Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.
Mentre mi preparo per andare a Villa Torlonia, per il terzo giorno del Wings of Magic Roma Media Festival, vi lascio l’embed alla mia ultima video recensione per Music Box, 703 di Sky.
Ovviamente sto parlando di Three Minutes of Game, 3MoG, arrivato alla diciannovesima puntata e finalmente completo di grafiche, mezzi voti, ricchi premi e belle ragazze (su alcuni di questi dettagli ho mentito). Puntata dedicata alla musica classica, in un certo senso. Sia per la colonna sonora utilizzata, sia soprattutto per il gioco in questione, Eternal Sonata che è un po’ la storia di Chopin.
Il titolo Tri-Crescendo, distribuito in Europa da Atari, mi ha molto colpito per alcuni aspetti peculiari, come la voglia di insegnare qualcosa tramite il videogioco. Ma come potrete vedere dalla video recensione non si ferma solamente all’aspetto didattico, anzi. C’è tanta carne al fuoco in Eternal Sonata: un JRPG solido, divertente, longevo e spettacolare. Consigliatissimo agli amanti del genere.
Detto questo una segnalazione veloce, il portale Wings of Magic mi ha intervistato, addirittura definendomi VIP . Nel post Simone Trimarchi ai microfoni di WOM, potrete leggere qualche mia opinione su TV e videogiochi, Sport Elettronici e sul futuro di questo medium. Ringrazio Massimiliano per l’intervista e Virgina per la fotografia!
Con chi non ha niente da fare in questa grigia domenica romana (e si, il tempo non è assoltato come al solito), vi consiglio di fare un salto a Villa Torlonia perchè oggi ne vedrete delle belle.
Come sapete tutti io sono un “fanatico”, un appassionato, un esperto, un quellochevipareavoi dei tornei di videogiochi.
Dagli albori di questo fenomeno d’aggregazione, perchè secondo me i LAN party sono proprio questo, ho cercato di seguirne l’evoluzione in Italia partecipando, pensate un po’, a tutte le maggiori competizioni create per il nostro paese, online e offline. Dal 1999 ad oggi, non ho perso un evento degno di questo nome a parte qualche lannetta familiare.
Sono stato testimone del primo LAN Party che coinvolgesse tutta la penisola e tutti i giochi organizzato a Firenze al Palatenda (che caldo): circa 400 giocatori. L’anno dopo è stata la volta del primo ILP, Italian Lan Party, organizzato da ANVI, al palazzetto dello sport di Firenze: poco meno di 1000 giocatori. E poi la prima NGILAN, nel 2002 se non sbaglio: più di 1000 giocatori. Questi eventi erano tutti BYOC, cioè bring your own PC, significa che tutti i giocatori portavano il proprio computer da casa. Nel 2004 cominciai ad avere la passione per i video e decisi di portare la telecamera all’ultimo LAN Party dove risultavo ancora capoclan dei SoL, Sons of Law, ormai estinti. SMAUILP 2004 fu l’evento più grande e impressionante mai organizzato in Italia, il primo in cui io feci un video (quello che vedete qui sopra), l’inizio della fine. Circa 1000 PC portati dall’organizzazione per altrettanti giocatori, più altri 200 PC dell’area “VIP” per tornei dal montepremi stratosferico a cui intervennero i più grandi giocatori di tutta Europa di Warcraft 3 e Call of Duty. Eppure, come detto poco fa, questo evento segna nostro malgrado l’incipit di una parabola discendente in questi eventi e nel netgaming stesso che si è sempre più svuotato.
L’ultimo LAN PArty al quale sono stato, bellissimo per carità, è stata la Dema Zone LAN: circa 80 giocatori. Avete letto bene, da 1000… a 80 . Aiuto! I netgamers stanno sparendo!
Perchè? Tanti motivi. Troppi per elencarli tutti in un unico post che vuole parlare d’altro. Uno su tutti è che il gaming su PC non sta andando tanto bene, soprattutto in Italia. E allora, per riempire di nuovo i palazzetti, quale è il futuro degli Sport Elettronici? Cosa dobbiamo fare?
Semplice, come ho già detto spesso, spalancare il nostro “cuore” di nazipcisti (l’ho letto in un forum ) alle console! E quindi, innanzitutto, cercare di far crescere quella che probabilmente sarà la lega più importante per tornei di console in Europa, se si muove bene, cioè CSL, Consoles Sports League il prolungamento della potente ESL sul mercato delle macchine da gioco Microsoft, Sony e Nintendo.
Beh dopo la scorpacciata di news dei giorni scorsi, relative all’E3, vi sarà salita una voglia di giocare mica da ridere (come al sottoscritto). Quale migliore occasione, quindi, di un bel torneo con gli amici? Beh il sito giusto è proprio www.consoles.net ! Iscrivetevi, mettete il sito in italiano e buttatevi nell’arena. Ci sono dei bei premi e, speriamo, anche della grandi notizie in serbo per voi (io sogno, ogni notte, una EPS, cioè un campionato di Serie A con finali dal vivo e un montepremi da 25.000$ per console; per saperne di più ho scritto il post Finali EPS: gli Sport Elettronici in 5 punti)
Beh, un po’ si! Sapete che a darmi retta ci si guadagna sempre Comunque sia la differenza tra CSL e questi ultimi siti, però, è evidente. Il primo ha un infrastruttura creata apposta per organizzare tornei, ladder e chi più ne ha più ne metta. Gli altri invece sono tutti via forum. Insomma CSL è un po’ più professionale, mentre gli altri sono molto for fun (non che questo sia un male… anzi in fondo per i giocatori l’importante sono i premi e gli eventi e in questo campo la lotta è serratissima tra tutti i contendenti, scegliete quello che preferite).
E proprio in questi giorni Consoles Sports League sta venendo rilanciato, con delle nuove opening cup e altri tornei. Per saperne di più il link preciso è questo, dove troverete tutte le informazioni necessarie per partecipare e per mettere le vostre manacce sui premi! Sempre che io ve lo permetta…
Insomma, concludendo, come questo video è stato l’inizio della fine (anche se per me è stato importantissimo, per la prima volta, filmare un evento simile: sul mio canale youtube trovate molte testimonianze, italiane o estere, degli eventi ai quali ho partecipato), spero che Consoles sia invece il primo mattone su cui ricostruire la casa del netgaming italiano. Spero di rivedere, davvero, lo spero proprio, un evento con 1000 persone in Italia: tutti ragazzi semplice, genuini e simpatici, con lo stesso pallino, la passione per la sfida e per i videogiochi. La stessa passioneche ormai mi accompagna da più di 10 anni e in cui continuo a credere, credere, credere nonostante i segnali negativi siano ad ogni angolo.
Ma per come mi sento adesso, non mollerò mai. Voi invece?
Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.
La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al filesharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.
Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!
La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.
L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News – Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.
Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.
Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.
In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.
E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano GameNetwork ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.
Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.
Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homoludens non sono più gli stessi.
E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.
Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili. Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.
Da questa consapevolezza nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.
I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.
Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.
Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.
L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.
Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.
Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.
Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.
Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.
Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.
Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.
Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).
Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.
Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.
Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.
Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.
Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.
Un quadro desolante, vero?
C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”. Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.
MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.
Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!
Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.
Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.
E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.
Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.
E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.
Dovevo fare questo articolo molto tempo fa ma ho preferito aspettare. Grazie all’amica Videl, infatti, sono riuscito a provare Quake Live nella sua beta privata ormai molti mesi fa. Era meglio però non parlarne fino ad oggi, giorno dell’uscita pubblica del titolo in beta che quindi può essere provato da ognuno di voi.
Cosa è Quake Live? Quake live è Quake 3, non un pixel è diverso o quasi. E allora perchè dovremmo tanto stupirci, griderà qualcuno?
Semplice perchè Quake Live è si un gioco vecchio di 10 anni, ma è anche uno dei più grandi miracoli tecnologici dei nostri tempi. Un gioco che nel 1999, anno della sua uscita, occupava circa un CD (700MB) di informazioni, grazie al genio di JohnCarmack, ora gira su un browser!
Avete capito bene. Basta installare 5 mb di file, un .msi che rappresenta una semplice libreria, per giocare a Quake 3 da qualunque PC tramite un qualunque browser (aspettiamo ancora la versione per Mac OS e per Linux, che arriverà a breve). Senza rallentamenti, senza installare un exe, senza niente. Incredibile è la parola giusta, ma Carmack ci ha abituati a dire che l’incredibile non esiste, soprattutto a livello tecnico, per lui che fa della programmazione un’arte.
Recensire il gioco mi sembra anche ridondante. Chi non conosce Quake 3 Arena? Sappiate solo che stiamo parlando di uno dei più importanti sparatutto di tutti i tempi per PC: l’apripista dei giochi pensati solo per il multiplayer, una scommessa vinta da id Software già tanti anni fa. Tra l’altro che cosa serve una recensione se andando sul sito di Quake Live potete giocarci voi e valutare da soli e con mano quanto sto dicendo.
Ciò che invece è importante sottolineare è come nel mondo del multiplayer online le dinamiche dei giochi elettronici tradizionali abbiano davvero poco senso. Al giorno d’oggi se un gioco non è al passo con i tempi nessuno lo nota o quasi (anche se, in verità, questo è proprio il momento storico più ghiotto per i videogiochi indipendenti che hanno trovato con la digital delivery la loro fortuna). Nel netgaming invece, rimaniamo appassionati dei videogiochi vecchi perchè sono quelli con le meccaniche più grezze e quindi i più belli a livello di sfida. Se un gioco è facile da giocare, avrà più giocatori forti ed emergeranno tante eccellenze. Questo è nocivo per lo spettacolo e non da possibilità a chi si vuole impegnare veramente di essere, giustamente, un gradino sopra gli altri.
Ciò che serve al netgaming, oltre che i classici e banali sponsor, sono invece giochi che, nei secoli dei secoli, siano sempre riconoscibili e magari abbiano possibilità di evolversi senza essere stravolti. Starcraft è perfetto in questo senso: si è evoluto con le patch e con le mappe aggiuntive ma sono dieci anni che è giocato a livello professionistico in Corea del Sud. Quake 3 anche ma ha sofferto del lack di investimenti ed ora si spera che rifiorisca con Quake Live.
Perchè? Perchè ora TUTTI avranno la possibilità di giocarci con un click. Ci rendiamo conto di cosa significa? Che ovunque voi siate, qualunque PC abbiate tra le mani e soprattutto SENZA SPENDER UN EURO nell’acquisto del gioco (non c’è alcun abbonamento da pagare: è totalmente gratis), tutti avranno accesso alla sfida online e alla visione delle partite di altri. Questo vuol dire che, finalmente, realmente gli sport elettronici possono essere accostati al poker online, basta un browser per entrare nell’arena.
Per il netgaming e per gli sport elettronici significa moltissimo anche se ho una gran paura. Che, senza avanzamento tecnologico gli sponsor classici si tirino indietro: Intel non venderà certo dei processori nuovi e potenti grazie a Quake Live, sarà quindi interessata a mettere in palio premi per i tornei?
Questa domanda mi attanaglia la testa mentre, tra un razzo e l’altro, mi aggiro per Q3DM6 come dieci anni fa.
Sono stato a tre edizioni dei World Cyber Games (Corea del Sud 2001, Singapore 2005 e Italia 2006), ad un ACON5 (Cina, 2005) ad un Electronic Sport World Cup (Parigi, Francia 2005) ma non sono mai stato ad una fiera di videogiochi all’estero. Si quelle in Italia sono come il pane quotidiano: faccio LAN Party dal 99, sono stato a 2 Gamecon e anche a The Gameland ma… volete mettere con l’andare ad una fiera di videogiochi “seria”? Una di quelle di cui leggevo, sognante, sulle riviste di settore… Una di quelle in cui è pieno di Booth Babes (spero che la mia ragazza non legga questo post ) ma soprattutto è pieno di giochi nuovi, mai visti, a disposizione delle mie pacioccose manine. Volete davvero mettere?
Beh, ovviamente c’è poco da confrontare. Anzi non c’è proprio nulla da confrontare. In questo dannato paese i videogiochi non esistono. Nessuno ci investe, nessuno ne parla nei media, nessuno ha idea di che fenomeno sociale, economico e sociologico siano i nostri amati pad, mouse ecc…
Ma in America… beh, ovviamente stanno avanti in America. E dopo aver chiuso praticamente i battenti ed essere stata ridimensionata per due anni, torna la più importante fiera di videogiochi occidentale, l’E3: Electronic Entertainment Expo. E si. Nel 2007, complice da un lato la poca voglia ad investire tutti quei soldi in pubblità locale (rendetevi conto che per chiunque, anche Activision, Microsoft, Electronic Arts, Sony o Nintendo ecc… partecipare con grande dispendio di mezzi all’E3, facendo a gara a chi ha lo stand più grosso, non è certo una bazzecola in termini economici) e dall’altro l’ascesa della Games Convention di Lipsia, la fiera fu ridimensionata e spostata dal Convention Center di Los Angeles ad una serie di alberghi o eventi sparsi per la città. Addirittura nel 2008, fu chiusa al pubblico e c’erano solo una serie di Press Event dedicati ai giornalisti di settore.
Quest’anno invece, in barba alla crisi finanziara globale (i videgiochi dimostrano di non soffrire certo come gli altri settori, eppure nessuno sembra accorgersene… tranne noi! ), l’E3 torna all’ L.A. Convention Center, torna ad essere aperta al pubblico e torna quindi, ai fasti di un tempo. Le più importanti società di videogiochi hanno già confermato la loro presenza (mentre alle passate edizioni qualche grande nome è mancato) e io, sinceramente, sto pensando di andarci.
Vedendo il video qui sopra, pieno di belle ragazze (di solito modelle) semi nude vestite e brandizzate come personaggi di videogiochi, ovviamente la voglia è destinata a salire giorno dopo giorno.
Chi viene con me? 2-5Giugno 2009 a Los Angeles. Serviranno 1200 euro (+ o -) per una settimana. Organizziamo l’Inside The GameE3 Tour?
Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino. Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.
Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.
I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.
Perchè?
Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.
Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.
Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella PlayboyMansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.
E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.
Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).
Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.
Come promesso nei commenti di questo articolo, dove trovate tutte le informazioni che vi servono sulla Serie A dei videogiochi italiana, cioè la ESL Pro Series, eccovi lo streaming della diretta web.
Lo spettacolo è già cominciato e terminerà stasera, alla fine di tutti i match. Counterstrike Source, Pro Evolution Soccer, Call of Duty 4 e Trackmania ci terranno compagnia fino all’elezione dei nuovi campioni d’Italia.
Feci un post simile anche l’anno scorso chiamandolo “Il gioco più atteso ora, Fallout 3“. Dopo la scorpacciata di titoli del 2007 (qui trovate i migliori), l’anno scorso ci ha portato un indigestone di titoli che comunque sono culminati con il capolavoro Bethesda Softworks (argomento della prossima puntata di Three Minutes of Game) che ovviamente, non ha deluso.
Ora, ovviamente, nonostante ci siano davvero tantissimi giochi in uscita in questo 2009, eppure, per me: c’è soloStarcraft 2.
Pensate. Sta per uscire Street Fighter 4, Resident Evil 5, Halo Wars, God of War 3, Gran Turismo 5, The Sims 3, Killzone 2, Dawn of War 2 e tantissimi altri titoli (un bell’elenco l’ha fatto la mia amica Videl, che linko: sempre curioso sapere l’opinione di una gamer in gonnella). Ognuno di questi meriterebbe un post come questo.
Ma ancora, per me, c’è solo Starcraft 2.
Ripenso a 10 anni fa, quando inizia a giocare online con Quake World, all’alba dei tempi del netgaming. Ripenso alle nottate passate a fraggare. Ripenso ai locali dove andavo per giocare in LAN e guardare in faccia i miei avversari. Uno dei periodi più divertenti della mia vita: zero stress, o quantomeno solo quelli universitari (che al tempo mi sembravano giganteschi ma che poi, col tempo, rimpiango: al lavoro è molto peggio) e le ore passate davanti ad un PC, su IRC, con ICQ. Ricordo la scoperta dell’Orshingal, famoso locale romano dove si facevano tornei: Quake online stava morendo ed io ancora non sapevo cosa mi stesse per aspettare, quando mi sedetti in uno di quei PC per fare una partita a Starcraft contro qualcuno. Tra me e me avevo sempre detestato il capolavoro Blizzard, pensate, perchè levava persone a Quake e soprattutto mi aveva portato via il mio compagno di clan e amico Sauron, che abbandono appunto lo sparatutto per lo strategico. A Starcraft io giocavo for fun, non lo consideravo un “gioco eletto”: partite con la regola “30 minuti no rush” e poi giù di battle cruiser VS carrier VS defiler.
Ma quando decisi di sedermi e di accettare Starcraft come competizione, quel giorno lontano ormai 2 lustri, la mia vita cambiò per sempre.
Ripeto: neanche io potevo lontanamente immaginare dove mi avrebbe portato una partita ad un videogioco. Se tornassi indietro e arrivasse il mio del futuro a dirmi: “Tu andrai in Corea del Sud a giocare a Starcraft e grazie a questa passione scriverai su Giochi per il Mio Computer e poi sarai telecronista di Sport Elettronici“, sinceramente, non gli crederei.
Già a “Corea” sarei rotolato per terra tenendomi la pancia dalle risate.
Eppure è andata così, ed è per questo che per me, ora, c’è solo Starcraft 2.
Non so nemmeno se uscirà nel 2009, magari dovrò aspettare fino al 2010 (leggete i commenti dell’articolo “Il gioco più atteso ora: Fallout 3” per scoprire che anche nel 2008, c’era gente che attendeva Starcraft 2) eppure mi sento che questo è l’anno giusto, che il gioco è quasi pronto e che tutto sembra convergere verso la storia. Anche se i dubbi qualitativi, sinceramente, sono l’ultimo pensiero che mi sfiora: signori e signore, stiamo parlando di un gioco Blizzard, conoscete un loro gioco che sia stato sotto la soglia del capolavoro?
E allora si, lo ammetto, ormai non ce la faccio più ad aspettare e questa data, 25 Settembre 2009, scritta come certa da molti rivenditori online per l’uscita del gioco, mi è entrata nella testa. Da oggi a quel giorno mancano circa 9 mesi che, sicuramente, voleranno sulle ali di altri giochi, di altri film, di altre serie tv. Di altra vita.
Ma per quanto rapidi, non lo saranno mai quanto vorrei.
Ma arrivato quel giorno, chissà, tutto forse, nuovamente, cambierà.
Magari mi licenzierò per giocare 24/7 o magari troverò Starcraft 2 talmente tanto brutto dal decidere di smettere di credere nel netgaming e negli Sport Elettronici.
In un modo o nell’altro, ne sono certo, Blizzard cambierà nuovamente la mia vita, come ha fatto dieci anni fa.
Nel video il primo Battle Report rilasciato dai programmatori californiani, 21 minuti di partita multiplayer commentata in inglese.
Come molti sanno sono, da anni ormai, il telecronista ufficiale del più importante campionato di videogiochi in Italia. Non solo “più importante”, ma anche ormai uno dei più longevi, dei meglio organizzati e dei più appassionanti. E’ l’equivalente della “Serie A“e si chiama ESL Pro Series, ne ho parlato già qui e vi rimando a questo post per maggiori spiegazioni (dove ho spiegato, in cinque semplici punti, gli Sport Elettronici in Italia).
Ogni anno, quindi, la mia voce trasmette le emozioni che vivo sulla mia pelle vedendo le partite di Counterstrike Source, Call of Duty 4, Pro Evolution Soccer e gli altri giochi ufficiali della Pro Series, agli eventi organizzati sul territorio italiano. Territorio che, per la prima volta nella storia di questa manifestazione, cambia regione.
Le finali delle EPS, infatti, si sono da sempre tenute in Trentino Alto Adige, a Bolzano. Location alquanto “scomoda”, o almeno questo è il giudizio della maggior parte dei netgamers non certamente altoatesini, per organizzare una finale nazionale. Il 17 e il 18 di Gennaio, cioè questo week end, Milano sarà teatro dei playoff della settima stagione EPS italiana. Al Tim Tribù Village, in Via Cevedale 5, sabato e domenica “full time” (dalle 10 di mattina fino a quando non finiamo, quindi fino a notte ) avrete la possibilità di vedere in azione i migliori giocatori in Italia, su PC, dei più importanti Sport Elettronici (maggiori info su giochi e team partecipanti qui). Si giocheranno 30.000€, quindi non certo “bruscolini”. Anzi, si è fatto molto rumore per il The Gameland con i suoi 80.000€ (a ragione ovviamente) e la cifra delle EPS è quasi la metà, quindi assolutamente non male (se inoltre pensiamo che sono 30.000€ ad ogni finale, quindi 60.000€ l’anno, arriviamo quasi allo stesso numero).
Ok, pubblicità finita!
Mi nasce però spontanea una riflessione. Le EPS si sono evolute, di stagione in stagione, proponendo ad ogni finale qualcosa di nuovo. Alla seconda stagione (il video di apertura è un “memorabilia”, appunto, di questa stagione) non c’era neanche la possibilià di mangiare in loco mentre in seguito, anno dopo anno, ci sono state aggiunte di ogni tipo, fino alla festa di chiusura. E’ sicuramente vero, però, che nelle ultime due stagioni, la manifestazione sembrava “stantia”: le evoluzioni che si potevano fare erano già state messe in pratica e altre avrebbero riguardato solo la comunicazione dell’evento al di fuori dello stesso. Quasi impossibile, in questo senso, comunicare al meglio un evento con sede a Bolzano in Italia, nazione che ha due centri nevralgici importanti e tante altre città molto più piccole. Insomma un evento è tale se è a Roma o Milano, non se è a Bolzano, Latina o Cosenza (senza nulla togliere a questi 3 esempi di città).
Questo cambiamento di città, quindi, se verranno mantenuti tutti gli standard qualitativi di Bolzano, può veramente essere la svolta per ESL e per le Pro Series che si spera abbiano un impatto mediatico più alto nel capoluogo meneghino e soprattutto potranno richiamare ancora più spettatori che in passato, sfruttando il bacino di utenza sicuramente più ampio e la maggiore “centralità” della città (almeno longitudinalmente).
Inoltre, se si prendesse la buona abitudine di rendere itineranti le finali, si potrebbe ogni stagione “colpire” una zona diversa per portare la spettacolarità del netgaming in ogni angolo di penisola, coinvolgendo sempre più persone.
Riassumendo queste finali sono da prendere in considerazione come primo vero gradino da cui poi veramente costruire una scala che porti in alto. Ora i presupposti ci sono tutti. Sta a noi, organizzatori, gamer e spettatori (io sono un po’ tutto ) non far fallire questa opportunità.
Quindi io darò il massimo con le mie telecronache e farò sibilare colpi virtuali nell’aria reale! Voi netgamer dovete venire incazzati neri, dovete venire per vincere, per dimostrare di essere i migliori e dovete trasformare la vostra convinzioni in match appassionanti e pieni di colpi di scena.
E voi spettatori, per una volta, questo week end, dite a tutti i vostri amici che avete un impegno irrinunciabile e affollate le settime finali della ESL Pro Series!!! Vi aspetto!