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Counter Strike guadagna visibilità grazie ad un paio di (belle) tette


Alcune modelle hanno fatto un’incursione in un torneo di Counter Strike in Russia per “testare le capacità di concentrazione” dei due team coinvolti, i famosi Virtus.Pro e forZe i durante una clanwar.

Ho scritto tra virgolette perchè, come al solito, il tutto è una manovra commerciale da parte degli organizzatori per ottenere un po’ di visibilità. A giudicare anche da questo mio post, ci sono riusciti.

Il netgaming è una cosa seria, dicono. Ancora però fatica ad esplodere e i tornei internazionali sono snobbati dal pubblico e dai giocatori stessi che preferiscono rimanere a casa e giocare via internet. A meno che voi non siate residente in Germania, Corea del Sud o Stati Uniti è difficile definire “rilevante” questa pratica che tanto mi appassiona (quante volte avrò scritto queste cose??? ;) ).

L’idea che è venuta quindi agli organizzatori del torneo è quella di acchiappare visibilità con un bel paio di tette (in verità non si sa, probabilmente è una specie di marketing virale di qualcuno a cui è caro il claim “ctrl-alt-del” stampato sugli indumenti delle modelle… quelli che avevano prima di spogliarsi). Durante il torneo, infatti, erano presenti alcune belle ragazze che aspettavano l’inizio di questa partita. Mentre le due squadre erano impegnate nel pistol round (non fate battute indecenti, plz) queste belle figliole hanno cominciato a strusciarsi sui tavoli e a spogliarsi organizzando un vero e proprio Strip Tease. E’ il caso di dire “tease” visto che l’iniziativa era volta a vedere quanto 10 persone, concentrate in una partita importantissima, potessero rimanerlo nonostante un evento casuale come “una bionda, russa, fighissima che ti si spoglia davanti ad un centimetro”. Probabilmente neanche un terremoto avrebbe gli stessi effetti su una persona normale… ma su un gamer, nessuno dei due accadimenti ha effetto! :)

Dalle foto che troverete in questa galleria (erotica, direi) su English Russia, capirete che nonostante la buonissima volontà profusa dalle strippers (spogliarelliste) i giocatori di CS sono determinati al successo e alla vittoria della partita. A parte qualche sorrisino non hanno discostato lo sguardo dai loro monitor!

Ben fatto ragazzi, avete dimostrato che i videogiocatori sono persone serie (NB: questa frase è fortemente ironica)!

[Ringrazio Vernon per la segnalazione su FB, via Kotaku]

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Marvel Ultimate Alliance 2: scoppia Civil War! [recensione ]


Ventiquattro supereroi, più o meno conosciuti, separati e costretti a scontrarsi a causa di un atto emanato dal Governo degli Stati Uniti che li costringere a scegliere se “legalizzarsi”, dichiarando la propria identità segreta, oppure optare per la clandestinità, portando avanti la loro crociata alla vecchia maniera ma trovandosi contro quelli che una volta erano fedeli alleati.
Questo è il nucleo narrativo di una delle migliori miniserie Marvel degli ultimi anni, Civil War, che fa da sfondo a Marvel Ultimate Alliance 2, nuovo lavoro di Vicarious Visions.

Civil War ha avuto il potere di spiazzare molti, soprattutto chi fosse tornato nel Marvel Universe dopo una lunga pausa. Eroi che si fronteggiano senza quartiere nè rispetto per la popolazione civile, supercriminali come Venom e Goblin riabilitati, ripuliti e incaricati di dare una caccia senza quartiere ai più grandi eroi che il mondo abbia avuto, come l’Uomo Ragno o Capitan America.
Va da sè che abbia avuto un grande successo e un notevole spazio su molti media (soprattutto per le sue “drammatiche” conseguenze), al punto da essere usata in Marvel Ultimate Alliance 2 come primo motore di tutta la vicenda.
Se quindi nel lungo prologo ambientato in Latveria, patria del Dottor Destino, abbiamo ancora un team composto dagli eroi più amati, ben presto le divergenze emergeranno portando a due sottotrame distinte, che rendono necessario affrontare il titolo dalla diverse angolazioni, rappresentate da Capitan America, fermo oppositore dell’Atto di Registrazione, e Iron Man che al contrario ritiene che dichiarare allo stato la propria identità significherebbe soltanto seguire la legge.

Il giocatore in un preciso momento della trama sarà quindi chiamato a parteggiare per l’una o l’altra parte, assemblando un team di quattro eroi e avendo cura di avere una forza sufficientemente equilibrata per affrontare ogni tipo di minaccia.
Tra attacchi ad area, colpi forti o leggeri, getti di energia a distanza, buff o debuff, più o meno tutto lo spettro delle abilità del bagaglio di un supereroe è ampiamente rappresentato con dovizia di luci e colori.
A ogni colpo andato a segno corrisponde un aumento dell’apposito indicatore per le devastanti mosse Focus, capaci da sole di riequilibrare qualsiasi scontro.
Queste sono di tre tipi e dipendono dalla combinazione di personaggi con cui sono effettuate: le Target danneggiano pesantemente un unico bersaglio e sono ideali per i boss, le Clearing spazzano una vasta area ripulendola letteralmente dalle masse di avversari meno potenti e le Guided vanno controllate direttamente per colpire il maggior numero possibile di nemici.
Questa categoria di super abilità è l’unica vera innovazione positiva rispetto al primo capitolo, perchè a fare notizia sono maggiormente le mancanze rispetto alle introduzioni.

Se in MUA oltre a meccaniche tipicamente ispirate ai picchiaduro a scorrimento erano affiancati elementi che richiamavano i giochi di ruolo, come una serie di oggetti capaci di potenziare i vari eroi, in questo seguito abbiamo solo 3 items da raccogliere per gli stage e utilizzare come bonus permanenti, scegliendo di volta in volta quelli più utili. Inoltre, pur essendo presente una scheda personale in cui aumentare i classici puntini relativi alle varie caratteristiche (corpo a corpo, attacchi a distanza etc…), le modifiche sono quasi impercettibili e così limitate che a ogni passaggio di livello è preferibile assegnarli in automatico piuttosto che perdere del tempo.

Sotto il punto di vista tecnico invece non è stato effettuato alcun miglioramento: tutti i personaggi sono basati sullo stesso modello e le animazioni sono molto limitate e poco diversificate, col risultato di avere uomini, donne e mostri che avanzano uno in fila all’altro con minime variazioni nei movimenti, tra l’altro legnosi.
Le musiche fanno da adeguato sfondo all’azione scriteriata che si sussegue su schermo, ma nessuna di queste è capace di imprimersi nella mente e lasciare il segno.
Riguardo alla longevità invece, è vero che il titolo andrebbe completato con le due fazioni per poterne conoscere ogni aspetto, ma lo è altrettanto che in concreto non cambia nulla se non i vari miniboss e il boss finale di ogni stage. Questo causa non poca frustrazione, perchè ci si trova davanti allo stesso percorso con minime variazioni e difficilmente si proverà piacere nel ricominciare da zero a schieramenti invertiti.
Certo, è possibile completare tutto il gioco online o offline con un massimo di tre amici, ma purtroppo il caos a schermo diviene totale e molto spesso vi troverete a lanciare una Focus sbagliata, persi tra bagliori, esplosioni e avversari che volano da tutte le parti.
In un titolo in cui l’area di gioco è pesantemente limitata poi, puntare molto sull’esplorazione e la ricerca dei vari potenziamenti può divenire controproducente: basta un minimo di attenzione per recuperare gran parte dei power up, trasformando abbastanza in fretta anche il più scarso dei personaggi in una forza con cui è impossibile evitare di fare i conti.

Da appassionato fan della Casa delle Idee mi trovo poi combattuto su due punti, entrambi a mio parere essenziali: l’idea di inserire un quiz sul Marvel Universe è lodevole, soprattutto perchè le domande (175) non sono banalissime. E’ inammissibile però che un prodotto dedicato ai più giovani non abbia ricevuto una traduzione italiana, rendendo quindi impossibile la comprensione dei quesiti per chi non mastichi l’inglese o ignori i nomi originali degli eroi.
L’altro aspetto, me ne rendo conto da solo, tocca soltanto chi conosca la “vera” storia della Guerra Civile, ma diamine, perchè sfruttare due saghe importanti (c’è più di una spruzzata della Guerra Segreta ordita da Nick Fury) come base narrativa, se poi la si disattende in modo plateale? Senza fare spoiler eccessivi, perchè c’è Hulk (assente dal teatro di guerra perchè esiliato su un altro pianeta)? Perchè tutto finisce a “tarallucci e vino” con una stretta di mano?
Insomma, per quanto in me sia presente ben più di una punta di delusione, mi rendo conto che per un target diverso, fatto di ragazzi che magari vogliono solo sfogarsi a suon di mosse eccezionali (molte Focus sono davvero fantastiche) e che sono assolutamente legittimati a ignorare i vetusti fumetti, questo sia un titolo più che sufficiente a regalare non meno di dieci ore di divertimento scriteriato, picchiando sui tasti come forsennati.
E’ solo che sono anni, troppi anni (da Captain America and The Avengers, 1991) che aspetto un bel gioco sul Marvel Universe, e questa è l’ennesima occasione buttata alle ortiche.

 

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Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]


Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.

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