Conoscete gli amici di Gamescollection.it ? E’ una community convinta che i videogiochi migliori siano già stati inventati e che punta tutto sul retrogaming, grande protagonista grazie a Mossgarden anche delle pagine di Inside The Game (dove ha aperto un museo molto speciale ). Io li conosco, conosco anche il fondatore e “cuore” di questa community, Federico Salerno: un vero e proprio collezionista di videogiochi che ha in casa sua più videogiochi vecchi e console vecchie di quante potete nominarne anche in un mese.
Una volta infatti Fedeweb mi ha detto il numero preciso di giochi che possiede e… sono rimasto di stucco. Lo inviterò a postare qui sul blog al più presto per farci sapere al più presto questa informazione… e voglio anche chiedergliene un’altra: quanto è costato il suo pezzo più “prezioso”? Quanto ha speso per il videogioco più raro e più introvabile che ha?
Avrà speso 40.000$???
No perchè c’è un tizio che su eBay ha pagato questa folle cifra per una cartuccia del Nintendo Entertainment System, più comunemente conosciuto come NES. Per l’esattezza 41.300 dollarozzi. Un titolo che è l’antisignano del WiiFit (aveva infatti una speciale “pedana”) e che non credo abbia particolari meriti ludici. Ma ha moltissimi meriti collezionistici.
Pare infatti che la cartuccia comprata sia una delle due in circolazione in tutto il mondo ancora chiusa e ovviamente è un gioco molto raro, stampato in pochissime copie.
Certo speriamo che Bandai (al tempo publisher del titolo) non prenda come realistico questo prezzo e non lo riproponga per i suoi giochi del futuro
“Guarda Mamma, senza Mani!” … Era questo lo slogan che campeggiava in bella mostra sulla scatola di cartone che ospitava il vetusto Joyboard della Atari.
Se nel contemplare l’immagine che ritrae questa periferica dovesse cogliervi un furente Deja Vu non spaventatevi troppo, la vostra mente non vi sta facendo un brutto scherzo… Detto gingillo in pura plastica era davvero un Wii-Fit ante-litteram che, usufruendo di specifiche tecniche pressochè analoghe a quest’ultimo, si riproponeva di “amplificare” il coefficiente di interattività dell’allora potentissimo Atari 2600.
Distribuito a partire dal 1982 – con circa un quarto di secolo di anticipo rispetto ai Signori di Kyoto – il Joyboard giunse sul mercato vantando aspirazioni piuttosto elevate, le quali trovarono anche una certa concretizzazione nel corso delle prime settimane di presenza sugli scaffali. Grazie all’offerta bundle che lo vedeva abbinato a Mogul Maniac, un divertente simulatore di sci, esso divenne di fatti l’oggetto dei desideri di tutti i pargoli dell’epoca, molti dei quali non esitarono a torturare a morte i propri genitori pur di farselo regalare.
Disgraziatamente, questo boom sarebbe durato ben poco. Anzi, per essere più precisi, il fenomeno si estinse subito dopo che i rispettivi produttori si resero conto che quella specie di “bilancia elettronica” con tanto si sensori di movimento annessi, non avrebbe trovato facilmente ulteriori applicazioni in ambito video-ludico.
In altre parole, i tempi e le risorse tecniche in forza alla console firmata Atari, erano tutt’altro che maturi per garantire un adeguato supporto della periferica, e così il progetto finì per essere prima “congelato” e poi del tutto abbandonato col subentrare del leggendario Atari-Crack.
Ovviamente, non è un caso che sia proprio il Joyboard a battezzare la nascita della prima Retro Rubrica di Inside The Game. La triste vicenda di questo pioniere dell’Home Entertainment ci rammenta in effetti una legge di profilo storico, che trova un grande riscontro proprio nel nostro settore e cioè che, a conti fatti, nessuno inventa nulla e che, spesso, il successo di un’ iniziativa si riduce ad una semplice questione di tempi e di luoghi.
Salve a tutti, io sono Renato Rossi aka inskin; come AKirA sono nato quando comparivano le prime pubblicità a colori sulla TVitaliana (classe 1978), vivo ad Ancona e in attesa del mio trentunesimo compleanno e della televisione 3D suono con i Need her liver (www.needherliver.com), sono in procinto di laurearmi in medicina e scrivo di videogiochi.
Questo vuole essere un tributo ad una macchina da gioco eccezionale e un po’ sfigata, a suo tempo all’avanguardia rispetto a qualsiasi altra. Oggi infatti è il decennale del lancio (giapponese) del Dreamcast, ovvero il canto del cigno di Sega nel campo dell’hardware.
Schiacciato dalla concorrenza della Playstation e da un prezzo piuttosto considerevole, il gufo nipponico (non vi sembra un gufo? Mettete il pad sotto la console e vi ricrederete…forse ) aveva tutto o quasi quello che ognuno di noi richiede ad una console di oggi, con la piccola differenza che già lo possedeva dieci anni fa.
Innanzitutto un servizio online, garantito dal suo velocissimo (si fa per dire) modem interno, fondamentale per giocare a quel capolavoro che era Phantasy Star Online, antesignano dei MMORPG. E’ stata la prima console a supportare i 60 Hz, altro aspetto che ad oggi si dà per scontato. Tecnicamente era un gioiellino, capace di sfornare giochi di grande pregio, alcuni dei quali girano ancora oggi su PS Network e XBox Live: vi dicono niente Rez (ne abbiamo parlato qui) e Ikaruga? Due piccoli prodigi in forma ludica, due grandissimi giochi nati proprio sotto le ali del suddetto gufetto, con un terzo pronto a tornare: il leggendario Marvel vs Capcom 2, conversione epocale da coin op.
Ma non solo: chi ha avuto la fortuna di scorazzare per i sette mari nei panni di Ecco The Dolphin (riedizione della versione 2D per Megadrive, questa volta con 3 dimensioni) ricorda ancora la difficoltà e il fascino di quell’ambientazione sommersa, dannatamente dettagliata e ipnotica…E ancora Space Channel 5, rhythm game tra i più assurdi mai visti, Soul Calibur e Sonic Adventure, episodi importanti nelle rispettive serie e poi…E poi i due episodi di Shenmue, ovvero come trasferirsi gratis in Giappone e vivere una storia intensissima a base di onore, vendette e arti marziali. Un progetto unico, un titolo mitico, che ancora oggi spinge persone di tutto il mondo a firmare petizioni online per avere il terzo e ultimo capitolo di una saga scolpita nella leggenda dei videogiochi.
Troppo spesso ci si scorda di questa console sfortunata e affascinante, troppo spesso è stata derisa da chi al tempo scelse Sony perchè “i giochi se scaricano a gratise“.
Il titolo voleva parafrasare una nota canzone di Vasco Rossi, visto che pensavo Varsavia, in inglese, si dicesse Warsow. Invece è Warsaw… ma era così carino che l’ho lasciato!
Da questa introduzione mi sembra ovvio che stiamo parlando nuovamente di videogiochi gratuiti, presentando Warsow, un FPS alla Quake, dotato del motore di Quake 2, scaricabile da internet senza pagare neanche un cent. Dal sito ufficiale, www.warsow.net, downloadate il file di installazione, un click e “pronti via” siete già nell’arena! Si perchè Warsow è uno di quei videogiochi gratuiti che va a cercare il successo nella “nicchia” del netgaming, visto che si presenta fin da subito con l’assenza totale di una modalità single player.
Sviluppato dal “Warsow Team” il gioco ha avuto un grande successo visto che permette, facilmente, una sfida a suon di rocket con i propri amici su PC o MAC (anche se quest’ultima versione ha ancora un pò di problemi). Forse a breve verrà “soppiantato” da Quake Live che è ancora più user friendly (si gioca da browser, pensate) ma per ora rimane sicuramente il miglior Pure FPS gratuito in giro.
Ma la domanda è, perchè dovrei parlare io di Warsow quando conosco una persona molto più esperta di me? Uno dei migliori giocatori italiani, pensate, ma che dico giocatori… sto parlando di una giocatrice! Una gamer girl next door, come recita il suo blog, cioè Elena “Videl” Anania. E allora che sia lei a descriverci Warsow, in questa intervista targata www.insidethegame.it, per cui abbiamo guadagnato anche una foto esclusiva. Eccola!!!
AKirA@InsideTheGame: Per descrivere meglio Warsow ho cercato di farmi spiegare come funziona da qualcuno che ne sa sicuramente più di me, Videl! nota newser per progaming.it, blogger da poco e soprattutto giocatrice esperta di questa gemma di programmazione. Videl, come mai giochi a Warsow e non ad un gioco a pagamento, cosa ha di più?
Videl: A parte la particolarità di essere un free-game, che non è cosa da poco, Warsow è un videogame che non ha nulla in meno rispetto a giochi che è possibile comprare in negozio. La sua grafica fumettosa e colorata, che magari non regge minimamente il confronto con comparti tecnici super dettagliati come quelli di titoli più recenti (Metal gear solid 4 o GTA 4) è alla portata di tutti i computer e questo è un altro fattore positivo. In più ha in sè una quantità tale di modalità di gioco da poter accontentare i gusti di qualsiasi amante dei Pure FPS. Warsow è un gioco che richiede varie skill: mira, timing ma soprattutto capacità di movimento. La caratteristica principale di questo gioco è proprio data da questo: bisogna imparare a muoversi, usando tecniche varie come lo strafe, il BunnyHop, il dash, rocket jump e via dicendo. Ci gioco perchè non è un gioco da tutti!
AKirA@InsideTheGame: Perché non è un gioco da tutti?
Videl: Una persona qualsiasi che installa Warsow e viene capultata sui servers clan arena, per esempio, vedrà dei giocatori che si muovono come scheggie impazzite, a velocità incredibili. Ci sono giocatori che giocano da anni, e riescono a fare cose strepitose. C’e’ addirittura una modalità chiamata race, in cui l’obiettivo è finire le mappe (che sono dei percorsi piuttosto difficili) facendo dei tricks a volte impossibili in meno tempo dell’avversario. Dicendo che non è un gioco da tutti intendo dire che non è il classico gioco dove entri e sai subito sparare: ci vuole molta pazienza per riuscire a gestire bene il proprio “model” e fare quello che riescono a fare gli altri. Perchè oltre a sparare, devi riuscire a evitare i colpi di quelle suddette scheggie impazzite e muoverti da scheggia impazzita a tua volta! Con questo non voglio spaventare i nuovi giocatori: con la pratica si impara, ma ci vogliono molta pazienza e costanza, e questo non è da tutti.
AKirA@InsideTheGame: Sembra la descrizione di un qualunque gioco di multiplayer competitivo ad alto livello. Con barriere all’ingresso molto alte ma anche grosse soddisfazioni. La differenza è sicuramente la gratuitià dell’esperienza. Secondo te, giochi di questo genere, dedicati esclusivamente alla “competizione”, hanno futuro?
Videl: Questo genere di giochi è sempre andato forte. Ultimamemente le community si stanno disperdendo, perchè ogni titolo nuovo scava la fossa ad un altro. Ci sono titoli che non arrivano neanche a camminare sulla terra, deludendo le aspettative dei giocatori che li attendono. Di certo, giochi con alte “barriere all’ingresso” non possono avere un grande successo, perchè la gente non si diverte a perdere. Sono convinta che si parlerà di Pure FPS ancora per molto, ma non so dirti con certezza se le nuove generazioni gradiranno di più prendere quattro schiaffi su Warsow e Quake Live piuttosto che giocare a tennis col Wii Sports. Sono convinta che con l’arrivo di Quake Live il destino degli FPS sarà salvo per un bel pò, anche se c’e’ il rischio che giochi come Warsow finiscano nel dimenticatoio.
AKirA@InsideTheGame: Bene! Come analisi mi piace, ora analizziamo te Una ragazza che videogioca, wow… di più! Una ragazza che sfida i maschi nei loro campi di battaglia virtuali e li batte anche! Come è il tuo rapporto con i videogiochi, quali generi ti piacciono? Giochi anche in single o solo netgaming sfrenato? Sei un’aliena? O semplicemente una ragazza normale che ha scoperto quanto fascino ci sia in una manciata di pixel colorati?
Videl: Be sì ogni tanto io stesso penso di essere un’aliena, visto che sono davvero poche le ragazze a cui piacciono i videogames. Il mio amore per i videogiochi nasce dalla prima infanzia, quando giocavo al Neo Geo e al primo Nintendo insieme a mia sorella. I miei lavoravano entrambi, quindi devo ammettere di aver speso gran parte del mio tempo davanti alla tv e alle console. Nella mia vita penso di aver avuto tutte le console possibili e immaginabili, quindi si, gioco anche in single. Il netgaming “sfrenato” è una cosa più recente, quando nel 2004 ho scoperto Quake III Arena e la possibilità di giocare online. Da quel momento ho messo da parte le console per dedicarmi più al gaming online. Ma tuttora ammetto di trovare il tempo per il Wii, la Playstation 3 e il Nintendo DS. I generi che mi piacciono di più sono gli sparatutto, seguono gli action game e i giochi di sport. Odio i giochi di strategia, che noia : . Infine, adoro tutti questi giochi di nuova generazione come Guitar Hero, Wii Fit, Wii Sports, ma purtroppo ci gioco raramente perchè costano davvero tanto. Insomma non sarò un’aliena ma sono davvero una mangiatrice di videogames
Speriamo quindi che la nostra Videl continui a divorare videogiochi o videogiocatori sui server di qualche FPS online visto che, come lei stessa ha ammesso, sono sempre meno le ragazze che si interessano di videogiochi. Quando se ne trova una carina, simpatica e così impegnata da scrivere news su un portale e pensieri su un blog, bisogna tenersela stretta!
I remake tirano. Non è un segreto e non è sicuramente il momento più indicato per parlarne solo per l’uscita di qualche titolo (la tendenza è in voga da anni). Però è arcinoto a tutti che “il fattore nostalgia” unito a una campagna pubblicitaria azzeccata può rendere di successo un film come “L’allenatore nel pallone 2“, cioè una mera operazione commerciale schifosa e priva di arte.
Nei videogiochi vogliamo pensare o credere che la realtà sia diversa? Naaaa, non è vero. Esiste lo stesso trend. Anche l’industria videoludica è autoreferenziale nonchè affamata di denaro. Però io ci vedo una punta di onestà in più rispetto al cinema. Soprattutto per i remake. I sequel e le trilogie, che ormai stanno invadendo questi due media, sono deprecabili in entrambi i campi.
I remake dei film sono sempre e comunque dei prodotti inferiori agli originali, creati quasi esclusivamente per fini commerciali. Nei videogiochi non sempre è così (solo nel 90% delle votle… ). E’ vero che certi franchise a cui verrà restituita nuova linfa vitale quest’anno sono stati riutilizzati solo per il nome e per lo zoccolo duro di fan che ancora hanno (grazie al retrogaming e al successo infinito guadagnato durante l’uscita che li ha portati a rimanere nell’immaginario). D’altra parte è anche vero però che è interessante, curioso e pieno di attrattiva il poter rivivere certe avventure aggiornando grafica e sonoro alla “next generation”, alla nuova generazione. Nel cinema questo non è così utile. Non mi interessa vedere un film che ha la stessa trama di una vecchia pellicola perchè ora ci sono degli effetti speciali migliori. Tanto se il film era fico, e il regista un artista serio, allora anche con gli effetti dell’epoca andava benissimo! Nei videogiochi invece la struttura grafica è portante, fondamentale. Ed io ero dannatamente curioso di sapere che aspetto avesse il tentacolo bionico del protagonista di Bionic Commando in 3D.
Ora lo so perchè Capcom, nota da anni per le sue “operazioni nostalgia”, mi ha accontentato e uno dei titoli di punta di questo ormai prossimo 2008 sembrerebbe proprio il prossimo di ritorno di Super Joe. La caratura del filmato che vi vado a proporre qui sotto non lascia molti dubbi sulla qualità, almeno tecnica, del gioco. In uscita per PC, Xbox360 e PS3.
Ma, come potete vedere dall’immagine iniziale, ovviamente, non c’è solo Capcom ed ora è la volta di uno dei titoli più amati del passato in generale. Golden Axe. Sega aveva già annunciato che era in programmazione un sequel. Prima multipiattaforma, poi esclusiva Xbox360 e ora in uscita quest’estate anche per PS3. La notizia del giorno è l’apertura del nuovo sito ufficiale, dove trovate un pò di tutto. Il gioco in movimento è stato mostrato all’E3, non esiste un trailer vero ma ciò che è stato filmato durante la fiera io lo ripropongo qui.
Chi aspetta a joypad spalancato questi due titoli alzi la mano!!!
P.S.La puntata 1 della trasmissione web radiofonica “Il bar dell’Esport e dintorni” di lunedì 24 dicembre ha avuto circa 90 ascoltatori. Nuovamente un successo, soprattutto considerato il giorno che impegnava molti dei nostri fan tra cenoni e dessert. Da me e da Rev un sentito “grazie” a tutti. Lascio anche una comunicazione, lunedì 31 dicembre SICURAMENTE il Bar dell’Esport e Dintorni non andrà in onda. Continuate a seguire www.insidethegame.it per sapere quando potrete ascoltarci.
Si parla sempre di violenza derivante dall’uso dei videogiochi. Sempre più traumi riguardano il mondo reale che ha echi della violenza virtuale.
Ma nessuno si occupa mai della morte virtuale, della morte di tutti quei pixel votati al sacrificio. Di quei personaggi che ogni giorno sono costretti da noi giocatori a nascere e morire dieci volte, venti volte, trenta volte. Non c’è un documentario, non c’è un opinione pubblica che si scandalizza non ci sono lacrime versate.
Fino ad ora! Su Youtube ho trovato questo video! Finalmente qualcuno si ferma a riflettere su questa mattanza! Spegniamo i nostri monitor per un giorno e fermiamo questa strage
NOTA BENE: primo contest insidethegame! All’interno del video si vedono tantissimi videogiochi del passato (retrogaming FTW). Chi mi dice tutti i titoli nell’ordine giusto di apparizione vince un’intervista qui sul blog, chiaramente con tema i videogiochi! Beh non è molto lo so , ma sto cercando di tenermi i premi seri che ho a casa (già avevo pensato a farvi competere in qualcosa… ed ho qualche gioco mandato dalle varie redazioni che mi avanza…) per altri concorsi più ghiotti. Fa fede l’ora del commento in caso ci siano più vincitori: chi fa prima si aggiudica il premio. Ultima cosa, voglio anche il titolo della canzone metal alla fine del filmato!!!!!! Si aprano le danze. Chi si piazza meglio vince (PS il gioco in bianco e nero non conta visto che non lo conosco neanche io!!!)