immagini (nella galleria in calce all’articolo) le ambientazioni sembrano molto suggestive, dallo stile semplice ma ispirato e dai colori morbidi e “sabbiosi”, sfondo di un titolo che punta a proporre un nuovo modo di vivere il genere adventure.

L’uscita è prevista in un periodo non precisato del 2011. Nell’attesa correte a scaricare Flower, premiando, come un vero Insider dovrebbe fare,  la genialità e il coraggio dei ThatGameCompany. :-)

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Il trailer di Rayman Origins [E3 2010]


Diciamocela tutta: era ora!! Dopo essere stato fatto fuori dai simpatici Raving Rabbids, finalmente il grande Rayman torna in grande stile con un gioco tutto per sè. Il gioco si chiamerà Rayman Origins ed è stato presentato ieri presso la conferenza Ubisoft.

Rayman Origins ci farà tornare alla bidimensionalità del primo gioco del 1995 per PSX, ci farà vedere le origini dell’uomo melanzana (Dexter, cit.) e avrà un livello artistico incredibile, se pensiamo poi che è sviluppato da sole cinque persone!

Da quel che apprendiamo dal trailer, Rayman avrà anche un compagno di giochi che lo aiuterà nei livelli, fantastica la scena del primo incontro!! Il simpatico mostro si chiama Globox, e assieme a Rayman si divertiranno a creare scompiglio nel mondo fatato in cui si ritrovano. Troveremo quindi un Rayman distante anni luce da quello che poi salverà il mondo da Mr. Dark.

Il gioco non ha ancora una data di uscita ma sarà disponibile per iPad, XBLA e PSN. Io sono già innamorato di Globox.

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Necromachina: primo video di gameplay [nuovo gioco per PSN e XBL da Square Enix]


Il mondo dei videogiochi, gli annunci ad esso legati e le politiche delle major a volte sono davvero buffi. Il nostro Pinolo nazionale non ha neanche fatto in tempo a presentarci tutti i titoli Square Enix dell’E3, che la mamma di Final Fantasy e Dragon Quest svela un nuovo titolo, e questa volta in digital delivering su PlayStation Network e Xbox Live.

Parliamo di Necromachina, annunciato tempo fa sulle pagine di Famitsu come Moon Diver, anch’esso presente all’E3 e che per ora potete ammirare in video (è proprio qui sopra! ;-) ). Il gioco, sviluppato dai Feelplus, gli stessi dietro Lost Odyssey ed il remake di No More Heroes ( a proposito, già giocato il secondo capitolo? Secondo la nostra recensione è un vero e proprio paradiso per gli hardcore gamers) è un action a scorrimento con protagonisti futuristici ninja alle prese con enormi creature e nemici agguerriti, il tutto attraverso scenari post apocalittici. Il gameplay è dei più classici del genere, ma arricchito da una modalità cooperativa per 4 giocatori, ognuno dei quali potrà selezionare un ninja diverso, differenziati per abilità e combo a disposizione, potenziabili durante il corso dell’avventura. Nonostante le meccaniche di gioco ruotino attorno all’utilizzo di soli due pulsanti, dal filmato l’azione sembra piuttosto frenetica e spettacolare , carica di evoluzioni degne del buon vecchio Prince of Persia.

Insomma, un action vecchio stile che promette già scintille. Sulle nostre console entro la fine del 2010!

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[Rumor] Dead Space Extraction potrebbe uscire per PSN / XBLA


Sinceramente ci spero. Sono un fan di Dead Space, sono riuscito a sopravvivere all’incubo, e vorrei giocare a Dead Space Extraction, cioè la versione FPS (sparatutto su binari) uscita per Wii l’anno scorso. Solo che (lo so sono malato) non ha gli achievements! E già, la console Nintendo non mi permette di esprimere completamente la mia nerditudine e quindi non la preferisco sulle uscite multipiattaforma. Vabbè… attenzione, questa in fondo è una boiata: ha anche una grafica peggiore, non ha il dolby e il gioco sarebbe a “prezzo pieno”.

Tra poco invece potremo comprarlo a meno di 15 euro e con una grafica HD. Pare infatti che Electronic Arts e Visceral Games vogliano portare il titolo su Playstation NetworkXbox Live Arcade. Sembra che all’E3 verrà dato questo annuncio in maniera ufficiale. Per ora noi ci teniamo il rumor e, chi è come me, continua a sperare.

Nel video il primo livello del gioco, versione Wii.

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