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Harmonix ci insegnerà a suonare strumenti veri [Rock Band 3 track list, tastiere, pro mode]


La storia bussa. Harmonix risponde. Tutti noi aspetteremo di vedere se l’aggiunta delle tastiere e della modalità pro saranno abbastanza per evolvere Rock Band 3 e , finalmente, il genere dei “Rhythm game” dopo due anni di stasi totale e di cannibalizzazione da parte della “major” videoludiche (posso chiamarle major? Mi piace molto”). Dall’uscita di Rock Band 2, infatti, non c’è stata alcuna innovazione (che non fosse qualche bieca modalità in più o la possibilità di giocare con 3 batterie) nè nella serie Electronic Arts nè in quella di Activision, cioè Guitar Hero (leggetevi l’opinione di Mossgarden sul nuovo Guitar Hero: Warriors of Rock: No More Heroes PLZ!).

“Un nuovo modo per entrare in contatto con la musica: una nuova prospettiva” ha dichiarato Daniel Sussman di Harmonix, il Project Director del gioco, nel video che vedete qui sopra. E come? Perchè? Semplicemente perchè viene aggiunto uno strumento, cioè la tastiera?

Ovviamente bisogna ammettere che questa innovazione vale molto, forse addirittura “vale tutto”. Nel senso che, così come con la batteria ma addirittura in dosi maggiori, si avvicina l’esperienza della musica “simulata” a quella reale. Se ci pensate in una partitura di Rock Band per tastiera potrebbe esserci tranquillamente, al massimo livello di difficoltà, la canzone vera e propria suonata sui tasti d’avorio. Questo perchè la tastiera, come controller, è del tutto assimilabile ad un “joypad” solo con più tasti (ma senza leve). Dicendo al giocatore, premi il tasto x al momento y, si ottiene il risultato di insegnare per davvero alla gente a suonare uno strumento. Senza conoscere le regole della musica e dell’armonia, ovvio. Ma almeno sarà ESATTAMENTE come suonare sullo strumento reale.

Questo come sapete, se avete letto la mia recensione di Rock Band 2 (è l’originale), per me è un punto davvero chiave dei giochi musicali. Che possano essere non solo “voglia” ma anche “tramite” per la musica vera. Per suonare uno strumento vero. E allora sono molto attento ad innovazioni simili e, sinceramente, mi sembra molto meglio questa strada piuttosto che quella perseguita da altri che al limite propongono cambi, tra l’altro non radicali, nell’interfaccia di gioco o nei metodi di vendita.

Tra l’altro Rock Band 3 da questo punto di vista non si ferma all’inserimento di uno strumento, bensì aggiungerà una modalità “pro”, definita “pro mode“, nella quale si utilizzeranno chitarre vere oppure una nuova periferica che è ancora in studio che avrà comunque le sei corde e non dei tasti di plastica colorati. Saranno repliche di una Fender Stratocaster e di una Fender Mustang Pro. A tale proposito Sylvain Dubrofsky di Harmonix ha dichiarato: “Si andrà dal suonare note singole ai power chords o ai barrè e non mancheranno pazzie come il tapping o gli slide. Se avete mai voluto connettervi con la musica in maniera più profonda tramite un videogioco, allora Rock Band 3 è il titolo che fa per voi”.

Per ora, tutte queste, sono promesse. All’uscita del titolo sugli scaffali, come ho detto l’inizio, la storia chiederà il conto e la realtà prenderà il posto della fantasia. Io, sinceramente, ci credo molto! Diventerò un chitarrista più bravo di inskin in men che non si dica ;)

Ed infine, ecco a voi la track list (cioè la lista canzoni), assolutamente provvisoria, presenti nel gioco.

2000s
Combat Baby — Metric
Dead End Friends — Them Crooked Vultures
Get Free — The Vines
Lasso — Phoenix
Me Enamora — Juanes
Oh My God – Ida Maria
Portions of Foxes — Rilo Kiley
The Hardest Button to Button — The White Stripes

1990s
Been Caught Stealing — Jane’s Addiction
In the Meantime — Spacehog
Plush — Stone Temple Pilots
Walkin’ on the Sun — Smash Mouth

1980s
Crazy Train – Ozzy Osbourne
Here I Go Again — Whitesnake
I Love Rock and Roll — Joan Jett
Just Like Heaven – The Cure
Rainbow in the Dark — Dio
The Power of Love — Huey Lewis and the News
Sister Christian — Night Ranger

1960s-1970s
Bohemian Rhapsody — Queen
Break On Through — The Doors
Crosstown Traffic – Jimi Hendrix

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No More Heroes Plz! [News/Opinione - Guitar Hero VI Warriors of Rock]


Sebbene l’esistenza dei canali digital delivery renda sostanzialmente superflui – per non dire irritanti -  i periodici aggiornamenti full price del brand, l’avida mamma Activision continua pressoché imperterrita a rimpinguare la famiglia di Guitar Hero, quasi a voler rievocare l’immagine di quei loschi discografici di un tempo, pronti a spremere il talento di turno fino all’osso e il rispettivo pubblico in modo ancor più spietato, pur di macinare cifre a sei zeri.

Proprio così ragazzi, a meno di un anno di distanza dal debutto del suo loffio, quinto capitolo,  il franchise più parac**o degli ultimi anni è già pronto a tornare sul palco per un nuovo tour che, fregiandosi del roboante suffisso Warriors of Rock, dovrebbe segnare un brusco ritorno a sonorità più hard… Con tanto di colonna sonora ufficiale annessa.

Come ampiamente prevedibile, la release in questione sarà accompagnata sugli scaffali dei negozi dalla consueta, stilosissima chitarra bundle: il solito market-trick trappolone, volto ad arrotondare il prezzo per eccesso, con il beneplacito di collezionisti. E non ci vengano a snocciolare statistiche e inedite feature del gingillo, per carità: checché ne dicano i ragazzi della Neversoft, siamo di fatti pronti a scommettere che detto arnese non farà niente che non sia possibile fare con quello saltato fuori dalla scatola di GH5

Restando in tema di dichiarazioni promozionali, lascia tra l’altro interdetti l’orgoglio riservato dagli sviluppatori alla modalità Quest di supporto al Single Player : una feature che, a detta loro, rappresenterebbe “una novità assoluta per la serie di Guitar Hero“. Più che incarnare un’innovazione degna di essere citata in un’intervista, questa soluzione non sembrerebbe tuttavia essere altro che un semplice Story Mode dal taglio più epico che, strizzando un’occhio a Brutal Legend e l’altro ad un film come Tenacious D e il Plettro del Destino, vedrebbe i giocatori impegnati in una lunga serie di concerti volti a garantire la salvezza del Rock

Se in questo caso, ci riserveremo almeno il beneficio del dubbio prima di emettere un verdetto definitivo sull’efficacia della proposta, resta da vedere chi verrà comunque a salvare noi acquirenti da questa micidiale speculazione. Essì che Guitar Hero è un pezzo di storia. Essì che vende ancora come il pane. Ma quanto dovremo spendere ancora pur di giocare ad un titolo che vive ormai da anni nella mera  autocelebrazione della sua formula?

Prima di rispondere, date un’occhiata ai DLC di Rock Band 1 e fate due più due: quelli di EA non saranno certo dei santi, ma almeno hanno il buon gusto di rendere più democratico (e a buon mercato) l’ormai palese inganno commerciale dei Rhythm Game.

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Arriva qui DJ Max Fever, il miglior gioco musicale su PSP! [recensione]


Da circa una settimana, curiosando sul Playstation Network tramite PSP potreste esservi imbattuti in un gioco, inserito tra le novità, chiamato “DJ Max Fever“, magari snobbandolo e passando oltre. Ecco, avreste fatto malissimo, perchè si tratta di quello che è con tutta probabilità il miglior gioco musicale disponibile su PSP e uno dei migliori in assoluto; uno di quei titoli da avere assolutamente.

DJ Max Fever è l’unica uscita disponibile su suolo europeo della serie DJ Max della software house Pentavision, famosissima in Corea e arrivata con quest’ultima versione alla sua decima uscita in sei anni. Il gioco nasce nel 2004 in versione online per PC, e riprende in parte le meccaniche di Beat Mania di Konami, nel quale i giocatori sono chiamati a svolgere il ruolo di abili dj.

Grazie a una tracklist variegata, alla elevata difficoltà che non manca mai di elargire frustrazione e soddisfazioni in egual misura e alla possibilità di confrontare i propri migliori punteggi in rete, DJ Max va incontro a un successo incredibile, e per il secondo episodio trova una casa ideale nel portatile di casa Sony.

In effetti il gioco si presta benissimo all’utilizzo mordi e fuggi tipico della console, con brevi brani da giocare in cuffia premendo a tempo 4,5 o 6 pulsanti a seconda del livello di difficoltà, che contribuiscono a formare la canzone più che accompagnarla semplicemente. Gli strumenti e gli effetti in mano al giocatore, infatti cambiano di continuo, lasciandolo a suonare un po’ di tutto, in un’alternanza da studiare, che passa da un sintetizzatore a una doppia traccia in cui è necessario seguire basso e batteria contemporaneamente. L’idea può sembrare confusa all’inizio, ma rende il gioco un ottimo terreno per chi ama le sfide e il vedersi migliorare continuamente, riuscendo ad azzeccare perfettamente questa o quell’altra sequenza in una corsa al punteggio.

Il “campo da gioco” si presenta come una sorta di pozzo alla tetris dove le note cadono dall’alto in corrispondenza del pulsante da premere; quando la nota arriva alla riga in fondo al campo, si preme il pulsante, e ovviamente se il tempismo è giusto si viene ricompensati. In sottofondo scorre il video musicale della canzone scelta, ognuno creato da un diverso visualizer coreano, con risultati che, pur attingendo sempre al mondo dei manga e degli anime, riescono a volte a stupire per le incursioni nel mondo del design urbano. Se premere i pulsanti a tempo non basta, DJ Max propone una serie di varianti che sembrano mutuate un po’ dagli RPG: completando canzoni si guadagnano punti esperienza, i quali permettono di sbloccare e acquistare differenti tipi di equipaggiamento in grado di allungare la barra degli errori come di far guadagnare bonus in soldi o exp, o ancora aumentano il margine di possibilità di ottenere un tempismo perfetto.

Per quanto riguarda la varietà di canzoni disponibili DJ Max Fever non è certo avaro, con una compilation di successi ripresi dai primi due episodi portatili della saga per una tracklist di una cinquantina di brani per (quasi) tutti i gusti. Molta, moltissima musica elettronica (in linea con la natura del gioco) che spazia dalla techno al drum’n'bass passando per house, r’n'b e pop, pur senza disdegnare occasionali incursioni nel rock leggero, l’hip hop e le canzonette anni ‘80. Nessun nome famoso, perlomeno non famoso qui, dal momento che la suderia di artisti proviene tutta da Corea e Giappone, ma con motivetti e canzoni di qualità e orecchiabilissime non sarà difficile dopo un paio di partite trovare una manciata di preferiti da giocare e rigiocare fino ad arrivare alla perfezione.

Anche l’audio, come ci si aspetterebbe da un prodotto del genere, è curatissimo e possiede una definizione forse unica nel panorama PSP. I volumi sono alti e il missaggio perfetto, tale da rendere il giocatore in grado di distinguere sempre e comunque cosa sta suonando e come, anche con un paio di auricolari in un autobus affollato. Un traguardo non da poco se si fa il paragone con un’altra pietra miliare del genere su PSP: Rock Band, colpevole di avere volumi troppo bassi e uno strumento principale non sempre messo abbastanza in evidenza.

Infine, a fare da succo dell’esperienza, il livello di difficoltà, assolutamente personalizzabile e che permette a chiunque di trovare pane per i propri denti, senza risultare troppo semplice o troppo difficoltoso. Non fraintendiamoci, ai livelli più alti giocare a DJ Max è un compito da professionisti, ma esistono tali e tanti settaggi intermedi da rendere possibile a chiunque fare una partita e sentirsi appagato e bravo, come è giusto che sia.

A completare il tutto c’è un ricchissimo apparato di bonus e chicchette collaterali, come la possibilità di vedere tutti i video musicali del gioco e quella di ascoltare la colonna sonora in versione integrale senza doversi sudare ogni nota. A questo va ad aggiungersi l’immancabile servizio di ranking online, grazie a cui chi è interessato può portare la sfida a livello agonistico portandosi nell’empireo dei grandi giocatori.

Un gran bel gioco insomma, purtroppo poco conosciuto e pubblicizzato, ma che, ripeto, potrebbe essere una bella scoperta e il migliore nel suo genere. Il tutto disponibile qui e ora tramite download su PSN, al prezzo di “soli” 19,90 euro…cosa aspettate a provarlo?

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Rock Band 3 avrà la tastiera? Si direbbe di si!


Rock Band: Green Day è ormai alle porte, sembra passato un bel po’ da quando annunciavamo il tempo di tracklist o vi mostravamo il suo video di apertura ed già ora di goderci la demo su Xbox Live.

Potete scaricarla direttamente dal Marketplace e giocarci anche in quattro, sulle note di Welcome to Paradise e di Boulevard of Broken Dreams.
Una volta finito di  suonare, ecco la sorpresa che non ci aspettavamo: l’immagine in alto con il logo di Rock Band (quindi il terzo non tematico) preceduto dalle stilizzazioni dei 5 strumenti… 5? Si, ci sono anche i tastini biachi e avorio di una tastiera!

Una gradita e netta evoluzione, che fa subito sorgere alcune domande: tutte le canzoni avranno il supporto di questo strumento? Cosa accadrà quando nel brano originale non sono previste tastiere? Funzionerà tutto a dovere, restando semplice e intutivo, o all’aumentare di colori e pulsanti qualcosa comincerà a non tornare? Si potrà giocare in formazione completa senza disguidi?

Di certo sarà necessaria una periferica tutta nuova, che probabilmente non seguirà lo stesso funzionamento degli strumenti “classici”: la realizzazione e implementazione di questa nuova possibilità potrebbe lasciare indietro il rivale di sempre, Guitar Hero, soprattutto se dal quel fronte non arrivasse una risposta altrettanto rilevante.

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Ultima puntata di LOST, Rock Band celebra la serie [videogiochi, Drive Shaft e Dharma Lady]


L’ultima puntata di LOST, l’evento che è stato paragonato all’allunaggio, è andata in onda questa mattina alle 6 ora italiana in diretta mondiale! Verzaverde, secondo me, l’ha già fansubbata e messa online nei circuiti peer2peer, pronta per essere scaricata. Io non vedo semplicemente l’ora di vederla (sono un grande fan di Jack, Sayid e company).

I videogiochi, come hanno celebrato quest’evento? Qualcuno si sarà accorto del fenomeno e avrà voluto cavalcarlo… no?

E’ stata Electronic Arts, tramite Harmonix e soprattutto tramite Rock Band. Sul Rock Band Music Store, infatti, saranno presto disponibili le tracce musicali apparse nella serie. Canzoni per i fan storiche come “You All Everybody” dei DriveShaft e Dharma Lady dei Geronimo Jackson’s. Probabilmente si potranno comprare già dalla prossima settimana.

Nel video il trailer di Lost via Domus, il videogame ufficiale della serie.

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Put your hands up! [Recensione Dj Hero]


Prima di cominciare a parlare del nuovo (si fa per dire, è uscito ad ottobre!) gioco musicale di Activision, vorrei fare una premessa… chi scrive e si appresta a recensire Dj Hero è un metallaro. E non un metallaro della Domenica, no… un metallaro doc, di quelli che ascoltano praticamente solo musica metal, a parte qualche rara eccezione di apertura ad altri generi musicali! E allora perchè un metallaro dovrebbe valutare un gioco con musica prevalentemente dance, techno ed elettronica? Beh…. la risposta è semplice: perchè Dj Hero è una figata mostruosa!

Ma andiamo con ordine. Il gioco si apre con un tutorial un tantino irritante ma utilissimo sul funzionamento del controller creato ad hoc per il titolo in questione, ed effettivamente di azioni da compiere ce ne sono tantissime! Finito il tutorial si passa al gioco vero e proprio, ma in Dj Hero non troviamo alcuna modalità storia o carriera che dir si voglia, solamente tanti concerti in cui esibirsi, tante location (alcune davvero esaltanti come Time Square) e soprattutto tanti, tantissimi Dj da utilizzare! Ogni brano mette a disposizione del giocatore cinque stelline da collezionare (in base alla quantità di punti  effettuati),  e proprio dall’ottenimento di queste stelline dipende il sistema di rilascio degli Extra, che possono consistere in nuovi pezzi, nuovi vestiti per i personaggi, nuovi strumenti e chi più ne ha più ne metta! C’è davvero tantissimo da sbloccare, e proseguendo nel gioco è possibile avere accesso ai Dj più famosi del mondo come personaggi giocabili (ragazzi, ci sono anche i Daft Punk!!!!!!!!) e ai loro Mix personalizzati, tutti davvero di ottima fattura.

Parliamo proprio dei brani, secondo me il vero punto di forza di Dj Hero. Ho scoperto, nonostante la mia ignoranza in materia, che tutti i pezzi presenti in Dj Hero (ce ne sono 100 in tutto) sono dei mash up, ovvero miscele di due canzoni (anche appartenenti a generi diversi) mediante l’uso di campionatori. Ora, io sono un felice possessoe di tutti i Guitar Hero presenti sul mercato, ma mai avevo trovato in un gioco musicale una tracklist così completa e coinvolgente! Qui ce n’è davvero per tutti i gusti, si passa dall’Hip Hop (con Tupac, Jay-z ed Eminem) al Pop anni ‘80 (i Queen, i Tears for Fears e molti altri), fino ad arrivare alla vera musica da discoteca  (Benny Benassi). Insomma, con tutti i generi musicali toccati, proprio non è possibile giocare a Dj Hero senza appassionarsi ad almeno una canzone! Per quanto mi riguarda ho trovato davvero geniale l’accostamento di “Shout” dei Tears for Fears con “Pjanoo” di Eric Prydz (che avevamo già apprezzato nel trailer di Gta The Ballad of Gay Tony), e ormai a casa mia non si sente altro da giorni.

Passiamo ai comandi che, se da un lato prendono a piene mani dall’eredità lasciata dai vari Guitar Hero, dall’altro innovano profondamente creando il sistema di controllo più profondo mai realizzato in un gioco musicale. Il controller fornito con il gioco è composto da un piatto completamente ruotabile con tre pulsanti simili a quelli della chitarra, e un supporto che accoglie una manopola e una levetta. Su schermo saranno presenti tre linee ognuna dedicata ad un pulsante del piatto e contemporaneamente ad uno dei pezzi che compongono il mash up (ad esempio il blu corrisponde alla base, il verde alla traccia vocale e il rosso agli effetti). A questo punto le cose si complicano, perchè con la mano destra (ma c’è anche l’opzione per i mancini) dovremo premere i tasti al momento giusto come in un qualsiasi rhythm game, ma con la sinistra dovremo muovere la levetta in modo che i nostri movimenti seguano le linee su schermo che, a differenza dei vari Rock Band, non è sempre dritta, ma va a zig zag! Per quanto riguarda la manopola in alto invece, il suo utilizzo risulta più facoltativo rispetto agli altri controlli perchè si occupa principalmente della scelta di quali effetti inserire nel mash up. E non finisce qui! Infatti in alcuni frangenti i pulsanti da premere sul piatto avranno una forma particolare e il giocatore, nel fomento più assoluto, oltre a premerli dovrà anche mimare un vero e proprio scratch! In tutta questa marea di comandi, gli sviluppatori hanno pensato bene di inserire anche due possibilità extra per tutti gli aspiranti Dj domestici: l’Euforia e il Rewind. L’Euforia altro non è che lo Star Power di Guitar Hero e funziona esattamente allo stesso modo; il Rewind invece è un’abilità che si sblocca eseguendo determinate sezioni perfettamente e permette, con un rapido giro di piatto, di riavvolgere parte della canzone e ottenere un ulteriore moltiplicatore di punti. Ovviamente detto in questo modo potrebbe risultare davvero complicato, ma vi assicuro che, una volta terminato il tutorial, avrete tutto il necessario per fiondarvi anche sulle canzoni più difficili senza problemi. Altra novità che mi ha positivamente colpito è stata l’eliminazione del possibile fallimento di un brano, mi spiego: in Dj Hero non fallirete mai nessun concerto, semplicemente sbagliando o toccando i tasti in maniera errata azzererete il moltiplicatore e non raccoglierete stelline, ma l’esecuzione del brano non sarà in nessun modo interrotta dandovi la possibilità di provare e riprovare senza dover ogni volta innervosirsi quando il gioco interrompe l’esibizione.

DJ-Hero-Controller

Sono stati inseriti diversi livelli di difficoltà e possiamo affermare fin da subito che sono tutti molto più semplici di quelli presenti in Guitar Hero, motivo per cui il sottoscritto (che con la chitarra riusciva ad eseguire i pezzi a difficile) dopo sole 48 ore di gioco si trova fisso a livello esperto con percentuali di completamento  pari all’85 % di media! Questa faccenda dei diversi livelli di difficoltà, se da una parte rende il gioco più accessibile  a tutti, da un’altra contribuisce a rendere l’esperienza per chi gioca a normale o addirittura ad un livello inferiore estremamente noiosa, perchè si percepisce chiaramente che Dj Hero manda avanti il pezzo senza troppa collaborazione da parte dell’utente… discorso a parte invece per le difficoltà superiori, dal momento che l’incredibile quantità di azioni da compiere e la relativa facilità di apprendimento delle stesse, rendono l’esecuzione di un mash up una vera e propria scarica di adrenalina da gustarsi con il volume a palla (meglio ancora se siete provvisti di un impianto sorround).

Per quanto possa amare questo titolo ci sono piccole sbavature che fanno comunque storcere il naso, e la maggior parte di esse fanno riferimento proprio ai contenuti scaricabili che il gioco prevede: non è presente uno store come per i Guitar Hero ma ci sono pacchetti aggiuntivi acquistabili solamente dal marketplace (o psn store che dir si voglia) a prezzi secondo me troppo alti! Ci sono infatti solo due DLC, uno dedicato a David Guetta e l’altro a Eminem e Jay-z, ognuno dei quali provvisto di soli quattro brani al prezzo complessivo di circa 8 euro…insomma non è lo standard suntuoso cui siamo stati abituati dagli ultimi Guitar Hero e soprattutto Rock Band in cui lo store interno al gioco diviene un vero e proprio jukebox virtuale che rende il titolo praticamente infinito e sempre nuovo! Insomma in una produzione del calibro di Dj Hero la mancanza di uno store si fa sentire e anche parecchio, tanto che sul finale alcune basi sono ripetute e incastrate in diversi mash up, quindi perchè non inserire periodicamente nuovi titoli scaricabili (e di licenze ne avrebbero a bizzeffe, pensate solo ad un DLC con i successi dei Daft Punk!) o nuove proposte per allungare la vita del gioco?.

Per il resto Dj Hero si merita a mio parere la palma del miglior gioco musicale presente sul mercato, dato che riesce a coinvolgere e divertire grazie ad un sistema di controllo stellare e una tracklist da capogiro! Se ci aggiungete che proprio in questi giorni il prezzo ufficiale è stato abbassato da 110 Euro (199 Euro per la Renegade Edition che contiene i DLC e un supporto per il controller) al ben più abbordabile costo di 59 Euro (99 Euro per la Renegade), capirete che Dj Hero è davvero il re dei rhythm game unendo allo stesso tempo divertimento senza pari e una profondità di gioco davvero rara in questo periodo! Vi saluto, e vi lascio un ricordino proprio qui sotto, che spero possa convincervi ancora di più della validità delle tracce presenti…. I like to move it move it! (…qualcuno ha detto re Julien???).

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Green Day su Rock Band: saranno presenti Dookie e American Idiot


“Do you have the time, to listen to me whine…” cantavano i Green Day. Era il 1994 e il singolo “Basket Case” inondava con la sua energia e potenza gli “stereo” di milioni di adolescenti e ragazzi dell’epoca, me compreso. Ricordo che fui veramente colpito dall’album Dookie dove, oltra alla succitata hit, c’erano davvero tantissime altre canzoni degne di nota (ne ricordo un paio: She e When i Come Around).

Io ero appena tornato a Roma (ho abitato per 2 anni a Monza: primo e secondo superiore) e stavo scoprendo a quell’epoca le prime gioie del sesso, ehm volevo dire sta scoprendo per la prima volta la musica. Comprai una chitarra proprio l’estate del 1993 e quindi a Febbraio, mese di uscita dell’album, sapevo già muovere i primi vagiti su powerchords e pentatoniche (non come il mitico inskin, ci mancherebbe, e i suoi needherliver che muovevano i primi passi proprio nel 1995, che casualità).

Fu davvero un fulmine a ciel sereno: in sala prove, da quel giorno ai mesi successivi, non fu altro che un susseguirsi di tentativi per “imitare” il sound graffiante del trio californiano.

Successivamente avrei capito che, in verità, provare a rifare i Green Day non è certo la tredicesima fatica di Ercole: soprattutto con la chitarra e inoltre avrei capito che non era proprio la mia passione il punk commerciale. Smisi di seguire il gruppo dopo nimrod, infatti, perdendomi tutta una serie di album più recenti e maturi come American Idiot che, insieme a Dookie, è stato confermato all’interno del pacchetto canzoni che uscira su Rock Band e Rock Band 2, il capolavoro musicale di Harmonix pubblicato da MTV games Electronic Arts (di cui sembra essere confermato il terzo capitolo).

A distanza addirittura di 16 lunghi anni dal primo ascolto di Dookie credo che non rimarrò impassibile davanti al Rock Band Music Store e comprerò sicuramente la sua versione “facilitata”: questo perchè, ricantare “Do you have the time” a squarcia gola, mi emozionerà come quando ero un “pischello”. Ne sono sicuro.

(ricordo a tutti che Rock Band Green Day sarà come Rock Band AC/DC: si potrà scaricare da internet in Digital Delivery oppure comprare al negozio ma non sarà un DVD con un gioco nuovo tipo Rock Band Beatles ma semplicemente conterrà le stesse identiche canzoni downloadabili)

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Cartman e Lady Gaga uniti in Rock Band [DLC]


Diamine, io adoro South Park. Non solo per le continue citazioni di videogiochi, ma anche e soprattutto per la miriade di messaggi positivi che emergono dal profluvio di volgarità dette da tutti i personaggi, perfette per allontanare gli idioti dalla televisione e colpire in pieno viso chi si disponga con spirito costruttivo alla visione.

Il video in alto è tratto da una puntata di un paio di mesi fa, in cui i bambini giocano a Rock Band e Cartman mette tutto se stesso in una indimenticabile performance sulle note di Poker Face di Lady Gaga.

Non so voi, ma io ancora sto ridendo.

Evidentemente non sono il solo, dato che il prossimo pack tematico di canzoni da scaricare sarà appunto dedicato alla pop star più amata da AKirA, comprenderà Poker Face, Bad Romance, Just Dance e Monster ma anche… la versione suddetta interpretata da quel genio di Eric Cartman. Il tutto per Xbox 360, Wii e PS3, come ormai consuetudine.

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La Infinity Ward si spacca mentre Activision prepara tre nuovi Call of Duty! [L'inizio della fine o la fine dell'inizio?]


Tutto questo per un solo motivo, noi amiamo Activision, noi amiamo la società fondata da David Crane, Alan Miller, Larry Kaplan e tutti gli altri che fuggirono a gambe levate da un’Atari oramai irriconoscibile, dove gli hippy erano braccati dai nuovi arrivati, colletti bianchi con calcolatrice nel taschino. Il nostro è fottuto amore, niente altro che amore. Perchè se chiudiamo gli occhi davanti a noi non c’è altro che Zork, non c’è altro che Battlezone in wireframe, titoli che oggi non sono semplici capolavori ma si sono guadagnati una posizione molto più alta, sono le fondamenta stesse dei videogiochi. Ma poi anche Activision si trasformò, a dir la verità tutto il mondo dei videogiochi cambiò radicalmente. Con il crollo del 1983/84 Activision divenne Mediagenic, una società specializzata in software professionale per pc che all’alba degli anni ‘90 venne sopraffatta dai debiti finendo in bancarotta. Mediagenic si ritrasformò in Activision con un solo intento: ripartire alla grande creando grandissimi videogiochi.
zork disc
LA RINASCITA
Ci fu così una seconda epoca d’oro, fatta di nuovi ottimi titoli e indimenticabili successi passati rispolverati per l’occasione. Una strada fatta di molte luci e poche ombre, dove al fianco del nostro colosso rinato era possibile scorgere figure estremamente creative come la Neversoft dei primi Tony Hawk’s Pro Skater e la Ritual Enterteinment di SIN, oggi tornata alla ribalta grazie a Take2 (e non è un caso) con il mai troppo lodato Borderlands. Activision era quella buona, mentre Electronic Arts, nelle mani dell’oscuro John Riccitiello, era divenuta nel tempo la cattiva. Vero o falso non ci importa poichè è proprio questo quello che i videogiocatori percepivano.
Tanti successi d’altronde portano una società a crescere e spesso, sembra questo il caso, ha dimenticare le proprie origini, le scelte che l’hanno di fatto resa grande. Con l’arrivo di Vivendi e la fusione con Blizzard oggi la Activision è il colosso dei videogiochi per eccellenza, la più grande produttrice di software per l’intrattenimento del mondo, probabilmente anche dell’universo se non c’è vita oltre la Via Lattea. Ma Activision oggi è anche la società percepita come più malvagia. Vero o falso ancora una volta non ci importa perchè è proprio questo che i videogiocatori percepiscono, è proprio questo quello che ieri hanno pensato nei forum di tutto il maledetto mondo leggendo cosa stava accadendo alla Infinity Ward.

UN PROGETTO INSTABILEbobby kotick
C’è insomma qualcosa che non va nel progetto di Robert Bobby” Kotick, già osteggiato dagli appassionati per le sue dichiarazioni d’amore verso il profitto più facile, a scapito di tutto ciò che spesso rende un gioco grande. Quello che Kotick non capisce è che noi non gli chiediamo di portare la Activision in passivo, noi non abbiamo problemi se sviluppano giochi dal richiamo facile, magari sfruttando senza sosta i brand più famosi. Stiamo parlando di una società quotata in borsa, le regole si fondano sul guadagno, per sopravvivere bisogna pensarci e anche molto attentamente. Ma il rispetto, quello che sembra mancato nel caso di Tim Schaffer, nel caso di Vince Zampella e Jason West, nel caso della Harmonix che prima di Rock Band creò proprio Guitar Hero, il rispetto è importante. Sia nei confronti degli sviluppatori con cui lavorate sia nei confronti del vostro pubblico. La storia dei server Pc di Modern Warfare 2 è un chiaro segno che il rispetto non è più una cosa importante in Activision, un chiaro segno che oramai il guadagno ha superato ogni altro aspetto dello sviluppo creativo di un videogioco. In soldoni (così Bobby Kotick capisce…) un campanello d’allarme per tutta la società, un morbo da cui nemmeno Blizzard potrebbe essere del tutto immune.

infinity-ward-logo

EVENTI CHE SI RIPETONO
Decapitare la Infinity Ward dopo che la software house in questione ha creato il gioco più popolare degli ultimi anni, capace di vendere cifre da capogiro, è una mossa fin troppo azzardata e ben poco lucida. I due boss della Infinity Ward, Jason West e Vince Zampella, sono stati rimossi non per un mancato pagamento delle royalties, come ieri in un primo momento si era paventato, ma per delle divergenze sull’uso e abuso del brand Call of Duty, divergenze ancora una volta creative. La Infinity Ward nasce poi da una situazione molto simile, avvenuta ironia del destino proprio con la vecchia regina del male, ovvero Electronic Arts, per la quale West e Zampella crearono niente di meno che Medal of Honor, il Call of Duty del passato. Fuggiti dalle grinfie della Electronic Arts fondarono poi la Infinity Ward la quale oggi si ritrova nella stessa identica situazione. E secondo voi quante probabilità ci sono che il magico duo creerà il nuovo grande action game del futuro e Activision si ritroverà nel giro di qualche anno con un brand sgonfio come la EA con Medal Of Honor? Ma sopratutto perchè mai nessuno impara dagli errori del passato? Il gradino più alto del podio obnubila la mente, ci sono milioni di prove al riguardo.

TRE NUOVI CALL OF DUTY
Mentre l’ultimo Modern Warfare attende l’arrivo del primo dei due “pacchetti mappe” previsti la Treyarch sta lavorando febbrilmente a Call of Duty 6 (o Call of Duty 7 se HMX_logo_vectorcontiamo Modern Warfare 2), in arrivo entro la fine dell’anno e da quanto si mormora ambientato in Vietnam. Oggi apprendiamo che non solo la Sledgehammer Games (fondata da molti esuli del progetto Dead Space) si appresta a lavorare a uno spin-off che dovrebbe persino esplorare nuovi generi ma che nel 2011 ci sarà con o senza il prossimo gioco della Infinity Ward, un terzo progetto marchiato Call of Duty e affidato a non sappiamo ancora quale software house. Una bulimia senza freni che ha già danneggiato il mercato dei giochi musicali e di conseguenza l’altra grande serie in mano ad Activision, quel Guitar Hero che esattamente come Tony Hawk si ritrova senza gli sviluppatori originali, macellati lungo le estenuanti riorganizzazioni interne imposte anche dalla crisi. Niente più Neversoft, niente più Infinity Ward ma sopratutto nessun nuovo IP di rilievo, Activision si ritrova ora in una posizione che si regge solo ed esclusivamente sul guadagno da arcipelago tropicale di World of Warcraft, brand Blizzard tra l’altro, proprio quei poveri scemi che ci mettono cinque anni per fare un gioco.

Per aiutare qualcuno che si ama non lo si finisce con un colpo di pistola. Inside The Game invita coloro che vorranno commentare sull’argomento a non offendere nomi o marchi, ma piuttosto ricordare ai dirigenti di oggi tutti i giochi che hanno fatto grande Activision e di cui siamo stati diretti protagonisti. Non possiamo certo dimenticarci di Vigilante8, Alter Ego, Interstate ‘76, Hyperblade, Mechwarrior, Pitfall!, River Raid, non possiamo farlo ora!

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Sogni di Rock and Roll [Column]


La musica è l’arte più misteriosa che conosco.

E’ incomprensibile e sfuggevole, eppure senza neanche capirla fino in fondo riesce a toccare le corde dell’anima e a farle vibrare. Pensate ad un bambino: non conosce gli strumenti, non sa niente di armonia, eppure rimane imbambolato se una radio trasmette una canzone che gli piace e magicamente si mette a ballare o a ridere. E’ un semplice discorso di chimica e fisica, probabilmente: certe frequenze, ascoltate dal nostro timpano, producono determinate reazioni. Questa visione toglie però tutta la poesia alla musica, quindi preferisco ritenerla magica, piuttosto che calcolabile.

I videogiochi sono sempre stati legati a doppio filo con la musica: non c’è praticamente alcun titolo senza una minima colonna sonora. Con gli anni, gli artisti della musica nei games stanno diventando importanti e rispettati, perché al crescere  dell’industria crescono i budget e la qualità delle loro creazioni.

Oggi però sembra che sia la musica a volersi legare ai games con titoli come Guitar Hero e Rock Band, veri spartiacque tra il passato e il futuro del medium interattivo. I videogiochi musicali sono infatti una vera e propria rivoluzione, soprattutto economica. Parlando di numeri, il miliardo di dollari incassato in tutto il mondo dal terzo episodio della saga inventata da Harmonix è davvero significativo. Negli anni Ottanta, l’intero settore non valeva una cifra simile. Ora, un singolo prodotto ha infranto questa barriera, dimostrando la potenza di un’idea semplice ma riuscita,  quella di avverare un sogno ricorrente in chiunque abbia mai preso in mano uno strumento: imparare a suonarlo fino a raggiungere la celebrità.

I videogiochi musicali sono questo: un simulatore di celebrità. Non li chiamerei infatti simulatori di strumenti musicali, perché trovo addirittura riduttiva questa definizione: la bellezza di imbracciare la chitarra di plastica non sta solo nel sentire i miglioramenti giorno per giorno, e quindi nell’imparare a “suonare” virtualmente, ma soprattutto nel premiare il giocatore con l’emozione che probabilmente prova una rock star, davanti ad un pubblico di fan scatenati. E’ emblematico che questo tipo di videogiochi siano diventati popolari in un momento storico nel quale imperversano i reality show, anch’essi simulatori di celebrità televisiva.

Inoltre, quelli che stiamo vivendo, sono gli anni di myspace, facebook e dei blog: “tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina”, per citare un artista musicale fan dei games come Caparezza. Ma Guitar Hero e Rock Band non hanno solo il merito di rendere divertente e non faticoso l’accarezzamento dei sogni di Rock and Roll: il merito più grande di questi titoli è di essere realmente il paradigma del videogioco trasversale. Sono adatti a tutti i tipi di pubblico, da chi non ha mai visto un videogioco in vita sua all’hardcore gamer: grazie ai livelli di difficoltà scalabili singolarmente per ogni strumento e all’altissimo grado di sfida e perfezionamento richiesto dalle modalità più difficili, i videogiochi musicali mettono d’accordo chiunque. Mentre una partita col proprio vecchio a Wii Sport infatti risulta limitante per chi è abituato a titoli più complicati, una suonata in compagnia non si rifiuta mai. Inoltre è la musica stessa ad essere trasversale, come notato in apertura di column, il che rende il nucleo centrale di questi prodotti assimilabile per chiunque: “guardare” qualcun altro giocare ad un videogioco musicale equivale comunque all’intrattenimento fornito nell’ascoltare una canzone, a parte gli “sdeng” degli errori commessi.

Da questa riflessione scaturisce un’osservazione ovvia quanto mai importante: il gradimento di Guitar Hero o Rock Band non dipende più da come è programmato il titolo o dall’interazione, bensì dalle specifiche canzoni. E’ infatti evidente che chi è appassionato di musica dance o di musica pop esclusivamente italiana, troverà ben poco interessante suonare virtualmente brani rock che normalmente nemmeno degnerebbe di un ascolto.

Ma questo i giganti dell’industria dei videogiochi l’hanno capito e la parola d’ordine ormai è differenziare l’offerta per genere musicale e non per interazione: Guitar Hero Metallica e Rock Band Beatles sono solo l’inizio, chissà che un giorno non vedremo anche un’edizione dedicata a Vasco Rossi disponibile solo in Italia. Allo stesso modo le riviste di settore dovrebbero smetterla di occuparsi di questi titoli con i canoni tradizionali della critica videoludica. Grafica, giocabilità e innovazione non hanno più alcun senso in una recensione di uno dei prossimi giochi di queste due serie; bisognerebbe parlare di qualità dei suoni, tracce incluse e durata complessiva: praticamente gli stessi elementi con cui si giudica un disco.

E vista l’alleanza stretta tra le major dell’industria musicale (che hanno trovato finalmente un nuovo canale sicuro per vendere i loro prodotti senza investire quasi nulla) e Activision o Electronic Arts, posso spingermi anche oltre con la fantasia: se il mercato dei videogiochi continuerà ad ingigantirsi con i ritmi odierni raggiungendo sempre più persone, tutti i titoli musicali dovranno figurare in una apposita sezione creata ad hoc su Game Pro del futuro, perché rappresenteranno un settore nel settore. Dei videogiochi a misura di disco, cioè un sogno di rock and roll avveratosi.

[Articolo originariamente apparso su Game Pro, come Column chiamata "Boom Headshot: C'è del cervello nella rete"]

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Aperta l’open beta di Rock Band Network


A partire da questa sera Harmonix aprirà le porte dell’ open beta di Rock Band Network (qui il link), la community dedicata a chi vuole portare la propria musica a milioni di utenti con Rock Band.

Il servizio si presenta, nelle parole di Caleb Epps (Audio Lead di Harmonix), come una sorta di User Generated Content d’autore. Partendo da una base MIDI delle proprie canzoni, gli iscritti dovranno costruire una traccia giocabile esattamente come farebbero gli sviluppatori del gioco; anche Reaper,  il programma da utilizzare sarà similissimo alla versione in uso al team Harmonix.

Ogni cosa sarà in mano all’utente: una volta caricata la versione MIDI della canzone, l’ autore dovrà stendere una “tempo map” che dia il ritmo del brano e aggiungervi a mano le “gemme” che indicheranno i tasti da suonare sul controller, creando diverse “mappe” per i diversi livelli di difficoltà. In seguito sarà il momento di inserire e mappare la parte vocale tramite un altro programma, Magma. Una volta creata la canzone l’autore potrà occuparsi della regia del video, personalizzandola sotto ogni aspetto.

Decisamente un compito non per tutti, dal momento che oltre alla difficoltà tecnica requisito fondamentale per accedere alla programmazione in Rock Band Network è il possedere un account Creator’s Club di XNA; quindi, sebbene sarà possibile acquistare e utilizzare le tracce anche su Playstation 3, per crearle è invece indispensabile un XBox 360.

Una volta creato un brano giocabile, questo sarà sottoposto al vaglio della community per la fase di perfezionamento, in seguito alla quale il brano sarà prima giudicato da un gruppo di sviluppatori XNA e infine arriverà a ingrossare le fila dei pezzi scaricabili tramite Rock Band Network, con un prezzo tra 1$ e 3$, il 30% del ricavato di ogni brano andrà in tasca all’autore. Come ulteriore garanzia sulla qualità, ogni canzone potrà essere provata per circa un minuto prima di essere acquistata.

Alcuni grossi nomi sono già pronti a fare il salto verso quella che potrebbe diventare una piccola grande rivoluzione per l’industria musicale, con album il cui annuncio di uscita potrebbe diventare “disponibile su cd, vinile e RockBand Network“; al “day one” saranno sicuramente presenti Jonathan Coulton e Billy Idol, e presto sembra che anche i Creed e gli Evanescence li raggiungeranno; anche Sub Pop, la storica etichetta di Seattle sarebbe pronta a fare il grande passo, con pezzi dei The Shins, Flight of the Conchords, Mudhoney, Sleater-Kinney e The Postal Service.

La nuova rivoluzione musicale, o una furbata qualunque? Questo sarà deciso solo dal sostegno della community.

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Flute Hero [video Rock Band]


Non preoccupatevi, non è l’ennesima periferica per Rock Band o Guitar Hero! Questa ragazza ha provato ad usare il flauto traverso invece di cantare al microfono e ha ottenuto un risultato quasi perfetto! Rock Band infatti non è capace di riconoscere le parole ma solo il tono. Se siete stonati o semplicemente vi va di provare qualcosa di nuovo, questo è un esempio da non perdere!

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