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Non gioco online (e non sono il solo) – parte 2: Humanity is overrated


E rieccoci qui a spiegare i motivi del mio, e non solo mio, scarso amore per l’online gaming, anche in funzione dei numerosi (grazie!) commenti ricevuti nella prima parte.

Telling Stories

C’è chi l’ha definiti inutili e insignificanti, chi addirittura ne è disturbato, ma personalmente ritengo che la presenza di plot degni di tal nome sia forse la rivoluzione più importante che abbia interessato il videogioco negli ultimi 15 anni. Una rivoluzione silenziosa, perchè il passaggio dalle trame fanciullesche dei primi videogames alle vere e proprie sceneggiature di alcuni dei titoli moderni è stato graduale e parallelo alla crescita dell’utenza.

E non si parla di una cosa di poco conto, bensì della nuova frontiera della sceneggiatura: l’interattività, caratteristica unica del medium videogioco, rende infatti la scrittura estremamente impegnativa e differente rispetto a quella per il cinema (che attualmente è considerato il medium più prossimo), e a tutt’oggi non siamo ancora riusciti a trovare una modalità standard che permetta  di narrare efficacemente una storia e nel contempo lasci libero arbitrio al giocatore senza subissarlo poi di cut-scenes.

Mentre gli sviluppatori continuano a sperimentare però, è innegabile che  sulle nostre console siano arrivati racconti e soprattutto personaggi sempre più ficcanti ed efficaci: Solid Snake, Niko Bellic, Ezio Auditore, Nathan Drake sono solo gli ultimi di una lunga serie di protagonisti che ci permettono di vivere e credere in storie sempre più coinvolgenti.

Ecco, tutto questo nell’online gaming non c’è e tranne in alcuni sporadici casi come i puzzle games o giochi di puro gameplay come Super Mario e affini, personalmente difficilmente riesco a farne a meno.

Uno fra i tanti.

La cosa peggiore è che si tratta di una carenza pressochè fisiologica: se già è difficile narrare coerentemente quando si hanno 3-4 giocatori/protagonisti che giocano in cooperativo, è palese che la presenza di più giocatori umani, magari  su fazioni opposte, impedisca la costruzione di qualsivoglia storia. Persino nei MMORPG, all’interno dei quali in teoria ognuno dovrebbe poter creare e vivere la propria avventura personale, interagendo e combattendo però anche con altre persone reali, sul lungo periodo ci si ritrova immancabilmente a fare power playing puro fra quest poco organiche influendo poco o nulla sul mondo di gioco perchè, al contrario dei giochi single player, qui tutti vogliono essere protagonisti ma alla fine nessuno lo diventa realmente.

Ho quindi veramente bisogno di essere uno fra i tanti anche nei videogames?

La risposta di solito a questo punto è che nel multiplayer online per spiccare  bisogna essere bravi, i più bravi, non basta spendere i soldi del gioco per sentirsi protagonista. E quindi entriamo in un altro aspetto della questione: la competizione.

Relax vs. Competizione

Argomento spinoso perchè fondamentalmente soggettivo: chi ha bisogno della competizione?

Io no.

Sono la vergogna degli hardcore gamers: non penso di aver mai giocato un videogame scegliendo deliberatamente la modalità “difficile”, ed è frequente che di fronte ad una sfida che reputi improba o, peggio ancora, ingiusta, abbandoni il gioco in questione al suo destino, ripromettendomi magari di riprenderlo più avanti.

Allo stesso modo, del multiplayer adoro la compagnia e quella lunga, immancabile sequela di sgarbi, gomitate ed insulti, ma mai e poi mai ho pensato d’iscrivermi a qualche torneo, semplicemente perchè smetterei di vedere il videogioco come un piacere: diventerebbe un impegno, uno sport, o comunque qualcosa di radicalmente diverso dal mio personale momento di relax ed astrazione.

Questo nonostante sia un videogiocatore di vecchissima data, che a suo tempo ha giocato anche con cerberi non indifferenti come Ghosts ‘n Goblins, e anzi, proprio per questo mi sembra di riconoscere nell’online gaming molte caratteristiche dei primi giochi arcade: l’allenamento continuativo, la ricerca del virtuosismo e di tecniche segrete lecite e non lecite, il bisogno di una difficoltà sempre più alta, la mancanza di una trama come di un finale. Tutto verteva sul cercare di piazzare la propria combinazione di tre lettere in cima all’high score, così come oggi verte sul tentativo di prevalere ed emergere sugli altri giocatori.

Si compete per il gusto stesso della sfida, acuito in questo caso dall’affrontare altre persone che a distanza di chilometri schiatteranno di rabbia per un nostro headshot.

Divertente? Sì, forse per i primi dieci minuti, poi il sottoscritto ha bisogno di altro.

People are people

Apriamo una piccola parentesi “misantropia” per parlare della qualità media della gente che si trova online: quando non si gioca tra amici, la probabilità di trovarsi a giocare con gente dalla sportività a dir poco “scarsa” è altissima.

Fra cheat, glitch e disconnessioni provvidenziali, adolescenti e non, manifestano la voglia di prevaricare, la necessità di affermarsi socialmente e sfogano le proprie frustrazioni. Un ambiente non propriamente adatto per uno che ha la mia concezione del videogame…

Ovviamente mi rendo conto che non si tratta della totalità della popolazione che gioca online, anche perchè se così fosse, pochi sopra i 15 anni reggerebbero più di qualche giorno, resta però il fatto che stiamo parlando di una percentuale tragicamente alta, che sicuramente non facilita un ingresso nell’online gaming già tardivo e pieno di dubbi come il mio, e che ha portato ai travagliati e penosi tentativi di cui vi parlavo la volta scorsa.

Questione di genere?

Oltre a quanto detto finora, sicuramente non aiuta il fatto che personalmente non ami granchè i due generi principali dell’online gaming, FPS ed RTS, preferendo di gran lunga i giochi di ruolo.

Cosa che, dal mio punto di vista, non fa che acuire il divario tra ciò che il gioco online sarebbe potuto (e potrebbe) essere e ciò che in effetti è.

Se possibile infatti i MMORPG sono stati per il sottoscritto la più grossa delusione fra tutte quelle rimediate da quando si è iniziato a parlare di multiplayer via internet. Ricordo l’esaltazione provata pensando ad avventure vissute in un mondo abitato da persone reali; ricordo però anche tutti i dubbi, provenienti dalla mia esperienza di Master in D&D, che si sono poi puntualmente dimostrati giustificati.

Salvo rarissime eccezioni finora il gioco online non ha fatto altro che riportare ai minimi termini il gameplay e le potenzialità di ogni gioco: quale che sia il genere, tutto si riduce infatti al combattimento, all’auto-potenziamento e ancora al combattimento, perdendosi tutto quello che il giocare con persone reali potrebbe realmente regalare.

E se in FPS e RTS questo può essere anche accettabile in quanto fulcro dell’esperienza anche in single player, nei RPG si assiste ad uno svilimento di tutto quello che distingue  un GDR da uno slasher.

Un esempio banale? L’assenza totale di enigmi da risolvere in compagnia, o di indagini da portare avanti. Alzi la mano chi, giocando a World of Warcraft, abbia fatto con gli altri qualcosa di più che combattere o ballare in mezzo alle città mentre si chatta..

Die my darling

Concludiamo citando uno dei commenti alla prima parte di questo articolo, in particolare quello in cui si affermava che l’online rende un videogame infinito.

Tutto l’opposto: i giochi online muoiono. E hanno anche vita piuttosto breve.

Per uno che come me s’incastra a giocare e rigiocare vecchi titoli, o a cercare perle nascoste fra le anse del mercato, il rischio di non trovare giocatori o addirittura d’imbattersi nella chiusura dei server per scarsa affluenza sarebbe un incubo. E con la velocità con cui ad oggi intere comunità si spostano da un gioco all’altro, il rischio è tutt’altro che remoto.

Peggio ancora, siamo arrivati addirittura alla possibilità di non poter giocare per più di un paio di mesi e neanche per uscite recenti, perchè magari si tratta di  giochi mediocri o arrivati nei negozi con una pessima scelta di tempo, e che scontrandosi con un capolavoro annunciato non potranno mai mostrare al mondo tutte le proprie potenzialità.

Tutto questo mi spinge a preferire il single player, nel quale è il gioco che si adatta a me, ai miei tempi, al mio impegno e che riesce a soddisfare la necessità di astrarmi, la brama di vivere storie fantastiche e, qualche volta, la voglia di perdermi fra i ricordi.

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[Recensione Call of Duty] Modern Warfare 2 e la sua campagna di luci e ombre


Attesissimo. Pubblicizzatissimo. Contestatissimo. Per qualche settimana ha monopolizzato il mercato dei videogiochi, per mesi resterà fisso nei lettori di console e pc. Infinity Ward torna alla carica col nuovo Call of Duty, strizzando in un disco la consueta campagna single player, il pirotecnico multiplayer e una modalità tutta nuova, Special Ops. In questa sede ci occuperemo di quest’ultima e della campagna, rimandando l’analisi del comparto online per offrire un giudizio più completo dopo qualche settimana di prove concrete.
Impugnate la vostra arma preferita e tenetevi pronti quindi, la guerra non ammette distrazioni!

Quando si deve parlare di un titolo con tante aspettative, non è mai facile prendere una posizione netta. La tendenza è quella di perdonare qualche imprecisione, di concedere a uno sviluppatore blasonato che lancia un grande sequel troppa tolleranza: voglio perciò mettere subito in chiaro che se cercate la recensione di un fanboy, dovete andare altrove.
Call of Duty è una serie straordinaria, divertentissima e spesso entusismante. Il quarto episodio è stato un capolavoro sotto tutti i punti di vista, mentre il quinto ha lasciato i soliti dubbi sullo sfruttamento dell’IP da parte di soggetti diversi dai veri creatori.

Riuscire ad andare oltre Modern Warfare non era affatto facile, anche solo basandosi sulla Campagna. Questo perchè in quel caso tutti abbiamo vissuto momenti indimenticabili, vere e proprie prodezze narrative ed emozionali. La missione coi cecchini, quella del dopo bomba in cui si può solo strisciare e morire: grandi idee perfettamente realizzate, colpi di scena mai prevedibili e in grado di lasciare a bocca aperta (la prima missione, che vedeva la nostra esecuzione è solo un altro esempio…).
Questo è esattamente ciò che manca a questo “seguito”.

La Campagna

La trama in sè, trovata in un cestino dell’immondizia usato da Kojima durante la stesura di quella di un qualsiasi Metal Gear, vede una cospirazione fantapolitica gettare il mondo ben oltre la soglia di un’ennesima guerra mondiale. Russia e Usa si scambiano accuse ed attacchi mentre dal canto nostro saremo impegnati in missioni a spasso per il mondo, a volte per contrastare minacce a volte (non scherzo) per crearne di nuove.
Il tutto è narrato in modo estremamente approssimativo, dato che si ha una certa difficoltà a capire bene lo sviluppo della vicenda: troppi salti e personaggi poco carismatici concludono un quadro generale di desolante profondità.
Il riciclo dei colpi di scena, con uccisioni “improvvise” o situazioni già viste, condisce una modalità che vive di rarissimi picchi, soprattutto se ripensiamo al discorso delle aspettative: centinaia di screenshot diffusi, con la stazione spaziale e i subacquei,  avevano fatto alzare la mia soglia d’attenzione verso missioni completamente innovative… peccato che all’atto pratico queste due ambientazioni siano poco più che scene d’inframezzo.

Per fortuna c’è il comparto tecnico, assolutamente di prim’ordine: graficamente la serie ha sempre espresso grandissima qualità, e anche in questo caso tra ambientazioni pittoresche (le favelas) o sensazionali (l’incursione nelle grotte), l’occhio è continuamente rapito da svavillante bellezza e intensità.
Al pari dell’orecchio, ancora una volta fiore all’occhiello di Infinity Ward: a patto di giocare a un volume accettabile, la sensazione di trovarsi in pieno conflitto è garantita dagli effetti delle armi ed esplosioni, sensazionali come al solito.
In un titolo del genere è ovvio che il fulcro debbano essere gli scontri e la sensazione di realismo che è capace di trasmettere, e su questo l’ennesimo COD è semplicemente perfetto. Gli agguati, i pericoli ad ogni angolo, le sezioni stealth contribuiscono a creare un insieme di devastante impatto, che lascia il giocatore davvero a bocca spalancata, sempre pronto a chiedere ancora più azione, più caos, più scontri.
Questo è il suo vero e grande difetto: anche a livello Veterano (ampiamente semplificato rispetto ai predecessori) non vi durerà più di otto ore, trascorse però a perdifiato tra scenari impeccabili e irruzioni (brevi momenti stile bullet time), ma con poche memorabilia, tra cui spicca un fenomenale scontro finale, che vi ripagherà di tutte le frustrazioni patite per arrivarci.

Discorso a parte, molto delicato, merita la terza missione single player, quella che ha causato un po’ di rumore sui media e la rimozione dagli scaffali russi del gioco.
In essa saremo un agente americano infiltrato in un’organizzazione terroristica russa, impegnata in un’azione dimostrativa: un attentato in aereoporto.
Trovarsi di fronte a questo scenario senza essere pronti può essere un pugno nello stomaco, perchè il tutto prende il via con l’irruzione nel terminal, la fuga dei civili e i nostri compagni che iniziano a prenderli di mira per buoni 5 minuti di livello in cui bisogna solo avanzare ed eliminare quante più persone possibili, fino all’arrivo della polizia e il conseguente ritorno a dinamiche più consuete in un fps.
La durezza di questa parte del gioco è tale che lo stesso vi richiederà in un paio di occasioni se siete disposti ad affrontarla, sottolineando anche che in termini di gioco in sè, trofei e obiettivi non cambierà nulla: credo che però sarete voi, come me, l’aspetto più interessante di questa vicenda.

La vostra reazione di fronte a una violenza su inermi civili sarà quello che più di ogni altro vi resterà impresso nella memoria. Non c’è punteggio, non c’è obiettivo, non c’è utilità nè nello sparare a tutti, nè nell’evitare di uccidere: il grande successo di Infinity Ward è quello di dimostrare praticamente quanto insensata sia la violenza, quanto tutto questo non possa che lasciare vuoti, inermi, senza parole.
Quando sentirete qualcuno criticarla perchè “diseducativa“, buttategli in faccia la realtà: nessuno può parlare senza aver messo mano, nessuno sa come ci si senta mentre si segue il “richiamo del dovere”, soprattutto quando questo viene interpretato in tutte le direzioni…

Special Operations

Per quanto riguarda le Special Ops, sono la vera innovazione introdotta in questo CODMW2 e rappresentano la risposta alle modalità cooperative che trabordano in tutti i giochi di oggi. Vere e proprie sfide da affrontare da soli o con un compagno, coprono tutte le sfaccettature del gioco: ve ne sono stealth, di difesa contro orde continue di nemici, corse a tempo, irruzioni e attacchi vari, il tutto in tre livelli di difficoltà diversi.
Un’aggiunta non da poco ma soprattutto la degna compensazione per le mancanze di longevità del single, dato che riuscire a completare ogni sfida richiederà molto tempo, e ancora più pazienza. Un punto nettamente a favore di Infinity Ward e non un’introduzione fine a se stessa, il degno filo conduttore tra campagna e multi online.
Se avete presente la sindrome “solo un’altra e poi smetto”, tipica del giocatore di puzzle game, riuscirete a capire quanto possa essere piacevolmente additivo provare e riprovare a migliorare i propri risultati, cercando in ogni modo di non allertare quella guardia o impostare al meglio una curva dannatamente stretta per la vostra motoslitta.
Di certo non si tratta di una modalità eterna, perchè la frustrazione in alcune missioni raggiunge e supera ampiamente il limite di bestemmie quotidiane consentite, ma finchè la fiamma della sfida brucerà i vostri polpastrelli state sicuri che continuerete a tentare.

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Quando i mostri si fanno piccoli [recensione Dragon Quest Wars per Nintendo DSi]


dragon quest wars cover nintendo dsSquare Enix ultimamente si è avviata a una politica di sfruttamento selvaggio dei propri brand più famosi che ha portato episodi e spin off di Final Fantasy e Dragon Quest un pò dappertutto.

Tra le ultime iterazioni troviamo Dragon Quest Wars: un interessante esperimento tra strategico e board game dal pedigree eccellente. Il gioco, scaricabile solo per Nintendo DSi, nasce dagli sforzi congiunti di Square Enix e Intelligent Systems, second party di Nintendo responsabile di perle quali Fire Emblem e Advance Wars, che riescono nell’impresa di creare qualcosa di nuovo e venderlo a un prezzo decisamente contenuto.

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I 5 giochi più rivoluzionari degli ultimi vent’anni [secondo Peter Molyneux]


top 5 videogames innovative innovativi innovazione rivoluzionari molyneuxPeter Molyneux ha raccontato a ThatVideogameBlog quali sono, secondo lui, i cinque più innovativi titoli degli ultimi vent’anni. Capita a fagiolo, quindi, questo post per analizzarli insieme e vedere se siamo d’accordo o meno, dopo il mio attacco di ieri alle microtransazioni in Fable 3, il prossimo videogioco del geniale game designer inglese (a cui si devono titoli storici come Popolous, Theme Park e Black & White).

Certo in apertura di articolo posso dire che non sono d’accordo con questa classifica ma è anche davvero difficile tirare fuori una top 5 delle ultime due decadi.

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7 giorni con l’ assassino otaku [No More Heroes 2 Desperate Struggle]


no, more heroes 2 desperate struggle wallpaperGoichi Suda o si ama o si odia: pochi personaggi nel mondo dei videogiochi sono stati in grado di spaccare in due il pubblico come ha fatto questo signore dai tempi di Killer7Game designer geniale o imbonitore da baraccone la cosa certa è che quando si tratta di ribaltare le regole e i luoghi comuni della cultura pop e videoludica Suda51 sa quello che fa.

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Mostrato il multiplayer di Bioshock 2 [video]


Quando, mesi fa, fu svelato che l’attesissimo seguito di uno dei migliori Fps del recente passato avrebbe avuto una modalità multiplayer, ho storto un po’ il naso. Ora che ho avuto modo di vedere questo video mi sono ricreduto: non sarà tattico e profondo come la nuova moda impone, ma mi pare pieno di interessanti idee tutte da gustare, in primis l’implementazione e l’utilizzo dei plasmidi in un contesto di guerra aperta con più giocatori: vedremo frag sempre diversi o sarà tutta una bolla di sapone, noiosa dopo poche partite?

La fonte della mia preoccupazione è la paura che in qualche modo il single player venga penalizzato per dare spazio a un multigocatore che, mi sembra evidente, sarà improntato molto sul divertimento puro e scriteriato, molto più sugli utilizzi dei plasmidi offensivi che sulla mira.

Se il gioco in sè o il suo sistema di punteggi premiasse l’originalità delle tattiche utilizzate, avremo qualche lieta sorpresa: sarà pure bello crivellare di colpi un avversario, ma congelarlo e poi mandarlo in pezzi ha molto più stile!

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La SSV Normandy è pronta a ripartire! [preview Mass Effect 2]


Mass Effect 2 logoNel primo teaser trailer volevano darcelo per spacciato, il nostro eroe, totalmente customizzabile, morto in azione. Invece no! Shepard è vivo, per lo meno all’inizio del gioco, e saremo noi giocatori ad avere in mano la sua vita prendendo delle decisioni durante il gioco. Non c’è che dire, proprio un’entrata degna per Mass Effect 2!

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3MoG, Transformers Revenge of the Fallen (La Vendetta del Caduto ) [video recensione]


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Trine, E3 Editor’s Choice in arrivo per PC e Playstation Network


Ho appena visto questo trailer sotto segnalazione di Pablus.

Il mio commento? Wow!

Penso una cosa, importante, su questa generazione di console. A parte i titoloni spettacolari che sto giocando e rigiocando e mi fanno contento ogni giorno, ciò che più mi sta stupendo sono le possibilità garantite grazie alla digital delivery. I giochi distribuiti così costano di meno e spesso, proprio per questo motivo, rischiano di più. Inventano qualcosa, escono fuori dagli schemi.

Sto anche giocando a Flower, sempre per PS3, scaricato da PSN, altro esempio fantastico di questa nuova ondata di titoli e mi sembra più rivoluzionario di qualunque innovazione “tripla a” o ad alto budget.

Poi vabbè, è chiaro: metto nella console il dvd di Grand Theft Auto e piango. Però è uno su quanti? Di quanti videogiochi grossi e inscatolati posso davvero dire: “che idea geniale”? Pochi, a mio avviso, davvero pochi. Questo tipo di titoli al limite è un perfezionamento, sfrenato, di idee geniali del passato mentre questo Trine suona davvero come un’esperienza diversa e sinceramente io non vedo l’ora di provarlo.

E’ stato Editor’s Choice all’E3 ed uscirà per PC e per Playstation Network (quindi PS3). Sarà un titolo in cui la cooperazione di tre personaggi, piuttosto che la competizione, sarà tutta basata sulla fisica e sulla creatività dei giocatori. Un cavaliere, un ladro e un mago, tutti con abilità peculiari, impegnati a risolvere puzzle accompagnati da una grafica stilosa e da un prezzo basso.

Ma cosa volete di più? Non mi dite un lucano che vi spezzo :) Al limite ‘na birra…

Per i più curiosi, vi lascio il sito ufficiale di Trine.

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Finalmente un trailer serio e nuove informazioni per Dead Rising 2


Dopo averlo finalmente detto, è il caso di andare un po’ più a fondo con la scoperta di Dead Rising 2, uno dei videogiochi che più attendo avere nella mia ludoteca (giuro che lo compro collector’s, limited, special e cazzemazz edition)

Siccome ho già eletto il mio campione, per il 2009, cioè Starcraft 2 (ovviamente), non posso dire che il nuovo titolo di Keiji Inafune sia il mio personale “gioco più atteso dell’anno“. Però posso fare almeno una divisione, no? Dead Rising 2, per quanto riguarda il single player, è assolutamente il gioco su cui più vorrei mettere le mani! Più di Starcraft 2!

Ci sono due problemi, però, nell’affermare quanto scritto sopra. Il primo è che il titolo zombesco migliore dell’universo è previsto per il 2010 e non per quest’anno. Il secondo è anche la notizia del giorno: Dead Rising 2 non sarà solo single player, ma avrà anche una modalità multiplayer! Che notizia, altro che inutili dettagli (sono note anche le piattaforme su cui il titolo uscirà: sia console, Playstation 3, Xbox 360 che PC)

Ok, detto questo posso ufficialmente affermare che non sto più nella pelle!

Al Captivate 09, cioè all’evento di presentazione dei nuovi titoli Capcom, è stato dichiarato che il titolo sarà in grado di supportare fino a 6.000 zombie contemporaneamente sullo schermo quando saranno presenti più giocatori. Cioè, ci rendiamo conto o no? Non solo potrò tornare alle atmosfere cupe e allo stesso tempo divertenti di uno dei più grandi capolavori del’ansia videoludica… potrò anche farlo con un amico.

Passando infine al trailer, che finalmente mostra qualcosa di serio, beh che dire. La moto con le motoseghe attaccate ha vinto! Sarà la mia arma preferita, anche se credo che nei prossimi filmati ne vedremo ancora di più strane ;)

Per chi vuole approfondire l’argomento, vi lascio il link all’intervista al lead producer del progetto Dead Rising 2 Inafune su Gametrailers (si ringrazia Pandreol per la segnalazione).

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For The Emperor! [recensione Warhammer 40.000 Dawn of War 2]


Relic ha avuto un bel coraggio, non c’è che dire.

Il primo Warhammer 40000:Dawn of War aveva riscosso un ottimo successo di critica e pubblico, forte di un’ambientazione curata come poche e di un gameplay massiccio come il granito, che prendeva spunto da molti altri RTS aggiungendo dinamiche e meccaniche tutte nuove.

Il secondo episodio scombina le carte in tavola e riparte quasi da zero, almeno per quanto riguarda la campagna (che può essere affrontata da solo o in cooperativa con un amico). Se il nucleo fondamentale di ogni strategico in tempo reale è sempre stato quello di costruire edifici e potenziare le proprie truppe, in Dawn of War II questa possibilità non c’è affatto, soppiantata da una struttura simile a quella di un gioco di ruolo con molta azione (azzardo il paragone con Diablo), fatta di piccole squadre e tanto sudore per tenerle in vita.

Altra scelta discutibile è quella di lasciare tutto lo sviluppo della trama a una sola delle razze presenti nel gioco, gli Space Marines dei Corvi Sanguinari: sono d’accordo sul fatto che i Tiranidi abbiano poco da raccontare essendo poco più che appendici dell’Unica Mente, ma vivere anche solo un paio di missioni controllando Orki o Eldar sarebbe stato un vero piacere, giusto per testarne limiti e vantaggi prima di buttarsi nel multi.

A parte questa critica, devo comunque ammettere che il lavoro di Relic si dimostra profondo e appagante: adoro passare minuti interi a preparmi per lo schieramento, scegliendo tra le varie possibilità i membri più utili alla missione o all’avversario con cui mi scontrerò.

Possiamo sostanzialmente dividere le varie squadre in tre categorie: chi preferisce piantare una chain-sword in petto all’avversario, chi sbriciolare col fuoco dei requiem ogni resistenza e chi, sotto spesse piastre di ceramite, è tornato dalla morte per servire il Trono D’Oro. Nella combinazione intelligente dei punti di forza delle varie unità sta la chiave del successo, ma bisogna tenere a mente che è sempre la personalizzazione a farla da padrona: il Comandante in Capo ad esempio sarebbe (ed è) un’unità micidiale in melee, ma volendo lo si può upgradare ed equipaggiare per il combattimento a distanza, discorso valido per quasi tutte le altre squadre.

E’ ovvio che una volta scelta una direzione per i vostri upgrade (ad es. il corpo a corpo) diventa controproducente accrescerne un altra, soprattutto quando si tratta di attacchi: avere un Comandante che fa un po’ tutto è senza dubbio meno utile di averne uno esagerato in corpo a corpo, sempre in grado di reggere per darvi il tempo di affossare gli avversari col fuoco a distanza.

Oltre a questa possibilità di variare il gioco in concreto, è stata lasciata ai giocatori anche quella di procedere nelle varie missioni come preferiscono, gestendo la controffensiva su 3 pianeti, tutti schiacciati tra le masse di zanne e artigli Tiranidi, la brutalità orkesca e l’evasività Eldar: sebbene la varietà di incarichi da portare a termine non sia notevole, la presenza di sotto obiettivi e di boss (si, boss: praticamente ogni unità nemica ha la sua controparte potenziata, con tanto di barra dell’energia in alto sullo schermo) aiuta a cambiare un po’ le carte in tavola, soprattutto a livelli di esperienza elevati.

Insomma, io mi ci sto divertendo da matti perchè mi permette di prendermi il mio tempo per attaccare e ripiegare, perchè sono io a scegliere la forza d’attacco da schierare e potenziare e soprattutto perchè è ambientato in uno degli universi narrativi più profondi e curati mai visti: l’unica critica concreta riguarda aver tarpato le ali ai giocatori, negandogli la possibilità di godere dell’ampia customizzazione della campagna usando anche le altre tre razze…ma non si poteva chiedere a Relic anche il coraggio di abbandonare il versante multiplayer prima dell’avvento di Starcraft II no?

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Guitar Hero World Tour: io sono un batterista!


Rock and Roll!

Ieri mi è arrivato Guitar Hero World Tour: l’ho aspettato tanto questo momento e finalmente è arrivato.

Non che io volessi in particolar modo mettere le mani sul nuovo episodio del franchise Activision dedicato al rock; semplicemente non vedevo l’ora di jammare come una vera band con i miei amici. Soprattutto volevo finalmente rimettermi a suonare la batteria e siccome questo è uno strumento didattico per imparare a ripetere le gesta di Lars Ulrich o Mike Portnoy direi che fa proprio al caso mio. L’anno scorso avrei voluto prendere Rock Band, di Electronic Arts, ma il suo prezzo europeo proibitivo ha allontanato me e molti altri dall’acquisto.

Guitar Hero World Tour, invece, costa 199€ nel suo Band Bundle, cioè comprensivo di microfono, chitarra, batteria e ovviamente gioco. Dopo aver saputo il prezzo e dopo averlo visto per la prima volta alla fiera di Lucca Comics and Games, comprarlo è stato un attimo.

Ieri quindi mi sono ritrovato con 7 amici, non uno, a casa mia: abbiamo suonato fino all’una di notte alternandoci a tutti gli strumenti. C’era ovviamente Fucktotum e il mitico Peppe, entrambi conosciuti qui sul blog. Non riuscivamo letteralmente a staccarci dalla modalità carriera.

Ovviamente dovrete aspettare un po’ per un post più approfondito sulle qualità meno superficiali del gioco (che comunque giudicherò valido o meno soprattutto dalla tracklist e dalla qualità dei suoi strumenti di plastica): per ora c’è solo un’iniezione di divertimento e soprattutto la voglia di rimettersi a suonare una batteria vera, facendo pratica su quella finta. Non solo suonare la batteria, comunque, anche cantare visto che Guitar Hero 4 è anche un “karaoke” versione rocckettara!

Insomma aspettatevi che da un momento all’altro io chiuda il blog e mi ributti anima e corpo in una passione talmente tanto trascinante da non consentire sconti: la musica.

Rock and roll!!!!!!!

Ovviamente la foto rappresenta le mie mani e le mie bacchette, incluse nella confezione, griffate Guitar Hero!!!

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