Nel 2002 il primo Mafia divenne un vero e proprio caso in Italia. Coscienza sporca? Solita caccia alla streghe? Non lo sappiamo ma ci ricordiamo bene le invettive di Roberto Centaro e Carlo Taormina, rispettivamente Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia ed ex Sottosegretario alla Giustizia. Superato il polverone che come sempre finì magicamente in un nulla di fatto, Mafia arrivò finalmente nei negozi. Il gioco della 2K Czech (che allora non faceva ancora parte della grande famiglia 2K e si chiamava Illusion Softworks) era una perla di rara bellezza, un gioco d’azione basato su alcune delle missioni più belle mai ideate per un videogioco, esperienze che rimangono ancora impresse nella mente di chi ai tempi o successivamente ha avuto la fortuna di provarlo sulla propria pelle.
MUTO DEVI STARE
Mafia era anche un gioco coraggioso perchè sebbene in un primo momento potesse sembrare un titolo simile a un Grand Theft Auto qualunque, ben presto si prendeva coscienza che le cose in comune erano in realtà una sola: una grande città come ambientazione. Nei titoli Rockstar però l’esplorazione è parte integrante del gameplay mentre per la Illusion Softworks solo un enorme contesto in cui ambientare le proprie storie. In pratica il mondo di Mafia non vibrava al passaggio del giocatore, non rispondeva alle sue provocazioni e non nascondeva certo mini giochi e altre tipologie di passatempi. Un mondo finemente ricostruito per essere solamente un immenso set, proprio come quelli utilizzati nel cinema. La straripante trama, la grafica, il realismo di tutto il gioco, facevano ben presto dimenticare che Mafia altro non era che un semplice e al tempo stesso grandioso gioco d’azione.
In Mafia II la polizia ci cercherà basandosi su quel che ha visto. A volte potrebbero conoscere solo la targa della nostra auto ma altre avere in mano di più, un nostro identikit per esempio. Se vi dovessero però cercare per un normalissimo eccesso di velocità, al contrario della solita sparatoria, ricordatevi che per non avere più problemi basterà rallentare e... pagare l'importo richiesto!
Oggi però siamo nel 2010, alle spalle non abbiamo GTA III ma San Andreas, GTA IV, Red Dead Redemption e uno sparuto gruppo di cloni. Di giochi come Mafia non ne sono stati più fatti, d’altronde se devi costruire una città grande una manciata o più di chilometri quadrati ti degni anche di riempirla di diversivi, passatempi e sorprese, cerchi di rendere il tuo titolo un’esperienza totalizzante. Giochi come Just Cause 2 a momenti non hanno nemmeno una trama ma si limitano a offrire quello che la gente gente vuole: esplorare un mondo virtuale. Logicamente tu sviluppatore puoi anche non farlo, non è certo obbligatorio, va bene un’esperienza che va dritta al punto, qualcuno potrebbe anche preferirla a quella tutto cazzeggio e divagazioni, ma il gameplay deve offrire qualcosa in cambio.
ZITTO E SPARA Con Mafia II invece gli sviluppatori si sono presi ben cinque anni di tempo per sviluppare un titolo impostato nello stesso modo del precedente. Questa volta saremo lanciati sulle strade di una simil New York degli anni quaranta denominata Empire Bay, straripante di dettagli (per quanto costruita in modo più semplice di quanto avrebbe mai fatto Rockstar) ma assolutamente priva di cosa da fare. Ma non mi preoccupo. Faccio parte di quelli che hanno amato il prequel rigiocandolo anche più volte nel corso degli anni, so che alla 2K Czech mi faranno apprezzare la loro scelta in controtendenza, lo spero perchè già ci sono riusciti una volta.
Mafia II esce dopo otto anni dal precedente gioco, molti dei quali passati a concentrarsi su un motore grafico “ottimizzato” solo ed esclusivamente per Pc. Nel corso degli anni però sappiamo tutti cosa è accaduto e così, come tante altre software house, la 2K Czech ha dovuto cambiare tiro e adattare la propria tecnologia alle console in commercio, vale a dire Ps3 e Xbox360. Una conversione quasi totale che ha rubato sicuramente del tempo ma che non giustifica quanto poco alla fine l’acquirente troverà nella confezione del gioco. Come titolo Mafia II non dura nemmeno così poco, gondendoselo appieno con guida simulativa e difficoltà più alta (e questo è un consiglio, speriamo si sia capito) arriva senza problemi a quindici ore di durata. Siamo nella media per un action game. Eppure, la sensazione costante è che manchi qualcosa, senza contare che le missioni questa volta sono soltanto buone, non eccezionali, non indimenticabili ma buone, come d’altronde i personaggi del cast.
La prima parte del gioco è ambientata qualche anno prima delle successiva, oltre che sotto a un rigido inverno newyorkese che metterà a dura prova le vostre abilità di guida.
Alcuni attori virtuali si somigliano troppo e spesso il tono generale sembra far fatica nel rientrare in quel realismo che tanto diede al primo titolo. Ingiusto comunque fare come alcuni siti che bollano Mafia II con una secca insufficienza. Mancanza di rispetto verso un progetto che ora come ora ha solo potenzialità in divenire, qualcosa che la 2K sembra però aver già monetizzato. Tra qualche giorno infatti sarà disponibile un primo DLC che andrà ad arricchire il titolo con trenta nuove missioni, i coupon per il download gratuito non sono stati inseriti in ogni confezione (per limitare l’usato come usano alcuni fare) col risultato che il 7 Settembre, dopo aver pagato circa sessanta Euro, molti saranno costretti a sborsarne altri dieci.
MA CHE MINCHIA DICI? Gli intenti non sembrano chiari, il finale chiude di botto, la voglia di tornare a vivere per le strade di Empire Bay è grande perchè il gioco merita, il gioco ha delle potenzialità, ma è vuoto. Vuoto nonostante alcune sparatorie davvero intense, vuoto malgrado una città imbiancata dalla neve e la musica giusta nello stereo della nostra scalcagnata macchina d’epoca. La trama da sola non ce la fa, per quanto anche su questo aspetto si poteva lavorare meglio e di più. Questo titolo, al contrario del precedente, non riesce a staccarsi in alcun modo dai clichè del genere, senza grandi sorprese ci spedisce in mezzo all’azione e perde molte occasioni per un impatto sicuramente maggiore. Non consigliare Mafia II è comunque sbagliato, ma che sia chiara una cosa, non è un sandbox che state acquistando, ma un normale gioco d’azione, bello e per certi versi unico ma diverso da quello che potreste inizialmente aspettarvi.
Chi di noi è un giornalista quotato (leggasi raccomandato!) presso i PR di Take Two ha ricevuto a casa, insieme all’attesissimo Red Dead Redemption che sarà oggi nei negozi di tutto il mondo (la data di uscita è proprio il 21 Maggio e il trailer di debutto di RDR lo trovate qui), un “promo kit” cioè qualcosa di più della limited edition o della collector’s edition, che sarebbe gioia gaio e tripudio per ogni amante dei videogiochi che si rispetti.
La gadgettistica legata infatti alle edizioni che arrivano nelle mani dei giornalisti è clamorosa. Io ad esempio ho i fiammiferi di Mafia. No dico… i FIAMMIFERI DI MAFIA! Fantastici.
Pochi però conoscono queste edizioni e spesso ai più è completamente ignoto il loro contenuto. Quella di Red Dead Redemption invece ve la sveliamo noi: cosa c’era dentro? Beh, ce ne sono da svelare addirittura 2 che coorrispondono alle immagini qui sotto.
In una c’è una scatola tipo quelle per la dinamite, una maglietta, un sacco per le patate per contrabbandare l’oro oltre ovviamente al gioco e ad un poster.
La seconda invece ha una maglietta, del sapone, un mazzo di carte e un fermacarte.
E’ probabile che alcuni di questi oggetti venissero anche regalati alle varie fiere di videogiochi dove il titolo è stato presentato. Nel video la review di IGN.
Mai pensato di mollare il lavoro? La questione aperta tra Rockstar e un’anonima moglie di un programmatore che negli ultimi tempi è rimbalzata tra le news del settore videogiochi ha scoperchiato ancora una volta il vaso di Pandora dell’insoddisfazione professionale dei lavoratori nell’ambito.
Quando superlavoro, scadenze sempre più strette e progetti ricostruiti e distrutti chiedono il loro tributo qual’è la cosa migliore da fare, ma soprattutto qual’è il modo migliore per farla?
Dal momento che ogni game designer è in fondo un creativo, la scelta di affidare il proprio addio all’azienda a metodi quanto meno non ortodossi non dovrebbe stupirvi, a partire da questo:
Sobrio, elegante, decisamente passivo-aggrssivo, questo pop up è ciò che i datori di lavoro di un anonimo programmatore si sono un giorno ritrovati sul proprio Mac; il testo recita:
“Il designer che avete trattato come merda ha mollato improvvisamente. La vostra compagnia e gli altri impiegati non subiranno ripercussioni. Clicca su “Renegotiate” per discutere i termini di un nuovo contratto, clicca su “HR” per scoprire quanto di brutto hai scazzato.”
Non male, indovinate un po’ dove i bravi datori di lavoro avranno cliccato?
Questo però non è l’unico esempio di “defezioni creative”, meno amaro, ma forse più di classe l’addio di un impiegato di 2K Australia, che ha affidato i suoi saluti a un mod di Super Mario Bros, giocabile e presente sul sito ufficiale del programmatore, che per inciso ha mollato tutto per dedicarsi alla scena indipendente.
Commuovente e incredibilmente pieno di stile il messaggio di un impiegato di Ubisoft, che ha creato un ambientazione in stile noir, in cui un manipolo di personaggi cerca di far desistere il protagonista, niente paura comunque, la storia finirà bene…qui il gioco.
Ovviamente in un discorso del genere non può mancare il re indiscusso delle vittorie in ambito lavorativo: Matt Harding, proprio quello di “Where the hell is Matt“. Cosa c’entra?
Beh, il buon Matt prima di decidere espressamente che si era rotto le scatole del proprio lavoro e che dalla vita avrebbe preferito una carriera come fenomeno internettiano era niente meno che uno sviluppatore di videogiochi, posizione che ha mollato nel pieno della produzione di “Destroy All Humans!“, lasciando la squadra in bei casini.
Allora? Che ne dite, avete deciso modi e tempi? Bene, ora, come cantavano i Chixdiggit (ma anche i Dandy Warhols, se è per questo) “Quit your job”!
Una considerazione personalissima: questo post è necessariamente dedicato a E. e ad A. Loro sanno il perchè:)
Il Dio del Videogame™ sa che c’ho provato. Magari senza tanta convinzione, ma conta lo stesso.
Io faccio parte di quella (neanche tanto) sparuta schiera di videogiocatori che non gioca online, e non perchè non possa: chi mi conosce sa che a casa ho una connessione ADSL decente, tutt’e tre le console di questa generazione, un Nintendo DS e il PC su cui sto scrivendo che, pur non essendo nuovissimo, mi ha permesso di aggirarmi per il Cyrodiil senza troppi problemi, quindi diciamo che l’hardware ci sarebbe anche.
E’ proprio lo stimolo che manca.
La mia concezione di videogame è riassumibile con due parole: “esperienza personale”; per me ogni gioco, dallo shoot ‘em up al RPG, è un’avventura da vivere, e nel 99% dei casi preferisco farlo da solo.
Chiariamoci, io amo il multiplayer, ho bellissimi ricordi legati a furiose sessioni multigiocatore (rigorosamente in locale) su tantissimi giochi per quasi tutti i sistemi dal C64 in poi, ma non c’è paragone: prendersi il proprio tempo (sempre meno, purtroppo), scegliere con cura cosa giocare, stravaccarsi sulla propria poltrona preferita e guardare il gioco scelto caricarsi, per il sottoscritto ha lo stesso effetto benefico di una doccia calda quando fuori nevica.
A questo punto si potrebbe pensare che il multiplayer online sia l’unione perfetta di questi due modi di giocare tanto diversi eppure entrambi a me graditi e familiari; d’altra parte sei tu, il tuo joypad e il tuo gioco, il più vicino degli altri giocatori se va bene è a un centinaio di chilometri, ma nel contempo è come se fossi in compagnia, con tutti i vantaggi ed il divertimento di giocare con altri esseri umani. E invece per il sottoscritto il risultato è inferiore alla somma delle parti.
Poichè però sono un tipo curioso e ormai il multiplayer online te lo mettono anche nel pacchetto di affettati che prendi al supermercato, tempo fa ho deciso infine di riprovare. Riprovare, sì, perchè diversi anni fa tentai un timido approccio su Ultima Online che è durato il tempo di un tutorial: uscito nel mondo aperto ho girato senza meta per un po’, per essere poi placcato da un altro novizio che ha iniziato a bombardarmi di domande e che mi ha seguito continuando a chiedere finchè non sono uscito dal gioco. Per essere sicuro di non reincontrare il mio nuovo, petulante amico, una volta fuori ho disinstallato il tutto.
Ad ogni modo dicevo, circa un anno fa, trascinato dall’entusiasmo di altri giocatori di mia conoscenza, ho deciso di riprovare; non avevo ancora la PS3, quindi approfittando di un mese di abbonamento gratuito allegato a GTA IV sono diventato un utente Gold del Live senza spendere una lira. La scelta del primo gioco, nonostante per 360 avessi anche il succitato gioco Rockstar, Halo 3 e Gears of War, è caduta su Burnout Paradise, probabilmente perchè mi è sembrato il titolo ideale per poter fare i primi passi senza essere crivellato di headshots da un qualunque ragazzino cresciuto a pane e Modern Warfare.
La scelta del gioco è stata oculata e, pur non essendo dotato di cuffia e microfono (o forse grazie a questo..), la prima prova è stata positiva: qualche trofeo sbloccato, qualche sfida vinta, qualcuna persa e divertimento più che sufficiente tanto che, nonostante detesti l’idea di dover sborsare soldi ulteriori rispetto a quelli spesi per l’acquisto dei giochi, il mese successivo ho persino rinnovato l’abbonamento, spendendo ben 6€ (!!!).
Qualche altra partita, poi semplicemente la passione si è spenta.
Halo 3 e Gears non li ho neanche provati, dovendoli ancora affrontare seriamente in single player e non essendo sicuramente un asso nei rispettivi generi.
Fast Forward. Qualche mese fa, complice l’arrivo della PS3 ed la gratuità del Playstation Network, decido di riprovarci; i titoli prescelti sono ben due, Little BIG Planet e Metal Gear Online, il primo più vicino ai miei gusti, il secondo a quelli della massa: nella mia distorta (?) visione del gioco online ci vogliono almeno un paio di fucili per poter dire di giocare online “seriamente”…
Per indorarmi un po’ la pillola provo LBP con due amici, residenti dall’altra parte d’Italia ma fidati; anche stavolta la cosa dura poco: terminati un paio di livelli “ufficiali” per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili e provati un paio di stage creati dagli utenti, saluto e mi disconnetto. Nonostante il piacere di giocare con persone conosciute, mi mancava la possibilità di proseguire i livelli con i miei tempi, di guardarmi intorno, di apprezzare i particolari.
Di lì a poco tempo faccio infine un ultimo tentativo con Metal Gear Online. Non è il mio genere, non c’è nessuno che conosco che ci giochi e il rischio di trovare adolescenti con un ormonale desiderio di prevaricazione è altissimo, ma dovevo provarci.
Il risultato è stato per me inaspettato (ah, beata ingenuità!) e abbastanza deprimente: ho aspettato quasi un quarto d’ora del mio risicatissimo tempo per trovare qualcuno, entriamo in due nello stage, incredibilmente lo becco un paio di volte dopo ricerche estenuanti e lui per tutta risposta si disconnette a metà partita lasciandomi lì a prendere la neve con il mio avatar minuziosamente customizzato.
Sono un ingenuo. Già da qualche anno credevo di aver visto tutto il campionario di possibili gadget e aggeggi vari allegati ai videogiochi di nuova uscita per convincerci a comprarli. Quelle che normalmente nominiamo “limited edition“, che tra l’altro di limitato hanno ben poco, piano piano si stanno trasformando in una pura e semplice edizione di lusso, che a prezzo maggiorato (spesso anche parecchio) non fa altro che riempirci la casa di inutili cianfrusaglie.
L’attrazione che alcune di queste iniziative eserciano su di me è ondivaga: a volte non riesco a pensare ad altro (GTA IV), a volte le ignoro completamente (Modern Warfare 2).
Apprezzo particolarmente quelle originali, ben realizzate e magari di qualche utilità: la cassettina di sicurezza di Rockstar ospita i miei beni più privati, mentre la borsetta sportiva, per non correre il rischio di rotture o abrasioni, se ne sta da una parte, inutile e inutilizzata.
Ormai è di gran moda il box di metallo, nato probabilmente con Halo 3 e ormai visto e rivisto (ad es. in Mass Effect ed è pronto per il seguito…): carino la prima volta, ma dannatamente voluminoso e quindi inutile a lungo andare. Dragon Age Origins con la sua mappa in tessuto riesce a essere di classe, ma nel futuro salotto di casa mia difficilmente troverà spazio la riproduzione di un mondo fantasy…
Insomma, hype a parte è molto difficile, anche senza considerare il maggiore esborso necessario all’acquisto, considerarle indispensabili.
A meno che non parliamo dell’action figure di Altair (per il primo Assassin’s Creed) o lo splendido Pip Boy di Fallout 3, o di gadget come magliette o accessori davvero rilevanti (furoreggiano le penne usb, soprattutto nei press kit), resto un fervente oppositore di queste iniziative.
Poi, stamattina l’ho visto. In legno, poco funzionale, decisamente ingombrante e completamente inutile: ciononostante, lo voglio con tutte le mie forze e ritorno ad essere un semplice schiavo di regole di marketing efficacissime. Non potrò averlo purtroppo, ma di cosa vi sto parlando? Di questo:
Fico eh? Unico difetto riscontrato è nella musichina, veramente bruttarella: avesse avuto quella degli scrigni di Ocarina…
Rockstar colpisce sempre nel segno. Anche quando, come in questo caso, dà vita a un titolo la cui ambientazione non mi stimola più di tanto. Il vecchio West, coi suoi saloon, gli assalti alle diligenze, le rapine in banca, proprio non fanno colpo sulla mia immaginazione. In questo caso però il discorso è diverso: se riusciranno a creare un titolo simil GTA ma pregno delle caratteristiche viste tante volte al cinema, difficilmente me lo farò sfuggire. Specie dopo aver visto questo trailer!
La qualità tipica delle produzioni Rockstar inizia a prendere forma, ma bisogna considerare che lo sviluppo è affidato a Rockstar San Diego, che aveva già dato i natali al primo capitolo, Red Dead Revolver, così come al piacevolissimo Table Tennis o a Midnight Club.
Dalla sua il titolo ha evidentemente un appeal tutto particolare: un free roaming ambientato tra le sterminate pianure americane si presta a un’infinità di situazioni diverse, elemento imprescindibile per creare un’esperienza durevole.
Il taglio fortemente cinematografico completa il quadro, soprattutto perchè unito al classico personaggio “al limite”, un fuorilegge sulle tracce di un vecchio compagno di scorribande.
Considerato che RDR sarà sugli scaffali il 27 aprile, c’è tutto il tempo per aspettarne la crescita (tecnicamente non sembra lo stato dell’arte… vedremo), soprattutto perchè quello sarà di nuovo periodo di probabili vacche magre sul fronte uscite di rilievo.
Come nota a margine segnalo che al momento è previsto solo per PS3 e Xbox 360, ancora non è certo se, come successo con GTA IV, gli utenti Pc lo vedranno in seguito o se ormai anche Rockstar dirotterà tutte le sue attenzioni sul mercato console.
Chiunque conosca anche solo per sentito dire la serie di Grand Theft Auto sa benissimo che il sesso si è affacciato spesso nei fantastici giochi che compongono l’epopea Rockstar.
Nessuno si stupirà del fatto che anche nell’imminente pacchetto The Ballad of Gay Tony ci sarà da divertirsi non poco col solito devastante mix tra erotismo, abuso di droghe e tanta, tanta violenza, verbale e non!
La notizia arriva da una fonte un po’ trasversale rispetto ai soliti canali, cioè da BBFC (British Board of Film Classification) che, come il nome lascia intendere, si occupa di imporre di classificare film, video e videogiochi, un po’ quello che succede col “nostro” PEGI.
Ora, se volete, potete cliccare qui per leggere il documento originale (in inglese e con qualche spoiler minore), oppure andare alla riga sotto e leggere il mio riassunto.
Un pompino e due trombate in posizioni diverse, ma i protagonisti sono sempre completamente vestiti.
Chissà che trambusto quando questo abominio arriverà tra noi (vi ricordo che sarà vietato ai minori di 18 anni)!
Nel suddetto documento sono identificate le varie situazioni che si verificano nel gioco (segnala che la parolaccia più usata è fuck e che più volte compare la cocaina) con grande dovizia di dettagli, questo perchè gli inglesi ancora non si fidano del PEGI: quando questo attribuisce un rating di 16+ o 18+ ecco che il secondo interviene a dare un’occhiata al prodotto.
Ora, per chiudere, un altro bel video del gioco:
Da un bel po’ di tempo cercavo un’occasione per postare la foto a destra, scattata quest’estate a New York. Rappresenta abbastanza bene cosa significhi il marketing per una sotfware house come Rockstar, talmente forte e celebre da poter pubblicizzare un suo titolo sulla facciata di un palazzo.
Questa chance è arrivata proprio oggi, grazie al video che vedrete più sotto, il trailer di lancio di Chinatown Wars per PSP.
Curiosamente questo episodio portatile (uscito già per DS) ha ottenuto unanimi consensi da parte della critica, ma ha avuto scarso successo di vendite.
E’ probabile che i giocatori non si siano fidati, non tanto dei giudizi quanto più dell’hardware su cui girava: il gingillo Nintendo è una bella macchina, ma di certo non fa del mero sfoggio di muscoli e poligoni la sua carta vincente.
Il bello (e lo strano) era comunque che visivamente si fissava su standard ottimi, e che l’accoppiata pennino-touch screen lo rendeva senza dubbio un eccellente esempio di programmazione.
Per fortuna a breve CW approderà su PSP, e questo video, sempre pregno di stile come tradizione Rockstar, ci mostra qualcosa in più: tra folli corse in auto e mini giochi spezza-ritmo, si candida di sicuro come top seller.
[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]
I videogiochi sono sotto attacco.
Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.
I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa JackThompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.
Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.
L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?
Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.
Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.
C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.
E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.
Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.
Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Ultima conferenza, solo a un paio d’ore da quella Nintendo e buona parte del futuro prossimo di Sony è finalmente rivelato. Meglio anticipare subito che di materiale davvero succoso non è stato presentato moltissimo, ma davvero tante sono state le notizie (anche inattese) che senza dubbio saranno riportate e approfondite nelle prossime settimane.
Sony non è più solo un leone ferito, sembra avere la forza, anche grazie all’apporto di PSP e della gloriosa PS2, di piazzare interessanti colpi sul mercato. A partire da Uncharted 2: Among Thieves, attesissimo in virtù del grande successo dell’esordio e con tutte le carte in regola per sfondare ancora: super grafica, ambientazioni mozzafiato (pazzesco il livello di dettaglio degli scenari) e una giocabilità che non sembra dare tregua. Ha meritato pienamente lo spazio concessogli durante il keynote: probabilissimo top seller.
Altra bomba annunciata è MAG (Massive Action Game), che già dal titolo fa intuire molto del suo potenziale: un fps che prevede un massimo di 256 players in tempo reale in gioco non si è mai visto, come è assolutamente nuovo l’approccio al lavoro di squadra in game mutuato dall’esercitoUSA: ogni giocatore viene assegnato a una squadra da 8, quattro squadre formano un intero plotone e così via fino alla compagnia (cioè l’intera squadra di cento e più giocatori!). Aggiungo solo che ognuno dei gruppi è guidato da un comandante che può dare ordini a tutti i suoi sottoposti, presi singolarmente o per reparti, e il delirio militar-strategico è servito.
In apertura parlavo di PSP e del suo successo, confermato dai tanti titoli che vedremo tra qualche mese e da una nuova incarnazione della console: grande circa la metà dell’attuale e finalmente priva del supporto UMD (avrà una ben più comoda memoria flash interna da 16 GB), è pronta a uscire il 1 Ottobre anche da noi insieme a Gran Turismo Portable, con le sue 800 macchine diverse e più di 30 tracciati. Si chiamerà PSP GO.
Poteva mancare sul palco la comparsata di Hideo Kojima? Assolutamente no, tanto più se si presenta per annunciare Metal Gear Solid PeaceWalker, sempre per PSP. Pochi dettagli, se non la garanzia che si tratti di un episodio completo pensato appositamente per la più piccola console targata Sony.
A seguire un bel po’ di inutile chiacchiericcio su Home e i nuovi spazi pronti a sbarcare nella nostra casa virtuale: tra i più vicini all’uscita quelli di InFamous e Street Fighter IV.
Il momento più curioso è stato l’annuncio della pluri promessa esclusiva Rockstar per PS3: pochissime notizie e un titolo, Agent. Da istanti come questo si capisce la difficoltà di Sony, cui è sufficiente fare notizia senza la minima concretezza per fronteggiare i suoi rivali, fino a questo momento più in palla e grintosi.
Assassin’s Creed 2 merita solo un accenno perchè multipiattaforma: sensazionale ricostruzione di Venezia rinascimentale, ambientazione azzeccatissima, doppiaggio in italo-inglese che strappa più di un sorriso, tante tecniche e gadget fantastici (curiosamente inventati da Leonardo da Vinci, come il celebre aliante che caratterizzava una parte della demo mostrata). Il precedente viveva alla grande per 8 ore, se variano le sub quest siamo a un livello eccezionale: lo voglio persino io!
Quello che non volevo vedere, ma evidentemente il mondo si, è l’osceno prototipo del motion controller made in Sony: finalmente avremo giochini futili e leggeri anche su PS3… Speriamo quanto più tardi possibile, anche se questo è un drammatico trend del mercato con cui siamo e saremo costretti a confrontarci sempre più spesso.
Mini filmato di Gran Turismo 5, con un paio di competizioni aggiuntive (come le corse Nascar) e il solito mega bagaglio di tracciati, macchine e quanto ci si aspetti da uno dei racing game più importanti di sempre.Fortunatamente il nuovo progetto di Fumito Ueda ha perso il nome in codice (Project Trico) e guadagnato quello definitivo, The Last Gurdian: meno male, ma vorrei tanto capire di più su meccaniche di gioco e somiglianza ai predecessori.
Simpatica l’idea di annunciare al mondo Final Fantasy Online in chiusura di filmato di gameplay del prossimo Final Fantasy XIII: a titolo personale sono più interessato alla versione classica, ma il fascino di un universo narrativo celeberrimo e la poca concorrenza dei MMORPG su console potrebbe farmi ricredere.
E poi, finalmente, ciò per cui mi ero messo a sedere ore prima: God of War 3. In una sola parola potrei dire “clamoroso“: meccaniche classiche dei due capolavori precedenti, con combo, prese e lanci vari, qualche nuova arma e lo stesso fascino di sempre. Bellissima l’idea di percorrere tratti in volo catturando al volo le arpie, pestandole selvaggiamente per tutto il viaggio. Così come è eccezionale lo scontro con i due mini boss (centauro e chimera), avendo sullo sfondo un Titano che scala in Monte Olimpo flagellato costantemente dai colpi di Apollo che svolazza col suo carro infuocato: attenti dèi greci, l’ora della vendetta di avvicina…Violento e crudo quanto basta, (basti vedere le combo finali dei suddetti avversari, tra budella al vento e smembramenti pezzo per pezzo), è l’unica cosa in esclusiva Playstation che potrebbe convincermi all’acquisto immediato: a Kratos non posso proprio dire di no!
Tra annunci e sorprese si è trattato di un evento piacevole e interessante, con qualche bella notizia e qualche delusione (e Heavy Rain?), tutta spostata su quello che sarà il futuro più o meno immediato: è il momento per Sony di tirare fuori i giochi pesanti, o, per la prima volta da quando si è buttata nei videogiochi, uscire sconfitta.
Questa canzone e questo divertente video, del rapper americano MC Lars, sono stupendi!
Mi hanno fatto letteralmente ammazzare dalla risate nonostante noi videogiocatori e la nostra passione non ne usciamo poi così bene, anzi ne usciamo malissimo (e la satira del pezzo non è solo sui games…).
In pratica la canzone, che si chiama in maniera estesa “Guitar Hero Hero (Beating Guitar Hero doesn’t make you Slash)” prende in giro chi, giocando ai famosi music game, pensa di saper suonare la chitarra o comunque chi si atteggia a rockstar perchè è forte ad uno di questi giochi.
Vi posto anche il testo perchè davvero è da sentire e capire tutta vista la qualità di alcune rime e battute.
E intanto continuo a cantare: “I’m a guitar, hero HERO!!!”
Walking down the hall all the fifth graders swoon
Autograph line every day in homeroom
On the playground all the kids like to point and whisper,
“Check his calloused guitar-button blisters”
I’m a fourth grade celebrity
Plastic axe on my back and a Dragonforce T
My teachers know that I’m the man
A walking, talking ten-year-old-brand
Pepsi offered me mad G’s to drink Sobe exclusively
Guitar Hero, it’s my song, flip the switch and then it’s on
CHORUS
Well I’m starting up my Wii and all my fans are in the stands
I would invite my parents but they’ll never understand
I’ve got a reputation for the levels that I beat
I’m a Guitar Hero hero, hey that’s me
They say Robert Johnson sold his soul to the devil
I can beat “Through the Fire and Flames” on expert level
While Slash rocks the strip up and down LA
I push multi-colored buttons on a stick all day
Dimebag brought the dope harmonics
My five buttons are electronic
Clapton spilt his heart on “Layla”
I go (click click click) playa
Hendrix lit his strat on fire
Generations were inspired
One day my songs could do the same
if I weren’t so addicted to this game!
CHORUS
I’m a player, I’m a hero, I’m your rock star little man
If I don’t do my homework will my teachers understand?
Can’t really strum a note and every gig I rock for free
I’m a Guitar Hero hero, hey that’s me
Beating Call of Duty doesn’t mean your aim is good
Beating Wii Golf doesn’t make you Tiger Woods
Beating Apples to Apples doesn’t make you a farmer
Watching UFC won’t make you any harder
Friends on Myspace won’t make you a musician
Beating Operation doesn’t make you a physician
Watching CSI doesn’t make you a detective
Playing Mario Paint doesn’t mean you have perspective
Beating Gears of War doesn’t make you Wintson Churchill
Quoting 90’s sitcoms won’t make you Steve Urkel Grand Theft Auto doesn’t make you a player
Playing Sim City doesn’t make you a mayor
Beating Rock Band doesn’t mean you rock
Beating Tony Hawk doesn’t make you Tony Hawk
American Idol won’t make you a star
Beating Guitar Hero doesn’t mean you play guitar
Play me some guitar
Now play me some guitar
Play me some guitar
Paul Gilbert on guitar!
Let’s go!
CHORUS
Well I know my mom will ground me if I play again all night
When I step into the zone I always rock it right
My eyes are getting bloodshot as my fingers start to bleed
I’m a Guitar Hero hero
I’m gamer, I’m an addict, guitar strummer, I’m a fan
One day I’ll tour the country in my drummer’s beat-up van
But until I learn to play I’ll sit in front of my TV
I’m a Guitar Hero hero
I’m a Guitar Hero hero
I’m a Guitar Hero hero
Hey that’s me!
And that’s me!
And that’s you!
Well golly gee!
Come promesso eccovi il post che racchiude l’opinione di Inside The Game, cioè la mia e quella di Fucktotum, riguardo ai migliori giochi usciti nel 2008.
Come starete già vedendo dal video sovrastante il post, questa volta ho preferito usare uno strumento “diverso” per stilare la mia persona classifica, tutta. Piuttosto che premiare con un video il gioco dell’anno (curiosità, la colonna sonora è dei Faunts e si chiama M4 Part 2, l’ho scelta perchè è la musica di sottofondo nei “credits” di Mass Effect, uno dei più bei videogiochi dell’anno scorso che però non trovò posto nella mia classifica visto che l’ho giocato nel 2008: mi sentivo in dovere di elogiare in qualche modo questa perla di programmazione), come 365 giorni fa, meglio premiare tutti e 10 i protagonisti di questo 2008 storico. Se pensavo che il 2007 fosse stato il miglior anno, a livello qualitativo, per l’industria dell’intrattenimento elettronico, devo ricredermi: questo è stato di gran lunga l’annata DOC. Conservate le bottiglie.
Abbiamo cominciato l’anno con Grand Theft Auto 4, ad Aprile e tutti abbiamo steso il tappeto rosso a Nico, che è entrato nelle nostre case trasportandoci nella migliore ricostruzione virtuale di sempre, quella di Liberty City. Ma l’estate porta caldo, il caldo vacanze strane, le vacanze strane portano ad un viaggio con Avventure nel Mondo e quest’ultime portano serpenti! Uno è sbucato sulla mia PS3, un “Solid Snake” e mi ha lasciato di sasso: era Metal Gear Solid 4!
Poi è stato una specie di attacco continuo e quasi senza senso di produzioni tripla AAA o comunque da giocare: Geometry Wars 2 (e via a sparare alla geometria, un sogno che si avvera ), Braid (il titolo che più mi ha stupito quest’anno, senza subbio il più affascinante), de Blob (se penso a questo gioco mi metto a ballare… ) Dead Space (ancora me la faccio sotto; ma tornerò sulla Ishimura per un po’ di achievement), Fallout 3 (“Do you want to set the World on fireeeee”), Gears of War 2 (veramente epico, anche in multiplayer io mi diverto molto a reggere orde su orde), Mirror’s Edge (ne ho parlato ieri, la mia opinione sul lavoro DICE è altissima), Little Big Planet (il post lo rimandiamo all’anno prossimo… devo ancora provarlo a fondo).
E’ stato un anno di cambiamenti, di rischi di super grafica di grandi ritorni… un anno da passare attaccati al pad visto che oltretutto sono usciti anche tanti altri titoli degni di nota, molti dei quali non ho avuto tempo di provarli: mi riferisco a Spore, World of Warcraft: Wrath of the Lich King, Viva Pinata Trouble in Paradise, No More Heroes, Fable 2, Castlevania: Order of Ecclesia, Rock Band 2, Far Cry 2, Red Alert 3, ecc… Altri ancora invece li ho giocati ma non li abbiamo inseriti, per un motivo o per l’altro, in top 10… alcuni esempi? Guitar Hero World Tour, Ninja Gaiden 2, Il potere della Forza, Castle Crashers.
Insomma guardo la lista qui sopra e rimango di stucco, quasi non ci credo. E devo ancora aggiungere i titoli tripla A che ho giocato e mi hanno deluso. In fondo aspettavo con ansia l’avvento di Too Human o il nuovo Call of Duty World At War oppure Alone in The Dark: li ho provati, finendo il primo e il terzo e sono rimasto alquanto scontento, ma vanno comunque annoverati in questo palcoscenico chiamato 2008 tra i grandi nomi.
Quasi dimenticavo i non giochi, che poi hanno venduto molto più di questi titoloni. Uno su tutti? WiiFit… e la lista si allunga!
Insomma… ma di che anno stiamo parlando? Signori, io sinceramente tutti questi gioconi non l’ho mai visti e stilare una top 10 è stato difficilissimo. Eppure abbiamo voluto premiare i nostri gusti e, come al solito, parlare col cuore piuttosto che con la mente. In fondo, c’è anche scritto un po’ ovunque nel video, Inside The Game.
Detto questo, quindi, non arrabbiatevi se non avete visto il vostro beniamino in classifica, il prossimo anno progettiamo nomination e votazioni, anche perchè se il 2009 rispecchierà la tendenza di questo “uno-due” che sono stati 07 e 08… mi devo far clonare a breve e quindi in due akiri saremo in grado di sostenere tutta la votazione e relative bagarre!
Conoscete un buon clonatore?
Buona visione e sopprattutto buon anno a tutti!!! Videogiocatori e non (questa volta mi sento buono ).