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L’unica cosa per cui il film di Tekken verrà ricordato: fighe + tette ;)


Sapete benissimo le nostre opinioni sui film tratti dai videogiochi: non ci piace usare mezze parole, sono nel 90% dei casi una vera cagata. Nel restante 10%… sono una cacatina di uccello sulla giacca.

Insomma, al di là del linguaggio scurrile che trovate ormai in quantità sempre maggiori su questo blog (più mi stresso e più dico parolacce), avete capito ciò che vogliamo dire. I film tratti dai videogiochi non sono bei film e purtroppo non si possono giocare.

Più che altro ci piacerebbe giocare, non poco, con le due ragazze della foto che vi consiglio di ingrandire. Sono le protagoniste del film di Tekken, due belle figlioule vestite in latex o in abiti succinti. Insieme a loro due ci saranno tanti altri ragazzotti muscolosi che se le daranno di santa ragione in un torneo senza esclusione di colpi.

Wow, che trama!

Dal trailer avrete capito che i contenuti di questo film sono completamente inesistenti. Completamente. Allora esaltiamo l’unica cosa che vale la pena di vedere: quest’immagine che in cui vediamo le attrici che interpreteranno Nina Williams, Anna Williams e Christie Montero.

Visto che oggi però ci sentiamo generosi, però, vi regalo anche un’altra foto su cui “fantasticare”.

belle fighe lotta tekken film

Le ragazze del film di Tekken non sono male, questo è sicuro!

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Counter Strike guadagna visibilità grazie ad un paio di (belle) tette


Alcune modelle hanno fatto un’incursione in un torneo di Counter Strike in Russia per “testare le capacità di concentrazione” dei due team coinvolti, i famosi Virtus.Pro e forZe i durante una clanwar.

Ho scritto tra virgolette perchè, come al solito, il tutto è una manovra commerciale da parte degli organizzatori per ottenere un po’ di visibilità. A giudicare anche da questo mio post, ci sono riusciti.

Il netgaming è una cosa seria, dicono. Ancora però fatica ad esplodere e i tornei internazionali sono snobbati dal pubblico e dai giocatori stessi che preferiscono rimanere a casa e giocare via internet. A meno che voi non siate residente in Germania, Corea del Sud o Stati Uniti è difficile definire “rilevante” questa pratica che tanto mi appassiona (quante volte avrò scritto queste cose??? ;) ).

L’idea che è venuta quindi agli organizzatori del torneo è quella di acchiappare visibilità con un bel paio di tette (in verità non si sa, probabilmente è una specie di marketing virale di qualcuno a cui è caro il claim “ctrl-alt-del” stampato sugli indumenti delle modelle… quelli che avevano prima di spogliarsi). Durante il torneo, infatti, erano presenti alcune belle ragazze che aspettavano l’inizio di questa partita. Mentre le due squadre erano impegnate nel pistol round (non fate battute indecenti, plz) queste belle figliole hanno cominciato a strusciarsi sui tavoli e a spogliarsi organizzando un vero e proprio Strip Tease. E’ il caso di dire “tease” visto che l’iniziativa era volta a vedere quanto 10 persone, concentrate in una partita importantissima, potessero rimanerlo nonostante un evento casuale come “una bionda, russa, fighissima che ti si spoglia davanti ad un centimetro”. Probabilmente neanche un terremoto avrebbe gli stessi effetti su una persona normale… ma su un gamer, nessuno dei due accadimenti ha effetto! :)

Dalle foto che troverete in questa galleria (erotica, direi) su English Russia, capirete che nonostante la buonissima volontà profusa dalle strippers (spogliarelliste) i giocatori di CS sono determinati al successo e alla vittoria della partita. A parte qualche sorrisino non hanno discostato lo sguardo dai loro monitor!

Ben fatto ragazzi, avete dimostrato che i videogiocatori sono persone serie (NB: questa frase è fortemente ironica)!

[Ringrazio Vernon per la segnalazione su FB, via Kotaku]

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Famitsu pensa che Bayonetta sia perfetto [primo 40/40 per Xbox 360]


Bayonetta sexy protagonista famitsuNonostante io non creda molto nel titolo in questione sembra proprio che dovrò cambiare idea. Il nuovo gioco dell’ex Clover Studios (ora Platinum Games) è il primo titolo per Xbox 360 a prendere 40/40 su quello che è considerato il più importante magazine di videogiochi orientale, cioè Famitsu.

Nonostante io mi fidi poco dei voti della suddetta rivista (anche perchè, diciamocelo in faccia, non sono un giapponesofilo in termini videoludici, preferisco come programmano gli americani) pare che Bayonetta e la sua sexy protagonista spacchino i culi. In senso metaforico, ovviamente.

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What will you fight for [Tekken 6, bikini e ancora tette]


tekken 6 bikini tette what you will fight for videoLo so, sto diventando quantomeno ripetitivo. Sembra che io abbia un chiodo fisso. Però non è colpa mia quanto dei pubblicitari e dei creativi legati all’industria dei videogiochi. Dopo lo “scandalo” del marketing erotico a tette pompate di Ninja Gaiden Sigma 2 di Tecmo (sviluppato da Team Ninja) che tanto ha fatto arrabbiare la nostra lettrice Senya ecco un nuovo trailer di “dubbio” gusto anche se di qualità artistica molto superiore: quello di Tekken 6 di Namco Bandai.

Per pubblicizzare al meglio il suo nuovo picchiaduro, la cui data d’uscita è fissata al 30 Ottobre, il publisher giapponese ha pensato bene di utilizzare una delle caratteristiche ormai proprie dei picchiaduro in 3D: belle fighe seminude! ;) Gustiamoci il trailer.

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Quando i videogiocatori fanno “meh” [Hideo Kojima, Obama nobel per la pace e tette?]


obama tette videogiochi

marketing gioco erotico g cup tette controller bundleA volte spuntano fuori news che lasciano di stucco, e la reazione di un videogiocatore non può essere che un verso pieno di malcelata vergogna per il cattivo gusto dimostrato da determinati esponenti dell’industria; quest’oggi per una fortuita coincidenza sono ben due le notizie di cui sopra. La prima (e più evidente) è sottolineata dalle immagini qui di fianco. Clikkare per credere.

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La pubblicità… a tette pompate di Ninja Gaiden Sigma 2 [Marketing Erotico]


Ninja Gaiden Sigma ZA breve uscirà in esclusiva per la PS3, il nuovo lavoro del Team Ninja, orfano di Tomonobu Itagaki. Quale migliore scusa allora per mostrare il pezzo forte del gioco in una pubblicità?

Anzi… pezzo forte non è del tutto esatto. Sarebbe meglio dire “pezzi” grossi visto che per ipnotizzare la vittima è sempre meglio usare un bel paio di… ciondoli anzichè uno solo.

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Gamescom 2009 [reportage Inside The Game]


Tre amici si ritrovano in terra straniera, pronti ad assistere per la prima volta alle meraviglie di una grande fiera interamente dedicata ai videogiochi e parallelamente a capire come un evento anche solo simile a questo per ora, in Italia, è impossibile vederlo pure col telescopio Hubble.
Non pensate neppure per un attimo che si tratti di esterofilia perchè i tedeschi hanno lavorato alla grandissima sotto ogni punto di vista per portare il meglio del videogame davanti ai nostri occhi in un delirio di luci, colori e pazzie varie: escludendo le storie di abusi di birra, belle tette e di persone che si imbucano alle feste, eccovi il mio resoconto.
Primo contatto:

La città di Colonia è molto bella, ma questo lo sapevamo già. Clima perfetto (almeno in pieno agosto) e una folta rappresentanza di giocatori, che era possibile incontrare ovunque nella zona del centro. La nostra visita all’evento era prevista per Sabato, quindi a spasso orfani di Pinolo che sarebbe giunto a notte inoltrata da Monaco.
Trovare il biglietto è stato facilissimo: in un grande magazzino un’arzilla signora non solo ci ha venduto il prezioso tagliando, ma anche dato perfette indicazioni per la serata. Francamente non mi sarei mai aspettato lo spettacolo in centro: credevo avremmo trovato una zona piena di locali, ci siamo trovati davanti a una piazza gremita di gente, con tanto di posti a sedere, un palco con band che si esibiva dal vivo, un presentatore abbastanza idiota e gli Awards per i videogame dell’anno trascorso. Ah, e la birra a 2 euro. In più postazioni tematiche di vari titoli o console, in modo che fosse chiaro che nei giorni della fiera i videogiochi erano prontissimi a ricevere tutto il rispetto che meritano. Peccato essere arrivati alla fine dei premi, tanto più che quello per la migliore ambientazione è andato a Mirror’s Edge (per chi tifavamo noi? Ovviamente per Fallout!).
Questo è stato l’antipasto, eravamo più che pronti a un risveglio di buon mattino e una devastante giornata di attese e meraviglie.

Welcome to the Jungle: Occhi impiastricciati di sonno, stomaco provato dalla copiosa colazione: pronti via, la Fiera apriva alle 9 e noi pensavamo di fregare sul tempo i tedeschi, provando più giochi possibile prima che gli stupidotti si alzassero dal letto. Che stolti! La folla era già oceanica, assiepata in una bella struttura tirata a lucido (almeno di buon mattino) e dannatamente vasta: avedola percorsa in lungo e in largo il fisico ne ha risentito abbondantemente, lasciandoci alla lunga stremati.

Il problema più grande, nonostante l’impeccabile organizzazione, era che la maggior parte delle presentazioni era riservata di volta in volta a gruppi di circa 70 persone, che entravano tutte insieme per assistere ai mini eventi della durata di circa mezz’ora: il risultato erano un minimo di mezz’ora di attesa snervante, senza poter muovere un passo prima di poter finalmente affollare le salette. Ciò non toglie nulla all’evento, anche perchè in linea di massima tra le meraviglie viste e il gadget di fine proiezione l’attesa si scordava in fretta. Non so però se AKirA sarà più lo stesso di prima: avere Starcraft 2 in prova a pochi metri e scoprire che l’attesa minima era di quattro ore (su undici di apertura dell’area) lo ha lasciato catatonico per qualche minuto. Siate buoni: non provate a ricordarglielo!

In ogni caso, al di là  questi mini-eventi, lo spettatore non aveva modo di annoiarsi tra rampe da skate, mini campi da calcetto, una pista sterrata per correre con motorini e quad, moltissimi stand che vendevano rinfreschi e un piccolo museo delle piattaforme di gioco in cui era possibile provare vecchie macchine da gioco collegate a monitor o televisioni dell’epoca in modo da accontentare anche il più accanito retrogamer: fantastico!

Poco prima di pranzo finalmente compare il grande Pinolo: dopo qualche mese di lontananza e contatti unicamente virtuali è stato un vero piacere ritrovarsi e massacrarsi fianco a fianco in fila, nonchè abusare dell’ospitalità post evento allo stand Deep Silver.

Gamescom 2

Finalmente in gioco:

E’ ovvio che sulle suddette undici ore di apertura e con le massacranti attese, siamo stati costretti a scegliere quali giochi vedere/provare: dato che la nostra linea è di non parlare di ciò che non abbiamo toccato con mano (Stoya a parte ;) ) ecco ciò che abbiamo selezionato dal caos del Gamecom 2009:

Borderlands: definito “il primo rpg/fps”, presenta un’ambientazione simil Mad Max, con macchine costruite bizzarramente, migliaia di armi (”più di tutte quelle di tutti i giochi usciti a oggi per Ps3 e Xbox360″) e grafica in cell shading, potrà anche essere un titolo molto atteso, ma non mi ha colpito per niente. Proprio le scelte di design a mio parere cozzano troppo con l’ambientazione, rendendola troppo luminosa e tendente al fumetto: probabilmente è solo questione di gusti e il multiplayer cooperativo mi farà passare ogni perplessità: basterà aspettare il 23 ottobre per un giudizio definitivo.

Mafia 2: la serie svolta pesantemente verso il gameplay di GTA, ma questo non è necessariamente un male. Praticamente un film interattivo, forte di scene di inframezzo e gioco dannatamente realistiche e di un’ambientazione di sicuro appeal: mitra Thompson, un po’ di alcol e qualche ragazza poco vestita non hanno fatto altro che aggiungere hype.

Bioshock 2: deludente il filmato perchè mi aspettavo di più dal punto di vista delle novità, ma non si può dire che non stia venendo su molto bene. Essere un Big Daddy e difendere le sorelline sposta completamente le premesse del gioco, se l’atmosfera generale restasse analoga a quella del predecessore c’è poco da dire: mio.

The Beatles: Rock Band: suonare su un palco simil vero, anche se davanti a una decina di persone,  non mi capiterà mai più, come dubito di prendere in considerazione un titolo che venderà godzillardi di copie grazie alla band pop più celebre di tutti i tempi. Cosa dovrei dirvi? Ci sono i modelli dei Beatles, ci sono tutti i loro successi e c’è pure tutto il divertimento tipico della serie. Io però mi sono rotto le palle, continuano ad abusare del successo che stanno riscuotendo: legittimo, ma per me resta sullo scaffale.

Brink: shooter futuristico ambientato su una città galleggiante, contiene parecchi spunti interessanti visti in altri titoli ma rielaborati in modo funzionale a un gameplay che appare molto solido, almeno in prospettiva. Per il movimento del nostro personaggio (interamente customizzabile), si è scelta una via analoga a Assassin’s Creed: con un tasto premuto e una rapida occhiata con la telecamera di gioco, è possibile superare gli ostacoli in modo dinamico e molto vario. Inoltre la presenza di classi diverse, che è possibile cambiare accedendo a punti strategici per completare i vari obiettivi di missione, e il multiplayer fino in otto suonano come aggiunte davvero sfiziose a un fps nettamente fuori dai canoni consueti.

Call of Duty: Modern Warfare 2: la fila più massacrante perchè doppia (prima all’esterno, poi all’interno), ma anche la più spettacolare: tutto il livello ambientato sulla neve giocato davanti a noi, con il classico realismo tipico di Infinity Ward fatto di esplosioni e effetti grafici curatissimi (come le crepe sul ghiaccio lasciate dai ramponi con cui ci si arrampica, che continuano a estendersi sulla superficie stessa). Un gioco pieno dii carattere, anche se il single player, per quanto intenso e stepefacente, non è niente rispetto al multi, che si prospetta ancora una volta imperdibile.

Tatsunoko vs Capcom Ultimate All Stars: finalmente una prova con mano, conclusa in tragedia causa rottura dell’arcade stick che utilizzavo io (che mi sa tanto avrei perso malamente). Veloce e colorato, persino bello da vedere nonostante esca per Wii, sembra limato a dovere per pttenere un buon successo. Magari non tutti conosceranno Polymar, Kyashan o il Mago Pancione (con un cuore cosìììì), ma per chi è cresciuto negli anni 80 è un sogno che si avvera. Personalmente avrei allegramente evitato i personaggi Capcom per avere solo quelli Tastunoko (e magari quelli di Go Nagai), ma lo spirito del gioco è quello del crossover improbabile, in cui persino Viewtiful Joe col suo testone pare picchiare come un fabbro. Combo spettacolari e super mosse devastanti, mi sa che per questo toglierò il Wii da sotto il tavolo della cucina che balla.

Mass Effect 2: non vedo l’ora. Provato con mano, non sposta in nulla in gameplay già amato col primo, infarcito di dialoghi intensi e combattimenti frenetici. Niente di veramente nuovo, ma la sensazione netta che il comparto grafico sia migliorato e Bioware punti molto sulla serie. Tutti coloro che hanno giocato al primo sono riusciti ad apprezzarlo nonostante i problemi tecnici di cui era infarcito, superati quelli tutti zitti: si compra e basta!

Scribbleanauts: ovvero il trionfo delle idee sulla tecnologia. Carino da vedere, stupefacente per l’inventiva nascosta in un gioco solo apparentemente semplice. Mi sa che dovrò recuperare anche il mio fedele DS “prima maniera”, in barba al DSI, anche solo per scoprire tutte le soluzioni possibili usando un po’ di cervello. C’è da dire però che non riconosce la parola birra, un fatto certamente molto grave: però c’è Dio!

Fifa 10/PES 10: ingiudicabili. Senza provare con mano con almeno una decina di partite, ogni modifica o limatura al gameplay non può essere colta, a meno di parlarne rielaborando le chiacchiere di Konami e EA. Tanto venderanno a pacchi, indipendentemente da quale sarà considerato migliore.

Passo e chiudo:

Evento fantastico, ogni aspetto del videogioco trattato con cura, rispetto e spazio a sufficienza. Organizzazione più o meno impeccabile, tante risate in una città affascinante e accogliente. Ah, quasi dimenticavo le Booth Babes: riguardo a quelle c’è qualcosa che bolle nel pentolone di AKirA, un po’ di pazienza e ne vedrete delle belle!

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Questo pazzo pazzo Mad World


Di questi tempi basta accendere la tv il lunedì in prima serata per sentirsi presi da un’ira devastante.

In un noto programma tv, il Grande Fratello, va in scena l’imbecillità fatta essere umano. Dalla fanciulla che ragiona con le tette a quella che sostiene che le persone che “stanno avanti” entrano in discoteca con i nani al guinzaglio, passando per quello che chiede al cieco se paga la bolletta della luce e finendo col tizio con la maglietta “bevo e me ne frego“, il campionario della stupidità è più o meno presente in toto.

Di fronte a tanto scempio, l’unica vera voglia che emerge dopo la visione è quella di imbracciare una bella motosega e massacrare nei modi più bizzarri tutti i componenti del cast, un po’ come capita a Jack, protagonista di Mad World e concorrente del reality Death Watch, architettato da Platinum Games e pubblicato da Sega.

Sostanzialmente siamo davanti a un action game in cui è possibile eliminare tutti gli avversari nei modi più violenti e allucinanti possibili, per esempio impalandoli con un segnale stradale o lanciandoli contro spuntoni di metallo fino a gettarli sotto presse gigantesche: anche i minigiochi presenti seguono quest’interessante linea, come succede in Man Darts, in cui i nostri poveri compagni di gioco saranno scagliati da possenti colpi di mazza da baseball contro un enorme bersaglio.
Ma la violenza senza stile resta fine a se stessa: è proprio qui che la faccenda si fa interessante.

Tutto il mondo di gioco è infatti rappresentato in alto contrasto (bianco/nero) e solo gli schizzi di sangue cremisi arricchiscono di colore la folle città di Varrigan City. Sebbene sia una scelta di grande spessore artistico (chiaramente ispirata a Sin City di Frank Miller), la violenza grottesca rappresentata nel titolo ha già iniziato a fare scalpore in alcuni paesi, primo fra tutti il Giappone, dove non si sa se il gioco sarà pubblicato.

E’ come al solito evidente che il medium videoludico, con i suoi eccessi, ancora dia fastidio a coloro che si arrogano il diritto di scegliere al posto del consumatore cosa sia o meno adatto ad essere rappresentato sulla propria tv: l’ ESRB (l’associazione che nel Nord America svolge le funzioni del PEGI qui da noi) ha classificato (giustamente) Mad World come M (pubblico maturo) e indicato tra i contenuti presenti elementi come: sangue, violenza, droga, linguaggio volgare e humor adulto.
Assurdo come questo ancora non basti: meglio impedire direttamente che un prodotto raggiunga gli scaffali piuttosto che rischiare che alcune povere menti ne risultino traviate…

Polemiche a parte, Mad World rappresenta per i possessori di Wii una sorta di ultima chance perchè adulto, frenetico, violento e insensatamente divertente: sfrutta molte peculiarità del fermaporte di Kyoto (ma non tutte: il puntamento col Wiimote è stato considerato inutile ai fini del gioco, per cui basta muoversi col nunchuk e distruggere tutto muovendo il telecomando) e sembra capace di tappare il buco colossale aperto dalla pubblicazione di decine di inutili titoli con omini senza braccia.

Una speranza per il futuro anche per me, che potrò finalmente spolverare gli eoni di schifezze accumulati sulla mia console, abbandonata ormai da tempo immemore al suo destino: il 10 Marzo, data di uscita europea, si avvicina!

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Pubblicità di Guitar Hero: Heidi Klum


Ho una domanda per voi: quante copie in più farà vendere questa pubblicità televisiva del nuovo Guitar Hero World Tour?

Anzi ho una domanda ancora più importante.

Quanti di voi in questo momento hanno entrambe le mani sopra al tavolo?

Comunque ad Activision sono matti… questa roba è meglio di pornhub! E non è neanche vietata ai minori! :)

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Un’operazione Tera tera


Una volta feci un articolo sul porno e i videogiochi, esprimevo opinioni personali sulla non compenetrazione (vocabolo molto adatto in una situazione simile) tra i due mondi, impermeabili o quasi l’uno all’altro. Quel post è uno dei più clikkati grazie alle ricerche su internet che includono spesso la parola porn, porno, tette e molte altre amenità simili (ne avete la dimostrazione sull’apposita sezione a destra: è secondo).

Ora, io non ho quasi nulla contro l’industria del porno, quando non sfrutta le persone che lavorano al suo interno (la cosa, purtroppo, succede raramente): inoltre, come tutti, ho usufruito di numerose clip per documentarmi sull’argomento (a solo scopo di ricerca scientifica, ovviamente) quindi non sputo certo nel famoso piatto… Eppure la manovra utilizzata per il lancio di Saints Row 2 di Ubisoft mi sembra proprio un operazione tera tera, come si dice a Roma: terra, terra. Dal titolo però avrete capito che una delle due t andrebbe maiuscola, vista la protagonista del “dev diary” del gioco: Tera Patrick.

Molti di voi la ricorderanno in ginocchio ai piedi di un letto mentre… ehm ehm, meglio non andare avanti. Altri magari sdraiata, rigorosamente nuda, su una spiaggia mentre aspetta … ehm ehm, meglio non andare avanti. Altri ancora, i casti videogiocatori che non utilizzano internet se non per nerdare in qualche server o per sapere di tutto, di più, sui videogiochi di prossima uscita, invece non la ricorderanno per niente… beh ragazzi, meglio non andare avanti allora! Una volta ogni tanto potreste vedervi qualcosina per documentarvi!!! Comunque ora, grazie al video che state vedendo, Tera sarà nei vostri sogni più reconditi mentre stringe con lussuria un joypad. Sbav!

Allora, facciamoci due conti: il porno tira praticamente da solo quasi tutto il mercato di internet (vabbè ho un po’ esagerato, ma in passato ha salvato il VHS ed ha assolutamente contribuito a lanciare la grande rete). Il video che trovate a fine post rappresenta in maniera molto colorita questa tendenza. I patiti di videogiochi utilizzano moltissimo internet e diffidano dei nuovi media. Andare a presentare un videogioco tramite le sinuose forme di una pornostar è assolutamente un’operazione commerciale fantastica che avrà richiami pazzeschi. Un successo annunciato. Ne stanno parlando tutti: blogger, siti specializzati, stampa generalista, tutti! Anche io, ovviamente, non potevo esimermi.

Ma allo stesso tempo mi sembra davvero una manovra ambigua e  di pessimo gusto. Perchè associare ad un prodotto videoludico, che nella migliore delle ipotesi dovrebbe essere considerato “arte”, qualcosa che ne svilisce totalmente gli sforzi nella realizzazione? Non è una piccola ammisione di colpa, tipo: “abbiamo un videogioco così così ma abbiamo Tera Patrick e la gente lo comprerà”. Non è un modo per far parlare ancora peggio la stampa del nostro amato medium interattivo? Cosa diranno ora il Moige e gli altri benpensanti?

A queste domande lascio a voi la risposta nel solito dibattito nei commenti, io intanto mi sono “goduto” il filmato e soprattutto ho fatto un nuovo post che permetterà ad Inside The Game di continuare la conquista del mondo conosciuto tramite l’acquisizione dimaggiori click, un miglior pagerank e quant’altro! Evviva la sincerità! :)

Ah, quasi dimenticavo, il gioco uscirà per Windows, Xbox360 e PS3 il 7 Novembre. Ma in fondo, questa cosa, interesserà veramente a pochi ;)

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Gli spari sopra Warsow: intervista a Videl


Il titolo voleva parafrasare una nota canzone di Vasco Rossi, visto che pensavo Varsavia, in inglese, si dicesse Warsow. Invece è Warsaw… ma era così carino che l’ho lasciato! :)

Da questa introduzione mi sembra ovvio che stiamo parlando nuovamente di videogiochi gratuiti, presentando Warsow, un FPS alla Quake, dotato del motore di Quake 2, scaricabile da internet senza pagare neanche un cent. Dal sito ufficiale, www.warsow.net, downloadate il file di installazione, un click e “pronti via” siete già nell’arena! Si perchè Warsow è uno di quei videogiochi gratuiti che va a cercare il successo nella “nicchia” del netgaming, visto che si presenta fin da subito con l’assenza totale di una modalità single player.

Sviluppato dal “Warsow Team” il gioco ha avuto un grande successo visto che permette, facilmente, una sfida a suon di rocket con i propri amici su PC o MAC (anche se quest’ultima versione ha ancora un pò di problemi). Forse a breve verrà “soppiantato” da Quake Live che è ancora più user friendly (si gioca da browser, pensate) ma per ora rimane sicuramente il miglior Pure FPS gratuito in giro.

Ma la domanda è, perchè dovrei parlare io di Warsow quando conosco una persona molto più esperta di me? Uno dei migliori giocatori italiani, pensate, ma che dico giocatori… sto parlando di una giocatrice! Una gamer girl next door, come recita il suo blog, cioè Elena “Videl” Anania. E allora che sia lei a descriverci Warsow, in questa intervista targata www.insidethegame.it, per cui abbiamo guadagnato anche una foto esclusiva. Eccola!!!

AKirA@InsideTheGame: Per descrivere meglio Warsow ho cercato di farmi spiegare come funziona da qualcuno che ne sa sicuramente più di me, Videl! nota newser per progaming.it, blogger da poco e soprattutto giocatrice esperta di questa gemma di programmazione. Videl, come mai giochi a Warsow e non ad un gioco a pagamento, cosa ha di più?

Videl: A parte la particolarità di essere un free-game, che non è cosa da poco, Warsow è un videogame che non ha nulla in meno rispetto a giochi che è possibile comprare in negozio. La sua grafica fumettosa e colorata, che magari non regge minimamente il confronto con comparti tecnici super dettagliati come quelli di titoli più recenti (Metal gear solid 4 o GTA 4) è alla portata di tutti i computer e questo è un altro fattore positivo. In più ha in sè una quantità tale di modalità di gioco da poter accontentare i gusti di qualsiasi amante dei Pure FPS. Warsow è un gioco che richiede varie skill: mira, timing ma soprattutto capacità di movimento. La caratteristica principale di questo gioco è proprio data da questo: bisogna imparare a muoversi, usando tecniche varie come lo strafe, il BunnyHop, il dash, rocket jump e via dicendo. Ci gioco perchè non è un gioco da tutti!

AKirA@InsideTheGame: Perché non è un gioco da tutti?

Videl: Una persona qualsiasi che installa Warsow e viene capultata sui servers clan arena, per esempio, vedrà dei giocatori che si muovono come scheggie impazzite, a velocità incredibili. Ci sono giocatori che giocano da anni, e riescono a fare cose strepitose. C’e’ addirittura una modalità chiamata race, in cui l’obiettivo è finire le mappe (che sono dei percorsi piuttosto difficili) facendo dei tricks a volte impossibili in meno tempo dell’avversario. Dicendo che non è un gioco da tutti intendo dire che non è il classico gioco dove entri e sai subito sparare: ci vuole molta pazienza per riuscire a gestire bene il proprio “model” e fare quello che riescono a fare gli altri. Perchè oltre a sparare, devi riuscire a evitare i colpi di quelle suddette scheggie impazzite e muoverti da scheggia impazzita a tua volta! Con questo non voglio spaventare i nuovi giocatori: con la pratica si impara, ma ci vogliono molta pazienza e costanza, e questo non è da tutti.

AKirA@InsideTheGame: Sembra la descrizione di un qualunque gioco di multiplayer competitivo ad alto livello. Con barriere all’ingresso molto alte ma anche grosse soddisfazioni. La differenza è sicuramente la gratuitià dell’esperienza. Secondo te, giochi di questo genere, dedicati esclusivamente alla “competizione”, hanno futuro?

Videl: Questo genere di giochi è sempre andato forte. Ultimamemente le community si stanno disperdendo, perchè ogni titolo nuovo scava la fossa ad un altro. Ci sono titoli che non arrivano neanche a camminare sulla terra, deludendo le aspettative dei giocatori che li attendono. Di certo, giochi con alte “barriere all’ingresso” non possono avere un grande successo, perchè la gente non si diverte a perdere. Sono convinta che si parlerà di Pure FPS ancora per molto, ma non so dirti con certezza se le nuove generazioni gradiranno di più prendere quattro schiaffi su Warsow e Quake Live piuttosto che giocare a tennis col Wii Sports. Sono convinta che con l’arrivo di Quake Live il destino degli FPS sarà salvo per un bel pò, anche se c’e’ il rischio che giochi come Warsow finiscano nel dimenticatoio.

AKirA@InsideTheGame: Bene! Come analisi mi piace, ora analizziamo te ;) Una ragazza che videogioca, wow… di più! Una ragazza che sfida i maschi nei loro campi di battaglia virtuali e li batte anche! Come è il tuo rapporto con i videogiochi, quali generi ti piacciono? Giochi anche in single o solo netgaming sfrenato? Sei un’aliena? O semplicemente una ragazza normale che ha scoperto quanto fascino ci sia in una manciata di pixel colorati?

Videl: Be sì ogni tanto io stesso penso di essere un’aliena, visto che sono davvero poche le ragazze a cui piacciono i videogames. Il mio amore per i videogiochi nasce dalla prima infanzia, quando giocavo al Neo Geo e al primo Nintendo insieme a mia sorella. I miei lavoravano entrambi, quindi devo ammettere di aver speso gran parte del mio tempo davanti alla tv e alle console. Nella mia vita penso di aver avuto tutte le console possibili e immaginabili, quindi si, gioco anche in single. Il netgaming “sfrenato” è una cosa più recente, quando nel 2004 ho scoperto Quake III Arena e la possibilità di giocare online. Da quel momento ho messo da parte le console per dedicarmi più al gaming online. Ma tuttora ammetto di trovare il tempo per il Wii, la Playstation 3 e il Nintendo DS. I generi che mi piacciono di più sono gli sparatutto, seguono gli action game e i giochi di sport. Odio i giochi di strategia, che noia : . Infine, adoro tutti questi giochi di nuova generazione come Guitar Hero, Wii Fit, Wii Sports, ma purtroppo ci gioco raramente perchè costano davvero tanto. Insomma non sarò un’aliena ma sono davvero una mangiatrice di videogames ;)

Speriamo quindi che la nostra Videl continui a divorare videogiochi o videogiocatori sui server di qualche FPS online visto che, come lei stessa ha ammesso, sono sempre meno le ragazze che si interessano di videogiochi. Quando se ne trova una carina, simpatica e così impegnata da scrivere news su un portale e pensieri su un blog, bisogna tenersela stretta!

Il video in testa è un frag movie di Warsow.

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Playmate di pixel!


La tettuta ivy!

Dal serio al faceto. Dalla guerra di ieri, virtuale e reale, alle tette di oggi: solo finte però (non che quelle di molte esponenti dello spetaccolo in carne e ossa siano sempre “vere”).

Playboy, noto magazine per pipparoli (dicesi di tutte le persone di sesso maschile che hanno superato la pubertà, nessuno escluso), ha annunciato che ripeterà una iniziativa già sperimentata con successo: spoglierà le “pin up” dei videogiochi. Le eroine di noi giocatori, tutte forme e niente cervello (visto che tanto ci mettiamo il nostro), create per arrapare e per dare un motivo in più all’acquisto dei titoli in cui militano, spesso di bassa caratura.

Sinceramente non capisco come sia possibile dare retta ad un’iniziativa simile con l’acquisto della rivista o con l’osservazione di tali foto. In primis perchè i videogiocatori hanno già il loro joystick in mano, non serve nient’altro ;) Secondo poi: ma davvero, con tutto ciò che il web mi elargisce gratuitamente (previa la mia autenticazione come maggiorenne, CON UN CLICK, lo può fare anche un bambino), ho bisogno di guardare delle donne disegnate per eccitarmi?

Si penso questo però… però… la galleria di immagini su Repubblica.it me la sono andata a guardare comunque!!! Deludente tra l’altro. Non ho però resistito al senso di curiosità che mi pervade quando penso a una Ivy, già parecchio svestita, tutta da sfogliare.

Questo per dire che, con tutte le mie convinzioni, comunque ci sono cascato… Tanto si sa la cosa che tira di più è… vabbè, la smetto qui.


P.S. Oggi è stato pubblicato un mio articolo su www.progaming.it. Parla dell’importanza dei nickname, lo trovate a questo indirizzo.

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