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La seconda profezia di inskindamus: la Playstation 4 [altre ipotesi più o meno fondate sulla next-Next Generation]


Con la prossima generazione Sony affronterà la sua battaglia più dura dai tempi del lancio della prima, mitica Playstation in barba allo storico duopolio SEGA/Nintendo.

Forte della proprietà del Bluray, che con tutta probabilità sarà il supporto su cui usciranno i giochi della next generation, ma con il digital delivery che incombe e con un brand fortemente indebolito da una serie di mosse che è un eufemismo definire poco azzeccate, la casa del Walkman si appresta infatti ad iniziare la prossima console war partendo da una posizione di  svantaggio che non le è congeniale.

L’estromissione di una personalità carismatica come quella di Ken Kutaragi (già ribadita dal nostro Jabaskunda) oltre alla perdita di un volto riconoscibile e visceralmente legato al nome Playstation, ha portato con sè lo smarrimento della via, l’allontanamento da un percorso che col senno di poi solo lo stesso Kutaragi sembra riuscisse a intravedere attraverso le nebbie del futuro.

E proprio così Sony sembra presentarsi alle porte della nuova generazione: senza un sentiero di mattoni gialli da seguire e senza una guida. Ma oggi, e solo per oggi, il vostro inskindamus vuole essere benevolo e ottimista riguardo il futuro della casa che ha reso il videogame un fenomeno di massa.

Partiamo dalle cose certe: quello che non manca a Hirai e soci, oltre ad un supporto capiente e proprietario, è la capacità di creare una macchina potente e prepotentemente multimediale, perfettamente in grado d’interfacciarsi con quanto già presente nelle nostre case.

Partendo da questi punti fermi, c’è però sicuramente da lavorare su una architettura interna che garantisca una maggiore flessibilità, così da permettere agli sviluppatori di spremere a fondo e da subito le potenzialità del Cell (sul quale probabilmente verterà anche il prossimo sistema) senza richiedere tempi e costi eccessivi. Niente più titoli multipiattaforma inferiori rispetto alla concorrenza quindi, nella speranza di tornare ad essere l’hardware di riferimento e non doversi più porre il problema.

C’è poi un gran bisogno di idee forti, che siano ben visibili anche al di fuori della scocca di una prossima PS4. La battaglia oggi si combatte in primis sul campo dei controller, e ci vuole qualcosa di realmente nuovo e concreto, che sia coraggiosamente supportato sin dal principio; considerata però una certa carenza di originalità mostrata in questi anni, si tratterà probabilmente anche di un’invenzione derivativa rispetto a quanto sta emergendo in quest’ultimo periodo.

Lavorando con la fantasia direi un controller che, supportato da una cam stavolta venduta assieme all’hardware principale, unisca la mappatura nello spazio propria della PS3 Wand con i sottosfruttati giroscopi del Sixaxis e i più comuni controlli analogici del Dual Shock, per creare qualcosa di rapidamente “scalabile”, che consenta di giocare efficacemente tanto in modo tradizionale quanto in modalità “motion” senza dover aggiungere o togliere ulteriori periferiche.

Plausibile anche l’aggiunta di qualcos’altro che lo renda irresistibile per i geek: la presenza di un piccolo schermo, magari, anche se potrebbero preferire una riproposizione, stavolta più efficace e meglio reclamizzata, del remote play tramite una eventuale PSP2. Un mini-display touch direttamente sulla console allora? Vedremo.

Masturbazioni mentali a parte, quello di cui Sony ha bisogno quindi è un progetto, un’idea, magari non rivoluzionaria ma che dimostri che sin dal principio la casa di Tokyo sa dove vuole andare.

Enormi sono stati infatti i danni d’immagine derivanti dalle clamorose retromarce su controller, vibrazione e retrocompatibilità che hanno preceduto e seguito il lancio della PS3, e che reso palese a tutti una deleteria navigazione a vista, che ha portato a rinnegare persino features che si erano dimostrate fondamentali per il successo della PS2. Ora invece è necessario partire da un progetto chiaro, che oltre alle novità di cui parlavamo sopra, non rinneghi quanto di buono acquisito finora.

Retrocompatibilità innanzi tutto quindi, completa verso la PS3 (e vista l’architettura di base comune stavolta non dovrebbe essere un problema) e possibilmente estesa anche alla PS2, per garantire il più ampio e valido parco titoli mai visto su una console a memoria d’uomo; avremo poi il ritorno dell’online gaming gratuito, uno dei maggiori punti di forza nella generazione attuale, stavolta accompagnato da uno shop online finalmente concorrenziale con quello Microsoft e da un sistema di update e download che non ci impedisca di utilizzare la macchina nel frattempo.

L’ultimo punto di questa “previsione” infine riguarda il lancio della prossima macchina. Kutaragi conosceva bene l’importanza di questa fase: la sua detronizzazione è conseguenza proprio della strenua opposizione fatta al Bluray, nel quale Ken non credeva e a cui sono attribuibili il ritardo e lo spropositato prezzo con cui la PS3 si è presentata sugli scaffali.

La PS3 è stata sacrificata sull’altare di un nuovo supporto, ma con la prossima console non potranno permettersi un comportamento altrettanto spregiudicato, o potremmo non avere una Playstation 5 nel nostro futuro. Allo stesso tempo però l’ammortizzazione degli enormi costi sostenuti per la PS3 richiede di allungarne il più possibile la vita; Sony dovrà quindi fare attentamente i suoi calcoli per azzeccare la macchina giusta al momento giusto.

E al prezzo giusto.

La seconda profezia di inskindamus: Sony si concentrerà soprattutto sull’ottimizzazione del costoso investimento in perdita fatto con la PS3: il Bluray quindi la farà da padrone e l’architettura sarà basata sul Cell, il che quantomeno garantirà una retrocompatibilità completa, di cui è ormai evidente che nessuno dei competitor può fare a meno. Le vere novità quindi riguarderanno la mèra potenza grezza di una macchina che però stavolta sarà più accessibile per gli sviluppatori, mentre per quel che riguarda il sistema di controllo avremo una sorta d’incrocio “adattabile” fra un Dual Shock e una Wand, speriamo senza ridicole sfere colorate appiccicate sopra e con qualche aggiunta che sottolinei l’aspetto hi-tech. Ma la cosa veramente importante è che la Playstation 4 avrà di nuovo un “cuore” (…ok, ok, la smetto con le metafore dal Mago di Oz…), un progetto a lungo termine alle spalle che l’accompagni per tutto il suo corso vitale e che riporti il videogioco a primum movens dell’esistenza stessa della console.

La prima profezia di inskindamus: il Wii 2

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Sony Computer Entertainment: Tra passato e presente


ken kutaragi scea scee scei giappone sonyDa nuova arrivata a regina dell’intrattenimento elettronico, da leader del mercato ad azienda in stato confusionale, la Sony ha vissuto molte stagioni diverse e proprio in questi mesi sembra aver nuovamente cambiato rotta.

La vecchia strategia d’altronde non premiava ed era necessario un cambio netto di intenti e strategie, per meglio accompagnare il turn over dei vertici iniziato con l’addio di Ken Kutaragi (sbagliato se vi interessa il nostro parere) e da poco terminato con la nuova nomina di Kaz Hirai (forse si poteva fare meglio ma il vecchio Kaz non è certamente uno stupido).

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Sony: like suicide [La PSP Go! non si venderà da sola..]


Dopo i discutibili atteggiamenti e gli innumerevoli passi falsi che hanno contraddistinto la presentazione, l’uscita e la promozione della PS3, il rapporto fra Sony ed i videogiocatori sembrava finalmente essere tornato, se non all’idillio degli anni scorsi, almeno alla normalità. D’altronde parliamo pur sempre della casa che ha dato i natali al brand simbolo dei nostri tempi: se negli anni ‘80-’90 per parlare di videogames si diceva semplicemente “Nintendo“, oggi per la gente l’equazione è videogioco = Playstation. Con questo pensiero rafforzato da diversi mesi di calma apparente, si era quindi diffusa una tenue speranza che i colpi di testa dello staff Sony fossero finiti e che la casa del Walkman, scontratasi con la dura realtà di aver perso per propri demeriti la posizione dominante, avesse fatto tesoro dei propri errori e stesse pian piano risolvendo i propri problemi.

Invece l’E3 2009, ed i giorni immediatamente successivi, sono stati soltanto un’altra ulteriore conferma dell’inadeguatezza comunicativa che ha caratterizzato tutte le mosse di SCEI dalla primissima presentazione della PS3 in poi; un problema tanto grave da arrivare a minare la credibilità degli annunci ufficiali fatti dalla casa giapponese, oltre che fornire un’idea di confusione interna all’azienda tutt’altro che proficua.

Non si spiegherebbe altrimenti la proverbiale, clamorosa zappata sui piedi che si sono dati subito dopo la pur riuscita press conference della fiera: in quel di Los Angeles infatti Sony si era comportata in maniera più che pregevole, annunciando diverse esclusive per la sua console casalinga, un sensore di movimento di discutibile originalità ma comunque interessante e soprattutto la PSP Go!, il radicale restyling che dovrebbe rilanciare le vendite di quella che resta comunque la più potente delle console portatili sul mercato.

La novità più importante nell’ambito quest’ultimo annuncio riguardava l’abbandono ufficiale del vituperato formato UMD: figlio della mania di Sony per i formati proprietari, questa sorta di mini DVD “inscatolato” sarebbe dovuto diventare il supporto multimediale portatile per eccellenza, grazie anche all’iniziale supporto di diversi studios cinematografici. Il prezzo troppo alto ne stroncò però in breve la carriera in ambito video, prevedibilmente infatti,  l’idea di dover acquistare di nuovo un film già posseduto solo per poterselo vedere in treno non entusiasmò il pubblico, e d’altra parte non si capisce neanche perchè si sarebbero dovuti spendere gli stessi soldi di un DVD per poter vedere un film solo sullo schermo di una console portatile.

Il passo era quindi atteso, ma comunque importante, la PSP Go! diviene così la prima console in assoluto ad abbandonare totalmente i supporti fisici in favore del digital delivery puro; una scelta rischiosa sicuramente, ma utile, sia per rilanciare l’immagine di una macchina che ormai il mercato identifica come eterna seconda, sia per migliorarne le prestazioni (l’UMD era tristemente famoso anche per sua la lentezza), ma soprattutto ridurre i costi di produzione e, conseguentemente, il prezzo.

O no?

A pochi giorni dall’annuncio trapela proprio il prezzo della nuova PSP, lasciando tutti di sasso, la nuova Go! infatti costerà quasi 80$ più della versione originale.

Considerate le dimensioni ridotte dello schermo, l’assenza di nuove features attese come il touch screen e la rimozione dello slot UMD (cosa che tra l’altro rende inutilizzabili i giochi della prima PSP, affidandosi completamente al Playstation Network), era difficile giustificare una differenza di prezzo così ampia. Fortunatamente un’esauriente spiegazione di Sony nella persona di Andrew House, presidente di SCEE, non si è fatta attendere: “When you introduce a new piece of hardware you have the opportunity to say there is a certain premium that is associated with it, and we took that into account.

In sostanza: costa di più perchè è nuova e la gente è disposta a spendere di più.

Una concezione che seppure parzialmente condivisibile nel suo cinismo, ancora una volta non mostra rispetto nè grande considerazione per l’intelligenza del consumatore medio.

Passano i giorni, e fra le altre caratteristiche che emergono per la nuova Go! una delle più interessanti riguarda il processore centrale: in base a quanto depositato da Sony presso la FCC (la Federal Communications Commission statunitense) il nuovo modello può teoricamente raggiungere una velocità di clock di 480MHz, risultando quindi circa il 50% più veloce dei predecessori.

Un’ottima notizia, sia per le possibilità che un processore più performante garantirebbe agli sviluppatori (homebrew compresi), sia perchè sarebbe una parziale giustificazione dell’esistenza e soprattutto dell’alta prezzatura di questo restyle.

Niente da fare. Pochi giorni dopo Sony prontamente smentisce, affermando che la velocità massima dichiarata era da intendersi come riferita alla porta USB; certo, è strano che sul documento registrato alla FCC non ci siano indicazioni in merito, bensì soltanto questa frase lapidaria: “Model No: PSP-N1001 (referred to as the EUT in this report) is the Handheld Entertainment System. The clock frequency used in EUT: Maximum clock frequency: 480 MHz“.

Ad ogni modo, pur trattandosi di una incomprensione non direttamente imputabile a Sony, c’è da dire che la smentita è stata gestita in maniera tutt’altro che ottimale, in effetti  poteva essere un buon momento per rilasciare nuove informazioni sulla console, magari in grado di giustificarne razionalmente il costo esagerato, e invece è stata solo un modo per rendere la PSP Go! ancora meno appetibile: se l’incompatibilità verso i giochi su UMD e la mancanza di sostanziali miglioramenti hardware riducono l’attrattiva verso i possessori delle precedenti versioni pressochè a zero, il costo spropositato rischia invece di spingere i potenziali nuovi acquirenti verso il vecchio modello.

Il paradosso è totale, ma non è finita qui.

Non si sono invece fatti sfuggire, qualche tempo dopo, l’occasione di apporre in prima persona l’ultimo chiodo sulla bara della povera nuova-vecchia PSP Go!, già condannata all’oblio prima ancora di uscire, decidendo stavolta di non smentire i rumors che parlano di una vera PSP2 in arrivo entro un anno e mezzo, nonchè quelli relativi allo sviluppo di una PSP Phone di cui parlava AKirA qualche tempo fa.

Si tratta solo di rumors ovviamente, ma l’insistenza degli stessi e soprattutto la mancanza di smentite ufficiali (arrivate perentorie invece nel caso della velocità di clock e sempre puntuali quando si parla di tagli al prezzo della PS3), lasciano comunque pensare che effettivamente ci sia in sviluppo qualcosa di nuovo. Inutile dire che anche solo pensare di riuscire a vendere, per l’equivalente di una Wii, un restyle depotenziato di una console portatile vecchia di 5 anni, per di più senza smentire le voci su un probabile successore in dirittura d’arrivo (si vocifera addirittura di una possibile presentazione al prossimo TGS, a settembre), è semplicemente una follia commerciale, riservata soltanto a chi non ha più una concreta percezione del mercato che fino a pochi anni fa invece controllava.

Attualmente più che la concorrenza il principale problema di Sony è Sony stessa. Una rivoluzione urge, e in tempi brevi, farsi trovare nuovamente impreparati all’arrivo della prossima generazione hardware potrebbe risultare fatale, ma perdere definitivamente la fiducia del pubblico potrebbe vanificare a priori qualunque sforzo di risalire la china.

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