Ormai non c’è più bisogno di spiegare cosa sono i World Cyber Games, giusto?
Si tratta delle “Olimpiadi dei videogiochi”, in piedi dal 2001, alla cui fase finale partecipano circa 700 giocatori da 70 nazioni del mondo. L’anno scorso le finali si sono tenute in Germania a Colonia. Quest’anno, chi vincerà le eliminatorie, potrà volare addirittura fino in Cina, cioè dall’altra parte del mondo.
Fortunatamente la crisi, che ha picchiato duro praticamente su qualunque altro torneo mondiale (ESWC, CGS, ESL…) non ha colpito i WCG che si terranno regolarmente verso la fine dell’anno. Ora, però, è tempo di eliminatorie e, pensate un po’, grazie a Progaming Italia la nostra nazione sarà la prima del mondo a disputarne una. Si perchè venerdì, sabato e domenica (27 – 29 Marzo) a Milano, si potrà provare a far parte della nazionale italiana videogames nonostante ancora non siano noti tutte le discipline ufficiali. Alcune però sono state comunicate ed è su queste che si cominceranno le eliminatorie con la prima tappa a Cartoomics.
Starcraft e Guitar Hero World Tour, questi i giochi dove potrete coronare il vostro sogno: fare parte degli Azzurri almeno una volta nella vita, nel vostro passatempo preferito.
Vi aspetto quindi, con le mie telecronache e soprattutto con le mie skill da batterista in GHWT (LOL), alla Fiera di Milano City (ci si arriva così).
Nel video un riassunto delle finali nazionali a Roma, tenutesi l’anno scorso a Romics (che sono state davvero uno spettacolo) per farvicapire a cosa potreste partecipare se vi riusciste a qualificare a Milano!!!
Chi mi segue lo sa, adoro i videogiochi musicali e adoro il fenomeno “Guitar Hero” (questo perchè adoro il rock!)
Chi mi segue con ardore maniacale, però, avrà notato dalla mia gamertag (esposta sulla destra) e dal mio gamerscore che non sto giocando più a Guitar Hero da quando mi è arrivato Rock Band 2.
Come mai, vi sarete chiesti?
E allora è giusto che voi lo sappiate. Perchè tra i due giochi c’è davvero un abisso: ora è Rock Band l’originale, Guitar Hero è solamente la copia.
Mi spiego meglio.
Era il Novembre 2005 quando Harmonix, i geniali programmatori del geniale video game Frequency, ma soprattutto creatori di periferiche audio professionali (infatti il nome della società è Harmonix Music System), diedero alla luce Guitar Hero, un progetto ambizioso ma perfetto, diventato subito trend. Si trattava di interfacciarsi alla console in un modo nuovo, con un controller nuovo: una chitarra di plastica. Con quella bisognava imitare i più grandi chitarristi del mondo nel muovere velocemente le dita sulla tastiera mentre con l’altra mano si “plettravano” le note. Harmonix era convinta di poter concentrare in un videogioco il sogno di molte persone: imparare a suonare come i propri beniamini. Ma suonare con una chitarra vera richiede anni di pratica. Per Guitar Hero, al limite, bastano mesi, eppure tramite questo semplice videogioco, senza trama e quasi senza “senso”, si provano sensazioni davvero simili a quelle provocate da una sala prove e quattro amici.
Con le dovute proporzioni. Suonare è 100 volte meglio!
Però è veramente miracoloso che chi non sappia suonare possa almeno sentire sulla pelle ciò che sente un maestro della sei corde. Considero questo il miglior risultato ottenuto dall’industria del divertimento elettronico nella sua storia. Harmonix meritava un plauso e tanti altri soldi per pubblicare, sotto licenza Activision, il secondo capitolo.
Ma i geni, si sa, non si possono incatenare. E Harmonix voleva stravolgere il suo stesso progetto già al terzo episodio. Activision, invece, voleva solo riproporre al pubblico la stessa minestra con molte più canzoni. Guitar Hero III fu quindi programmato da Neversoft e non dai creatori originali ed è ad oggi l’unico videogioco ad aver incassato un miliardo di dollari. Eppure le maggiori vendite non vogliono dire maggiore qualità e finalmente, dopo un mese di scatenato Rock Band 2, posso unirmi al coro di chi ritiene questo titolo nettamente superiore a Guitar Hero World Tour, suo diretto concorrente. Questo perchè Harmonix, dopo aver rifiutato di programmare Guitar Hero III con Activision, si è accasata con Electronic Arts ed ha creato Rock Band, un anno prima di GHWT.
Attenzione però, non voglio sminuire quest’ultimo. Mi sono divertito tantissimo a giocarci (la recensione la trovate qui) e probabilmente la vera attrattiva di giochi simili è nella tracklist: quindi scegliete di conseguenza il vostro preferito (anche se fastidiosamente ho notato che, gira e rigira, le canzoni sono sempre le stesse, per problemi di diritti), ci sono però dei parametri oggettivi da considerare.
Rock Band 2 ha una modalità single player moooolto più intelligente dove si possono eseguire anche i brani scaricati o quelli bonus per finire il gioco. Ottimo, altrimenti si giocano solo for fun: inoltre la stessa modalità può essere affrontata in band o da solista, senza dover ricominciare da capo. Altro punto a favore è la grafica su cui non c’è davvero paragone. Oltre alle movenze molto più realistiche e meno legnose da parte dei musicisti c’è una tecnica di base molto più moderna e animazioni più convincenti. I suoni (e sono stato nelle sale prove vere per anni) sono anch’essi molto più fedeli alla realtà e stupisce come siano riusciti a dare una profondità simile al gameplay che permette molte più interazioni rispetto a Guitar Hero, basandosi su un canovaccio comunque molto limitato. Ad esempio lo star power in band (che si chiama overdrive) si attiva per salvare i compagni che non sono riusciti a sopravvivere alle troppe note, oltre che per moltiplicare globalmente il punteggio.
Ciò su per cui però bisogna davvero consigliare Rock Band anzichè Guitar Hero è la qualità degli strumenti, caratteristica a dir poco fondamentale. La chitarra non ha i tasti in rilievo e quindi non vi succederà mai che uno vi rimanga incastrato; inoltre ha la levetta per gli effetti ed è di una plastica molto più “pesante”, e quindi solida, rispetto alla sua concorrente. Ciò che però è proprio anni luce avanti è la batteria. Nonostante quella di Guitar Hero abbia avuto la giusta pensata di inserire anche i piatti mentre in quella di Rock Band siano presenti solo 4 tom, la resistenza della prima non ne ha giovato e, come già spiegato in passato, da un sacco di problemi e si rompe facilmente (a me si è rotta quattro volte: all’ultima sono uscito di casa ed ho comprato gli strumenti di Rock Band, prezzo 139€) e soprattutto è difficile suonare un brano perfettamente perchè ha problemi di calibrazione. Quella di Rock Band, invece, è un vero e proprio piacere. Ha un pedale migliore che si attacca alla batteria e quindi non sfugge, non ha le pile e quindi non si sgancia ed è inoltre compatibile con Guitar Hero, quindi vi consiglio di comprarla anche per giocare al titolo Neversoft, se avevate intenzioni di diventare batteristi.
Ultima parentesi e poi chiudo questo lunghissimo post con la questione compatibilità. Io non sono riuscito a trovare manco un sito che mi spiegasse come fosse possibile che la batteria di RB fosse compatibile con GH nonostante gli mancasse un tasto. Vi spiego io quindi in che modo lo strumento Harmonix guida il titolo Neversoft. Appena accenderete Guitar Hero World Tour con la batteria di Rock Band, il gioco scaricherà una patch e… magia, tutta la linea di batteria andrà da ora in poi suonata con un colore in meno e quindi con un tasto in meno!!! Fantastico no?
Detto questo scegliete come vi pare il vostro gioco musicale ma giocatene uno dei due. Fondamentalmente potrei dire, come tutti, che GHWT è un 7 mentre RB2 è un 9. Ma se volete proprio suonare i Tokyo Hotel (oppure scrivere le vostre canzoni, unica cosa che manca in Rock Band è la modalità editor)… allora scegliete il primo
E poi datevi fuoco!!!
Per i Tokyo Hotel, ovviamente, non certo per Guitar Hero
Nintendo non riesce a stare troppo tempo senza creare hardware.
E’ tipo una droga: o creano qualcosa di nuovo ogni due anni o si sentono male Va bene anche un restyling di una console in corso, come in questo caso. Anche se, all’occhio clinico di Inside The Game non sfugge niente e il nuovo Nintendo DS, che si chiama DSi, verrà tra poco analizzato in ogni suo piccolo dettaglio per valutare insieme a voi lettori, come al solito, un possibile acquisto.
Innanzitutto un’affermazione importante: il DS è una figata!!! Non è come il Wii, fidatevi: non ha solo giochi hardcore finti e casual “cavolate” come Brain Training (che comunque è divertentissimo, altro che cavolata non è un videogioco, su questo non ci piove, però io mi ci spacco: ecco perchè sono così intelligente… ah ah ah ) Ci sono giochi che sfruttano l’innovativo sistema di controllo tattile dello schermo ma che rimangono giocabilissimi e non snaturano il senso del videogioco. Trauma Center è un esempio, Meteos è un altro ma ce ne sono molti altri. Così come è pieno di videogiochi “esperimenti”, molti artistici e molto solo ludicamente rilevanti. Insomma una piattaforma veramente con gli attributi che, se mi permettete, definirei come la più riuscita di questa generazione visto che ha conquistato davvero tutti gli utenti che hanno voglia di videogioco portatile vendendo più di 100 milioni di copie in tutto il mondo.
Fatta questa doverosa premessa, abbastanza inutile perchè credo che tutti voi sappiano di cosa stiamo parlando, ecco arrivare la terza versione di DS, dopo quello normale e il lite, semplicemente più piccolo e meglio illuminato. Il DSi però porta in seno tante novità, tali da renderlo anche paragonabile ad una nuova console, completamente retrocompatibile (nel senso che prende tutti i giochi del DS; giustamente… è un DS!).
Quali novità serba questa nuova iterazione del portatile Nintendo?
Innanzitutto ha una camera (in verità sono due, da 0.3 megapixel) per scattare foto e, udite udite, avrà giochi che supporteranno questa caratteristica. Che ne dite? Secondo me è na cosa seria . Inoltre il DSi sfrutterà a dovere la connettività via wi-fi grazie alla possibilità di utilizzare il canale Dsi Shop. Inoltre potrà sincronizzarsi con il proprio Wii, avrà il firmware upgradabile e sarà più fino, meno pesante e più duraturo a livello di batteria. Qualcosa è stato sacrificato all’altare di Morgoth: lo slot per i giochi del GBA e quindi la compatibilità con tutte le periferiche che lo sfruttano. Eheh… piratelli miei: avete capito bene. Niente più aggeggi (che io non posseggo e quindi non so manco come funzionano) per scaricarsi i giochi dal web ma soprattutto niente più Guitar Hero on Tour, il cui controller si connetteva proprio lì!
Insomma mentre tutti gli italiani si guardano San Remo e si appassionano alle vicende di Bonolis, Povia, Benigni e company, io mi preparo psicologicamente ad altri 170€ da spendere? Mmm chissà, magari potrei rincoglionirmi un po’ con la televisione pure io e smetterla di spendere soldi visto che il prezzo di cui sopra è quanto costa la console in Europa. Anzi quando costerà dal 3 Aprile.
Ammetto subito un particolare molto importante. Io non ho giocato a F.E.A.R. , FPS horror di Monolith rilasciato per qualunque piattaforma nel 2005. Ne ho sentito parlare, sempre abbastanza bene. L’ho visto giocare in multiplayer alle finali del CPL World Tour. Mi ero fatto un’idea abbastanza nitida della produzione ma, comunque, non avevo mai toccato con joypad la paura fatta FPS e le gesta della mitica “Alma“.
Ho approcciato quindi questo Project Origin, poi rinominato F.E.A.R. 2, con molto scetticismo e lo stavo seguendo più che altro per le notizie di corridoio. Ad esempio il fatto che Monolith, staccatasi da Sierra per il secondo episodio, non avrebbe più potuto usare questo altisonante nome per il suo gioco mentre poi è riuscita, col nuovo publisher Warner Bros, a riavere la proprietà intellettuale di quelle quattro lettere che significano paura. A parte questo, insomma, F.E.A.R. 2 non mi interessava; recentemente ho invece provato la demo, pubblicata su Xbox Live, Playstation Network e su internet, per gli utenti Windows (la trovate a questo indirizzo). Ovviamente, mi sono ricreduto!
Ebbene si signori. Entrare nel mondo dello sparatutto Monolith, software house di cui tra l’altro ero un grande fan (giocai con piacere ad uno dei loro primi titoli: Blood, ve lo ricordate?), è stato una bomba. Grafica davvero super spinta, atmosfera rarefatta e convincente ma soprattutto sangue, a fiumi. Pensavo di trovare il solito FPS, condito dalla mitologia su questa paurosa bambina, Alma: invece F.E.A.R. 2 ha le sue chicche. Salire sul robot, ad esempio, mi ha stupito… così come più volte sono sobbalzato sulla sedia ai vari “flash” che il nostro personaggio ha durante i combattimenti contro i normali soldati. C’è veramente tanto sangue e il gioco sembra programmato apposta per disturbare l’utente: questo mi attira molto anche se, immagino, non potrò praticarlo a cuor leggero.
Insomma questo è un esempio di demo davvero ben riuscita e che può, senz’altro, convincere più di un giocatore ad abbracciare la via della paura. Non ho notato novità di sorta e la possibilità di rallentare il tempo ormai è diventato un clichè. Anche l’ambientazione, molto ben curata graficamente, non mi ha stupito in positivo.
Calcolando però che il gioco sarà senz’altro dotato di un buon multiplayer e aggiungendo quanto di buono fin’ora detto… segnatevi la data d’uscita sul calendario. Il 13 febbraio sarà ora di affrontare i vostri demoni e una bambina di nome Alma. Su Xbox360, PS3 e PC.
Il video, ovviamente, è un trailer.
Ultima postilla, volete fare un test per vedere quanta paura avrete? Volete testare la vostra fear? Bene. Seguite questo link.
Come promesso eccovi il post che racchiude l’opinione di Inside The Game, cioè la mia e quella di Fucktotum, riguardo ai migliori giochi usciti nel 2008.
Come starete già vedendo dal video sovrastante il post, questa volta ho preferito usare uno strumento “diverso” per stilare la mia persona classifica, tutta. Piuttosto che premiare con un video il gioco dell’anno (curiosità, la colonna sonora è dei Faunts e si chiama M4 Part 2, l’ho scelta perchè è la musica di sottofondo nei “credits” di Mass Effect, uno dei più bei videogiochi dell’anno scorso che però non trovò posto nella mia classifica visto che l’ho giocato nel 2008: mi sentivo in dovere di elogiare in qualche modo questa perla di programmazione), come 365 giorni fa, meglio premiare tutti e 10 i protagonisti di questo 2008 storico. Se pensavo che il 2007 fosse stato il miglior anno, a livello qualitativo, per l’industria dell’intrattenimento elettronico, devo ricredermi: questo è stato di gran lunga l’annata DOC. Conservate le bottiglie.
Abbiamo cominciato l’anno con Grand Theft Auto 4, ad Aprile e tutti abbiamo steso il tappeto rosso a Nico, che è entrato nelle nostre case trasportandoci nella migliore ricostruzione virtuale di sempre, quella di Liberty City. Ma l’estate porta caldo, il caldo vacanze strane, le vacanze strane portano ad un viaggio con Avventure nel Mondo e quest’ultime portano serpenti! Uno è sbucato sulla mia PS3, un “Solid Snake” e mi ha lasciato di sasso: era Metal Gear Solid 4!
Poi è stato una specie di attacco continuo e quasi senza senso di produzioni tripla AAA o comunque da giocare: Geometry Wars 2 (e via a sparare alla geometria, un sogno che si avvera ), Braid (il titolo che più mi ha stupito quest’anno, senza subbio il più affascinante), de Blob (se penso a questo gioco mi metto a ballare… ) Dead Space (ancora me la faccio sotto; ma tornerò sulla Ishimura per un po’ di achievement), Fallout 3 (“Do you want to set the World on fireeeee”), Gears of War 2 (veramente epico, anche in multiplayer io mi diverto molto a reggere orde su orde), Mirror’s Edge (ne ho parlato ieri, la mia opinione sul lavoro DICE è altissima), Little Big Planet (il post lo rimandiamo all’anno prossimo… devo ancora provarlo a fondo).
E’ stato un anno di cambiamenti, di rischi di super grafica di grandi ritorni… un anno da passare attaccati al pad visto che oltretutto sono usciti anche tanti altri titoli degni di nota, molti dei quali non ho avuto tempo di provarli: mi riferisco a Spore, World of Warcraft: Wrath of the Lich King, Viva Pinata Trouble in Paradise, No More Heroes, Fable 2, Castlevania: Order of Ecclesia, Rock Band 2, Far Cry 2, Red Alert 3, ecc… Altri ancora invece li ho giocati ma non li abbiamo inseriti, per un motivo o per l’altro, in top 10… alcuni esempi? Guitar Hero World Tour, Ninja Gaiden 2, Il potere della Forza, Castle Crashers.
Insomma guardo la lista qui sopra e rimango di stucco, quasi non ci credo. E devo ancora aggiungere i titoli tripla A che ho giocato e mi hanno deluso. In fondo aspettavo con ansia l’avvento di Too Human o il nuovo Call of Duty World At War oppure Alone in The Dark: li ho provati, finendo il primo e il terzo e sono rimasto alquanto scontento, ma vanno comunque annoverati in questo palcoscenico chiamato 2008 tra i grandi nomi.
Quasi dimenticavo i non giochi, che poi hanno venduto molto più di questi titoloni. Uno su tutti? WiiFit… e la lista si allunga!
Insomma… ma di che anno stiamo parlando? Signori, io sinceramente tutti questi gioconi non l’ho mai visti e stilare una top 10 è stato difficilissimo. Eppure abbiamo voluto premiare i nostri gusti e, come al solito, parlare col cuore piuttosto che con la mente. In fondo, c’è anche scritto un po’ ovunque nel video, Inside The Game.
Detto questo, quindi, non arrabbiatevi se non avete visto il vostro beniamino in classifica, il prossimo anno progettiamo nomination e votazioni, anche perchè se il 2009 rispecchierà la tendenza di questo “uno-due” che sono stati 07 e 08… mi devo far clonare a breve e quindi in due akiri saremo in grado di sostenere tutta la votazione e relative bagarre!
Conoscete un buon clonatore?
Buona visione e sopprattutto buon anno a tutti!!! Videogiocatori e non (questa volta mi sento buono ).
Piccola premessa: forse questa “blocensione”, come le chiamo io, avrebbe più senso di esistere come confronto con Rock Band 2, tipo quella fatta tra FIFA e PES. In fondo i due giochi sono praticamente equivalenti ed un “vs” avrebbe più senso che due post. Ma io non ho ancora provato Rock Band 2, quindi il problema, purtroppo, non si pone
Ed ora buttiamoci nel vivo del post.
Dopo circa 1 mese di testing intensivo… com’è Guitar Hero World Tour?
Ci sono molte cose da dire, davvero tante. Cercherò di essere sintentico anche se avrete capito che non è la mia qualità più evidente. Allo stesso modo cercherò di essere trasparente raccontandovi tutto il mio excursus con lo strumento “batteria” di questo gioco: l’unico con il quale sto affrontando (ed ho quasi finito) la modalità carriera in singolo (poi mi butterò sugli altri). Comunque ho provato a più riprese a giocare in multi con gli amici, quindi ho un’opinione ben formata su tutti aspetti del gioco. Anche se in verità parlerò poco del videogioco Guitar Hero; mi interessa più il fenomoeno.
E con questa nuova release del titolo, è proprio di fenomeno che bisogna parlare.
Guitar Hero World Tour (disponibile per PS3, PS2, Xbox 360 e Wii) è fantastico. Per un “musicista fallito” come me, è probabilmente uno dei videogiochi più divertenti della storia. Ma soprattutto è il vero videogioco trasversale, l’unico e il solo, a mio avviso. Cosa voglio dire? Innanzitutto vi invito a leggere questo post di Stefano Gallarini sul suo blog di videogiochi che spiega proprio questo punto e vi invito ad una riflessione. Quali videogiochi sono davvero “per tutti”? E con per tutti intendo dal casual gamer a chi non ha mai giocato fino all’hardcore gamer?
Io non credo che un WiiSports o WiiFit, ad esempio, vadano bene per noi pacioccosi esperti di videogiochi: essendo creati per un target meno smaliziato, sono molto facili. Direi abbastanza limitati più che semplici. Risultato: dopo un po’ ci si stanca giocandoci, perchè si capisce subito cosa bisogna fare per avere il massimo dai propri dritti e rovesci. Io, personalmente, mi sono rotto di WiiSports dopo pochissimo, così come mi sono annoiato con i giochi “casual” per Wii e l’unico davvero ben fatto e longevo è Wario Ware SmoothMoves.
Guitar Hero, invece, è davvero per tutti. Chi non ha mai videogiocato prende il microfono, o la chitarra a facile e si diverte fin da subito. Chi è un fan della serie si mette il livello di difficoltà ad esperto ed avrà sempre un alto grado di sfida. I casual gamer lo adorano grazie al suo contenuto musicale. Questo è un risultato fantastico per la serie creata da Harmonix e adesso in mano a Neversoft. Il sogno della software house che ha inventato il titolo era proprio quello alla base di questa trasversalità: rendere qualcosa di difficile come “suonare” accessibile a tutti, così che ognuno possa provare le emozioni di una rockstar. Su questo non ci sono dubbi, obiettivo raggiunto ed ora superato perchè non è più “una rockstar” bensì una rock band intera! Per questo adoro Guitar Hero… lo adoro proprio. Perchè mi fa scapocciare al suon di pezzi Rock!!!
La versione World Tour inoltre mi ha proposto poi una possibilità ancora più bella: suonareveramente. Come ho detto a più riprese la batteria (ma anche il microfono è identico, ma ha un altro senso “scenico”), suonata da difficile in poi, è davvero come sedersi ad una batteria vera. Si fanno gli stessi movimenti, si colpiscono gli stessi punti, si prova la stessa adrenalina. E dal primo giorno che l’ho provato che mi sono totalmente innamorato: credo che non smetterò mai di giocare a Guitar Hero World Tour perchè, almeno una volta ogni tanto, per me è come tornare in sala prove. Tornare a dieci anni fa, tempi in cui andavo in giro con un plettro bucato come ciondolo alla mia collanina. Anni nei quali sognavo davvero di diventare una rockstar, scrivevo musica e mi esprimevo tramite una chitarra: in fondo ritengo jammare con il proprio gruppo il divertimento più grande di tutta la vita. Chi suona, sono convinto, capisce benissimo ciò che dico.
Avrete capito quindi che per me, quei 199 euro spesi per il Band Bundle circa un mese fa, sono davvero pochissimi, in confronto alle emozioni che il gioco mi sta facendo vivere. Eppure c’è un problema davvero grosso di cui non posso non parlare che per molti significherà abbastanza per NON comprare il gioco. La mia batteria, dopo due giorni di utilizzo, si era già rotta.
Ebbene si, non l’ho manco “picchiata” tanto. Ma, come era ovvio aspettarsi per un oggetto fabbricato in Cina e saldato, chissà, in qualche sottoscala da lavoratori sottopagati (sigh), un filo si era staccato impedendomi di suonare il pad rosso. Questo poteva significare una passione strozzata: ore e ore di divertimento strappatemi di mano. Ovviamente non ci vuole una laurea in ingegneria per riparare un filo staccato (anzi, all’università mai m’hanno insegnato una cosa così utile), così ho aperto lo “strumento” e l’ho riparato (ustionandomi col saldatore, comprato per l’occasione), continuando a divertirmi come pochi fino alla rottura successiva, avvenuta circa una settimana fa.
Ed ho sorvolato sui problemi di “tuning” di cui tutto il mondo si è lamentato sui forum RedOctane (i costruttori delle periferiche), che si risolvono comunque richiedendo un cavo MIDI-USB e installando un programma su PC: richiedetelo a questo link entro 60 giorni dall’acquisto, ve lo spediranno a casa gratuitamente anche in Italia.
Insomma quello che voglio dire è che, contriariamente alla stupenda chitarra o al microfono, strumenti creati per durare molto a lungo (anche per sempre), la batteria non è costruita per durare per sempre. Anzi, non è costruita per durare granchè a dire la verità. O almeno questo è ciò che è successo a me; probabilmente per costare così “poco” (199€ = batteria, chitarra, microfono e gioco) qualche problema doveva averlo.
Ognuno poi, da questo post, prenda la sua decisione personale. Io senza suonare (e lo posso dire forte, a questo punto) un’oretta al giorno starei male. Mi sta anche crescendo il bicipite . Certo però che io so usare un saldatore, chi non sa manco cosa sia, magari, il divertimento è limitato alla rottura della batteria, soprattutto se si gioca a difficile o ad esperto.
Nel video una modifica artigianale per risolvere i problemi di ritardo della batteria. Non l’ho provata questa, per ora ho richiesto il cavetto… che sto ancora aspettando
E intanto continuo a suonare i Paramore e i Tool a mazzetta!!! Fino a che i vicini non chiameranno la polizia…
Eccomi qui a dire la mia sull’evento che più sta facendo discutere appassionati e non in questi giorni.
Intanto passo subito a questi “non”: di The Gameland hanno parlato tutti. Telegiornali nazionali, regionali, giornali tradizionali, blog, portali ecc… Un punto sicuramente molto buono: all’esterno non sono usciti i problemi che l’evento ha avuto, è uscito solo il colore e i tanti VIP presenti alla manifestazione (ho fatto le premiazioni con Carrizo, Muslera, Maurizio Battista, Vincenzo Cantatore, Alex Britti: c’ho le foto!!!). La comunicazione, si sa, fa miracoli .
Occhio però a valutare la cosa col giusto peso: sono solo una decina di servizi da qualche minuto sul torneo in TV. Tutto già visto e già successo in passato (NGILAN, SmauILP, WCG 2006 dove addirittura ci fu un coverage 24h/24 di Sky Italia; insomma, la copertura mediatica non è assolutamente inedita, in passato se ne sono viste addirittura di migliori), contrariamente a quanto ho letto in giro: non è che riabilitiamo il videogioco agli occhi dell’Italia. Da oggi si rientra nella squallida normalità, come per gli altri casi.
Torniamo invece a The Gameland e dividiamolo in due parti: l’evento e il torneo.
Non mi vergogno a dire che l’evento è stato davvero pessimo, pensato male e organizzato, a tratti, peggio. Penso che nessuno dei non giocatori intervenuti (pochissimi, tra l’altro) si sia potuto divertire. Si pagava 15 euro per 3 stand in croce, 3 conferenze di cui 2 sono state annullate, tra cui quella alla quale avrei dovuto partecipare (non saprei a chi dare la colpa, se ad Alberto Belli, che sulla carta era il coordinatore scientifico, o alle mille urgenze che l’organizzazione ha dovuto affrontare: comunque sia scandaloso), e NON si poteva entrare nell’area players.
Avete letto bene, se eravate lì per vedere, non avreste visto niente! A meno di “camuffarvi” da player (cioè iscrivervi all’ingresso come giocatori, cosa possibilissima in verità e poi non partecipare a nulla). Aggiungiamo che solo lunedì è stato usato il palco per vedere le partite mentre domenica è stato completamente inutilizzato (sabato c’è stata l’unica conferenza e qualche balletto… LOL) e il quadro desolante si macchia ancora di più grazie ad una pennellata di freddo, “pungente”, a dir poco, nei garage dei tornei: location assolutamente inadatta se si rompe il riscaldamento, come successo. L’unica cosa positiva dell’evento, l’avrete capito, è la maestosità. Chiunque sia passato per caso a The Gameland avrà detto: “C…o, qui ci hanno messo un sacco di soldi”. Ed è vero; ma sono stati usati bene?
Ricapitolando non si è fatta cultura del videogioco, non si è fatto spettacolo sui videogiochi tranne che nella giornata di lunedì dove le finali di Call of Duty 4 e di Guitar Hero 3 sono davvero andate molto bene (buona partecipazione di pubblico, quasi nulli i problemi tecnici, service video davvero molto in gamba) e c’era in generale poco da fare… a meno di divertirsi con uno degli spettacoli di parkour, pattinaggio, bike (ehi, siamo gamers!!!) oppure partecipando ad uno dei tornei.
Apro quindi la riflessione sul “torneo“ The Gameland: a parte quello di PES 2009, in cui è andato tutto stortissimo (la finale si è tenuta alle 2 di notte, era prevista per le sei di pomeriggio: molto male FNIV) e di cui ci saranno veramente echi disastrosi, purtroppo, in Europa (dei più di 50 stranieri intervenuti da tutto il mondo non ce n’era uno soddisfatto; anzi, erano tutti mega incazzati!!!), il resto dei tornei è “andato”. Ci sono stati dei ritardi, per carità, ma il risultato è stato portato a casa agilmente, direi.
E allora come si fa a valutare se un torneo è fico o meno? Innanzitutto dal montepremi, e qui si tratta di 80.000€ in gettoni d’oro: quindi un sacco di soldi (il più alto in Europa, WCG escluso, da mooooltissimo tempo). Poi, da quanto tempo ci metterà questo montepremi a raggiungere le tasche dei vincitori: avendo personalmente visto un uomo della camera di commercio credo che la cosa non sia nè in dubbio nè troppo lenta. In terza analisi bisogna valutare il coverage, video e scritto, offerto sul posto e online. In loco, come detto prima, non ci siamo! E’ un peccato usare un palco così bello solo un giorno, così come era quasi impossibile all’interno capire chi stesse vincendo a meno di chiedere ad un admin. Online i ragazzi (e soprattutto le splendide ragazze… ) di Eurogamer.it, nonostante si veda che non siano del mestiere “netgaming”, hanno comunque svolto un buon lavoro. Ci sono video, interviste esclusive, news ecc…: bene, direi. Bravi. Io personalmente avrei gradito di più un taglio più “critico”, ma ognuno scrive ciò che vuole. Nota negativa in tal senso (non per Eurogamer.it, ovviamente): nulla in inglese. Con tutti questi stranieri bisognava pensarci.
Infine un torneo si valuta dalla qualità dei giocatori che si scontrano e dalla bellezza delle partite.
Io ho girato molto il mondo in tal senso (Corea, Francia, Cina, ecc), ho visto di recente la finale del CPL World Tour a Londra e penso questo: The Gameland è stato un torneo incredibile. Era presente la crema dei giocatori europei ad ogni videogioco inserito in gara. A parte SBK, titolo che era tra i tornei solo per motivi sponsoristici (passatemi il neologismo), c’erano i migliori giocatori del mondo ad ogni titolo e i vincitori dimostrano pienamente ciò che sto dicendo. Nessun italiano, infatti, ha trionfato in alcun torneo (al momento in cui scrivo non sono ancora a conoscenza dei risultati di PES2009) e io mi sono ritrovato a commentare una finalissima di COD4 tra Fat Games (Inghilterra) e Button Bashers (Olanda) a Roma, nella mia città e non in una “fantascientifica” Seoul. Da paura!!!
Questo è un dato di fatto, importantissimo, del successo del torneo, rimarcato dai complimenti sinceri che TUTTI gli stranieri di Halo3, COD4 GOW2 e Guitar Hero 3 hanno fatto all’organizzazione. Non erano “contenti”, erano entusiasti. Rispondevano “awesome” ad ogni mia domanda!!!
E allora come concludere?
La prima edizione di The Gameland è stata molto dolorosa per molti e buona per pochi: a mio avviso rappresenta una base sulla quale costruire, per davvero e non solo per comunicati stampa, il più importante torneo europeo di videogiochi per console. Non credo ci sia mai stato, nel Vecchio Continente , qualcosa di simile per il nuovo “netgaming” cioè quello targato Xbox360 e PS3; se il prossimo anno verranno corretti i vari errori che l’organizzazione sa benissimo di aver commesso, potremmo ritrovarci con un patrimonio in casa davvero enorme.
Speriamo bene
Ultima riga per ringraziare e abbracciare tanto Giada Morabito di Equa: una donna, una soluzione. Mai visto una persona lavorare con ritmi tali. Un piano B vivente.
Nel video una mia intervista rilasciata ad Eurogamer.it (un grazie a Michele Bertocchi, l’intervistatore, che si becca la citazione al blog ) sulla quale tengo a precisare alcune cose (ero freddo, ho commesso degli errori): parlo al plurale e non so perchè, visto che io NON HO FATTO PARTE dell’organizzazione, ero solo il telecronista/presentatore ufficiale. L’intervista si è tenuta MOOLTO prima dei problemi sul torneo di PES (erano circa le 12:30), altrimenti avrei detto altro. I Fat Games sono inglesi e non francesi! E…
Ieri mi è arrivato Guitar Hero World Tour: l’ho aspettato tanto questo momento e finalmente è arrivato.
Non che io volessi in particolar modo mettere le mani sul nuovo episodio del franchise Activision dedicato al rock; semplicemente non vedevo l’ora di jammare come una vera band con i miei amici. Soprattutto volevo finalmente rimettermi a suonare la batteria e siccome questo è uno strumento didattico per imparare a ripetere le gesta di Lars Ulrich o Mike Portnoy direi che fa proprio al caso mio. L’anno scorso avrei voluto prendere Rock Band, di Electronic Arts, ma il suo prezzo europeo proibitivo ha allontanato me e molti altri dall’acquisto.
Guitar Hero World Tour, invece,costa 199€ nel suo Band Bundle, cioè comprensivo di microfono, chitarra, batteria e ovviamente gioco. Dopo aver saputo il prezzo e dopo averlo visto per la prima volta alla fiera di Lucca Comics and Games, comprarlo è stato un attimo.
Ieri quindi mi sono ritrovato con 7 amici, non uno, a casa mia: abbiamo suonato fino all’una di notte alternandoci a tutti gli strumenti. C’era ovviamente Fucktotum e il mitico Peppe, entrambi conosciuti qui sul blog. Non riuscivamo letteralmente a staccarci dalla modalità carriera.
Ovviamente dovrete aspettare un po’ per un post più approfondito sulle qualità meno superficiali del gioco (che comunque giudicherò valido o meno soprattutto dalla tracklist e dalla qualità dei suoi strumenti di plastica): per ora c’è solo un’iniezione di divertimento e soprattutto la voglia di rimettersi a suonare una batteria vera, facendo pratica su quella finta. Non solo suonare la batteria, comunque, anche cantare visto che Guitar Hero 4 è anche un “karaoke” versione rocckettara!
Insomma aspettatevi che da un momento all’altro io chiuda il blog e mi ributti anima e corpo in una passione talmente tanto trascinante da non consentire sconti: la musica.
Rock and roll!!!!!!!
Ovviamente la foto rappresenta le mie mani e le mie bacchette, incluse nella confezione, griffate Guitar Hero!!!
E oggi facciamo una cosa inedita! Hai visto? Quante emozioni. Prima il compleanno poi il rap (da pronunziarsi, ovviamente, rAp con la A) e ora una novità completa, alla quale spero che sempre più gente aderisca.
Io, lo sapete, non ho grandi pretese. Però mi piacerebbe essere considerato il “Beppe Grillo” dei videogiochi. Quello che “sveglia le menti” e porta a conoscenza la gente di fatti purtroppo sommersi da un informazione non per forza votata alla fuoriuscità della verità. Anche in campo videuludico, perchè no
Mi sto montando la testa? Vabbè quando parlerò di “aprire le acque” oppure mi sentirete pronunciare frasi come “lasciate che i pargoli vengano a me“, fatemi un fischio e riportatemi sull’amata terra. In fondo ci sono ancora troppi videogiochi ai quali vorrei giocare prima di diventare il vostro dio
Comunque oggi mi avvicino un po’ di più al mio sogno di beppegrillismo… per la prima volta pubblico un articolo di qualcun’altro, uscendo anche al di fuori del recinto dello staff. Daunt, terzo classificato al mondo con la sua squadra, gli Inferno eSports, durante il CPL World Tour 2007 nella specialità World In Conflict (ho parlato molto di questo evento sul blog, visto che sono stato testimone dell’evento: trovate una “preview” qui e un piccolo resoconto a questo link), è rimasto molto colpito dal mio articolo sul MOIGE di qualche giorno fa. Ha voluto dire la sua sull’argomento “videogiochi diseducativi” e questo spazio, Inside The Game, non aspettava altro che diventare megafono di una voce così autorevole. Dategli retta quindi, mi sembra un buon modo di spendere cinque minuti.
Testo:
“Il videogioco, lo sappiamo ormai, è stato fin dai suoi albori la strega su cui si è abbattuta l’inquisizione di una generazione di bacchettoni; tanto determinata a rompere con le tradizioni dei nonni negli anni ‘60, quanto decisa a conservare le proprie a scapito dei loro figli che hanno trovato nella tecnologia un modo di emanciparsi.
La persecuzione è cominciata subito, fin dai tempi in cui i videogiochi erano costituiti da ammassi di pixel che mantenevano un legame labile con la realtà. All’epoca le critiche erano incentrate sul fatto che stare davanti ai videogiochi faceva male agli occhi. Ovviamente non veniva spiegato come mai la televisione si poteva guardare tranquillamente. Man mano che i videogiochi assumevano il realismo che tutti conosciamo, le critiche hanno iniziato a riguardare anche i loro contenuti.
E’ pur vero che viviamo in un paese in cui mostrare una tetta in prima serata poteva scatenare una guerra atomica, ma nel caso dei videogiochi ci troviamo di fronte a una palese e imbarazzante asimmetria informativa: i giocatori sono a conoscenza delle ragioni di chi denigra la loro passione, e sono pronti a smontarle pezzo per pezzo; viceversa, i genitori ansiosi (che, va detto, fanno tanto rumore ma non sono statisticamente così rilevanti) basano la sopravvivenza delle loro tesi sul sottrarsi al confronto, o lo affrontano da una posizione di superiorità.
Chi scrive ha visto e combattuto questa battaglia fin dai primi anni ‘90, quando il sangue nei videogiochi era per lo più costituito da pixel rossi che comparivano e sparivano. Non è cambiato molto. All’epoca la società si scandalizzava per Mortal Kombat, adesso per GTA. Eppure la gente ha continuato a giocare. Con decisamente scarsa sorpresa troviamo che la generazione irrimediabilmente plagiata dai videogiochi. è invece cresciuta normalmente. O almeno, è cresciuta meglio di quella attuale, con tutte le sue tutele. Come dire, quando non c’era il MOIGE che censurava Kubrick, non c’erano neanche ragazzi che devastavano un edificio pubblico per “noia”.
La prima generazione del videogioco di massa (che quindi esclude quella nata ai tempi dell’Amiga o del Commodore, meno rilevanti socialmente), in sintesi, adesso è adulta. Siamo dottori, avvocati, manager, operai, giornalisti… insomma, facciamo regolarmente parte del mondo che a suo tempo temeva per il nostro futuro. Potrebbe essere utile fare un bilancio di quanto i videogiochi hanno influito nella crescita di chi ne è stato un fruitore abituale: chi paventa effetti psicologici devastanti per i giocatori può prima di tutto analizzare la realtà, vedere l’effetto di 20 anni di videogiochi su una generazione ormai matura.
Cosa troverebbe? Troverebbe gente che ha giocato a Civilization, a Sim City, a Railroad Tycoon, a Colonization, Imperialism, Capitalism Plus, Panzer General e innumerevoli sequel e cloni, gente che con titoli del genere ha accresciuto la propria cultura generale (storia, geografia, economia, scienze…) tanto quanto una scuola non avrebbe mai potuto ambire di fare. Chi ha concluso la campagna di Railroad Tycoon II, capolavoro della compianta Top Pop Software, sa indicare in una cartina geografica dov’è Varsavia, dov’è Baltimora, dov’è Shangai. Chi ha finito Panzer General II, pietra miliare nella storia degli strategici a turni, sa riferire con precisione gran parte dei fatti accaduti tra il 1938 e il 1945. E non stiamo parlando di mosci titoli “educational” che in copertina hanno scritto “per imparare giocando“: qui si tratta di titoli che hanno tenuto svegli la notte molti di noi, perchè erano coinvolgenti e spesso emozionanti. E’ così che si apprendono le cose: pensando ad altro. Non si gioca a Panzer General per imparare la storia, si gioca per finire lo scenario. Eppure tutte le informazioni che ci serve processare mentalmente per vincere poi rimangono. Risultati del genere vanno oltre le più rosee aspettative del miglior pedagogo.
Altri generi hanno meriti diversi ma non per questo ignorabili. Chi di noi ha giocato a Ultima Online, Dark Age of Camelot e tutti i successori e cloni fino ad arrivare a World of Warcraft ha imparato qualcosa che da tempo immemore le scuole tentano di trasmettere: responsabilità, disciplina, rispetto. Il mondo di un MMORPG è altamente reattivo alle azioni del giocatore, perchè è formato da altre persone. Il giocatore sa che una sua cattiva azione gli provocherà una pessima fama, e sa che se non rispetta alla lettera gli ordini del suo capo durante un raid ci saranno delle conseguenze negative, per lui e per il gruppo. Altrettanto importante è imparare a gestire la leadership quando decine persone dipendono dai tuoi comandi, tutte cose che nella vita serviranno, e non poco.
Da non sottovalutare allo stesso modo la flessibilità mentale che uno strategico in tempo reale allena ad ogni partita, quasi paragonabile, nel migliore dei casi, allo sforzo che deve fare uno scacchista per trovare lo spiraglio giusto. Essere dei bravi giocatori di RTS richiede la consueta velocità di esecuzione propria di quasi tutti i giochi, ma prima di tutto esige rapidità di pensiero, di sintesi e di elaborazione: non esistono riflessi nei videogiochi, e tenere un ritmo di 150 apm significa prendere 150decisioni al minuto. Indubbiamente qualcosa di più di quanto richiesto per sedersi in un divano, accendere la tv e subire supinamente quello che viene proposto.
Per i genitori che hanno delegato l’educazione dei loro figli a tv e videogiochi, il pericolo è in agguato ovunque. La realtà, osservata tramite la presunta generazione degenere degli anni ‘90, dice tutt’altro. E quasi mi dispiace, perchè le lacune di questi genitori meriterebbero di venire di più a galla.
Molto si può pensare riguardo il futuro dei videogiochi, e sul peso che i titoli “buoni” avranno in futuro nel mercato, ma questa è un’altra storia. Dopotutto, per la società in cui viviamo anche i titoli sopra menzionati sono tutti da condannare in quanto, semplicemente, videogiochi.
Ciò che è assodato, e che nessuno psicologo del MOIGE potrà mai evidentemente accettare, è che i videogiochi riescono dove il sistema educativo italiano fallisce. E questo pare essere difficile da mandare giù.” Corrado “Daunt” Bidoia
Ebbene si! Siamo arrivati alla fine, come un treno che arriva in stanzione anche noi siamo arrivati al capolinea di questa prima stagione de “Il Bar dell’Esport“, una trasmissione nata dall’idea di Simone “AKirA” Trimarchi che un giorno se ne uscì così: “Gabriele, ho un idea, perchè non facciamo un programma in radio?“. Da una frase è nata una trasmissione che ha accompagnato noi e voi netgamers per 6 mesi e che puntata dopo puntata ha cercato sempre più di coinvolgere, informare e dare voce ai giocatori online.
Questa ultima puntata arriva in un giorno speciale, un giorno di riflessione per l’ideatore di questa trasmissione che in anni ed anni ha contribuito con la sua passione a far si che il netgaming non fosse solo un attività di nicchia, ma facendo vedere all’esterno cosa c’e’ dietro a dei semplici giochi; oggi è il giorno dei trenta anni di AKirA a cui vanno gli auguri di tutta la redazione del Bar!
Come in ogni compleanno, qualcosa di speciale c’e’ sempre sia per noi “autori”, sia per il festeggiato che naturalmente per voi ascoltatori: in questa puntata infatti oltre ad avere ospiti incredibili, cambieremo il format della nostra trasmissione, infatti dal ruolo di conduttore, AKirA passerà dall’altra parte del microfono per ricevere le domande dei nostri ospiti e di voi ascoltatori per estrapolare dai suoi trent’anni d’esperienza pillole di saggezza e di riflessione.
Dopo questa parte introduttiva non voglio farvi attendere ancora l’annuncio degli ospiti che avremo questa sera al Bar:
Partiremo subito con un personaggio di grande importanza nel netgaming italiano, uno dei player storici della serie Call of Duty e leader di uno dei team più longevi in Italia, stiamo parlando di Amir “George” Hajar, che abbiamo già avuto ospite al Bar e che ripasserà stasera a dare il suo saluto ai “clienti” del bar e gli auguri al sommo barista!
Passiamo poi ad un vero regalone per voi netgamers, questa sera per la puntata conclusiva del Bar avremo niente popò di meno che un accoppiata d’eccezione…. Nicola “Forrest” Geretti accompagnato da Alessandro “Stermy” Avallone! Esatto non avete letto male, due pezzi da 90 in un colpo solo sono la giusta ciliegina sulla torta per concludere al meglio questa stagione e noi non ci facciamo mancare nulla al Bar dell’Esport!
Concluderemo con la leggenda del Counter Strike italiano, leader dei pluri campioni italiani Cubesports, Andrea “Skizzo” Nasari, per la prima volta al Bar, un occasione per parlare anche della grande sfida che avverrà nel prossimo week-end a Bolzano per le finali delle ESL Pro Series.
Se non vi bastano questi nomi per convincervi a seguire l’ultima puntata de “Il Bar dell’Esport e Dintorni” vi annuncio che, contrariamente alla tradizione che vuole che al festeggiato si portino doni, saremo noi “baristi” a farvi dei bei regali grazie a Fragtime e Creative che metteranno a disposizione 5 Lettori mp3 Creative Zen a chi risponderà correttamente a 5 domande che faremo nel corso della puntata. Se volete vincerli non vi resta che seguirci e sperare nella fortuna…
Saluto personalmente tutti gli ascoltatori del Bar dell’Esport ed in generale tutti coloro che hanno avuto una parola di apprezzamento per questa idea. E’ Grazie a voi che la nostra voglia si è alimentata fino alla giornata odierna, in cui chiudiamo la prima “serie” di appuntamenti. Un ringraziamento a Peg e Sk0d3 che da un giorno all’altro hanno creduto in questa trasmissione e che senza alcuna remunerazione hanno deciso di dare una mano a me ed AKirA nel preparare ogni settimana la puntata.
Non so se questo sarà un addio o un arrivederci alla prossima stagione, ma di certo sono sicuro che il Bar nel suo piccolo ha lasciato una traccia nella storia del netgaming italiano e spero che da questa idea ne possano nascrere molte altre sempre in quest’ambito per dare la possibilità alla nostra passione di acquisire sempre più importanza.
A stasera… 21.30sulle frequenze Radio 181 Fragtime.