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Star Wars the Force Unleashed 2: Yoda incluso sarà!


Perdonate l’errorino, ma quando si parla di Star Wars non riesco a mantenere la lucidità. Come ho avuto modo di dire sia nella recensione del primo capitolo ( The Force Unleashed: il potere di sbizzarrirsi) che nelle varie anteprime dedicate a questo seguito, non amo molto le novità fuori continuity: unità che non esistono nei film, strane creature e company mi vanno bene in qualsiasi altro contesto, ma non nell’iconica galassia di Guerre Stellari.

La notizia e il video di oggi però mi soddisfano appieno, perchè dopo l’inclusione del mio personaggio preferito in assoluto, Boba Fett, esulto nuovamente per l’arrivo del Maestro Jedi per eccellenza, Yoda.
L’affarino verde di razza ancora ignota (Ce ne sono stati altri? A 900 anni sono tutti brutti, ma quando era un fustacchione com’era?) non sembra avere un ruolo marginale, perchè potrebbe essere anche per Starkiller una guida lungo il proprio cammino interiore, mostrandogli la via da seguire col vecchio trucco della grotta psichedelica.

Appara infatti chiaro che si tratterà di una scena d’inframezzo preludio a un livello onirico, in cui l’ex Sith dovrà confrontarsi contro il proprio passato e le proprie paure per uscirne più determinato e saldo nell’utilizzo della Forza. E ora, a grande richiesta, un paio delle mie citazioni preferite del Maestro:

Provare no! Fare! O non fare. Non c’è provare!
Questo qui per lungo tempo ho osservato. Durante tutta la sua vita lui guardato lontano, al futuro, all’orizzonte; mai la sua mente su dove lui era, su ciò che faceva. Avventura. Puah! Emozioni. Puah! Un Jedi queste cose non ambisce. Tu sei avventato!

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E3 2010: conferenza Microsoft con data di uscita di Kinect e i suoi giochi, Metal Gear Rising, Fable 3, Halo Reach, Gears of War 3, Call of Duty Black Ops, la nuova Xbox 360


Alla fine, con qualche contrattempo, la conferenza Microsoft all’E3 2010 ha mostrato al mondo Xbox 360 cosa lo aspetta nell’immediato futuro.
L’onore di aprire lo show è spettato a Treyarch e al suo Call of Duty: Black Ops, di cui abbiamo potuto ammirare un livello giocato in diretta.

Al di là del senso di deja vu che non può che pervaderci a ogni missione stealth in compagnia di un “socio”, visivamente ci siamo, ma la successiva sezione in elicottero sarebbe interessante in un fps più canonico, senza pretese di realismo: invece abbiamo una macchina da morte da controllare senza sosta per distruggere tutto senza riflettere.
La piega di COD non ci piace affatto, Treyarch o meno. Pollice verso.

Tutto un altro tenore per Metal Gear: Rising, davvero impressionante sia nel dinamico video di azione, che soprattutto nel gameplay mostrato, in cui è possibile tagliare a fendenti di katana veramente ogni elemento intorno a noi in modo netto e violento (automobili) o “delicato”, come l’anguria tagliata a fette a fine trailer. Ci siamo pesantemente! Ora si che è E3, nonostante il pessimo inglese di Hideo Kojima! Pollice super a favore!

Zitti tutti, entra Cliffy B. per Epic! Tutti ci aspettamo il gameplay di Gears of War 3, lui ci ha accontentato con una bella partita di coop a 4 in un livello particolarmente affollato di creature completamente nuove. Di sicuro, è confermato lo scudo di carne, così come le armi base. La vera novità sono stati le immani mostruosità piene di tentacoli, l’ultima delle quali, evidentemente un leader, poteva proiettarsi in lunghi salti: azione infinita, divertimento per 4, anche se la veste grafica sempre uguale comincia ad annoiare. Pollice su comunque!

Per ora Fable 3 rimane un mistero: un breve video non ci ha mostrato più di tanto, con un simil Harry Potter e qualche non morto con tanto di moschetto: volevamo di più di una “rivoluzione” per ora solo a parole. Ma Molyneux è un gran signore e il pollice verso non glielo dò!

Non un annuncio sensazione perchè già noto,ma Crytek è passata dalla parte di Microsoft, con lei ha portato un bel trailer pieno di guerrieri spartani per Kingdoms (nome provvisorio): non possiamo sbilanciarci perchè del gioco vero e proprio non ci è stato concesso nulla. Pollice dubbioso!

Halo: Reach. Filmato in computer grafica a parte, c’è sempre tanta adrenalina coi lavori di Bungie: averlo provato abbondamente fa scemare l’hype per un titolo validissimo, che già attendiamo trepidanti: pollice yeah!

Grandi novità per la tv on demand: ESPN fornirà pieno supporto a Xbox 360, permettendo di seguire match di football, calcio e baseball direttamente col solo account gold senza tariffazione aggiuntiva nè abbonamenti: speriamo non solo che arrivi da noi, ma anche che non vengano modificate le tariffe Gold in modo truffaldino.

E poi venne Kinect, con la sua plètora di casual games (15 al lancio, che avverà negli USA il 4 novembre) nello sfavillante fulgore dell’HD: chiaramente un prodotto come Kinectimals è dedicato ai bimbi, e permette di interagire a schermo con un animaletto (nel caso, una tigre) e elaborare semplici giochi, da saltare a corda a nascondino fino alle coccole varie ed eventuali. Molto carino da vedere, ideale per i bambini: da evitare come la peste se si hanno più di 12 anni.
Altro giro altro titolo, stavolta tocca al clone di Wii Sports, Kinect Sports: discipline più complesse, come calcio e pallavolo, al servizio di un titolo che riserverà qualche ora di divertimento: se dovesse fallire la prova della rigiocabilità. Sembra ancora che ci sia un po’ di ritardo tra azione reale e su schermo, almeno nei titoli dove l’interattività è più immediata.

Kinect Ride sembra molto divertente, con mosse del corpo dedicate a comandi base come il turbo, evoluzioni e acrobazie varie: qui siamo abbastanza vicini a un gioco che valga la pena di prendere. Carinissima la feature, per questo e per Kinect Adventures (il gioco che annovera tra le discipline l’ormai celebre gommone), di scattare foto e piccoli video durante l’esibizione, per divertirsi a rivederle in seguito: implementare questa possibilità in giochi più complessi potrebbe essere davvero esaltante.

Your Shape Fitness Evolved ricalca fedelmente Wii Fit ma sembra un passatempo migliore: la mappatura completa del corpo permette di visualizzare addirittura quando ci si toglie un indumento, e sebbene non si possa parlare di un gioco in senso stesso, è chiaro che anche questo è un mercato, e qui siamo ben oltre la tecnologia accorpata in un Wiimote.

Dance Central, di Harmonix, permette di ballare come ossessi davanti alla tv: perdonatemi, ma sicuramente quando vedrete il video capirete perchè non posso essere minimamente interessato a un prodotto che fonde musica commerciale a videogiochi commerciale: divertente e simpatico, ma di durata totale brevissima!

Sul gioco di Star Wars potremo parlare per giorni: tecnicamente sembra povero, le sue potenzialità però davvero alte: l’accordo con Lucas porterà molti soldi a questo prodotoo, indipendentemente dall’effettivo valore. Posto che un uomo medio possa destreggiarsi con una spada laser, sembra che i movimenti possibili ci siano tutti.

Chiusura con la nuova Xbox 360 e la notizia che non aumenterà di prezzo: negli USA sarà venduta a 299 dollari, ma con estreme migliorie in ogni suo elemento (dal Wi Fi intergato all’ HD da 250 giga).

Se il presentatore ha dovuto reclamare l’applauso finale, è segno che qualcosa non sia andato a buon fine: troppo Kinect, pochi prodotti completamente nuovi, nessuna sorpresa e soprattuto neanche un accenno a titoli Live Arcade. Vedremo domani e nei prossimi giorni!

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Due icone nerd seminude giocano a palle di neve [video Lara Croft + Leia]


Inutile dire che un video del genere, di sabato mattina, ti mette subito di buon umore!

Due attrici, due belle ragazze, vestite da Lara Croft e da Leia la schiava (dalla saga di  Star Wars cioè Guerre Stellari), seminude, giocano a palle di neve per il nostro sexy divertimento.

Peccato che il video duri così poco ma… grazie comunque Destructoid che hai trovato questa chicca.

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StArt Wars: L’arte colpisce ancora


Direttamente dalla Francia ecco a voi le opere di Cédric Delsaux ( responsabile delle fotografie) e Pierrick Gueneugue (alla computer grafica). La loro idea è semplice quanto travolgente: inserire personaggi della saga di Guerre Stellari in contesti assolutamente reali. Il risultato, come potete vedere voi stessi, lascia senza parole. Sarà merito del fascino senza tempo di Storm Trooper e droidi protocollari? O forse è l’eccezionale location rappresentata dagli incredibili scorci di una Dubai in perenne costruzione?

Un droide protocollare abbandonato in un capanno della vecchia Dubai

Un droide protoccollare abbandonato in un capanno della vecchia Dubai

I droidi da battaglia dell'Impero si riposano appoggiati a una Buick

I droidi da battaglia dell'Impero si riposano appoggiati a una Buick

L'enorme AT-AT è il mezzo imperiale più amato dai fan, ma messo al fianco di una normalissima autostrada incute una certa paura

L'enorme AT-AT è il mezzo imperiale più amato dai fan, ma messo al fianco di una normalissima autostrada incute una certa paura

In riga davanti alle jeep

In riga davanti alle jeep

Un normale cantiere è l'hangar perfetto per un X-Wing appena tornato dalla battaglia

Un normale cantiere è l'hangar perfetto per un X-Wing appena tornato dalla battaglia

Naturalmente di immagini come queste ne esistono di più, per poterle ammirare correte su www.amusement.fr, dove troverete anche una lunga intervista (in francese) ai due ragazzi in questione…

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L’avventura continua o si trascina? [recensione Lego Indiana Jones 2]


C’era una volta un duo di registi/produttori eccezionali, capaci di far vivere sogni a persone da tutto il mondo. C’era un volta un eroe puro, forte ed esilarante, onesto e sciupafemmine. C’era una volta l’Avventura (si, con la “a” maiuscola), nemici crudeli e corse rocambolesche. Poi, complice un Teschio di Cristallo, una trilogia intoccabile ha perso troppi colpi.
Ora quel maledetto teschio irrompe sulla scena dei videogiochi e turba persino i sonni degli appassionati di giochi Lego.
Se avete buona memoria, o voglia di cliccare qui, sapete che il primo Lego Indiana Jones mi aveva sollazzato durante la torbida estate del 2008.
La divertente possibilità di ripercorrere la trilogia di film di Indy insieme alla mia ragazza era stata colta appieno, col divertimento compiaciuto di chi sa come tutto si svolgerà, ma vuole vederlo e rivederlo.
In più le meccaniche di gioco, basate sulla continua distruzione degli scenari per ricercare oggetti segreti, aveva solleticato il mio vecchio spirito Nintendo, regalandomi un buon numero di ore di gioco. Una grafica più che carina, la splendida colonna sonora e il cast completo dei personaggi dei film avevano fatto il resto.
Ben diverso è il caso di questo seguito, nato per “completare” il predecessore aggiungendo Il regno del teschio di cristallo e sfruttare commercialmente una miniera d’oro come si sta rivelando quella dei giochi sul binomio film-Lego.

Per sgombrare il campo da inquietanti equivoci, vi mostro in video una puntata di South Park, che racchiude perfettamente il mio pensiero sull’ultimo film del Dott. Jones:

Passando all’adattamento ludico, le maggiori novità riguardano proprio la gestione delle varie avventure, dalla più recente a momenti non sfruttati (o inventati di sana pianta) dei tre capitoli precedenti. Anzichè un unico hub da cui partire per rivivere il mito, ogni “film” ne ha uno dedicato, pieno zeppo di segreti e location speciali da scoprire utilizzando le varie abilità dei personaggi.
Una scelta che ho apprezzato, ma che comunque potrebbe spiazzare proprio a causa della vastità degli scenari di raccordo, in cui non è semplice trovare l’accesso ai nuovi capitolo sbloccati.
Inoltre viene dato un maggiore spazio all’utilizzo dei veicoli, acquistabili grazie alle monetine che si ottengono con la distruzione dei vari oggetti che affollano gli stage: non solo macchine e moto, ma anche dromedari e aerei per rendere l’azione un po’ più varia con percorsi a tempo e destruction derby.
Peccato solo che tali mezzi siano mal gestibili, al punto da rendere frustrante persino il loro posizionamento su un interruttore: figuriamoci quando dovrete centellinare i secondi per sbloccare una ricompensa.

Per quanto ancora una volta la longevità sia dalla parte del titolo, che tra artefatti da raccogliere, nuovi personaggi da sbloccare e veicoli da controllare vi farà penare non poco,  gli inglesi di Traveller’s Tales hanno tentato di strafare, inserendo un editor per creare i vostri livelli e giocarli a piacimento.
Questa possibilità, ovviamente lontana anni luce da quella vista in Little Big Planet, era da tempo richiesta dai fan dei mattoncini colorati: la sua realizzazione è però trascurabile, perchè come al solito bisognerà non solo pensare a edificare un mondo di gioco che sia piacevole da vedere e divertente da giocare, ma anche prendere in considerazione elementi come la lunghezza dei salti o l’utilizzo delle abilità speciali. E’ vero che dopo ogni modifica è possibile controllarne direttamente la riuscita, ma i tempi di realizzazione si dilatano e il tutto potrebbe smettere di essere piacevole in poco tempo.
Aggiungete l’impossibilità di condividere le vostre opere online e vedrete questa novità cessa di essere interessante in un baleno.

In ogni caso è il fattore novità a penalizzare ampiamente nuovo titolo Lego, ottimo per giocare con un nipotino o per una serata poco impegnativa: nè l’editor nè i nuovi utilizzi della frusta del Dott. Jones riescono a risollevarlo dalla sensazione che se in Traveller’s Tales non si daranno una svegliata, la formula avviata con Star Wars ( e di cui si prevedono un futuro Harry Potter e un più che probabile Signore degli Anelli) è destinata a infrangersi in mille pezzi, proprio come avrebbe dovuto fare l’ignobile teschio di cristallo.

Pur restando divertente, molto longevo e con qualche graziosa feature aggiuntiva, lo posso consigliare solo a chi non avesse affrontato il primo capitolo, o fosse un fan talmente appassionato di giochi sui Lego o Indy da non poterlo proprio perdere: questo mi dispiace più di tutto, perchè la formula e le idee viste tante volte in piacevolissimi titoli precedenti inizia a stancare anche me che le ho tanto apprezzate in passato.

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Star Wars The Clone Wars: Gli Eroi della Repubblica fanno fiasco [recensione]


Cosa ci si può aspettare dall’adattamento ludico di un film mediocre, seguito da una serie tv altrettanto fiacca e bambinesca?
Non molto, che poi in effetti è esattamente quanto Star Wars The Clone Wars: Gli Eroi della Repubblica offre ai suoi acquirenti.
Se pensate di fare un regalo a un figlio/nipotino, ripensateci: dopo dieci minuti di prova lo vedreste abbastanza irritato!

Come ho avuto modo di dire in un’altra occasione, sono un fan di Star Wars: pensate che escludendo Jar Jar sarei persino in grado di difendere La Minaccia Fantasma e L’Attacco dei Cloni (perchè La Vendetta dei Sith non credo abbia bisogno del mio supporto).
Sul versante animazione invece non faccio neanche il tentativo, data l’immane opera di svilimento di un mito messa in atto da Lucas e soci.
Questo videogame quindi non esercita il minimo fascino su di me proprio perchè cerca di ricreare in modo fedele proprio l’atmosfera che non apprezzo, la massa di sciocchezze animate che costituisce il nucleo di The Clone Wars.

Il giocatore è chiamato all’immane compito di interpretare i più importanti eroi della Repubblica, da Anakin Skywalker a Obi Wan Kenobi, senza scordare alcuni membri dell’esercito dei cloni, che si affannano a rovinare i piani dei Separatisti in giro per la galassia.
A seconda del personaggio sfruttato, Jedi o soldato, cambierà il tipo di stage da affrontare: nel primo caso più action, nel secondo più sparatutto.
Il tutto con una disarmante pochezza sia di mosse che di possibilità: per abbattere le legioni di droidi è possibile usare la Forza, le armi più convenzionali e anche qualche veicolo.
Nel caso dei cavalieri Jedi poi è sempre possibile saltare sui droidi e prenderne il controllo, usandoli contro i loro fratelli meccanici.
Il tutto da ripetere fino alla nausea nel corso di una cinquantina di stage dalla singola durata di 5/6 minuti (sognatevi l’esplorazione, sarete ben saldi in un binario predefinito).

Nella pochezza delle scelte di gameplay si innesta una colonna sonora appena decente, comunque senza i picchi del sommo John Williams, e un sistema di controllo pessimamente impostato.
Posso tranquillamente dire che su 300 morti subite nel corso di tutto il gioco, 301 sono imputabili all’immonda gestione della telecamera  e dei salti.
Tutto ciò assume contorni preoccupanti se si prende in considerazione il livello di difficoltà: al più basso, Padawuan, può finirlo tranquillamente un cane con tre zampe mentre al maggiore, Maestro, il vostro piccolo amico peloso avrebbe bisogno di tutte e quattro le appendici per portare a termine il tutto (sfide di distruzione droidi comprese), in meno di 6 ore.

Non può valere neanche a parziale giustificazione il target del gioco, i ragazzi più giovani: per fare un esempio recentissimo, Marvel Ultimate Alliance 2 è imperfetto e complessivamente poco entusiasmante, ma di certo molto migliore di questa inquietante commercialata, che meriterebbe di restare sugli scaffali del vostro negozio di fiducia.

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Sul filo di una lama…ninja [recensione Ninja Blade]


Tutti noi, chi più chi meno, ha il proprio rapporto col cinema d’azione, le evoluzioni scriteriate e tutto il corredo di cose impossibili che normalmente vediamo in sala. Ninja Blade cerca di replicare questo tipo di dinamiche in un contesto estremamente simile all’ottimo Ninja Gaiden: tecnologia, arti marziali, esplosioni, tutto elevato all’ennesima potenza e portato all’estremo.
Sarebbe facile dargli addosso, ma il prodotto non è affatto da disprezzare: un pochino breve, ma d’intensità senza pari.

Insomma, molto dipende dallo spirito con cui si approccia l’aspetto su cui From Software ha puntato tutto: il ritmo incessante. Fondamentalmente ci sono tre alternative nei livelli del gioco: o si tagliuzzano una ventina di avversari minori, o si combattono boss giganteschi, oppure si spara da un elicottero nelle sezioni sparatutto.
A condire il tutto, decine e decine di quick time events a sorprendere il giocatore distratto.
Tra schivate all’ultimo secondo, attacchi fulminei e mosse incredibili, una buona metà del gioco scorre veloce premendo a tempo il tasto indicato sullo schermo.
A questo punto una precisazione è d’obbligo: non troverete la più minuscola innovazione o idea mentre affetterete i vostri avversari.
La trama è stata sfruttata in precedenza decine di volte, col solito virus che minaccia una città, Tokyo in questo caso, e l’eroe chiamato alla disperata lotta per impedirne la diffusione, la quarentane etc…; metteteci il padre malvagio che però in fondo è buono, gentile omaggio di Star Wars, l’ennesimo boss ragno della storia e, squillino le trombe, le sfere magiche che si respingono al mittente a colpi di spada (Zelda…) e capirete che lo sbadiglio potrebbe essere in agguato.
Ecco che si capisce come mai sia stato tutto improntato sull’azione facile ed immedita: combo, qualche spada diversa da utilizzare e tre tipi di shuriken magici (meglio: uno imbevuto del potere di 3 elementi…wow!) sono le poche variabili da sfruttare per farsi strada: poi basta capire come fonteggiare i vari boss prima del loro riciclo continuo negli ultimi livelli e il più è fatto.

Insomma, per quanto io mi possa sbattere a consigliarvelo (io mi sono divertito) la risposta giace nelle vostre reazioni vedendo cose simili (a 1:07 per l’esattezza):

Se ora state pensando: ” Fico!”, beh, avrete questo all’ennesima potenza per circa 12 ore. Se invece vi state tenendo la pancia dalle risate…idem!

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Three Minutes of Game



E’ con estremo orgoglio che vi presento, per la prima volta sugli schermi televisivi, un format ideato, scritto e condotto dal sottoscritto.

Grazie a YKS Channel, cioè al canale multipiattaforma (in onda sull 863 di Sky, sui telefonini tramite Babelgum, in streaming su yks.virgilio.it e on demand su dailymotion),  di The Blog TV, sono riuscito a realizzare un mio piccolo sogno: parlare di videogiochi in televisione da gamer a gamer. Come? Con Three Minutes of Game, da adesso in poi abbreviato 3MoG, un Vlogshow del primo canale totalmente User Generated del mondo. UGC è la filosofia del canale per quanto riguarda tutta la programmazione, una serie di pillole generate dagli utenti, cioè create e messe in condivisione su internet, segnalate alla redazione e poi mandate in onda se ritenute meritevoli. I blogger particolarmente influenti possono invece inventarsi un “Vlogshow”, una sorta di contenuto premium: questo è il mio caso.

Da lunedì quindi andrà in onda 3MoG: una puntata di 3 minuti ad ogni settimana. Una videorecensione di un titolo nel poco tempo messo a disposizione, comunque sufficiente per farvi emozionare e per dare un voto, quindi un consiglio, un giudizio. Ogni settimana quindi, di sabato, ci sarà il post relativo alla trasmissione che quindi potete vedere qui, dall’embed di Dailymotion. Come in questo post, dove potete vedere la prima puntata dedicata a Star Wars The Force Unleashed.

Se volete invece commentare questo è il link su youtube della prima puntata.

Che dire di più? Come al solito grazie a voi lettori del blog del supporto, ma grazie soprattutto a The Blog TV e a TeknoDeka, che la puntata l’ha montata e al solito Fucktotum, che ha collaborato ai testi. Grazie anche ad Activision per il gioco.

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Lego Wii!


Si parla solo di Lego Batman, Lego Indiana Jones (leggete qui cosa ne pensa Inside The Game) o Lego Star Wars. Cioè giochi parodia creati con il concept dei geniali mattoncini. Un’idea riscitissima che a suo modo sta rivoluzionando il mondo del marketing: Lego vende pochi mattoncini, ma data la frequenza delle uscite di questo tipo di giochi, deve vendere molti videogiochi.

Nessuno però parla delle console create a partire dai mattoncini! Ma pensa tu, che discriminazione! Ci penso io con un video trovato su internet a dir poco strepitoso.

A quando Lego Game and Watch? :)

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The Force Unleashed: la Forza di sbizzarrirsi [recensione]


Ci sono cose nella vita di ognuno di noi che saremmo pronti a difendere con supremo sprezzo del pericolo, incoscenza e abnegazione: se ci pensate sapete quali sono per ognuno di voi.

Una di queste, per me, è la saga di Guerre Stellari: senza ombra di dubbio sono un fanboy, peraltro dannatamente fiero di esserlo. Mettere le mani in anteprima sul nuovissimo titolo ambientato in quell’universo narrativo è stato quindi un meraviglioso piacere, condito da quel pizzico di pepe dato dal non sapere bene cosa aspettarmi: sarà ben curato? Sfrutterà solo la licenza per vendere qualche copia? Ma soprattutto: sarà forte di una trama strutturata, eroica e intensa, pur avendo come protagonista un Sith?

Tante domande e tanti temi, per un titolo affascinante e coinvolgente, anche se non perfetto.

Si, perchè sin dal prologo, in cui il personaggio visto nella demo (Galen Marek Starkiller) NON sarà sotto il nostro controllo, rimpiazzato da un ben più noto (e oscuro) personaggio, emerge l’amore profuso nella ricerca della costruzione di una trama che funga da raccordo tra gli episodi III e IV visti al cinema.

Ogni  ambientazione è curata nei minimi dettagli, dalla pianura colma di rottami di Raxus Prime al pianeta vegetale di Felucia, brulicante di funghi e piante velenose che reagiscono in modo credibile all’uso dei vari poteri della Forza (provate a caricare la Repulsione quando siete in mezzo alla natura selvaggia del luogo e vi farete un’idea). Credo che sotto questo aspetto sia stato immane e lodevole il lavoro dei ragazzi di LucasArts, perchè partire dall’idea di narrare una nuova parte della trama può essere una pericolosa lama a doppio taglio.

Ho sempre ritenuto altamente irritante la nuova tendenza di Lucas (stavolta George, non Arts!) di concedere a destra e a manca la possibilità di svelare retroscena o momenti chiave in un medium che non fosse il cinema: è vero che il suo controllo è sempre ficcante e totale, ma non si può pretendere che un appassionato veda film, cartoni, giochi a un videogame o a un gioco di ruolo solo per essere sempre aggiornato sul suo universo preferito: si rischia di saturare l’interesse (o di infastidire: in questo senso nel gioco ci sono TROPPE SPADE LASER, anche in mano ad indegni: non era l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore… è elegante invece, per tempi più civilizzati “?).

Questo non accade con Force Unleashed (bellissimo titolo rovinato, al solito, in “Il potere della Forza“): tutti i richiami a vicende già note, gli incontri di Starkiller con alcuni personaggi chiave (dalla Principessa Leila all’Imperatore Palpatine passando per il Senatore Organa), gli echi di eroi leggendari (come durante gli scontri con gli Jedi, che spesso invocano il nome del Maestro Yoda) non infastidiscono minimamente il fan che è in me, costruendo una trama di buon spessore narrativo (solo buono, perchè i colpi di scena sono tutti abbastanza prevedibili). Anche il cast di comprimari segue questa tendenza, con il droide Proxy (capace di “ricoprirsi” di ologrammi e quindi di assumere qualsiasi aspetto) sugli scudi perchè è fondamentale a spezzare certe fasi che rischierebbero di risultare troppo tetre.

Il piano che più mi terrorizzava è quindi più o meno a posto, mentre sulla realizzazione di poteri e relativi utilizzi qualche problema c’è: a fronte di un una fisica ben realizzata e di una buona varietà di abilità (tra l’altro personalizzabili raccogliendo sfere di potere nascoste per i quadri), alcuni aspetti sembrano tirati via con troppa fretta.

E’ assurdo che basti poggiare delicatamente un barile su un Trooper per ucciderlo, così come è assurdo che in un gioco tanto atteso e pubblicizzato siano presenti bug di varia natura, alcuni dei quali leggermente irritanti: niente di scandaloso, perchè è tollerabile che davanti a tanto sfarzo qualche texture vacilli, ma non è ammissibile che la barra dell’energia di un avversario (a me è capitato con un Rankor su Felucia) svanisca rendendolo immortale e costringendomi a riavviare la partita!

Se poi i Poteri e loro utilizzi sono davvero eccezionali, il sistema di puntamento degli stessi andava limato, perchè non è possibile che con un avversario davanti venga mirato uno lontano e momentaneamente inoffensivo: anche qui non me la sento di infierire perchè sollevare e sbattere qua e là Jawa, Troopers o Guardie del Senato per poi dargli una scossettina è davvero esaltante, così come le varie combo a disposizione del nostro Sith, varie e spettacolari.

Certamente non è un titolo infinito (per arrivare al finale bastano circa 10 ore, ma senza dubbio VORRETE vedere entrambi i finali), ma tiene impegnati anche al livello intermedio perchè richiede precisione nell’uso dei Poteri (a volte fin troppa) e abilità nel variare spesso mosse e abilità speciali.

Come Ninja Gaiden 2 qualche mese fa, anche Force Unleashed è un prodotto curato, intenso e frenetico, non esente da difetti di varia natura (niente smembramenti o sangue, non fatevi illusioni): resta il fatto che il vecchio e caro padre di entrambi i giochi, il Dio della Guerra Kratos, è ancora di molto superiore, se non altro perchè quick time events, potenziamento del personaggio e enigmi che rompono l’azione scriteriata sono tra gli elementi che lo hanno reso un capostipite nel suo genere.

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Costruire un mito: Lego Indy! [recensione]


Le calde serate estive possono rappresentare un duro ostacolo per il videogiocatore moderno: se è un netgamer rischia di trovare meno avversari, nel caso contrario rischia di non sapere su che gioco buttarsi, dato che le uscite sono un po’ sporadiche di questi tempi (e meno male che c’è Soul Calibur IV!).

Può capitare allora di ricordarsi di un titolo uscito da qualche mese, sottovalutato perchè i tempi del vostro incontro non erano maturi, proprio come sta succedendo a me con Lego Indiana Jones(che all’epoca scorrazzavo per Liberty City).

Ciò che penso sui tie in dovreste già saperlo: in più se mi aveste chiesto cosa ci potesse essere di meritorio in un gioco che fonde i celebri mattoncini (a proposito: GRAZIE amici danesi: mi avete insegnato a costruire edifici e unità ben prima di Blizzard!) a una serie di film di successo vi sarei balzato al collo attentando alla vostra vita.

Ma avrei commesso un grosso, grosso errore.

Il lavoro dietro a Lego Indy è di ottima qualità: grafica carina e soprattutto simpatica, belle animazioni, grande level design e un tocco della parola magica dei nostri giorni, cioè profondità.

Eh si, perchè oltre a essere un valido titolo per ragazzi, il buon Indy, come la sua fama suggerisce, ama proprio come i videgiocatori cacciarsi nei guai alla ricerca di oggetti nascosti: il gioco ricompensa ampiamente questa esplorazione con livelli bonus e personaggi aggiuntivi (addirittura c’è Han Solo!), seguendo una chiara impostazione che sa leggermente di Nintendo (pur essendo sviluppato da Traveller’s Tales per tutte le piattaforme).

Il tentativo di premiare la ricerca di tesori fatta seguendo un criterio non convenzionale, rendendo arduo ad esempio prenderne uno ben in vista a inizio livello, è un chiaro segno del fatto che un’ottima licenza (come era anche quella dei precedenti Lego, quelli di Star Wars) unita a un po’ di perizia in termini di game design e idee, può offrire tante ore di divertimento.

Questo è quello che mi sta dando Lego Indy: il piacere di giocare in coppia cercando di ottenere e sbloccare tutto il possibile, sempre col cervello acceso per capire cosa voglia di volta in volta il titolo per farmi progredire: proprio una bella esperienza, che alimenta in minima parte il “Nintendaro” in me in tempi un po’ difficili da sopportare.

Insomma, tra un cocktail a bordo piscina, una partitella con la Psp o il DS e una sfida serrata ai racchettoni, perchè non dare una possibilità a un gioco che se la merita tutta?

Nel video c’è proprio Lego Indiana Jones, anche se non esattamente quello di cui ho parlato finora!

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“I’m Still Seeing Breen”


[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=8N4exr15q3U&rel=1]

Ovvero quando videogiochi e l’arte si incontrano. Chiudiamo la settimana in bellezza!

Vi ho già parlato del fenomeno dei machinina, quantomeno ho introdotto questa nuova forma di fare cinema/video/spettacolo (a costo zero: basta la fantasia di creare qualcosa e il tempo per farlo). Avete i link della wiki per approfondire qualcosa che va al di là, sicuramente, della vostra immaginazione. In due parole i machinima sono cortometraggi o veri e propri film girati utilizzando solamente, come fonte video, i videogiochi. Questo non significa solo registrare particolari momenti evocativi dei vostri titoli preferiti e montarli con un qualunque software digitale di editing. Significa innanzitutto plasmare il videogioco a forma della propria idea, muovendo i personaggi, le telecamere e il proprio intelletto, alla velocità dell’arte, o quantomeno di qualcosa di gradevole.

Sinceramente vorrei dedicare un giorno alla settimana di questo blog alla presentazione di opere di questo tipo, perchè, come detto in un altro post, ne sono ammaliato completamente. Nonostante non siano gli unici tentativi di creare appunto contenuti artistici con i videogiochi (ci sono anche le videoinstallazioni, i concerti di Elektroplankton, gioco di cui parleremo sicuramente in futuro, ecc) i machinima sono sicuramente quelli con il maggiore impatto. Un buon punto di partenza per cominciare a scoprire queste fantastiche creature dell’ingegno umano è il portale www.machinima.com, dove ne sono raccolti tantissimi. In verità va bene anche il solito, classico e fondamentale Youtube.

Per chiudere la mia personale presentazione vorrei aggiungere che il mio principale obiettivo, nel provare a condividere con voi le emozioni di alcuni di questi capolavori, è proprio quello di spingere me stesso e tutti noi fanatici dei videogiochi nel tentativo di realizzare qualche machinima o addirittura chessò, un grande film collettivo ed open source. Inoltre un altro mio pallino, nel blog e non solo, è quello di RIDARE DIGNITIA’ a un medium, i videogiochi, che troppo spesso è ingiustamente maltrattato dall’opinione pubblica e da chi non lo comprende a fondo. Far vedere che con un mucchio di linee di codice e quattro pixel si può creare qualcosa di bello, senza saper programmare, mi sembra un buon modo per raggiungere l’obiettivo. Ne riparleremo, sicuramente, ora gustiamoci il video del giorno.

I’m Still Seeing Breen” è un opera di Paul Marino (trovate il suo blog, anche e soprattutto per scaricare il video in altaQuesto è Paul Marino definizione, a questo indirizzo) ed è quasi sicuramente l’opera più scioccante e spettacolare nel campo, nonostante duri il tempo di una canzone, circa cinque minuti. Il pezzo utilizzato come sottofondo è So Cold, dei Breaking Benjamin.

L’autore, Paul Marino, è l’inventore del Machinima Film Festival (c’è una academy anche per i film di pixel… ebbene si!) cioè la principale kermesse per i film e i corti creati con i videogiochi, che ogni anno sono sempre di più. Il gioco utilizzato per il video è Half Life 2, scelta influenzata soprattutto da un particolare. Ora vi spiego.

Fondamentalmente, come potrete notare, il video non è altro che una collezione, veramente ben montata (si vede che Marino è un professionista che viene dal cinema, come il suo curriculum ci fa notare) di spezzoni tratti dall’avventura single player proposta da Valve, tranne per un piccolo particolare e lì c’è lo shock!

Valve, ho già detto che ti adoro?Grazie all’SDK (source developer kit) che la casa di Gabe Newell distribuisce GRATUITAMENTE a tutti gli acquirenti di Half Life 2 o di un prodotto che sfrutti il motore source (se avete già Steam, potrete scaricare l’SDK semplicemente andando in strumenti), Marino ha potuto esibire nel suo video un cantante “particolare“. Guardate bene e stupitevi.

Due parole su cosa è un SDK: non è altro che il tool di sviluppo, realizzato dagli stessi programmatori, che permette di creare oggetti, armi, persone. Grazie a mesi di lavoro sotto i vostri occhi c’è qualcosa di magico, di indescrivibile.

Mi fermo infatti qui, non voglio rovinarvi il gusto e la sorpresa di guardare il video. Sappiate solo che il cosiddetto “G Man”, l’uomo della valigetta, non è mai stato così espressivo :)

Vorrei solo ringraziare Valve che rende possibile fare una cosa del genere (se non avesse offerto il suo sdk si sarebbe dovuto mettere mano al codice, invece, tra l’altro, il tool è anche facile da usare) e Paul Marino per avermi regalato “I’m Still Seeing Breen“.


P.S. Oggi Alice Giochi ha pubblicato la mia recensione di Super Mario Galaxy. Vi consiglio di leggerla, come al solito, soprattutto perchè stiamo parlando del gioco dell’anno. Una curiosità, ho dato 9.5 al capolavoro Nintendo e 10 a The Orange Box quindi molti potrebbero obiettare che il secondo è gioco dell’anno perchè ha preso più del primo. In verità quel 10 vuole premiare soprattutto l’affare. Tutti i cinque titoli all’interno di The Orange Box sono bellissimi, ma nessuno è come il nuovo Mario! Torno a volare su Wii… buon week end.

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