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Videogiochi ed Informazione: Obama docet!


Nessuno, in tutta onestà, ha mai realmente pensato che fare il lavoro del Presidente degli Stati Uniti d’America sia cosa facile. Ogni giorno devi confrontarti con situazioni antipatiche come rendere la Sanità alla portata di tutti, combattere un terrorismo di cui non si conosce il volto, evitare di prestare soldi a squali che, una volta ottenuta la loro iniezione preferita, tornano ancora più feroci di prima al contrattacco – ops, per quest’ultima arriviamo in ritardo: gli Stati Uniti hanno già risollevato le condizioni di chi ha messo con le pezze al culo mezzo mondo, pardon! – eccetera, eccetera.

Eh insomma, in tutto questo non c’è davvero niente che anche solo si avvicini alla definizione di “semplice”. Eppure, tra belle parole come “disarmo nucleare” e “ritiro delle truppe dal Medio Oriente”, il buon Obama trova il modo di inserire nella propria agenda un altro pressante argomento, di sicuro interesse e tutt’altro che marginale: il ruolo dei videogiochi (e dei media tecnologici in generale) nella società odierna (sic). E pensare che il popolarissimo Presidente era partito bene, sollevando una questione tutto sommato interessante, vale a dire il bombardamento mediatico al quale i ragazzini sono costantemente sottoposti 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Poi, però, accade l’impensabile. Per non sappiamo quale ricongiungimento astrale o cose simili – tanto in voga tra i cultori degli oroscopi – Obama afferma quanto segue:

Con iPod, iPad, Xbox e PlayStation – nessuna delle quali io conosca il funzionamento – l’informazione diventa una distrazione, un diversivo, una forma d’intrattenimento, piuttosto che uno strumento di responsabilizzazione, piuttosto che un mezzo di emancipazione.

Aspe’ un secondo. Mi rimetto alla comprensione dei più volenterosi e coscienziosi tra voi lettori e vi pongo una domanda. Ma che diavolo ha voluto dire?

Cioè, definisse prima cosa lui intenda con il termine informazione e cosa con quello di intrattenimento. Vuole forse dire che per scoprire cosa cazzo sia accaduto quell’infame 11 Settembre le software house debbano farsi carico di investigare questa scomoda verità? O che sia Nintendo a dover andare a cercare le bombe che Saddam nascose così bene da impedirne il ritrovamento persino alla superpotenza più potente del mondo? No, no, ora ci sono. Forse intende dire che è un problema di Capcom se Israele, che possiede dalle 200 alle 300 testate nucleari, addita l’Iran come minaccia suprema alla stabilità dell’intero globo perché si dota anch’esso di un po’ di nucleare per fini tutt’altro che offensivi?

Come direste voi, Signor Presidente: “I don’t get it!?“, non capisco. E al di là del becero sarcasmo, faccio davvero fatica a comprendere certe affermazioni così ambigue. Personalmente mi sono sempre detto più che favorevole a far sì che tutti i messaggi di cui i videogiochi si fanno portavoce fossero “incanalati” nel modo più consono. Questo significa tutelare i più piccoli, certo, ma anche i più grandi. Renderli consapevoli e responsabili, ciò che voi, Signor Presidente, come nazione non avete reso quasi mai possibile da circa 60 anni a questa parte. Dare tutta la colpa a Lei sarebbe da stolti, come lo è darla solo a chi L’ha immediatamente preceduto. Ma Lei e i Suoi illustri colleghi non siete la causa, bensì uno dei prodotti.

In un mondo in cui quello scampolo di voce rimasta libera passa ancora per quel luogo di perdizione che è comunque la rete, fare qualcosa affinché l’informazione (quella vera!) filtri senza interpolazioni di sorta sarebbe il più grande dono che si possa fare all’umanità. E quello che Lei definisce con tono quasi sacrale la vostra “democrazia” continua a rivelarsi tutt’altro che all’altezza di siffatta missione. Mi spiace Mister Obama, ma almeno per stavolta il GAME OVER è tutto Suo…

via [Kotaku - Obama Doesn't Know How To Work An Xbox or A PlayStation]

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[Recensione Call of Duty] Modern Warfare 2 e la sua campagna di luci e ombre


Attesissimo. Pubblicizzatissimo. Contestatissimo. Per qualche settimana ha monopolizzato il mercato dei videogiochi, per mesi resterà fisso nei lettori di console e pc. Infinity Ward torna alla carica col nuovo Call of Duty, strizzando in un disco la consueta campagna single player, il pirotecnico multiplayer e una modalità tutta nuova, Special Ops. In questa sede ci occuperemo di quest’ultima e della campagna, rimandando l’analisi del comparto online per offrire un giudizio più completo dopo qualche settimana di prove concrete.
Impugnate la vostra arma preferita e tenetevi pronti quindi, la guerra non ammette distrazioni!

Quando si deve parlare di un titolo con tante aspettative, non è mai facile prendere una posizione netta. La tendenza è quella di perdonare qualche imprecisione, di concedere a uno sviluppatore blasonato che lancia un grande sequel troppa tolleranza: voglio perciò mettere subito in chiaro che se cercate la recensione di un fanboy, dovete andare altrove.
Call of Duty è una serie straordinaria, divertentissima e spesso entusismante. Il quarto episodio è stato un capolavoro sotto tutti i punti di vista, mentre il quinto ha lasciato i soliti dubbi sullo sfruttamento dell’IP da parte di soggetti diversi dai veri creatori.

Riuscire ad andare oltre Modern Warfare non era affatto facile, anche solo basandosi sulla Campagna. Questo perchè in quel caso tutti abbiamo vissuto momenti indimenticabili, vere e proprie prodezze narrative ed emozionali. La missione coi cecchini, quella del dopo bomba in cui si può solo strisciare e morire: grandi idee perfettamente realizzate, colpi di scena mai prevedibili e in grado di lasciare a bocca aperta (la prima missione, che vedeva la nostra esecuzione è solo un altro esempio…).
Questo è esattamente ciò che manca a questo “seguito”.

La Campagna

La trama in sè, trovata in un cestino dell’immondizia usato da Kojima durante la stesura di quella di un qualsiasi Metal Gear, vede una cospirazione fantapolitica gettare il mondo ben oltre la soglia di un’ennesima guerra mondiale. Russia e Usa si scambiano accuse ed attacchi mentre dal canto nostro saremo impegnati in missioni a spasso per il mondo, a volte per contrastare minacce a volte (non scherzo) per crearne di nuove.
Il tutto è narrato in modo estremamente approssimativo, dato che si ha una certa difficoltà a capire bene lo sviluppo della vicenda: troppi salti e personaggi poco carismatici concludono un quadro generale di desolante profondità.
Il riciclo dei colpi di scena, con uccisioni “improvvise” o situazioni già viste, condisce una modalità che vive di rarissimi picchi, soprattutto se ripensiamo al discorso delle aspettative: centinaia di screenshot diffusi, con la stazione spaziale e i subacquei,  avevano fatto alzare la mia soglia d’attenzione verso missioni completamente innovative… peccato che all’atto pratico queste due ambientazioni siano poco più che scene d’inframezzo.

Per fortuna c’è il comparto tecnico, assolutamente di prim’ordine: graficamente la serie ha sempre espresso grandissima qualità, e anche in questo caso tra ambientazioni pittoresche (le favelas) o sensazionali (l’incursione nelle grotte), l’occhio è continuamente rapito da svavillante bellezza e intensità.
Al pari dell’orecchio, ancora una volta fiore all’occhiello di Infinity Ward: a patto di giocare a un volume accettabile, la sensazione di trovarsi in pieno conflitto è garantita dagli effetti delle armi ed esplosioni, sensazionali come al solito.
In un titolo del genere è ovvio che il fulcro debbano essere gli scontri e la sensazione di realismo che è capace di trasmettere, e su questo l’ennesimo COD è semplicemente perfetto. Gli agguati, i pericoli ad ogni angolo, le sezioni stealth contribuiscono a creare un insieme di devastante impatto, che lascia il giocatore davvero a bocca spalancata, sempre pronto a chiedere ancora più azione, più caos, più scontri.
Questo è il suo vero e grande difetto: anche a livello Veterano (ampiamente semplificato rispetto ai predecessori) non vi durerà più di otto ore, trascorse però a perdifiato tra scenari impeccabili e irruzioni (brevi momenti stile bullet time), ma con poche memorabilia, tra cui spicca un fenomenale scontro finale, che vi ripagherà di tutte le frustrazioni patite per arrivarci.

Discorso a parte, molto delicato, merita la terza missione single player, quella che ha causato un po’ di rumore sui media e la rimozione dagli scaffali russi del gioco.
In essa saremo un agente americano infiltrato in un’organizzazione terroristica russa, impegnata in un’azione dimostrativa: un attentato in aereoporto.
Trovarsi di fronte a questo scenario senza essere pronti può essere un pugno nello stomaco, perchè il tutto prende il via con l’irruzione nel terminal, la fuga dei civili e i nostri compagni che iniziano a prenderli di mira per buoni 5 minuti di livello in cui bisogna solo avanzare ed eliminare quante più persone possibili, fino all’arrivo della polizia e il conseguente ritorno a dinamiche più consuete in un fps.
La durezza di questa parte del gioco è tale che lo stesso vi richiederà in un paio di occasioni se siete disposti ad affrontarla, sottolineando anche che in termini di gioco in sè, trofei e obiettivi non cambierà nulla: credo che però sarete voi, come me, l’aspetto più interessante di questa vicenda.

La vostra reazione di fronte a una violenza su inermi civili sarà quello che più di ogni altro vi resterà impresso nella memoria. Non c’è punteggio, non c’è obiettivo, non c’è utilità nè nello sparare a tutti, nè nell’evitare di uccidere: il grande successo di Infinity Ward è quello di dimostrare praticamente quanto insensata sia la violenza, quanto tutto questo non possa che lasciare vuoti, inermi, senza parole.
Quando sentirete qualcuno criticarla perchè “diseducativa“, buttategli in faccia la realtà: nessuno può parlare senza aver messo mano, nessuno sa come ci si senta mentre si segue il “richiamo del dovere”, soprattutto quando questo viene interpretato in tutte le direzioni…

Special Operations

Per quanto riguarda le Special Ops, sono la vera innovazione introdotta in questo CODMW2 e rappresentano la risposta alle modalità cooperative che trabordano in tutti i giochi di oggi. Vere e proprie sfide da affrontare da soli o con un compagno, coprono tutte le sfaccettature del gioco: ve ne sono stealth, di difesa contro orde continue di nemici, corse a tempo, irruzioni e attacchi vari, il tutto in tre livelli di difficoltà diversi.
Un’aggiunta non da poco ma soprattutto la degna compensazione per le mancanze di longevità del single, dato che riuscire a completare ogni sfida richiederà molto tempo, e ancora più pazienza. Un punto nettamente a favore di Infinity Ward e non un’introduzione fine a se stessa, il degno filo conduttore tra campagna e multi online.
Se avete presente la sindrome “solo un’altra e poi smetto”, tipica del giocatore di puzzle game, riuscirete a capire quanto possa essere piacevolmente additivo provare e riprovare a migliorare i propri risultati, cercando in ogni modo di non allertare quella guardia o impostare al meglio una curva dannatamente stretta per la vostra motoslitta.
Di certo non si tratta di una modalità eterna, perchè la frustrazione in alcune missioni raggiunge e supera ampiamente il limite di bestemmie quotidiane consentite, ma finchè la fiamma della sfida brucerà i vostri polpastrelli state sicuri che continuerete a tentare.

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Quando i videogiocatori fanno “meh” [Hideo Kojima, Obama nobel per la pace e tette?]


obama tette videogiochi

marketing gioco erotico g cup tette controller bundleA volte spuntano fuori news che lasciano di stucco, e la reazione di un videogiocatore non può essere che un verso pieno di malcelata vergogna per il cattivo gusto dimostrato da determinati esponenti dell’industria; quest’oggi per una fortuita coincidenza sono ben due le notizie di cui sopra. La prima (e più evidente) è sottolineata dalle immagini qui di fianco. Clikkare per credere.

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Videogiochi violenti nel mirino in Venezuela


L’Assemblea Nazionale venezuelana, dopo aver dato un’approvazione di massima a settembre, sembra pronta a varare una legge che vieti la fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita e utilizzo di videogiochi (e giocattoli) violenti.
Il tutto (tanto per cambiare) per tranquillizzare i genitori, terrorizzati dalla possibilità che il passaggio dalla finzione alla realtà sia troppo breve in un paese meraviglioso, ma purtroppo flagellato dal crimine violento.
Di idea opposta gli oppositori del Governo, che ritengono si tratti di un semplice capro espiatorio per l’incompetenza del Presidente Chavez nel fronteggiare il problema reale. Basti pensare che dal 2005 non viene più rilasciato il documento che attesta il numero degli omicidi, che, stando al Ministro della Giustizia, nel solo 2008 sono stati 7900, cinque volte quelli del Texas (che ha più o meno lo stesso numero di abitanti del Venezuela) . In soldoni, 21 ammazzati al giorno.

Molti Paesi si sono preoccupati di “dare una regolata” alla marea di titoli violenti che ormai il mercato offre. Chi lavandosi le mani con un bollino (USA & friends), chi decidendo di volta in volta cosa proibire (Australia con  la sua censura “a pezzetti”: il livello uno puoi vederlo, la scena d’inframezzo sessuale…no!), chi, in ottemperanza a leggi specifiche, vieta principalmente una serie di contenuti (Germania per i contenuti che riecheggiano il Nazismo).
Nessuno però lo ha fatto con la fermezza promessa da Chavez e compagni: il divieto è totale e arriva a coprire persino l’utilizzo (se ci pensate, da noi neanche per le droghe pesanti…): sarà l’equivalente del nostro CODACONS a stabilire su quali prodotti cadrà la mannaia con multe salatissime: fino a 128.000 dollari!
Tra le altre previsioni, il Governo obbligherebbe i media a sensibilizzare sul pericolo videogames violenti e promuoverebbe la vendita, la ditribuzione e l’utilizzo di videogiochi capaci di insegnare il rispetto per l’avversario.

Tutto questo disastro è iniziato grazie al Sig. Jose Alboronoz che, pur conscio che il problema necessiti di rimedi che seguano profili diversi, è caduto nel solito luogo comune:  per limitare il numero degli omicidi è essenziale spezzare il legame tra videogame e violenza.
Il problema è che questo signore è il portavoce di un partito (PPT: Patria para Todos) e che l’idea abbia ormai preso piede anche tra i banchi socialisti, trincerati al secco diniego verso “i frutti malati del capitalismo”.
La sostanza è che la Costituzione venezuelana [art.78] prevede che la legislazione debba tutelare bambini e adolescenti, e questo è ciò che costoro pensano di fare.
A chiosa di una vicenda così surreale, non si possono che usare le parole di Thomas Sanchez, un oppositore di Chavez: “è curioso che i seguaci di Chavez, che perseguita i suoi oppositori politici, pretendano di insegnare ai nostri figli l’importanza del rispetto”.

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Crolla il mercato dei videogiochi: flessione del 30% in USA


E’ successo ed è tutto vero. L’unico mercato che aveva resistito alla crisi economica, addirittura aumentando il proprio segmento vendite del 5% negli scorsi mesi, è ora a picco e gli analisti prevedono pioggia a catinelle.

Leggendo qua e là, sui vari articoli della stampa generalista, sembra un’ecatombe dalla quale non ci rialzeremo più. Parlo al plurale ma solo come fan, io (purtroppo) non lavoro in una società che abbia qualcosa a che fare con i videogiochi… se si esclude una trasmissioncina nata per gioco della durata di tre minuti.

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A Volte Ritornano ed è meglio così! [Marvel Vs Capcom 2]


Il buon Akira non ha fatto economia riguardo le varie news su Street Fighter IV, purtuttavia, mi sento di dargli una bella tirata d’orecchio per aver quasi taciuto il ritorno sulle nostre console di un episodio altrettanto importante della saga dei lottatori di strada.

Ovviamente mi riferisco a Marvel VS Capcom 2, storico gioco uscito nel 2000 in arcade e poi convertito per tutte le maggiori console del periodo. C’è molto da dire su questo mostro sacro, ma ci atterremo alle basi: 56 personaggi dai due universi, mosse tali da riempire lo schermo, combo che arrivano a 999 colpi consecutivi, caos totale e personaggi spesso sgravatissimi, questi i motivi che lo rendono uno dei beatem up più caciaroni di sempre. Il gioco è in uscita su PSN, XBOX Live e secondo le ultime news anche in versione da negozio, con un DVD extra, un libretto di 8 pagine e 2000 punti spendibili sul blog di Capcom.

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La caduta del gigante CGS


Il 18 Novembre 2008, le Championship Gaming Series si sono “spente” alla tenera età di due edizioni.

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, sicuramente il video qua sopra vale di più di mille parole. Poi, chiaramente, vi vengo in aiuto io e vi illumino.  Le CGS sono, a mio avviso, il più importante “esperimento” occidentale per quanto riguarda i tornei di videogiochi. Si tratta di una trasmissione televisiva americana (girata a Los Angeles) e quindi non di un torneo sul territorio, dove si scontrano varie “franchigie, cioè squadre, costrette a portare partecipanti a tutti i giochi in gara. Ogni partita si disputa quindi non su una lunghezza ma su quattro diversi campi: Counterstrike Source, Dead or Alive 4, FIFA e Project Gotham Racing. La somma dei punti ottenuti da ogni franchigia nei vari giochi, ognuno con uno score ben diverso (è chiaro che una vittoria a CS deve valere di più di una a FIFA, perchè da una parte si gioca 5vs5 e dall’altra 1vs1), permette di raggiungere la vittoria.

Le Championship Gaming Series sono andate in onda per due stagioni, 2007 e 2008, su G4TV e quindi sul network Direct TV. La seconda stagione è stata trasmessa, sotto forma di Highlights, anche in Europa da Eurosport e in Cina da Star TV. Con Europa intendo anche in Italia quindi la diffusione è stata praticametne planetaria se si esclude qualche stato asiatico.

I verbi del primo capoverso sono al presente, probabilmente sarebbe stato meglio usare l’imperfetto visto che dopo due stagioni di grande successo, almeno secondo gli organizzatori  e gli addetti ai lavori, le CGS non ci sono più. Sul sito ufficiale, ormai inesistente, lo stringato comunicato stampa fondamentalmente motivava la sparizione del progetto dicendo che le CGS erano “Un’idea venuta troppo presto” . La verità sulla chiusura risulta, ad oggi, ancora poco chiara: quello che io so è che gli investimenti, inizialmente altissimi, sono venuti a mancare e la trasmissione è quindi clamorosamente naufragato.

Perchè?

Chiariamo un punto: la televisione si basa sugli introiti pubblicitari (e raramente da qualche partnership molto forte). Per avere introiti pubblicitari, nei paesi civili, bisogna fare audience. Dall’audience, quindi, dipende la fortuna o la chiusura di qualunque serie tv, trasmissione o show televisivo.

Molti di voi quindi penseranno che le CGS non avevano audience. Questo non è del tutto vero. DjWheat, uno dei telecronisti ufficiali dello show, mi ha parlato dei dati di audience e non erano per niente scarsi. Lui addirittura mi ha raccontato, durante la mia vacanza estiva in U.S.A., che la gente cominciava a riconoscerlo per strada, segno della buona popolarità della trasmissione.

Il problema delle CGS però è molto più banale della mancanza di ascolti: chi ha investito nello show ha sparato troppo in alto. Mi spiego meglio. Come potete vedere dal video qui sopra le CGS sono una vera e propria baracconata. Un sacco di figuranti in sala, palchi enormi per metterci sopra due PC con due giocatori, stipendi alle squadre del torneo, premi faraonici, modelle, draft nella Playboy Mansion e chi più ne ha più ne metta. Io credo che una trasmissione simile, in diretta, sia costata davvero tanti soldi. Cifre che non sono state ripagate dalla pubblicità in questi due anni e che quindi non hanno permesso una nuova stagione perchè, chi le ha investite, si è tirato indietro.

E’ evidente che il netgaming e l’esport invece avrebbero dovuto seguire una strada leggermente diversa, soprattutto perchè rappresentano un rischio, un rischio enorme. Pochi sanno di cosa parliamo, quasi nessuno lo capisce e quindi i tempi sono prematuri per una trasmissione televisiva di quello sfarzo. Certo, c’è chi dice che senza quello sfarzo il netgaming non farà mai presa sul pubblico. Forse è vero. La cornice alle sfide quindi, doveva sembrare come quella del Wrestling: pensateci bene, quest’ultima disciplina non ha praticamente nulla di spettacolare visto che segue il duello tra due persone che si picchiano per finta. Ma ha un contorno da evento ed è diventato quello che è diventato. L’esperienza CGS dimostra che questa non è la strada giusta e che la televisione probabilmente ancora non è pronta per decretare un successo (parola su cui fare attenzione) di una trasmissione simile.

Mi chiedo solo… ma invece di spendere tutti quei soldi per poi venire cancellati dopo due stagioni dalla storia, non si poteva invece partire con i piedi di piombo come hanno fatto i coreani? Studi piccoli, telecronisti in gamba e tanta attenzione al gioco che diventa spettacolo (come il poker, non mi stancherò mai di ripeterlo). Il contorno nelle trasmissioni di OnGameNet è quasi inesistente, notatelo. Così magari si sarebbe potuto abituare l’audience alle sfide di videogiochi per fare il grande salto quando si sarebbe presentata l’occasione (= grandi sponsor).

Invece è finita con un gigante dai piedi d’argilla caduto al suolo con un grande tonfo.

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Primo DLC di Fallout 3: Operation Anchorage


Essere faziosi a volte complica la vita, proprio come sta succedendo a me in queste ore.

Inutile ribadirvi il mio amore per la saga di Fallout e il grande lavoro di prosecuzione di essa operato da Bethesda: il premio come gioco dell’anno che gli abbiamo tributato senza dover neanche dibattere in proposito credo che lo testimoni efficacemente.

Ma oggi è un altro giorno, un giorno in cui parleremo un po’ del primo DLC rilasciato per l’Rpg del momento, Operation Anchorage.

Probabilmente già sapete molto in proposito, ma una rinfrescatina farà bene a tutti. L’espansione è ambientata all’interno di un simulatore militare, in cui sarà possibile vedere con i propri occhi uno degli eventi salienti della guerra tra USA e Cina ma soprattutto fare la propria parte al fronte, in modo analogo a quanto visto durante la quest (eccezionale) “Tranquillity Lane“.

Tutto finto dunque, ma tutto letale: morire all’interno del bizzarro marchigegno manderà in pappa il cervello del povero utilizzatore, come in fondo è giusto che sia per dare un po’ di suspance all’azione.

Per accedere alla prima quest che ci porterà tra le nevi dell’Alaska basta seguire un segnale d’emergenza che verrà captato automaticamente se avete acquistato il pacchetto in oggetto: ad attendervi troverete i Rinnegati della Confraternita dell’Acciaio (piuttosto marginali nel gioco originale) che non hanno modo di accedere a un’armeria militare perchè privi di un’interfaccia esterna. Guarda caso, il nostro Pip Boy è proprio quello che serve  per risolvere i loro problemi, insieme al completamento della simulazione.

In pochi istanti quindi si passa dalla desolazione della Zona Contaminata alle fresche nevi nordamericane, con un effetto d’insieme leggermente spiazzante dato che ormai il giocatore di Fallout è abituato a certi colori e ambienti, del tutto assenti, come è giusto, all’interno di programma ambientato prima della guerra nucleare.

Il personaggio che avete pazientemente creato in ore e ore di gioco mantiene tutti i suoi perk ma perde del tutto l’equipaggiamento che aveva (niente paura: lo riavrete una volta usciti dal simulatore insieme ai nuovi oggetti), sostituito da uno più consono al tipo di missioni cui andrà incontro: pistola silenziata, baionetta e armatura invernale saranno i nostri primi amici in quest’avventura, ma qualche nuovo gingillo (fucile gauss per es.) arriverà presto a farci compagnia.

Superato lo sbandamento per la nuova ambientazione si parte subito con una lunga serie di scontri, da cui emerge la vera natura del DLC. Poco, pochissimo gioco di ruolo e tanta azione sono il fulcro principale di Operation Anchorage e questo mi ha deluso non poco. Se il nucleo principale di Fallout 3 erano le scelte morali e le relative conseguenze, in questa espansione tali elementi sono ridotti all’osso, soppiantati da una struttura da fps classico, in cui affrontare un percorso abbastanza lineare eliminando le varie minacce che si frappongono tra noi e i vari obiettivi.

Basti pensare che non esistono stimpack o munizioni, ma due erogatori diversi che ripristinano salute e colpi per capire che siamo davanti a qualcosa di completamente diverso da quello cui eravamo abituati.

Non può certo essere l’aggiunta di 10 valigette da trovare (una volta fatto potremo scegliere un nuovo perk) ad elevare il prodotto ai picchi ruolistici che hanno fatto amare il titolo Bethesda a tantissimi giocatori, così come non può essere l’unica vera aggiunta alle meccaniche, la possibilità di selezionare e gestire una squadra di compagni, a giustificare un’espansione che dura al massimo 6 ore e costa circa 10 euro.

Insomma, il primo DLC non è propriamente un capolavoro imperdibile, più che altro è una scusa per tornare nei panni del vagabondo solitario del Vault 101 e per inserire alcuni elementi interessanti: aspettiamo i successivi con fiducia, sperando in qualcosa di più rilevante senza problemi.

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Super Obama World


Super Obama

Non vuole essere un post per inneggiare al primo presidente americano nero della storia. Anche se a dire la verità sono abbastanza contento che Obama abbia vinto le elezioni. Ma in fondo chi non lo è? Anche Berlusconi ha dichiarato che è contento, figuriamoci!

Avevamo già parlato della presenza del candidato democratico alla Casa Bianca nei videogiochi. Sotto forma di pubblicità, però.

Chi avrebbe mai detto che, invece, ad un click di distanza da tutti voi, ci fosse Super Obama World, un divertente giochino parodia con il senatore dell’Illinois, ops, scusate, il Presidente degli Stati Uniti d’America, come protagonista. Parodia, ovviamente, di Super Mario World, inutile anche dirlo!

Vai Barack, spacca tutti i mattoncini!

http://superobamaworld.com/

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Ancora politica? Obama e i videogiochi


Barack nelle pubblicità

Parliamo ancora di politica su Inside The Game? Ma basta!!! Ma parliamo invece di videogiochi.

Ops, in verità mi accorgo che non abbiamo assolutamente mai parlato di politica sul blog, se non per discorsi inerenti ai videogiochi. E anche oggi non sarà un’eccezione.

Mi interessa puntare la vostra attenzione sulle elezioni americane: McCain vs Obama, sembra uno scontro di Mortal Kombat. Entrambi i canditati ovviamente hanno delle frecce al proprio arco: chi è più giovane e chi ha più esperienza. Chi ne sa di economia e chi di comunicazione, ecc… Uno dei due, però, ha videoludicamente una marcia in più: vediamo perchè, raccontando una storia d’amore. Quella tra il candidato democratico Barack Obama e i videogiochi.

Barack e i videogiochi si conobbero in estate, in una soleggiata mattinata losangelina.: avete sentito parlare del servizio di Xbox Rocks The Vote? Dal 25 Agosto, ogni americano possessore della console dello zio Bill, può partecipare ai sondaggi elettorali tramite il servizio live. In questa sede più di 100.000 persone avevano preso parte al “voto” virtuale: Obama ha vinto nettamente con circa il 43% delle preferenze contro le 31% di McCain.

Un fatto è noto, quindi: i videogiocatori amano Barack Obama. E vorrebbero portarselo a letto.

Lui però non ricambia. E’ cattivo.

Negli ultimi discorsi, ha dichiarato: “Investirò nell’istruzione. Ci assicureremo che il Governo supporti le scuole. Ma non riusciremo a fare la differenza se i genitori non spegneranno la TV e metteranno via i videogiochi, controllando che i nostri ragazzi facciano i loro compiti“. A dire la verità, questa frase, non mi spiace nemmeno tanto. Ovviamente i media l’hanno trasformata in “Obama usa i videogiochi come metafora del non raggiungimento degli obiettivi (in inglese Underachievement metaphor: significa che abbiamo sbloccato troppi pochi obiettivi; ragazzi impegnatevi duro con la vostra console!); io credo che il candidato alla presidenza americana invece stesse dando addosso ai genitori, non certo ai videogiochi. Eppure è stata tragedia amorosa.

I videogiochi sarebber addirittura voluti scappare con McCain. Ma Barack sotto sotto era innamorato e non ha tardato a dimostrarlo. Anche la nostra, come tutte le storie d’amore, ha un “Happy ending”.

Nonostante i videogiochi siano addirittura dannosi per il raggiungimento degli obiettivi dell’America, Obama ha la pensato di cominciare a farsi pubblicità attraverso l’Xbox, console molto popolare negli Stati Uniti. E’ il primo candidato della storia della politica ad incollare i suoi manifesti elettorali non nelle città vere e proprie, ma in quelle virtuali (così non sporcano, almeno). Come potete vedere dall’immagine qui sopra è apparso in una serie di videogiochi targati Electronic Arts. Quello che vedete è Burnout Paradise, aggiornato tramite internet con i cartelloni del “cambiamento”. Tra l’altro è anche un esempio dell’in game advertising, di cui parleremo un’altra volta.

Insomma; tutto è bene quel che finisce bene. Ora i videogiochi e Barack Obama stanno insieme: il week end prima delle elezioni andranno addirittura in vacanza. Si sono regalati una due giorni di passione in un’isola del pacifico semideserta: Monkey Island.

Speriamo non litighino subito, con l’arrivo della prossima caccia al videogioco violento: vorremmo anzi precisare che al massimo, nella nostra storia, il violento è lui! ;)

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AKirA goes to AmericA


Eccomi qua, con un post tanto atteso (almeno da me che non vedevo l’ora di condividere alcune foto del mio viaggio negli States con voi) che parla di vacanze.

Sigh, vacanze? Wow non potevo scegliere un argomento più fastidioso: siamo tutti tornati e al lavoro in un modo o nell’altro. Chi all’università, chi in una redazione, chi in un call center. Io ho lasciato un paese davvero traboccante di paradossi e ambiguità, eppure davvero affascinante. Un paese comunque che non tratta più i videogiochi come un passatempo da ragazzini. Alcuni di questi scatti spero che lo dimostrino; clikkate sul thumbnail per ingrandire le immagini.

Buona visione.

Nstore InternoA sinitra cominciamo con il Nintendo Store, con una vista da fuori. Ovviamente siamo a New York, e anche se so benissimo che questo punto vendita della più grande casa di videogiochi al mondo (almeno per storia) sarà nulla in confronto a quelli giapponesi, io sono comunque tornato bambino al suo interno. NstoreInterno

A destra vedete il suo interno. Sfarzoso e colorato. La leggenda vuole che AKirA, noto spendaccione da secoli attratto dalla possibilità di comprare gadget e magliette Nintendo in un posto simile, non sia riuscito a spendere NEMMENO UN DOLLARO all’interno del negozio. I saggi narrano che pur di portarsi a casa qualcosa ha provato a indossare una maglietta, fichissima, ma per sole donne. Dopo essersi reso conto dell’errore ha chiesto al commesso “e se prendo una Large da donna?”.

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Alla vostra sinistra e destra in questo paragrafo una serie di immagini rappresentative della Nintendo, questa volta puramente videoludiche. Si tratta di reperti storici, come i Famicom, oppure di qualcosa di mai visto prima: un Game Boy autografato da Shigeru Miyamoto, che tra un po’ diventerà il nuovo Walt Disney nei negozi di questo tipo.Nstore6

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Fantastico il robottino che fungeva da joypad così come storici ci sono tutte le console Nintendo o quasi nelle apposite teche. Ovviamente nulla di tutto ciò era in vendita e anche questo ha contribuito ad accrescere la leggenda di AKirA, il Nintendo Store e il suo portafoglio.

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Insomma una baracconata statunitense, se vogliamo, ma con quel pizzico di sensibilità tutta nipponica. C’erano apposite aree per famiglie dove bimbi e genitori potevano divertirsi con gli ultimi titoli Nintendo e uno spettacolare “interfono” col mondo dei funghi. Un monitor, dove c’erano i personaggi Nintendo che interagivano con chi voleva rivolgergli la parola tra i giovani presenti. Nel suo piccolo una Disneyland dei videogiochi.


Nstore1MitchPiccola interruzione pubblicitaria, cioè non videoludica: ho avvistato Micth  di Bay Watch, nonchè il fantastico possessore di Super Car (sinistra)!!! So che non è videoludico ma dovevo farvi vedere la foto con una star planetaria no? Ecco David Hasselhoff! Inoltre ho messo le mani su Windows Surface, letteralmente. Vedere per credere (destra)! Le location sono San Francisco e Los Angeles, rispettivamente.

gtaTorniamo a noi, dopo una nuova occhiata all’immagine di apertura, che raffigura il grattacielo della Metlife a new york, passiamo a GTA, Grand Theft Auto 4. Ovvio il rimando alla grande mela riprodotta in Liberty City, che ha un grattacielo simile con scritto GetaLife, fatti una vita. La foto voleva solo dimostrare che beh… esiste davvero ed è identico, così come tutta la città. Ho fatto una scarrozzata virtuale appena tornato dal mio viaggio ed è stata un’esperienza mistica! :) Murales NY GTAMa di GTA ho altro da mostrarvi: a sinistra avete Times Square, quale è la pubblicità più grande? A destra invece avete Williamsburg, quartiere alternativo di New York. C’è un murales a tema GTA! Bellissimo! Una manovra commerciale di guerrilla marketing, probabilmente, fatto sta che a Roma non l’ho visto mai. Certo il modello sul murales ha però una maglietta ancora più fica del disegno però… ;)
Ultimo ma non meno importante, un omaggio ad un amico. Un campione e un grande esperto di videogiochi d’oltre oceano. Ora telecronista delle Championship Gaming Series. Mi ha detto che da quando lo show è cominciato i ragazzi cominciano a riconoscerlo per strada. Vivendo a Los Angeles non è certo il solo, ma deve essere una bella sensazione iniziare a fare telecronache di Quake per passione ed arrivare a farlo per mestiere, diventando famosi. Mestiere che riesce a mantenerlo una persona fantastica: umile buona e rispettosa. Ma soprattutto mestiere che gli permette di crescere un figlio da tre anni avendone 31. Ve l’ho detto che era il paese delle opportunità videoludiche.

Take Care man. All of you.

djwheat

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Al via la Games Convention


Oggi vorrei essere a Lipsia.

Ho lottato per esserci: con Fucktotum abbiamo cercato voli, alberghi e qualche speranza a cui appigliarci per andare a vedere la più grande fiera di videogiochi al mondo. La Games Convention è iniziata nella sua sede storica (anche se l’evento è giovane), teatro per l’ultima volta della kermesse.

Chi ha già lavorato all’E3 presentando i propri titoli, non avrà molto di nuovo da farci vedere. Microsoft, Nintendo e Sony (in rigoroso ordine alfabetico) non credo stupiranno nessuno, anche se spero di ricredermi. Mentre chi alla fiera losangelina non è venuto per scelta, come Activision Blizzard, è davvero attesissimo in germania e la lista dei titoli da presentare lo conferma.

Ma in fondo sono appena tornato dall’America: viaggio interessantissimo alla scoperta di un luogo sicuramente diverso dove osservare il videogioco (e l’esistenza in generale). Ho un sacco di foto che saranno l’argomento principale del mio reseconto che purtroppo non ho potuto ancora scrivere: vi sono raffigurati cimeli del Nintendo Store, un murales di Grand Theft Auto e DJWheat, oltre a molte altre cose…

Intanto provate a immaginare questi scatti… che belli, wow, grande AKirA! Ora guardate questo post: non c’è niente! Perchè? Perchè non esiste il dannato cavetto della macchinetta USB!!! :) Insomma dovrete attendere per un reportage del mio viaggio, per ora vi allieteremo con il coverage dell’evento tedesco, che già oggi sta regalando comunque molte emozioni.

Una è il bel video che state vedendo, se vi piace Far Cry 2 di Ubisoft.

L’altra è la foto qui sotto: bastano due parole per scatenare l’hype. PSP 3000!

Ditemi voi se, contrariamente a quanto affermavo poco su, Sony vi ha stupito.

PSP 3000

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