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Pazzi matrimoni a tema ludico


Il mondo è grande, enorme: questo significa che c’è sempre qualche pazzo che, cercando di essere alternativo rispetto alla massa, sfugge ai canonici clichè e mette in piedi le iniziative più curiose.
Quelle di oggi riguardano il giorno più bello nella vita delle persone, quelle in cui, dopo anni di corteggiamenti, regali e piccoli litigi, finalmente si convola a giuste nozze.

Se uno (o addirittura entrambi), gli sposi sono dei videogiocatori, ecco che la storia inizia a farsi interessante: fin dove si spingeranno i neo coniugi? In che modo renderanno speciale un giorno che già lo sarebbe di suo?
Il video in alto e la foto dimostrano che c’è seriamente da preoccuparsi quando si è invitati a nozze strampalate a tema videoludico: ci si potrebbe trovare con curiosi gemelli a forma di cartuccia di Zelda (ma anche con fantastiche tazzine che ricreano un pixelloso Link!) o, ben peggio, tutti con la testa/cuscino in stile Katamari!

Rendiamo grazie a Kotaku

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Bioshock 2 ha finalmente una data di uscita, 9 Febbraio 2010


Bioshock 2Amici, fratelli, “compagni”… videogiocatori. Finalmente, Bioshock 2, ha un data. 2K l’ha svelata pubblicamente e ufficialmente.

Se c’è una cosa che mi ha veramente stupito nell’attuale generazione di console è stata la demo del primo episodio della saga fantascientifica/paranormale. Mi ricordo come se fosse ieri il momento in cui, con pochissima hype in verità, abbiamo messo quel pacchetto a scaricare sulla mia Xbox e poi, a notte fonda, abbiamo deciso di vedere cosa poteva uscire fuori da quella scatola magica.

Science, Art, Industry: queste le parole che i nostri occhi virtuali hanno letto prima di prendere la batisfera e scendere a Rapture. Prima di rimanere completamente a bocca aperta.

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Un ritardo e un saluto [Presentazione ViewtifulMee]


haruhi.jpg Eccomi qua! In colpevole ritardo ho deciso anche io di postare la mia (doverosa, in effetti) presentazione, quindi bando alle ciance e salve a tutti…..

Io sono Luca Mogini, ViewtifulMee. Come già sapete da quello che Simone e Pinolo hanno scritto, qui su Inside The Game the times they are changin’ e posso dire con una punta di orgoglio che da ora anche io vi accompagnerò su questo blog.

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Popolo del Joystick o popolo del Frag?


 Popolo del Frag

Non tutti i videogiocatori sono uguali. E non mi riferisco solo alla differenza che intercorre tra il giocatore della domenica e il teorico del videogame. Esistono infatti due modi diversissimi di dedicare la maggior parte del proprio tempo libero ai videogiochi; una frase del genere, fino a dieci anni fa, avrebbe significato esclusivamente provare molti titoli diversi, cercando di finire quelli appassionanti. Con l’avvento di internet e con la proliferazione del netgaming non è più così. La competizione, in molti giocatori, ha preso il sopravvento e molti atteggiamenti codificati dell’homo ludens non sono più gli stessi.

E’ possibile giocare per anni esclusivamente allo stesso titolo, pur di diventare più forti dei propri avversari: lo scopo è raggiungere la vetta della community. Il tetto del proprio mondo. Non è poco, per chi è stato rapito dai videogiochi online come Counterstrike, e le soddisfazioni indescrivibili nel vincere un torneo funzionano da giusta ricompensa. Ecco perché il netgaming  somiglia molto di più all’allenarsi in uno sport che al fruire di un’opera videoludica in maniera classica, divertendosi con l’interazione oppure con la trama. Ecco perché i più importanti videogiochi multiplayer del mondo, quelli in cui la competizione è diventata globale, prendono il nome di Sport Elettronici. Chi li pratica è addirittura definito un cyber-atleta, termine che evidentemente non identifica un terminator mentre corre i cento metri.

Anch’io sono stato un netgamer: personalmente ho passato circa tre anni della mia vita giocando solo a Starcraft, senza mai “spezzare” il ritmo di allenamento con un nuovo episodio di Zelda o l’ultima avventura di Solid Snake. Dal mio ingresso nell’arena di Battle.net sono esistiti solo Terran, Zerg e Protoss: mi ero volutamente dimenticato che vestire una tunica verde regalasse emozioni indescrivibili.  Il risultato da raggiungere è il frag, la vittoria; io l’ho inseguita anni fa, e quelli come me continuano ora sulla stessa strada. La sfida, quando è sana, rappresenta il divertimento.

Da questa consapevolezza  nasce una riflessione: il “Popolo del Joystick”, come l’ha definito J. C. Herz nell’omonimo libro (Feltrinelli, €18,08), non è un’unica nazione o almeno non è così unita come l’autrice la dipinge. Esiste anche il “Popolo del Frag”; e sebbene in Starcraft, in verità, non ci fosse nessuno da fraggare, anche io sento di appartenervi. Ci sono precisi ed evidenti indicatori che lo dimostrano. Ve ne riporto alcuni.

I netgamers hanno un comportamento spesso non inquadrabile nello stereotipo dell’hardcore gamer medio. Mentre quest’ultimo compra almeno un videogioco al mese, un netgamer compra solo l’episodio successivo del titolo a cui sta giocando. Da un acquisto all’altro, quindi, potrebbero passare anni. Inoltre il computer di un appassionato di videogiochi ha una forma riconoscibile, quello di un netgamer sembra un’astronave ed è pieno di costosissimi orpelli. Le cuffie devono permettere di ascoltare ogni minimo passo del nemico, la tastiera deve garantire precisione e affidabilità; il PC stesso deve mantenere costante il numero di frame per secondo. Inoltre, appena esce un nuovo mouse che può far migliorare anche di un centesimo le prestazioni nell’arena virtuale, il netgamer non può fare a meno di acquistarlo.

Ecco spiegato perché ad investire nel fenomeno, sponsorizzando i circuiti torneistici internazionali più prestigiosi, sono i produttori di hardware piuttosto che quelli di software.

Questo per quanto riguarda il mondo del netgaming su computer; ma anche su console i netgamer sono perfettamente riconoscibili: alcuni giocatori di Call Of Duty 4 sul Live non hanno neanche un punto obiettivo (pazzi… verranno sicuramente puniti dal santo protettore degli achievement: Ualone!). Quelli sono di sicuro dei cyber-atleti: hanno comprato una copia del capolavoro Activision solamente per sfidarsi online, senza interessarsi minimamente al fantastico prodotto che si ritrovano nel vano della console. Un classico comportamento di chi ama il multiplayer: Cafone ad esempio, uno dei più grandi giocatori di Warcraft III mai esistiti in Italia, probabilmente non ha mai nemmeno provato la modalità giocatore singolo nella sua specialità. Come già detto, infatti, per un netgamer conta solo il punteggio a fine mappa: deve essere maggiore di quello dei propri amici.

L’aspetto sociale, quindi, è l’altra differenza fondamentale nell’approccio con il videogioco. Molti netgamer non ne avevano mai visto uno fino a che qualcuno non li ha “iniziati” a World of Warcraft o similia. Online hanno trovato connessi gli amici della vita reale, insieme a nuove persone da scoprire: per questo si sono appassionati e innamorati dei mondi virtuali. Il netgamer medio infatti non viene attratto da un videogioco grazie a un trailer ben riuscito o ad una bella pubblicità: il meccanismo di coinvolgimento è totalmente virale. I nuovi giocatori vengono convinti da qualche amico a iniziare una carriera su internet; in fondo chiunque si annoierebbe presto senza uno sparring partner da prendere in giro e con cui migliorarsi.

Ripensando a queste ultime righe mi viene in mente che ciò che più mi ha attratto nei miei anni di netgaming non è stato vincere: piuttosto imparare sempre qualcosa dagli avversari che ho avuto, dagli amici con cui ho condiviso le mie partite.

Senza di loro, anche il trionfo più importante non avrebbe significato nulla.

Da Game Pro 13 di Giugno 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete

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Nintendo, il matrimonio è finito!


Che belli questi bambini.

E’ fantastico vedere i loro visi felici, anzi addirittura impazziti di gioia, per il ricevimento del regalo con la R maiuscola. L’oggetto più desiderato dell’universo, videoludico e non, una console Nintendo Wii.

Vedere questo video mi mette tenerezza, mi fa ricordare quando ero bambino io e quanta era la meraviglia ad ogni nuovo pacchetto ad ogni nuovo gioco ad ogni nuova esperienza.

In verità, grazie ai videogiochi, mi sento sempre un po’ bambino e nonostante io sia catturato nel consumismo più totale e al momento abbia tutto quanto io possa desiderare, a livello di oggetti, ogni volta che scarto un nuovo gioco sono contento come un infante. La sensazione dura pochi secondi, lo ammetto, e poi vengo preso dall’hype per il prossimo pacco da scartare piuttosto che godermi quello attuale (lo so, faccio schifo ;) ). Certo quanto affermato non può funzionare con una nuova console, perchè non è che ce ne siano poi molte da comprare… o no?

Il 7 Dicembre 2006, ormai più di due anni fa, io stavo tornando a casa da un negozio della grande distribuzione con in mano proprio la mia Nintendo Wii, comprata al Day One italiano insieme a Fucktotum. Mentre tornavo, sul grande raccordo anulare, ho fatto un incidente che ha coinvolto 4 macchine, tra l’altro per colpa mia. Ho tamponato la macchina davanti. Quel giorno ho dovuto dire addio alla mia macchina, una punto verde, a cui ero sinceramente affezionato… ma avevo a casa una Nintendo Wii appena uscita. Sapete cosa poteva significare per uno come me?

Per chi non mi conoscesse io non sono mai stato attratto, o quantomeno poco attratto, dal mondo console negli ultimi tempi. La mia carriera da netgamer mi ha impedito totalmente di seguire le console. Avevo un NES, da piccolo. Ma da quando ho scoperto il gaming su PC (anzi, da quando ho scoperto che i videogiochi PC erano più adatti a me), ho ritenuto che una console in casa fosse “di troppo”. Non ho mai avuto una PS1, per esempio ed ho saltato quella generazione, recuperando con l’acquisto di un GameCube (comprato, tra l’altro, col primo stipendio della mia vita, guadagnato con gli articoli per Giochi per il Mio Computer).

I più furbi di voi avranno notatao che ho citato solo console Nintendo…  ed è proprio così che è andata. Io sono da sempre stato un “nintendaro”: ho sempre ritenuto le loro console le migliori per i videogiochi ed ho sempre ritenuto i loro giochi i più belli per i videgiocatori! Sempre e comunque, per me, Nintendo vorrà dire videogioco.

E allora perchè ora mi ritrovo con la Wii che prende polvere e l’Xbox 360 che sta fondendo per quanto ci gioco?

Volete sapere cosa è successo da quel fatidico 7 Dicembre? Semplice. Sono tornato a casa, abbastanza incazzato direi, e ho cominciato a giocare a Zelda Twilight Princess, Wii Play e WiiSports. Il primo l’ho finito in una mesata, il secondo e il terzo, signori cari, mi hanno stancato dopo pochissime partite. Con pochissime intendo dire davvero che le partite che io ho fatto al tennis del Wii si possono contare sulle dita di due mani o quasi. Ho giocato con mio padre, mia madre, mia sorella. Bello per carità. Divertente ed emozionante come non mai, forse… ma loro non è che hanno detto: “ammazza bello da adesso in poi sessioni di multi ogni giorno”. E’ stata una parentesi, che posso riaprire quando mi va grazie a Wii, ma che ora è chiusa. Per il resto cosa rimane? Rimane che io non mi sono divertito con Wii e continuo a scoprirmi fanatico dei giochi che escono su altre console mentre quelli per la macchina Nintendo mi sembrano, al limite, bambinate.

E come abbiamo iniziato finiamo: bambinate. Era tanto che volevo scrivere questo post ma ad oggi, 12 Febbraio 2009, penso che la console Nintendo non sia assolutamente adatto ad un adulto, quasi trentunenne, come me, amante del divertimento elettronico. Soprattutto se si è magri e WiiFit non è indispensabile ;) No, scherzo, indipendetemente da questo, il Wii non è la mia console, così come la TV non è il mio media.

Mi spiace dirlo, ma c’era qualcosa di sinistro in quell’incidente, in quella delusione nel giorno più splendente. C’era qualcosa che non quadrava ed ora, questo puzzle, purtroppo mi sembra proprio mancante di un pezzo. Il mio cuore, pulsante per Mario, Yoshi, Pikmin e tutti gli altri eroi di Miyamoto, si incastra perfettamente nell’intrattenimento offerto da altri.

Nintendi, il nostro matrimonio è davvero finito?

Forse dentro di me ti amo ancora… ma dammi un segno altrimenti chiedo il divorzio!

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The Gameland tra gioie e freddi dolori


Intervista a Eurogamer

Eccomi qui a dire la mia sull’evento che più sta facendo discutere appassionati e non in questi giorni.

Intanto passo subito a questi “non”: di The Gameland hanno parlato tutti. Telegiornali nazionali, regionali, giornali tradizionali, blog, portali ecc… Un punto sicuramente molto buono: all’esterno non sono usciti i problemi che l’evento ha avuto, è uscito solo il colore e i tanti VIP presenti alla manifestazione (ho fatto le premiazioni con Carrizo, Muslera, Maurizio Battista, Vincenzo Cantatore, Alex Britti: c’ho le foto!!!). La comunicazione, si sa, fa miracoli ;) .

Occhio però a valutare la cosa col giusto peso: sono solo una decina di servizi da qualche minuto sul torneo in TV. Tutto già visto e già successo in passato (NGILAN, SmauILP, WCG 2006 dove addirittura ci fu un coverage 24h/24 di Sky Italia; insomma, la copertura mediatica non è assolutamente inedita, in passato se ne sono viste addirittura di migliori), contrariamente a quanto ho letto in giro: non è che riabilitiamo il videogioco agli occhi dell’Italia. Da oggi si rientra nella squallida normalità, come per gli altri casi.

Torniamo invece a The Gameland e dividiamolo in due parti: l’evento e il torneo.

Non mi vergogno a dire che l’evento è stato davvero pessimo, pensato male e organizzato, a tratti, peggio. Penso che nessuno dei non giocatori intervenuti (pochissimi, tra l’altro) si sia potuto divertire. Si pagava 15 euro per 3 stand in croce, 3 conferenze di cui 2 sono state annullate, tra cui quella alla quale avrei dovuto partecipare (non saprei a chi dare la colpa, se ad Alberto Belli, che sulla carta era il coordinatore scientifico, o alle mille urgenze che l’organizzazione ha dovuto affrontare: comunque sia scandaloso), e NON si poteva entrare nell’area players.

Avete letto bene, se eravate lì per vedere, non avreste visto niente! A meno di “camuffarvi” da player (cioè iscrivervi all’ingresso come giocatori, cosa possibilissima in verità e poi non partecipare a nulla). Aggiungiamo che solo lunedì è stato usato il palco per vedere le partite mentre domenica è stato completamente inutilizzato (sabato c’è stata l’unica conferenza e qualche balletto… LOL) e il quadro desolante si macchia ancora di più grazie ad una pennellata di freddo, “pungente”, a dir poco, nei garage dei tornei: location assolutamente inadatta se si rompe il riscaldamento, come successo.  L’unica cosa positiva dell’evento, l’avrete capito, è la maestosità. Chiunque sia passato per caso a The Gameland avrà detto: “C…o, qui ci hanno messo un sacco di soldi”. Ed è vero; ma sono stati usati bene?

Ricapitolando non si è fatta cultura del videogioco, non si è fatto spettacolo sui videogiochi tranne che nella giornata di lunedì dove le finali di Call of Duty 4 e di Guitar Hero 3 sono davvero andate molto bene (buona partecipazione di pubblico, quasi nulli i problemi tecnici, service video davvero molto in gamba) e c’era in generale poco da fare… a meno di divertirsi con uno degli spettacoli di parkour, pattinaggio, bike (ehi, siamo gamers!!!) oppure partecipando ad uno dei tornei.

Apro quindi la riflessione sul “torneo The Gameland: a parte quello di PES 2009, in cui è andato tutto stortissimo (la finale si è tenuta alle 2 di notte, era prevista per le sei di pomeriggio: molto male FNIV) e di cui ci saranno veramente echi disastrosi, purtroppo, in Europa (dei più di 50 stranieri intervenuti da tutto il mondo non ce n’era uno soddisfatto; anzi, erano tutti mega incazzati!!!), il resto dei tornei è “andato”. Ci sono stati dei ritardi, per carità, ma il risultato è stato portato a casa agilmente, direi.

E allora come si fa a valutare se un torneo è fico o meno? Innanzitutto dal montepremi, e qui si tratta di 80.000€ in gettoni d’oro: quindi un sacco di soldi (il più alto in Europa, WCG escluso, da mooooltissimo tempo). Poi, da quanto tempo ci metterà questo montepremi a raggiungere le tasche dei vincitori: avendo personalmente visto un uomo della camera di commercio credo che la cosa non sia nè in dubbio nè troppo lenta. In terza analisi bisogna valutare il coverage, video e scritto, offerto sul posto e online. In loco, come detto prima, non ci siamo! E’ un peccato usare un palco così bello solo un giorno, così come era quasi impossibile all’interno capire chi stesse vincendo a meno di chiedere ad un admin. Online i ragazzi (e soprattutto le splendide ragazze… ;) ) di Eurogamer.it, nonostante si veda che non siano del mestiere “netgaming”, hanno comunque svolto un buon lavoro. Ci sono video, interviste esclusive, news ecc…: bene, direi. Bravi. Io personalmente avrei gradito di più un taglio più “critico”, ma ognuno scrive ciò che vuole. Nota negativa in tal senso (non per Eurogamer.it, ovviamente): nulla in inglese. Con tutti questi stranieri bisognava pensarci.

Infine un torneo si valuta dalla qualità dei giocatori che si scontrano e dalla bellezza delle partite.

Io ho girato molto il mondo in tal senso (Corea, Francia, Cina, ecc), ho visto di recente la finale del CPL World Tour a Londra e penso questo: The Gameland è stato un torneo incredibile. Era presente la crema dei giocatori europei ad ogni videogioco inserito in gara. A parte SBK, titolo che era tra i tornei solo per motivi sponsoristici (passatemi il neologismo), c’erano i migliori giocatori del mondo ad ogni titolo e i vincitori dimostrano pienamente ciò che sto dicendo. Nessun italiano, infatti, ha trionfato in alcun torneo (al momento in cui scrivo non sono ancora a conoscenza dei risultati di PES 2009) e io mi sono ritrovato a commentare una finalissima di COD4 tra Fat Games (Inghilterra) e Button Bashers (Olanda) a Roma, nella mia città e non in una “fantascientifica” Seoul. Da paura!!!

Questo è un dato di fatto, importantissimo, del successo del torneo, rimarcato dai complimenti sinceri che TUTTI gli stranieri di Halo3, COD4 GOW2 e Guitar Hero 3 hanno fatto all’organizzazione. Non erano “contenti”, erano entusiasti. Rispondevano “awesome” ad ogni mia domanda!!!

E allora come concludere?

La prima edizione di The Gameland è stata molto dolorosa per molti e buona per pochi: a mio avviso rappresenta una base sulla quale costruire, per davvero e non solo per comunicati stampa, il più importante torneo europeo di videogiochi per console. Non credo ci sia mai stato, nel Vecchio Continente , qualcosa di simile per il nuovo “netgaming” cioè quello targato Xbox360 e PS3; se il prossimo anno verranno corretti i vari errori che l’organizzazione sa benissimo di aver commesso, potremmo ritrovarci con un patrimonio in casa davvero enorme.

Speriamo bene :)

Ultima riga per ringraziare e abbracciare tanto Giada Morabito di Equa: una donna, una soluzione. Mai visto una persona lavorare con ritmi tali. Un piano B vivente.

Nel video una mia intervista rilasciata ad Eurogamer.it (un grazie a Michele Bertocchi, l’intervistatore, che si becca la citazione al blog ;) ) sulla quale tengo a precisare alcune cose (ero freddo, ho commesso degli errori): parlo al plurale e non so perchè, visto che io NON HO FATTO PARTE dell’organizzazione, ero solo il telecronista/presentatore ufficiale. L’intervista si è tenuta MOOLTO prima dei problemi sul torneo di PES (erano circa le 12:30), altrimenti avrei detto altro. I Fat Games sono inglesi e non francesi! E…

…è vero, non smetterò mai di giocare! :)

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La terra del gioco: The Gameland


Locandina The Gameland

Questo week end, da sabato a lunedì (6, 7 e 8 Dicembre), sarò a The Gameland (all’Auditorium di Roma), come telecronista ufficiale di quello che, a detta dei comunicati stampa, è il più grande torneo Europeo di videogiochi. A questo link potete leggere uno di questi comunicati, qui sotto, invece, c’è la mia modesta opinione a meno di una settimana dall’inizio dell’evento.

In un modo o nell’altro questo The Gameland sarà un vero e proprio “piede di porco”; metafora azzardata per dire che questo evento potrebbe scardinare davvero molti preconcetti verso i videogiochi. Grazie all’evevata importanza mediatica che sta avendo e alla grandezza intrinseca dell’evento (montepremi mai visto in Italia: 80.000€, l’Auditorium di Roma come location, la presenza di moltissimi giocatori stranieri) sono convinto che The Gameland potrebbe convincere più di un genitore che i videogiochi sono qualcosa di più, non un semplice passatempo.

Questo a sei giorni da un evento che, però, è giusto ricordarlo, è stato organizzato da persone non proprio “nell’ambiente” dei videogiochi competitivi. Anzi, direi proprio da una società che tutto tratta tranne che videogiochi: si occupa di comunicazione e organizzazione eventi che si chiama Equa. E’ un bene o un male? Sicuramente è un bene: perchè per certi versi vuol dire che stiamo cominciando ad interessare (come target per simili manifestazioni) non solo a chi investe nel settore. D’altra parte, ovviamente, l’organizzazione si troverà a gestire un torneo di videogiochi praticamente mai visto in Italia per dimensione (allo SmauILP 2003 di Milano c’erano più di 1000 PC, quindi comunque il record di postazioni spetta ancora alla kermess meneghina) e gli eventuali “imprevisti” saranno all’ordine del minuto.

Non si sono però affidati alle sole loro forze anzi, alcune scelte che hanno fatto mi sembrano molto azzeccate. Il direttore tecnico dell’evento è quel Lapo Matteoni che io ho intervistato; oltre a essere un campione di olimpionico di GoW (ha partecipato nel 2007, a Seattle, alla finale dei World Cyber Games), è un grande lavoratore. Ho avuto modo di conoscerlo e mi sembra che non stia lasciando nulla al caso. Inoltre dietro i tornei ci saranno F.N.I.V. (Federazione Nazionale Italiana Videogiocatori) e ESC (Electronic Sports Center). La prima è uno dei migliori organizzatori di tornei di PES in Italia, con molta esperienza nel campo console; la seconda si sta battendo per riconoscere i videogiochi competitivi come Sport e come fenomeno di aggregazione sociale.

Ma i conti si fanno con l’oste. Quindi per capire se The Gameland vincerà o perderà servirà aspettare 7 giorni. Lunedì prossimo, quando avrò finito di commentare l’ultima finale, se tornerò stanco e soddisfatto a casa, vorrà dire che ho preso parte ad un evento con la E maiuscola.

Chi vivrà giocherà.

Voglio solo ricordare a tutti i romani che questo week end, se siete veramente amanti dei videogiochi, avete un appuntamento imperdibile. Non solo con i tornei di Gears of War 2, Halo 3, PES 2009, Call of Duty 4 (unico titolo per PC), Guitar Hero 3 e SBK e relative telecronache, bensì con spettacoli di cabaret, musica, danze e cultura (qui il programma completo). E già, ci saranno anche 3 conferenze disegnate dal pennello di Alberto “Eldacar” Belli, coordinatore scientifico della manifestazione e nome noto della ambiente videoludico. Lui e lo staff di Eurogamer.it seguiranno quindi la parte più videoludica con tre incontri sui temi riguardanti i videogiochi: “Fra sport e discipline sportive virtuali” (a cui parteciperò anche io), “Il videogioco: intrattenimento moderno e salubre o minaccia elettronica?” (a questo tavolo si siederà invece il MOIGE, ci sarà da divertirsi) e l’ultima relativa all’industria.

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Oggi mi vesto…casual!


Davvero interesssante questo articolo di Edge.

Partendo dall’assunto per cui il mercato dei videogiochi stia dando il meglio di sè in questi anni, spaventando tutte le altri grandi industrie tradizionali (da Hollywood al mercato dell’home video), perchè in grado di batterle sul campo delle vendite e dell’attenzione dei media, prosegue poi con la considerazione che questa crescita sia esponenziale e spietata nella sua espansione: addirittura Chris Charla parla di “un’esplosione più veloce di anno in anno” piuttosto che di una crescita.

Ma questo aumento sarebbe all’ origine di uno dei grandi errori dell’industria, quello di creare una mescolanza di temi concettualmente pericolosa, fissandosi sul concetto omnicomprensivo di “casual“.

Un problema di semantica dunque, ma che coinvolge in modo molto diretto gli sviluppatori, “costretti” a scegliere una definizione non propriamente corretta tutte quelle volte in cui si mettano al lavoro su un prodotto pensato per essere rivolto a una audience molto ampia.

Pensandoci bene, l’unico caso in cui si può davvero usare questo termine è quello in cui ci si trovi di fronte a una persona che giochi molto tempo, ma non interessata alla profondità o alle possibilità offerte da un titolo: che si metta quindi in gioco soltanto con l’idea di passare del tempo senza pensare a nulla di particolare, in “modalità relax“.

Nulla di male in questo, ma partendo da questa concezione si è allargata di molto l’idea di ciò che sia veramente “casual”, arrivando a comprendere titoli ben più complessi di un semplice puzzle game disponibile sul web, come ad esempio Rock Band.

Ebbene, come Charla osserva giustamente, “niente che costi 150 $ e richieda una console da altre 300 $ può essere considerata un prodotto casual“, e analogamente cita anche Wii Fit: secondo lui il termine migliore sarebbe di “prodotti per il mercato di massa“, cioè titoli di una grande profondità, che richiedano un impegno (economico e in termini ludici) più che consistente, ma senza un target definito (fa l’esempio della nonnina che si prende una pausa da Bejeweled o del ragazzo che interrompe un massacro in Resistance per farsi una schitarrata rilassante).

Ma in ogni caso quale è il vero problema? Il problema è che la parola “casual” non ha un grosso impatto sui giocatori, i media e quant’altri, ma ne ha un bel po’ sugli sviluppatori: nei meeting precedenti all’avvio dei lavori, se spuntasse fuori che il titolo è pensato per un pubblico casual ecco che la profondità svanirebbe, soppiantata da minigame e da semplificazioni banalotte.

Altro sarebbe se venisse chiaramente indicato come target quello di un pubblico quanto più ampio possibile (quello che nell’articolo di Edge è citato come “mass market”): un buon esempio in questo senso è rappresentato da Smash Bros Brawl, che può essere giocato da chiunque con mezzo minuto di esercizio, ma allo stesso modo tra contenuti sbloccabili, trofei, livelli bonus può essere impegantivo e duraturo anche per il più fanatico hardcore gamer.

Definire un prodotto come dedicato a un mercato di massa non ne mina (neanche concettualmente) nè il livello di dettaglio, nè quello di impegno necessario a divertirsi: quale titolo migliore di Street Fighter 2 in questo senso? Tutti lo hanno giocato e lo conoscono, anche chi prima della sua uscita non era un videogiocatore: è un gioco che ha tutto, dall’immeditezza e profondità, dall’appeal alla complessità. Ma se si fosse partiti nel progetto pensandolo per casual gamers cosa avremmo avuto?

Se quindi è inevitabile che si mercato si espanda verso nuovi lidi, è necessario che gli sviluppatori non cadano nell’errore (semantico ma di evidente attinenza pratica) di svilire le loro idee pensando di dedicarle a un pubblico limitato: sarebbe difficile tornare indietro e riconquistare il nocciolo duro perso per strada.

Nel video potete ammirare il Wii, la macchina che più d’ogni altra è entrata delle case dei non avvezzi al videogioco, spalancando davvero a chiunque questo mondo! E chi la sta usando in questo video…? Beh, qualcuno che è proprio vestito casual :)

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Imparate a giocare da pro!


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Chi è il dottor Vitoiuvara?

Fondamentalmente è un “folgorato”, ma neanche tanto. La verità è che un genio, un format vivente (come scritto su questo blog, che si occupa di web 2.0 e webtv). La vera rivoluzione dell’UGC, un one man show che fa divertire e anche pensare, con un telecamera fissa e qualche idea. Qualche buona idea. Di solito questi video su internet vengono sempre da videomaker stranieri, Vitoiuvara invece è italianissimo!

Ma che c’entra questo vitoiuvare in un blog come Inside The Game che si occupa di videogiochi? Semplice, il suo show, su youtube, si chiama “Corso per videogiocatori professionisti“. Quella nel video qui sopra è l’ultima puntata; anche se il natale è passato, immagino che sarete contenti di sapere come fare il presepe da pro gamer :)

Il mio consiglio è di passare la prossima mezz’ora a spulciarsi il canale di vitoiuvara per vedersi tutti i video del corso, solo così sarete veramente pronti a diventare dei professionisti.

Io ormai seguo tutte le lezioni! Non si vede?

Comunque vito ha anche un blog, lo trovate a questo indirizzo! Forza esimio professore, aspettiamo la prossima lezione!


P.S. Alice giochi ha pubblicato il mio articolo su Xbox360 e PS3 come Media Center: volete sapere come si legge un divx con l’Xbox? Ora potrete scoprirlo.

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Intervista a Chicco79 per il 1° contest ItG.


Intervista a Chicco79

Avevamo fatto un contest su questo blog. Qualcuno l’ha vinto. Ora è il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare cioè un’intervista su www.insidethegame.it (itg)! Che emozione :) In vita mia ho fatto tante interviste, come “giornalista” e anche come conduttore televisivo (e ora radiofonico). Questa è la prima in cui potrò parlare completamente di tutto quello che mi va. Perchè su insidethegame i videogiochi li viviamo a tutto tondo!

Ho raggiunto tramite msn la mia “vittima” cioè Chicco79, che in realtà si chiama Francesco. Chiaramente l’intervista nasce per conoscere meglio lui e la sua passione per i videogiochi. Tanto lo so caro Chicco che se ti sei trovato a leggere il blog sei un chiaro “malato” di videogame!!!

AKirA@InsideTheGame: La prima domanda è proprio su questo parola tra virgolette: spesso i videogiocatori sono visti come alienati, malati ecc… pensi sia una situazione che rispecchia la realtà?

Chicco79: Mah. Io da videogiocatore non la penso proprio così, però è vero che la gente comune che non ha quasi mai provato a giocare su pc o console vede in coloro che “videogiocano” delle persone fuori dalla normalità. Credo che questa situazione sia dovuta proprio a “fattori culturali”. In altre nazioni è completamente diverso.

AKirA@InsideTheGame: Bene, detto questo allora, dimostraci che tu sei una persona “normale”, sempre che questo termine indichi qualcosa di positivo. Chi sei Chicco? Cosa fai? Ma soprattuto cosa giochi?

Chicco79: Si sono una persona come molte altre che però ha avuto i primi contatti con il mondo dei videogiochi in tenera età, complice il grande interesse di mio padre verso queste cose. Ricordo ancora bene quando portò in casa il comodore 64 (I LOVE C64, ndAKirA) che aveva preso posto del Vic 20. Ricordo le cassette, i “disconi” e tutto il resto. Con il tempo e l’evoluzione tecnologica queste cose sono cambiate. Tornando a me sono una persona che deve completare gli studi universitari, ho una mia propria vita privata, sto con gli amici ecc Insomma non sono pazzo! Però adoro videogiocare! Al momento sul PC ho installato, oltre ai vari simulatori di guida GTR2 e rFactor, Company of Heroes con relativa espansione Opposing Fronts! Gli strategici sono i giochi che più piacciono a mio padre, che però si ferma alle partite single player. Mentre in multiplayer ogni tanto una partitina a Counter Strike Source devo ammettere che me la faccio, ma sono una frana!

AKirA@InsideTheGame: Company of Heroes è un gran bel gioco, forse il miglior strategico single player della storia. Mentre devo ammettere di non gradire molto (e di non conoscere) i videogiochi di guida. GTR2 quindi non l’ho giocato. Sono due generi invece di cui tu sei appassionato? Quali sono i capostipiti in tal senso, secondo te?

Chicco79: Il capostipite in assoluto in fatto di simulatori è senza ombra di dubbio il primo Gran Prix di Geoff Crammond, che è andato migliorando con i nuovi capitoli. Però il primo è ineguagliabile resta ineguagliato. Poi anche tutti i giochi dei Papyrus hanno dato un buon contributo ai simulatori di guida; i migliori imho sono Gran Prinx Legends e la serie Nascar. Ora c’è la realtà dei SimBin che stanno facendo davvero un buon lavoro con i vari GTR e Race!
Ah riguardo agli strategici, ho giocato a tutti quelli esistenti per PC! Command & Conquer tutta la serie, WarCraft tutta, StarCraft idem con patate :) I vari Panzer non mancano. Un gioco che mi è particolarmente piaciuto ma che ha avuto poco successo è stato ParaWorld, RTS con i dinosauri! ;)
Ultima cosa, al contrario dei simulatori con gli RTS non ho mai partecipato a competizioni online o a tornei.

AKirA@insidethegame: Quindi sei un fanatico degli strategici come il sottoscritto, pensa un pò; ma soprattutto hai detto che ne è appassionato tuo padre. Questo è uno spunto molto interessante, mio padre non ha mai investito un solo minuto della sua vita per giocare ad un videogioco. Come è un rapporto con un padre che non solo comprende, ma addirittura passa del tempo con un gioco elettronico? Ti sei mai ritrovato a giocare con lui o addirittura a sfidarlo?

Chicco79: il mio rapporto con mio padre è davvero ottimo! Certo ogni tanto (anzi spesso) mi dice di non giocare troppo e di stare poco davanti al pc. ma mi sembra una cosa normale. Non l’ho mai sfidato, anzi a dire la verità l’ho aiutato a finire diversi RTS. Mi ricordo bene quando giocavano insieme ad un gioco per Amiga, Silk Worm mi pare si intitolasse, dove c’era una jeep e un elicottero. Era uno sparattutto a scorrimento orrizzontale, io usavo la jeep e lui l’eliccotero! ;) Ci divertivamo da pazzi!

AKirA@insidethegame: Beh penso che questa sarà una cosa per cui molti lettori del blog ti invidieranno. Spesso il rapporto con i propri genitori, sull’argomento, è completamente conflittuale. Prima hai citato i tornei di videogiochi specialmente quelli di guida così come hai citato l’online gaming. Sono due aspetti che, come sai, mi interessano particolarmente. Approfondiamoli.

Chicco79: Ho partecipato a diverse competizioni online sui Simulatori di guida, ho incominciato tardi però, la spinta decisiva fu quando una rivista del settore oraganizzò un campionato basato su Gran Prix Legends; appena venni a sapere di questa iniziativa, mi allenai subito per rietrare tra i partecipanti. Avevo avuto anche la fortuna di conoscere il campione Italiano di GPL, Leonardo Grandis, che visto il mio entusiasmo per la cosa mi prestò il suo vecchio volante che aveva da poco cambiato. Sfruttai i suoi consigli e le dritte su come settare l’auto, ma soprattutto devo a lui l’opportunità di aver imparato ad usare una periferica nei giochi di guida.
Quest’anno ho partecipato anche ad un torneo organizzato da Euronics dove sono riuscito a vincere a due tappe svoltesi nella provincia della mia città. Tornando a parlare di netgaming, le emozioni che si possono provare e vivere sia in partite online sia durante incotri in LAN sono ben sintetizzate nei tuoi video su you tube! davvero sempre ben realizzati e con un significato che può essere ben carpito solo da coloro che ci sono stati!

AKirA@insidethegame: Grazie per i complimenti sui miei video. Devo però ammettere che spero proprio, tramite quelle “opere”, di trasmettere anche a chi non ne capisce niente di netgaming quello che si prova. Comunque spero di incontrarti su qualche server visto che giochi online. Anche se la mia inaudita skill ti renderà un frag deambulante! ;) Andiamo avanti va, che è meglio. Secondo te può essere utile leggere le opinioni di un blogger (LOL) in merito ai videogiochi per decidere i propri acquisti o per esempio per farsi un’idea più completa di determinati argomenti? Insomma ti fidi dei blog e dei contenuti generati da semplici utenti?

Chicco79: A dire la verità con i blog non ho avuto mai niente a che fare (se devo essere sincero) non ho mai seguito nessun blog e visitare il tuo “insidethegame” per me risulta una novità, si trovano argomenti sempre molto interessanti e simpatici, però non lo vedo come guida per gli acquisti, piuttosto invece come una fonte dove trovare pareri, i tuoi, secondo me molto autorevoli nel mondo dei videogames. In generale non mi sentirei di fidarmi tanto dei blog, ma quelli scritti da esperti assolutamente si! Tu, secondo me, per quanto riguarda il “videoludo” sei assolutamente affidabile, anzi di più!

AKirA@insidethegame: Ti ringrazio ancora tantissimo per i complimenti che non sai quanto mi fanno piacere. Però vorrei aggiungere un appunto. Io fondamentalmente se dovessi scegliere tra l’opinione, anche non autorevole, di un utente che però dimostra di essere in gamba e quella di una rivista, probabilmetne sceglierei la prima. In fondo sia nella carta stampata che su internet ci sono degli interessi “nascosti” che non possono essere trascurati (ne parleremo, tra l’altro) e che influenzano qualsiasi opinione. Gli utenti invece sono liberi! Ok Francesco, ti ringrazio tanto, soprattutto per esserti prestato “al gioco”. Credo di aver esaurito gli argomenti per questa mia prima intervista bloggeristica. Vorrei invitarti però a dare un tuo personale consiglio per gli acquisti natalizi ai lettori. Quale è il titolo che non deve mancare sotto l’albero in queste festività?

Chicco79: Grazie a te Simone per l’intervista e per il tempo dedicatomi! :)
Farei un elenco con le varie motivazioni che non finisce più, comunque cercherò di limitarmi al massimo a due titoli per piattaforma, Per il PC direi Proprio Gears of War e The Witcher, per XBOX 360 mi sentirei di consigliare Call of Duty 4 e Mass Effect (non dico Halo 3 solo perchè si presume che ogni boxaro già ce l’abbia), per PS3 direi Orange BoxUncharted, per Wii non saprei ma credo il nuovo Super Mario Galaxy. Colgo l’occasione per salutare tutte le persone ch emi conoscono, tutti coloro che lettono il tuo blog. Un saluto particolare a Link con il quale mi son giocato fino all’ultimo la possibilità di fare questa intervista.
Ancora grazie a Francesco per il tempo che mi ha dedicato e per le sue opinioni.
(finalmente è uscito) e

Ringrazio tanto anche il buon Antonio che ha realizzato l’immagine di apertura. Vi lascio il link al suo blog.


P.S. Oggi ho pubblicato un mio post sulla Apple TV sul blog di TheBlogTV. Parlo anche di VG, un pochino ;)

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