Posted on 27 aprile 2010. Tags: corte suprema, legge, minori, Schwarzenegger, videogiochi violenti
E’ notizia di oggi che la Corte Suprema degli Stati Uniti sarà chiamata a pronunciarsi in via definitiva su di una legge che regoli la vendita dei videogiochi violenti ai minori.
Come ricorderete la legge oggetto di analisi è proprio quella che nel 2005 fece piuttosto scalpore, proposta da Arnold Schwarzenegger, Governatore della California e, secondo le sue parole, protagonista pentito di tanti film violenti. La proposta, che prevede che i produttori di videogame adottino delle etichette particolari per i giochi a contenuto violento e multe fino a mille dollari per ogni violazione da parte dei rivenditori, venne bloccata quasi immediatamente dal ricorso dell’associazione Interactive Entertainment Merchants (che racchiude publisher come Sony, Microsoft ed EA). Nel 2007 infatti la Corte d’Appello dello Stato della California dichiarò la legge incostituzionale in base al primo emendamento (quello sulla libertà di espressione) ed al 14esimo (che prevede che ogni Stato fornisca le stesse protezioni ai propri cittadini).
L’ex Terminator però non si arrende e insiste: la California fa appello alla Corte Suprema e di conseguenza la più alta carica giuridica degli Stati Uniti dovrà decidere se è costituzionale o meno, secondo le basi del primo emendamento, e dare la libertà o vietare ai minorenni di poter acquistare videogiochi con contenuti violenti.
Nonostante gli avversari del divieto affermano che esiste gia’ un sistema di etichettatura che permette ai genitori di decidere con quali videogiochi i figli possono giocare, Arnold continua a testa bassa ( e questo, concedetemelo, non mi stupisce affatto) la sua campagna anti-violenza e “a misura di minore”, che giorni fa andò a toccare anche i video e le immagini contenenti maltrattamenti di animali.
Sono assolutamente d’accordo che il principio di base sia sacrosanto e legittimo (sono un gran sostenitore del nostro PEGI, ad esempio), ma le vie e i mezzi scelti fanno tanto rima con “castrazione” e censura. Nel mio piccolo credo che la risposta stia nell’educazione, nella consapevolezza e nella presa di coscienza innanzitutto delle famiglie e dei genitori. Uno di quei numerosi casi in cui lo Stato non dovrebbe sostituirsi al ruolo di un genitore, ma affiancarlo e sostenerlo senza però eliminare la libertà di scelta e di espressione. Si, anche quella di un minore. Visione utopica la mia? Forse, ma, come raramente accade, guidata da un’iniezione di buon senso.
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Posted on 20 marzo 2010. Tags: pegi, svizzera, videogiochi violenti
L’ordine rieccheggia in tutto il Canton Ticino: non basta provare a rendere obbligatorie, giustamente, le regole del PEGI, (significherebbe che, God of War 3 ad esempio, non potrebbe essere acquistato senza esibire un documento di identità che dimostri la propria maggiore età). Ora si proverà a bandire totalmente dal territorio tutti i videogiochi ritenuti troppo violenti per una pubblicazione. Questo il testo di due mozioni proposte all’analisi del parlamento.
Io sono personalmente stanco di commentare notizie come questa. Ogni volta scrivo iperboli di parole per difendere il medium interattivo da questi “attacchi” senza senso. A volte utilizzo la leva del: “E’ più violento un film e molto più violenta la televisione”. Altre volte mi butto sul classico: “Si ma i videogiochi, anche quelli violenti, almeno svegliano il cervello e non sono un passatempo passivo”.
Ma la notizia da commentare oggi, sinceramente, non si merita nemmeno queste due scontate risposte.
Perchè? Perchè non capisco come sia possibile che i videogiochi violenti vengano ritenuti così pericolosi da dover essere addirittura estromessi dal mercato quando, in un qualunque pornoshop, si possono comprare manette, strumenti di “domination” di vario genere e soprattutto film in cui alcuni esseri umani di sesso femminile vengono deflorate da cavalli oppure stuprati per finta oppure utilizzate come oggetti del piacere per anche 10, 20 o 100 altri esseri umani (questa volta di sesso maschile) contemporaneamente.
Ora, il punto è semplice: in un pornoshop un bambino non entra. Appena scattano i 18 anni le nostre consuetudini e le nostre leggi rendono possibile invece che un “ragazzino” (posso chiamarvi ragazzini anche se avete superato i diciotto?
In fondo dall’alto dei miei 31 posso permettermelo… ahah) possa avere accesso ad una vasta gamma di depravazioni perchè viene considerato, appunto, abbastanza adulto da poter discernere con giudizio cosa sia giusto o sbagliato per lui in termini strettamente “sessuali”.
Un diciottenne, però, se passa questa seconda legge-porcheria, in Svizzera non potrà più giocare a God of War 3 che, lasciatemelo dire, è un vero e proprio spettacolo che difficilmente potrà mai essere eguagliato da un film e necessita assolutamente di essere vissuto (cioè giocato). Non potrà comprare Heavy Rain, non potrà comprare Fallout 3, non potrà comprare Grand Theft Auto 4.
Regolamentare la vendita… se sono i videogiochi il problema da risolvere per i politici svizzeri… lo trovo giusto. Non vendiamo giochi che hanno calssificazioni 18+ a gente che non ha 18 anni (però rivediamo il PEGI di alcuni titoli: perchè Guitar Hero deve avere classificazione 12+??? E’ violento???
).
Però addirittura eliminarli dalla nazione… mi sembra un po’ esagerato.
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Posted on 08 ottobre 2009. Tags: abu ghraib, and Need-Believe Violence, bill clinton, bill gates, carmack, cinema, cinema mondiale, column, downismo, everything bad is good for you, fatality, fps, fumetti, gerars jones, id software, internet, intrattenimento elettronico, joseph lieberman, killing monsters, le iene, marylin manson, midway, Mortal Kombat, musica, pixel rosso sangue, prima persona, rating, retrospettiva, senatore lieberman, shareware, shock, sparatutto, splatterhouse, stampa, steven johnson, Super Heroes, televisione, tv generalista, uccidere, videogiochi, videogiochi fanno bene, videogiochi violenti, violenza, vm 18, why children needs fantasy
Negli ultimi anni il mercato dell’intrattenimento elettronico ci ha abituati a rivoluzioni e mirabilie, di cui la popolazione globale ha usufruito, che hanno indebolito il dente avvelenato di tutti gli psicologi, preti e “comitati di madri” preoccupati per la violenza presente nei videogiochi. Ormai nessuno si scandalizza nel vedere sangue, teste mozzate, mostri spaventosi, all’interno di un qualunque prodotto videoludico (si veda God of War per PS2), anche perché sono cresciuti i giocatori (ed è presente l’apposito bollino con l’età consigliata, sotto alla quale il prodotto non dovrebbe essere acquistato).
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Posted on 13 giugno 2009. Tags: account, AKirA, alessandro paciolla, baldini, bully, column, cortometraggio, fiorello, game pro, gamers, giornale, grand theft auto, gta, gta 4, jack thompson, milioni, nico bellic, Phoenix Wright, radio, risposta, rockstar, simone, trimarchi, tv, ugc, user generated content, utenti, veline, videogiochi violenti, viva radio 2, web 2.0, youtube

[Premessa doverosa, l'articolo è uscito praticamente un anno fa su Game Pro: molti particolari qui citati, quindi, sono decaduti e si noti che il tutto risale ad eventi di circa 12 mesi fa]
I videogiochi sono sotto attacco.
Non c’è bisogno di spie rosse lampeggianti o di allarmi da coprifuoco per accorgersi che l’uscita di Grand Theft Auto 4 ha letteralmente gettato benzina su un incendio mai assopito: quello a cui si scaldano psicologi, avvocati, giornalisti dei media tradizionali, associazioni di genitori e associazioni religiose. La fiamma del rifiuto del videogioco come medium e come, addirittura, opera d’arte; quel sentimento di paura verso un’innovazione tecnologica proprio del genere umano in tutte le epoche storiche. I primi uomini che videro un treno, non volevano salirci perché era spaventoso viaggiare su qualcosa non trainato da animali; col tempo si sono abituati.
I vari attacchi che si sono susseguiti dal 29 aprile in poi sono echi della voce di quegli uomini: chi non può difendere il proprio status quo con la ragione o la forza può solo mettere sul tavolo la carta della paura. La stessa carta di cui abusa Jack Thompson nelle sue partite contro i “videogiochi violenti”: il celebre avvocato americano “cristiano conservatore”, diventa un vero attivista quando si tratta di attaccare Bully o prodotti simili. Se ogni tanto si concedesse una sfida virtuale, al di fuori delle aule di tribunale, forse non sarebbe così avvelenato: magari a Phoenix Wright, per unire l’utile al dilettevole. Ma non è il solo che dovrebbe provare ad utilizzare un prodotto interattivo giocandolo e non guardandolo; è davvero triste sparare a zero senza nemmeno documentarsi come hanno fatto i media tradizionali in questi mesi. Appunto mentre il capolavoro Rockstar riscriveva i record dell’industria dell’intrattenimento mondiale, molti telegiornali nazionali hanno mandato in onda pura “disinformazione videoludica”; niente di inedito per il piccolo schermo.
Mai sentito invece uno showman accanirsi su un prodotto simile in radio: durante Viva Radio 2, trasmissione condotta da Fiorello e Baldini, il primo ha affermato che GTA4 “… andrebbe veramente bandito”. Ecco dimostrato che anche i personaggi simpatici e apparentemente non cretini, quindi, leggono le veline, prima di portarsi a letto quelle in carne ed ossa.
L’assenza totale di un contraddittorio, in questi casi, crea un lacerante interrogativo: ma perché a parlare di videogiochi al grande pubblico è sempre qualcuno che probabilmente non sa neanche dove va inserito il disco? Non esiste una via per far sentire la voce degli appassionati?
Secondo me c’è un modo per controbattere; un modo per far arrivare la risposta dei gamers a chi voglia quantomeno sentire un’altra campana. Si chiama UGC, Contenuto Generato dagli Utenti (User Generated Content). Quanto sarebbe stato bello, ad esempio, poter vedere il filmato del dibattito tra Metalmark e il sapiente psicologo del Moige su Youtube? Sapreste pensare a quante volte un simile video, grazie al passaparola, sarebbe stato visto e commentato? La strada da battere, quindi, è proprio questa: l’UGC è una rivoluzione che ormai non accenna a fermarsi. Nascono nuovi blog ogni secondo e su Youtube, ogni ora, vengono aggiunte dieci ore di contenuti inediti: nessuna TV, nessun giornale e nessuna radio ha una redazione di milioni di utenti sparsi per tutti i continenti.
Al giorno d’oggi l’informazione non corre più solo sul piccolo schermo o sui tabloid; anzi è il caso di dire che chi vuole veramente informarsi ha spento la TV da anni. Il fantomatico “web 2.0” ha innescato nella popolazione mondiale tanti comportamenti criticabili, come il voler essere costantemente in vetrina, ma ha anche portato una costante democratizzazione dei contenuti. Su internet non c’è articolo che non si possa commentare: sulle piattaforme di upload di filmati si può addirittura inviare una video risposta. Se c’è un altro lato della medaglia, qualcuno è sempre pronto a mostrarlo.
C’è un caso emblematico a riguardo: il video maker Alessandro Paciolla ha pubblicato su Youtube un video intitolato “Stop Ai Videogiochi”, nel quale accusa con poca sagacia il medium interattivo di instupidire chi lo pratica. Nel cortometraggio, peraltro abbastanza ben fatto, la tesi espressa è molto banale: meglio fare altro piuttosto che videogiocare. I gamers non l’hanno presa bene. Il video è stato subissato di commenti negativi e critiche, in numero così grande da costringere l’autore a censurare chi non la pensava come lui per poi addirittura chiudere il suo stesso account, nella speranza di eliminare per sempre la sua opera da internet. Probabilmente avrà capito l’errore, o almeno a me piace pensare così; ma i “crudeli” gamers non si sono comunque fermati. Hanno rimesso il video su Youtube, per permettere a chi non aveva ancora commentato di farlo, così che ad imperitura memoria chi colpisce il videogioco sa che verrà colpito a sua volta.
E nel caso delle critiche piovute su Nico Bellic tramite telegiornale si può fare subito un altro esperimento: scrivete sulla ricerca di Youtube i termini “GTA” e “TG1” e il primo video proposto sarà quello dell’utente andrybara. Un giovanissimo gamer che dà la sua risposta, magari un po’ sgangherata, ma pur sempre libera ed efficace. Più di cinquemila visite per un video ripreso dallo stesso “attore” con la telecamera a mano; più di cento commenti a supporto, tutti di indignazione verso il servizio, in cui si vede un’epilettica mano schiacciare i tasti sul joypad in maniera forsennata: peccato che lo schermo stia mostrando un trailer del gioco e non una parte interattiva.
Una menzogna smascherata da una risposta compatta, quella dei gamers, e da un mezzo con infinite possibilità.
Da Game Pro 15 di Agosto 2008, column: “Boom Headshot c’è del cervello nella rete“
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Posted on 10 novembre 2008. Tags: Assuefazione all'aggressività e alla violenza, autoerotismo, bambini, buttare tempo, chiesa, dead space, dipendenza, disinformazione, droga, Eccessivo senso di potere e di controllo, Epilessia fotosensibile, espresso, fable 2, fallout, Fissità del cristallino, fogne, frattini, games, gaming, giovanni valentini, indimedia, l'espresso, la chiesa, malattie, medico, merda, minori, Mortal Kombat, Obesità, panorama, pippe, pubblicità, rat man, repubblica.tv, rule of rose, servizio, Sindrome del tunnel carpale, soldi, televisivo, tv.repubblica.it, videogames, videogiochi chi ha paura dei videogiochi, videogiochi violenti

Lo so, non avete 28 minuti di tempo da buttare. Perchè è questo che io ho appena fatto, ho BUTTATO 28 minuti del mio tempo. Equivalenti ad una mezz’ora videoludica, alla lettura dell’ultimo numero di Rat Man, ad un atto di auto erotismo fatto bene, al portare fuori il mio fantastico cane, all’andare a fare un po’ di spesa che ho il frigo vuoto, ecc ecc.
Però, se avete 28 minuti di tempo da buttare, vi prego di guardarvi questo interessantissimo (LOL) servizio di Repubblica.TV che, ricordo, è la web tv di uno dei più importanti quotidiani nazionali, finanziato con i miei soldi (e anche i vostri, o quelli dei vostri genitori) e con quelli di chi ci investe a livello di pubblicità.
Sinceramente mi vergogno anche po’ di far arrivare dei click a questa sconcezza però bisogna conoscere il “nemico”. Bisogna concretamente annusare ciò che esce dalle fogne prima di dire “c’è puzza di m….”, sempre che sia questo il caso, magari ora voi vedrete questo video e direte: “ma che bello, quante cose vere che mi ha detto questo signore qui” che per la cronaca è Giovanni Valentini ex direttore de L’Espresso.
Io invece sono letteralmente nauseato, schifato e costretto a fare l’ennesima critica alla contro informazione videoludica. Fortunatamente il servizio l’ho visto tutto e posso parlare. Già dal titolo si comincia a capire che aria si respira: “Chi ha paura dei videogiochi?”. Wow… bisogna avere paura, addirittura, dei videogiochi? Cominciamo bene. Perchè non ho sentito mai un servizio intitolarsi “Chi ha paura della musica” oppure “Chi ha paura del cinema”?
Comunque almeno una risposta a questa domanda la posso dare con fermezza: voi! I giornali hanno paura dei videogiochi, perchè se la gente videogioca perdono lettori. Le tv hanno paura dei videogiochi, per lo stesso motivo. La Chiesa ha paura, perchè è meglio sterminare necromorfi in Dead Space che andare a messa, per un giovane d’oggi.
Di certo non sono quelli della mia generazione ad avere paura dei videogiochi, così come non credo che i futuri genitori ne avranno. Al limite metteranno i lucchetti alle console nel tentativo di far studiare di più i propri figli; dubito però che temano per la salute dei loro pargoli minacciati da malattie trasmissibili via joypad quali: Assuefazione all’aggressività e alla violenza, Fissità del cristallino, Sindrome del tunnel carpale, Eccessivo senso di potere e di controllo, Obesità o addirittura Epilessia fotosensibile.
Non vi sto prendendo in giro: questi i rischi denunciati dal servizio, targato 6 novembre 2008 e non 1985 come sembrerebbe da una tale disinformazione. Vi ho riportato le ESATTE PAROLE ascoltate, lettera per lettera. Alcune malattie non so neanche che diavolo significhino e a questo punto penso di esserne affetto: la sindrome del tunnel carpale, mi piace molto. Ho problemi a fare pipì recentemente… in fondo è un tunnel no? Devo dare la colpa dei videogiochi credo
A no, scusate: ho scoperto che vuol dire tendinite ai polsi, quindi al limite posso incolpare l’autoerotismo di cui sopra
Ma è mai possibile che per parlare di videogiochi negli ambienti che contano debbano chiamare persone che non ne sanno assolutamente niente e che, inoltre, interpellano personaggi di dubbia professionalità sull’argomento? Ma è davvero questo ciò che la gente si vuole sentir dire? Adulti (ops, forse a 30 anni sarei adulto anche io però) che capitate in questo blog per caso, vi prego rispondete: ma credete veramente a queste cose?
Poi hanno ritirato fuori Rule of Rose e le parole di Frattini. Di male in peggio, dalla padella alla brace: ma soprattutto roba molto attuale, 2006 se non sbaglio. Chiaramente non potevano non passare alla dipendenza e a ciò che è meglio fare rispetto a videogiocare: leggere un libro, relazioni sociali, ecc. E si, proprio vero, meglio il Codice da Vinci no? Così mi rincoglionisco lo stesso…però ho letto un libro! Wow! Da non sottovalutare a livello di comicità involontaria quando discorrono della vendita di videogiochi “di contrabbando” (riferendosi allo “smercio”, ai minori, di videogiochi con bollino 18+). Cosa? Di contrabbando???? Ma siamo impazziti? E che siamo nel mondo dei pirati??? Ahhrrr, andiamo ad assaltare i Gamestop!!! No veramente, a questo punto devono aver ragione questi qua e mi sbaglio io. La prima volta che vado da uno spacciatore gli chiedo n’etto di Fallout e due dosi di Fable 2, chissà che me da di buono. Esilarante, infine, la risposta alla domanda dell’utente che chiede: “Ho 21 anni: quante ore posso giocare prima di considerarmi dipendente”; risposta ” (…) beh, dipende, ma se il suo è un caso grave, non sottovaluti di rivolgersi al medico”. Come? Dal medico? Cioè e io che sto week end avrò giocato 18 ore che devo fa? Direttamente al camposanto senza passare dal via?
Ma c’è una soluzione? Certo che c’è, dobbiamo vietare!!! Perchè l’autoregolamentazione ha fallito, dice l’esperto; altrimenti saremo preda di bambini mutati dai raggi videoludici che vanno in giro a far danni come zombi.
Ma se stanno chiusi in casa a videogiocare, come fanno a mangiare carne umana?
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Posted on 29 aprile 2008. Tags: 1up, 4, best gamer ever, controversie, costo, eurogamer, gamertailers, gamespot, gamesradar, grand theft auto 4, gta, gta 4, ign, il gioco più bello della storia, inside the game, IV, jack thompson, limited edition, nico, north, price, rockstar, rockstar games, special, take two, videogiochi violenti, videogioco, violento
[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=W_QNdPcYzPw&e]
Senza parole il video.
Ora solo qualche numero per capire veramente come stanno le cose!
Voto su Gamespot: 10
Voto su IGN: 10
Voto su 1up.com: A+
Voto su Eurogamer: 10
Voto su Gamesradar: 10
Voto su GameTrailers: 9.8
Grand Theft Auto 4 è realtà, ed è una grandissima realtà. Lo hanno già definito il miglior gioco della storia. A noi videogiocatori serve altro?
Si! serve unirci sotto un’unica bandiera contro il qualunquismo e le menzogne dell’informazione italiana (notare che nel servizio del TG1 si vede chiaramente che le mani che impugnano il joypad non stanno in verità giocando: è un trailer).
Signori, scriviamolo su msn, sui forum, negli SMS.
Siamo tutti Grand Theft Auto!
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Posted on 30 ottobre 2007. Tags: censura, grand theft auto, gta, inghilterra, manhunt, rockstar, videogiochi, videogiochi violenti, videogioco, violenti, violenza

Insomma alla fine della fiera Manhunt 2 uscirà. E a breve per giunta! A proposito non è che siete rimasti troppo scioccati dall’immagine qui sopra? Spero di no… però mi raccomando se non avete 18 anni tappatevi gli occhi e fatevi leggere questo thread dalla mammina!!! Non potete nemmeno vederlo col binocolo questo gioco!
Inutile dire che le vicissitudini dell’ultimo titolo Rockstar hanno fatto il giro del mondo. Considerato troppo violento anche per un rating M dall’Inghilterra (ciò avrebbe significato ghettizzare il prodotto ai soli scaffali dei porno, quelli mezzi coperti: destino differente rispetto ad Hostel o a pellicole super estreme, che comunque non vengono mai equiparate ai film per adulti), è stato poi bandito da molti paesi tra cui l’Italia (e te pareva… politici pecoroni che non sono altro). Ora, dopo un pò di tagli, si suppone, i colletti bianchi che prendono le decisioni sul nostro futuro, hanno accettato che la bestia si mostri, chiaramente con un rating pegi di 18+.
Insomma torniamo all’incipit. Tra qualche ora, in Nord America, si potrà acquistare Manhunt 2; esattamente la notte delle streghe, cioè il 31 ottobre.
Non sto qui a dibattere sui perchè e i per come del caso. Ne parleremo sicuramente più in dettaglio in futuro tanto, la caccia alle streghe vere (cioè i videogiochi) è ben lontana dall’essere finita. In questa sede invece vorrei lanciare una provocazione.
E se fosse stata tutta una immensa manovra pubblicitaria? Un altro modo per far parlare (in maniera estrema e quindi positiva per il tipo di prodotto) dei propri giochi, senza peraltro incorrere in problemi legali? Insomma, se fosse un bluff di Rockstar games, che consegna un prodotto appositamente super violento per poi modificarlo? Un altro centro per gli autori di Grand Theft Auto?
Vi lascio con questa domanda.
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