Tag Archive | "World of Warcraft"

La morte di Arthas, Lich King [spoiler]


La patch 3.3.2 di World of Warcraft ha finalmente aperto le porte di Icecrown Citadel, dando l’opportunità ai giocatori di fronteggiare il Lich King in persona, Arthas di Menethil.

Nel corso delle settimane sono state via via aperte le varie ali del castello, in attesa dello scontro finale vero e proprio che, in caso di vittoria, farà partire la cut scene che vedete in alto.
Un filmato per certi versi tragico e commovente, che chiude i conti col passato e vede finalmente la riconciliazione tra padre e figlio… ma i Non Morti non possono essere lasciati senza un leader, altrimenti si riverserebbero ovunque spargendo morte e distruzione: chi prenderà il posto di Arthas come Lich King?

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Non gioco online (e non sono il solo) – parte 2: Humanity is overrated


E rieccoci qui a spiegare i motivi del mio, e non solo mio, scarso amore per l’online gaming, anche in funzione dei numerosi (grazie!) commenti ricevuti nella prima parte.

Telling Stories

C’è chi l’ha definiti inutili e insignificanti, chi addirittura ne è disturbato, ma personalmente ritengo che la presenza di plot degni di tal nome sia forse la rivoluzione più importante che abbia interessato il videogioco negli ultimi 15 anni. Una rivoluzione silenziosa, perchè il passaggio dalle trame fanciullesche dei primi videogames alle vere e proprie sceneggiature di alcuni dei titoli moderni è stato graduale e parallelo alla crescita dell’utenza.

E non si parla di una cosa di poco conto, bensì della nuova frontiera della sceneggiatura: l’interattività, caratteristica unica del medium videogioco, rende infatti la scrittura estremamente impegnativa e differente rispetto a quella per il cinema (che attualmente è considerato il medium più prossimo), e a tutt’oggi non siamo ancora riusciti a trovare una modalità standard che permetta  di narrare efficacemente una storia e nel contempo lasci libero arbitrio al giocatore senza subissarlo poi di cut-scenes.

Mentre gli sviluppatori continuano a sperimentare però, è innegabile che  sulle nostre console siano arrivati racconti e soprattutto personaggi sempre più ficcanti ed efficaci: Solid Snake, Niko Bellic, Ezio Auditore, Nathan Drake sono solo gli ultimi di una lunga serie di protagonisti che ci permettono di vivere e credere in storie sempre più coinvolgenti.

Ecco, tutto questo nell’online gaming non c’è e tranne in alcuni sporadici casi come i puzzle games o giochi di puro gameplay come Super Mario e affini, personalmente difficilmente riesco a farne a meno.

Uno fra i tanti.

La cosa peggiore è che si tratta di una carenza pressochè fisiologica: se già è difficile narrare coerentemente quando si hanno 3-4 giocatori/protagonisti che giocano in cooperativo, è palese che la presenza di più giocatori umani, magari  su fazioni opposte, impedisca la costruzione di qualsivoglia storia. Persino nei MMORPG, all’interno dei quali in teoria ognuno dovrebbe poter creare e vivere la propria avventura personale, interagendo e combattendo però anche con altre persone reali, sul lungo periodo ci si ritrova immancabilmente a fare power playing puro fra quest poco organiche influendo poco o nulla sul mondo di gioco perchè, al contrario dei giochi single player, qui tutti vogliono essere protagonisti ma alla fine nessuno lo diventa realmente.

Ho quindi veramente bisogno di essere uno fra i tanti anche nei videogames?

La risposta di solito a questo punto è che nel multiplayer online per spiccare  bisogna essere bravi, i più bravi, non basta spendere i soldi del gioco per sentirsi protagonista. E quindi entriamo in un altro aspetto della questione: la competizione.

Relax vs. Competizione

Argomento spinoso perchè fondamentalmente soggettivo: chi ha bisogno della competizione?

Io no.

Sono la vergogna degli hardcore gamers: non penso di aver mai giocato un videogame scegliendo deliberatamente la modalità “difficile”, ed è frequente che di fronte ad una sfida che reputi improba o, peggio ancora, ingiusta, abbandoni il gioco in questione al suo destino, ripromettendomi magari di riprenderlo più avanti.

Allo stesso modo, del multiplayer adoro la compagnia e quella lunga, immancabile sequela di sgarbi, gomitate ed insulti, ma mai e poi mai ho pensato d’iscrivermi a qualche torneo, semplicemente perchè smetterei di vedere il videogioco come un piacere: diventerebbe un impegno, uno sport, o comunque qualcosa di radicalmente diverso dal mio personale momento di relax ed astrazione.

Questo nonostante sia un videogiocatore di vecchissima data, che a suo tempo ha giocato anche con cerberi non indifferenti come Ghosts ‘n Goblins, e anzi, proprio per questo mi sembra di riconoscere nell’online gaming molte caratteristiche dei primi giochi arcade: l’allenamento continuativo, la ricerca del virtuosismo e di tecniche segrete lecite e non lecite, il bisogno di una difficoltà sempre più alta, la mancanza di una trama come di un finale. Tutto verteva sul cercare di piazzare la propria combinazione di tre lettere in cima all’high score, così come oggi verte sul tentativo di prevalere ed emergere sugli altri giocatori.

Si compete per il gusto stesso della sfida, acuito in questo caso dall’affrontare altre persone che a distanza di chilometri schiatteranno di rabbia per un nostro headshot.

Divertente? Sì, forse per i primi dieci minuti, poi il sottoscritto ha bisogno di altro.

People are people

Apriamo una piccola parentesi “misantropia” per parlare della qualità media della gente che si trova online: quando non si gioca tra amici, la probabilità di trovarsi a giocare con gente dalla sportività a dir poco “scarsa” è altissima.

Fra cheat, glitch e disconnessioni provvidenziali, adolescenti e non, manifestano la voglia di prevaricare, la necessità di affermarsi socialmente e sfogano le proprie frustrazioni. Un ambiente non propriamente adatto per uno che ha la mia concezione del videogame…

Ovviamente mi rendo conto che non si tratta della totalità della popolazione che gioca online, anche perchè se così fosse, pochi sopra i 15 anni reggerebbero più di qualche giorno, resta però il fatto che stiamo parlando di una percentuale tragicamente alta, che sicuramente non facilita un ingresso nell’online gaming già tardivo e pieno di dubbi come il mio, e che ha portato ai travagliati e penosi tentativi di cui vi parlavo la volta scorsa.

Questione di genere?

Oltre a quanto detto finora, sicuramente non aiuta il fatto che personalmente non ami granchè i due generi principali dell’online gaming, FPS ed RTS, preferendo di gran lunga i giochi di ruolo.

Cosa che, dal mio punto di vista, non fa che acuire il divario tra ciò che il gioco online sarebbe potuto (e potrebbe) essere e ciò che in effetti è.

Se possibile infatti i MMORPG sono stati per il sottoscritto la più grossa delusione fra tutte quelle rimediate da quando si è iniziato a parlare di multiplayer via internet. Ricordo l’esaltazione provata pensando ad avventure vissute in un mondo abitato da persone reali; ricordo però anche tutti i dubbi, provenienti dalla mia esperienza di Master in D&D, che si sono poi puntualmente dimostrati giustificati.

Salvo rarissime eccezioni finora il gioco online non ha fatto altro che riportare ai minimi termini il gameplay e le potenzialità di ogni gioco: quale che sia il genere, tutto si riduce infatti al combattimento, all’auto-potenziamento e ancora al combattimento, perdendosi tutto quello che il giocare con persone reali potrebbe realmente regalare.

E se in FPS e RTS questo può essere anche accettabile in quanto fulcro dell’esperienza anche in single player, nei RPG si assiste ad uno svilimento di tutto quello che distingue  un GDR da uno slasher.

Un esempio banale? L’assenza totale di enigmi da risolvere in compagnia, o di indagini da portare avanti. Alzi la mano chi, giocando a World of Warcraft, abbia fatto con gli altri qualcosa di più che combattere o ballare in mezzo alle città mentre si chatta..

Die my darling

Concludiamo citando uno dei commenti alla prima parte di questo articolo, in particolare quello in cui si affermava che l’online rende un videogame infinito.

Tutto l’opposto: i giochi online muoiono. E hanno anche vita piuttosto breve.

Per uno che come me s’incastra a giocare e rigiocare vecchi titoli, o a cercare perle nascoste fra le anse del mercato, il rischio di non trovare giocatori o addirittura d’imbattersi nella chiusura dei server per scarsa affluenza sarebbe un incubo. E con la velocità con cui ad oggi intere comunità si spostano da un gioco all’altro, il rischio è tutt’altro che remoto.

Peggio ancora, siamo arrivati addirittura alla possibilità di non poter giocare per più di un paio di mesi e neanche per uscite recenti, perchè magari si tratta di  giochi mediocri o arrivati nei negozi con una pessima scelta di tempo, e che scontrandosi con un capolavoro annunciato non potranno mai mostrare al mondo tutte le proprie potenzialità.

Tutto questo mi spinge a preferire il single player, nel quale è il gioco che si adatta a me, ai miei tempi, al mio impegno e che riesce a soddisfare la necessità di astrarmi, la brama di vivere storie fantastiche e, qualche volta, la voglia di perdermi fra i ricordi.

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Un eroe moderno. [Nonno gioca a WoW]


Guardatelo, non fa tenerezza? E soprattutto, non vi fa pensare che anche voi potreste essere così in futuro?

Andiamo con ordine e spieghiamo perchè questa immagine mi sta a cuore: la settimana scorsa, in un ristorante americano che si chiama Panera Bread che offre connessione WiFi gratis, questo simpatico vecchietto si è portato il suo iMac, non molto faticoso da portare in giro, e si è messo a giocare a World of Warcraft.

Chissà se questo vecchietto è un gamer old school che continua imperterrito a giocare con il suo passatempo preferito,  che lo spinge persino a scroccare il WiFi di una catena di ristoranti pur di aumentare di livello a WoW, o magari sono stati i nipotini e il tempo libero a far avvicinare il nonnino a uno dei videogiochi più importanti della storia.

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Sfido, dopotutto, a trovare qualcuno di voi che smetterà di giocare una volta raggiuntà l’età senile! Quando giocare in multiplayer sarà impossibile perchè i bimbetti ci massacreranno e la demenza prenderà il sopravvento! Io, ad esempio, ne approfitterò per finire uno dopo l’altro, tutti i giochi della saga di Mega Man a livello impossibile, ma forse, per raggiungere questo achievement, una vita non basterà.

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Fall of the Lich King: la patch 3.3 di WoW in video


World of Warcraft è probabilmente il gioco più chiacchierato di tutti i tempi. Epico e maestoso, infinito ed entusismante, il MMORPG di Blizzard è ormai parte integrante della storia dei videogiochi. L’anno prossimo Cataclysm cambierà le carte in tavola su Azeroth, al momento l’attenzione è tutta rivolta alla patch 3.3, tanto da farle guadagnare non solo un titolo, ma anche un bel video realizzato col motore del gioco e la consueta, ineguagliabile abilità narrativa.

Nonostante il motore grafico scricchioli sempre più vistosamente, devo ammettere che senza dubbio Blizzard sa bene come sfruttare gli strumenti di cui dispone.
I più attenti tra voi avranno notato la citazione nel filmato, nel momento in cui il Lich King rivive il momento in cui, ancora umano, aveva ucciso suo padre: è praticamente la stessa scena presente nel relativo filmato di Warcraft 3, con le sole ombre a dare l’idea dell’omicidio perpetrato e la corona che rotola a terra.

Secondo me è questa la grande vittoria di Blizzard: è riuscita a creare un universo narrativo credibile, che ormai può addirittura permettersi di essere autoreferenziale perchè quasi tutti i giocatori conoscono le vicende passate e vogliono avere una degna conclusione.
La patch appena uscita dà loro in pasto proprio questo: 5 nuovi dungeon, un raid da 10-25 giocatori a Icecrown Citadel e una tonnellata di nuovo materiale che trovate elencata qui.

Nota a margine: la scena d’inframezzo di Warcraft 3, nel momento in cui il ponte levatoio si abbassa, ancora oggi mi mette i brividi… fantastica, come sempre del resto.

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I 5 giochi più rivoluzionari degli ultimi vent’anni [secondo Peter Molyneux]


top 5 videogames innovative innovativi innovazione rivoluzionari molyneuxPeter Molyneux ha raccontato a ThatVideogameBlog quali sono, secondo lui, i cinque più innovativi titoli degli ultimi vent’anni. Capita a fagiolo, quindi, questo post per analizzarli insieme e vedere se siamo d’accordo o meno, dopo il mio attacco di ieri alle microtransazioni in Fable 3, il prossimo videogioco del geniale game designer inglese (a cui si devono titoli storici come Popolous, Theme Park e Black & White).

Certo in apertura di articolo posso dire che non sono d’accordo con questa classifica ma è anche davvero difficile tirare fuori una top 5 delle ultime due decadi.

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Vivere Giocando [Tom Taylor, Lim Yo-Hwan e Alessandro Avallone]



MLG, e sport, “e sport”, esport, tom taylorTom Taylor ad oggi deve ancora compiere 22 anni. E’ un ragazzo apparentemente timido e introverso, cappellino da baseball sempre in testa e aria stralunata. In realtà la grinta non gli manca ed è un vero e proprio leader, un trascinatore, un’eccellenza. Guadagna circa 150.000$ dollari l’anno, ma i soldi non sono tutto nella vita; la celebrità è molto meglio e a Tom non manca neanche quella.

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Sacred 2: Fallen Angel e le lezioni di Blizzard [recensione]


Dal giorno dell’uscita del primo Diablo, l’intero genere degli hack ‘n slash con pesanti elementi dei giochi di ruolo non è che si sia poi evoluto di molto. Semplicemente, gli inventari sono diventati vastissimi, poteri magici e non divampano in tutti i giochi e classi e razze bizzarre infestano il genere.
Sacred 2: Fallen Angel prende molto del buono delle lezioni impartite da Blizzard, ma pecca sotto parecchi punti di vista, alcuni dei quali fondamentali, correndo il rischio di rovinare ai giocatori l’esperienza complessiva.

Ancaria è una terra piena di segreti e creature bizzarre, peccato che entrambi siano abbondamente già visti in decine di altri prodotti simili…

Al di là della trama comune a tutto il genere fantasy (vagare come ossessi dal punto a al punto z, salvo passare per tutte le lettere dell’alfabeto e, alla fine, salvare il mondo per il rotto della cuffia), elemento da cui non ci si può quindi aspettare la minima innovazione, bisogna dire che di carne al fuoco ne è stata messa davvero tanta, forse troppa. La mappa di gioco è davvero immensa, piena di posti da scoprire alla ricerca di quest secondarie (sono più di 500) e mostri da debellare.

Le varie classi (ne ho provate tre: Serafina, Guerriero Ombra e l’insulso Guardiano del Tempio, una sorta di Dio Anubi cibernetico…puah!) si differenziano per equipaggiamento utilizzabile e abilità, ma sembrano abbastanza equilibrate tra loro: è apprezzabile l’idea che ognuna prenda le mosse in un punto diverso della mappa, un po’ come funziona in World of Warcraft.

L’inventario è assolutamente sterminato, ma pessimamente gestito: una serie di utilizzi o di categorie di oggetti è spiegata in modo approssimativo e sbrigativo, creando confusione eccessiva anche per chi conosca a fondo le meccaniche dei giochi di ruolo. Questa è una pecca imperdonabile, perchè spinge il giocatore a ignorare completamente alcune possibilità, solo e soltanto per la pochezza della fase esplicativa.

Il gameplay è abbastanza semplice, composto da fasi di esplorazione, di raccolta delle misisoni secondarie e, ovviamente, di combattimenti. Questi ultimi sono un po’ banalizzati, perchè a parte la conoscenza delle varie abilità è richiesta solo la pressione continua dei pulsanti dedicati agli attacchi fisici o magici: considerato che si tratta di un titolo da almeno (stando stretti) 40 ore, ben presto si avrà la tendenza di evitare quelli meno essenziali, privilegiando la perlustrazione all’azione più becera.

Tecnicamente non vedrete nulla di sensazionale: Ancaria è il tipico mondo fantasy (deserto, prati, paludi, isole…), reso con colori molto sgargianti e afflitto, soprattutto in città, da fastidiosi caricamenti (e installare su HD non cambia nulla ). Purtroppo le animazioni dei personaggi sono abbastanza limitate e vi troverete a uccidere strani sgorbi senza sapere di cosa si tratti, così come l’esplorazione sarà bloccata da paletti invisibili e percorsi obbligati.

Tutto ciò non toglie che in Sacred 2 ci sia qualcosa di additivo per chi apprezzi (e riesca a capire) le sue meccaniche: il potenziamento delle abilità è affare che porterà via molto tempo, così come anche solo cercare di vedere tutto in mondo; aggiungente una modalità cooperativa locale (a due giocatori) o online (fino a quattro) e già la musica è diversa.

A proposito di musica, per fortuna i Blind Guardian hanno collaborato alla colonna sonora con tutta la loro epicità, finendo addirittura catapultati su Ancaria per una delle quest più divertenti che abbia visto; la ricompensa dopo avergli dato una mano sarà questa:

Nonostante qualche difetto anche grave, primo fra tutti la derivazione dei controlli dal pc, che porta gravi limiti alle abilità selezionabili di volta in volta (per fortuna ci sono le macro a salvare la situazione), Sacred 2 è un titolo che sarebbe potuto essere imperdibile se non fosse lacunoso in termini di rifiniture; più chiarezza e pulizia nei testi insieme a qualche limatura nel gameplay, lo avrebbe di certo favorito perchè quando Diablo 3 sarà fra noi, non ci sarà più spazio per nessuno in questo genere.

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He-Man & Skeletor su WoW [curiosità su World of Warcraft]


Probabilmente molti di voi che giocate da tanto tempo a World of Warcraft lo sanno già, ma quando ho saputo ieri la notizia (Destructoid.com), mi è venuta voglia di rinnovare l’account di Pinoramor, il mio elfo oscuro, e andare a trovare He-man e Skeletor sulle terre di Azeroth!

I loro nomi e le loro apparenze sono stati cambiati, ma basta  poco per rendersi conto delle effettive somiglianze! Ecco che fanno la loro comparsa Adam Eternum e Keldor the Lost, presentati come omaggio o parodia per non incorrere in problemi legali con la Mattel. Adam è persino accompagnato dal suo fedele pet: Battle Tiger! Sapete se c’è anche She-Ra?

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World of Warcraft: The Movie [WoW al cinema]


WoW LogoNon sto scherzando, è tutto vero. A quanto pare Blizzard Entertainment ha confermato la realizzazione di un film sul fenomeno MMORPG del decennio, World of Warcraft, annunciando che alla regia ci sarà nientemeno che Sam Raimi, ovvero il regista dei film dell’uomo ragno (anzi no, scusate, Spider Man, che adesso fa più figo).

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Aiuto! Mi hanno cancellato l’account di WoW! [video divertenti con "kid freak out"]


Questo dovete proprio vederlo! Le reazioni di un ragazzetto quando la madre gli cancella l’account di World of Warcraft! Ah… bei tempi quando bastava solo un cucchiaio di legno per impartirci una lezione! Guardatevi il video originale.

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Tweetcraft, World of Warcraft Twitter Client


Immaginavo che prima o poi sarebbe successo. Anzi, in verità già è stato annunciato all’E3 da Microsoft che la sua console implementerà i migliori servizi di Social Networking esistenti nei videogiochi tra cui, chiaramente, l’ottimo Twitter che ancora manca su Inside The Game ma che sarà nostra cura implementare nella versione 2.0 del blog.

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I videogiochi salvano la comunicazione in Iran [censura firewall Iran]


Sappiamo tutti quel che sta succedendo in Iran: rivolte, morti, dopo le elezioni del 12 giugno e i brogli elettorali da parte di Ahmadinejad. Da quel giorno, molte vie di comunicazione interattiva e non, sono state bloccate, la libertà di comunicazione letteralmente spazzata via. Eppure il firewall iraniano non ha bloccato i videogiochi.

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