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Due mesi senza TV – breve resoconto di un’astinenza forzata da console casalinghe


Nota: questo articoletto non esprime alcun concetto o approfondimento, non rivela al suo interno alcuna verità assoluta sull’universo videoludico, non vi dirà chi siete, che console dovete comprare o qual’è il gioco di cui non potete proprio fare a meno. Quindi, qualora cercaste qualcosa di realmente interessante da leggere, vi rimando direttamente alla nostra pagina delle recensioni, in questo periodo fiorente come non mai! :)

Il trasloco (o pseudo-tale, nel mio caso) è un evento dalle conseguenze curiose: si ritrovano tante cose che si credevano perdute, se ne cestinano altrettante, e spesso mette di fronte a scelte inattese.

Un esempio è l’essere costretti, per motivi di spazio, a liberarsi del mastodontico televisore CRT che prima era totalmente dedicato ai videogiochi: l’occasione ideale per passare ad una TV piatta, che mi introduca ai tanto decantati fasti dell’alta definizione. Peccato che si scontri con una poderosa mancanza di denari causata, fra le altre cose, dalle spese connesse al trasloco stesso…”ma durerà poco, no?”

No. Così è più o meno dai primi di Giugno che sono senza un televisore degno di tal nome, o almeno di uno per cui possa valer la pena perdere un pomeriggio a cablare ed posizionare tutt’e tre le console di questa generazione. E con Alan Wake ancora da inserire la prima volta nella 360, mannagg’ !!

Benchè siano ormai anni che non passo una giornata intera di fronte ad un gioco, finora le mie brave console sono sempre e comunque state lì, collegate e pronte a darmi la mia dose di divertimento alla bisogna, fossero anche i 5 minuti del Rogue-like casualmente scovato fra gli indie del Marketplace e ritagliati fra un impegno e l’altro; così dopo un mesetto ho iniziato ad avvertire i primi sintomi di astinenza (frase messa ad hoc perchè Panorama ci peschi per uno dei sui fantastici dossier sui videogames :) ), o quantomeno ho iniziato a percepire la spiacevole impossibilità di poter giocare -almeno potenzialmente- in qualunque momento, in modo non dissimile da quanto mi succede quando mi viene precluso l’accesso ad una chitarra per più di 6-7 giorni.

Scontato quindi il tentativo di rivolgersi a succedanei d’emergenza, nel mio caso PC e Nintendo DS.

Con il primo non giocavo più dai tempi di Oblivion (videoludicamente un eone fa!), salvo qualche gioco indipendente non giocabile altrimenti ed estemporanee sessioni con il MAME. In pratica per me era diventato realmente quell’accozzaglia di scuse con cui un tempo si cercava di convincere i genitori all’acquisto di un C64 o un Amiga: “mi serve per studiare!” “ci si può disegnare!” “vedi, insieme danno anche il programma per scrivere ed un utilissimo foglio elettronico!”

Scuse che peraltro decadevano mestamente quando i detentori del denaro chiedevano che cosa fosse, un “foglio elettronico”..

Comunque necessità fa virtù, e così ne ho approfittato per provare due recenti offerte gratuite di Steam, ovvero Portal e Alien Swarm. Per quel che riguarda il primo devo dire che -al di là della scomodità e di una certa disonestà intrinseche nel concetto stesso alla base di Steam- gira bene ed è un gran gioco, ma la combinazione WASD+mouse, una volta tanto comoda, ora per il sottoscritto è diventata un vero incubo: abituato all’ergonomicità dei joypad, ho perso la capacità di stare per ore con la mano in quella contrazione spastica che in medicina viene detta “mano da ostetrico” e che è fondamentale per i giocatori di FPS su computer, specie per chi è dotato di notebook.

mano da ostetrico

La "mano da ostetrico" o Segno di Trousseau

Alien Swarm poi mi ha definitivamente riportato alla triste realtà: al di là della grave mancanza di una vera componente single player, la  giocabilità à la Robotron ha ancor di più acuito la nostalgia dei due stick analogici, mentre l’auto-settaggio della grafica su livelli qualitativi infimi mi ha riportato alla mente tweaks, schede grafiche, la carenza cronica di RAM e tutto quello che a suo tempo mi aveva convinto ad abbandonare il PC come piattaforma da gioco.

Scottato, mi sono quindi rivolto verso i familiari lidi del Nintendo DS.

Rispetto a quando ero bambino, non sono più un giocatore “portatile”: la consolina Nintendo passa la gran parte del suo tempo a casa, ed è qui più in virtù delle sue peculiarità e della nintendosità dei suoi giochi che non per la reale necessità di avere del divertimento elettronico facilmente trasportabile.

Pur di non rientrare nel tunnel di Animal Crossing, mi sono trovato a rimettere le mani e finalmente a terminare New Super Mario Bros. … il problema è che come sempre, uno desidera quello che non può avere, e così mentre saltellavo tra una piattaforma e l’altra, la mente ripensava a quanto vissuto e quanto c’è ancora da fare nel Ferelden, a Saren il taditore ancora vivo e libero, a quel poco che ho visto di Faranga e, soprattutto, a quanto avrei voglia di visitare per la prima volta Bright Falls.

Mi sono quindi scontrato, nel modo più brutale possibile, con i limiti della console che tengo fra le mani la quale, pur apprezzabilissima, solo in rarissimi giochi (che peraltro mi sono già bruciato) è riuscita finora a creare mondi adulti e coerenti come quelli di cui sento tanto la mancanza in questi giorni. Un compito improbo per la piccola macchina a due schermi, reso ancor più difficile dal suo essere una console portatile, e quindi per sua natura meno immersiva di quanto non possa essere un salotto in penombra, con uno schermo delle giuste dimensioni ed un giocone in cui perdersi.

E sono da capo, con tanta voglia di giocare con PS3, Wii e 360 che, scollegate, mi guardano sprezzanti della mia carenza pecuniaria dalla loro provvisoria sistemazione sotto il tavolino del salotto, mentre dietro resta un’imbarazzante buco nella libreria pronto per accogliere la sospirata TV che sembra non arrivare mai.

Così mi ritrovo a scrivere uno sconclusionato editoriale su ITG, un po’ per occupare il tempo, un po’ perchè questi due mesi mi hanno fatto capire che la passione è passione, e quando si fa sentire è bello poterne parlare con chi ti capisce, anche quando non hai grandi concetti da esprimere. :)

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Geek Rètro su Current TV: prima puntata all’insegna del retrogame [storia dei videogiochi in TV]


Videogiochi e TV, due media in forte contraddizione e addirittura in concorrenza per il semplice fatto che per entrambi bisogna utilizzare una televisione e quindi se si gioca non si vede la TV e viceversa. Come sapete l’argomento mi interessa molto avendo avuto numerose esperienze lavorative nell’ambito (la mia opinione a riguardo? Ecco come Videogiochi e TV possono convivere). Due media però molto utilizzati dai giovani di tutto il mondo anche se, dell’Italia, non si può proprio dire la stessa cosa… la TV perde sempre più appeal nei confronti dei giovani (perchè, diciamocelo, è vecchia, parla di cose vecchie, in maniera vecchia ed è dedicata ad un pubblico di vecchi! Inoltre non è libera…) mentre i videogiochi “esplodono” di una giovinezza di cui mai prima d’ora hanno potuto godere.

Current TV è una tv diversa. “Strana” soprattutto in Italia dove non c’era alcun canale che si lottava a suon di milioni di euro la possibilità di mandare la diretta di “Rai per una notte“. In TV, a trasmettere in diretta quell’evento, c’era solo Current, la rete di Al Gore che, probabilmente, ha qualche coraggio in più perchè è sul 130 di Sky ed è americana. Certo, tutte le altre comunque non sono scusate…

Questo coraggio però Current l’ha dimostrato secondo me anche nel dare voce e microfono a moltissimi personaggi provenienti dalla rete. Uno di questi, Giacomo Cannelli di Humor Risk (vedetevi i suoi filmati, fanno morire dalle risate) è il conduttore storico di Geek Files e sta conducendo, in questa scorcio di stagione televisiva, Geek Rètro. Da buon nerd che si rispetti Giacomo è un gamer incallito anzi, non solo, è uno studioso del videogioco e un collezionista di console antiche e dei videogiochi d’epoca. E allora… cosa ha fatto questo “eroe metropolitano”? E’ riuscito in qualcosa in cui pochi altri sono riusciti (ehm, scusate, qui meriterei l’applauso per GXT Calcio) portare il gaming sulla TV italiana, in prima serata trattandolo come deve: come media e come strumento di cultura e non solo come mero prodotto.

E l’ha fatto addirittura durante la prima puntata del suo show Geek Rètro trasformandolo in una sorta di piccolo documentario sui videogiochi antichi e sulla storia dei videogiochi! Potete giudicare il suo lavoro voi stessi visto che Current mette a disposizione di tutti i propri prodotti, on demand dal proprio sito web. E’ ciò che state vedendo nel video di apertura!

Buona notizia no? :)

La buonissima notizia, invece, è che ho intervistato Giacomo e che se tutto va bene vedrete un’altra mezz’oretta con lui e con il sottoscritto su youtube a breve. L’idea, visto che siamo molto soddisfatti della nostra chiaccherata informale, è renderla un podcast video facendo poi partecipare altri volti di ITG. Vi chiederò maggiori consigli appena sarà tutto online, voi ovviamente continuate a seguirci!

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Microsoft conferma: arriva Sky su Xbox 360 dal 27 Ottobre


sky player xbox 360 microsoft conferma logoSky. Il cielo, la terra. Luna e misteri. Maree e luci soffuse sotto cui si scaldano i cuori degli innamorati in abbracci indimenticabili… ma che cazzo sto dicendo? :)

No, non è Sky cioè la traduzione in inglese di ciò che sta sopra le nostre teste: su Xbox 360, dal 27 Ottobre, arriva la TV di Murdock con tutta la sua offerta o quasi. Video on demand, serie TV eanche dirette, per esempio delle partite di calcio di Premier League, come avevamo già annunciato nel post relativo alla Press Conference Microsoft dell’E3 2009.

Ovviamente per ora il servizio sarà disponibile nel solo Regno Unito. Non sappiamo quando vedremo anche nel Bel Paese tutto questo ben di Dio.

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Sony e la censura [il nuovo spot di PS3 slim 299$ fermato dalla Nigeria]


Playstation 3 SlimInside The Game non capisce Sony, questo l’ha espresso Renato “inskin” Rossi nel suo post omonimo: “Io Sony non la capisco” relativo alla Demo di Little Big Planet.

Ci consola un fatto: neanche gli istituti di censura o chiunque venga citato negli spot del colosso nipponico tende a capire fino in fondo il messaggio, a volte scanzonato a volte semplicemente provocatorio, delle pubblicità di Playstation e affini.

Proprio pochi giorni fa il nuovo “TV commercial” destinato alle televisioni degli Stati Uniti è stato rinviato al mittente che ha dovuto modificarlo, immagino spendendo soldi, per una lamentela arrivata nientepocodimenochè dal governo nigeriano.

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Onlive va in open beta: lancio previsto in inverno


OnliveAbbiamo parlato poco di Onlive ai tempi del suo “unveil” (cioè di quando è stato svelato). Il servizio di Cloud Computing simile ad Otoy e a Gaikai, sta per passare dalle parole ai fatti. Secondo il fondatore e amministratore delegato della società, Steve Perlman, Onlive è entrato in open beta.

In sviluppo da sette anni, la tecnologia di Onlive sorpasserà il medium fisico facendo praticamente uno “streaming” di dati video (credo siano video…) interattivi direttamente su un PC basato su Windows o su MAC oppure su un comunissimo televisore anche se questo processo richiederà una micro console.

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Monkey Island fail (o win?) [video divertente]


the-secret-of-monkey-island_0big.jpgIn questo video vediamo uno scherzo ben riuscito al canale televisivo argentino C5N, in testa nella crociata contro il consumo di alcol. Un ascoltatore ha contattato l’emittente avvertendoli di una pericolosa mistura che va per la maggiore tra i giovani del paese, tanto di moda da essere pubblicizzata persino su Facebook….il nome del miscuglio? Semplice: Grog XD !!

Ovviamente i giornalisti non potevano lasciarsi sfuggire lo scoop, ed eccoli qua a dare la notizia e l’elenco degli ingredienti:

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Guitar Hero e Rock Band faranno sparire le console?


Non voglio darmi “arie” ma… l’avevo immaginato. In una recente intervista Josh Randall di Harmonix ha dichiarato che il genere dei giochi musicali è talmente in evoluzione che sarà imprevedibile capirne gli sviluppi futuri. Uno di questi, però, potrebbe essere quello di eliminare la console per giocare: nella prossima scatola di Guitar Hero o Rock Band potrebbe non esserci alcun “gioco” per alcuna “console”. Semplicemente gli strumenti potrebbero contenere il software e fare da periferica una volta collegati al televisore.

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Q’apla! [presentazione inskin]


Iniziamo con le formalità.

Salve a tutti, io sono Renato Rossi aka inskin; come AKirA sono nato quando comparivano le prime pubblicità a colori sulla TV italiana (classe 1978), vivo ad Ancona e in attesa del mio trentunesimo compleanno e della televisione 3D suono con i Need her liver (www.needherliver.com), sono in procinto di laurearmi in medicina e scrivo di videogiochi.

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3MoG, Eternal Sonata [video recensione] + intervista


Mentre mi preparo per andare a Villa Torlonia, per il terzo giorno del Wings of Magic Roma Media Festival, vi lascio l’embed alla mia ultima video recensione per Music Box, 703 di Sky.

Ovviamente sto parlando di Three Minutes of Game, 3MoG, arrivato alla diciannovesima puntata e finalmente completo di grafiche, mezzi voti, ricchi premi e belle ragazze (su alcuni di questi dettagli ho mentito). Puntata dedicata alla musica classica, in un certo senso. Sia per la colonna sonora utilizzata, sia soprattutto per il gioco in questione, Eternal Sonata che è un po’ la storia di Chopin.

Il titolo Tri-Crescendo, distribuito in Europa da Atari, mi ha molto colpito per alcuni aspetti peculiari, come la voglia di insegnare qualcosa tramite il videogioco. Ma come potrete vedere dalla video recensione non si ferma solamente all’aspetto didattico, anzi. C’è tanta carne al fuoco in Eternal Sonata: un JRPG solido, divertente, longevo e spettacolare. Consigliatissimo agli amanti del genere.

Detto questo una segnalazione veloce, il portale Wings of Magic mi ha intervistato, addirittura definendomi VIP ;) . Nel post Simone Trimarchi ai microfoni di WOM, potrete leggere qualche mia opinione su TV e videogiochi, Sport Elettronici e sul futuro di questo medium. Ringrazio Massimiliano per l’intervista e Virgina per la fotografia!

Con chi non ha niente da fare in questa grigia domenica romana (e si, il tempo non è assoltato come al solito), vi consiglio di fare un salto a Villa Torlonia perchè oggi ne vedrete delle belle.

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La risposta dei Gamers [column]


Levelhuman

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]

I videogiochi sono sotto attacco.

Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.

I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.

Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.

L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?

Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e  il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.

Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.

C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.

E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.

Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.

Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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3MoG, X-Men Origins: Wolverine [video recensione]


Ho giocato ad un sacco di giochi ultimamente. Uno di questi è la trasposizione ludica del film sulle origini dell’Arma X, cioè Wolverine, il mutante più famoso che esista.

In forze agli X-Men del professor Xavier, questa specie di “uomo bestia” con artigli, fattore rigenerante e scheletro di adamantio, è stato uno dei miei miti per anni, fin quando non sono andato a vedere il film omonimo. Una schifezza davvero unica: si effetti speciali roboanti e tanta azione, ma anche pochezza di contenuti davvero rara. Ci sono tanti film d’azione che comunque ti tengono incollato allo schermo e che sono sceneggiati come si deve; Wolverine non è uno di questi.

Meno male che c’è il videogioco, però. Perchè uno dei pochi difetti del titolo è sequire pedissequamente la trama del film. Per il resto, visto che il divertimento elettronico non ha quasi mai bisogno di spiegazioni e di grandi trame, X-Men Origins: Wolverine è veramente un bel titolo, solido e divertente. Un picchiaduro/action alla God of War (quindi simile alla mia ultima video recensione, Afro Samurai) con meno enigmi e poche cose da trovare, ma assolutamente di livello. Le mosse del protagonista sono particolarmente azzeccate e il sangue sgorga a fiumi, così come deve essere!

Detto questo, una parola per la nuova versione di 3 Minutes of Game, la trasmissione televisiva che va in onda su Music Box (703 di Sky) e su internet dedicata al gamer che non deve chiedere mai. Come potete notare da soli sono stati effettuati alcuni cambiamenti grafici che, col tempo, miglioreranno ancora. Ora c’è una identità più forte della trasmissione, qualche cartello fatto meglio e soprattutto, da questa puntata in poi, avrò a disposizione i mezzi punti!

Adoro valutare i videogiochi come i film, odio la classica valutazione numerica (che tanto si riduce a 9, 8 e 7 perchè gli altri voti chi li prende mai in considerazione per un titolo?) quindi come sapete già da tempo per me un gioco può essere: deludente, interessante, da non perdere oppure un capolavoro. Questi quattro voti li avete ritrovati sempre nelle mie video recensioni. Io personalmente mi sono sempre trovato bene ma, ovviamente, sentivo la necessità di differenziare almeno un po’ tra un titolo interessante e uno che è praticamente senza difetti ma non riesce a definirsi “Da non perdere”.

Vi faccio un esempio sulle puntata di 3MoG già andate in onda. Nella video recensione di Halo Wars ho dato 2 al gioco Ensemble così come nella puntata dedicata a Warhammer 40K: Dawn of War 2. Il primo però, ha sicuramente meno significati ludici del secondo che, se non fosse per il suo genere di nicchia, meriterebbe molto di più. Ecco in questo caso avrei dato due e mezzo a Dow2, un voto molto più giusto confrontato con quello di Halo Wars, nonostante entrambi i giochi a mio avviso entrino nella stessa categoria.

Beh, penso di avervi annoiato già abbastanza, vi lascio alla puntata e buona domenica.

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Rapelay, il simulatore di stupro fatto videogioco: uno scandalo mediatico senza senso!


RapeLay

Ed eccolo qua, l’ennesimo scandalo senza senso nel mondo dei videogiochi. Si chiama RapeLay ed è un “simulatore” di stupri, cioè un videogioco altamente controverso dove lo scopo del gioco è seguire una signora uscita dalla metropolitana, molestarla verbalmente e poi stuprlarla fisicamente. Dopo aver scoperto che la suddetta è madre di due splendide ragazze, bisognerà seguire, molestare, rapire e stuprare anche le due più giovani protagoniste. E così via fino alla conclusione della storia, o del proprio liquido seminale.

Senza esclusioni di immagini spinte o censure di alcun tipo. Se volete farvi un idea, ovviamente, c’è youtube o questo link con le immagini di google.

Ora, la notizia incredibile (davvero incredibile) è che il Parlamento Italiano sta discutendo di questo videogioco e lo vuole bloccare. Così come stanno facendo in America, negli altri stati d’Europa ecc. Tutto perchè qualcuno ha portato all’attenzione della stampa RapeLay. Questo qualcuno è Amazon che prima, da buon “imprenditore”, rende il titolo disponibile nel suo catalogo per 2 anni (è un titolo del 2006); ora, accortasi del “pericolo” l’ha bloccato e ne ha fatto parlare i giornali e i blog di mezzo mondo con pochissima cognizione di causa.

Voglio dire subito una cosa, a me fa schifo un gioco dove devo stuprare la gente. Tra l’altro Rapelay è un pessimo videogioco. Ripetitivo, piatto, graficamente scialbo. Insomma un titolo senza senso che non è proprio degno di alcun articolo, nè su Repubblica nè su Inside The Game. Solo che Repubblica vende più copie parlandone….

…mentre io non voglio assolutamente parlarvene (anche se in verità lo sto facendo… stupido AKirA), ma voglio invece puntare il dito sulla stupidità del Parlamento Italiano, dei giornali che stanno parlando del caso, delle TV ecc ecc. E questa volta non agiterò il fantasma della censura o il fatto che nessuno ha provato il titolo prima di bandirlo. Non me ne frega niente di difendere questo gioco che spero davvero nessuno caghi di striscio (se non per vedere qualche donnina nuda… ma ci sono già migliaia di siti per fare questo no?) non regalando alcun soldi ad Illusion Soft, i creatori di questo “fantastico” titolo.

Come si fa a montare un caso internazionale su un gioco edito solo in Giappone? Cioè il Parlamento Italiano vuole “bloccarlo”? Si dovrebbe rendere conto che è già “bloccato” da solo perchè non è commercializzato in nessun negozio del Bel Paese (mi sa che prima o poi questa perifrasi per indicare l’Italia la dovrò eliminare dal mio vocabolario…). Quindi cosa vogliono bloccare? Vogliono andare in Giappone e bruciare tutte le copie come si faceva con i libri sotto il Nazismo? :)

Chi possiede il titolo, infatti, lo può possedere solo attraverso l’importazione indipendente che probabilmente è già illegale di per se.

Ma la cosa ancora più da ridere è un’altra. Rapelay è il seguito (non ufficiale a dire la verità) di un altro videogioco chiamato Interact Play VR, sempre dei porconi Illusion Soft (di cui parleremo a breve). Tra i due però c’è molta differenza. Il primo è molto ma molto più leggero del secondo: mentre è consentito solamente stuprare le donne in Rapelay, in Interact Play VR si può fare di tutto, fino ad ucciderle in maniera non proprio convenzionale. Ora, c’è qualcosa di più cretino che attaccare il titolo meno spinto, soprattutto quando l’altro è uscito nel solo Giappone nel 2001 e nessuno ha detto “a”?

No, non c’è niente di più stupido!

Quindi questa immensa polemica che non farà altro che far schizzare alle stelle i download illegali di Rapelay, visto che il titolo non è neanche per console ma per PC, quindi manco ci vuole la modifica. Uno scandalo mediatico senza senso e completamente sterile, tanto per far scrivere un po’ di inchiostro ad orologeria sui giornali quando i videogiochi, porgono il fianco, in maniera tanto banale come in un titolo dove il gameplay è basato sugli stupri.

La cosa più importante da dire però è un altra, cioè che Illusion Soft è una software house di videogiochi Hentai (nel suo catalogo anche la serie Des Blood, lo sparatutto con le donne nude!). Ora, siccome so di star parlando con dei nerdini come voi, non vi spiego il significato di questa parola, tanto lo conoscete benissimo. Basta dire che in Giappone, come detto nei commenti al mio post “Quanto tira il porno? Poco nei videogame”, quello dei videogiochi a sfondo pornografico è un vero e proprio mercato, come da noi quello dei film hard. Quindi è assolutamente normale che ci siano giochi in cui si stupra così come nel mercato delle pellicole porno in Italia è assolutamente normale che ci siano dei film dove accade la stessa cosa (solo che è finta, sennò si finisce negli snuff, qualcosa di veramente terribile in cui spero di non imbattermi mai).

La vera cosa interessante di cui parlare sarebbe questa: ma perchè in un videgioco ci sembra lecito uccidere, smembrare e scartavetrare a suon di razzi la gente mentre è inaccettabile uno stupro? Perchè addirittura io mi sento di condannare lo stupro virtuale ma non l’omicidio virtuale? Cosa scatta nella mia testa per dire una cosa simile?

A queste domande proverò a rispondere in un prossimo post anche se, probabilmente, avrò bisogno di un buon sociologo e di un buon psicologo per rispondere in maniera intelligente.

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