Esce con qualche (argh) giorno di ritardo l’ultima puntata del mio reportage WCG sul blog. Purtroppo un “black out” di connessione e soprattutto la mia partenza intercontinentale e il mio rientro a Roma un giorno dopo non mi hanno permesso di tenermi in contatto con i miei lettori preferiti, voi, raccontandovi cosa è successo l’ultimo giorno a Chengdu, quello delle finali.
Ma un video vale più di mille parole e quindi gustiamoci la vittoria mondiale di Enrico “HauntSpy” Aurora a Wise Star 2!
Ebbene si, abbiamo vinto una medaglia d’oro. Peccato che non sia un vero e proprio oro olimpico. Qui sul blog si può dire la verità e sono convinto che Haunt non si offenderà: Wise Star 2 e Asphalt 4 sono solamente “marchette” per i WCG, leggasi “giochi promozionali”. Facevano parte, ovviamente, di un torneodiverso: il Samsung Mobile Challenge. Ma, siccome Samsung deve vendere cellulari, allora è stata fatta la finale sul palco e ad Enrico è stata consegnata una medaglia d’oro. Questo perchè ovviamente costruire una medaglia non costa molto ma, per gli organizzatori del WCG, equiparare Wise Star 2 e Asphalt agli altri giochi sarebbe stato uno scandalo di dimensioni epiche!
Già così in verità lo è. HauntSpy torna a casa con ben 6000$ che sono lo stesso premio del secondo classificato di Starcraft che è un Coreano (Stork) che ha fatto del videogioco la sua professione. Ma ci rendiamo conto? Enrico si è allenato circa 3 ore in tutto a Wise Star, lì a Chengdu, mentre Stork 8 ore al giorno per anni!!! Insomma ragazzi, io voi e Haunt stendiamo un velo pietoso sulla cosa. Bulliamoci di aver vinto una medaglie e soprattutto stringiamoci ad Enrico e alla sua felicità per aver portato a casa un po’ di soldini. Di quello sicuramente siamo tutti contenti!
Detto questo, qualcuno si starà già chiedendo: perchè un titolo simile ad un post del genere?
“I gotta a feeling, that tonight’s gonna be a good night” è la frase di una canzone, una canzone dance dei Black Eyed Peas che, in un modo o nell’altro, è rimasta nel cuore di tutto il team azzurro e rimbomba nelle mie orecchie.
Si perchè l’esperienza cinese è stata davvero un’emozione, un “feeling” ed ogni sera è stata una bella serata. Nonostante qualche screzio, qualche punto basso, qualche scivolone, ci siamo davvero divertiti e soprattutto emozionati.
Divertiti a ridere, ballare e scherzare all’italiana ed emozionati a vedere il World Cyber Games in Cina, la prima nazione che ha saputo veramente accoglierlo come si deve, come un evento.
Ma se per il divertimento certe cose sono accadute a Chengdu e a Chengdu dovranno rimanere per sempre, per quanto riguarda l’emozione non sarà mai abbastanza parlare del fatto che in Cina gli Sport Elettronici sono una realtà consolidata, che ha coinvolto 80.000 spettatori nei cinque giorni di evento, un numero assurdo ma comunque piccolo se paragonato agli 8 milioni di spettatori che in televisione hanno seguito la finale di Counter Strike.
Quindi il mio invito e il mio esempio è solo uno: se vogliamo far crescere qualcosa di lontanamente simile anche in Italia, bisogna parlarne e non rimanere zitti. Scrivere blog, rendere pubblici i video (come farò io appena riesco a lavorarli un minimo), coinvolgere gli amici e i parenti.
Perchè il sogno non si infranga mai contro la dura realtà bisogna solo continuare a sognarlo.
Un aggiornamento veloce per parlare un pochino dei risultati italiani. Se avete letto il mio reportage su Nextgame.it fino all’ultima puntata, saprete che vi avevo lasciati con tre soli italiani “superstiti” dai gironi eliminatori, anche se dovrei dire solo uno per quanto riguarda i giochi “seri”. Sto parlando di Lo7 di Guitar Hero World Tour che stamattina ha perso la prima partita dei quarti di finali e si classifica ottavo al mondo in un torneo che non l’ha visto mai brillare come l’anno scorso (magra consolazione, anche il campione del mondo Monkey è uscito ai quarti).
E gli altri due che hanno passato il girone? Ovviamente sono Hauntspy e Beta degli Inferno eSports che ai giochini per telefonino si sono fatti valere! Soprattutto il primo che domani giocherà la finalissima sul palco in foto (LOL!).
Chiudo veramente qui questa parentesi perchè, nonostante io sia molto contento per Enrico che si è già intascato almeno 3000$, il fatto che queste due “discipline” non siano neanche contate nelle medaglie la dice lunga sullo stato di salute del nostro netgaming e dei nostri campioni. Questi World Cyber Games per noi sono stati una delusione a livello di prestazioni.
Vi farò sapere domani come se la caverà HauntSpy in finale contro il francese: ripeterà la testata di Zidane a Materazzi e verrà squaliicato?
Il WCG è ufficialmente aperto visto che la cerimonia di apertura sta per concludersi tra qualche istante in uno dei due padiglioni della “Century City Venue” di Chengdu. Lo dico subito senza mezze parole: questa è l’edizione senza dubbio più maestosa mai organizzata. Nessun paragone con Singapore, che era la migliore alla quale io abbia mai preso parte: più del doppio dello spazio, un palco gigantesco e soprattutto un fiume di spettatori.
L’eSport in Cina è realtà e ovviamente gli organizzatori lo sapevano: nonostante l’alto prezzo del biglietto per entrare a vedere i World Cyber Games i fan dei videogiochi competitivi cinesi hanno risposto in massa per ammirare, salutare e fotografare i propri beniamini. Fantastico.
La cerimonia di apertura è stata molto bella, come al solito: balli tradizionali cinesi, coerografie, portabandiera di tutte le nazioni in sfilata ed un gruppo di giovani artisti che hanno eseguito la canzone “Beyond The Game” cioè l’inno dei World Cyber Games. Ma il vero spettacolo sinceramente non l’ho visto sul palco bensì davanti. E’ stata davvero un emozione gigantesca vedere il tifo da stadio e le urla che gli spettatori accorsi hanno emesso per solamente l’antipasto di un torneo di videogiochi. Inutile dire che in Italia qualcosa di simile non la vedremo mai: se per molti punti di vista siamo un paese da terzo mondo, per quanto riguarda questo aspetto particolare siamo davvero alla preistoria. O semplicemente è la Cina, insieme alla Corea del Sud, che è catapultata anni luce nel futuro.
Ciò che risulta ancor più straordinario è che qui, anche noi italiani, siamo delle celebrità. La foto qui sotto è stata scattata mentre io e la nostra nazionale posavamo per un’immagine di gruppo con il tricolore. Nel tempo di mettersi in posa e sorridere si sono radunati davanti a noi un nugulo di ragazzi per fotografarci e farsi fotografare con noi, come se fossimo delle celebrità. Di noi conoscono solamente i nickname, letti in chissà quale replay, eppure sono bastati quelli e due occhi non a mandorla per trasformare un innocuo gruppo di nerd in novelli David Beckam.
L’articolo di oggi dovrebbe essere un reportage sul primo giorno di World Cyber Games giocati, di SportElettronici all’ennesima potenza. Soprattutto dovrebbe essere un coverage sulla magra figura che i nostri primi tre cyber atleti in gara hanno racimolato nei loro gironi. Dont (Trackmania Nations Forever), Chimaera (FIFA 09) e Cloud (Starcraft) sono usciti dai loro rispettivi gironi e le speranze dell’Italia di agguantare una qualunque medaglia sono assolutamente appese ad un filo. Anzi ad una corda di chitarra virtuale visto che ci rimangono solo MetalSlayer e Lo7 di GuitarHero.
Queste informazioni le potete trovare su Nextgame a questo indirizzo. Ora invece voglio parlare dell’emozione che si prova a guardar perdere un tuo connazionale che dimostra comunque di potersela giocare ai vertici mondiali: Carlo “Cloud” Giannacco di Starcraft.
Oggi infatti ho assistito ad un evento che non capitava dal 2001. Ho visto giocare sul palco, quello più piccolo, il player di Como contro il beniamino della folla cinese Toodming: il tutto è stato trasmesso su un canale TV nazionale (NeoTV) ed è stato seguito sicuramente da milioni di persone. Carlo era emozionato, rosso in faccia quando l’hanno brevemente intervistato prima della partita, ha dichiarato che gli sarebbe piaciuto fare una bella figura, nient’altro, contro uno dei giocatori professionisti cinesi di Starcraft.
Io ero lì e mentre pronunciava queste parole insieme a Rev e a Chimaera tenevo un tricolore e strillavo, mentre con una mano reggevo la mia inseparabile telecamera per non perdermi un’istante. Sono andato a prendere i posti appena possibile, cioè subito dopo la fine della precedente partita sul palco minore: a momenti non ci riuscivo tale era la folla intervenuta a vedere il match.
Per me, campione italiano di Starcraft nel 2001, senza mai una speranza di fare bene in campo internazionale, è stata un’emozione unica tifare un italiano. Un italiano che ha dimostrato che anche in un paese come il nostro, impegnandosi fino alle estreme conseguenze di questo “folle” gesto, si può essere considerato tra i migliori giocatori europei e mondiali in una disciplina impossibile. Solamente con la propria forza di volontà.
Cloud veniva dal girone più difficile dei WCG mai estratto dalle urne coreane. Un girone dal quale era impossibile uscire per lui. Nonostante questo in mattinata io ho assistito dietro di lui alle prime due partite giocate, contro un peruviano fortissimo e contro un americano fortissimo, entrambe vinte. La seconda, lasciatemi bullare, stravinta. So che ciò che sto scrivendo interessa a pochissime persone che seguono Inside The Game e i videogiochi in generale: è una nicchia incomprensibile il netgaming. Ma se esistesse mai una dimensione “live” dei videogiochi, come esiste per la musica, quella più emozionante sarebbe un torneo e non una fiera come Gamescom. Questo perchè quando Cloud si è levato le cuffie dopo la seconda partita vinta di seguito ed ha ricevuto gli abbracci e i complimenti di noi altri italiani che lo stavamo seguendo sfoderando un timido sorriso, è stato un momento di condivisione che raramente i “solitari” videogiochi riescono ad offrire.
Mischiare le emozioni dello sport con i videogames è stata una grande idea ma questo sistema non si alimenta senza qualcosa da vincere o da perdere.
E’ per questo che la partita a senso unico che si è vista su querl megaschermo non è un male e non mi ha colpito negativamente. Toodming ha dominato Cloud in un Zerg vs Protoss giocato davvero male dall’italiano per un fantasmiliardo di motivi diversi. Uno di questi è che di fronte a lui c’era un giocatore pagato per passare ore e ore del suo tempo su Starcraft, ma non lo ritengo nemmeno il più importante.
Ciò che distingue questo WCG dagli altri è che ho visto un mio conoscente, un ragazzo come tanti netgamer che ho conosciuto, con una scintilla negli occhi che nessuno ha. Non si allena perchè spera un giorno di diventare famoso, di diventare un professionista, di vincere un torneo o dei soldi oppure per la fama. Si allena perchè il gioco l’ha rapito e lui ha rapito il gioco e l’ha portato con sè in Cina, facendolo suo e ammaestrandolo. Finendo terzo nel girone di fuoco che si ritrovava solamente perchè una partita dopo l’altra è comunque divertente ed impegnarsi fino a farsi mangiare le carne arrivando all’osso non è così inutile o faticoso come tanti miei connazionali ritengono.
Inferno eSports Cloud mi ha dimostrato che anche nel perdere si possono raggiungere dei risultati, uno di questi è trasmettere qualcosa agli altri, a noi che ci davamo il cinque ad ogni unità che gli avversari perdevano. Il nostro entusiasmo è scemato quando le sue possibilità di qualificarsi hanno toccato lo zero ma questo è un nostro errore e rappresenta comunque poca cosa rispetto al risultato raggiunto in precedenza.
Insomma Carlo mi ha dimostrato che perdere è un emozione. Chissà che questo non possa rappresentare, comunque, una vittoria.
C’è poco da dire, nonostante oggi si la giornata in cui ho passato più ore in maniera “attiva” che io ricordi. Grazie al Jet Lag la mia sveglia digitale, fissata per le 9 ora locale, è stata battuta da quella naturale: alle 5:04 di mattina ho spalancato gli occhi per non richiuderli fino ad ora (00:43). Anzi non è esatto: al momento sto ancora guardando un bianco schermo del computer per provare a raccogliere le mie impressioni sulla giornata di WCG appena trascorsa nonostante non ci sia molto da dire.
A parte avventure personali non proprio felici con alberghi, virus scalmanati (non attaccati al mio corpo, fortunatamente: ho però passato tutta la mattinata a mostrare l’iPhone a tutti per cercare un termometro visto che chiederlo in inglese è un’utopia) e tassisti che non parlano mezza parola di inglese, non ho proprio niente di videoludico da raccontarvi, se non che ho vinto una partita contro Cloud a Street Fighter 4 e molte contro Beta nella camera d’albergo di quest’ultimo. Avete letto bene si sono portati l’Xbox e 2 Fight Stick dall’Italia per “passare il tempo”.
La riflessione odierna quindi è sull’importanza che i “professionisti” italiani del videogioco danno all’azione stessa del giocare. Non vi ho raccontato nel report del Day 1 che sull’aereo Beta, Hauntspy e Cloud hanno passato il tempo tra i giochini messi a disposizione dalla KLM (giocando 1vs1 ad un clone di Forza Quattro da due sedili diversi) e un portatile su cui girava un emulatore di arcade con Metal Slug, Ghost’n'Goblins e altre diavolerie. Mentre ora avete appena scoperto che per passare il tempo libero in camera, quello in cui non vai in giro per la città, non puoi allenarti alla tua disciplina, non ti va di socializzare con gli altri giocatori, in una valigia era addirittura “nascosta” una Xbox 360.
Molti potrebbero criticare un attegiamento simile dando degli “stra nerd” a chi si macchia di una tale colpa. Io sinceramente non la vedo così e provo una forte empatia per la combriccola Inferno eSports (questo il clan in cui militano tutti e tre, Cloud, Hauntspy e Beta) tanto che ho passato un’ora del pomeriggio a prendere schiaffi da Cloud per poi restituirli a Beta con la mia Rose e il biondo Abel. L’importante è mischiare e non concedersi troppo al gioco. Un’ora è davvero un peccato mortale? Non credo, nonostante il portarsi l’Xbox dall’Italia potrebbe essere visto come tale.
Se hai una valigia vuota e tanta voglia di nerdare, però, perchè giudicare senza conoscere? Perchè basarsi solo sull’apparenza senza guardare la sostanza? Non è giusto e si lascia troppo spazio ad equivoci. La punta dell’iceberg è sicuramente che noi netgamer siamo innamorati del gioco e, quando non c’è, ci manca. Poi però ci stanchiamo anche noi e facciamo altro: Cloud ha letto per ore il mio numero dell’Internazionale sull’aereo, Beta non è stato fermo un attimo a parte quell’ora ed ha visitato tutta Chengdu ed Hauntspy l’ha seguito fino in discoteca stasera, luogo in cui io non mi sono recato per finire i miei articoli e scrivere sul blog.
“In tutto ci vuol misura”, dice sempre mio padre. Anche se apparentemente e in sostanza spesso i netgamer non sanno neanche il significato di questa parola, visto che giocano ore ed ore al giorno per allenarsi, alla fine i nodi vengono al pettine e quelle ore si trasformano in un viaggio gratis e in un’esperienza fantastica dall’altra parte del mondo.
Con un pizzico di videogioco extra a condire la torta
(ore 01:05, domani sveglia alle 8:00… è ora di schiacciare “pubblica” e andare a dormire)
Romics non è stato un grandissimo evento a livello di videoludico. Cioè, non è stato granchè lo spettacolo offerto sul palco dei World Cyber Games organizzato da Progaming Italia. Ci siamo divertiti, per carità: il quizzone sui WCG è stato fantastico. Ma in tre giorni abbiamo fatto vedere solamente la sfida di Guitar Hero e quella di FIFA tra i finalisti. Troppo poco per un patito di Sport Elettronici e netgaming come me. Eppure una nota positiva, nascosta in un angolo della fiera, c’è stata. Il torneo di SF4!
Tom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.
Non lo faccio mai ma in questo caso ricalco la notizia che ho letto sul New York Times online prima di cominciare la mia disanima sull’argomento. Tra l’altro ho anche preso la foto da questo interessantissimo articolo, che la dice lunga sulla differenza tra i nostri giornali e quelli americani.
Emmanuel Rodriguez fino a poco tempo fa era famoso. Faceva un lavoro incredibile, il pro gamer. Guadagnava circa 30.000$ l’anno di base, più bonus e premi dei tornei. Il suo nickname è Master e, pensate, io lo conosco. Grazie alle mie telecronache al World Cyber Games (le mie più belle) sono entrato in contatto con il giro che conta del netgaming mondiale. Ho parlato e conosciuto Socrates, ho bevuto una birra con Master, sono diventato amico di DJWheat e Tasteless ecc ecc.
Emmanuel è un ragazzo straordinario, molto umile e preciso, con un accento del sud dell’America molto marcato e con un’idea precisa di cosa fare nella vita. Ora, grazie alla crisi economica, ha perso tutto e si è rimboccato le maniche senza problemi riprendendo il suo vecchio lavoro: commesso in un grande magazzino.
Dalla celebrità alle stalle, dal lavoro più bello del mondo a semplice commesso (senza offesa, ovviamente: tutti i lavori sono rispettabili!). Tutto questo perchè è caduto il Gigante CGS e stanno cadendo, come mosche, tutti gli altri circuiti internazionali e nazionali di Sport Elettronici “tradizionali”. E’ notizia di pochi giorni fa che l’ESWC (la Coppa del mondo degli Sport Elettronici, Electronic Sports World Cup: ti|T ne ha scritto su Team Impact in questo articolo) sta per dichiarare bancarotta, ESL Germania non se la sta passando tanto bene (ha ridotto i premi in maniera drastica) e anche ESL Italia, con il preoccupante ritardo nell’annuncio della prossima EPS, non ha certo i soldi che gli escono dalle orecchie. Tra l’altro chissà se si terrà The Gameland versione 2.
Tornando a Master, era un campione di Dead or Alive, certo poteva scegliersi un gioco più fico… ma pensate, in 2 stagioni di nell’ultima stagione delle CGS perse una partita sola e questo bastò (e te credo…) a definirlo miglior giocatore del torneo. Ma ora il CGS è chiuso e altri tornei non ce ne sono, cosa gli rimane da fare? Lavorare veramente. Giusto e sacrosanto. E intanto spera in una seconda possibilità, in fondo i WCG ci sono ancora, le olimpiadi dei videogiochi di Samsung reggono (anche se sono preoccupato: perchè non sono ancora usciti tutti i giochi ufficiali?).
Ma torniamo a noi… insomma, stiamo morendo.
Il mondo che tanto ho amato che tanto ho supportato lavorando gratis in passato e supporto, sgolandomi ai Lan Party e postando in questo blog, rischia di non esistere più.
Colpa della crisi, ci dicono. E probabilmente è anche così.
Non so se sapete come funziona una crisi economica ma oltre ad avere meno soldi in tasca tutti noi, a perdere il lavoro e a non trovarne altri, tutte cose gravissime che vorrei non succedessero mai a nessuno, il settore più colpito è quello degli investimenti pubblicitari. E il netgaming è solo quello (spiace dirlo così, banalmente, ma è la verità): pubblicità. Un modo per le grandi aziende di far parlare i giornali dei loro processori, console, giochi. Niente di diverso. Se la baracca fino ad ora ha retto è solo perchè c’erano i soldi da spendere in pubblicità.
Ora, con la crisi, questi soldi sono i primi ad essere spariti. Nessuno li vuole più mettere e le aziende che lavorano in questo settore faranno davvero molta fatica a sopravvivere. O chiuderanno.
Un quadro desolante, vero?
C’è però una mosca bianca. Major League Gaming va a gonfie vele ed ha più sponsor di prima. Si trata di una società che ha deciso, in tempi quasi “non sospetti” di puntare sui tornei per console. Notate, anche se già l’avrete fatto, che solo 3 anni fa era impensabile fare tornei di videogiochi su console perchè solamente la Xbox (la prima) andava online “seriamente”. Gamecube e Ps2 erano predisposte ma alzi la mano chi aveva un modem per queste due console… Nessuno? Immaginavo.
MLG ha puntato quindi tutto su giochi come Halo e su tornei meno elitari, se vogliamo. E ha fatto bene, benissimo direi.
Mentre il mercato dei videogiochi continua ad aumentare nonostante la crisi, la “divisione” PC perde colpi su colpi, utenti su utenti. Ed è anche giusto!
Si cazzo, mi sbilancio. Ero un videogiocatore di PC e non lasciavo neanche una speranza alle console che consideravo “per ragazzini”. Ora i giochi per console sono graficamente meglio di quelli per PC e l’esclusività dell’online dei computer è un lontano miraggio.
Ed ecco che si delinea il futuro degli Sport Elettronici. Mentre i LAN Party sono scomparsi e i siti relativi al gaming, quello “vero” e storico (per PC), stanno chiudendo, nascono come funghi community popolatissime di tornei per console. In Italia è un delirio: ne conto almeno 4 senza neanche pensarci.
E allora eccolo lì il futuro degli Sport Elettronici. I tornei di Street Fighter 4, Halo 3, Gears of War.
Se continueremo a crederci, tutti insieme, senza alzare un muro contro muro inutile, possiamo ancora sopravvivere.
E la fiamma del netgaming potrà ancora brillare nei capannoni, la voglia di guardare in faccia il proprio avversario potrà ancora sopravvivere alla crisi economica e alla nostra crisi d’identità.
La mia esperienza a Cartoomics 2009 per le prime eliminatorie dei World Cyber Games (le olimpiadi dei videogiochi) è stata davvero infernale! Mi sono scordato a Milano gli occhiali, che sono però stati ritrovati e l’alimentatore della mia telecamera che invece ancora è disperso. Maledizione alla fretta. L’evento WCG inoltre non è stato neanche superlativo anche se in verità i tornei sono stati abbastanza “popolosi”. Più di 40 partecipanti a Guitar Hero World Tour e 12 a Starcraft… quindi non male.
Ma oggi non voglio parlare strettamente di videogiochi, e fare il solito resoconto di chi ha vinto e chi ha perso ai tornei disputati, ma di passione per gli stessi. Passione che ti spinge a vestirti in modo assurdo alle fiere per impressionare gli altri e per ricevere qualche complimento in più. Passione per un personaggio in particolare o per una saga, addirittura. Passione condivisa da te e dai tuoi amici per qualcosa. Insomma sto parlando del cosplay ispirato ai videogiochi che, fiera dopo fiera, diventa sempre più moda. In fondo i personaggi di pixel sono ormai entrati nella cultura popolare e il cosplay sta letteralmente esplodendo. E’ normale quindi che tra un abito lungo da elfa di World of Warcraft e le solite, immancabili, Lara Croft, ci sia davvero tanto da vedere ad eventi simili per gli appassionati di questo “costume play“.
Ma il top l’hanno raggiunto i miei “amici” denominati “La bionda e il ragazzo della bionda” (li avevo incontrati a Lucca durante il contest di Wrath of The Lich King e li avevo così soprannominati ) che potete vedere qui in foto mentre col loro gruppo di cosplayer ispirati a Resident Evil mi puntano una pistola alla testa. Si chiamano UmbrellaItalian Division. Si sono presentati in 8 (almeno) e giravano armati e pericolosi, in vestiti che riproducevano esattamente una situazione tipica del survival horro Capcom con vestiti davvero all’altezza della situazione. Pensate che parlavano addirittura tramite apposite radioline e non tramite semplice voce!
Insomma se volete andarli a trovare mi fa piacere fargli un po’ di pubblicità: il sito dovrebbe essere questo e trovate molte più foto, scevre tra l’altro della mia presenza.
Ma siccome ho avuto un po’ di tempo libero ho pensato che mettere su un video non era male e, nonostante non tratti minimamente l’argomento videogiochi, l’ho caricato sul mio profilo youtube. Lo embeddo anche qui sotto (visto che non è d videogiochi non ci apro il post ma lo chiudo ) sperando che vi risarcisca dell’attesa della prossima puntata di Three Minutes of Game che è pronta, ma che ancora non è stata pubblicata per ovvi motivi (ero a Milano).
Quindi vi lascio al video che non è proprio il massimo a livello qualitativo perchè è stato montato in pochissimo tempo. Vuole solo essere un ricordo, con interviste ad Alessandro “Febbregialla” Oteri e a due bellissime cosplayer che ringrazio molto ma di cui non conosco il nome. Non c’è nulla riguardante i videogiochi presenti in fiera che, probabilmente, tratterò in un prossimo video!
La canzone di sottofondo è musica indipendente (sotto licenza Creative Commons) ed è stata presa da Jamendo, ed è degli State of Empathy. Trovate qui l’album far from over, l’unico prodotto da questa band.
Ormai non c’è più bisogno di spiegare cosa sono i World Cyber Games, giusto?
Si tratta delle “Olimpiadi dei videogiochi”, in piedi dal 2001, alla cui fase finale partecipano circa 700 giocatori da 70 nazioni del mondo. L’anno scorso le finali si sono tenute in Germania a Colonia. Quest’anno, chi vincerà le eliminatorie, potrà volare addirittura fino in Cina, cioè dall’altra parte del mondo.
Fortunatamente la crisi, che ha picchiato duro praticamente su qualunque altro torneo mondiale (ESWC, CGS, ESL…) non ha colpito i WCG che si terranno regolarmente verso la fine dell’anno. Ora, però, è tempo di eliminatorie e, pensate un po’, grazie a Progaming Italia la nostra nazione sarà la prima del mondo a disputarne una. Si perchè venerdì, sabato e domenica (27 – 29 Marzo) a Milano, si potrà provare a far parte della nazionale italiana videogames nonostante ancora non siano noti tutte le discipline ufficiali. Alcune però sono state comunicate ed è su queste che si cominceranno le eliminatorie con la prima tappa a Cartoomics.
Starcraft e Guitar Hero World Tour, questi i giochi dove potrete coronare il vostro sogno: fare parte degli Azzurri almeno una volta nella vita, nel vostro passatempo preferito.
Vi aspetto quindi, con le mie telecronache e soprattutto con le mie skill da batterista in GHWT (LOL), alla Fiera di Milano City (ci si arriva così).
Nel video un riassunto delle finali nazionali a Roma, tenutesi l’anno scorso a Romics (che sono state davvero uno spettacolo) per farvicapire a cosa potreste partecipare se vi riusciste a qualificare a Milano!!!
Allora, molti già lo sanno da Facebook, altri perchè l’hanno visto, altri ancora non gliene frega niente, ma da qualche tempo sono un “felice” (notare le virgolette: il mio rapporto con questo gingillo ha alti e bassi) possessore di un IPhone 3G, l’oggetto tecnologico più desiderato del momento.
Non sono un patito Apple, non sono un patito dei telefonini, non ho mai avuto uno smartphone e sono arrivato a possedere il melafonino in maniera quasi casuale (un cliente l’ha regalato a mio padre … che l’ha regalato a me); detto questo però devo dire che st’attrezzo è veramente fichissimo. A parte dei grandi problemi dovuti alla chiusura tecnologica scelta da Apple e a parte l’utilizzo come telefonino (praticamente pessimo) è il coltellino svizzero della tecnologia: ha tutto. A patto, ovviamente, di possedere un abbonamento telefonico con la connessione ad internet. Questo perchè le applicazioni possono essere programmate da chiunque e quindi la massa di persone che esiste al mondo ha creato davvero “di tutto, di più” per l’IPhone. Io ho un applicazione per accordare la chitarra e fare da metronomo … e questo è solo un esempio.
Ciò che però mi ha stupito maggiormente però è l’impressionante quantità di giochi e i risultati economici che stanno ottenendo sull’Apple Store. Praticamente un terzo delle applicazioni vendute sono giochi e la più venduta del mese è sempre un gioco. Giochini semplici, niente di trascendentale. Ma questo fatto la dice davvero lunga sulle strategie dell’azienda di Cupertino per entrare nel mercato dei videogiochi (dove tutti, praticamente, vorrebbero entrare: chi ha i mezzi lo fa dalla porta principale, come Microsoft e il progetto Xbox, chi non può permetterselo cerca altre vie come inventare i WCG, mi riferisco a Samsung).
Affermo senza paura che IpodTouch e l’Iphone sono due console portatili! Senza alcun dubbio. Hanno un interfaccia semplice (touch screen) un giroscopio che permette giochi basati sul movimento e hanno venduto milioni di copie nel mondo. PSP e DS devono assolutamente fare i conti con questi due apparecchi, non c’è assolutamente altro da dire e se i risultati ludici sono come Fieldrunners, devono anche cominciare a temere qualcosa.
Sviluppato da Subatomic Studios e venduto a 4€ (praticamente niente), si tratta di un semplice strategico Turret Defense dove non si ha alcun avatar e non si danno ordini a nessuno: si piazzano solo torrette in giro per la mappa cercando di resistere all’attacco dei nemici. Ripeto, niente di trascendentale, eppure FieldRunners si è piazzato addirittura al trentesimo posto nella classifica dei videogiochi migliori del 2008 secondo Edge, una classifica dove un titolo come Mirror’s Edge neanche è stato citato. Un gioco semplice e divertente, che manca di una chiara classifica online dove vedere i record degli altri ma che garantisce davvero ore di divertimento sull’autobus, al lavoro, in bagno o ovunque siate con il vostro telefonino. Inizialmente non volevo parlarne perchè, i soli due livelli a disposizione, mi avevano un po’ deluso. Ieri ho aggiornato il titolo e mi hanno aggiunto un livello e due tipi di torrette, senza ulteriori pagamenti e allora beh, eccomi qui.
In un presente sempre più multimediale, dove non vedi “pischello” senza auricolari nelle orecchie, avere un apparecchio che faccia da lettore musicale, telefono e console è un privilegio, anche se molto costoso. Ovvio però che bisogna poterci videogiocare dignitosamente (quindi non solo a Snake), sennò l’Ngage sarebbe stato una figata (e invece non lo era!!!). Per ora mi è difficile valutare l’offerta di giochi per IPhone 3G perchè non vengono recensiti su alcun sito autorevole (noi cominciamo ora, ovviamente) e tra le circa 5000 proposte dell’App Store trovare un bel gioco è come trovare un ago in un pagliaio. La maggior parte dei titoli infatti sono stupidi giochi di carte o roba simile e, guarda caso, sono i più venduti.
Altri invece, arrivano addirittura secondi all’Independent Game Festival, ma ne parleremo dettagliatamente in seguito.
Per ora torno alle mie torrette, questo terzo livello è davvero ostico e non esiste strategico che possa resistermi!
Sono stato a tre edizioni dei World Cyber Games (Corea del Sud 2001, Singapore 2005 e Italia 2006), ad un ACON5 (Cina, 2005) ad un Electronic Sport World Cup (Parigi, Francia 2005) ma non sono mai stato ad una fiera di videogiochi all’estero. Si quelle in Italia sono come il pane quotidiano: faccio LAN Party dal 99, sono stato a 2 Gamecon e anche a The Gameland ma… volete mettere con l’andare ad una fiera di videogiochi “seria”? Una di quelle di cui leggevo, sognante, sulle riviste di settore… Una di quelle in cui è pieno di Booth Babes (spero che la mia ragazza non legga questo post ) ma soprattutto è pieno di giochi nuovi, mai visti, a disposizione delle mie pacioccose manine. Volete davvero mettere?
Beh, ovviamente c’è poco da confrontare. Anzi non c’è proprio nulla da confrontare. In questo dannato paese i videogiochi non esistono. Nessuno ci investe, nessuno ne parla nei media, nessuno ha idea di che fenomeno sociale, economico e sociologico siano i nostri amati pad, mouse ecc…
Ma in America… beh, ovviamente stanno avanti in America. E dopo aver chiuso praticamente i battenti ed essere stata ridimensionata per due anni, torna la più importante fiera di videogiochi occidentale, l’E3: Electronic Entertainment Expo. E si. Nel 2007, complice da un lato la poca voglia ad investire tutti quei soldi in pubblità locale (rendetevi conto che per chiunque, anche Activision, Microsoft, Electronic Arts, Sony o Nintendo ecc… partecipare con grande dispendio di mezzi all’E3, facendo a gara a chi ha lo stand più grosso, non è certo una bazzecola in termini economici) e dall’altro l’ascesa della Games Convention di Lipsia, la fiera fu ridimensionata e spostata dal Convention Center di Los Angeles ad una serie di alberghi o eventi sparsi per la città. Addirittura nel 2008, fu chiusa al pubblico e c’erano solo una serie di Press Event dedicati ai giornalisti di settore.
Quest’anno invece, in barba alla crisi finanziara globale (i videgiochi dimostrano di non soffrire certo come gli altri settori, eppure nessuno sembra accorgersene… tranne noi! ), l’E3 torna all’ L.A. Convention Center, torna ad essere aperta al pubblico e torna quindi, ai fasti di un tempo. Le più importanti società di videogiochi hanno già confermato la loro presenza (mentre alle passate edizioni qualche grande nome è mancato) e io, sinceramente, sto pensando di andarci.
Vedendo il video qui sopra, pieno di belle ragazze (di solito modelle) semi nude vestite e brandizzate come personaggi di videogiochi, ovviamente la voglia è destinata a salire giorno dopo giorno.
Chi viene con me? 2-5Giugno 2009 a Los Angeles. Serviranno 1200 euro (+ o -) per una settimana. Organizziamo l’Inside The GameE3 Tour?