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Le 10 migliori droghe del mondo dei videogiochi [classifica sondaggio]


Altro giro, altro sondaggio chiuso: è stato aperto per più tempo di altri perchè evidentemente vi ha divertito e stimolato, cari amici tossicodipendenti. Trecentouno votanti avrebbero difeso le Termopili molto meglio dei celebri Spartani e i due superstiti avrebbero raccontato ancora meglio le loro gesta: per noi invece siete il simbolo dei tempi che cambiano e della voglia di realismo, anche quello più drammatico, che trapela da qualsiasi videogioco del giorno d’oggi (Wii Sports escluso).
Se ripensate agli anni 80/90 e ai cabinati arcade, ben  prima che la schermata d’avvio vi si palesasse davanti agli occhi c’era un patetico “I vincenti non usano la droga“, encomiabile per l’intento ma appunto ridicolo per il mezzo con cui si voleva diffondere un’idea sana e per il momento scelto, quello in cui una delle dipendenze più totalizzanti che l’umanità abbia conosciuto prendeva corpo davanti ai nostri occhietti di bimbiminkia.

Eh si, i videogiochi sono una droga e spessismo gli abusi sono stati testimoniati nelle allegre schermate dei nostri mondi ludici preferiti: ma qual’è la migliore droga in assoluto tra quelle viste in un videogame?


Posizione 1: I funghi allucinogeni di Super Mario

Il primo posto, veramente combattuto come non mai, non poteva che andare al Re incontrastato: Super Mario. Un idraulico il cui amore per le droghe lisergiche travalica le porte del tempo da decenni: non fatevi ingannare dall’ingenua trama che Miyamoto e soci ci hanno sempre rifilato e guardate le cose per quello che sono davvero, cioè metafore. La verità è nascosta nelle piaghe del racconto e il povero panzone è stato in verità lasciato dalla Principessa, sprofondando nel mondo della dipendenza più becera: qualsiasi adulto con più di 18 anni al tramonto degli anni 60 vi potrebbe raccontare strane storie sul diventare grandi o piccoli, sul volare tra le nuvolette e sull’affrontare draghi. Peccato che sia tutto, solo, un brutto trip lisergico.

Posizione 2: World of Warcraft

Principale contendente per il primo posto è stato World of Warcraft, ed è già strano che qualche pazzoide fomentato non abbia organizzato un’attentato alla sede di Inside The Game per questo: credo che facilmente il capolavoro Blizzard possa prestarsi a studi sociologici sulle dipendenze, sulle reazioni umane in caso di astinenza e su quello che si potrebbe sacrificare per una dose, solo un’altra dose. Si potrebbe usare la solita obiezione che non è il mezzo, ma l’uso che se ne fa ad essere sbagliato: bravi tossici, avete trovato una scusa inattaccabile per farvi un’altra botta!

Posizione 3: La Ganja di Little Jacob

Il terzo posto è di diritto del mitico Little Jacob di GTA IV, il rasta/filosofo che contende a Brucie il ruolo di miglior compagno di avventure di Nico Bellic. Nonostante lasci i suoi pacchettini pieni di primizie dietro ai cassonetti e non si occupi minimamente della vendita al dettaglio, il simpatico giamaicano è entrato rapidamente nei cuori di voi tossicodipendenti abituali, che senza dubbio lo avete votato per comunanza di passioni agricole. Vi ricordiamo però che certi abusi rallentano i vostri riflessi, relgeandovi al ruolo di notevoli seghe se praticate discipline complesse in cui la reattività è tutto. Non provate a smentire questo assunto, o chiamiamo la Digos!

Posizione 4: Obiettivi/trofei (Achievements)

Quarantadue voti per la vera dipendenza apportata dalle console di ultima generazione, obiettivi e trofei. I sintomi sono molto chiari: prima di giocare la prima volta a un titolo guardate la lista apposita, il pensiero di giocare per 6 ore senza sbloccarne uno vi fa sembrare quello trascorso tempo perso, avete scaricato e giocato a Dash of Destruction su Xbox 360. Una semplice occhiata alla gamertag ed è subito chiaro se la vostra lucidità di vecchi giocatori assuefatti alle sfide è completamente smarrita in un nugulo di metalli preziosi (oro, argento, bronzo e persino platino) o di punteggi fini a se stessi. Io stesso, non posso negarlo, sono vittima di questo fenomeno senza ritorno: cosa succederebbe se con la prossima generazione non si potessero portare con sè i punti acquisti investendo 1000 pedoni in groppa a un criceto, facendo 100 headshot col personaggio in equilibrio sulle pale di un elicottero, o giocando 2 ore complessive a Wii Sports senza piangere sugli euro versati? [NdF: uno dei precedenti esempi è palesemente fittizio e volto a sminuire il valore delll'esperienza di gioco offerta].

Posizione 5: Le pasticche di Pacman

26 voti per il pizzamorfo Pacman e le sue pasticche, che non può essere nominato in questa sede prestigiosa senza citare tal Kristian Wilson e la sua celebre asserzione sul titolo Namco: “I videogiochi non influenzano i bambini. Se Pac-Man avesse influenzato la nostra generazione staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole e ascoltando musica elettronica ripetitiva.
Credo si possa dire senza timore di smentite che il caro Kristian l’abbia sparata grossa, considerando la mole di giovanotti che affollano le discoteche nei weekend: attenti a quello che giocate e, se me lo consentite nonostante il tono leggero del post, a quello che vi ficcate in bocca. Tanto se non ve l’ha già data, non ve la darà perchè ballate da 14 ore sbavando come ossessi.

Posizione 6: Lo Psycho di Fallout

A un solo voto di distanza si staglia lo Psycho di Fallout, solo una delle tante sostanze che potete introdurre nel vostro povero corpo radioattivo per incrementarne le prestazioni. Il nome dovrebbe dire già tutto di suo, e il vero peccato è che le conseguenze degli abusi nel terzo capitolo non siano nette e devastanti come nei primi due: l’incentivo ad assumere quante più schifezze possibili perchè tanto poi c’è il lavaggio del sangue è più o meno uguale a quello della Juve degli anni d’oro, privato delle conseguenze drammatiche che queste situazioni purtroppo comportano nel mondo fuori dallo schermo. [NdF: una delle precedenti affermazioni è evidentemente faziosa e scorretta, considerato il pronunciamento della Giustizia italiana che ha prescritto il reato di doping e frode sportiva].

Posizione 7: Le sigarette anti-laser di Solid Snake

Siete soli. Al buio. In pieno territorio nemico. Il più stupido dei vostri avversari può centrarvi la narice destra con proiettile da due chilometri di distanza. Le sorti del mondo, tra una scena d’inframezzo da 20 minuti e l’altra, dipendono dalla vostra esperienza e dedizione al dovere. Ma non siete le mezze seghe di tutti i giorni, siete Solid Snake: e che fa l’eroe di Kojima quando c’è una fitta rete laser davanti a sè, ultimo ostacolo che lo separa dal vagare per i corridoi dentro uno scatolone? Si fuma una bella sigaretta, individua i raggi e fa tutti fessi. Anzi. Prende l’accendino. Scena d’inframezzo in cui per 20 minuti fruga nelle tasche. Lo trova, voi premete X per aprire il pacchetto. Cut scene da 15 minuti perchè quella dannata carta argentata non vuole saperne di venire via. Sigaretta tra le labbra, iniziate a strisciare, cut scene sulll’infanzia del piccolo Snake, quando giocava con gli amici al prato e di nascosto spippettavano Nazionali senza filtro. Che gioco.

Posizione 8: Le pozioni di Golden Axe

Nei dorati mondi fantasy minacciati da un super cavaliere dall’ascia gigantesca, esistono due tipi ben distinti di spacciatori: conoscerne le differenze è fondamentale per non essere presi in giro. Il racket è gestito dagli gnometti per due motivi: il primo è che nessuno penserebbe mai di perquisire delle creature tanto festose e divertenti, il secondo è che si mescolano egregiamente con i bambini fuori dalle scuole, portando i loro malefici intrugli tra le giovani menti assetate di allucinazioni. Il modo migliore per distinguere i folletti innocui da quelli minacciosi è vecchio come il mondo: sferrargli un bel calcio all’altezza dei loro piccoli reni e vedere cosa cade al suolo. Le possibilità sono due, una delle quali interessante e l’altra molto meno: chi, in cerca di una dose, si sentirebbe soddisfatto da un pezzo di carne? In quel caso, giù con i calcioni finchè il maledetto smette di muoversi. Se invece a cadere è una pozione, il discorso cambia, proprio come gli effetti a seconda della razza o del sesso di chi la assume: esplosivi per gli uomini, allucinogeni per le donne (con tanto di draghi o fantasmi infuocati), terra-terra per i nani. Attenti però: gli infidi gnomi compaiono spesso nel cuore della notte e sono ben pronti a darsela a gambe.

Posizione 9: i 100 Caffè di Alan Wake

Le due droghe più utilizzate nel mondo reale, se non altro perchè legali, occupano i posti di chiusura del nostro ennesimo sondaggione. Questo ci farebbe propendere per la conclusione che senza l’effetto trasgressione, anche nei videogiochi manca il fascino del proibito. I 100 caffè del povero Alan Wake, oltre che a tenerlo sveglio per i prossimi 50 anni non avevano una reale utilità. Chissà quante riflessioni in Remedy su come aumentare la longevità del loro gioco, chissà se gli sia balenato per un attimo il pensiero che forse un thermos di caffè non è proprio l’oggetto più intelligente da lasciare disseminato nei boschi: fa molto scrittore maledetto però, insonne e senza ispirazione. Un buon esempio di inutilità prestata alla narrazione.

Posizione 10: L’acqua di Fuoco di Red Dead Redemption

Ben diverso il discorso su John Marston e l’acqua di fuoco: pari per futilità, ha almeno il gran merito di farci fare quattro risate quando l’ex fuorilegge va oltre con le richieste al bancone e stramazza di faccia contro la prima palizzata.

Inside The Game nella persona di Fucktotum vi ricorda che ci sono cose migliori da fare nella vita piuttosto che drogarsi di videogiochi o altro e vorrebbe davvero elencarvele, solo che adesso non gliene vengono in mente di efficaci :)

La migliore droga del mondo dei videogiochi è...

  • I funghi allucinogeni di Super Mario (19%, 57 Votes)
  • World of Warcraft (15%, 46 Votes)
  • La ganja di Little Jacob (GTA IV) (15%, 44 Votes)
  • Obiettivi/Trofei (14%, 42 Votes)
  • Le pasticche di Pacman (9%, 26 Votes)
  • Lo Psycho di Fallout (8%, 25 Votes)
  • Le sigarette anti-laser di Solid Snake (8%, 25 Votes)
  • Le pozioni degli gnomi di Golden Axe (6%, 17 Votes)
  • I 100 caffè di Alan Wake (4%, 12 Votes)
  • "L'acqua di fuoco" di Red Dead Redemption (2%, 7 Votes)

Total Voters: 301

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Video: il parlamento europeo non è mai stato così divertente [RPG Online: Unione Europea in un videogioco]


L’assemblea parlamentare dell’Unione Europea, altrimenti detto Parlamento Europeo, è diventato un videogioco. Un RPG online, per l’esattezza, cioè un gioco di ruolo (GDR) dove ogni giocatore interpreta un ruolo. Si può essere un giornalista, uno studente, un membro del Parlamento e si possono creare anche altri ruoli o classi. Beh, fico. Dopo aver sparato a un sacco di mafiosi in Mafia 2 è il gioco che serve… per continuare sulla stessa lunghezza d’onda. Scusate il sarcasmo ma viviamo in un epoca buia in cui è molto difficile fidarsi di chiunque, figuriamoci dei politici!

Il titolo si chiama Citzalia e ci arriva dall’European Service Network. Insomma è un modo assolutamente originale e direi positivo per farsi conoscere all’esterno visto che ricrea in maniera virtuale il vero Parlamento Europeo e le sue dinamiche.

Credo che se questo gioco, di cui potete vedere un video qui sopra, fosse stato ambientato nel parlamento italiano, avrebbero dovuto utilizzare un altro genere videoludico, non il gioco di ruolo. Scusate l’acredine ma all’interno di Palazzo Madama e Palazzo Montecitorio un RPG sarebbe stato sprecato: tutti hanno lo stesso identico ruolo! Avrei visto meglio un picchiaduro (vedi video qua sotto), come genere, ma mi avrebbe fatto contentissimo un gioco alla Postal. Per intenderci: sei un uomo che ha perso il lavoro, la famiglia e la pazienza e decidi che la cosa migliore è fare Gears of War nel parlamento. L’avrei comprato subito ;)

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Gunpei Yokoi e la mostra “il dio dei giochi”; i capolavori indimenticabili del mentore di Miyamoto


Chi è Gunpei Yokoi? Mentre tutti conoscono a menadito vita morte e miracoli del suo allievo Shigeru (cioè Miyamoto San), pochi saprebbero narrare le gesta di Gunpei Yokoi, uno dei padri fondatori dei videogiochi. Nato nel 1941, in pieno conflitto mondiale, e morto nel 1997 a soli 56 anni, Gunpei è stato per Nintendo ciò che Re Mida è stato per la mitologia: tutto ciò che toccava diventava oro.

Assunto dal colosso di Kyoto nel 1965 come supervisore alle catene di montaggio delle carte da gioco (per i più ignoranti di voi, Nintendo non ha prodotto da sempre videogiochi, anche perchè negli anni 60 non esistevano videogiochi commerciali e invece esisteva la grande N: era appunto un’azienda di carte da gioco, le famose Hanafuda Cards e giocattoli), Gunpei riuscì a cavalcare l’onda del videogioco fin da subito e fu una personalità chiave all’interno di Nintendo come Game Designer ma soprattutto come Producer. E’ anche grazie a lui che l’intuzione di Miyamoto, brillante e giovane mente dell’azienda affidata alle cure del più anziano Yokoi, di rinominare Jumpman in Mario, trasformandolo anche in un idraulico, non andò sprecata. Ma soprattutto è grazie a Gunpei Yokoi che Nintendo ha posto le basi per un dominio che dura ormai da 20 anni, quello sul mercato delle console portatili!

E’ stato proprio Gunpei Yokoi infatti ad inventare il Game Boy, creando tra l’altro un intero mercato che in precedenza non esisteva, se non tramite passatempi da un unico titolo senza giochi intercambiabili (es. Game & Watch). Ah… è anche il producer storico della serie di Metroid (che sta per tornare con Metroid: Other M di cui vi consiglio questo video spettacolare.

Ma la storia di Yokoi dovrebbe essere narrata da uno con le palle quadrate in fatto di Retrogaming, cioè MossGarden. Spero che “il sommo” ci delizi presto quindi con una sua retrospettiva. Io passo invece subito all’argomento del giorno.

In Giappone (ovviamente) ha aperto oggi, 29 Agosto, la mostra “Gunpei Yokoi, l’uomo chiamato dio dei giochi”, all’interno del Harajuku’s “Vacant”. All’interno si possono trovare i giocattoli e i primi videogiochi (alcuni ancora funzionanti) disegnati dal maestro Yokoi!

Il sito giapponese Inside Games (ehi… ci ha quasi fottuto il nome) ha pubblicato una bellissima galleria fotografica. Per chi non sarà così fortunato da prendere un volo per il paese del Sol Levante e ad andare a vederla da vicino. Io, purtroppo, non sono tra questi quindi mi accontento delle foto. Le trovate qui:

http://www.inside-games.jp/article/2010/08/23/43895.html

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Console e videogiochi decorati come opere d’arte [galleria immagini su Flickr]


Facciamo un po’ di pubblicità all’utente oskunk93 d Flickr e al suo Album fotografico incredibilmente bello: console per videogiochi decorate come se fossero tele di un’artista. Innanzitutto gli facciamo pubblicità perchè è bravo, anzi, bravissimo! In seconda battuta perchè il suo nickname ci piace assai! Infine è del 93, o si suppone che sia del 93, quindi è un giovincello di 17 anni che ha recuperato console di un’epoca storica differente dalla sua come Megadrive e Nes e le ha trasformate in opere d’arte!

Fatevi un giro nell’album fotografico che raccoglie tutte le sue opere con questo tema, non ve ne pentirete.

http://www.flickr.com/photos/oskunk93/with/4919949090/

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La Bibbia diventa un videogioco strategico MMO [Religione e nuovi adepti digitali]


“Nel bel mezzo del cammin di nostra vita…” ah no, scusate, ho sbagliato “opera di fantasia”, quella è la Divina Commedia ;) La Bibbia invece inizia in maniera del tutto diversa, con la Genesi e la creazione, per diventare poi il libro più tradotto del mondo e più importante della storia. Si avete letto bene cari lettori più giovani: la Bibbia è più importante del vostro famoso Harry Potter! Ora, lasciando perdere le battute e tornando alla notizia del giorno, ho l’onere di segnalare a tutti che i commenti in questo articolo saranno tenuti sotto stretta osservazione, questo perchè non vogliamo che nessuno rimanga offeso da quanto scritto su Inside The Game da me o da altri, visto il tema dell’articolo.

La Bibbia, uno dei libri sacri per una delle religioni monoteiste più importanti del pianeta, era già approdata nel mondo dei videogiochi. I più attenti di voi ricorderanno sicuramente che abbiamo parlato di Bibbia Videogiocata, al tempo dell’uscita di un’applicazione, più che un gioco, su Xbox Live per leggere il sacro testo. Ora però si fa sul serio e non si tratta solamente di dare una possibilità digitale di lettura attraverso un oggetto che, tendenzialmente, è nelle camere di milioni di giovani (tendenzialmente secondo le credenze “popolari” della classe dirigente mondiale… peccato che l’età media del videogiocatore sia 31 anni). Ora si tratta di pubblicare “The Bible Online” un vero e proprio titolo basato sulla Bibbia. Apocalisse, inclusa!

“Prendi il ruolo di Abramo e dei suoi discendenti: avrai l’opportunità di rivivere ed assistere gli eventi della loro storia”. Questo il deciso claim del titolo che sarà un MMO strategico diviso in capitoli. Nel primo, The Heroes, i vari gruppi di giocatori controlleranno la loro tribù, costruiranno la loro città e ovviamente cominceranno a dichiarare guerra ai vicini nel nome di Dio. Ovviamente la frase precedente non vuole essere sarcastica: è ciò che bisognerà fare davvero nel gioco. L’obiettivo finale è quello di essere il popolo eletto, tra i vari ed eventuali, e arrivare fino alla terra promessa.

Ora, lungi da me esprimere opinioni di alcun tipo su un argomento così delicato come la religione. Io sono un non credente (anche se non mi definisco proprio “ateo”) e quindi “non è un mio problema”, ma urtare le sensibilità altrui in tali frangenti è davvero molto, troppo, semplice. Vorrei solo far notare quanto in America la religione e la stessa Bibbia (che contrariamente a quanto molti atei o agnostici pensano è anche piena di buoni insegnamenti, non solo di favolette e violenza) siano non più “culto” ma “commercio” o giù di lì. Sette religiose come Scientology ne sono la piena dimostrazione e The Bible Online è il giusto corollario di una situazione che non ha niente di mistico o riflessivo, ma semplicemente cerca di sfruttare le credenze e le paure della gente in termini economici.

Tra santoni che curano con la sola imposizione delle mani (a buon rendere, si capisce) e pastori che si fanno in quattro per racimolare fedeli, un videogioco era il passo successivo per inculcare sin da subito nelle persone un preciso modo di vedere il mondo. Giusto o sbagliato che sia, sta a voi deciderlo.

Per chi volesse provare la beta, il link è il successivo:

Registratevi per la Beta di The Bible Online

L’immagine di apertura è presa dal progetto “The Brick Testament” che illustra con i LEGO molte scene della Bibbia.

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L’arte di Blizzard si esibisce a Taiwan [mostra Inside The Storm]


Museo di arte contemporanea a Taiwan (Museum of Contemporary Art of Taiwan), in un’ala abbastanza grande campeggia la scritta “Inside The Storm“, esposizione temporanea. Cosa sarà? Una mostra con tanti oggetti sopravvissuti alle tempeste? Oppure una bella galleria d’arte a tema burrascoso?

Niente di tutto questo. La “storm” del titolo è la nostra amata Blizzard Entertainment, la software house più importante di tutto l’occidente (quantomeno quella più di successo, grazie al fenomeno World of Warcraft) e in questo padiglione, sottolineo ancora, di un museo (all’estero succedono cose bizzare… in un tempio della cultura entrano di diritto i videogiochi; anche da noi succedono cose bizzarre però… soprattutto relative ai nostri politici… ma anche legate alla The Art of Games, ad Aosta una mostra del tutto simile ma non a tema unico) sono esposti principali pezzi di “arte” legata al videogioco. Dipinti e illustrazioni con le quali dalle quali sono nati i personaggi e gli scneari dei videogiochi della casa di Irvine.

Starcraft, Warcraft e tutto l’universo Blizzard sotto lo stesso tetto artistico, quindi. Per chi dovesse amare, davvero, Kerrigan e soci sarà un bel viaggetto fino a taiwan.

Per i più pigri c’è la seguente galleria fotografica:

http://chinagame.178.com/201008/76285138683.html

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Lavorare in Sega? Solo per burloni! [video divertente]


Lavorare in un contesto amichevole e divertente è un po’ il sogno di tutti, così come quello di molte persone è di adoperarsi all’interno dell’industria dei videogiochi.
Il povero Aaron Webber, community manager di SEGA, ha trovato questa bella sorpresa una volta tornato in sede dalla vacanze: il suo triste cubicolo, prima abbellito soltanto da qualche peluche, trasformato completamente nella versione di carte e colla della Green Hill Zone di Sonic.

Un lavoraccio che ha richiesto la collaborazione di molti dei suoi colleghi, che hanno praticamente abbandonato ogni altra attività per dedicarsi anima e corpo a rendere indimenticabile il ritorno in ufficio del loro collega/amico.
La reazione di Aaron è curiosa, dato che resta senza parole (forse pensando al tempo che dovrà impiegare per rimettere tutto a posto), prima di posare per una bella foto di rito davanti a questo simpatico scherzo, che non oseremmo definire meno che perfettamente riuscito.
Ora però tornate al lavoro, perchè Sonic 4 deve spaccare di brutto!

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Social Network o non Social Network: questo è il problema?


L’ottimo articolo del collega Luca “ViewtifulMee” Mogini, riguardante l’ennesimo, improprio e aberrante utilizzo di dati personali (mi riferisco all’intervento dal titolo SEGA, Apple, Lucasfilm e Ubisoft “beccate” a scaricare i vostri dati da Facebook?), esige da parte mia un breve ma deciso approfondimento. Il nostro Luca non si è spinto oltre la cronaca, mentre io cercherò nel mio piccolo di approfondire la portata di simili notizie, che, nonostante tutto, da qualche anno a questa parte sono quasi all’ordine del giorno. Forse il tenore, nonché la sostanza, esulerà dalle classiche trattazioni che siete soliti leggere su questi lidi, ma mi sforzo di credere che sia per una giusta causa. Perciò fatevene subito una ragione e procedete con la lettura se l’incipit vi convince.

Tanto per cominciare, immaginate tutti quegli individui tacciati di “cospirazionismo” o affini, presi in giro per le loro bizzarre ipotesi, e messi al bando come sociopatici da strapazzo. Pensate a quanto stiano gongolando all’idea che, ancora una volta, qualcosa del genere trapeli in maniera così poco controllata. Eppure noi dovremmo essere in grado di superare pure certi scenari da costosissime pellicole hollywoodiane, assumendo un atteggiamento più realista e pacato.

Per chi ancora non avesse compreso di cosa stiamo parlando (e quindi non avesse letto l’articolo linkato in apertura… mannaggia a voi!), ci riferiamo all’ennesimo utilizzo improprio da parte di numerose multinazionali – anche tra le più prestigiose – di dati personali contenuti su Facebook. Se non sapete cosa sia Facebook, beh, tornatevene nelle steppe siberiane e continuate a tagliare legna come degli ossessi, convinti che non esista futuro.

Questo raccoglitore volontario di ogni sorta d’informazione, inerente ogni aspetto della vita di ogni singola anima del pianeta, ha sin da subito fatto storcere il naso agli spiriti più fini. Il sentore di costoro indicava un futuro in cui questa foga nel voler esternare i propri cazzi si sarebbe (mica tanto) clamorosamente ritorto contro tutti questi impazienti figuri d’avanspettacolo. In cosa sarebbe consistita tale impazienza? Semplice! Nel voler esserci, nel dover esserci, e nel conseguente non potere farne a meno! Non è un discorso da neo-bacchettone consumato il mio, bensì trattasi di una semplice constatazione dei fatti.

Da piattaforma di ritrovamento delle più disparate conoscenze fanciullesche, Facebook si è rivelato una sorta di blocco note virtuale in cui appuntare, seppur a discrezione del fruitore,  ogni minima sciocchezza possibile e immaginabile. Il They Live di Carpenter ricorre qui in maniera prepotente, nonostante i dovuti aggiustamenti. Essi vivono riguarda tutti coloro che dispongono di un profilo sul noto social network, tanto che per conoscerne le dinamiche quasi non serve nemmeno esserne iscritto. E’ nell’aria, c’è poco da fare.

Ma poiché non è il becero sarcasmo ciò a cui si aspira con la presente, accantoniamo quest’ironia pseudo-catastrofica tra il serio e il faceto, focalizzandoci sulla questione. Qui si parla di importanti enti che accedono, in maniera più o meno legale, ad informazioni che non dovrebbero essere a loro disposizione. Tuttavia, riportare su simili canali certe informazioni, è una pratica alla quale nessuno ci costringe, ed il semplice farne parte costituisce un accordo tacito circa l’eventuale possibilità che qualcuno entri indebitamente in possesso di ciò che gettiamo malamente in pasto a tutti.

Non dovrebbe essere così, ma di fatto lo è. La notizia che vuole Apple, SEGA, Ubisoft e chi più ne ha più ne metta, a rovistare come dei clochard tra gli avanzi di dati personali trasmessi per via pubblica su Facebook, la dice lunga sullo scenario odierno. E’ tutto lì, capire cosa la gente voglia, cosa faccia, cosa desideri, mangi, sogni. Tutte cose che possono e “devono” essere utilizzate per profitto!

Mi spiace apprendere che qualcuno se ne possa uscire esclamando, “eh ma è marketing, così fan tutti…”, perché implicitamente si giustifica – se non addirittura si copre – questo torbido e violento atteggiamento. No miei cari amici, non è così che ci si pone dinanzi ad una simile questione. Ci rendiamo conto di quale e quanta inibizione traspaia da simili considerazioni?! Da un lato c’è chi non rileva nulla in tutto ciò, risparmiando a sé stesso di porsi pure il problema. Dall’altro c’è chi il problema lo conosce, ma vi si “piega” perché i manuali più gettonati di marketing recitano sempre la solita solfa.

Qui non si tratta di stravolgere l’infame corso degli eventi, né vorrei così vergognosamente disattendere la premessa posta in apertura, ossia di rimanere ragionevoli e pacati. Non siamo così illusi da credere di poter davvero “cambiare il sistema”. Ciò di cui disponiamo è una tastiera, oppure il sempre caro dono della parola. Utilizziamo tutto quello che il buon Dio e la nostra misera ragione ci hanno dato, per non rimanere in silenzio. Parliamo con amici, conoscenti, parenti. Non abbiamo “paura” di dire la verità. Questa già di per sé ci protegge dall’isolamento, garantito!

Si brama davvero così tanto reperire qualche nostra vecchia conoscenza? Oppure beccarne una semi-nuova affinché diventi tale? Bene, reperiamo l’interessato mediante questi mezzi, se è proprio necessario, ma per approfondire rivolgiamoci ad altri. Ne esistono tante di vie, anche quelle meno usuali oggigiorno come il darsi appuntamento in qualche posto sperduto del proprio luogo di residenza. Ma accantoniamo per un attimo questo nostro sfrontato desiderio di apparire, ammantandolo per giunta del più nobile intento di “condividere“. Non lasciamoci dietro pezzi di noi con fare così superficiale e disinteressato. I nostri ricordi, le nostre vicende, le nostre aspirazioni, sono tutto ciò che ci rende Uomini. Non svendiamoli a loschi individui che smerciano tutto ciò come fosse sterco.

Ecco, lo sapevo, ho elevato più del dovuto la questione. Ma mi si creda quando affermo che certe cose non è per me che le scrivo, o meglio, non solo. Quando si parla strettamente di videogiochi, approfondimenti e quant’altro legato a questo settore, quella sorta di auto-compiacimento è un vezzo al quale chi scrive, e ama farlo, si lascia andare con malcelata vanità. Ma in casi come questi è il torpore ciò che si combatte. E non che non ci sia un pizzico di egoismo in tutto questo. Diciamocelo chiaro e tondo: chi non aspira ad un’esistenza da eremita dedita al più nobile degli ascetismi, non può certo sperare di vivere in un contesto che lo vede intellettualmente isolato. Sarebbe come vivere da persone normali in un luogo pieno zeppo di zombi di romeriana memoria. Nove su dieci il naturale sbocco è quello di soccombere.

Allora perché non conciliare le mie di esigenze con quelle altrui, anche se al momento non sono avvertite come tali dagli altri? Ahimè, però, sono convinto che la quasi totalità di chi leggerà queste righe, invischiato fino al midollo in qualsivoglia social network, di tutto avvertirà il bisogno fuorché di “disintossicarsi”. Prenderà questo papello come il solito sproloquio su internet di un tizio pseudo-impegnato, ed il proprio meccanismo cerebrale gli imporrà di registrare il tutto come stronzate, o, nel migliore dei casi, come superflue esagerazioni.

Ed invece no! Come quasi in tutte le cose, il primo passo è sempre quello più difficile. Perdonate se mi servo di espressioni di stampo vagamente clinico, con fare accondiscendente, quasi fossi uno di quegli psicologi d’accatto. Ma non chiedo di essere io quello da ascoltare, bensì voi stessi. Non istituisco “cerchi della fiducia”. Non vi do linee-guida, né stilo una serie di fandonie per poi proporle sotto forma di un saggio dal titolo “E’ facile smettere di stare su Facebook se si sa come fare”.

Solo che mi ha sempre commosso il suicidio di massa di una specie animale – se non erro gli Gnu – che una volta avvertito lo scadere del proprio tempo, corrono per lunghi tratti come dei forsennati fino a gettarsi in massa da un burrone. Non posso confermare che ciò sia vero: non mi sono mai interessato a certi argomenti come si deve. L’importante è che resti l’immagine, identica a quella di tanti, troppi, che, pur non facendolo perché consapevolmente desiderosi di “morire”, si buttano in modo del tutto volontario da questi giganteschi dirupi. E il problema è che, se si è sulla scia, non c’è potenza che possa placare quel folle incedere.

Ancora una lieve nota di “catastrofismo”, nevvero? Ma signori miei, oramai non si capisce nemmeno se per certe cose sia più efficace la carota o il bastone. Sentirsi in balia di tutto ciò che ci circonda è un lusso che oramai non possiamo più permetterci, e prima lo si matura, prima si potrà ricavarne qualcosa di utile. E per cambiare noi stessi… beh, per quello sì che si è sempre in tempo, a patto che lo si desideri ardentemente.

E se pensate che io sia soltanto un paranoico, pensate anche solo fugacemente a quanto appena esposto quando quel particolare intruglio sarà commercializzato come l’ultimo ritrovato nell’ambito delle bevande, o il protagonista di un videogioco avrà una lama al posto della testa e combatterà cavallucci marini, o il vostro nuovo PC conterrà un programma di videoscrittura in barese. Ebbene, se tutte queste cose improbabili, in un non meglio precisato futuro, dovessero suscitare in voi un vago senso di déjà vu, beh… pensate a quella volta che un tizio “sproloquiò parlando di Facebook su un sito di videogiochi come dello strumento del demonio”.

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SEGA, Apple, Lucasfilm e Ubisoft “beccate” a scaricare i vostri dati da Facebook?


Il 29 luglio 2010 ha posto una nuova pietra miliare nella storia della privacy nel mondo contemporaneo. A segnare un traguardo così importante è stata la messa in rete di un file torrent contenente circa 2.8 Gb di dati estrapolati da profili Facebook.

A compiere il misfatto è stato l’hacker Ron Bowes, del gruppo Skull Security, che ha inventato un programma in grado di raccogliere tutti i dati presenti nella sezione pubblica del social network. Nessuna vera violazione della privacy quindi, dal momento che i dati sul file sono facilmente accessibili a chiunque tramite una ricerca, oltre a essere già indicizzati e in possesso di Bing e Google, grazie agli accordi presi con Facebook. Più interessante ancora però è il sapere, tra gli altri, da CHI sono stati scaricati i dati di cui sopra, e rendersi conto che sono presenti moltissime compagnie legate al mondo del gaming.

Servendosi di PeerBlock, un semplice programma che rivela a chi appartengano gli IP che stanno scaricando un torrent, è stato possibile stilare una lista di compagnie i cui impiegati, nelle ultime 48 ore, si sono occupati di archiviare le informazioni raccolte dall’hacker. Questo non significa necessariamente che i reparti marketing delle aziende stesse abbiano deciso di impadronirsi dei dati, ma semplicemente che qualcuno, all’interno di esse, abbia utilizzato tempo ed equipaggiamento dedicato teoricamente al lavoro per farle.Chi c’è e chi non c’è?

Scopritelo da voi, ed eventualmente, traete le vostre conclusioni:

A.C. Nielsen
Agilent Technologies
Apple
AT&T – Possible Macrovision
Baker & McKenzie
BBC
Bertelsmann Media
Boeing
Church of Scientology
Cisco Systems
Cox Enterprises
Davis Polk & Wardwell
Deutsche Telekom
Disney
Duracell
Ernst & Young
Fujitsu
Goldman Sachs
Halliburton
HBO & Company
Hilton Hospitality
Hitachi
HP
IBM
Intel
Intuit
Levi Strauss & Co.
Lockheed-Martin Corp
Lucasfilm
Lucent
Lucent Technologies
Matsushita Electric Industrial Co
Mcafee
MetLife
Mitsubishi
Motorola
Northrop Grumman
Novell
Nvidia
O’Melveny & Myers
Oracle Corp
Pepsi Cola
Procter and Gamble
Random House
Raytheon
Road Runner RRWE
Seagate
Sega
Siemens AG
SONY CORPORATION
Sprint
Sun Microsystems
Symantec
The Hague
Time Warner Telecom
Turner Broadcasting system
Ubisoft Entertainment
Unisys
United Nations
Univision
USPS
Viacom
Vodafone
Wells Fargo
Xerox PARC

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J!nx, un brand molto speciale dedicato ai videogiocatori


Dopo qualche decennio di sotterfugi e strane costrizioni al silenzio, finalmente il mondo “reale” si è accorto di quanto fascinoso e affascinante possa essere quello videoludico.
Qualche mese fa vi abbiamo mostrato che si può avere un salotto a tema Dragon’s Lair, poi è arrivato lo zerbino di AKirA e chissà quante altre possibilità attendono solo di essere sfruttate.
C’è chi si è accorto di questo nel lontano 1999, dando vita a J!nx, una società che crea e produce collezioni molto particolari di t-shirt, felpe, giubbotti, adesivi collaborando con alcune delle realtà dell’intrattenimento più importanti al mondo, prima fra tutti Blizzard Entertainment.
Come è facile intuire, la maggior parte dei prodotti è dedicata a un pubblico maschile: niente paura però, giovani videogiocatrici o teneri pargoli di coppie di players, perchè c’è pane anche i vostri denti (o dentini!).

Il bello è che i tre ragazzi che hanno fondato la società sono partiti come più o meno tutti sognamo: una buona idea, un po’ di giusta sfacciataggine per porsi sul mercato e tanta voglia di fare.
A ciò si è unità la possibilità concreta, a noi non sempre concessa, di rischiare nel tentativo di dare una svolta alla propria vita puntando su ciò che si conosce meglio: nel loro caso, i videogiochi e tutto quanto faccia cultura geek.

In fondo quasi tutti sapremmo dire su cosa puntare, quali titoli o software house cercare di portare dalla nostra parte per avere il meritato successo, almeno in teoria: la pratica è sempre una cosa diversa, ma se dopo 10 anni di attività la community nata intorno a questo marchio consta di più di 600000 utenti è segno che la qualità del materiale è ottima e le ispirazioni sono quelle giuste.

A ben guardare i prodotti, sono davvero giuste: più o meno tutto lo scibile degli “inside jokes” è compreso sulle pagine  del sito ufficiale di J!nx , già pronto a ospitare contest e  i prodotti autunnali, divisi come sempre in 3 collezioni distinte.
J!inx Identity è quella più “seria” dove i rimandi a idee e concetti che tutti conosciamo presi dal mondo delle tecnologia e della cultura urbana si sposano in modo molto netto con la moda: per il videogiocatore che non vuole mostrare troppo sfacciatamente la propria passione, ma comunque è pronto a una “strizzata d’occhio” d’intesa col passante di turno.
J!nx Classic porta invece questi ammiccamenti a un livello successivo: slogan e frasi tipicamente estrapolati dal mondo dei videogames, per creare quelle situazioni imperdibili ( a me capitò anni fa con una maglietta dei Transformers, qualche anno prima che Michael Bay ci mettesse le zampe sopra) in cui due persone, pur non conoscendosi, con una rapida occhiata possano dire: “ok, questo è un giocatore e la sua irriverente magliettina me lo conferma”.
Le Special Collections invece sono pronte a mostrare sfacciatamente il vostro amore per un titolo: come detto in apertura comprendono abbigliamento ispirato chiaramente a videogiochi di grande successo, come World of Warcraft, Starcraft, Diablo, Eve Online o Aion, senza tralasciare il Mito da cui tutti più o meno abbiamo iniziato, Dungeons & Dragons.

Sbirciando qua e là mi sono persino fatto delle grasse risate grazie ad alcune magliette che vi riporto nell’apposita galleria:

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Dati NPD Maggio 2010: secondo Michael Pachter, il mese grigio del videogioco. Ma sarà vero?


Pur non potendo parlare di mese “nero”, a leggere in rete e a sentire l’immarcescibile Michael Pachter, Maggio 2010 è stato un mese “grigio” per il videogioco AAA, ovvero quello in cui vengono profusi gli investimenti più alti e gli sforzi produttivi e di marketing più intensi.

Perchè parlano di “declino persistente” e di “maggio record ma vendite sotto le aspettative“? Perchè secondo i recenti dati NPD, mentre Red Dead Redemption saltava agevolmente il traguardo del milione di copie al termine della sua prima settimana di permanenza sugli scaffali, una serie di giochi arrancava, faticando a raggiungere anche solo la soglia delle 200.000.

E non parliamo di giochi semi-indipendenti o di piccole software house alternative, ma di progetti di alto o altissimo profilo, in alcuni casi parte del valzer delle esclusive, titoloni come Lost Planet 2 , Skate 3, Blur, Prince of Persia: The Forgotten Sands, Split/Second, ModNation Racers e Alan Wake.

Prima di farsi qualunque domanda però, bisogna contestualizzare questi risultati.

Diamo un’occhiata alla classifica del mese in questione:

  1. Red Dead Redemption (360) – 945.9K
  2. Red Dead Redemption (PS3) – 567.1K
  3. Super Mario Galaxy 2 (Wii) – 563.9K
  4. UFC 2010: Undisputed (360) – 221.1K
  5. UFC 2010: Undisputed (PS3) – 192.3K
  6. Wii Fit Plus w/ Balance Board (Wii)
  7. New Super Mario Bros. Wii (Wii)
  8. Alan Wake (360) – 145k
  9. Pokémon SoulSilver Version (DS)
  10. Skate 3 (360)
  11. Lost Planet 2 (360)
  12. New Super Mario Bros (DS)
  13. Pokémon Heartgold (DS)
  14. God of War III (PS3)
  15. Just Dance (Wii)
  16. Mario Kart Wii, with wheel (Wii)
  17. Super Street Fighter IV (PS3)
  18. ModNation Racers (PS3)
  19. Call of Duty: Modern Warfare 2 (360)
  20. Wii Sports Resort (Wii)

Il totale di vendite software si aggira attorno ai 466 milioni di $; fate caso che già dal 5° posto siamo sotto le 200.000 copie.

Andando a guardare la classifica dello stesso mese del 2009, possiamo notare diverse analogie:

  1. UFC 2009 Undisputed (X360) – 679,600
  2. Wii Fit (Wii) – 352,800
  3. EA Sports Active (Wii) – 352,800
  4. UFC 2009 Undisputed (PS3) – 345,800
  5. inFamous (PS3) – 334,400
  6. Pokemon Platinum (NDS) – 175,900
  7. Mario Kart Wii – 158,300
  8. Punch-Out!! (Wii) – 156,900
  9. X-Men Origins: Wolverine (X360) – 120,700
  10. Wii Play (Wii) – 109,800
  11. New Super Mario Bros. (DS)
  12. Mario Kart DS (DS)
  13. X-Men Origins: Wolverine (PS3)
  14. Call of Duty 4: Modern Warfare (X360)
  15. Gardening Mama (DS)
  16. Sacred 2: Fallen Angel (X360)
  17. Call of Duty: World at War (X360)
  18. Rhythm Heaven (DS)
  19. Halo 3 (X360)
  20. Gold’s Gym Cardio Workout (Wii)

Il tutto per un ricavo totale software di circa 448 milioni di $, ma al 5° posto siamo già oltre le 300.000 copie, ovvero un bel 30% in più.

Ora sì, possiamo ragionare.

Intanto premettiamo che non si capisce in base a che cosa Pachter parli di “declino persistente”: a livello di numeri, è lapalissiano che non solo non c’è stato un peggioramento, ma addirittura i ricavi generali del software sono aumentati (448m->466m di $).

Volendo forzosamente cercare un motivo per il commento dello stralunato analista, potremmo guardare le vendite hardware, scese da 302 a 241 milioni di $, ma bisogna considerare che si tratta di una generazione che inizia ad avere qualche anno, tant’è che pur nel fisiologico calo di vendite delle console, la più giovane e potente PS3 ha finalmente iniziato a guadagnare.

Detto questo, il  “problema” rispetto al 2009 è che lo scorso Maggio le vendite sono state maggiormente “polarizzate”, concentrandosi sui titoli di testa e lasciando con un palmo di naso tutta una serie di giochi che avrebbero dovuto fare risultati ben più consistenti.

E’ vero, questa differente distribuzione, tenendo presente lo scarto qualitativo fra i titoli presentati nel 2009 e nel 2010, risulta stridente: se a Maggio 2009 le uscite più importanti erano rappresentate da giochi come inFamous, Punch-Out!!, X-Men Origins: Wolverine e poco altro, quest’anno il ventaglio era ben più ampio e ricco, ma a questo aumento di qualità e scelta è corrisposto un aumento delle vendite soltanto relativo, con gli acquisti che si sono concentrati sul western free-roaming Rockstar e sul ritorno di Super Mario Galaxy trascurando invece un titolo come Alan Wake, su cui vertevano attesa e aspettative di vendita piuttosto alte.

Ma ancora una volta da qui a parlare di “declino permanente” ce ne passa.

Certo, potremmo arrivare a confrontare i dati odierni con quelli di Maggio 2008 e lì sì, vedremmo un calo nelle vendite (536,9 milioni di $ contro gli attuali 466,3), ma significherebbe ignorare una crisi che ha colpito profondamente le tasche dei giocatori, e che comunque ha interessato il mercato videoludico molto meno di tanti altri ambiti. E comunque anche nel 2008 c’erano pochi giochi di rilievo e in testa c’era un gioco Rockstar…

Scartando le immagini apocalittiche proposte da Pachter e riecheggiate in una parte dell’informazione videoludica, l’impressione è che l’intento dichiarato dei publisher di cercare nuove finestre temporali nelle quali lanciare i propri giochi non stia andando come previsto, e lo spalmare pian piano lungo tutto l’arco dell’anno le uscite di rilievo, per  evitare il controproducente ammassarsi di titoli di alto profilo nei periodi più caldi, non stia dando sempre i risultati sperati.

Se questa ricerca ha dato i suoi frutti con i lanci post-natalizi di fine gennaio ed inizio febbraio, la stessa cosa non sembra infatti poter accadere a Maggio, quando evidentemente i giocatori hanno poca disponibilità o altre priorità, e riescono a posticipare senza troppi rimpianti le spese che ritengono rimandabili.

In quest’ottica, acquistano senso ed importanza anche le recenti dichiarazioni rilasciate in fretta e furia da Activision, secondo la quale Blur non può essere considerato un flop; il rischio infatti è che lo spargersi di queste voci negative inibisca definitivamente le vendite dei titoli che lo scorso mese non hanno fatto il botto sperato, e questa paura vale tanto di più per quei giochi che hanno nel multiplayer online una componente fondamentale, e che per risultare attraenti devono garantire giocatori sui propri server. Giocatori che ora magari non ci sono, ma che di qui a 2-3 mesi potrebbero fioccare, viste le medie voti e le potenzialità dei titoli in questione.

Come a dire che a Maggio, a prescindere dai titoli in uscita, il giocatore medio ha più o meno sempre la stessa disponibilità e, tendenzialmente, reagisce all’innalzamento del numero e della qualità media dell’offerta selezionando maggiormente gli acquisti e posticipando quelli che non considera irrinunciabili, piuttosto che aprire di più il portafogli.

Quindi se per questa calda estate avevate in programma, oltre agli assalti alle diligenze, di gareggiare sulle strade di Blur, Split/Second o ModNation Racers, di massacrarvi gomiti e ginocchia con Skate 3, di affrontare nuovamente gli Akrid, di tornare in Persia o di visitare Bright Falls, ITG vi esorta a non lasciarvi intimorire dalle dichiarazioni di Pachter e a seguire il vostro istinto di videogiocatori.

Siate fiduciosi che vi porterà sempre sulla strada giusta.

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E se tutti i giochi avessero la modalità super facile? [video divertente]


Il livello di difficoltà medio dei videogiochi, rispetto agli esordi, si è decisamente abbassato. Il che sicuramente è un buon segno, parliamoci chiaro, perchè indica che il videogioco ha allargato esponenzialmente il proprio bacino d’utenza, e facendolo si è sentita naturalmente la necessità di creare un prodotto che, indipendentemente dall’opinione dello zoccolo duro degli appassionati, potesse essere in grado di andare incontro alle esigenze e capacità più o meno di chiunque. E se più o meno chiunque è in grado di giocare a un videogioco, allora l’industria cresce, guadagna soldi e può pubblicare più giochi, anche per gli hardcore gamers.

Che succede però quando il livello di difficoltà si abbassa troppo? Nintendo ha posto prepotentemente questa domanda con New Super Mario Bros. Wii prima e Mario Galaxy 2 ora, rendendo possibile affidare il controllo del personaggio a un pilota automatico durante i momenti più difficoltosi, così da “democratizzare” il gioco e permettendo a chiunque di vederne la fine.

L’altro lato della medaglia è, ovviamente, il temuto abbattimento del livello di difficoltà, che eliminerebbe il gusto di giocare.

I ragazzi di College Humor, autori di alcuni dei migliori video parodici sul gaming, questa volta parlano proprio di questo, cioè: che cosa sarebbe successo se nei vecchi videogiochi fosse stato possibile selezionare il “super easy mode“?

Buon divertimento!:D

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