Santo Kotaku, se non ci fossi tu. Spesso, questo l’avrete notato da soli, Inside The Game prende molto materiale dal più famoso blog videoludico del mondo (non solo famoso, ma anche rilevante e importante). Ed è proprio poco fa su Kotaku che ho letto questa news davvero interessante che riporto, in cui vi mostro due trailer di due film presenti al Festival di Cannes (dal 12 al 23 Maggio), che si sta svolgendo in questi giorni. Questa è davvero una notizia su cui riflettere… non trovate? L’attenzione cinematografica sui videogiochi è moltissima e questo è noto a tutti: ma in un festival come Cannes avere non uno ma addirittura due film in cui si parla (o quasi) di videogiochi è davvero un segno di come il nostro amato medium interattivo stia entrando nella cultura non solo popolare.
Cominciamo. Il primo film che vi presento, quello del trailer di sopra, si chiama R U There Non so se ci rendiamo conto di come inizia. Con una partita di Counter Strike competitiva filmata (si vedono anche gli sponsor ) ed un giocatore (che tra l’altro sembra uno del Team Pentagram) distrutto dallo stress che si va a fare rilassare da una massaggiatrice e se ne innamora. Il film è presentato nella sezione “Un Certain Regard” e mi sembra davvero molto interessante sia come stile sia perchè porta finalmente alla luce il fenomeno degli Sport Elettronici addirittura sul grande schermo (e, lasciatemolo ripetere, addirittura a Cannes). Quanta gente, secondo voi, guardando queste immagini si sarà chiesta: “Ma che diavolo stanno facendo quei ragazzi? Si immagina un futuro dove i videogiochi saranno Sport?”. E invece, pensate, è il presente. Non il nostro (di italiani) ma il presente del mondo moderno. Il regista Jean-Luc Godard però, non contento, ha voluto girare il film sia in “real life” sia in “second life”: i due piccioccioni, infatti, scapperanno nel mondo virtuale più finto della storia (Second Life, appunto).
Fichissimo!
L’altra segnalazione è sicuramente meno “rilevante” e riguarda un Thriller, Black Hole, che si svolge all’interno di un omonimo videogioco (plot davvero STRA abusato, direi: meglio guardarsi Existenz!). Ovviamente la cosa che colpisce di più di questo trailer, in verità, è il sedere dell’attrice: davvero meraviglioso.
Nella foto un festival cinematografico girato con Second Life.
Ad averli spot del genere in Italia. Una pubblicità di Starcraft 2 che è girata tutta con attori veri gioca proprio sul fatto che in Corea del Sud lo strategico in tempo reale Blizzard è un istituzione e quindi tutti lo conoscono.
Ciò che vedete infatti è un Dark Templar, capace di rendersi invisibile, mentre “molesta” una ragazza in aereoporto. Il titolo, di cui Inside The Game ha provato la versione beta con una recensione esclusiva, uscirà sicuramente nel 2010 ma c’è una data alla fine della pubblicità. Una data che lascia presagire qualcosa… il 22 Maggio 2010. Ovviamente dubitiamo fortemente che questa possa essere minimamente la data in questione: c’è troppo poco tempo per il marketing. Però, allora, cosa vuol dire?
Vi lasciamo con questa e un’altra domanda: il titolo è veramente carico di attese e potrebbe davvero risollevare il multiplayer online su PC e gli Sport Elettronici in generale (caduti letteralmente in crisi). Inside The game si è chiesto, precedentemente, e se invece Starcraft 2 fallisse?
Domani 22 Febbraio 2010 sarà una data da ricordare. Perchè? Perchè esce in anticipo Heavy Rain (già recensito su Inside The Game, per la cronaca, da Jabba qui)?
No.
Sarà un giorno da ricordare per tutti i netgamer o, almeno, lo spero; sarà disponibile infatti sul sito www.esportitalia.com il primo numero di un magazine in pdf molto particolare. Una rivista scritta da netgamer, per altri netgamer e prodotta da FNIGE, una nuova federazione nazionale interessata al videogioco competitivo, di cui avevamo già parlato in occasione del Roma Videogames Festival.
Non voglio assolutamente farmi dell’auto pubblicità, non è questa la sede, ma di certo non posso tacere il dettaglio che su questa rivista c’ho sudato l’anima nelle passate nottati visto che ne sono il direttore. Ovviamente, per trasparenza, ammetto anche che l’idea non è assolutamente mia: io ho solamente dato corpo a questo progetto che era da mesi nella mente di FNIGE (che mi ha contattato a inizio Settembre, la prima volta) e soprattutto del suo presidente Sebastiano Silluzio.
Se ho avuto quindi l’opportunità di dirigere alcuni dei più taltentuosi scrittori di netgaming in Italia per questo primo numero lo devo soprattutto a Sebastiano e rubo solo questa riga per ringraziarlo.
Torno quindi velocemente a parlare del progetto eSport Italia: una rivista dove troverete un sacco di articoli dedicati al netgaming e agli Sport Elettronici scritti da quelle che spero un giorno diventeranno delle grandi firme in questo panorama. Ora come ora, in uno scenario così acerbo da non avere nemmeno un sito di riferimento se non dei portali legati alle aziende di competenza che operano nel settore, è difficile in verità usare un termine così ampio come “panorama”.
La speranza però è proprio quella di dare un punto solido e fermo alle nuove generazioni di netgamer sperando che l’esempio dei primi “pionieri” del giornalismo esportivo (consentetemi questo neologismo) possa essere d’aiuto per coloro che verranno in tutte le figure necessarie. In fondo abbiamo bisogno di giocatori, e questo è chiaro, ma anche di giornalisti, telecronisti, admin, organizzatori ecc ecc.
Ma per essere realmente vista come delle fondamenta significative, eSport Italia non deve avere bandiere e deve essere libera. Nonostante nasca sotto la bandiera di FNIGE, una federazione che si è appena affacciata nel mondo dell’eSport ed ha ancora tutto da dimostrare, la rivista tratterà gli argomenti più disparati e cercherà di abbracciare tutte le iniziative italiane nate sotto la bandiera del netgaming.
Sperando che il motto “unire e non dividere”, quindi, accompagni eSport Italia e l’idea sotto la quale è nata aspetterò insieme a voi domani per sfogliare questo primo numero della rivista e sapere cosa ne pensate. Come immaginate il vostro giudizio farà parte dei mattoni sui quali costruiremo tutti i futuri numeri, non dimenticandoci che nonostante io sia soddisfatto del lavoro svolto (nonostante il particolare periodo che sto vivendo, troppo pieno di impegni che molte volte non riesco a portare a termine come vorrei), c’è sempre molto da migliorare.
Esce con qualche (argh) giorno di ritardo l’ultima puntata del mio reportage WCG sul blog. Purtroppo un “black out” di connessione e soprattutto la mia partenza intercontinentale e il mio rientro a Roma un giorno dopo non mi hanno permesso di tenermi in contatto con i miei lettori preferiti, voi, raccontandovi cosa è successo l’ultimo giorno a Chengdu, quello delle finali.
Ma un video vale più di mille parole e quindi gustiamoci la vittoria mondiale di Enrico “HauntSpy” Aurora a Wise Star 2!
Ebbene si, abbiamo vinto una medaglia d’oro. Peccato che non sia un vero e proprio oro olimpico. Qui sul blog si può dire la verità e sono convinto che Haunt non si offenderà: Wise Star 2 e Asphalt 4 sono solamente “marchette” per i WCG, leggasi “giochi promozionali”. Facevano parte, ovviamente, di un torneodiverso: il Samsung Mobile Challenge. Ma, siccome Samsung deve vendere cellulari, allora è stata fatta la finale sul palco e ad Enrico è stata consegnata una medaglia d’oro. Questo perchè ovviamente costruire una medaglia non costa molto ma, per gli organizzatori del WCG, equiparare Wise Star 2 e Asphalt agli altri giochi sarebbe stato uno scandalo di dimensioni epiche!
Già così in verità lo è. HauntSpy torna a casa con ben 6000$ che sono lo stesso premio del secondo classificato di Starcraft che è un Coreano (Stork) che ha fatto del videogioco la sua professione. Ma ci rendiamo conto? Enrico si è allenato circa 3 ore in tutto a Wise Star, lì a Chengdu, mentre Stork 8 ore al giorno per anni!!! Insomma ragazzi, io voi e Haunt stendiamo un velo pietoso sulla cosa. Bulliamoci di aver vinto una medaglie e soprattutto stringiamoci ad Enrico e alla sua felicità per aver portato a casa un po’ di soldini. Di quello sicuramente siamo tutti contenti!
Detto questo, qualcuno si starà già chiedendo: perchè un titolo simile ad un post del genere?
“I gotta a feeling, that tonight’s gonna be a good night” è la frase di una canzone, una canzone dance dei Black Eyed Peas che, in un modo o nell’altro, è rimasta nel cuore di tutto il team azzurro e rimbomba nelle mie orecchie.
Si perchè l’esperienza cinese è stata davvero un’emozione, un “feeling” ed ogni sera è stata una bella serata. Nonostante qualche screzio, qualche punto basso, qualche scivolone, ci siamo davvero divertiti e soprattutto emozionati.
Divertiti a ridere, ballare e scherzare all’italiana ed emozionati a vedere il World Cyber Games in Cina, la prima nazione che ha saputo veramente accoglierlo come si deve, come un evento.
Ma se per il divertimento certe cose sono accadute a Chengdu e a Chengdu dovranno rimanere per sempre, per quanto riguarda l’emozione non sarà mai abbastanza parlare del fatto che in Cina gli Sport Elettronici sono una realtà consolidata, che ha coinvolto 80.000 spettatori nei cinque giorni di evento, un numero assurdo ma comunque piccolo se paragonato agli 8 milioni di spettatori che in televisione hanno seguito la finale di Counter Strike.
Quindi il mio invito e il mio esempio è solo uno: se vogliamo far crescere qualcosa di lontanamente simile anche in Italia, bisogna parlarne e non rimanere zitti. Scrivere blog, rendere pubblici i video (come farò io appena riesco a lavorarli un minimo), coinvolgere gli amici e i parenti.
Perchè il sogno non si infranga mai contro la dura realtà bisogna solo continuare a sognarlo.
Il mondo è cambiato. Quello del multiplayer online, anche. L’erosione di giocatori, costante e inarrestabile, ha ormai ridotto le community a sparuti gruppi di gioco. Molti generi, un tempo punte di diamante del netgaming, stanno letteralmente sparendo. Le console di ultimagenerazione sono troppo “avanti” e i giocatori l’hanno capito e si stanno spostando in massa: Call of Duty 4, ha molti più giocatori su Xbox Live che su PC, nonostante tornei ed eventi siano quasi esclusivamente giocati sulla storica piattaforma dotata di mouse e tastiera.
Gli RTS, d’altro canto, sono praticamente spariti; questo il quadro desolante, ma realistico, che raffigura una natura morta di giochi multiplayer senza giocatori, soprattutto in Italia. Ma non pensate che all’estero la situazione sia tanto migliore, anzi: se si escludono le due “isole felici”, Germania e Corea del Sud, le vendite di videogiochi per PC sono in costante diminuzione e rappresentano ormai una nicchia nel gigantesco mercato dell’industria videoludica.
E il netgaming ne soffre: i tornei sono sempre più rari anche passate le alpi e addirittura le Championship Gaming Series, una trasmissione televisiva statunitense dedicata alle sfide di videogiochi professionistiche, hanno chiuso i battenti. A parole, i manager delle società che orbitano intorno al business degli Sport Elettronici, hanno dichiarato che il settore esploderà nei prossimi due anni: eppure i fatti sembrerebbero dimostrare il contrario. In fondo un tale settore non esiste senza tornei, ma ovviamente non ci sono tornei senza giocatori e non ci sono giocatori senza il settore. Un cane che si sta distruggendo la coda.
Tuttavia, una luce alla fine del tunnel, c’è: l’accenderà prima o poi la mano di BlizzardEntertainment e il suo nome è Starcraft 2. L’attesissimo seguito dell’RTS, divenuto ufficialmente sport e trasformato in spettacolo mediatico in Corea del Sud, potrebbe sedersi a questo tavolo con un poker d’assi servito: un punto davvero impossibile da battere se ben giocato. Blizzard sta facendo crescere l’hype a dismisura e sta puntando in maniera evidente sugli aspetti multiplayer della produzione: gli stessi che hanno reso il primo Starcraft uno dei videogiochi più importanti del mondo a cui, ancora adesso, milioni di persone stanno giocando. Ad esempio, per testare Starcraft 2 sono stati chiamati i più importanti pro-gamer (giocatori professionisti) mondiali, coreani e non: Blizzard vuole uscire con un prodotto praticamente perfetto già dalla prima release, un gioco che coinvolga da subito gli utenti a giocare in multiplayer grazie al Blizzcast (un servizio di TV, in game, per vedere le partite) o alla nuova Battle.net, dove sarà possibile organizzare tornei con premi in denaro.
Ovviamente la risposta degli appassionati, per ora, è adorante: Starcraft 2 è atteso come la manna dal cielo, come la fine di tutte le sofferenze, come il titolo che può, a ragion veduta, far tornare la passione per il netgaming all’entusiasmo iniziale. Su internet è considerato l’unico modo per riunire e rinforzare tutte le community appassionate di strategia e non solo; se il supporto sarà rilevante, Starcraft 2 ha le carte in regola per rapire giocatori dagli altri campi “competitivi”: FPS, sportivi e, perché no, anche strappare dal “sonno” delle loro vite virtuali molti giocatori di MMORPG in giro per la rete.
Per molti questa non è una speranza, bensì una sicurezza: Starcraft 2, quando uscirà, sarà in grado di fare il miracolo della moltiplicazione dei giocatori. All’estero, dove la scena è molto più sviluppata, molti osservatori pensano addirittura che questo titolo possa portare il “competitive gaming” fino al livello coreano. Le aspettative per un videogioco non sono mai state così alte!
Legittimo a questo punto domandarsi: e se Blizzard avesse in mano un bluff e non un poker? E se il gioco dovesse rivelarsi poco più che buono a livello mondiale? E se le sue mirabolanti caratteristiche fossero comunque insufficienti per riportare migliaia di persone ai Lan party? In definitiva: e se Starcraft 2 dovesse fallire? Ovviamente per chi vi scrive questo scenario è alquanto improbabile: conoscendo Blizzard Entertainment, altrimenti detta, “noi-programmiamo-solo-capolavori-e-cambiamo-il-mondo-dei-videogiochi-ad-ogni-titolo-come-con-WOW”, credo sia lecito attendersi che le aspettative siano soddisfatte.
Ma soprattutto non penso che sia davvero importante un titolo, per far sbocciare gli sportelettronici in occidente: a mio avviso ci penseranno le console di nuova generazione, quando troveranno qualcuno disposto ad incanalare il loro enorme potenziale di pubblico. E se non sarà così, probabilmente il tempo darà una grossa mano al settore, aiutando la sinergia tra sviluppatori, sponsor, investitori e giocatori già in atto da anni.
Allo stesso modo però sono convinto che Starcraft 2 potrebbe essere l’Unico Anello per aiutarli tutti e nella luce farli risplendere. Una magia tecnologica degna di Gandalf che porterà una massa di nuovi giocatori e ricompatterà quelli esistenti, garantendo un ringiovanimento generale al settore. Speriamo a questo punto che la magia non porti in grembo qualche “maledizione”; in fondo questi anelli magici, si sa, a volte funzionano male nonostante le garanzie.
Da Game Pro 19 di Febbraio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
E’ appena terminata la fase a gironi e la rosa dei partecipanti, dai 28 iniziali, si è ridotta a 16 (ottavi di finale con winner e loser bracket). Ovviamente siamo qui al locale 1Up di Garbatella (circuito ESC), in versione “live” coverage (aggiorneremo questo post con tutti i risultati e i video in pseudo tempo reale, youtube permettendo) per la Ranbt di Arcade Extreme.
Romics non è stato un grandissimo evento a livello di videoludico. Cioè, non è stato granchè lo spettacolo offerto sul palco dei World Cyber Games organizzato da Progaming Italia. Ci siamo divertiti, per carità: il quizzone sui WCG è stato fantastico. Ma in tre giorni abbiamo fatto vedere solamente la sfida di Guitar Hero e quella di FIFA tra i finalisti. Troppo poco per un patito di Sport Elettronici e netgaming come me. Eppure una nota positiva, nascosta in un angolo della fiera, c’è stata. Il torneo di SF4!
Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.
Ok un titolo più lungo non lo potevo scegliere, è ufficiale. Ho vinto qualchecosa?
Io no. Stasera invece un vincitore ci sarà, anzi un team vincitore, di quello che è considerato in Italia il torneo più atteso dalla community di TrackmaniaNationsForever, l’Italian Stadium Team Championship. La finale sarà seguibile in streaming e sarà commentata da Dont (che è anche l’autore “morale” di questa news ), dovevo esserci pure io ma purtroppo il calcetto settimanale mi ha impedito di prestare le corde vocali anche a questo SportElettronico molto amato e gratuito.
Come sapete tutti io sono un “fanatico”, un appassionato, un esperto, un quellochevipareavoi dei tornei di videogiochi.
Dagli albori di questo fenomeno d’aggregazione, perchè secondo me i LAN party sono proprio questo, ho cercato di seguirne l’evoluzione in Italia partecipando, pensate un po’, a tutte le maggiori competizioni create per il nostro paese, online e offline. Dal 1999 ad oggi, non ho perso un evento degno di questo nome a parte qualche lannetta familiare.
Sono stato testimone del primo LAN Party che coinvolgesse tutta la penisola e tutti i giochi organizzato a Firenze al Palatenda (che caldo): circa 400 giocatori. L’anno dopo è stata la volta del primo ILP, Italian Lan Party, organizzato da ANVI, al palazzetto dello sport di Firenze: poco meno di 1000 giocatori. E poi la prima NGILAN, nel 2002 se non sbaglio: più di 1000 giocatori. Questi eventi erano tutti BYOC, cioè bring your own PC, significa che tutti i giocatori portavano il proprio computer da casa. Nel 2004 cominciai ad avere la passione per i video e decisi di portare la telecamera all’ultimo LAN Party dove risultavo ancora capoclan dei SoL, Sons of Law, ormai estinti. SMAUILP 2004 fu l’evento più grande e impressionante mai organizzato in Italia, il primo in cui io feci un video (quello che vedete qui sopra), l’inizio della fine. Circa 1000 PC portati dall’organizzazione per altrettanti giocatori, più altri 200 PC dell’area “VIP” per tornei dal montepremi stratosferico a cui intervennero i più grandi giocatori di tutta Europa di Warcraft 3 e Call of Duty. Eppure, come detto poco fa, questo evento segna nostro malgrado l’incipit di una parabola discendente in questi eventi e nel netgaming stesso che si è sempre più svuotato.
L’ultimo LAN PArty al quale sono stato, bellissimo per carità, è stata la Dema Zone LAN: circa 80 giocatori. Avete letto bene, da 1000… a 80 . Aiuto! I netgamers stanno sparendo!
Perchè? Tanti motivi. Troppi per elencarli tutti in un unico post che vuole parlare d’altro. Uno su tutti è che il gaming su PC non sta andando tanto bene, soprattutto in Italia. E allora, per riempire di nuovo i palazzetti, quale è il futuro degli Sport Elettronici? Cosa dobbiamo fare?
Semplice, come ho già detto spesso, spalancare il nostro “cuore” di nazipcisti (l’ho letto in un forum ) alle console! E quindi, innanzitutto, cercare di far crescere quella che probabilmente sarà la lega più importante per tornei di console in Europa, se si muove bene, cioè CSL, Consoles Sports League il prolungamento della potente ESL sul mercato delle macchine da gioco Microsoft, Sony e Nintendo.
Beh dopo la scorpacciata di news dei giorni scorsi, relative all’E3, vi sarà salita una voglia di giocare mica da ridere (come al sottoscritto). Quale migliore occasione, quindi, di un bel torneo con gli amici? Beh il sito giusto è proprio www.consoles.net ! Iscrivetevi, mettete il sito in italiano e buttatevi nell’arena. Ci sono dei bei premi e, speriamo, anche della grandi notizie in serbo per voi (io sogno, ogni notte, una EPS, cioè un campionato di Serie A con finali dal vivo e un montepremi da 25.000$ per console; per saperne di più ho scritto il post Finali EPS: gli Sport Elettronici in 5 punti)
Beh, un po’ si! Sapete che a darmi retta ci si guadagna sempre Comunque sia la differenza tra CSL e questi ultimi siti, però, è evidente. Il primo ha un infrastruttura creata apposta per organizzare tornei, ladder e chi più ne ha più ne metta. Gli altri invece sono tutti via forum. Insomma CSL è un po’ più professionale, mentre gli altri sono molto for fun (non che questo sia un male… anzi in fondo per i giocatori l’importante sono i premi e gli eventi e in questo campo la lotta è serratissima tra tutti i contendenti, scegliete quello che preferite).
E proprio in questi giorni Consoles Sports League sta venendo rilanciato, con delle nuove opening cup e altri tornei. Per saperne di più il link preciso è questo, dove troverete tutte le informazioni necessarie per partecipare e per mettere le vostre manacce sui premi! Sempre che io ve lo permetta…
Insomma, concludendo, come questo video è stato l’inizio della fine (anche se per me è stato importantissimo, per la prima volta, filmare un evento simile: sul mio canale youtube trovate molte testimonianze, italiane o estere, degli eventi ai quali ho partecipato), spero che Consoles sia invece il primo mattone su cui ricostruire la casa del netgaming italiano. Spero di rivedere, davvero, lo spero proprio, un evento con 1000 persone in Italia: tutti ragazzi semplice, genuini e simpatici, con lo stesso pallino, la passione per la sfida e per i videogiochi. La stessa passioneche ormai mi accompagna da più di 10 anni e in cui continuo a credere, credere, credere nonostante i segnali negativi siano ad ogni angolo.
Ma per come mi sento adesso, non mollerò mai. Voi invece?
Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.
La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al filesharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.
Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!
La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.
L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News – Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.
Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.
Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.
In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.
E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano GameNetwork ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.
Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.
Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
I più attenti di voi si ricorderanno che, nel post 3MoG, Spiderman Web of Shadows, vi avevo avvisato di una mia intervista che sarebbe andata in onda durante il programma Vite Reali, su Rai 4 (mica telepace ), il 30 Novembre. Il programma è un curioso magazine condotto da Francilla in cui si portano alla luce le Web Celebrities, cioè persone che sono diventate famose, o quantomeno conosciute, grazie ad internet.
Io non credo assolutamente di essere diventato “famoso”, ci mancherebbe. Quando mi riconosceranno per strada magari comincerò a montarmi la testa, ma non credo succederà mai. Certo è che nel mio mondo, quello del netgaming, ormai sicuramente sono conosciuto e ringrazio tutti i miei “aficionados” per la simpatia e per l’affetto dimostrato in tutti questi anni di telecronache. Ed è proprio di netgaming che ho parlato durante i circa 5 minuti che mi sono stati dedicati per cercare di portare alla luce, ancora una volta, questo straordinario passatempo che pochi sembrano capire e percepire (sono un fissato, quando mi danno un minimo di spazio, la butto sugli Sport Elettronici!)
Fortunatamente apprendo che Vite Reali ha ora un sito, www.vitereali.tv e, ancora più fortunatamente, tutte le puntate sono disponibili per essere visualizzate sul web! Eccovi il link alla puntata 11 (a circa 20 minuti dall’inizio c’è il mio servizio) che ho anche messo sulla foto del mio fantastico (si fa per dire) faccione, usata in apertura e inoltre a questo indirizzo trovate il mio profilo da “web celebritiy”sempre sul sito ufficiale della suddetta trasmissione.
Ringrazio quindi, nuovamente, i miei colleghi che hanno reso possibile tutto questo. Meglio dirlo subito, infatti, che tutti siamo sotto il tetto di The Blog TV, ma sono stati loro a propormi l’intervista e non il contrario. Francilla, Potassio, Alessandra, Angela, Lorenzo, Valentina e Nicola: a loro va il mio più sentito ringraziamento.
Ma visto che siamo in tema di celebrazioni vorrei anche portare alla vostra attenzione un fatto alquanto interessante che, sempre recentemente, ho scoperto. Il mio lavoro e quello del preziosissimo Fucktotum su questo blog, Inside The Game, continua a stupirmi.
Girovagando su internet infatti mi sono imbattuto nella classifica dei blog di www.wikio.it, ormai divenuto uno dei più autorevoli aggregatori di notizie e blog di internet. Sotto la categoria “tempo libero”, al venticinquesimo posto, indovinate chi ci trovate? Proprio Inside The Game!
Cioè mi sono veramente stupito da solo. Sappiamo bene di avere moltissimi lettori giornalieri ma davvero non potevo pensare di essere così in alto in una classifica italiana. Inside The Game è il quarto blog sui videogiochi della classifica, posizione che si ottiene non solo tramite la popolarità ma anche tramite il numero di link che un blog riceve e dall’importanza degli stessi.
Insomma sono davvero contentissimo di questo inaspettato risultato che ormai mi fa pensare che questo spazio sia troppo stretto per due soli blogger. Vorrei allargarlo e trasformarlo facendolo uscire dallo stato di blog personale (o quasi) e portandolo a qualcosa di più. Una vera e propria rivista di informazione videoludica multiautore.