Sky. Il cielo, la terra. Luna e misteri. Maree e luci soffuse sotto cui si scaldano i cuori degli innamorati in abbracci indimenticabili… ma che cazzo sto dicendo?
No, non è Sky cioè la traduzione in inglese di ciò che sta sopra le nostre teste: su Xbox 360, dal 27 Ottobre, arriva la TV di Murdock con tutta la sua offerta o quasi. Video on demand, serie TV eanche dirette, per esempio delle partite di calcio di Premier League, come avevamo già annunciato nel post relativo alla Press Conference Microsoft dell’E3 2009.
Ovviamente per ora il servizio sarà disponibile nel solo Regno Unito. Non sappiamo quando vedremo anche nel Bel Paese tutto questo ben di Dio.
Ci consola un fatto: neanche gli istituti di censura o chiunque venga citato negli spot del colosso nipponico tende a capire fino in fondo il messaggio, a volte scanzonato a volte semplicemente provocatorio, delle pubblicità di Playstation e affini.
Proprio pochi giorni fa il nuovo “TV commercial” destinato alle televisioni degli Stati Uniti è stato rinviato al mittente che ha dovuto modificarlo, immagino spendendo soldi, per una lamentela arrivata nientepocodimenochè dal governo nigeriano.
Abbiamo parlato poco di Onlive ai tempi del suo “unveil” (cioè di quando è stato svelato). Il servizio di Cloud Computing simile ad Otoy e a Gaikai, sta per passare dalle parole ai fatti. Secondo il fondatore e amministratore delegato della società, Steve Perlman, Onlive è entrato in open beta.
In sviluppo da sette anni, la tecnologia di Onlive sorpasserà il medium fisico facendo praticamente uno “streaming” di dati video (credo siano video…) interattivi direttamente su un PC basato su Windows o su MAC oppure su un comunissimo televisore anche se questo processo richiederà una micro console.
In questo video vediamo uno scherzo ben riuscito al canale televisivo argentino C5N, in testa nella crociata contro il consumo di alcol. Un ascoltatore ha contattato l’emittente avvertendoli di una pericolosa mistura che va per la maggiore tra i giovani del paese, tanto di moda da essere pubblicizzata persino su Facebook….il nome del miscuglio? Semplice: Grog XD !!
Ovviamente i giornalisti non potevano lasciarsi sfuggire lo scoop, ed eccoli qua a dare la notizia e l’elenco degli ingredienti:
Non voglio darmi “arie” ma… l’avevo immaginato. In una recente intervista Josh Randall di Harmonix ha dichiarato che il genere dei giochi musicali è talmente in evoluzione che sarà imprevedibile capirne gli sviluppi futuri. Uno di questi, però, potrebbe essere quello di eliminare la console per giocare: nella prossima scatola di Guitar Hero o Rock Band potrebbe non esserci alcun “gioco” per alcuna “console”. Semplicemente gli strumenti potrebbero contenere il software e fare da periferica una volta collegati al televisore.
Salve a tutti, io sono Renato Rossi aka inskin; come AKirA sono nato quando comparivano le prime pubblicità a colori sulla TVitaliana (classe 1978), vivo ad Ancona e in attesa del mio trentunesimo compleanno e della televisione 3D suono con i Need her liver (www.needherliver.com), sono in procinto di laurearmi in medicina e scrivo di videogiochi.
Mentre mi preparo per andare a Villa Torlonia, per il terzo giorno del Wings of Magic Roma Media Festival, vi lascio l’embed alla mia ultima video recensione per Music Box, 703 di Sky.
Ovviamente sto parlando di Three Minutes of Game, 3MoG, arrivato alla diciannovesima puntata e finalmente completo di grafiche, mezzi voti, ricchi premi e belle ragazze (su alcuni di questi dettagli ho mentito). Puntata dedicata alla musica classica, in un certo senso. Sia per la colonna sonora utilizzata, sia soprattutto per il gioco in questione, Eternal Sonata che è un po’ la storia di Chopin.
Il titolo Tri-Crescendo, distribuito in Europa da Atari, mi ha molto colpito per alcuni aspetti peculiari, come la voglia di insegnare qualcosa tramite il videogioco. Ma come potrete vedere dalla video recensione non si ferma solamente all’aspetto didattico, anzi. C’è tanta carne al fuoco in Eternal Sonata: un JRPG solido, divertente, longevo e spettacolare. Consigliatissimo agli amanti del genere.
Detto questo una segnalazione veloce, il portale Wings of Magic mi ha intervistato, addirittura definendomi VIP . Nel post Simone Trimarchi ai microfoni di WOM, potrete leggere qualche mia opinione su TV e videogiochi, Sport Elettronici e sul futuro di questo medium. Ringrazio Massimiliano per l’intervista e Virgina per la fotografia!
Con chi non ha niente da fare in questa grigia domenica romana (e si, il tempo non è assoltato come al solito), vi consiglio di fare un salto a Villa Torlonia perchè oggi ne vedrete delle belle.
[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]
I videogiochi sono sotto attacco.
Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.
I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa JackThompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.
Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.
L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?
Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.
Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.
C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.
E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.
Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.
Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Ho giocato ad un sacco di giochi ultimamente. Uno di questi è la trasposizione ludica del film sulle origini dell’Arma X, cioè Wolverine, il mutante più famoso che esista.
In forze agli X-Men del professor Xavier, questa specie di “uomo bestia” con artigli, fattore rigenerante e scheletro di adamantio, è stato uno dei miei miti per anni, fin quando non sono andato a vedere il film omonimo. Una schifezza davvero unica: si effetti speciali roboanti e tanta azione, ma anche pochezza di contenuti davvero rara. Ci sono tanti film d’azione che comunque ti tengono incollato allo schermo e che sono sceneggiati come si deve; Wolverine non è uno di questi.
Meno male che c’è il videogioco, però. Perchè uno dei pochi difetti del titolo è sequire pedissequamente la trama del film. Per il resto, visto che il divertimento elettronico non ha quasi mai bisogno di spiegazioni e di grandi trame, X-Men Origins: Wolverine è veramente un bel titolo, solido e divertente. Un picchiaduro/action alla God of War (quindi simile alla mia ultima video recensione, Afro Samurai) con meno enigmi e poche cose da trovare, ma assolutamente di livello. Le mosse del protagonista sono particolarmente azzeccate e il sangue sgorga a fiumi, così come deve essere!
Detto questo, una parola per la nuova versione di 3 Minutes of Game, la trasmissione televisiva che va in onda su Music Box (703 di Sky) e su internet dedicata al gamer che non deve chiedere mai. Come potete notare da soli sono stati effettuati alcuni cambiamenti grafici che, col tempo, miglioreranno ancora. Ora c’è una identità più forte della trasmissione, qualche cartello fatto meglio e soprattutto, da questa puntata in poi, avrò a disposizione i mezzi punti!
Adoro valutare i videogiochi come i film, odio la classica valutazione numerica (che tanto si riduce a 9, 8 e 7 perchè gli altri voti chi li prende mai in considerazione per un titolo?) quindi come sapete già da tempo per me un gioco può essere: deludente, interessante, da non perdere oppure un capolavoro. Questi quattro voti li avete ritrovati sempre nelle mie video recensioni. Io personalmente mi sono sempre trovato bene ma, ovviamente, sentivo la necessità di differenziare almeno un po’ tra un titolo interessante e uno che è praticamente senza difetti ma non riesce a definirsi “Da non perdere”.
Vi faccio un esempio sulle puntata di 3MoG già andate in onda. Nella video recensione di Halo Wars ho dato 2 al gioco Ensemble così come nella puntata dedicata a Warhammer 40K: Dawn of War 2. Il primo però, ha sicuramente meno significati ludici del secondo che, se non fosse per il suo genere di nicchia, meriterebbe molto di più. Ecco in questo caso avrei dato due e mezzo a Dow2, un voto molto più giusto confrontato con quello di Halo Wars, nonostante entrambi i giochi a mio avviso entrino nella stessa categoria.
Beh, penso di avervi annoiato già abbastanza, vi lascio alla puntata e buona domenica.
Ed eccolo qua, l’ennesimo scandalo senza senso nel mondo dei videogiochi. Si chiama RapeLay ed è un “simulatore” di stupri, cioè un videogioco altamente controverso dove lo scopo del gioco è seguire una signora uscita dalla metropolitana, molestarla verbalmente e poi stuprlarla fisicamente. Dopo aver scoperto che la suddetta è madre di due splendide ragazze, bisognerà seguire, molestare, rapire e stuprare anche le due più giovani protagoniste. E così via fino alla conclusione della storia, o del proprio liquido seminale.
Senza esclusioni di immagini spinte o censure di alcun tipo. Se volete farvi un idea, ovviamente, c’è youtube o questo link con le immagini di google.
Ora, la notizia incredibile (davvero incredibile) è che il Parlamento Italiano sta discutendo di questo videogioco e lo vuole bloccare. Così come stanno facendo in America, negli altri stati d’Europa ecc. Tutto perchè qualcuno ha portato all’attenzione della stampa RapeLay. Questo qualcuno è Amazon che prima, da buon “imprenditore”, rende il titolo disponibile nel suo catalogo per 2 anni (è un titolo del 2006); ora, accortasi del “pericolo” l’ha bloccato e ne ha fatto parlare i giornali e i blog di mezzo mondo con pochissima cognizione di causa.
Voglio dire subito una cosa, a me fa schifo un gioco dove devo stuprare la gente. Tra l’altro Rapelay è un pessimo videogioco. Ripetitivo, piatto, graficamente scialbo. Insomma un titolo senza senso che non è proprio degno di alcun articolo, nè su Repubblica nè su Inside The Game. Solo che Repubblica vende più copie parlandone….
…mentre io non voglio assolutamente parlarvene (anche se in verità lo sto facendo… stupido AKirA), ma voglio invece puntare il dito sulla stupidità del Parlamento Italiano, dei giornali che stanno parlando del caso, delle TV ecc ecc. E questa volta non agiterò il fantasma della censura o il fatto che nessuno ha provato il titolo prima di bandirlo. Non me ne frega niente di difendere questo gioco che spero davvero nessuno caghi di striscio (se non per vedere qualche donnina nuda… ma ci sono già migliaia di siti per fare questo no?) non regalando alcun soldi ad Illusion Soft, i creatori di questo “fantastico” titolo.
Come si fa a montare un caso internazionale su un gioco edito solo in Giappone? Cioè il Parlamento Italiano vuole “bloccarlo”? Si dovrebbe rendere conto che è già “bloccato” da solo perchè non è commercializzato in nessun negozio del BelPaese (mi sa che prima o poi questa perifrasi per indicare l’Italia la dovrò eliminare dal mio vocabolario…). Quindi cosa vogliono bloccare? Vogliono andare in Giappone e bruciare tutte le copie come si faceva con i libri sotto il Nazismo?
Chi possiede il titolo, infatti, lo può possedere solo attraverso l’importazione indipendente che probabilmente è già illegale di per se.
Ma la cosa ancora più da ridere è un’altra. Rapelay è il seguito (non ufficiale a dire la verità) di un altro videogioco chiamato Interact Play VR, sempre dei porconi Illusion Soft (di cui parleremo a breve). Tra i due però c’è molta differenza. Il primo è molto ma molto più leggero del secondo: mentre è consentito solamente stuprare le donne in Rapelay, in Interact Play VR si può fare di tutto, fino ad ucciderle in maniera non proprio convenzionale. Ora, c’è qualcosa di più cretino che attaccare il titolo meno spinto, soprattutto quando l’altro è uscito nel solo Giappone nel 2001 e nessuno ha detto “a”?
No, non c’è niente di più stupido!
Quindi questa immensa polemica che non farà altro che far schizzare alle stelle i download illegali di Rapelay, visto che il titolo non è neanche per console ma per PC, quindi manco ci vuole la modifica. Uno scandalo mediatico senza senso e completamente sterile, tanto per far scrivere un po’ di inchiostro ad orologeria sui giornali quando i videogiochi, porgono il fianco, in maniera tanto banale come in un titolo dove il gameplay è basato sugli stupri.
La cosa più importante da dire però è un altra, cioè che Illusion Soft è una software house di videogiochi Hentai (nel suo catalogo anche la serie Des Blood, lo sparatutto con le donne nude!). Ora, siccome so di star parlando con dei nerdini come voi, non vi spiego il significato di questa parola, tanto lo conoscete benissimo. Basta dire che in Giappone, come detto nei commenti al mio post “Quanto tira il porno? Poco nei videogame”, quello dei videogiochi asfondo pornografico è un vero e proprio mercato, come da noi quello dei film hard. Quindi è assolutamente normale che ci siano giochi in cui si stupra così come nel mercato delle pellicole porno in Italia è assolutamente normale che ci siano dei film dove accade la stessa cosa (solo che è finta, sennò si finisce negli snuff, qualcosa di veramente terribile in cui spero di non imbattermi mai).
La vera cosa interessante di cui parlare sarebbe questa: ma perchè in un videgioco ci sembra lecito uccidere, smembrare e scartavetrare a suon di razzi la gente mentre è inaccettabile uno stupro? Perchè addirittura io mi sento di condannare lo stupro virtuale ma non l’omicidio virtuale? Cosa scatta nella mia testa per dire una cosa simile?
A queste domande proverò a rispondere in un prossimo post anche se, probabilmente, avrò bisogno di un buon sociologo e di un buon psicologo per rispondere in maniera intelligente.
Videogiochi e televisione non sono mai andati d’accordo. Anzi si può tranquillamente affermare che i due media sono in posizioni antitetiche. Non solo perché il primo è tutto l’opposto del secondo per quanto riguarda il condizionamento delle menti: mentre il videogiocare stimola l’attività cerebrale lo stesso non si può dire di trasmissioni “cult” come il Grande Fratello. Ma anche e soprattutto perché o si guarda la televisione o si accende la console. Questo presuppone una vera e propria concorrenza nello stesso mercato, quello dell’intrattenimento, dove l’ex nicchia dei videogiochi è diventato un gigante da 40 miliardi di dollari l’anno.
La televisione generalista, invece, sembra destinata a morire se il trend continua ad essere quello degli ultimi quindici anni: un calo d’ascolti continuo. Niente ascolti, niente investimenti pubblicitari e quindi “fine delle trasmissioni”. L’abbassamento dello share, inoltre, è critico nelle fasce d’età più giovani, che ormai la TV non la accendono proprio. Social network e, appunto, videogiochi stanno prendendo il sopravvento. In questo senso è evidente come l’impatto di internet abbia messo in seria crisi i principali mercati dell’intrattenimento, non solo quello televisivo: musica e cinema tremano appena intravedono un mulo dispettoso o un’adunanza di utenti dedita al filesharing. I videogiochi invece si sono da subito schierati con la grande rete, espandendo i propri confini e continuando seriamente ad invadere il tempo libero di milioni di persone.
Esiste però una differenza sostanziale tra la reazione dei colossi musicali e cinematografici e quella dei network televisivi. I primi due si sono presto alleati con i videogiochi (mentre solo da poco sfruttano a loro favore le potenzialità di internet, dopo averlo a lungo temuto e boicottato), vendendo musica o licenze cinematografiche alle software house. Attualmente c’è addirittura una sinergia tra questi tre “mondi”, come testimoniano titoli come Rock Band o un progetto come Avatar. La televisione, invece, ha rivestito il ruolo di ammazza draghi; i videogiochi sputavano troppe pericolose fiamme sui bambini di mezzo mondo: bisognava fermarli!
La demonizzazione del medium videoludico è stata infatti costantemente caldeggiata dalla televisione. Le condanne tout court provenienti dal piccolo schermo hanno colpito gli spettatori a tutto volume; il target della TV generalista è troppo “influente” per lasciarselo scappare: in fondo si tratta di genitori sempre più spaventati. Chissà che non convincano i figli a sostituire Mario con Bonolis.
L’attacco a Carmack dopo Columbine è solo la punta dell’iceberg; in quell’occasione interi network televisivi americani fecero fuoco all’unisono verso i videogiochi. Il messaggio era chiaro: la colpa della strage era di Doom. Come nella più classica caccia alle streghe, bisognava trovare un capro espiatorio. Niente di più facile. Archiviato il caso Fox News – Mass effect, l’attacco più recente arriva da una maga della televisione: nel Marzo 2008 la famosa psicologa Tanya Byron di BBC3 ha proposto una regolamentazione simile a quella delle sigarette per i videogiochi. Costei vorrebbe scrivere sulla scatola di Ninja Gaiden 2: “Nuoce gravemente alla salute”.
Ciò di cui la graziosa conduttrice non si è accorta è che anche l’atteggiamento della televisione verso i videogiochi sta lentamente cambiando, seguendo la classica perla di saggezza “Se non puoi combatterli, fatteli amici”. Quindi mentre lei propone di equiparare nicotina e pixel, da qualche anno ormai i satelliti si stanno riempiendo di canali specifici per videogiocatori: dalla mattina alla sera la programmazione di Xleague TV, in Inghilterra , o Giga TV, in Germania, parla esclusivamente di novità, tendenze, recensioni e riflessioni dal mondo dei videgiochi. Ma il piatto forte è la competizione, gli Sport Elettronici, una chiave di volta con cui l’interattività sembra aver fatto breccia nei cuori degli autori televisivi.
Più che nei cuori, nei portafogli: spettacolarizzare una sfida videoludica costa pochissimo. Si pensi alla differenza tra il riprendere un match di boxe e una partita di Counter strike: nel secondo caso tutto ciò che è necessario viene generato gratuitamente da un computer e può essere ripreso da infinite angolazioni. Difficile pensare invece ad un incontro, Tyson contro Holyfield, senza l’apporto di un regista, cinque telecamere, altrettanti operatori, ecc. Senza questi costosi mezzi il morso all’orecchio sarebbe sfuggito, lo spettacolo non si sarebbe visto.
In Corea del Sud l’hanno capito dal 2001: nel paese asiatico esistono ben tre canali dedicati esclusivamente alle sfide multiplayer (OnGameNet, MBCGame e GomTV), con un’attenzione particolare (se non esclusiva) a Starcraft. Per sottostare alle dinamiche della televisione, i giocatori sono stati trasformati in personaggi, come i nostri calciatori: escono con le veline, girano spot e film, scrivono libri.
E’ possibile quindi conciliare videogiochi e televisione, entrambi i media hanno da guadagnarci. A patto di non svilire i primi, piegandoli agli schemi spesso banalizzanti del piccolo schermo. E’ un’operazione che ha richiesto molta intelligenza e numerosi tentativi falliti (l’italiano GameNetwork ne è un esempio) ma che sta alimentando i palinsesti internazionali ormai in maniera costante.
Il trucco dei creativi della televisione è stato semplice: far percorrere a Master Chief la stessa strada del Poker alla texana. Da gioco a spettacolo, passando per le emozioni dello sport.
Da Game Pro 14 di Luglio 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
Ho da poco parlato della crisi del netgaming mondiale ma sarò costretto a ricredermi se Street Fighter 4 non mi delude e gli attori che recitano sul palcoscenico dell’e-sport riescono a non sprecare il suo enorme potenziale.
Come avrete capito il multiplayer online del picchiaduro Capcom mi sta piacendo tantissimo e mi sono ritrovato a credere talmente tanto in una sua diffusione davvero rilevante che ormai non penso ad altro
Capisco bene che a non tutti piacciono i giochi di botte e molti netgamers considerano troppo “semplice” questo tipo di titoli. A mio avviso, invece, si sbagliano: Street Fighter 4, 1 contro 1, è uno dei più difficili esercizi di concentrazione che ci sia in giro. Per 4 minuti bisogna rimanere costantemente allineati con il gioco! Ogni momento utilizzato per divagare o fare una mossa sterile e non ponderata verrà punito dall’avversario. Insomma difficile ma bellissimo: sentire il proprio cervello pulsare pensando alla mossa giusta da fare al momento giusto per contrastare l’iniziativa dell’avversario è gratificante. Inoltre in questo gioco non si finisce mai di imparare, si può sempre giocare in modi diversi ed è evidente la spettacolarità di alcune azioni. In pratica ha tutte le caratteristiche che hanno reso Starcraft o Counterstrike delle pietre miliari in ambito multiplayer.
Ma non serve solo l’oggettiva qualità dei meccanismi che animano l’online, le sfide e i tornei a fare di un titolo un classico e un possibile appiglio per diffondere la passione per il netgaming e gli sport elettronici. Serve molto di più da parte dei programmatori che lo hanno sviluppato: un ottimo supporto e soprattutto un modo semplice per far crescere qualitativamente la community che gioca. Questo Street Fighter 4 non lo aveva… fino ad oggi.
Il 24 Aprile esce infatti il Championship Mode, tra l’altro gratuito, che aggiunge una feature talmente importante e banale da stupirmi che non fosse stata inclusa inizialmente: i replay! Questo DLC infatti non solo permetterà di partecipare a tornei con vari livelli di difficoltà e divertirsi anche ricercando una competizione più alta di quella “amatoriale” data dai punti ranked. Aggiunge anche la possibilità di registrare e rivedere le partite, caratteristica senza la quale un gioco multiplayer è impossibilitato a fare il salto di qualità. Se Halo 3, su console, è così importante ad anni dall’uscita, lo deve anche al fatto di poter condividere con altri player un’intera partita che la console registra addirittura automaticamente.
Inoltre per Street Fighter 4 i replay sono ancora più importanti perchè è attualmente l’unico gioco in cui una partita “professionistica” duri talmente poco da poter essere caricata su Youtube (che ha un limite massimo di 10 minuti a video) e sui portali di video sharing. Per continuare a fare proseliti e nuovi appassionati di netgaming, infatti, c’è bisogno che la gente veda, ad esempio, quanto è spettacolare una partita di Call of Duty 4 in S&D (cerca e distruggi)tra due clan forti o una partita tra due progamer (per chi non lo sapesse significa professional gamer, cioè giocatori professionisti)di Starcraft.
Ma non è finita qui. Le partite di Street Fighter hanno anche un altro pregio oltre a quello di essere corte: reggono. Da spettatore qualunque, non appassionato a nulla che riguardi gaming, competizioni e addirittura videogiochi; vedersi 3 minuti di partita di Street Fighter 4 è comunque divertente perchè quasi “comprensibile”. Ci sono due che si menano, hanno due barre di energia, ogni colpo leva un po’ di vita all’altro e ci sono super mosse piene di colori, luci e suoni. Un assist, vero e proprio, per una telecronaca fatta bene che non deve far altro che trasmettere emozione e spiegare qualche cosetta per creare un contenuto video davvero rispettabile che secondo me non sfigurerebbe neanche in televisione e non solo su internet.
Ok, ho finito. Direi che di carne al fuoco per un bel dibattito ce ne è tanta. Ora passiamo alle cose serie, cioè a divertirsi. Ho trovato questi video che definire FANTASTICI è poco. Infatti non sono fatti da un utente ma dal famoso portale Collegehumor, visto che tra effetti speciali e attori comunque “credibili” qualche soldo è stato speso. Si tratta di una mini serie chiamata Street Fighter: The Later Years, embeddato in cima al post avete la prima parte, che parla di “che fine hanno fatto” i personaggi divenuti celebri in tutto il mondo diciassette anni fa con Street Fighter 2 e poi “spolpati” dal film, dai vari seguiti apocrifi e da tutta una serie di commercializzazioni.
Delirante e soprattutto da morire dalle risate. Vedere Zangief che spazza il pavimento di una sala giochi non ha prezzo, se non quello di ringraziare il solito, utilissimo, viewtifulmee per la segnalazione. Tra l’altro, fortunatamente, questi video sono stati tradotti da “BBF” e caricati sul canale youtube di “ragazzomucca“ con i sottotitoli. Visto che oggi mi sento particolarmente in giornata vi posto qui sotto tutti i link a tutti gli episodi / puntate sottotitolate in italiano.
Fatevi una cultura… e soprattutto quattro risate… vogliamo parlare della fine che ha fatto Ryu?